La complicata vicenda giudiziaria di Mimmo Lucano

Foto e citazioni del testo tratte da www.wikipedia.org

Io non ce l’ho con Mimmo Lucano, il sindaco di Riace indagato dal 2017, anche se qualcuno, nell’ottobre scorso, lo aveva biecamente sottinteso e azzardato.

Ho solo avuto parole di (dura) critica verso tutto quel mondo della sinistra radical-chic, hashtagara che all’indomani del suo arresto è andata riempiendo i social network di #arrestatecitutti, come se fossero stati bruscolini.

Ho solo detto: lasciamo che la giustizia faccia il proprio corso e vediamo. E il proprio corso la giustizia lo sta facendo, da quella operazione del 2 ottobre 2018 che lo ha posto agli “arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti”.

Il 16 ottobre il tribunale della libertà gli revoca gli arresti domiciliari ma gli impone di non risiedere a Riace, divieto che verrà revocato dalla Cassazione il 26 febbraio 2019.

L’11 aprile 2019 viene rinviato a giudizio (nonostante la Cassazione stessa abbia demolito molti degli indizi a suo carico) “per abuso d’ufficio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.” Il giorno dopo (guarda caso, a volte si dice che la giustizia ad orologeria non esiste!) riceve una ulteriore informazione di garanzia “per truffa e falso in relazione alla gestione dei migranti a Riace”.

Sono segnali decisamente preoccupanti che vanno bene al di là dell'”arrestateci tutti”, della solidarietà facilona e massmediologica degli inviti alla trasmissione di Fazio. Intendiamoci, sia chiaro che per me (e per la legge) Mimmo Lucano è innocente fino a condanna definitiva passata in giudicato (e non c’è stato ancora neanche uno straccio di processo di primo grado), però tra rinvio a giudizio e nuovo avviso di garanzia, non lo vedo tanto bene. Certo, potrà addurre tutte le motivazioni a suo discapito in un giudizio davanti a un giudice terzo, però intanto la Procura sta vincendo per 2-0 (e la difesa qualche cosa deve pure averla detta, se non altro nell’udienza filtro per il rinvio a giudizio).

Bisogna andarci cauti, con queste cose, maledettamente cauti, santa Maria, se no si rischia veramente di andare al di là dei dati di fatto per far vincere le emozioni e le commozioni. Poi se Lucano riuscirà (come mi auguro) a farsi assolvere in tutti e due i procedimenti, sarò il primo a complimentarmi con lui pubblicamente e a esserne felice (l’iter giudiziario, mper chi ci capita in mezzo, è un calvario). Ma la gente comincia già a lasciarlo solo.

Assange arrestato e trascinato a viva forza fuori dall’ambasciata dell’Ecuador

Frame tratto da un filmato trasmesso da Ruptly

Certo che vedere Julian Assange trascinato a forza dagli agenti londinesi fuori dall’ambasciata dell’Ecuador e con le manette ai polsi “fa brutto”, come si dice da queste parti.

Il suo arresto, conseguente alla decisione dell’Ecuador di revocargli l’asilo, rappresenta senza dubbio una violazione dei diritti individuali e una abnormità cosmica. Assange è prima di tutto un giornalista. E come giornalista ha reso pubbliche centinaia e centinaia di documentazioni riguardanti le responsabilità degli Stati Uniti (che, nel frattempo, adesso ne chiedono l’estradizione bramosi di vendetta) e i crimini di guerra in Iraq. A questo materiale hanno attinto anche i giornalisti italiani per le loro denunce sulla carta stampata e sul web, e sono gli stessi giornalisti che oggi gli dànno addosso come se fosse uno dei delinquenti più pericolosi della Terra (ricordo che la causa intentatagli dallo stato svedese per violenza sessuale è stata nel frattempo archiviata). Assange è un uomo che ha agito solo nel nome della libertà di informazione, non è il Robin Hood della rete né un paladino senza macchia e senza paura, per riprendere le parole di Vittorio Parsi su Avvenire (uno dei principali giornali dell’opposizione), è un giornalista responsabile solo di aver mostrato la verità, e si sa che, come diceva Orwell, in un mondo guidato da versioni ufficiali di Stato, mostrare la verità è un atto incredibilmente rivoluzionario. Estradarlo negli stati Uniti rappresenterebbe un precedente pericolosissimo, perché significherebbe che qualunque giornalista abbia pubblicato notizie vere e/o verificabili (come affermano i legali di Assange) potrebbe essere arrestato o fermato. E’ per questo che è necessario opporsi con tutte le forze alla sua estradizione, e il primo ad opporsi dovrebbe essere proprio lo stato britannico che lo ha arrestato per un illecito che in Italia farebbe ridere.

