Roseto degli Abruzzi: in quarantena alunni e personale della scuola elementare di Santa Petronilla e tre classi con relativi docenti del secondo circolo “Fedele Romani”

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Dall’account Facebook del Sindaco di Roseto degli Abruzzi Sabatino Di Girolamo, appendo che “la ASL ha disposto che alunni, docenti, collaboratori scolastici della scuola elementare di Santa Petronilla, a titolo di estrema cautela, rimangano in quarantena fino all’esito del tampone, che la stessa azienda sanitaria effettuerà al più presto. L’attività didattica quindi resta sospesa.”

Inoltre, “presso il secondo circolo Fedele Romani tre classi, e gli insegnanti venuti a contatto, sono da domani in quarantena, sempre per cautela e su disposizione della ASL, fino ad esito negativo del tampone da effettuare nei prossimi giorni.”

E’ necessario adottare anche in Abruzzo il modello Campania, che ha posto in modalità didattica a distanza anche le scuole elementari. Non c’è ulteriore tempo da perdere.

Privacy: Referti on line accessibili ad altri pazienti, il Garante sanziona un policlinico

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Il Garante per la protezione dei dati personali ha sanzionato per 20 mila euro un policlinico per aver violato la riservatezza dei referti on line di alcuni utenti. Mentre consultavano le proprie radiografie, collegandosi con lo smartphone attraverso le loro credenziali, 39 pazienti avevano potuto avere accesso all’elenco alfabetico di 74 altri assistiti, visualizzare i loro referti radiologici e l’elenco degli esami.

Venuto a conoscenza della violazione dei dati a seguito di una segnalazione, il policlinico aveva interrotto la procedura di consultazione dei referti online, corretto il bug, onde evitare futuri accessi non autorizzati ai dati dei pazienti e segnalato l’incidente al fornitore del sistema. Aveva poi, come previsto dal Regolamento Ue, notificato il data breach al Garante, spiegando che la causa della violazione era da attribuire ad un errore umano nell’integrazione di due sistemi informatici. La struttura ospedaliera aveva specificato di non aver ricevuto reclami o richieste di risarcimento dei danni in merito.

Il Garante, alla luce dell’illecita comunicazione di dati sanitari causata dall’errore informatico, ha applicato una sanzione di 20 mila euro, tenendo conto dell’elevato livello di cooperazione dimostrato dal policlinico e della tempestiva risoluzione del problema.

(dalla Newsletter del Garante per la Protezione dei Dati Personali)

Tirarsela con i libri: l’autografo di Selvaggia Lucarelli e l’esercizio di democrazia

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Cosa ci fa nella mia libreria un libro autografato di Selvaggia Lucarelli? Non vi dirò come l’ho avuto. Vi dico solo che è una cosa curiosissima che mi è capitata. E considerato che nell’account Twitter della giornalista io sono bloccato (è sensibile alle critiche, bisogna riconoscerglielo), mantenere questo scritto (che, bisogna pur dirlo, non è che sia un capolavoro assoluto della narrativa mondiale) tra i miei possedimenti è un esercizio di democrazia. Io non posso esprimere le mie opinioni in casa sua (ma le conviene?), ma lei in casa mia, sia pure sotto forma di firma autografa su carta-Rizzoli, può starci tranquillamente. Lo considero uno dei più facili e massimi esercizi di democrazia che siano mai potuti capitarmi.

Omaggio agli Squallor

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Ora basta parlare sempre di scuola, didattica a distanza, ordinanze, DPCM, regolamenti, cazzi vari. Pigliamoci un paio di post di pausa e parliamo di cose più serie.

Umberto Eco, per esempio. Ecco, Umberto Eco diceva spesso che gli strumenti che si usano per analizzare le produzioni narrative “alte” servono egregiamente per analizzare anche la letteratura popolare, e che i risultati di queste analisi sono molto, ma molto interessanti. Lui lo faceva con i Peanuts di Schulz, con le strisce di Superman, per non parlare di quella marea di divertimento e rimandi che è “La misteriosa fiamma della regina Loana”, libro in cui il professore dev’essersi divertito come nessuno a ritirare fuori canzoni, canzonette, spartiti, figure, figurine, e tutto quanto fa spettacolo dell’epoa fascista, nel tentativo di far recuperare la memoria a un pover’uomo che l’aveva perduta.

Geniale, quindi, è colui che, dotato di strumenti narrativi e poetici aulici e nobili, li mette a disposizione di una produzione “bassa” e volgare nel senso più genuino del termine.

Assolutamente geniali, dunque, sono stati gli Squallor. Ne parlo in ritardo perché di recente ci ha lasciati uno dei componenti, Alfredo Cerruti, colonna portante del gruppo perché faceva da “voce narrante” alla produzione surreale, volgare, grottesca, irriverente, goliardica e volutamente parolaccesca del gruppo.

Gli Squallor erano dei professionisti della musica ingiustamente definita “leggera” o disimpegnata. Facevano parte della formazione origiaria, oltre allo stesso Cerruti, i parolieri Giancarlo Bigazzi e Daniele Pace, il musicista Totò Savio e il discografico Elio Gariboldi. Compositori sensibili, musicisti capaci, gente che ha scritto per i migliori cantanti italiani canzoni che sono rimaste nella storia della nostra espressione musicale d’autore e non.

