Culo, cadrega e fedina penale

Salvini è lì che frigge (anche se si dichiara “tranquillo”, come tutti gli indagati che hanno qualcosa da temere, perché chi è veramente innocente tranquillo non lo è per nulla) in attesa del verdetto di martedì prossimo della giunta per le immunità del Senato per le accuse di abuso di ufficio e di sequestro di persona legate alle vicende della nave Diciotti.

Nel frattempo, Conte, Toninelli e Di Maio si sono autodenunciati alla stessa giunta che ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero di Catania, sostenendo che quel che è successo è decisione collegiale del governo, quindi, per la malora, indaghino anche loro. E infatti la Procura ha aperto un fascicolo. “Atto dovuto”, lo chiamano. E la contraddizione che appare evidente in questa circostanza è che ci sono dei governanti che si autodenunciano e poi vorrebbero (o, meglio, si augurerebbero) che il loro collega Salvini sfuggisse al processo mediante un salvataggio in giunta prima e in aula dopo. In breve: non ci si può autodenunciare e poi sottrarsi ai propri giudici.

E i pentastellati, intanto, aprono alla folla della base del movimento mediante la piattaforma Rousseau (che appartiene a un privato) per decidere (o, ancora meglio, far decidere agli altri) se votare sì o no al processo per Salvini, “un sito con evidenti e conclamati problemi di manipolazione dei dati e privo del controllo sul voto di terze parti”, come riferisce Elena Fattori. Giarrussso, dal canto suo, avverte che non va sottovalutato il «grave pericolo» che proviene dalla richiesta di un giudice di valutare penalmente un atto di governo, perché «mai accaduto prima nella storia repubblicana». Se voti Sì salvi Matteo Salvini dal processo. Se voti No concedi l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno.

Personalmente sono strasicuro che il sondaggio (perché di sondaggio si tratterà) della piattaforma Rousseau si concluderà con la negazione della autorizzazione a procedere per Salvini: culo e cadrega sono troppo preziosi per chi governa e rischiare una crisi con l’alleato leghista non è proprio il caso, soprattutto adesso che i sondaggi e le elezioni regionali abruzzesi hanno dato il M5S in piacchiata, ma ho dei lettori (e in particolare la cara e fedele lettrice Essebì) che non sono tanto sicuri dell’evidenza del risultato, puntando sull’indole forcaiola e giustizialista della base.

Il punto, evidentemente, non è essere giustizialisti o forcaioli, ma garantisti e dalla parte dello stato di diritto, che prevede principii cardine come l’obbligatorietà dell’azione penale e dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Salvini ha argomenti a iosa con cui difendersi, ma invece di esporli all’interno di un processo, si fa salvare DAL processo che rischia di condannarlo a una pena massima di 15 anni di reclusione. Se Salvini abbia o no agito nell’interesse precipuo dello Stato è un altro punto da sciogliere. Quale minaccia poteva esserci per lo Stato dall’attracco nei porti italiani e dallo sbarco di un gruppo di poveri disgraziati allo stremo delle forze?

E intanto abbiamo un governo di indagati (è del Corriere la notizia dell’iscrizione al registro del Presidente del Consiglio e del suo Vice Di Maio) che ha un solo scopo: salvare culo, cadrega e fedina penale. Ma gli conviene?

Quanto costa il blog?

Vi chiedo delle donazioni (facoltative, ci mancherebbe altro), dai clic sulle pubblicità il blog ha dei ricavati che vanno a coprire (in parte, solo in parte) i suoi costi. Ma quanto costa il blog?

E’ (quasi) presto detto: 58 euro se ne vanno tra hosting web (server Linux) di Aruba, statistiche, casella di posta elettronica da 2 Gb (un po’ cara quest’ultima) e roba varia. Poi ci sono da considerare circa 44 euro di server MySQL (condiviso con classicistranieri.com, capienza di 3,5 Gb. ciascuno, cosa ci faccio con tutta questa roba lo so solo io) e 69 $ollari per il software Wordfence che protegge (o dovrebbe proteggere, e in effetti un po’ protegge) dai numerosi attacchi diretti a WordPress. Sono all’incirca 166 euro. DA raddoppiare per il mantenimento della biblioteca, che ha più o meno le stesse caratteristiche tecniche (solo che è molto, ma molto più grande, ma grazie al cielo Aruba non ne fa una questione di spazio su disco).