E’ urgente che Julian Assange torni di nuovo libero di dedicarsi alle sue attività che tanto bene hanno fatto al mondo dell’informazione e che hanno gettato una luce di speranza sull’informatica e sulla telematica di domani.

Copyright: sì, ma tu che ne pensi??

Devo proprio ammettere che quando vi ci mettete siete più noiosi e pedanti di un granchio nelle mutande (era “un riccio”, ma il granchio mi sembrava più efficace). Ho scritto giorni fa una piccola riflessione sul tema del copyright e sull’emanazione della direttiva relativa da parte del parlamento europeo. Tuttavia, recentemente, una cara lettrice, che noi chiameremo per brevità Melchiorri Marusca nei Baneschi, mi ha chiesto “Sì, ma di tutta questa roba, tu cosa ne pensi??” E allora eccomi, a mio mal grado, a rispondere e a tornare sul pruriginoso argomento.

Premetto che di quello che penso io non gliene può fregare niente a nessuno, ma ho come l’impressione che si stia parlando di un gigantesco baraccone, di un ambaradan di dimensioni ciclopiche, che alla fine non sortirà che pochi e relativi effetti pratici e che andrà a colpire le multinazionali del Web e i colossi di argilla a cui queste nuove normative sono rivolte. Wikipedia può dormire sonni tranquilli, i suoi interessi sono salvaguardati, potranno continuare a chiedere soldi, fare oscuramenti estemporanei, restare nel web così come sono, e dire che non faranno mai uso di pubblicità, come se gliene fregasse qualcosa a qualcuno.

Intanto chiariamo una cosa: il fatto che tra un paio di anni questa normativa sarà recepita da tutti i paesi dell’Unione con leggi anche sostanzialmente diverse l’una dall’altra non può essere considerato un ostacolo ma una ricchezza. Per quanto riguarda l’Italia sappiamo come la pensa il Governo, che è stato contrario a questo provvedimento ritenendolo (legittimamente, ma sono sacrosanti cavoli suoi) dannoso per gli equilibri del web. Quindi è possibile che in sede di ricezione nazionale la legge possa venire modificata e maggiormente articolata. Sempre se questo governicchio riuscirà a stare ancora al potere quando se ne riparlerà in modo compiuto.

L’ articolo 15 (ex articolo 11) introduce una sorta di tassa sulle citazioni da parte degli editori e dei raccoglitori di contenuti (come Google News, per intenderci, che è la prima entità destinata a scomparire) che ripubblicano pari pari articoli giornalistici o loro parti coperte da diritto d’autore senza corrispondere alcunché agli autori. Saranno fatti salvi gli estratti “brevi” (ma la direttiva non dice “brevi” quanto).

L’articolo 17 (già articolo 13) stabilisce che sono esentate dal pagamento del diritto d’autore le citazioni, le recensioni, le parodie, i pastiche satirici, i meme (parola orribile per determinare cose orribili) e quant’altro. Regola inutile e sovrabbondante perché nella legge sul diritto d’autore italiana è fatto già salvo l’uso della citazione a scopo di critica o di discussione. Quindi il problema non si pone. Ma quello che l’articolo 17 stabilisce è che un sito che permette l’immissione di contenuti da parte degli utenti (come YouTube, per esempio) debba controllare se contributi video, testuali o audio violino o meno la legge sul diritto d’autore. Se c’è una violazione deve bloccarli. E qui c’è da riflettere. Lo stesso YouTube che ha miriadi e miriadi di filmati relativi a canzoni, brani musicali, opere, film in versione integrale, dovrebbe oscurare una serie impressionante di contenuti che la gente ha messo lì a suo bell’agio, senza pagare né multe, né diritti, né conseguenze. E se volete proprio conoscere la mia opinione in merito, sarebbe anche l’ora di finirla.

