A scuola si muore

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A scuola si muore.

E i morti hanno un nome e un cognome. Lui si chiamava Natale Pulizzi, insegnava all’istituto comprensivo Gesualdo Nosengo di Petrosino (TP), di cui era vicepreside.

E’ stato colpito dal Covid-19, contro cui ha lottato per un mese.

Non è chiaro se sia stato contagiato nell’ambiente scolastico o meno. Ma certamente la scuola è stato l’ambiente in cui ha avuto inizio il suo declino, la sua fine. L’ambiente in assoluto più sicuro l’ha visto andarsene, sopraffatto.

Si muore a scuola, dunque. E per morire DI scuola il passo è breve.

Roseto degli Abruzzi: un alunno positivo in una scuola superiore

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A Roseto degli Abruzzi, questo piccolo mondo di un mondo piccolo, è successo che uno studente di un istituto superiore sia risultato positivo a Covid-19.

Il sindaco Sabatino Di Girolamo, che ha pubblicato la notizia su Facebook, non ha fatto il nome dell’istituto, ma tanto le scuole superiori a Roseto degli Abruzzi sono due, per cui se non è zuppa è pan bagnato. Ma ormai a Roseto la notizia la conoscono tutti, e dell’istituto di provenienza dello studente positivo si parla in continuazione. Insomma, è l’argomento del giorno. Nemmeno io farò, tuttavia, il nome di questa istituzione scolastica, perché mi sembra prioritario preservare la privacy dello studente e della sua famiglia. Ma, ripeto, ormai è un segreto di Pulcinella.

Insomma, il contagio scolastico da Covid-19 è arrivato anche qui. Ignoro se la classe e i professori siano stati messi in quarantena, qui se ne parla molto ma nessuno sa, perché è evidente che nessuno deve sapere. E se sa, sa per conto suo.

Tutti sanno che a Roseto (che ormai non è diventata più sicura di ogni altra località italiana) il virus ha toccato la scuola (e QUALE scuola), ma nessuno ne parla. Se chiedi a qualcuno la gente ti guarda con quel senso frammisto di menefreghismo, sussiego, supponenza, superiorità o, più semplicemente, ignoranza, con un ghigno fatto di sarcasmo e nonchalance, come se la scuola non interessasse a nessuno (ed è vero!). La scuola è solo un babyparking, guai a toccarla non tanto perché l’esperienza della didattica in presenza sia fondamentale per l’educazione degli alunni, ma perché nessuno può più star dietro ai propri figli in orario di lavoro, e i propri figli da qualche parte dovranno pur stare, possibilmente non in casa attaccati al computer (al telefonino per chattare con gli amici sì, al computer per imparare qualcosa no, o come sarà??).

E allora che a scuola ci si infetti pure, tanto basta che i nostri figli non siano tra i contagiati, che gli appestati siano sempre gli altri e che la quarantena duri poco (che palle questi tamponi! Basta con questa didattica a distanza, ma che devono studiare anche quando sono costretti a stare a casa questi poveri figliuoli??). Ma, soprattutto, che si continui, imperterriti e cocciuti, a far finta di nulla e a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Lucia Azzolina: La didattica resta (ostinatamente) in presenza per tutti

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“La scuola in presenza e’ fondamentale per tutti, dai piu’ piccoli all’ultimo anno del secondo grado”

“De Luca ritorni sui suoi passi , le scuole in Campania riaprano”.“La scuola ha già tanto sofferto nei mesi scorsi, in questo momento dovrebbe essere l’ultima a chiudere”.

“In queste ore c’è un assalto alla scuola e questo non può fare altro che ledere il diritto all’istruzione. È un attacco che viene da tutti coloro che non riconoscono che quest’estate la comunità scolastica era a scuola con il metro in mano a misurare, mettere la segnaletica per mantenere il distanziamento, creare orari scaglionati. Se ci sono problemi fuori dalle aule a pagarli non sono non possono essere gli studenti”.

“Credevano di poter chiudere le scuole vanificando l’immenso lavoro fatto quest’estate e gli stessi sacrifici dei ragazzi senza che ci fosse alcuna reazione. Ma hanno trovato un intera comunità fatta di docenti, personale scolastico, famiglie, studenti pronta a parare.”

“La scuola ha già sofferto nei mesi scorsi, in questo momento dovrebbe essere l’ultima a chiudere. se avessi migliaia di focolai nelle scuole e potrei capire, ma non è così. In Francia è in Germania ne hanno di più e restano aperte.”

Ma la scuola no

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(screenshot da www.corriere.it)

Dunque, si va verso un nuovo DPCM per il restringimento delle sanzioni anticovid. L’ennesimo in tutto questo anda e rianda di disposizioni e norme di legge, che contribuirà a rendere, se possibile, ancora più lacunosa e difficile la comprensione delle normative da parte del cittadino.

Pare che si andrà verso una chiusura (per ora limitata, poi si vedrà) delle palestre, dei parrucchieri e dei centri estetici. In breve, il mio barbiere non è considerato una sorta di attività essenziale, quindi, per loro può anche rischiare di chiudere.

Cinema, teatri, bar e ristoranti potrebbero chiudere alle 22, perché, si sa, il virus in quell’orario “morde” più che di giorno (abbiamo un virus a orologeria e non ce n’eravamo accorti), non si giocherà più a calcetto o robe simili (il calcio tanto tanto va bene, lì si tratta solo di autorizzare l’ingresso in tribuna a un migliaio di spettatori, andare avanti ad oltranza, fregarsene del covid e dare un 3-0 a tavolino al Napoli che non si prendenta perché ha i giocatori in quarantena, robetta di poco conto, ma il calcetto no, è una cosa che al governo dà fastidio, ci tengono particolarmente, o allora? Son sensibili a queste cose…). La “movida” dovrà essere limitata e si dovrà tornare allo smart workink fino al 70-74% del carico lavorativo.

E le scuole? Già, le scuole rimangono aperte, ci mancherebbe anche altro. Lo ha detto il ministro Azzolina che le scuole sono il posto più sicuro in Italia, e che la percentuale dei contagiati a scuola rispetto alla popolazione dei contagiati “fuori” è bassissima. Appena lo zero virgola zero virgola per cento degli studenti e degli insegnanti. Un’inezia. A meno di non far parte di quella minima percentuale così “trascurabile”, che ci fa dire che il virus non si propaga a scuola (no, macché…), ma che entra, casomai, a scuola da “fuori”. Sempre il “fuori”, l’odiosa parola scaricabarile che attribuisce le responsabilità ad altri e ad altro da sé. Il male è sempre fuori di noi, mai DENTRO di noi. E’ un mondaccio, signora mia!