Ripeto, professionisti assoluti, nati e rifiniti. Che da bravi professionisti, una volta l’anno si riunivano per incidere, per la gloriosa etichetta CBS (o CGD, mo’ nun me l’arcord’!) un album contenente brani assolutamente sboccati e al limite del surreale, che sono valsi al gruppo una serie inenarrabile di censure, perfino nel novero delle radio private e non solo nella cattolicissima e puritanista RAI, che alcuni anni prima del fenomeno Squallor aveva già censurato “Dio è morto” di Guccini.

Forti della loro incrollabile preparazione artistica, gli Squallor uscivano con dischi dai titoli al limite dell’ambiguo esilarante (“Pompa”, “Troia”, “Cappelle”, “Tromba”, “Scoraggiando”, “Uccelli d’Italia”, “Palle”, “Vacca” e via enumerando), proprio in quegli anni 70 che davano troppo spazio alla canzone impegnata e d’autore. Wikipedia, che dedica loro una pagina, definisce il loro genere “Rock demenziale”. Ma “demenziale” de che?? Gli Squallor erano artisti lucidissimi e pieni di inventiva, con capacità tecnico-compositive fuori dal comune. Solo che, occasionalmente, le mettevano al servizio della goliardia e del non-sense, creando anche brani di rara originalità.

Uno degli ultimi in ordine di tempo, “Albachiava”, che vede la partecipazione dell’altrettanto compianto Gigi Sabani (che, bisogna ammetterlo, come imitatore non era un gran che, ma in questo brano ha dato il meglio di se stesso, riscattandosi della pubblicità televisiva a cui il suo stesso personaggio stereotipato lo aveva costretto). Il titolo è chiaramente un calco della conosciutissima “Albachiara” di Vasco Rossi, solo che Alba, invece di essere chiara, chiava. E da lì nasce tutto. Non è solo una canzone che imita lo stile e la voce di Vasco Rossi, ma riscrive e ricrea una canzone molto meglio di Vasco Rossi. Gli Squallor avevano interiorizzato talmente bene lo stile canoro di Rossi, che si sono permessi il lusso non solo di pigliarlo per il culo (cosa, invero, assai facile), ma di fare addirittura meglio di lui. Semplicemente creando un senso di straniamento nell’ascoltatore: la chitarra elettrica che svisa, il pubblico che canta le canzoni in sottofondo, le parole degli originali leggermente mescolate per creare un effetto “scrambling” (“Tu che respiri piano dentro un ascensore, con le scarpe in mano per non far rumore”, che contiene per intero il verso originale “respiri piano per non far rumore”, fino ad arrivare al ritornello inevitabile per cui “Alba chiava/e tu non me la dài/ce l’hai nuova/che cazzo te ne fai??”

Mirabile fu anche “Berta”, dichiarazione d’amore e di arrapamento estremo di un milanese nei confronti di una ragazza napoletana che lo manda a stendere con variegata e partenopea ricchezza lessicale. La melodia su cui si svolge il dialogo surreale potrebbe essere una danza ungherese di Brahms in versione orchestrale, tanto per dire il livello di perfezione raggiunto dai nostri.

Ma dove si sfiora l’assoluto, la perfezione, la mirabile sintesi tra il genio e la volgarità (inteso nel senso nobile di “popolare”) è nel brano “Cornutone”, che comincia, a sua volta, con un omaggio a Totò, sempre con lo “scrambling” di quel “Miss, mia cara Miss / Faccio a scummessa / Ca io mi sposo a te / Miss mia dolce miss / Io voglio il bis e tu lo sai di che”.

“Cornutone” inizia in modo assolutamente folgorante, con una quartina perfetta:

“Miss,
simme juti a fernì int’ ‘o cess’,
e mo’ ca rimango ‘i sule,
te mann ‘affancule…”

fino ad arrivare al culmine, al climax, all’arte pura e totale:

“guardàte stu’ pover omm, ‘na péreta che po’ ffà,
pe’ ‘na femmena ca te leva ‘a libbertà,
pe’ nu vas’ ‘ncoppa ‘a ‘na zizza,
pe’ stu cazz’ ca nun s’arrizza
senza ‘e te:
allìsceme ‘stu bebbé!”

La voce napoletana del gruppo, quella di Totò Savio, quando ancora non era colpita, purtroppo, da una patologia alle corde vocali, rende “Cornutone” un capolavoro assoluto, degno di entrare a far parte della tradizione della canzone napoletana comica.

Parlare di canzoni senza ascoltarle è un po’ limitante, lo so, e non potrei che offrirvi alcuni spezzoni perché la legge sul diritto d’autore di più non mi consente, ma andate su YouTube e trovate questo e molto di più.

Grazie agli Squallor abbiamo portato la volgarità a forma d’arte. Gli Squallor si inseriscono nella tradizione storica e immortale di Pietro Aretino, di Giorgio Baffo, regalandoci un momento di amara ilarità. Fatene buon uso.

Succede al Liceo Manzoni di Milano

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(Immagine a risoluzione superiore non disponibile)

Al prestigioso Liceo Manzoni di Milano, nel mese di settembre, andò in scena una sorta di flash mob di solidarietà con il Liceo Socrate di Roma, per protestare contro la presa di posizione della dirigente scolastica contro le gonne corte, fortemente sconsigliate perché, si diceva, poi “ai professori gli casca l’occhio”. E allora anche le studentesse del Manzoni hanno deicso di andare a scuola in minigonna, al grido collettivo di “io mi vesto come mi pare” e “se vi casca l’occhio sono affari vostri”.