Il feto di plastica delle famiglie “tradizionali”

E’ dai tempi di Giulietta e Romeo, ovvero dei Capuleti e dei Montecchi che a Verona succedono dei casini inenarrabili quando si parla di famiglie.

Ora, io sono per natura una persona che crede nello stato di diritto e nella libertà di opinione, di pensiero e di parola, per cui se c’è qualcuno che ha a cuore di manifestare un pensiero purtuttavia aberrante come quello che gli omosessuali, se non si pentono (ma di che?), sono destinati all’inferno è libero di manifestarlo, purché se ne stia rinchiuso nelle quattro mura del Congresso sulla Famiglia cosiddetta “tradizionale” (non esiste una famiglia “tradizionale”, casomai esiste una famiglia di tipo “naturale”, con tutte le implicazioni che questo termine comporta) e non rompa i coglioni. Anzi, a gente che la pensa così io non darei nemmeno tanta eco sui giornali, in internet, alla radio o alla televisione.

Ma quando si arriva, come si è arrivati, a distribuire riproduzioni in plastica di un feto di 11 settimane come gadget siamo a livelli di pura idiosincrasia e di perdita di ogni rispetto, primo fra tutti il rispetto del senso del macabro che, pure, l’opinione pubblica conserva immacolato (o almeno dovrebbe). Ma voglio dire, se ci tieni tanto alla famiglia intesa come padre e madre, regolarmente sposati e possibilmente in chiesa, se pensi davvero che il cancro venga più spesso alle persone non sposate (sempre in chiesa, naturalmente), se credi che la procreazione sia il fine primo e ultimo dell’unione matrimoniale e della famiglia in genere, non vai a dare un feto di plastica come gadget. Se è proprio un gadget puoi dare un rosario di plastica, un crocefissino di legno, un portachiavi, un’agendina, un calendarietto, un libriccino, ma un feto, Dio mio, cosa cazzo c’entra un feto riprodotto in pura plastica con la famiglia? Vuoi farmi credere che l’aborto è un crimine?? No, non lo è. Ma è un dramma, per chi lo sceglie o per chi lo subisce (e tante, troppe donne continuano a subirlo nel silenzio asettico delle sale ospedaliere). «Hai tra le mani la riproduzione di un bambino alla decima settimana di gravidanza – si legge sul biglietto -. Gli abbiamo dato un nome, Michele: per la legge italiana sull’aborto si può terminare la vita del bambino entro la 13esima settimana di gestazione ma anche oltre. Quindi Michele può essere ucciso. Michele rappresenta tutti i piccoli nel grembo materno che non possono ancora far sentire la loro voce, aiutaci a salvare Michele!» .

E no, la famiglia non è questo. La famiglia è il luogo dove si concentrano gli affetti, e la 194, perdìo, non si tocca. Finirà anche questo congresso e questi signori continueranno a parlare nell’oscurità dell’oscurantismo e in quella della generale indifferenza dell’opinione pubblica, svegliata solo da iniziative aberranti come questa. Nessuno vuole impedire a lorsignori di dire quello che vogliono. Vogliamo solo prenderci il diritto di abbassare a zero il volume quando pretenderanno di incantarci ancora con le loro sirene.

Giulia Sarti, vittima di revenge porn, non vota l’emendamento dell’opposizione che la tutela

Quando si dice obbedire alle logiche di partito non si dice mai abbastanza: Giulietta Sarti, vittima di revenge porn, minacciata più volte e da più parti di diffusione di video e immagini intime di cui è protagonista da parte di soggetti il più possibile variegati e malintenzionati, ha deciso di non votare a favore dell’emendamento dell’opposizione su una materia che la riguarda così da vicino e in modo così cogente (come parlo ammodino, quando mi ci metto!) L’unico motivo per cui può non averlo fatto è molto semplice: si trattava di un dispositivo proposto proprio dale opposizioni, e la maggioranza gialloverde uno smacco del genere non se lo può permettere, proprio no. Per cui tutti barricati dietro al respingimento della norma e dietro alle direttive dei capetti del Movimento.