Totale, dunque, fra liscia e lascia, almeno 332 euro l’anno. Che, voglio dire, potrei pagare tranquillamente io, senza problemi, ma se ho la possibilità anche solo di ammortizzarli è tutto di che benvenuto.

Quindi fate come hanno fatto altri: mettete mano al portafogli e cercate di essere generosi. O, se proprio siete tirchi, ricordatevi che le pubblicità aiutano il blog e la biblioteca, cercate di non essere insofferenti e andate avanti felici con la navigazione (certo è che non vi si accontenta mai!)

L’esorcista

Sulla piattaforma S.O.F.I.A., dedicata all’aggiornamento dei docenti (ma non solo) è apparso giorni fa l’annuncio di un corso promosso dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum sull’“esorcismo e la preghiera di liberazione”.

Siamo tornati al Medioevo. L’esorcista come figura che ti libera dalla possessione satanica, la preghiera come strumento principale per distaccarti da ogni male, incluse le possessioni demoniache che, evidentemente, per qualcuno esistono, ed è quello il guaio principale.

Se n’è accorto l’esponente di Liberi e Uguali, nonché segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che ha già preannunciato un’interrogazione parlamentare.

Nel frattempo, e con straordinario e singolare tempismo, la Regina Apostolorum ha cancellato il corso in questione dalla piattaforma S.O.F.I.A., chiarendo però che si svolgerà regolarmente nelle date enelle modalità preannunciate, perché, secondo quanto riporta il giornale on line “La Tecnica della Scuola” “non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado “. Per fortuna però che abbiamo lo screenshot della scheda, così come si leggeva mentre era in linea. E’ l’immagine che intitola questo post. Si individuavano come destinatari “Docenti scuola secondaria I grado – Docenti scuola secondaria II grado” .

Tra gli obiettivi del corso, veniva inoltre indicata la possibilità “di fornire le necessarie competenze a sacerdoti, medici, psicologi, legali, docenti di ogni ordine e grado e in particolare docenti di religione, per affrontare tematiche di attualità sociale”. 

Tra gli ambiti formativi individuati, inoltre, c’era anche quello della “didattica per competenze e competenze trasversali”.

Dunque gli insegnanti erano destinatari e come del corso proposto, che probabilmente è stato ritirato per il comprensibile imbarazzo dell’ente proponente, che, comunque, è perfettamente accreditato ai sensi della Direttiva 170/2016 e a cui, almeno nelle intenzioni, avrebbero potuto partecipare docenti di qualsiasi materia (visto che le competenze sono trasversali). Insegnanti di religione, ma anche di lettere, diritto, spagnolo, inglese, matematica, applicazioni tecniche, educazione musicale, tutti col crocefisso d’ordinanza a invocare “Vade retro, Satana!!” e a studiare come quella che noi credevamo fosse una patologia psichiatrica, si rivela invece essere una vera e propria possessione demoniaca, da trattare con preghiere liberatorie dalla singolare e particolare potenza, il cui testo, come un mantra segreto, non ci è dato di conoscere (speriamo almeno che lo apprendano i partecipanti al corso di aggiornamento in questione).

Marco Calvo, Liber Liber, Shakespeare e le opere inedite

Marco Calvo, presidente e fondatore di Liber Liber, ha concesso una breve intervista a Claudia Speggiorin il “Il Paradiso di Caino” del 6 febbraio scorso, disponibile qui.

Calvo, tra le altre cose, sostiene:

“Noi (…) abbiamo dei vincoli, siamo un progetto di biblioteca digitale, quindi conserviamo libri già pubblicati. Non possiamo ospitare opere inedite. Per quelle abbiamo creato la rivista Pagina Tre e la sua biblioteca.”

Ora, con tutto il rispetto nei confronti delle opinioni altrui e nel diritto al libero pensiero, dobbiamo rilevare come questa affermazione non corrisponda a verità e che la realtà sia ben diversa. Liber Liber ha pubblicato opere inedite, e più precisamente le traduzioni di William Shakespeare di mano del prof. Goffredo Raponi, con relative annotazioni, che non sono mai state pubblicate in cartaceo.

