Il figlio di Selvaggia Lucarelli identificato dalla polizia

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Leon è il figlio 15enne di Selvaggia Lucarelli. La mia non simpatia verso la giornalista e show-girl è abbastanza nota, ma le colpe dei genitori non dovrebbero mai ricadere sui figli.

Se i figli hanno colpe, la cosa più giusta da fare è che se ne assumano la responsabilità diretta. E Leon, nell’ingenuità della sua adolescenza, ha contestato Salvini dandogli dell’omofobo e del razzista. Ora, indubbiamente Salvini una condanna per razzismo ce l’ha. Si tratta di una pena di 5700 euro per un coro contro i napoletani intonato alla Festa della Lega Nord a Pontida nel 2009.

La cosa è passata un po’ in sordina, perché la pena di cui si tratta è stata comminata mediante un decreto penale di condanna, senza passare per un vero e proprio processo penale. Non risulta che Salvini abbia fatto opposizione, come era suo diritto fare, né che abbia richiesto un processo o una condotta riparatoria del danno (cosa che avrebbe potuto estinguere il reato e, dunque, la condanna).

Ma si dà il caso che in Italia sia proibito dare del ladro al ladro, della puttana alla puttana, dell’omofobo all’omofobo, del razzista al razzista. Dunque, per le sue esternazioni, anche se profferite a voce bassa e senza aggressività, Leon è stato identificato dalla polizia.

Incontenibili i commenti sui social che condannano questa azione delle forze dell’ordine. Tutti a dire che se la sono presa con un ragazzino che ha espresso un’opinione. Ma “razzista e omofobo” non sono delle opinioni, anche se corrispondono a una verità giudiziaria, peraltro passata in giudicato senza un processo vero e proprio.

Mi dispiace, ma in Italia è così che si fa. Se partecipi a una manifestazione, ancorché pacifica, e trascendi nel linguaggio nei confronti di chiunque, il minimo che ti possa capitare è che la polizia ti chieda chi sei. Poi non succederà nulla, sei minorenne, e magari te la cavi con una rampogna del giudice e un periodo di messa in prova presso i servizi sociali (istituto previsto per i minori, ma anche per i maggiorenni), però intanto si sa chi sei. Chiedono i documenti anche a chi dorme nella macchina, figuriamoci a chi dà dell’omofobo e del razzista a un politico.

Ma poi, voglio dire, Salvini ha avuto ed ha procedimenti giudiziari per oltraggio a pubblico ufficiale, vilipendio delle istituzioni costituzionali, vilipendio alla magistratura, truffa per rimborsi elettorali, violazione del copyright, sequestro di persona, diffamazione e presunto uso illegittimo dei voli di stato, secondo quanto riporta il “casellario giudiziale” del leader della Lega pubblicato dall’implacabile Wikipedia, ti metti a dirgli che è un omofobo e un razzista?

La madre difende il figlio a spada tratta, in un articolo pubblicato su tpi.it:

“Leon si è difeso benissimo da solo, non è traumatizzato, non sta leggendo gli insulti sui social e non è permeabile all’odio leghista, ma una cosa è certa: cercare di intimidirlo, è stato squallido”.

e ancora

“Mio figlio ha espresso il suo desiderio di dirgli quello che pensa, quello di cui parla in casa, quello di cui discute con i suoi amici della scuola, alcuni dei quali vicini a famosi gruppi studenteschi di sinistra”

Bello di mammà’.

C’è da ricordare che, sempre secondo quanto afferma Wikipedia:

“Nel novembre 2016 (Selvaggia Lucarelli, ndr) viene condannata in primo grado per diffamazione dopo che nel 2010 aveva dichiarato che la vincitrice di Miss Lazio 2010 Alessia Mancini fosse transessuale.”

Un minore va tutelato. E lo si tutela identificandolo e segnalandolo per quello che ha fatto o che ha detto. Ed educandolo al principio costituzionale che ogni cittadino è uguale davanti alla legge.

Il dominio gls.it in vendita a 12999 euro (e ci state larghi!)