Con la scusa di volere una scuola antisessista si sono prestate, assieme alle loro colleghe e correligionarie romane, alla più bieca propaganda sessista della scuola in versione 2020/2021: quella che ritrae i professori (evidentemente i maschi) come degli allupati bavosi che altro non hanno da fare che guardare le gambe delle proprie alunne, messe in generosa evidenza da chi pretende che gli altri si girino dall’altra parte e si facciano anche gli affari loro. Come dire “Non siamo noi che vi provochiamo, siete voi che siete dei pervertiti e maniaci sessuali”.

Dopo questo imbarazzante esordio, del Liceo Manzoni di Milano non si era più sentito parlare fino all’altro giorno, quando il Consiglio di Istituto ha approvato i criteri per fa formazione di un massimo di otto nuove prime classi (per motivi di aule disponibili), criteri approvati con 15 voti a favore e 4 contrari. Si legge nella premessa che il Liceo “ha deciso di sospendere la sua tradizionale apertura a tutti gli studenti” (bravi! Così si fa!!) e a utilizzare un metodo meritocratico: “sarà data precedenza agli studenti che in seconda media avranno ottenuto una media del 10 o del 9 in italiano, matematica e inglese”. Inoltre si è deciso di privilegiare un criterio territoriale: è stata data precedenza a chi vive in zona Milano 1 (il centro).

Insomma, per aspirare a mettersi in minigonna e sputare un po’ di sessismo spicciolo addosso agli insegnanti non basta un dignitoso e magari meritato 8 in inglese, matematica e italiano, no, ci vogliono almeno 9 o 10, e se vivi in periferia vai in coda alle richieste.

Ma è la stessa Dirigente Scolastica Milena Mammani a fare marcia indietro e a diramare una circolare che specifica che “Dato lo scalpore suscitato dai nuovi criteri di iscrizone alle classi prime per l’anno scolastico 2021/2022 si ritiene opportuno sospendere la delibera in attesa di un ulteriore confronto”. Insomma, imbarazzo evidente e senso altrettanto evidente di pesantezza della gravità del fatto, se è vero, come è vero, che è stata la Dirigente Scolastica a sospendere gli effetti di una delibera del Consiglio di Istituto. A questo proposito, sarebbe carino conoscere chi è stato che ha votato a favore. Chi sono, o meglio, chi rappresentano quei 15 voti favorevoli del Consiglio di Istituto? Gli alunni? I genitori?? C’era il DSGA??? Gli insegnanti come hanno votato???? E la stessa dirigente scolastica???? Non lo sapremo mai (eppure i verbali di consigli di istituto dovrebbero essere pubblici). Ma c’è da giurare che tra chi ha votato a favore allora ci sia chi si indigna oggi. E non è un atteggiamento esattamente coerente.

Scuola e covid-19: un brainstorming di news

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– Si chiamava Castrese Castaldi. Era un docente di 66 anni della scuola elementare di via Labriola, a Marano di Napoli. Ha lavorato fino al 2 ottobre scorso, poi si è ammalato. Era stato ricoverato in un ospedale in provincia di Napoli, ed era prossimo al pensionamento. L’hanno lasciato in attesa di tampone per 10 giorni. Non aveva nessuna patologia pregressa.

– Il vicepreside dell’Istituto superiore Della Porta di Napoli, il professor Domenico Silvestri, è morto di Covid-19. Lo chiamavano “Winnie the Pooh”, perché era un po’ grassottello e pieno di dolcezza caratteriale. Non ne ha parlato nessuno.

– Il fisico Roberto Battiston ha dichiarato: “Dal primo ottobre è (…) iniziata, in modo netto, una crescita esponenziale che non si è più fermata raggiungendo in tre settimane valori molto più alti della prima ondata, superando oggi i 19.000 nuovi casi di contagi al giorno e portando alla saturazione delle terapie intensive. Nessun sistema sanitario può resistere a lungo a una crescita esponenziale del generee questo risulta ormai chiarissimo.” E inoltre: ““La riapertura delle scuole ha agito come un potente amplificatore del contagio, non necessariamente per difetti nell’organizzazione dell’attività all’interno della scuola. Milioni di ragazzi hanno iniziato a frequentarsi regolarmente negli edifici scolastici portandosi dietro gli effetti delle loro frequentazioni, sport, trasporti, attività extrascolastiche e abitudini sociali. Questo ha provocato probabilmente un formidabile effetto amplificatore che partendo dai giovani, tocca, in ordine di intensità decrescente, insegnanti e operatori scolastici, persone che vivono per varie ore ogni giorno in contatto con loro, oltre che, ovviamente, tutto il resto della società”.

– A Monteverdi Marittimo (Pisa) una bambina frequentante la locale scuola media è stata insultata dai suoi compagni al grido di “Tuo padre forse è infetto!” Si sono rifiutati di accedere all’aula se solo la bambina fosse entrata in classe. Il “guaio” è che il padre della studentessa non era affatto positivo al covid, e il sindaco delle 700 anime dell’ameno paesello ha dovuto scusarsi via Facebook per un gesto infame che senz’altro è stato inculcato nelle menti dei giovani virgulti che frequentano la stessa classe della bambina da parte dei genitori, in un clima esasperato e teso, secondo una logica perversa ed escludente.

– L’ufficio scolastico regionale per la Sicilia contesta la decisione del governo di adottare la didattica a distanza perché, sostiene, su un totale di 700.000 alunni, si sarebbero registrate “solo” 600 positività al Covid-19. E hai detto niente!

– Il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Ugo Filisetti, autorizza gli alunni e i docenti non in quarantena, ma in attesa di tampone orofaringeo a frequentare gli istituti scolastici e a svolgere le rispettive attività. Scrive che: “l’autorità sanitaria raccomanda tuttavia in questi casi l’uso rigoroso della mascherina da parte del soggetto interessato”.