E’ stato lo stesso prof. Raponi a donare, in vita, il proprio lavoro a Liber Liber. E Liber Liber lo ha pubblicato. Alcune traduzioni di Raponi hanno anche il codice ISBN per la versione e-book. Eccone un esempio:

Il libro, oltre ad essere distribuito gratuitamente, viene messo in vendita al prezzo di 0,49 euro su piattaforme come Unilibro, da cui vi propongo il seguente screenshot:

Sul sito di Anobii.com, il volume viene recensito come traduzione originale.

Le opere di Raponi vengono anche vendute nel Liber Liber Shop all’interno dei gadgets (DVD ROM, chiavette USB, Hard Disk esterni) disponibili per quanti volesssero acquistare i contenuti del sito.

Oltre a questo ci sono gli audiolibri, che sono pubblicati nella versione letta dai volontari dell’organizzazione e che costituiscono delle vere e proprie opere prime, non pubblicate precedentemente e che vengono messe a disposizione degli utenti per la prima volta.

Ne deriva che Liber Liber NON E’ una biblioteca ma un editore. Con una politica molto aperta alla distribuzione gratuita dei contenuti che pubblica, ma pur sempre un editore, con opere inedite e ben scelte, differenziate dalla distribuzione parallela attraverso la rivista “Pagina Tre”.

Il verbo hacer e l’informatica

Domanda: Che cosa vuol dire HACER? (1)

Risposta: E’ una marca di computer, professó’ (2)

(1) Fare

(2) Acer

Le caravelle di Cristoforo Colombo in Argentina

Domanda: Quali sono le principali regioni dell’Argentina?

Risposta: La Patagonia, la Pampa e la Santa María (sì, mancano solo la Niña e la Pinta)

Chi cazzo è Maria Siruingo?

Questa mattina mi sono svegliato e il blog era invaso da una quindicina di commenti di spamming tutti uguali provenienti dall’account Facebook intestato alla signora Maria Siruingo, probabilmente esperta in prestiti personali a tassi di interesse vantaggiosissimi (sic!). Sono stati molti gli articoli “infettati” da questa attività di spamming, dai più recenti a quelli più vecchi ma comunque molto frequentati.

Ho provveduto a bloccare l’account della Siruingo in modo che non possa più far danno, ma ho conservato uno dei suoi commenti in linea a perenne memoria di quello che può e sa fare la gente quando si tratta di imbrattarti il blog. Insomma, sono cose che fanno girare le scatole. Spero di aver provveduto così a limitare i danni al minimo e che cose di questo genere non si verifichino più. Nel caso chiuderò i commenti da Facebook, tanto per quel poco che commentate -infingardi!- il modulo commenti di WordPress va più che bene.

Francesco D’Uva sulla linea di Salvini per l’immigrazione

“La linea sull’immigrazione del ministro Salvini a noi va benissimo”

Francesco D’Uva, capogruppo alla Camera del Movimento Cinque stelle

La metamorfosi

Gregor Samsa, svegliatosi da sogni inquieti, si ritrovò trasformato in un insetto schifoso.

Così era, più o meno (abbiate pazienza, non ho il testo originale sottomano e sto cercando di tradurre ad sensum) l’incipit de “La metamorfosi” di Kafka.

Kafka non si era inventato niente. In Abruzzo, la sera di domenica scorsa, ci siamo addormentati che eravamo abruzzesi e ci siamo risvegliati dopo qualche ora trasformati in padani per la vittoria della Lega alle elezioni regionali. Abbiamo abdicato in maniera schifosa alla nostra identità. Non canteremo più “Vola vola vola e vola lu pavone” ma “O mia bèla madunina”, non mangeremo più arrosticini ma cassoela, niente più timballo alla teramana con le pallottine ma polenta scondita; niente più spaghetti alla chitarra ma bucatini della Barilla conditi col sugo Star, come ci insegna Salvini. Ci siamo trasformati in insetti schifosi. Abbiamo svenduto al primo Salvini che passava la nostra tradizione democratica (o democristiana che dir si voglia), ci siamo abbandonati alla destra e abbiamo fatto il gioco di Lega e Fratelli d’Italia che, nell’ebbrezza della vittoria, si sono dimenticati che chi ha veramente vinto le elezioni regionali abruzzesi è stato il partito dell’astensionismo, della gente disgustata, del menefreghismo costruttivo, della protesta ferma e rude, forte e gentile come qualunque abruzzese.