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Avevo bisogno (e ne ho tutt’ora) di controllare una spedizione via GLS indirizzata a me. E’ il modem della Fastweb, senza il quale non riesco a fare un piffero di nulla. Sta arrivando, me lo consegneranno domani, e finalmente sarò indipendente da tutto questo consumìo di Giga, pagati a prezzi da strozzinaggio alle nostre compagnie telefoniche, sempre con il patè d’animo di stare a guardare quanti me ne restano per fare quello che devo fare (scrivere un articolo sul blog e pubblicarlo non consuma quasi niente, sono le distribuzioni di Linux che metto su classicistranieri.com via FTP che fanno la differenza, ma del resto a qualcuno bisogna pure che lo mettano in quel posto, e quel qualcuno sono io).

Insomma, nulla di più semplice, si va su internet, si cerca il sito della GLS, si immettono i dati e si vede dove la sedizione è ferma (sabato scorso si è arenata a Teramo, a 30 Km. da qui, ho un modem a portata di mano e no posso usarlo, ma vi rendete conto?).

Già, ma qual è l’indirizzo web della GLS? Non ho voglia di googlare, quindi vado (quasi) sul sicuro. Proviamo gls.it, mi sono detto, ed ecco quello che mi è apparso:

Un reindirizzamento verso domains.altervista.com che mi informa che ho avuto un culo della malora, una fortuna sfacciata, una sorte benigna da competizione, perché il dominio gls.it è in vendita, sì, e siccome c’è stata l’emergenza coronavirus (che non si capisce bene cosa abbia a che vedere con la comparvendita dei domini web, i virus informatici sono ben altra cosa). Il costo? Una bazzecola, all’inizio erano SOLO 24000 euro. 24000 euro per poter usare un dominio riconducibile intuitivamente a una società di trasporti e consegne. Ma siccome il coronavirus è brutto, sporco e cattivo, allora il prezzo è sceso quasi della metà, per la precisione 12999 euro, che sono ugualmente un prezzo astronomico, ma, insomma, almeno ti fanno un po’ di sconto. E c’è anche quell’euro in meno che ti puoi tenere in tasca per il carrello del supermercato e che ti fa supporre che il dominio costa 12000 e non 13000 euto. Un po’ come quando al supermercato mettono le pesche a 1,99 anziché a 2 euro. Son piccole e mediocri chiapparelle.

Ma davvero c’è gente che fa di queste cose?? E chi se lo compra a 13000 euro un dominio tipo GLS.it? Uno che ci mette una pagina piena di pubblicità di Google con la speranza che tutti quelli che sbagliano come me ci clicchino sopra e gli permettano di recuperare i 13000 improvvidamente spesi. Ah, e poi c’è anche un indirizzo mail a cui rivolgersi, nel caso si fosse interessati. Naturalmente è su Gmail (perché avere un indirizzo di posta elettronica su un dominio dedicato non se ne parla, vero? Tutto gratuito, tanto ci sono i gonzi che tirano fuori 13000 euro così per sport o perché gliene dà la gana!)

Ma GLS, quella vera, si è registrata gls-italy.com e gliel’ha tirato in quel posto. Bravi!

Non è successo niente!

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Ma sì, ma sì, è tutto finito.

Andate pure in giro senza nessuna mascherina, possibilmente in gruppi numerosi, non rispettate le distanze di sicurezza, tossite, starnutitevi addosso, andate al bar a fare comunella, a imbriacarvi di birra ed aperitivi, a sorridere, a farvi i selfie del cavolo, sempre con i vostri sandalyni e le vostre ciabattyne inphradito a mostrare i vostri piedacci sudici pieni di sabbia di mare. E a proposito di mare, mi raccomando ancora, andate a giocare a racchettoni come tanti imbecilli, a dar noja ai vicini che si fanno una scarosanta padellata di affari loro (magari sono intenti in attività assolutamente inutili come leggere un libro), tanto, come diceva una signora in tabaccheria ieri “siamo vicini all’immunità di gregge”, come se fossimo delle pecore al pascolo, e “il vaccino sarà completamente inutile perché saremo tutti immunizzati”. Un signore svizzero, mentre passeggiavo per strada, ha buttato una cicca per terra, si è tolto la mascherina (perché “qui fa troppo caldo per tenerla!”) ed è rientrato in macchina bestemmiando Cristo e i santi. Se io facessi la stessa cosa nel suo paese probabilmente mi metterebbero in galera (i soliti italiani, sempre “chitarra-mandolino”).