– Il DPCM del 24 ottobre recita testualmente: “L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza. Per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9». Spetta ora ai presidenti di regione stringere le maglie di questa rete ancora troppo larga, per portare la didattica a distanza al 100% e coinvolgere nella Didattica Digitale Integrata anche le scuole materne, primarie e secondarie di primo grado.

Insomma, un carnaio. Dalla periferia dell’impero è tutto.

Tirarsela con i libri: “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby

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Ho due copie de “La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby. Quella verdolina, del 2002 nella collana “I Narratori” (mi raccomando, con l’articolo determinativo) di Feltrinelli, che è una prima edizione e ne sono gelosissimo anche se non ha un valore pecuniario folle, e quella più recente, accresciuta e rivista, pubblicata nella collana “Narratori” (stavolta senza articolo determinativo, chissà che differenza c’è??). La seconda edizione, la più recente, è anche autografata, e io ne vo’ orgoglioso, tronfio e supponente, mostrandovi con saccenza e cialtroneria il prezioso reperto, chè tanto io ce l’ho e voi no:

Dirigente Scolastico segnala una positività a “Covid Scuola” via mail: la leggono dopo 11 giorni

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Siamo arrivati alla frutta se una e-mail, dico una e-mail, inviata all’indirizzo “Covid Scuola” da un dirigente scolastico per segnalare una positività in una delle sue classi viene aperta e letta 11 giorni dopo l’invio. In un contesto in cui bisogna fare presto, anzi, prestissimo, c’è chi si prende la briga di concedersi un po’ di fannullaggine e aprire una mail (che, solitamente, arriva in pochissimi secondi) che segnala un caso urgente qualcosa come UNDICI giorni dopo.

Normalmente, per una mail tradizionale, non si sa se e quando arriva a destinazione, ma esistono degli accrocchi che permettono di conoscere il momento e l’ora esatta in cui una mail viene letta o ne viene, comunque, presa visione da parte del destinatario. Devo dire, ad ogni buon conto, che il dirigente scolastico è stato proprio un bel ganzo!

A scuola si muore

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A scuola si muore.

E i morti hanno un nome e un cognome. Lui si chiamava Natale Pulizzi, insegnava all’istituto comprensivo Gesualdo Nosengo di Petrosino (TP), di cui era vicepreside.

E’ stato colpito dal Covid-19, contro cui ha lottato per un mese.

Non è chiaro se sia stato contagiato nell’ambiente scolastico o meno. Ma certamente la scuola è stato l’ambiente in cui ha avuto inizio il suo declino, la sua fine. L’ambiente in assoluto più sicuro l’ha visto andarsene, sopraffatto.

Si muore a scuola, dunque. E per morire DI scuola il passo è breve.

Roseto degli Abruzzi: un alunno positivo in una scuola superiore

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A Roseto degli Abruzzi, questo piccolo mondo di un mondo piccolo, è successo che uno studente di un istituto superiore sia risultato positivo a Covid-19.

Il sindaco Sabatino Di Girolamo, che ha pubblicato la notizia su Facebook, non ha fatto il nome dell’istituto, ma tanto le scuole superiori a Roseto degli Abruzzi sono due, per cui se non è zuppa è pan bagnato. Ma ormai a Roseto la notizia la conoscono tutti, e dell’istituto di provenienza dello studente positivo si parla in continuazione. Insomma, è l’argomento del giorno. Nemmeno io farò, tuttavia, il nome di questa istituzione scolastica, perché mi sembra prioritario preservare la privacy dello studente e della sua famiglia. Ma, ripeto, ormai è un segreto di Pulcinella.

Insomma, il contagio scolastico da Covid-19 è arrivato anche qui. Ignoro se la classe e i professori siano stati messi in quarantena, qui se ne parla molto ma nessuno sa, perché è evidente che nessuno deve sapere. E se sa, sa per conto suo.

Tutti sanno che a Roseto (che ormai non è diventata più sicura di ogni altra località italiana) il virus ha toccato la scuola (e QUALE scuola), ma nessuno ne parla. Se chiedi a qualcuno la gente ti guarda con quel senso frammisto di menefreghismo, sussiego, supponenza, superiorità o, più semplicemente, ignoranza, con un ghigno fatto di sarcasmo e nonchalance, come se la scuola non interessasse a nessuno (ed è vero!). La scuola è solo un babyparking, guai a toccarla non tanto perché l’esperienza della didattica in presenza sia fondamentale per l’educazione degli alunni, ma perché nessuno può più star dietro ai propri figli in orario di lavoro, e i propri figli da qualche parte dovranno pur stare, possibilmente non in casa attaccati al computer (al telefonino per chattare con gli amici sì, al computer per imparare qualcosa no, o come sarà??).

E allora che a scuola ci si infetti pure, tanto basta che i nostri figli non siano tra i contagiati, che gli appestati siano sempre gli altri e che la quarantena duri poco (che palle questi tamponi! Basta con questa didattica a distanza, ma che devono studiare anche quando sono costretti a stare a casa questi poveri figliuoli??). Ma, soprattutto, che si continui, imperterriti e cocciuti, a far finta di nulla e a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Lucia Azzolina: La didattica resta (ostinatamente) in presenza per tutti

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“La scuola in presenza e’ fondamentale per tutti, dai piu’ piccoli all’ultimo anno del secondo grado”

“De Luca ritorni sui suoi passi , le scuole in Campania riaprano”.“La scuola ha già tanto sofferto nei mesi scorsi, in questo momento dovrebbe essere l’ultima a chiudere”.