E naturalmente, dopo, tutti gli italiani si sono trasformati (a loro volta, come Kafka insegna) in osservatori attenti delle cose abruzzesi. Tutti i commentatori su Twitter e Facebook erano diventati, d’improvviso, esperti di cose abruzzesi. Senza aver mai mangiato un piatto di spaghetti alla chitarra o di pecora alla callara (o “a ju cuttore” nell’Abruzzo aquilano), senza aver mai fatto una partita a bestia o essersi andati a fare una passeggiata sui sentieri del Gran Sasso. Gente che non sapeva nemmeno quanti capoluoghi di provincia ci sono in Abruzzo, analizzava tendenze, voti, percentuali, affluenza alle urne, nomi degli eletti, rassegne stampa, bestemmie, imprecazioni, triccheballàcche e tutto quanto fa spettacolo.

Perché se non ghérum nuiàlter de la Lega, il coso, lì, l’Abrusso, minga el faseva un casso! 

E così cominciamo a lasciare i nostri dialetti, magari sgradevoli a volte (il teramano parla che sembra un codice fiscale!), ma molto genuini, per sposare un incerto grammelot padano per il quale anche Dario Fo si rivolterebbe nella tomba.

Siamo così, trasformati in insetti ripugnanti come Kafka ci insegna. Un giorno qualche bella fanciulla, stufa di vederci conciati in quel modo, ci lancerà una mela che andrà a conficcarcisi sul groppone e così creperemo per la bellezza e la vanagloria altrui. Dio ¡qué depre!

Gli exit poll per le Regionali in Abruzzo. Vince il centrodestra. S’è avuta!

E brava Marianna Madia!

(ammetto che questa ci vuole un po’ a capirla ma che prima o poi ci si riesce)

Il Circolo Virtuoso “Il nome della rosa” di Giulianova fa una donazione al blog

Sono profondamente commosso per la donazione che ho ricevuto per il blog da parte di Roberto, Marisa, Chicco e tutti gli altri amici del Circolo Culturale e Virtuoso “Il nome della rosa” di Giulianova. E’ stato un pensiero gentile e prezioso (voi sapete che per le casse del blog, anche una donazione corrispondente a una tazzina di caffè al bar è determinante) che mi permette di togliere almeno una pubblicità dal blog e di alleggerire, così, il carico dei banner visibili. E’ già qualcosa (“etwas ist etwas” direbbero i tedeschi, e gli spagnoli “algo es algo”) e il dono di questi cari amici sottende molto di più, amicizia, stima, comprensione ma soprattutto credere fortemente che uno strumento come un blog sia molto più di un modo per cazzeggiare on line e parlare di cose più o meno frivole, ma che rappresenti, al contrario, l’unico mezzo che si ha per dire la propria a un pubblico indeterminato di persone. E allora non mi resta che dire che “Il nome della rosa” di Giulianova è da sempre sinonimo di incontro, cultura, dibattito, musica, arte, corsi, corsi di formazione, presentazione di libri, mostre e persino un mercatino di Natale o un torneo di Subbuteo. Se siete di Roseto, Giulianova o dintorni fateci un salto. Troverete ad accogliervi un patrimonio inestimabile di umanità, scambio di idee e bevande (anche analcoliche, che credete? Roberto e Marisa sono democratici!) con cui allietare una serata diversa o da sfruttare per fare semplicemente quattro chiacchiere.

E se seguiste l’esempio di questi amici e faceste una donazione non fareste altro che del bene a me e alla comunità, infingardi!

Il sito del circolo è: http://www.ilnomedellarosa.com/

E la De Gregorio rispose

Mentre stavo scrivendo il post sui miti consigli di Michela Murgia è arrivata una risposta via Twitter alle mie obiezioni da parte della stessa Concita De Gregorio. Siccome mi è sembrato un intervento pacato e dai toni austeri lo ripubblico per dovere di cronaca, critica e correttezza nei confronti della controparte.