Qualcuno, come il Presidente della Campania De Luca ha chiuso le scuole, infischiandosene delle direttive del governo e pensando solo alla salute dei suoi concittadini, e attirando su di sé le ire funeste della Azzolina, che non fa altro che lamentarsi del fatto che certi studenti campani, adesso che è iniziata la didattica a distanza, passeggiano bel belli per le strade infischiandosene delle lezioni dei docenti, invece di stare a scuola. Ma non le passa neanche per la mente che quei ragazzi, probabilmente, se le lezioni si svolgessero ancora in sede e in presenza, non sarebbero andati a scuola lo stesso facendo filone, sega, brucia, cupp’?? E che diamine, fa parte del lavoro dei docenti segnarli assenti alle loro ore, e alla fine dell’anno il consiglio di classe deciderà. Il registro elettronico è lì per quello. Invece di pensare che questi ragazzi potrebbero essere infettati proprio da quello stesso “fuori” che tanto si teme, e contagiare a loro volta altre persone, invece di telefonafre immediatamente alle famiglie e di mettere in azione tutti quei processi di dialogo tra scuola e famiglia con cui ci si rempe tanto la bocca. Si può fare, basta che i docenti, le segreterie, i dirigenti scolastici alzino un telefono. Non è difficile.

Ma De Luca ha fatto un mezzo passo indietro, probabilmente sentendo sul collo la pressione indignata della ministra pentastellata dal rossetto niente affatto evidente. E dei contenuti effettivi dei DPCM sulla scuola si sa poco e niente. Il Corriere della Sera evidenzia, come nello screenshot, che si parlerà anche di lezione a distanza per i Licei (immagino voglia dire “per gli istituti superiori di secondo grado”). Il Fatto Quotidiano, dal canto suo, fedelissimo al suo alleato governativo pentastellato, dice che no no no, della scuola non si parlerà nemmeno, perché la scuola è sicura (e te dàgli!).

E allora a chi dare retta? Ve lo dico io, al TG24 di Sky, che fa un riassunto delle criticità più evidenti nelle varie regioni italiane.

Ci racconta per esempio, che in VAL D’AOSTA gli alunni sono costretti ad indossare le mascherine anche quando si trovano in posizione statica (cioè seduti), ammesso che l’indice RT nazionale di contagio superi l’1,5 (e il dato nazionale è intorno all’1,2-1,3); in TRENTINO ALTO ADIGE il liceo classico “Carducci” di Bolzano ha chiuso per emergenza covid per una settimana, e gli alunni (oltre 760, sempre secondo la fonte citata) faranno lezione a distanza; in LOMBARDIA, all’Istituto di Istruzione Superiore Alberti di Bormio, due quinte sono state messe in quarantena per due casi di positività al covid 19. Stessa roba a Sondrio, al Polo di Formazione Professionale Valtellina. A Milano si segnalano 771 persone in isolamento. Nelle scuole di formazione professionale, che, guarda caso, non rientrano nella casistica nazionale, ci sono 42 isolamenti (di cui 32 alunni e 10 insegnanti)

A Mondovì, in PIEMONTE, per un caso positivo tra gli alunni di un liceo linguistico, sono state poste in isolamento due classi terze e una quindicina di professori.

FRIULI VENEZIA GIULIA, scuola elementare Gabelli di Pordenone: un alunno positivo e quarantena preventiva obbligatoria, ma le lezioni continuano in presenza. Al liceo sportivo di Maniago si è verificata la positività di un allievo.

In EMILIA ROMAGNA 18 positivi in cinque classi diverse all’istituto superiore “Caduti della direttissima” di Castiglione dei Pepoli. Anche qui scuola chiusa, e ci mancherebbe anche altro.
Sempre a Bologna e nei comuni di Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, Castenaso e Molinella, si sono verificati 19 contagi, di cui 14 docenti e 5 docenti, per un totale di 12 istituti coinvolti. 9 classi in quarantena.

In TOSCANA, posta in quarantena una classe dell’istituto alberghiero Ferdinando Martini di Montecatini.

Chiusa nelle MARCHE una scuola dell’infanzia a Colli del Tronto: un bambino aveva tosse e febbre. Due studenti delle superiori positivi al virus anche ad Ascoli.

Positivo uno studente dell’istituto Casagrande di Terni, in UMBRIA. Compagni di classe e alcuni dei professori sono stati posti in isolamento.

Una classe in quarantena anche al liceo scientifico Severi di Frosinone, nel LAZIO, mentre il conservatorio Licinio Refice è stato sottoposto a chiusura per precauzione.

A Montesilvano, in ABRUZZO, una docente di una scuola primaria, la ‘Saline’ dell’Ic ‘Rodari’ è risultata positiva. In quarantena due classi e alcuni docenti, mentre al Liceo Scientifico de L’Aquila ci sono cinque classi e quindici professori in isolamento.

Prima dell’intervento del Presidente De Luca, in CAMPANIA era rimasto chiuso il liceo Vittorio Emanuele II. Altri casi accertati all’istituto tecnico Galileo Ferraris, alla scuola materna Regina Coeli e al liceo Umberto I.

In PUGLIA è chiuso il Principessa di Piemonte, a Bari, dove un alunno è risultato contagiato. Le lezioni riapriranno il 19 ottobre, lunedì.

A Muro Lucano, in BASILICATA l’istituto comprensivo Stella è rimasto chiuso per positività di un collaboratore scolastico.

A Sersale, in CALABRIA, chiuse per svariati giorni tutte le scuole del territorio comunale, mentre a causa della positività di due alunni, a Taureana di Palmi e a Locri sono state chiuse due scuole per sanificazione.

A Villamar, in SARDEGNA, il sindaco ha prolungato la chiusura delle scuole del territorio comunale. A Villacidro l’istituto comprensivo Dessì, è rimasto chiuso per positività di una coppia di genitori (negativo il figlio). mentre in SICILIA sono stati chiusi due asili nido di Palermo per positività del personale. Sempre in SICILIA 25 alunni di una classe dell’Itis Fermi di Giarre sono stati messi in quarantena e attivata la didattica a distanza.