“In queste ore c’è un assalto alla scuola e questo non può fare altro che ledere il diritto all’istruzione. È un attacco che viene da tutti coloro che non riconoscono che quest’estate la comunità scolastica era a scuola con il metro in mano a misurare, mettere la segnaletica per mantenere il distanziamento, creare orari scaglionati. Se ci sono problemi fuori dalle aule a pagarli non sono non possono essere gli studenti”.

“Credevano di poter chiudere le scuole vanificando l’immenso lavoro fatto quest’estate e gli stessi sacrifici dei ragazzi senza che ci fosse alcuna reazione. Ma hanno trovato un intera comunità fatta di docenti, personale scolastico, famiglie, studenti pronta a parare.”

“La scuola ha già sofferto nei mesi scorsi, in questo momento dovrebbe essere l’ultima a chiudere. se avessi migliaia di focolai nelle scuole e potrei capire, ma non è così. In Francia è in Germania ne hanno di più e restano aperte.”

Ma la scuola no

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(screenshot da www.corriere.it)

Dunque, si va verso un nuovo DPCM per il restringimento delle sanzioni anticovid. L’ennesimo in tutto questo anda e rianda di disposizioni e norme di legge, che contribuirà a rendere, se possibile, ancora più lacunosa e difficile la comprensione delle normative da parte del cittadino.

Pare che si andrà verso una chiusura (per ora limitata, poi si vedrà) delle palestre, dei parrucchieri e dei centri estetici. In breve, il mio barbiere non è considerato una sorta di attività essenziale, quindi, per loro può anche rischiare di chiudere.

Cinema, teatri, bar e ristoranti potrebbero chiudere alle 22, perché, si sa, il virus in quell’orario “morde” più che di giorno (abbiamo un virus a orologeria e non ce n’eravamo accorti), non si giocherà più a calcetto o robe simili (il calcio tanto tanto va bene, lì si tratta solo di autorizzare l’ingresso in tribuna a un migliaio di spettatori, andare avanti ad oltranza, fregarsene del covid e dare un 3-0 a tavolino al Napoli che non si prendenta perché ha i giocatori in quarantena, robetta di poco conto, ma il calcetto no, è una cosa che al governo dà fastidio, ci tengono particolarmente, o allora? Son sensibili a queste cose…). La “movida” dovrà essere limitata e si dovrà tornare allo smart workink fino al 70-74% del carico lavorativo.

E le scuole? Già, le scuole rimangono aperte, ci mancherebbe anche altro. Lo ha detto il ministro Azzolina che le scuole sono il posto più sicuro in Italia, e che la percentuale dei contagiati a scuola rispetto alla popolazione dei contagiati “fuori” è bassissima. Appena lo zero virgola zero virgola per cento degli studenti e degli insegnanti. Un’inezia. A meno di non far parte di quella minima percentuale così “trascurabile”, che ci fa dire che il virus non si propaga a scuola (no, macché…), ma che entra, casomai, a scuola da “fuori”. Sempre il “fuori”, l’odiosa parola scaricabarile che attribuisce le responsabilità ad altri e ad altro da sé. Il male è sempre fuori di noi, mai DENTRO di noi. E’ un mondaccio, signora mia!

Qualcuno, come il Presidente della Campania De Luca ha chiuso le scuole, infischiandosene delle direttive del governo e pensando solo alla salute dei suoi concittadini, e attirando su di sé le ire funeste della Azzolina, che non fa altro che lamentarsi del fatto che certi studenti campani, adesso che è iniziata la didattica a distanza, passeggiano bel belli per le strade infischiandosene delle lezioni dei docenti, invece di stare a scuola. Ma non le passa neanche per la mente che quei ragazzi, probabilmente, se le lezioni si svolgessero ancora in sede e in presenza, non sarebbero andati a scuola lo stesso facendo filone, sega, brucia, cupp’?? E che diamine, fa parte del lavoro dei docenti segnarli assenti alle loro ore, e alla fine dell’anno il consiglio di classe deciderà. Il registro elettronico è lì per quello. Invece di pensare che questi ragazzi potrebbero essere infettati proprio da quello stesso “fuori” che tanto si teme, e contagiare a loro volta altre persone, invece di telefonafre immediatamente alle famiglie e di mettere in azione tutti quei processi di dialogo tra scuola e famiglia con cui ci si rempe tanto la bocca. Si può fare, basta che i docenti, le segreterie, i dirigenti scolastici alzino un telefono. Non è difficile.

Ma De Luca ha fatto un mezzo passo indietro, probabilmente sentendo sul collo la pressione indignata della ministra pentastellata dal rossetto niente affatto evidente. E dei contenuti effettivi dei DPCM sulla scuola si sa poco e niente. Il Corriere della Sera evidenzia, come nello screenshot, che si parlerà anche di lezione a distanza per i Licei (immagino voglia dire “per gli istituti superiori di secondo grado”). Il Fatto Quotidiano, dal canto suo, fedelissimo al suo alleato governativo pentastellato, dice che no no no, della scuola non si parlerà nemmeno, perché la scuola è sicura (e te dàgli!).

E allora a chi dare retta? Ve lo dico io, al TG24 di Sky, che fa un riassunto delle criticità più evidenti nelle varie regioni italiane.