Resta, tuttavia, quello che ha scritto la Sarti su Facebook: “Ringrazio tutti coloro che in questi giorni hanno espresso reale e sincera vicinanza nei miei riguardi.  A tal proposito, in virtù di quel che ho passato, io così come molte altre donnepurtroppo, ci tengo a sottolineare che il caso in questione, cosiddetto Revenge porn, discusso in queste ore nell’ambito del Codice Rosso, non può certo risolversi attraverso l’approvazione di un mero emendamento” “la materia è talmente delicata da richiedere un ampio dibattito non solo parlamentare, bensì giuridico-sociale, volto dapprima a coinvolgere esperti, vittime, famiglie, analisti, giuristi e tutte le varie articolazioni dello Stato competenti come la Polizia postale e delle comunicazioni. È un tema importantissimo, una sua seria regolamentazione non può rischiare di nascere monca”.

Un’occasione sprecata, una explicatio non petita. Nausea.


Copyright: e ora che succede??

Allora è successo, il Parlamento Europeo ha approvato la riforma del copyright. Cosa succederà adesso? Non lo sa nessuno. Nonostante il fatto che ci sia stata una grande mobilitazione dei media sull’argomento e che ne stiano parlando con abbondanza di interventi radio, TV e giornali, nessuno ci ha ancora capito nulla (e, conseguentemente, non lo ha fatto capire agli altri). Non ci ho capito nulla nemmeno io, ma forse non c’è proprio niente da capire. So solo che per essere effettiva la direttiva sul copyright dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, e che dopo due anni gli stati membri dovranno recepirla, ognuno nel proprio ordinamento giuridico. Quindi in Italia (Paese contrario alla normativa) potrebbero trascorrere circa tre anni prima di sapere qualcosa di più chiaro, ovvero su come in quali modalità lo stato italiano intenda recepire per il proprio territorio la direttiva europea. Cosa cambierà per questo blog? Nulla. Proprio nulla. Per classicistranieri.com? Poco, anzi, pochissimo, continuerà tranquillamente ad esistere, magari con qualche scossa di assestamento. C’è un atteggiamento di generale panico su quello che queste modifiche al copyright (che sembrano epocali solo perché parlano di “equo compenso”) possono portare nel mondo del Web, l’oscuramento recente di quelli di Wikipedia ne è una testimonianza tangibile. Aspettiamo che la legge entri in vigore in Italia. Poi prendiamo due o tre respiri, recitiamo un om per rilassarci, leggiamola e applichiamola ai nostri siti. Non è un tirare a campare, non è un rimandare a domani un pericolo che si è preannunciato oggi, non è l’italico “in tre anni nasce un gobbo e va diritto”. E’ buon senso, non si può essere contrari ad una legge se questa legge ancora non c’è (fermo restando che in Italia una legge sul Copyright esiste dal 1941 -cioè, mentre l’Italia era in guerra hanno trovato il tempo e il modo di proteggere il diritto d’autore- e che chi è interessato, nel frattempo è pienamente e legittimamente tutelato). C’è solo da aspettare. Ha da passà’ ‘a nuttata.

Arrestata la donna che ha avuto un figlio da una relazione con un minore. Avviso di garanzia per il marito.

Ma sì, parliamo un po’ di cose torbide, ogni tanto, gossip puro, pettegolezzo, robetta scabrosina, sussurri di cronaca pruriginosa, o pissipissi bubi bubi, o cosa mi dice signora mia, eh, sì proprio così, cara Lei, l’ho sentito dal parrucchiere ieri, e, quindi, se l’ho sentito dal parrucchiere deve essere per forza vero. La notizia è che la signora di Prato, improvvisatasi professoressa per delle ripetizioni di inglese, che ha avuto un figlio da un minore di quattordici anni, dopo il test del DNA che toglie ogni dubbio sulla paternità del bambino (che sarebbe effettivamente del minore, quindi bambino anche lui), è stata posta agli arresti domiciliari. E il guaio è che sui social network si sta armando una spedizione di difesa nei confronti della donna che viene “assolta” solo in quanto madre. Se è una madre non deve assolutamente essere toccata, dicono in tanti, anche se non se ne vede il perché. Una madre può aver commesso il crimine più esecrando e intollerabile sotto il profilo morale, ma il fatto che sia una madre, agli occhi dell’opinione pubblica (meglio se di un bambino così piccolo come quello nato dalla sua relazione con lo studente minorenne) ne alleggerisce la posizione. Una madre può fare tutto. Il suo status genitoriale la giustifica. Anche commettere un reato come quello di violenza sessuale su un minore. E questo è sinceramente fuori dal mondo. Dice “Ma c’era bisogno di arrestarla??” E certo che ce n’era bisogno. L’ipotesi di reato è grave, la procura ravvisa il pericolo di alterazione delle prove e addirittura di reiterazione del reato (cioè, la donna potrebbe avere altri rapporti sessuali con minori), cosa si aspettava la gente che potesse succedere, che le dicessero “Brava”? “Ci scusi del disturbo??” “Se vuole le porto la spesa di sopra??” “Ma no, si figuri se una donna adulta non può avere rapporti sessuali con chi vuole…”??