 

Alcune di queste notizie sono vecchie di oltre dieci giorni fa, quindi il quadro è fin troppo superato e rassicurante. La scuola è solo agli inizi, ed è ben lungi dall’essere quel luogo sicuro ed idilliaco descritto dal ministro Azzolina. Non vogliono chiudere le scuole perché ormai è una questione di puro e semplice puntiglio. Non c’è altra spiegazione. Le scuole DEVONO rimanere aperte a tutti i costi e basta, è un banco di prova per il governo, e il governo ha deciso per il “o la va o la spacca”. Sulla scuola il governo non transige, ci ha messo la faccia e se la scuola chiude la faccia ce la rimette. La scuola si deve svolgere PER FORZA in presenza, perché il governo ha lavorato tutta l’estate per preparare questo rientro, e se si fa scuola a distanza si fallisce. Ma preservare la salute di alunni, docenti, dirigenti scolastici e personale ATA non dovrebbe essere visto come un fallimento. Lavoratori fragili della scuola che NON possono accedere alla didattica a distanza, attraverso la quale potrebbero rendere il meglio di sé, per il semplice fatto che la scuola VA FATTA OBBLIGATORIAMENTE in presenza. I lavoratori fragili o vanno in malattia d’ufficio subito o si adattano a fare le 36 ore con conseguente ridimensionamento del ruolo e dello stipendio, in lavori di segreteria, di biblioteca, o di accoglienza dei nuovi docenti. Qualcuno preferisce pagare i supplenti e i titolari in malattia piuttosto che far lavorare i titolari in modalità “leggera” e far loro fare quello che sanno. Ma la didattica a distanza (o Didattica Digitale Integrata che chiamar la si voglia), quella no, non s’ha da fare. Non possono far valer il buon senso quando c’è di mezzo l’orgoglio. Si farà didattica a distanza solo se e quando ci sarà un nuovo lockdown e il governo sarà costretto a chiudere i battenti dell’istruzione. Quello che non si è ancora capito è che la gente ha paura. I docenti, il personale ATA, gli stessi Dirigenti Scolastici che mostrano impavidità ed orgoglio nel gestire la situazione, non lo so proprio quanto siano conviti della bontà delle loro esternate convinzioni. La scuola è una polveriera, lo ripeto per l’ennesima volta. E’ pronta ad esplodere, nonostante quello che ne pensa il Governo. Non si può prescindere dai dati sulle contaminazioni in rialzo, sul fatto che siamo tornati ai dati di marzo (solo che a marzo c’era il lockdown, appunto!), sul fatto che i ragazzi, una volta usciti dalla scuola si tolgono le odiatissime mascherine e si assembrano sui muretti ad aspettare gli autobus (anche quelli pieni zibilli!!) e a scambiarsi i pericoli delle contaminazioni, contaminazioni che porteranno a casa, ai loro cari, ai loro anziani, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici. Per poi tornare a scuola la mattina dopo, magari sentirsi male, essere isolati a loro volta, vedersi misurare la febbre ed essere rinviati a fare il tampone orofaringeo o il trest sierologico, la classe viene messa in didattica a distanza (questa volta sì, perché si ha paura!), i compagni e qualche insegnante in quarantena, e così si ricomincia, in un gioco a spirale senza fine. Vogliono raggiungere il 70-75% del lavoro a distanza nella pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono tutelare i lavoratori fragili oncologici, immunodepressi e dichiarati inabili ai sensi della famigerata legge 104 di tutta la pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono farci credere che il virus è in qualsiasi anfratto della convivenza umana. Ma la scuola no. Che dobbiamo salvare la serie A e il calcio. Ma la scuola no.

Io, di nuovo dichiarato idoneo, riprendo il lavoro in presenza e mascherina lunedì prossimo. E così sia.