Ci racconta per esempio, che in VAL D’AOSTA gli alunni sono costretti ad indossare le mascherine anche quando si trovano in posizione statica (cioè seduti), ammesso che l’indice RT nazionale di contagio superi l’1,5 (e il dato nazionale è intorno all’1,2-1,3); in TRENTINO ALTO ADIGE il liceo classico “Carducci” di Bolzano ha chiuso per emergenza covid per una settimana, e gli alunni (oltre 760, sempre secondo la fonte citata) faranno lezione a distanza; in LOMBARDIA, all’Istituto di Istruzione Superiore Alberti di Bormio, due quinte sono state messe in quarantena per due casi di positività al covid 19. Stessa roba a Sondrio, al Polo di Formazione Professionale Valtellina. A Milano si segnalano 771 persone in isolamento. Nelle scuole di formazione professionale, che, guarda caso, non rientrano nella casistica nazionale, ci sono 42 isolamenti (di cui 32 alunni e 10 insegnanti)

A Mondovì, in PIEMONTE, per un caso positivo tra gli alunni di un liceo linguistico, sono state poste in isolamento due classi terze e una quindicina di professori.

FRIULI VENEZIA GIULIA, scuola elementare Gabelli di Pordenone: un alunno positivo e quarantena preventiva obbligatoria, ma le lezioni continuano in presenza. Al liceo sportivo di Maniago si è verificata la positività di un allievo.

In EMILIA ROMAGNA 18 positivi in cinque classi diverse all’istituto superiore “Caduti della direttissima” di Castiglione dei Pepoli. Anche qui scuola chiusa, e ci mancherebbe anche altro.
Sempre a Bologna e nei comuni di Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, Castenaso e Molinella, si sono verificati 19 contagi, di cui 14 docenti e 5 docenti, per un totale di 12 istituti coinvolti. 9 classi in quarantena.

In TOSCANA, posta in quarantena una classe dell’istituto alberghiero Ferdinando Martini di Montecatini.

Chiusa nelle MARCHE una scuola dell’infanzia a Colli del Tronto: un bambino aveva tosse e febbre. Due studenti delle superiori positivi al virus anche ad Ascoli.

Positivo uno studente dell’istituto Casagrande di Terni, in UMBRIA. Compagni di classe e alcuni dei professori sono stati posti in isolamento.

Una classe in quarantena anche al liceo scientifico Severi di Frosinone, nel LAZIO, mentre il conservatorio Licinio Refice è stato sottoposto a chiusura per precauzione.

A Montesilvano, in ABRUZZO, una docente di una scuola primaria, la ‘Saline’ dell’Ic ‘Rodari’ è risultata positiva. In quarantena due classi e alcuni docenti, mentre al Liceo Scientifico de L’Aquila ci sono cinque classi e quindici professori in isolamento.

Prima dell’intervento del Presidente De Luca, in CAMPANIA era rimasto chiuso il liceo Vittorio Emanuele II. Altri casi accertati all’istituto tecnico Galileo Ferraris, alla scuola materna Regina Coeli e al liceo Umberto I.

In PUGLIA è chiuso il Principessa di Piemonte, a Bari, dove un alunno è risultato contagiato. Le lezioni riapriranno il 19 ottobre, lunedì.

A Muro Lucano, in BASILICATA l’istituto comprensivo Stella è rimasto chiuso per positività di un collaboratore scolastico.

A Sersale, in CALABRIA, chiuse per svariati giorni tutte le scuole del territorio comunale, mentre a causa della positività di due alunni, a Taureana di Palmi e a Locri sono state chiuse due scuole per sanificazione.

A Villamar, in SARDEGNA, il sindaco ha prolungato la chiusura delle scuole del territorio comunale. A Villacidro l’istituto comprensivo Dessì, è rimasto chiuso per positività di una coppia di genitori (negativo il figlio). mentre in SICILIA sono stati chiusi due asili nido di Palermo per positività del personale. Sempre in SICILIA 25 alunni di una classe dell’Itis Fermi di Giarre sono stati messi in quarantena e attivata la didattica a distanza.

 