E’ stato notificato anche un avviso di garanzia al marito per ‘alterazione di stato’, un reato che si applica a chi altera lo stato civile di un neonato. Io non so cosa sia questa roba, allora sono andato a vederlo sul Codice Penale. C’è scritto all’articolo 567 che: “Si applica la reclusione [da cinque a quindici anni] a chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità.”.

Che dire? Come al solito si difendano. In tutte le sedi possibili, prima tra tutte quella del Tribunale della Libertà. Mi pare una difesa un po’ dura, ma il diritto a replicare e a difendersi è sacrosanto per tutti. Così come la presunzione di innocenza. Ma nessuno dica che una mamma, per il solo fatto di essere una mamma, sia fuori dalla legge e non debba assumersi responsabilità così pesanti. E possibilmente ora parliamo di altro.

Wikipedia oscura (ancora) i suoi contenuti per salvare il diritto d’autore in Europa. Ma loro non ne saranno toccati.

Oggi chi abbia visitato almeno una pagina in italiano di Wikipedia si sarà certamente visto rinviare su una pagina nera tipo quella che riproduciamo qui. Il 26 marzo (cioè domani) “il Parlamento europeo voterà su una nuova direttiva sul diritto d’autore. La direttiva darà agli editori il potere di limitare la diffusione di notizie e titoli in ogni sito altrui (articolo 11). Costringerà inoltre quasi tutti i siti ad analizzare preventivamente ogni contributo dei propri utenti per bloccarli automaticamente se non autorizzati dalle industrie del copyright (articolo 13).” La pagina invita, inoltre, a scrivere al proprio deputato al Parlamento Europeo, per pregarlo di non votare questa direttiva, o per rendergli noto che non è possibile appoggiare un qualsivoglia testo di legge che contenga i suddetti articoli 11 e 13.

C’è un “ma”, Questa normativa non si applica a Wikipedia. Con tutto il baccano che hanno fatto nelle passate occasioni in cui il Parlamento Europeo ha messo mano alla normativa sul diritto d’autore, Wikopedia se n’è completamente dimenticata. La norma salvacondotto per i wikipediani non sarà toccata dal voto di domani, Lo sanno benissimo, tant’è che scrivono “Nonostante Wikipedia possa non essere direttamente toccata da queste norme, il nostro progetto è parte dell’ecosistema di internet.”.Classico esempio di ambientalismo telematico. Siccome alcune specie animali rischiano l’estinzione (si legga: alcuni siti possono essere colpiti dalla nuova normativa) allora noi protestiamo per preservare la vita sulla terra, tanto viviamo tutti nello stesso ecosistema. Ma camperanno bene lo stesso, loro, ne sono consapevoli e fanno una protesta di una durata relativamente breve e limitata. Intanto, a rimandare alla pagina di cui sopra sono solo le versioni in italiano e in portoghese. Nulla appare nella Wikipedia francese, in quella inglese, in quella spagnola e in quella tedesca. Eppure mi risulta che anche Francia, Spagna, Irlanda, Austria, Germania (tanto per fare dei nomini) siano interessate dalla stessa normativa in discussione e in approvazione domani. Eppure se ne sbattono allegramente i coglioni. Perché? E, soprattutto, perché la protesta durerà solo fino a domattina, 26 marzo, alle ore 8.00 del mattino? E’ molto semplice, perché se si prolungasse oltre poi Google e gli altri motori di ricerca penalizzerebbero Wikipedia nelle loro indicizzazioni interne. Ed essere ai primi posti di Google è un privilegio troppo irrinunciabile, anche per una causa tutto sommato nobile. Quindi niente paura, da domattina tutti davanti al PC per vivere, visualizzare, navigare e usufruire di Wikipedia come è e come era prima (cioè sostanzialmente una schizofrenica rappresentazione della realta). Il Parlamento Europeo voterà (o respingerà) la legge, ma loro non faranno assolutamente nulla se le normative dovessero essere (definitivamente) approvate. Tutt’al più ricominceranno a mettere dei banneroni per chiedere un po’ di quattrini. Ma anche a quelli ci siamo, più che abituati, assuefatti.