Garante della Privacy: 600.000 euro di sanzione a Wind per telemarketing indesiderato

Ordinanza ingiunzione nei confronti di Wind Tre S.p.A. – 29 novembre 2018

Registro dei provvedimenti
n. 493 del 29 novembre 2018

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLA riunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, della dott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti e del dott. Giuseppe Busia, segretario generale;

VISTO l’art. 1, comma 2, della legge 24 novembre 1981, n. 689, ai sensi del quale le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati; 

RILEVATO che l’Ufficio del Garante, con atto n. 21916/114323 del 20 luglio 2018 (notificato in pari data mediante posta elettronica certificata), che qui deve intendersi integralmente riportato, ha contestato a Wind Tre S.p.A, in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede legale in Rho (MI), largo Metropolitana n. 5, C.F. 02517580920, le violazioni previste dagli artt. 23, 130, 162, comma 2-bis, 164-bis, comma 2, e 167 del Codice in materia di protezione dei dati personali (d. lg. 196/2003, di seguito denominato “Codice”) nella formulazione antecedente alle modifiche introdotte dal d. lg. 101/2018;

RILEVATO che dall’esame degli atti del procedimento sanzionatorio avviato con la contestazione di violazione amministrativa è emerso, in sintesi, quanto segue: 

– il Garante ha adottato, in data 22 maggio 2018, il provvedimento n. 313 (in www.gpdp.it, doc. web n. 8995285), al quale integralmente si fa richiamo, all’esito dell’istruttoria di un procedimento amministrativo avviato nei confronti di H3G S.p.A. e quindi, a seguito dell’intervenuta fusione di Wind Telecomunicazioni S.p.A. e H3G S.p.A. in Wind Tre S.p.A.;

– il procedimento ha tratto origine da numerose segnalazioni che lamentavano la ricezione di telefonate con operatore e di sms indesiderati a contenuto promozionale nell´interesse di H3G;

– l’istruttoria svolta dall’Ufficio anche mediante verifiche ispettive ha consentito di appurare che “anzitutto in relazione ai segnalanti, la Società abbia violato gli artt. 23 e 130 del Codice, essendo stati gli stessi contattati, direttamente o tramite la propria rete di vendita […], telefonicamente o via sms, nonostante si fossero opposti ai trattamenti per finalità commerciali […]. E tale illiceità, come già si è rappresentato, trova causa anzitutto nella menzionata assenza di idonee misure preventive apprestate dalla Società per escludere i contatti commerciali indesiderati (o quantomeno minimizzare il rischio del loro verificarsi), mediante opportuni incroci con proprie liste di esclusione nelle quali i segnalanti tutti avrebbero trovato collocazione […]. Deve peraltro rilevarsi che anche i controlli ex post che la Società è comunque tenuta a porre in essere ‒ come dichiarato, al tempo delle verifiche effettuati per lo più nella forma dell’invio di formulari ai partner […] o dei richiami generalizzati […] e finanche nelle comunicazioni individualizzate nelle quali la Società si limita a ricordare i vigenti obblighi di legge […] ‒ non si sono rivelati efficaci, atteso che non di rado più di uno dei segnalanti ha potuto lamentare reiterati contatti effettuati da utenze facenti capo ad un medesimo operatore, risultato partner della Società, senza che l’intervento di quest’ultima abbia sortito alcun effetto” e che “la Società consente l’accesso ai propri sistemi ‒ e quindi alla base dati di rilevanti dimensioni riferita agli utenti dei propri servizi di comunicazione elettronica, come risulta dalle dichiarazioni rese in atti […] ‒ ad una platea assai ampia di partner contrattuali […] senza aver provveduto a designare la parte assolutamente predominante degli stessi ‒ come si è visto, il 93% […] ‒ quali “responsabili del trattamento” ‒, qualificandoli anzi espressamente, nella documentazione in atti, quali “titolari del trattamento”. […] In considerazione dell’omessa designazione di tali soggetti quali “responsabili del trattamento”, deve ritenersi che nel caso di specie ricorrano gli estremi per una sistematica oltre che prolungata nel tempo comunicazione illecita dei dati riferiti alla clientela a terzi, i partner contrattuali per i quali non si è provveduto alla designazione quali “responsabili del trattamento”, che vanno ben al di là dei casi a campione individuati nel corso delle verifiche […], riguardando, come detto, il 93% degli operatori economici che vanno a comporre la rete commerciale della Società. In ragione dell’accesso accordato a tale classe di soggetti al sistema gestionale della Società in assenza di alcuna designazione degli stessi quali “responsabili del trattamento” e non essendo detta operazione di trattamento (la comunicazione dei dati) fondata su un idoneo consenso informato degli interessati (artt. 13 e 23 del Codice) ‒ anche in ragione del fatto che tale tipologia di soggetti non è menzionata nell’informativa resa alla clientela: […] ‒, né risultando comprovato altro presupposto equipollente ai sensi dell’art. 24 del Codice, tale trattamento ‒ seriale e sistematico, anzitutto in relazione a quanti presso tali operatori hanno attivato un contratto o hanno richiesto assistenza ‒ deve pertanto ritenersi illecito”;