Daniela Galloni: Alcune precisazioni sui lavoratori fragili

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Con il diffondersi della pandemia si è mostrato un problema che prima era sconosciuto a molti, ovvero l’esistenza di lavoratori fragili.
Cosa significa essere fragili:
Il lavoratore fragile non è necessariamente chi ha una condizione di disabilità o invalidità certificata (in Italia, oltretutto, ci sono molto patologie rare che sono malattie invisibili per il governo) ma, in relazione alla diffusione del coronavirus, tutte quelle persone che sono più predisposte ad infezioni o anche in cui il covid-19 avrebbe un esito più grave, se non nefasto, come chi ha patologie autoimmuni, chi assume immunosoppressori, i malati oncologici, chi ha cardiopatie o malattie respiratorie importanti e i diabetici non compensati.
Con la chiusura delle attività lavorative, questi lavoratori sono stati tutelati con l’introduzione del codice inps v07, attraverso il quale questi potevano usufruire della malattia straordinaria (che non incideva nel comporto) nel caso in cui non fosse stato possibile il lavoro agile da remoto.
Questa tutela è venuta meno il 31 luglio e non è stata rinnovata.
L’emergenza però non è una situazione circoscritta come possiamo ben vedere e soprattutto, alla luce degli ultimi aumenti dei contagi, i lavoratori fragili non possono essere dimenticati. Si pensa sempre che i fragili siano le persone ultra ottantenni con mille patologie, come se questi fossero sacrificabili pur di continuare a vivere normalmente, oltre ad essere ciò profondamente triste e irrispettoso verso queste persone, dobbiamo anche pensare che il fragile è anche il nostro giovane amico con il lupus o l’artrite reumatoide, la mamma che ha avuto un piccolo tumore ecc. Una società che dimentica i fragili è una società che ha perso se stessa.
Nei mesi di agosto e settembre queste persone sono rimaste senza più tutele, hanno usato la malattia ordinaria, oltre a ferie e permessi, fino all’aspettativa, altre volte sono state costrette a tornare a lavoro nonostante alcuni ambienti non fossero assolutamente posti in sicurezza. Alcuni sono arrivati a non avere più retribuzione o rischiare il posto di lavoro per superamento del comporto.
Pensiamo agli infermieri che tanto abbiamo ringraziato a marzo, ai cassieri dei supermercati e infine agli insegnanti.
Il problema infatti è saltato all’occhio dell’opinione pubblica maggiormente con l’apertura delle scuole: perché in una situazione di carenza strutturale di personale docente, la mancanza anche solo di una parte di questi perché inidonei, avrebbe reso ancora più difficile la ripresa scolastica.
Al contrario di quanto detto gli insegnanti non chiedevano di non lavorare, ma di lavorare in sicurezza e dove non possibile di essere destinati ad altro fino a fine emergenza.
Ricordo che a tutt’oggi vige la norma di indossare mascherine anche all’aperto, mentre a scuola in ambienti chiusi e sovraffollati dove si sta per ore questa non viene indossata.
I lavoratori fragili hanno chiesto la proroga dell’articolo 26 che li tutelava, ad oggi 11 ottobre ancora aspettiamo che questa situazione venga chiarita, non è accettabile, per non dire ridicolo, che il decreto agosto con i suoi emendamenti venga discusso dopo due mesi e mezzo.
Oggi, se non ci saranno ulteriori slittamenti, sarà discusso alla camera un emendamento in cui si prevede: la proroga dell’articolo 26 fino al 15 ottobre e l’accesso allo smartworking fino al 31 dicembre per i lavoratori dichiarati fragili.
Nonostante la speranza che questo emendamento venga approvato, ci sono alcune questioni che rimangono aperte:
– il documento parla al momento solo di immunodepressi, malati oncologici e chi ha 104 art. 3 comma 3, non menziona quindi alcune categorie come i cardiopatici per esempio.
– come faranno i lavoratori a vedersi restituire la malattia (per quanto concerne comporto e decurtazione economica) già usufruirà?
-verranno restituite anche le ferie usate o solo la malattia?
– la malattia non andrà nel comporto, ma ci sono ccnl in cui nonostante ciò dopo 180 giorni non si viene pagati, verrà superato questo ostacolo fiscale o si stratta solo di impedire il licenziamento?
– nell’emendamento si parla di smartworking dopo il 15 ottobre, le aziende saranno obbligate a concederlo o no? Perché se si lascia la facoltà di scegliere ovviamente molti non lo faranno.
Oltretutto dobbiamo pensare alle piccole aziende familiari con pochi dipendenti o in cui il lavoro agile non è previsto (un bar con 2 o 3 dipendenti) come saranno aiutate dal governo?
– infine la tutela arriva fino al 31 dicembre, mentre lo stato di emergenza è stato prorogato al 31 gennaio, a gennaio come si dovranno comportare queste persone fragili?
Insomma le domande sono molte e tutte legittime.
Daniela Galloni (Bis Mi)

“Ti trito come il sale fino e poi ti ammazzo. Il coronavirus non esiste, idiota!” Il negazionismo approda a Roseto degli Abruzzi

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A Roseto degli Abruzzi, questo piccolo mondo di un mondo piccolo, succede che una bambina di quattro anni ha 37,5° di febbre e un po’ di tosse. E’ figlia di genitori separati. La pediatra (di cui non faccio il nome, perché è inutile -ma la stampa nazionale lo riporta-) dice che bisogna provvedere a attivare le misure anticovi-19. Tampone orofaringeo, per la precisione.

La madre è d’accordo. Ma bisogna avvertire il padre. Viene contattato e reagisce con un “Adesso vengo nel suo studio, prima la trito come il sale fino e poi l’ammazzo. Il coronavirus non esiste. Idiota”. Almeno questo è quanto riferito dalla pediatra al quotidiano “Il Messaggero”.

Il negazionismo del Covid è diffuso ormai dappertutto. Ma vederlo attuato in maniera così vigliacca e pressante nel paese in cui, bene o male, vivi, è una cosa che fa senso.

Il reato di minaccia è previsto e punito esclusivamente dall’articolo 612 del codice penale. Si rischia una multa fino a 1032 euro o, nei casi più gravi, la reclusione fino a un anno. E’ punibile a querela di parte, quindi bisogna vedere se la pediatra in questione ha intenzione o no di sporgere denuncia. Se sì scatta il procedimento. Che potrebbe essere revocato se la pediatra accettasse una transazione e rimettesse, nel frattempo, la querela. Nel caso peggiore, con un patteggiamento il negazionista in questione potrebbe cavarsela con una pena minima, la sospensione condizionale della pena (non dovrebbe, cioè, scucire una lira) e la non menzione sul casellario giudiziale a richiesta dei privati.

L’ignoranza, la maleducazione, il negazionismo e la cafoneria non sono reato nel nostro ordinamento giudiziario. Peccato.

Lavoratori fragili della scuola: il testo rivisto dal Senato del famigerato articolo 32

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Ecco come verrà modificato e licenziato dalla Camera il comma 4 dell’articolo 32 della L. 104/2020 relativo al personale scolastico:

4. Al fine di consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 e per le finalità di cui all’articolo 231-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e al presente articolo, per l’anno scolastico 2020/2021 al personale scolastico e al personale coinvolto nei servizi erogati dalle istituzioni scolastiche in convenzione o tramite accordi, non si applicano le modalità di lavoro agile di cui all’articolo 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, tranne che nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica.

Secondo questa disposizione di legge (lasciata peraltro pressoché immodificata rispetto al testo vigente), i lavoratori della scuola NON potranno accedere alle prestazioni di lavoro agile già previste da un DL vigente da maggio se non nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a causa dell’emergenza Covid-19.

Ringrazio Rocco e Laura per avermi messo la pulce nell’orecchio.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook Parte II – La rivincita di Sadam Pilak

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Oggi mi sono dedicato alla consueta di richieste cernita richieste di amicizia su Facebook da accettare o da respingere.

Solitamente accetto tutti ma quella di Sadam Pilak mi è sembrata decisamente esagerata. Guardate un po’ qui:

Insomma, mi ha chiesto l’amicizia un figone pazzesco e dovrei esserne solo contento, ma una sorta di infantile pudore, nonché dubbio amletico, mi frena. Com’è che Facebook censura le immagini di una donna di colore che allatta il proprio bambino e fa passare tranquillamente questa roba? Ricordate? Ve ne parlai qui:

Marco Pusceddu inserisce su Facebook la foto di una donna che allatta al seno: bannato per 24 ore

Che, poi, voglio dire, non è nemmeno una casualità, visto come si presenta la signorina (con l’accento sulla “e”, come si dice a Livorno):

Tra bigottismi di maniera e algoritmi che evidentemente non ci capiscono una beneamata, Facebook sta un po’ esagerando, effettivamente. Non ho nulla contro la persona e le attività altamente filantròpiche della signorina in questione. Ma stavolta proprio non è il caso.