Dove internet non arriva

Mi sono beccato un virus, negli ultimi giorni. Nulla di grave, problemi gastroenterici (che schifo!), qualche linea di febbre, nulla che non si possa tenere a bada con un po’ di Plasil ogni tanto e un’Aspirina per abbassare la temperatura. C’è solo un piccolo ostacolo: è sabato e io ho bisogno di un certificato medico telematico. Il medico curante è impegnato con un corso di aggiornamento obbligatorio, quindi non è reperibile nemmeno dalle 8 alle 10. Lo trovo sul cellulare per misericordia divina e mi consiglia di andare alla guardia medica. Mi alzo, mi intabarro, cerco di camminare senza sbandare per via della nausea e dei giramenti di testa, e raggiungo la guardia medica, dove una giovane dottoressa, molto gentile nei modi, mi dice che le dispiace tanto, che se voglio mi può prescrivere dei farmaci (no, grazie), farmi un certificato cartaceo per il rientro (mi serve telematico, se no non sarei venuto qui), insomma, quello che voglio (ah, com’è bello avere un sistema di salute pubblico!), ma niente che sia telematico, perché alla guardia mediaca (no, dico, la guardia medica, ma sarà importante la guardia medica) non hanno internet, Anzi, a dire il vero non hanno neppure un PC per collegarsi, perché quello che c’è riposa lì da secoli e dorme della grossa, sepolto sotto cumuli di polvere e di vecchie carte che non vuole più nemmeno il macero.

Ora, condannare una giovane dottoressa alle prime armi e alle prime esperienze con il sistema sanitario nazionale a dover redigere i suoi documenti e quelli dei pazienti (incluse le ricette mediche) con tanto di carta e penna BIC (strumenti di trasmissione del sapere nobilissimi, per carità, ma c’è di più e di meglio al giorno d’oggi) è puro medioevo.

Intanto si vive (e si muore così). In fondo cos’è la morte civile se non disconnessione da tutto il resto?

Ladri di biciclette

Auguro a quelli che questa notte mi hanno rubato la bicicletta da sotto casa, di rivenderla per due lire (più di tanto non valeva) e il ricavato spenderselo in chemioterapici. Ho detto.

Delibera Consob n. 20826 del 20 febbraio 2019

A quanti possa interessare (e interesserà a pochissimi, ma abbiate pazienza…) (ri)pubblico la delibera Consob n. 20826 del 20 febbraio scorso. Dice, cosa c’entra? C’entra, c’entra…

Delibera n. 20826

Ordine, ai sensi dell’art. 7-octies, comma 1, lett. b), del D. lgs. n. 58/1998 (“Tuf”) di porre termine alla violazione dell’art. 18 del Tuf posta in essere tramite il sito internet www.dax1001.com

LA COMMISSIONE NAZIONALE PER LE SOCIETÀ E LA BORSA

VISTA la legge n. 216 del 7 giugno 1974 e le successive modifiche e integrazioni;

VISTO il decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 (“Tuf”) e le successive modifiche e integrazioni;