E allora andate avanti così, chè tanto “è estate e il virus si affievolisce col caldo”. Anch’io mi affievolisco col caldo, maledetto il clero, ma non vado in giro a raccontare e fare cazzate.

Non è successo niente, non sta succedendo niente. Tutti in vacanza. Tutti a dimenticare. Anche il fatto che il virus è molto, ma molto più furbo di noi.

NON mandate le PEC (ché se no pigliate la scossa!!)

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– Pronto, servizio clienti della Società Schizofonica Italiana, sono Luana la bebysitter in che cosa posso esserle utile?

– Buongiorno Luana, sono un vostro disaffezionato cliente. Non sono soddisfatto del vostro servizio e ho deciso di disdire la fornitura in atto entro il 14° giorno come previsto dalla legge, vi ho mandato tutta la documentazione ma non ho ricevuto nessuna risposta da parte vostra.

– Benissimo, signor disaffezionato e stramaledettissimo cliente che se ne vuole andare, posso sapere perché è sì insoddisfatto de’ nostri servigii?

– No, non lo può sapere, comunque se proprio glielo devo dire la connessione FTP fa schifo.

– Ohimé, bene… vediamo un po’… ma, che vedo? La Sua documentazione non ci è ancora giunta. Com’è possibile tutto ciò? Come ce l’ha trasmessa??

– Via PEC. Posta Elettronica Certificata. Conosce? Ha lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Però non mi avete degnato di una risposta. Volevo solo sapere a che punto è la mia pratica, ecco.

– Cos’ha fatto Lei?? Ha inviato una PEC??? Ma non lo sa che questo è proibitissimo e che noi accettiamo soltanto mail tradizionali, fax, e raccomandate A/R?

– Ecco, è proprio questo quello che le dicevo. Una PEC è come una raccomandata. Il vostro indirizzo è paraponzoli@peclegalissima.it?

– Esatto, ma noi non prendiamo in considerazione questo tipo di comunicazioni.

– Ah, non prendete in considerazione le raccomandate?

– No!

– Questo mi risulta piuttosto strano.

– Ci mandi una mail tradizionale e vedrà che andrà tutto bene.

– Ma potrebbe perdersi, non arrivarvi, andare a finire nella cartella dello spamming, messa in quarantena dall’antivirus per una minaccia che non esiste…

– Basta così, o fa quello che diciamo noi o col cavolo che le concediamo il diritto di recesso.

– Ma è previsto per legge! C’è scritto sul vostro modulo.

– Il modulo è un pro-forma.

– Pro-forma una sega, io l’ho riempito, firmato e sottoscritto. Comunque mi dica lei cosa devo fare e lo farò.

– Deve seguire alla lettera le informazioni che sono riportate in calce alla modulistica come da contratto sottoscritto, o non si ricorda, gagarone che non è altro, di aver firmato un contratto?

– Me lo ricordo benissimo, è per questo che recedo.

– Lei ha voglia di fare lo spiriritoso, sa, ma qui siamo per laurà’, mica per grattarci i ball a ogni pie’ sospinto. Faccia come dico io, e vedrà che andrà tutto bene. Alla fine della chiamata sarà invitato a dare una valutazione sul servizio ricevuto, veda di essere gentile. La saluto che devo andare a buddismo.

– ………………..

La mia nuova Internet Radio (con tanti saluti a chi rosica!)

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Vi presento la mia nuova radio. E’ una Auna IR160 e Amazon, che fa le consegne anche la domenica, me la recapita domani. Si collega al wifi e si sentono anche i dischi volanti. Migliaia di stazioni radio da tutto il mondo a portata di mano. Se solo Fastweb si decidesse a consegnarmi il modem sarebbe una gran cosa, ma arriverà anche quello e io ve lo butterò in tasca a tutti. Ci ha di tutto, pezzi, d’auto spade antiche e quadri falsi, Internetradio – Radiosveglia, Radio digitale, wireless, MP3 / WMA compatibile Porta USB, AUX, Sveglia, Musica in streaming tramite UPnP, e la foto nuda di Brigitte Bardot.