Il decreto anticovid: il testo integrale

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VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
VISTA la direttiva (UE) 2020/739 della Commissione, del 3 giugno 2020, che modifica l’allegato III della direttiva 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo e che modifica la direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione;
TENUTO CONTO che l’organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia da COVID-19;
RITENUTA la straordinaria necessità e urgenza di adottare adeguate e proporzionate misure di contrasto e contenimento alla diffusione del predetto virus;
CONSIDERATO che la curva dei contagi in Italia dimostra che persiste una diffusione del virus che provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, e che sussistono pertanto le condizioni oggettive per il mantenimento delle disposizioni emergenziali e urgenti dirette a contenere la diffusione del virus;
CONSIDERATA la straordinaria necessità e urgenza di dare attuazione alla citata direttiva (UE) 2020/739, entro il termine di recepimento fissato per la data del 24 novembre 2020;
RITENUTA la straordinaria necessità e urgenza di prorogare i termini di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, e al decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124;
RITENUTA altresì la straordinaria necessità e urgenza di assicurare la continuità operativa del sistema di allerta COVID;
VISTA la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 7 ottobre 2020;
SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

EMANA
il seguente decreto-legge:

ART. 1
(Misure urgenti strettamente connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza da COVID 19)
1. All’articolo 1 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: “15 ottobre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 gennaio 2021”;
b) al comma 2, dopo la lettera hh) è aggiunta la seguente: “hh-bis) obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, restando esclusi da detti obblighi:
1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
2) i bambini di età inferiore ai sei anni;
3) i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.”.

2. Al decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 16, le parole “, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2» sono sostituite dalle seguenti: «restrittive rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai citati decreti e d’intesa con il Ministro della salute, anche ampliative”;
b) all’articolo 3, comma 1, le parole “15 ottobre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 gennaio 2021”.

3. Al decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 3, le parole: “15 ottobre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2020”;
b) all’Allegato 1 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) dopo il numero 16 è inserito il seguente: “16-bis Articolo 87, commi 6 e 7, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”;
2) il numero 18 è sostituito dal seguente: “18 Articolo 101, comma 6-ter, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”;
3) dopo il numero 19 è inserito il seguente: “19-bis Articolo 106 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”;
4) dopo il numero 24 è inserito il seguente: “24-bis Articolo 4 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40”
5) i numeri 28 e 29 sono soppressi;

6) dopo il numero 30-bis sono inseriti i seguenti:
“30-ter Articolo 33 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77;
30-quater Articolo 34 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”;

7) dopo il numero 33 è inserito il seguente:
“33-bis Articolo 221, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”;

8) dopo il numero 34 è aggiunto il seguente: “34-bis Articolo 35 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104”.

4. All’articolo 87, comma 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, le parole: “del comma 1, primo periodo,” sono sostituite dalle seguenti: “dei commi 6 e 7”.

ART. 2
(Continuità operativa del sistema di allerta COVID)
1. All’articolo 6, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, n. 70, sono apportate le seguenti modificazioni:

al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Al solo fine indicato al comma 1, previa valutazione d’impatto ai sensi dell’articolo 35 del regolamento (UE) 2016/679, è consentita l’interoperabilità con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell’Unione europea.”;
al comma 6, le parole: “dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020,” sono sostituite dalle seguenti: “delle esigenze di protezione e prevenzione sanitaria, legate alla diffusione del COVID 19 anche a carattere transfrontaliero, individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, e comunque entro il 31 dicembre 2021,”.

2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 3 milioni di euro per l’anno 2021, si provvede con le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente sul bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.

ART. 3
(Proroga di termini in materia di nuovi trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga)
1. I termini di cui all’articolo 1, commi 9 e 10, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”, sono differiti al 31 ottobre 2020.

ART. 4
(Attuazione della direttiva (UE) 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020, concernente l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono
causare malattie infettive nell’uomo)

1. All’allegato XLVI del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nella sezione VIRUS, dopo la voce: “Coronaviridae – 2” è inserita la seguente: “Sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2) (0a) – 3”; la nota 0a) è così formulata: “0a) In linea con l’articolo 16, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, il lavoro di laboratorio diagnostico non propagativo riguardante il SARS-CoV-2 deve essere condotto in una struttura in cui si utilizzano procedure equivalenti almeno al livello di contenimento 2. Il lavoro propagativo riguardante il SARS-CoV-2 deve essere condotto in un laboratorio con livello di contenimento 3 a una pressione dell’aria inferiore a quella atmosferica.”.

ART. 5
(Ultrattività del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 settembre 2020)

1. Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, e comunque non oltre il 15 ottobre 2020, continuano ad applicarsi le misure previste nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 settembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 settembre 2020, n. 222, nonché le ulteriori misure, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera hh-bis), del decreto-legge n. 19 del 2020, come introdotta dal presente decreto, dell’obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché dell’obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, ma con esclusione dei predetti obblighi:
a) per i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
b) per i bambini di età inferiore ai sei anni;
c) per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

ART. 6
(Copertura finanziaria)

1. All’attuazione del presente decreto si provvede nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, a eccezione di quanto previsto dal comma 2.
2. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al n. 34-bis dell’allegato 1 al decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, come modificato dal presente decreto, è autorizzata per l’anno 2020 l’ulteriore spesa di euro 6.197.854 di cui euro 1.365.259 per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario ed euro 4.832.595 per gli altri oneri connessi all’impiego del personale. Alla copertura degli oneri di cui al presente comma, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per le emergenze nazionali di cui all’articolo 44, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.

ART.7
(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook

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Negli ultimi giorni sto ricevendo parecchie richieste di “amicizia” su Facebook. La cosa gonfia un po’ il mio ego, già eccessivamente smisurato (secondo quanto riferiscono fonti bene informate del settore), e va be’, è un periodo in cui sono “famosetto” per tutta una serie di circostanze più o meno professionali, e mi sembra un “rigurgito” da social network pienamente giustificato.