RILEVATO che dalle verifiche sul sito internet www.dax1001.com è emerso che:

i. il sito www.dax1001.com, registrato da un utente sconosciuto, è redatto in lingua italiana;

ii. il potenziale investitore, previa registrazione al sito e apertura di un conto tramite apposito form disponibile on line, ha la possibilità di operare sul mercato valutario (Forex) e di fare trading su CFD, aventi come sottostante indici materie prime e azioni, attraverso la piattaforma MT4;

iii. per l’effettuazione delle operazioni di trading è richiesto un investimento di denaro, mediante il versamento di somme sul conto aperto on line. In particolare, sul sito vengono offerte varie tipologie di conto, denominate “Basic”, “Gold” e “Platinum” distinte soprattutto per l’importo del deposito minimo e per i benefits corrisposti agli utenti;

iv. in calce ad ogni pagina del sito e nella sezione “Terms & Conditions” è indicata la società la “One Thousand One Ltd” con asserita sede alle Marshall Islands;

v. il sito www.dax1001.com ed i servizi ivi offerti sembrano, pertanto, riconducibili alla società One Thousand One Ltd con sede alle Marshall Islands.

CONSIDERATO che l’attività svolta tramite il sito www.dax1001.com è riconducibile alla prestazione di servizi di investimento, di cui all’art. 1, comma 5, del Tuf, in quanto è offerta ai clienti la possibilità di aprire un conto di trading a valere sul quale è possibile impartire ordini di acquisto e/o vendita aventi ad oggetto strumenti finanziari;

CONSIDERATO che la sopra descritta operatività svolta tramite il sito www.dax1001.com è rivolta al pubblico degli investitori italiani, in quanto il detto sito è redatto in italiano ed inoltre la società One Thousand One Ltd adotta forme di contatto e di interazione, anche immediate, con la clientela italiana attraverso tale sito ivi fornendo indicazioni circa le modalità procedurali ed operative da seguire al fine di investire in strumenti finanziari;

CONSIDERATO che la società menzionata nel sito internet non è autorizzata alla prestazione di servizi di investimento nei confronti del pubblico italiano in quanto tale società non risulta iscritta nell’albo tenuto dalla Consob ai sensi dell’art. 20 del Tuf;

VISTO che la prestazione di attività e servizi di investimento è riservata ai soggetti abilitati di cui all’art. 18, comma 1, del Tuf ai sensi del quale “L’esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi e delle attività di investimento è riservato alle imprese di investimento e alle banche”;

RITENUTO, quindi, che l’operatività in esame si configura quale esercizio professionale verso il pubblico italiano di servizi di investimento su strumenti finanziari in violazione dell’art. 18, comma 1, del Tuf;

VISTO che, secondo quanto previsto dall’art. 7-octies del Tuf – titolato “Poteri di contrasto all’abusivismo” – la Consob “può nei confronti di chiunque offre o svolge servizi o attività di investimento tramite la rete internet senza esservi abilitato ai sensi del presente decreto: a) rendere pubblica, anche in via cautelare, la circostanza che il soggetto non è autorizzato allo svolgimento delle attività indicate dall’articolo 1, comma 5; b) ordinare di porre termine alla violazione”;

D E L I B E R A:

Si ordina di porre termine alla violazione dell’art. 18 del D.Lgs. n. 58/98 posta in essere anche tramite il sito internet www.dax1001.com, consistente nell’offerta e nello svolgimento nei confronti del pubblico italiano dei servizi e delle attività di investimento.

La presente delibera verrà portata a conoscenza degli interessati e pubblicata nel Bollettino della Consob.

Avverso il presente provvedimento è ammesso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro 60 giorni dalla data di comunicazione.