La collegherò alla presa di corrente e naturalmente dopo non saprò di che cosa farmene. Ma non importa, la radio è la radio, e io non potevo fare a meno di un attrezzo del genere. Sarà bello ascoltare Radio Techeté e qualche stazione cubana in streaming. Quando ci riuscirò, naturalmente. 69 euro, quando il Sangean per le onde corte mi costò ben più del doppio. Il tempo delle levate notturne per sentire i fischi tropicali è finito, e anche quello romantico della corrispondenza con le stazioni dell’Est europeo. Ora si tratta solo di mettersi seduti comodi e godere del godibile. Ah bene!

PS: La chiamerò Ingrid. Come la svidisa!!

Il senso di Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, per Wikipedia

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Quella di scopiazzare da Internet e spacciare come proprio, con tanto di dicitura “Riproduzione riservata”, il lavoro altrui, è un vezzo giornalistico piuttosto diffuso che non risparmia nessuno, nemmeno le firme più prestigiose ed autorevoli dei nostri quotidiani. L’ultima volta che è successo (nientemento che a Federica Angeli), ne ho parlato qui:

Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

Adesso un dettagliato e documentatissimo articolo dell’ottimo Maurizio Codogno, wikipediano (e ciò un po’ mi dispiace) ma intellettualmente onesto e molto preciso nelle sue affermazioni, individua l’ennesima sommaria scopiazzatura, stavolta a carico del vaticanista di Repubblica Paolo Rodari. Non ci sono dubbi, i due passaggi sulla Fabbrica di San Pietro (che io, da sommo ignorante quale sono, non sapevo nemmeno che esistesse fino a due ore fa) sono identici.

 

 

Codogno nel suo articolo ha anche linkato un mio post del quale mi ero completamente dimenticato, ma che, evidentemente, gli è stato utile, era questo:

“Riproduzione riservata” un piffero! Il liberalismo della legge sul diritto d’autore, d’ispirazione fascista

Non mi resta ora che rimandarvi all’articolo di Codogno, che, gentile com’è, definisce questi pasticci delle “dimenticanze”, articolo che non riporto integralmente perché è giusto che tutti i clic vadano al suo (bel) blog. Ma come sempre statev’accuot’!

Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

AGGIORNAMENTO DI MAURIZIO CODOGNO (ore 19): Paolo Rodari ha modificato l’articolo, indicando che il testo è stato ripreso da Wikipedia. Tutto è bene ciò che finisce bene!

Due marò!

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La Corte Permanente di Arbitrato de L’Aja ha riconosciuto la giurisdizione italiana per la celebrazione del processo nei confronti dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani furono uccisi con armi da fuoco, scambiati probabilmente per pirati. I due militari furono immediatamente accusati dell’omicidio dalla magistratura indiana, e questa sentenza risolve un delicatissimo problema di competenza giurisdizionale, nonché una questione diplomatica tra Italia e India che si protraeva da troppo tempo.

Soddisfazione tra le parti in causa e perfino a livello istituzionale. L’ammiragio De Giorgi ha perfino dichiarato

“Una sentenza giusta: l’Italia ha agito rispettando il diritto”.

E ancora:

“Con il senno di poi sono tutti maestri. Chi si è trovato a gestire gli eventi dall’Italia ha agito sulla base delle informazioni disponibili al momento, nei tempi ristretti in cui si è sviluppata la vicenda. Certamente la catena di comando adottata per la protezione dei mercantili che vedeva il comando operativo assegnato al Capo di Stato Maggiore della Difesa invece che al Capo di Stato Maggiore della Marina, come sarebbe stato naturale, vista la specificità marittima dell’operazione, è risultata poco funzionale, aumentando le isteresi decisionali. Indubbiamente non ha aiutato”.

Soddisfazione, dicevo. Troppa soddisfazione. Intanto c’è da dire che la Corte Permanente de L’Aja ha sì, riconosciuto la giurisdizione del nostro paese nel giudizio dontro i due marò, ma ha anche riconosciuto all’India i danni fisici, i danni materiali e i danni morali in favore del comandante e dell’equipaggio del peschereccio indiano, perché l’Italia avrebbe violato la libertà di navigazione così come stabilita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Onu sul Diritto del Mare.

E poi ci sono due morti. Due vite innocenti strappate all’affetto delle loro famiglie. Poveracci che stavano solo pescando e che si sono ritrovati con qualche pallottola in corpo. Morti. Cadaveri. Uccisi.