Solitamente approvo tutte le richieste di “amicizia” che mi arrivano, salvo poi bannare l’utente in questione se mi rompe le scatole. E ne ho bannati diversi. Diverse, soprattutto (su Facebook la nobile arte di rompere i coglioni si declina soprattutto al femminile).

Tra le richieste di “amicizia” che mi sono arrivate ieri, ce n’è una molto particolare. Ho accettato la richiesta e immediatamente ho ricevuto, in privato, un “Ciao! Come stai??” Normalmente non rispondo, ma questa volta mi è venuta voglia di iniziare a sondare il terreno. Lo faccio in maniera molto generica e la conversazione comincia. L’interlocutore si presenta come una infermiera ungherese di 33 anni che lavora in Spagna e che ha trascorso alcuni mesi a Napoli. Poco dopo, in neanche 5 minuti, mi confida le sue delusioni e pene d’amore (e va be’, son cose che succedono, ma non le sembra un po’ prematuro?? Voglio dire, aprirsi così a un estraneo -perché non siamo “amici”, siamo estranei!- non è esattamente un bel biglietto da visita. Ma continuiamo.

Ben presto l’interlocutore mi propone di passare il dialogo su WhatsApp. Eccola lì, vuole il numero di telefono. Faccio lo gnorri. Le dico che per scriverle su WhatsApp ho bisogno del SUO recapito telefonico. Me lo sciorina senza problemi su un piatto d’argento. Anche questo è strano. Una ragazza 33enne che dà senza problemi il suo numero di telefono a uno sconosciuto.

Basta una ricerca su Google del numero in questione per vederlo inserito in una roba che si chiama “todaloca.net” e che mi propone una figona in ombra direttamente sulla testata:

Bingo! Ma sarà un caso?? Oltretutto il numero proviene da un operatore ITALIANO. Una persona che vive in Spagna e che ha una scheda SIM italiana?? Può darsi, ma mi puzza.

Su “todaloca.net”, tra i numeri di telefono evidenziati, oltre ad apparire il Nostro, compaiono quasi tutti numeri italiani.

Ma andiamo a vedere il suo account Facebook. Stranamente (“stranamente”?) gli unici post che contiene sono alcune fotografie. Pochissimi i commenti. Uno da un russo che fa il pollice alzato, uno da un americano che scrive giusto una riga e mezzo di numero. Nient’altro. Niente dati personali. Non si sa di dove sia, dove lavori, quali siano i suoi studi, i luoghi in cui ha abitato, niente di niente.

La sua foto di copertina la ritrae con alcune colleghe vicino al letto di una paziente. Sia lei che le colleghe che (soprattutto!) la paziente sono perfettamente riconoscibili. Tiè, alla faccia della privacy!

Nessuna indicazione neanche sulle sue “amicizie”. Non è possibile vedere chi siano i suoi contatti. So solo che ne abbiamo due in comune. Pochine.

Ma, siccome un pochino di spagnolo lo conosco anch’io, decido di prolungare l’indagine. Da principio con una “chat” semplice. Ho bisogno di stabilire se dietro a quell’account ci sia o no un sistema di risposta automatico. Cosa volete, è l'”ispettore” da romanzo giallo che è in me. O, se volete, il Paolo Attivissimo che mi coltivo nell’anima. I messaggi che mi arrivano sono tutti estremamente generici. Il italiano ricevo cose tipo “Ciao” e “Come stai?” Troppo poco. Sembra proprio un boot.

In spagnolo la conversazione è più fluida. Le risposte arrivano con precisione cronometrica (una al minuto, ci si può rimettere l’orologio), le espressioni si ripetono, se scrivo una riga e mezzo (capirai!) ricevo un “ok”, ma il sistema pare essere ben strutturato per dare la sensazione che dietro lo schermo ci sia una persona in carne ed ossa. Se faccio un discorso appena più complesso come “Cosa stai facendo?” il sistema pare reggere, sia pure con risposte altrettanto generiche tipo “Sto lavorando”. Ma appena scrivo qualcosa di più complesso o complicato l’interlocutore pare andare in tilt. Se chiedo “Perché hai deciso di chiedermi l’amicizia?” il sistema risponde con lo stesso messaggio identico, preciso, ‘ntìfico.

Non ho ancora la prova provata che l’utente Facebook in questione sia un fake, ma, naturalmente, tutte le circostanze mi portano a pensare che lo sia.

Ora la domanda non è tanto chi si cela dietro a questa identità, perché lo so (è il suddetto “todaloca.net”) ma “cui prodest”, cioè a chi giova?? Cosa spinge una persona o una società a creare degli account palesemente fasulli? A quale scopo? Quello di raccogliere dei numeri di telefono?? Mi sembra uno sforzo francamente sovrumano per un risultato così misero. Vogliono vendermi qualcosa? Vogliono dei soldi?? Più probabilmente la risposta sta nel mezzo. Vogliono l’utente. I suoi dati, le sue abitudini, le sue amicizie, i suoi contatti, il suo pensiero, i suoi interventi. Come si dice in questi casi “Non chiederti che prodotto vogliono venderti, il prodotto sei tu”. E viandare.

Lavoratori fragili della scuola: lo stato dell’arte

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Facciamo il punto della situazione.

I lavoratori della scuola cosiddetti “fragili” vengono individuati dalla normativa in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale come:

– immunodepressi;
– malati oncologici;
– disabili che usufruiscono della legge 104.

NON sono previste altre tipologie di patologia (ad esempio le malattie a carico dell’apparato respiratorio e, comunque, tutte quelle patologie per le quali il rischio di esposizione al coronavirus può portare a un reale e oggettivo peggioramento delle condizioni generali del paziente -ma basterebbe anche il semplice rischio di sovraesposizione-).

Per cui, stando alla lettera della normativa, che è stata il frutto di una visione quanto meno frettolosa da parte del Legislatore, di un problema che si presenta estremamente variegato e complesso, SOLO queste categorie di lavoratori “fragili” sarebbero legittimate ad accedere allo smartworking, alla realizzazione e alla participazione a corsi di aggiornamento, e alla richiesta del cambio di ruolo, col rischio di non vedersi attribuire i 400 euro circa previsti per la protezione e per la salvaguardia dei docenti già stanziati dalle Istituzioni.