Alcune di queste notizie sono vecchie di oltre dieci giorni fa, quindi il quadro è fin troppo superato e rassicurante. La scuola è solo agli inizi, ed è ben lungi dall’essere quel luogo sicuro ed idilliaco descritto dal ministro Azzolina. Non vogliono chiudere le scuole perché ormai è una questione di puro e semplice puntiglio. Non c’è altra spiegazione. Le scuole DEVONO rimanere aperte a tutti i costi e basta, è un banco di prova per il governo, e il governo ha deciso per il “o la va o la spacca”. Sulla scuola il governo non transige, ci ha messo la faccia e se la scuola chiude la faccia ce la rimette. La scuola si deve svolgere PER FORZA in presenza, perché il governo ha lavorato tutta l’estate per preparare questo rientro, e se si fa scuola a distanza si fallisce. Ma preservare la salute di alunni, docenti, dirigenti scolastici e personale ATA non dovrebbe essere visto come un fallimento. Lavoratori fragili della scuola che NON possono accedere alla didattica a distanza, attraverso la quale potrebbero rendere il meglio di sé, per il semplice fatto che la scuola VA FATTA OBBLIGATORIAMENTE in presenza. I lavoratori fragili o vanno in malattia d’ufficio subito o si adattano a fare le 36 ore con conseguente ridimensionamento del ruolo e dello stipendio, in lavori di segreteria, di biblioteca, o di accoglienza dei nuovi docenti. Qualcuno preferisce pagare i supplenti e i titolari in malattia piuttosto che far lavorare i titolari in modalità “leggera” e far loro fare quello che sanno. Ma la didattica a distanza (o Didattica Digitale Integrata che chiamar la si voglia), quella no, non s’ha da fare. Non possono far valer il buon senso quando c’è di mezzo l’orgoglio. Si farà didattica a distanza solo se e quando ci sarà un nuovo lockdown e il governo sarà costretto a chiudere i battenti dell’istruzione. Quello che non si è ancora capito è che la gente ha paura. I docenti, il personale ATA, gli stessi Dirigenti Scolastici che mostrano impavidità ed orgoglio nel gestire la situazione, non lo so proprio quanto siano conviti della bontà delle loro esternate convinzioni. La scuola è una polveriera, lo ripeto per l’ennesima volta. E’ pronta ad esplodere, nonostante quello che ne pensa il Governo. Non si può prescindere dai dati sulle contaminazioni in rialzo, sul fatto che siamo tornati ai dati di marzo (solo che a marzo c’era il lockdown, appunto!), sul fatto che i ragazzi, una volta usciti dalla scuola si tolgono le odiatissime mascherine e si assembrano sui muretti ad aspettare gli autobus (anche quelli pieni zibilli!!) e a scambiarsi i pericoli delle contaminazioni, contaminazioni che porteranno a casa, ai loro cari, ai loro anziani, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici. Per poi tornare a scuola la mattina dopo, magari sentirsi male, essere isolati a loro volta, vedersi misurare la febbre ed essere rinviati a fare il tampone orofaringeo o il trest sierologico, la classe viene messa in didattica a distanza (questa volta sì, perché si ha paura!), i compagni e qualche insegnante in quarantena, e così si ricomincia, in un gioco a spirale senza fine. Vogliono raggiungere il 70-75% del lavoro a distanza nella pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono tutelare i lavoratori fragili oncologici, immunodepressi e dichiarati inabili ai sensi della famigerata legge 104 di tutta la pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono farci credere che il virus è in qualsiasi anfratto della convivenza umana. Ma la scuola no. Che dobbiamo salvare la serie A e il calcio. Ma la scuola no.

Io, di nuovo dichiarato idoneo, riprendo il lavoro in presenza e mascherina lunedì prossimo. E così sia.

Daniela Galloni: Alcune precisazioni sui lavoratori fragili

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Con il diffondersi della pandemia si è mostrato un problema che prima era sconosciuto a molti, ovvero l’esistenza di lavoratori fragili.
Cosa significa essere fragili:
Il lavoratore fragile non è necessariamente chi ha una condizione di disabilità o invalidità certificata (in Italia, oltretutto, ci sono molto patologie rare che sono malattie invisibili per il governo) ma, in relazione alla diffusione del coronavirus, tutte quelle persone che sono più predisposte ad infezioni o anche in cui il covid-19 avrebbe un esito più grave, se non nefasto, come chi ha patologie autoimmuni, chi assume immunosoppressori, i malati oncologici, chi ha cardiopatie o malattie respiratorie importanti e i diabetici non compensati.
Con la chiusura delle attività lavorative, questi lavoratori sono stati tutelati con l’introduzione del codice inps v07, attraverso il quale questi potevano usufruire della malattia straordinaria (che non incideva nel comporto) nel caso in cui non fosse stato possibile il lavoro agile da remoto.
Questa tutela è venuta meno il 31 luglio e non è stata rinnovata.
L’emergenza però non è una situazione circoscritta come possiamo ben vedere e soprattutto, alla luce degli ultimi aumenti dei contagi, i lavoratori fragili non possono essere dimenticati. Si pensa sempre che i fragili siano le persone ultra ottantenni con mille patologie, come se questi fossero sacrificabili pur di continuare a vivere normalmente, oltre ad essere ciò profondamente triste e irrispettoso verso queste persone, dobbiamo anche pensare che il fragile è anche il nostro giovane amico con il lupus o l’artrite reumatoide, la mamma che ha avuto un piccolo tumore ecc. Una società che dimentica i fragili è una società che ha perso se stessa.
Nei mesi di agosto e settembre queste persone sono rimaste senza più tutele, hanno usato la malattia ordinaria, oltre a ferie e permessi, fino all’aspettativa, altre volte sono state costrette a tornare a lavoro nonostante alcuni ambienti non fossero assolutamente posti in sicurezza. Alcuni sono arrivati a non avere più retribuzione o rischiare il posto di lavoro per superamento del comporto.
Pensiamo agli infermieri che tanto abbiamo ringraziato a marzo, ai cassieri dei supermercati e infine agli insegnanti.
Il problema infatti è saltato all’occhio dell’opinione pubblica maggiormente con l’apertura delle scuole: perché in una situazione di carenza strutturale di personale docente, la mancanza anche solo di una parte di questi perché inidonei, avrebbe reso ancora più difficile la ripresa scolastica.
Al contrario di quanto detto gli insegnanti non chiedevano di non lavorare, ma di lavorare in sicurezza e dove non possibile di essere destinati ad altro fino a fine emergenza.
Ricordo che a tutt’oggi vige la norma di indossare mascherine anche all’aperto, mentre a scuola in ambienti chiusi e sovraffollati dove si sta per ore questa non viene indossata.
I lavoratori fragili hanno chiesto la proroga dell’articolo 26 che li tutelava, ad oggi 11 ottobre ancora aspettiamo che questa situazione venga chiarita, non è accettabile, per non dire ridicolo, che il decreto agosto con i suoi emendamenti venga discusso dopo due mesi e mezzo.
Oggi, se non ci saranno ulteriori slittamenti, sarà discusso alla camera un emendamento in cui si prevede: la proroga dell’articolo 26 fino al 15 ottobre e l’accesso allo smartworking fino al 31 dicembre per i lavoratori dichiarati fragili.
Nonostante la speranza che questo emendamento venga approvato, ci sono alcune questioni che rimangono aperte:
– il documento parla al momento solo di immunodepressi, malati oncologici e chi ha 104 art. 3 comma 3, non menziona quindi alcune categorie come i cardiopatici per esempio.
– come faranno i lavoratori a vedersi restituire la malattia (per quanto concerne comporto e decurtazione economica) già usufruirà?
-verranno restituite anche le ferie usate o solo la malattia?
– la malattia non andrà nel comporto, ma ci sono ccnl in cui nonostante ciò dopo 180 giorni non si viene pagati, verrà superato questo ostacolo fiscale o si stratta solo di impedire il licenziamento?
– nell’emendamento si parla di smartworking dopo il 15 ottobre, le aziende saranno obbligate a concederlo o no? Perché se si lascia la facoltà di scegliere ovviamente molti non lo faranno.
Oltretutto dobbiamo pensare alle piccole aziende familiari con pochi dipendenti o in cui il lavoro agile non è previsto (un bar con 2 o 3 dipendenti) come saranno aiutate dal governo?
– infine la tutela arriva fino al 31 dicembre, mentre lo stato di emergenza è stato prorogato al 31 gennaio, a gennaio come si dovranno comportare queste persone fragili?
Insomma le domande sono molte e tutte legittime.
Daniela Galloni (Bis Mi)