20 febbraio 2019

IL PRESIDENTE VICARIO
Anna Genovese


Qui chi non terrorizza si ammala di terrore

Adesso sì. Adesso potranno finalmente sfogarsi e dire, a ragione, che ci sono gli africani e gli extracomunitari in genere che vengono in Italia per sposare le nostre donne ma che poi hanno atteggiamenti di interesse e di molestia ai danni delle minori del nostro paese. Loro. I Kunta Kinte, quelli di colore, sì, insomma, i négher, come li chiamiamo nuiàlter, che vengono nelle tranquille cittadine del Nord a seminare il terrore, a rapire i nostri bambini, a far loro rischiare la pelle, provocare incendi, e tante brutture che non sto nemmeno qui a dirvi, compresa quella patente sospesa o ritirata (so mia ben mi come vanno ‘ste ròbe!) per guida in stato di ebbrezza, ma vadaviaiciapp, ecco cosa succede a dare lavoro ai baluba, nèh?, che poi vogliono vendicare i loro fradèi (ma fradèi di questo paro di zùfoli) che muoiono in mare a Pantellerusa, là, e va beh, puver Crist, di qualcosa bisogna pure s-ciopare nella vita, se pol no viver semper, e fa bene il coso lì, il Salvini a prendere, sbatterlo in galera e buttar via la chiave, almeno per venti o trent’anni, disgrassià’ farabutto, vergogna del suo paese e dell’Italia che se la dessero agl’italiani non succederebbero mica queste robe qui, noi siamo gente tranquilla, onesta, lavoratrice, che quando turna a cà’ la sera da laurà’ ha solo voglia di andare a schiantarsi dal sonno in letto, altro che pensare a quelle robe brutte là’, lazarùn d’un lazarùn, a far la fame, altro che il rancio di San Vitùr! Ciapa sü, andém che comincia la telepromossiun su Rete Quattro!

Ancora frasi aggraziate su Greta Thunberg: è la volta del leghista Umberto Bosco

“Dite quello che volete su Greta ma chi, meglio di una sedicenne che non va a scuola e che soffre di disturbi pervasivi dello sviluppo, può, nel 2019, rappresentare la sinistra?” (Facebook, mercoledì scorso)

“E comunque, ragazzi, è una battuta, non un comunicato politico. Non so nulla di Asperger e autismo e non voglio insegnare nulla a nessuno. Ho solo fatto una battuta sulla sinistra e il suo disperato bisogno di un leader. La ragazzina mi sta simpaticissima” (Facebook, replica di Umberto Bosco ai commenti di critica ricevuti)


“La Lega di Bologna prende le distanze da quanto dichiarato da Umberto Bosco, a seguito del post riferito a Greta Thunberg – scrive in una nota il commissario della Lega Bologna, Simonetta Bettini – invita pertanto il consigliere comunale a scusarsi pubblicamente e a misurare le proprie esternazioni pubbliche, anche a mezzo social, evitando in futuro la pubblicazione di post di cattivo gusto come quello su Greta”.

Camiciottoli dichiarato colpevole in primo grado di diffamazione verso Laura Boldrini. Le motivazioni.

«Deve affermarsi che il contenuto del post pubblicato, niente ha a che vedere con la posizione politica del Camiciottoli sull’immigrazione ed è una semplice aggressione personale alla Boldrini quale donna». (…) «Non si tratta, in effetti, dell’augurio di uno stupro, come sostenuto dalla parte civile, ma del ricorso ad un armamentario dialettico tipicamente maschilista, in disuso da anni, almeno nei paesi occidentali, secondo cui, da un lato, una donna si contrasta più efficacemente, con battute allusive a sfondo sessuale (destinate a far sorridere un pubblico maschile, mettendo la donna al proprio posto) e dall’altro lo stupro non sarebbe in fondo cosa sgradita alla donna».

«Un simile scadimento degli argomenti qualifica normalmente chi lo adotta, ma non per questo non lede l’onore e la reputazione della donna presa di mira che viene attaccata e dileggiata negli aspetti più intimi».

“ (…) il messaggio ha avuto subito un’ampia notorietà, sia diretta, per via del numero di follower dello stesso Camiciottoli (2000-2500 secondo quanto viene dichiarato da lui stesso) sia attraverso le risposte (che il messaggio espressamente richiedeva), le condivisioni ed i like, tanto che, in breve, ha assunto, portata nazionale come dimostra l’interessamento di quotidiani a tiratura nazionale e di importanti trasmissioni radiofoniche e televisive”

“La frase incriminata ironizza sulla possibilità di collocare uno degli imputati agli arresti domiciliari a casa della Boldrini ipotizzando che ciò l’avrebbe fatta sorridere. In sostanza Camiciottoli afferma con sarcasmo che la reiterazione del reato all’interno del domicilio di arresto, e quindi ai danni della stessa Boldrini, non sarebbe dispiaciuta affatto alla persona offesa, ma anzi che la stessa ne avrebbe tratto un’occasione di buonumore”

Il senso di Rita Pavone per Greta Thunberg

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