Per gli altri docenti fragili, pur affetti da patologie anche importanti, non ci sarebbe una soluzione logica. Non potrebbero riprendere il servizio in presenza in quanto, comunque, il Dirigente Scolastico sarebbe in possesso di una certificazione che attesta il suo stato di inabilità (solitamente questa certificazione viene rilasciata con la dicitura “fino a fine emergenza COVID”) ma, d’altrocanto, il Dirigente Scolastico non potrebbe ricollocare il docente nello status di “malattia d’ufficio”, non ricorrendo nella normativa i presupposti per una malattia (il provvedimento “comporta” la malattia d’ufficio, e stabilisce che per i lavoratori fragili il periodo di malattia goduto fino al 15 ottobre non si va a computare, quindi i “malati d’ufficio” fino al 15 ottobre NON intaccano i 18 mesi di malattia previsti dal CCNL).

Ma non potrebbero neanche, alla lettera del provvedimento, accedere allo smartworking, non rientrando le loro patologie tra quelle elencate, né ai corsi di aggiornamento. Sarebbe possibile, tutt’al più, la richiesta di essere adibito ad altre mansioni (sempre in presenza), con conseguente cambio di ruolo e di trattamento economico, nonché di orario di lavoro (dalle attuali 18 a 36 ore settimanali, con prolungato rischio di sovraesposizione).

Poniamo il caso che il Dirigente Scolastico, A PROPRIO RISCHIO E PERICOLO, decida di collocare in malattia d’ufficio un docente:
– si verificherebbe una situazione in cui il “comporto” non è più valido, e le assenze per malattia inizierebbero ad essere computate effettivamente col rischio di ritrovarsi, dopo il nono mese, al 90% dello stipendio, e, negli ultimi sei mesi, al 50% (vi è da dire che esauriti i 18 mesi di malattia in tre anni, al docente non spetta più la conservazione del posto di lavoro);
– ci sarebbe da risolvere il problema della reperibilità: il malato-non malato in questione sarebbe passibile di visita fiscale? La materia è estremamente controversa a dir poco.

Nel frattempo, a conforto di una interpretazione più ampia e generalizzante della norma, arriva su Oggi Treviso un breve articolo di Roberto Grigioletto, che chiarisce molto bene la situazione. Lo trovate qui:

https://www.oggitreviso.it/smartworking-fino-fine-anno-%E2%80%9Clavoratori-fragili%E2%80%9D-sia-pubblici-che-privati-238690

Certo, si tratta solo dell’esposizione e dell’esposizione delle conoscenze e delle opinioni di un giornalista (che, come tali, non hanno forza normativa) ma trovo che questo intervento sia esemplare per indicare e definire la “vulgata” del provvedimento, ovvero come la normativa venga letta, interpretata e rielaborata dal cittadino comune. Non è poco.

Un’intera classe contagiata all’istituto superiore Principessa Maria Pia di Taranto

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Il Ministro dell’Istruzione Azzolina ci ha rassicurati: la scuola incide solo in forma infinitesimale, e, comunque, largamente marginale sulla percentuale dei contagi degli italiani. Pensate che solo lo 0,04% dei docenti è stato infettato. Significa che la scuola c’è e che è sicura. A meno di non essere un docente che ha la sfiga di far parte di quello 0,04%.

Peccato che a smentirla ci pensa una dichiarazione di Enrico Bucci, biologo, professore alla Temple University di Philadelphia:

“Dopo due settimane non si può parlare di effetto né negativo né positivo, semplicemente non si può parlare di nulla. Il periodo di osservazione è così breve che non c’è fisicamente il tempo per trarre delle conclusioni. La ministra ha fatto un azzardo, anzi, ha detto una cosa senza senso.”

Un bel minuetto, non c’è che dire.

La quadriglia ce la fa sentire una notizia battuta pochi minuti fa dall’ANSA: all’istituto superiore Principessa Maria Pia di Taranto, si è registrata una classe intera di 17 alunni positivi al Covid-19.

Il presidente della Sis 118 Mario Balzanelli ha definito l’evento come “sentinella” ovvero

“di particolare gravità e potenzialmente evitabile”.

Sono solo gli inizi. La scuola, lungi dall’essere quel luogo idilliaco descritto dal Ministro Azzolina è una vera e propria polveriera sul punto di esplodere. Il caso di Taranto non è e non può essere un caso isolato, è solo la “sentinella” (appunto!) di quello che sta per accadere. Occorre passare alla Didattica a Distanza (o DDI, secondo le ultime indicazioni lessicali) e subito, se non si vogliono rischiare catastrofi. E bisogna farlo subito. Per prevenire, non quando i buoi sono scappati.

L’interesse del Governo, chiaramente, è quello di privilegiare l’immagine di una scuola in presenza, esente da ogni pericolo. Beato chi ci crede. Noi no non ci crediamo.

Lavoratori fragili: arriva l’emendamento al provvedimento governativo di proroga dell’emergenza Covid-19

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Apprendo via Facebook da un post immesso dalla Deputata Lisa Noja di Italia Viva, che è stato approvato un emendamento al testo del provvedimento del Governo in tema di emergenza covid-19 relativo ai lavoratori cosiddetti “fragili” (grazie al Prof. Mario Martino che me lo ha segnalato). Andiamo ad eviscerarne alcune parti:

Dunque, il periodo di malattia che va fino al 15 ottobre prossimo è equiparato a ricovero ospedaliero. Non ci sarà, quindi, obbligo di reperibilità, né lo stipendio sarà sottoposto alla purtuttavia odiosa “tassa Brunetta”, per i lavoratori pubblici.

Ma quello che offre più spunti è il successivo comma 2-bis, che stabilisce le attività da svolgere a partire dal 16 ottobre prossimo:

Vi si stabilisce che DI NORMA (il maiuscolo è mio) detti lavoratori svolgono la prestazione lavorativa in “modalità agile”. Quindi la NORMALITA’ prevederebbe anche e soprattutto lo svolgimento di attività didattiche a distanza, benché l’aggettivazione “agile” possa dare adito a interpretazioni diverse. Lo smart-working vi dovrebbe essere compreso, trattandosi come risulta del tutto evidente, di una agevolazione nei confronti del lavoratore fragile. Il tutto ANCHE (che a casa mia significa “non solo”, e anche a casa del legislatore) in una “diversa mansione” (ma della stessa categoria), “o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale ANCHE (ho già scritto come interpreto questa parola) da remoto.”