RILEVATO che con il citato atto del 20 luglio 2018 sono state contestate a Wind Tre S.p.A.:

a) la violazione delle disposizioni di cui agli artt. 23 e 130, comma 3, e 167 del Codice, sanzionata dall’art. 162, comma 2-bis, con riferimento alla mancata acquisizione del consenso per l’effettuazione di chiamate promozionali;

b) la violazione delle disposizioni di cui agli artt. 23 e 167 del Codice, sanzionata dall’art. 162, comma 2-bis, in relazione alla mancata acquisizione del consenso per la comunicazione di dati a soggetti terzi (partner commerciali)

c) la violazione prevista dall’art. 164-bis, comma 2, del Codice, per aver realizzato le condotte di cui sopra in relazione a banche dati di particolare dimensioni (la base di dati riferita al brand “Tre” è costituita da circa 10.000.000 di utenze facenti capo a circa 6.600.000 clienti oltre a circa ulteriori 3.000.000 di utenze relative a clienti cessati);

DATO ATTO che, per le violazione di cui ai punto a) e b), è intervenuto pagamento in misura ridotta, ai sensi dell’art. 16 della l. n. 689/1981, effettuato l’11 settembre 2018; rilevato altresì che per la violazione di cui al punto c) non è prevista la facoltà di estinguere il procedimento sanzionatorio mediante pagamento in misura ridotta;  

DATO ATTO che Wind Tre S.p.A. ha inviato, il 24 luglio 2018, una istanza di revisione in autotutela del provvedimento di contestazione di violazione amministrativa nella quale ha rappresentato che: 

– la società, prima ancora dell’adozione del provvedimento n. 313 del 22 maggio 2018, aveva posto in essere autonome iniziative sul brand “Tre” al fine di eliminare le criticità riscontrate in sede istruttoria;

– tali iniziative sono state rafforzate a seguito dell’adozione del richiamato provvedimento e anche al fine di giungere ad una piena armonizzazione delle procedure in essere presso i brand oggetto di fusione nonché al necessario adeguamento dei trattamenti al Regolamento (UE) 2016/679 (General Data Protection Regulation, di seguito “GDPR”);

– per il comportamento proattivo della Società con riferimento al complessivo procedimento amministrativo instaurato nei suoi confronti dal Garante può giungersi all’archiviazione delle sanzioni ovvero alla riduzione sostanziale dell’importo delle medesime anche in relazione alla circostanza che il provvedimento legislativo di adeguamento delle disposizioni del GDPR prevede una modalità di estinzione dei procedimenti sanzionatori  mediante il pagamento di una somma in misura ridotta (pari a due quinti del minimo edittale), facoltà che appare equo estendere anche al caso in argomento;