“Ti trito come il sale fino e poi ti ammazzo. Il coronavirus non esiste, idiota!” Il negazionismo approda a Roseto degli Abruzzi

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A Roseto degli Abruzzi, questo piccolo mondo di un mondo piccolo, succede che una bambina di quattro anni ha 37,5° di febbre e un po’ di tosse. E’ figlia di genitori separati. La pediatra (di cui non faccio il nome, perché è inutile -ma la stampa nazionale lo riporta-) dice che bisogna provvedere a attivare le misure anticovi-19. Tampone orofaringeo, per la precisione.

La madre è d’accordo. Ma bisogna avvertire il padre. Viene contattato e reagisce con un “Adesso vengo nel suo studio, prima la trito come il sale fino e poi l’ammazzo. Il coronavirus non esiste. Idiota”. Almeno questo è quanto riferito dalla pediatra al quotidiano “Il Messaggero”.

Il negazionismo del Covid è diffuso ormai dappertutto. Ma vederlo attuato in maniera così vigliacca e pressante nel paese in cui, bene o male, vivi, è una cosa che fa senso.

Il reato di minaccia è previsto e punito esclusivamente dall’articolo 612 del codice penale. Si rischia una multa fino a 1032 euro o, nei casi più gravi, la reclusione fino a un anno. E’ punibile a querela di parte, quindi bisogna vedere se la pediatra in questione ha intenzione o no di sporgere denuncia. Se sì scatta il procedimento. Che potrebbe essere revocato se la pediatra accettasse una transazione e rimettesse, nel frattempo, la querela. Nel caso peggiore, con un patteggiamento il negazionista in questione potrebbe cavarsela con una pena minima, la sospensione condizionale della pena (non dovrebbe, cioè, scucire una lira) e la non menzione sul casellario giudiziale a richiesta dei privati.

L’ignoranza, la maleducazione, il negazionismo e la cafoneria non sono reato nel nostro ordinamento giudiziario. Peccato.

Lavoratori fragili della scuola: il testo rivisto dal Senato del famigerato articolo 32

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Ecco come verrà modificato e licenziato dalla Camera il comma 4 dell’articolo 32 della L. 104/2020 relativo al personale scolastico:

4. Al fine di consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 e per le finalità di cui all’articolo 231-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e al presente articolo, per l’anno scolastico 2020/2021 al personale scolastico e al personale coinvolto nei servizi erogati dalle istituzioni scolastiche in convenzione o tramite accordi, non si applicano le modalità di lavoro agile di cui all’articolo 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, tranne che nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica.

Secondo questa disposizione di legge (lasciata peraltro pressoché immodificata rispetto al testo vigente), i lavoratori della scuola NON potranno accedere alle prestazioni di lavoro agile già previste da un DL vigente da maggio se non nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a causa dell’emergenza Covid-19.

Ringrazio Rocco e Laura per avermi messo la pulce nell’orecchio.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook Parte II – La rivincita di Sadam Pilak

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Oggi mi sono dedicato alla consueta di richieste cernita richieste di amicizia su Facebook da accettare o da respingere.

Solitamente accetto tutti ma quella di Sadam Pilak mi è sembrata decisamente esagerata. Guardate un po’ qui:

Insomma, mi ha chiesto l’amicizia un figone pazzesco e dovrei esserne solo contento, ma una sorta di infantile pudore, nonché dubbio amletico, mi frena. Com’è che Facebook censura le immagini di una donna di colore che allatta il proprio bambino e fa passare tranquillamente questa roba? Ricordate? Ve ne parlai qui:

Marco Pusceddu inserisce su Facebook la foto di una donna che allatta al seno: bannato per 24 ore

Che, poi, voglio dire, non è nemmeno una casualità, visto come si presenta la signorina (con l’accento sulla “e”, come si dice a Livorno):

Tra bigottismi di maniera e algoritmi che evidentemente non ci capiscono una beneamata, Facebook sta un po’ esagerando, effettivamente. Non ho nulla contro la persona e le attività altamente filantròpiche della signorina in questione. Ma stavolta proprio non è il caso.