E la malattia? Eh, la malattia, almeno nell’emendamento, non c’è più. Cioè dal 16 ottobre cesserebbe lo status di lavoratore in malattia e il lavoratore sarebbe da considerarsi a tutti gli effetti in servizio, sia pure con diverse mansioni o coinvolto in attività “specifiche” di formazione professionale (non si sa se come docente o come discente).

Per la sostituzione dei cosiddetti lavoratori “fragili” è stata stanziata una cifra esorbitante: 54 milioni di euro, parte dei quali andranno a costituire i compensi dei supplenti per il personale docente e ATA dichiarato definitivamente o temporaneamente inabile al lavoro, cioè personale che era perfettamente in grado, salvo situazioni di comprovata gravità, di svolgere il proprio lavoro da casa con la Didattica a Distanza. Uno spreco di energie e di risorse economiche incalcolabile. Il tutto a carico dei cittadini.

Un ultima perplessità: nel testo dell’emendamento si parla solo di lavoratori affetti da patologie oncologiche, immunodepressive o costretti a terapie salvavita. Che ne è di coloro (fra cui chi scrive) che sono stati riconosciuti inabili, sia pure in via temporanea, ma per ALTRE patologie? Sono ugualmente sottoposti al regime previsto dal testo dell’emendamento?

Molta incertezza, dunque, il testo è tutt’altro che chiaro in molti punti e si rischia di unire confusione alla già delicata situazione di quei lavoratori che, oggi più che mai, hanno il diritto sacrosanto di essere riammessi a lavorare in santa pace.

L’hackeraggio di “Spaghetti Politics”: un breve aggiornamento

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Alcune settimane fa ho pubblicato un post sull’hackeraggio dell’account Instagram “Spaghetti Politics”. Lo ritrovate qui:

L’account Instagram della ragazza di fronte: sparito, con 70000 follower, “SpaghettiPolitics”

Oggi su Facebook mi ha scritto la titolare dell’account, Michela Grasso, per comunicarmi che il mio articolo conterrebbe, a suo dire, delle “inesattezze”. L’ho invitata a segnalarmele. Se me le fornirà sarò lieto di pubblicare la sua versione dei fatti, prendendomi, tutt’al più, il diritto di controreplicare a mia volta.

Il tono della comunicazione della Grasso è stato franco e cordiale, quasi intimidito (“scusa il disturbo”, mi scrive alla fine. Ma quale disturbo? Io sono sempre felice quando qualcuno mi fa notare qualcosa di quello che scrivo!). Mi auguro di poter pubblicare al più presto le sue considerazioni, se e quando verranno.

Ma quello che mi lascia un pochino (ma solo un pochino) perplesso è il come mai, con tutti i giornali che si sono occupati del suo caso (Huffington Post, il Messaggero, Repubblica) con tanto di interviste personali, Michela Grasso si sia rivolta proprio a me, che sono solo un blogger di periferia. Che il blog abbia una portata immensamente superiore a quello che io avevo preventivato? A giudicare da chi mi querela pare proprio di sì.

 

PS: Ho cercato “Spaghetti Politics” su Instagram. Risulta essere un account attivo con oltre 98.000 followers (alla faccia del bicarbonato di sodio!). L’utente omonimo (che si firma con la foto di Berlusconi che porta la bandana) scrive regolarmente e risponde agli interventi degli altri iscritti. Sembrerebbe, quindi, tutto in regola. Michela Grasso ha riavuto indietro il suo account grazie all’intervento di Chiara Ferragni? Forse la stessa Michela potrà toglierci questo dubbio, se vorrà:

 

L’acquisizione del dominio classicitaliani.it: un aggiornamento

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Prendo spunto da un commento dell’amico lettore Alberto Maria Onori (stavolta il nome è quello reale) sulla questione dell’acquisizione del dominio classicitaliani.it, precedentemente gestito dall’ottimo Giuseppe Bonghi.

Il dominio scade oggi. Ma, per i regolamenti che disciplinano questa materia, non sarà disponibile per chi lo vuole acquisire prima di 45 giorni. Nella prossima settimana, infatti, l’intestatario del dominio potrà di nuovo “salvarlo”, rivendicandone la proprietà e pagando una sorta di cifra supplementare al normale rinnovo (cifra che potrebbe essere anche molto bassa, ormai i domini te li tirano dietro, ho visto che Register.it li offre addirittura gratuitamente). Tutto lì. Viceversa, se l’attuali intestatario del dominio non sarà interessato, come spero, a rinnovarlo, il dominio cadrà in uno stato di latenza per ulteriori 20 giorni, e allora sarà possibile fare qualcosa.

Insomma, bisogna ancora aspettare. Ciò che fa più rabbia è che l’attuale intestatario non se ne fa di nulla (lo spazio web è praticamente vuoto) e sarebbe possibile fin da subito reindirizzarlo verso risorse libere in cui è possibile scaricare e-book in lingua italiana.

Peccato, per il momento, peccato davvero.

Ancora su “Tutta la città ne parla” (ho fatto il bis!)

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Ieri sono ancora stato citato su “Tutta la città ne parla” a Radio3. Un massaggio dell’ego smisurato (sia il massaggio che l’ego) che mi ha fatto molto piacere. Si partiva dall’intervento di una ascoltatrice di “Prima Pagina” che denunciava la particolare difficoltà dei concorsi per diventare medici (ma i concorsi devono essere selettivi o no?) e questo è il mio intervento in proposito, letto dalla purtuttavia ineffabile Rosa Polacco:

      citazione3

Lissone: prof. 60enne rinviato a giudizio per atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione

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Un professore di scuola superiore della Brianza, un docente di lettere 60enne, si è innamorato di una sua alunna 16enne, conosciuta a Lissone.

Il docente ha detto di essersi innamorato follemente, al punto di chiedere il divorzio alla moglie, per portare avanti la sua relazione con la ragazzina (perché a 16 anni si è ragazzini, c’è poco da fare). A far emergere i fatti sarebbe stato un bacio scambiato tra i due in ambiente scolastico e varie altre effusioni immortalate spietatamente dai cellulari dei compagni. Le immagini sarebbero state notificate al Dirigente Scolastico e, successivamente, alla Procura della Repubblica.

Il professore in questione è stato rinviato a giudizio per “atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione”.

Lolita di Nabokov non ci ha insegnato ancora niente.