RILEVATO che la richiesta di annullamento in autotutela della contestazione di violazione amministrativa non può trovare accoglimento poiché non si ravvisano nel predetto atto gli elementi di nullità indicati nell’art. 21-septies della legge n. 241/1990, tuttavia le argomentazioni in essa contenute possono essere prese in considerazione alla stregua di scritti difensivi prodotti dalla parte ai sensi dell’art. 18 della legge n. 689/1981. Tali argomentazioni non riguardano le condotte oggetto di contestazione ma i comportamenti successivi della Società, la quale, si evidenzia, avrebbe intrapreso, prima ancora dell’adozione del provvedimento n. 313 del 22 maggio 2018, un percorso di eliminazione delle criticità riscontrate e di adeguamento alle novità introdotte dal GDPR, tale da consentire di valutare con favore, in termini di quantificazione della sanzione, l’azione svolta dalla società. Al riguardo, si rinvia ogni considerazione alla sezione della presente ordinanza-ingiunzione nella quale si prendono in esame gli elementi per giungere all’importo finale della sanzione. In questa sede deve confermarsi la responsabilità di Wind Tre S.p.A. in ordine alle violazioni contestate, non essendo stati portati all’attenzione del Garante elementi nuovi e idonei ad escluderla. Inoltre, per quanto riguarda l’applicabilità nel caso in argomento dell’istituto della definizione agevolata introdotto dall’art. 18 del d. lg. n. 101/2018, deve evidenziarsi che tale istituto, per espressa indicazione del legislatore, riguarda soltanto i procedimenti sanzionatori in essere (cioè avviati con contestazione di violazione amministrativa) e non definiti alla data di applicazione del GDPR (25 maggio 2018). Poiché, nel caso in argomento, l’instaurazione del procedimento sanzionatorio è avvenuta in epoca successiva (con la notifica in data 20 luglio 2018 dell’atto di contestazione di violazione amministrativa), tale procedimento risulta escluso dalla possibilità di definizione agevolata.

RILEVATO, quindi, che Wind Tre S.p.A., sulla base degli atti e delle considerazioni di cui sopra, risulta aver commesso, in qualità di titolare del trattamento, ai sensi degli artt. 4, comma 1, lett. f), e 28 del Codice, le violazioni indicate ai punti a) e b) dell’atto di contestazione n. 21916/114323 del 20 luglio 2018, per le quali è intervenuta definizione in via breve e, conseguentemente, la violazione prevista dall’art. 164-bis, comma 2, per aver realizzato le violazioni di cui ai punti a) e b) in relazione a banche dati di particolare rilevanza e dimensioni;

VISTO l’art. 164-bis, comma 2, del Codice che punisce le violazioni di un’unica o più disposizioni indicate nella parte III, titolo III, capo I del Codice (ad eccezione di quelle previste dagli articoli 162,  comma  2, 162-bis  e  164), commesse in relazione ad una banca dati di particolare rilevanza e dimensioni, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 50.000 ad euro 300.000;

CONSIDERATO che, ai fini della determinazione dell’ammontare della sanzione pecuniaria, occorre tenere conto, ai sensi dell’art. 11 della legge n. 689/1981, dell’opera svolta dall’agente per eliminare o attenuare le conseguenze della violazione, della gravità della violazione, della personalità e delle condizioni economiche del contravventore;

CONSIDERATO che, nel caso in esame:

a. in ordine all’aspetto della gravità, con riferimento agli elementi dell’entità del pregiudizio o del pericolo e dell’intensità dell’elemento psicologico, le violazioni risultano di rilevante gravità tenuto conto che, nel caso in argomento, sono stati impiegati differenti canali di contatto che hanno determinato un esponenziale aumento del livello di invasività delle campagne promozionali;

b. ai fini della valutazione dell’opera svolta dall’agente, deve essere considerato in termini favorevoli il fatto che Wind Tre S.p.A. abbia, prima ancora dell’adozione del provvedimento n. 313 del 22 maggio 2018, posto in essere autonome iniziative sul brand “Tre” al fine di eliminare le criticità riscontrate in sede istruttoria; tali iniziative sono state rafforzate a seguito dell’adozione del richiamato provvedimento e anche al fine di giungere ad una piena armonizzazione delle procedure in essere presso i brand oggetto di fusione nonché al necessario adeguamento dei trattamenti al GDPR;

c. circa la personalità dell’autore della violazione, deve essere considerata la circostanza che la Società risulta gravata da numerosi precedenti procedimenti sanzionatori definiti in via breve o a seguito di ordinanza ingiunzione (l’ultima ordinanza-ingiunzione è stata adottata il 22 maggio 2018, in www.gpdp.it, doc. web n. 9018431);

d. in merito alle condizioni economiche dell’agente, è stato preso in considerazione il bilancio ordinario d’esercizio per l’anno 2017 e i bilanci consolidati al 31 marzo 2018 e 30 giugno 2018; 

RITENUTO, quindi, di dover determinare, ai sensi dell’art. 11 della L. n. 689/1981, l’ammontare della sanzione pecuniaria, in ragione dei suddetti elementi valutati nel loro complesso, nella misura di euro 150.000 (centocinquantamila) per la violazione di cui all’art. 164-bis, comma 2, del Codice.

RITENUTO inoltre che, in relazione alle condizioni economiche del contravventore, avuto riguardo in particolare alla circostanza che Wind Tre S.p.A. è il primo operatore di telefonia mobile in Italia (con una customer base di 28.600.000 di sim card) e detiene anche una rilevante quota di mercato nel settore della telefonia fissa (2.700.000 linee), la sopra indicata sanzione pecuniaria risulta inefficace e deve pertanto essere aumentata del quadruplo, come previsto dall’art. 164-bis, comma 4, del Codice (da € 150.000 a € 600.000);

VISTA la documentazione in atti;

VISTA la legge n. 689/1981, e successive modificazioni e integrazioni;

VISTE le osservazioni dell’Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell’art. 15 del regolamento del Garante n. 1/2000, adottato con deliberazione del 28 giugno 2000;

RELATORE la dott.ssa Giovanna Bianchi Clerici;

ORDINA

a Wind Tre S.p.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, con sede legale in Rho (MI), largo Metropolitana n. 5, C.F. 02517580920, di pagare la somma di euro 600.000 (seicentomila) a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per le violazioni indicate in motivazione;

INGIUNGE

alla predetta Società di pagare la somma di euro 600.000,00 (seicentomila), secondo le modalità indicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presente provvedimento, pena l’adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall’art. 27 della legge 24 novembre 1981, n. 689. 

Ai sensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

Roma, 29 novembre 2018

IL PRESIDENTE
Soro

IL RELATORE
Iannini

IL SEGRETARIO GENERALE
Busia

Michela Murgia mi dice di informarmi (onde evitare brutte figure, va da sé…)

Per carità, io ho una grande stima di Michela Murgia. E’ brava, intelligente e soprattutto dotata di quel tanto di ironia che dovrebbe caratterizzare tutte le donne del suo spessore umano e intellettuale.

E quindi il fatto che ieri mi abbia scritto su Twitter consigliandomi di informarmi prima di parlare (del caso di Concita De Gregorio di cui ho parlato alcuni giorni fa). Il breve botta e risposta lo trascrivo qui. In neretto gli interventi della Murgia, in corsivo i miei:

Se esiste una metafora della mancanza di responsabilità politica è certo la vicenda capitata a @concitadeg, l’unica a pagare per il diritto di cronaca mentre editore e speculatori politici si sono dileguati. La credibilità del PD è morta anche all’Unità.

Non sono d’accordo, signora Murgia. Il diritto di cronaca non è il diritto di diffamare e qui ci sono fior di sentenze (esecutive, anche se non definitive) che certificano che il danno c’è stato. Non è a suon di paroloni o di notizie sbagliate che si fa informazione. CDG paghi.

Forse documentarsi prima di parlare le sarebbe utile a evitare figuracce.

Le condanne per milioni di euro ricevute in sede civile da questa signora sono o non sono una sufficiente fonte di informazione? E’ riuscita a farsi spillare 30.000 euro + 7.000 di spese processuali da uno che ha denominato “fascista”. E ammettere di essersi sbagliata no, eh??

La logica è sempre la stessa: hai espresso un dissenso da quello che è l’andamento dell’opinione pubblica di certa sinistra di maniera e radical-chic? Il minimo che ti possa capitare è di sentirti additare come una persona disinformata e approssimativa che parla un po’ così per sentito dire e che fa una figuraccia per il solo fatto di aver detto che esistono delle sentenze che danno torto alla De Gregorio. Che, poi, voglio dire, è un dato di fatto. Michela Murgia avrebbe potuto tranquillamente entrare nel merito. Magari anche solo per dire che quelle sentenze sono ingiuste a suo personale modo di vedere. Che è già un modo, elementare e di base, per entrare nel merito. Invece nulla di tutto questo. Solo un giudizio preso e messo lì, che oggettivamente non fa onore alla Murgia, ma tanto io le voglio bene e la leggo lo stesso.

How to whitelist website on AdBlocker?

  • 1 Click on the AdBlock Plus icon on the top right corner of your browser
  • 2 Click on "Enabled on this site" from the AdBlock Plus option
  • 3 Refresh the page and start browsing the site