Se esista una responsabilità diretta, ma soprattutto causale, tra il comportamento dei due marò e la morte di questi due disgraziati, lo stabilirà dunque il Tribunale di Roma. Ma ci sarà un processo. DOVRA’ esserci un processo, e lì c’è ben poco di che essere soddisfatti. Anzi, fossi in loro, e se fossi uno dei politici che hanno applaudito acriticamente alla sentenza di ieri, sarei MOLTO preoccupato. Perché la Commissione permanente ha dato sì, ragione all’Italia per quanto riguarda la competenza giurisdizionale, ma ha stabilito che la nave italiana ha violato un codice della navigazione. Perché si trovava lì? Che pericolo costituivano due pescatori indiani? Sono domande a cui deve dare una risposta (e una risposta chiara, univoca e incontestabile) la magistratura, che si porrà in contraddittorio con la difesa degli imputati davanti a dei giudici terzi in tre gradi di giudizio, perché è così che si fa in Italia.

Insomma, io con l’ipotesi di essere accusato, indagato e imputato per duplice omicidio sul groppone tanto tranquillo non ci starei.

fonti: corriere.it e AGCOM.

“Puppamelo” a me?

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key@watervillepartners.com, nell’inviarmi la solita mail in inglese sgrammaticato, in cui mi comunica di avere tutti i miei dati ma soprattutto la registrazione delle mie frequentazioni coi siti porno, dicendomi che ho dei gusti sessuali quanto meno discutibili, cosa di cui non me ne frega assolutamente niente perché non è certo a lei che devo rendere conto, mette come subject della mail la parola “Puppamelo”, che, per chi sia livornese, ha un significato ben preciso e incontrovertibile (ma anche i non livornesi capiranno sicuramente).

“Puppamelo” a me? A me che sono stato sempre un campione di “Obluraschi?”, “Kabroski?”, “Sghivi domani?” (Eeeeeeehhhh? Puppa!!!), a me che “Puppamelo” lo avrò detto centinaia di migliaia di volte. E adesso arriva un americano o sedicente tale, che mi chiede dei soldi per non divulgare tutti i dati sulla mia vita sessuale on line (non credo di averne una, ma se lo dice lei…) e si permette anche di fare di questa facile ironia.

Vaffanculo Key!!

Pescara: la beffa della bocciatura della mozione di solidarietà nei confronti di un giovane gay malmenato in centro

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A Pescara hanno pestato malamente un giovane, fracassandogli la mascella e costringendolo a un mese di prognosi, probabilmente con ricovero prolungato in ospedale. la sua colpa è stata soltanto quella di camminare, nel centro della città, mano nella mano con il suo compagno. Il giovane è gay. E’ per questo che è stato malmenato, mazzuolato di botte, maltrattato e insultato da quella che alcune fonti pensano sia una baby-gang. Minorenni che cominciano bene, evidentemente. Se ne stanno occupando le indagini, e, come sempre si dice in questi casi, spetta alla magistratura individuare i colpevoli materiali, mandarli a processo e ai giudici punirli secondo le leggi che regolano il processeo penale a carico dei minorenni. Insomma, che si applichi la legge.

Dove invece la legge NON si applica è sulla decisione del consiglio comunale di Pescara, che ha respinto una mozione dell’opposizione che esprimeva solidarietà al ragazzo malamente pestato lo scorso 27 giugno. Ci sono stati 10 voti favorevoli e 11 contrari. Per un punto Martin perse la cappa, come si suol dire. 7 leghisti, 3 rappresentanti di Forza Italia e 1 consigliere di Fratelli d’Italia hanno così respinto l’ipotesi della solidarietà, alla faccia della solidarietà che dovrebbe superare ogni barriera politica. Il consiglio comunale, respingendo la mozione dell’opposizione, ha altresì rifiutato l’ipotesi di costituirsi parte civile nel costituendo processo contro i colpevoli che stanno per essere identificati.

Il sindaco di Pescara Carlo Masci, che, pure, si era recato al capezzale del giovane per sincerarsi delle sue condizioni di salute, ha dichiarato:

«In attesa che gli inquirenti facciano piena luce e assicurino alla giustizia i responsabili della barbara aggressione e del ferimento, occorre ribadire che Pescara non è la città che si tenta strumentalmente di dipingere, creando e cavalcando polemiche puntualmente smentite dai fatti e indegne di chi ha davvero a cuore il bene comune. Sono stati proprio i pescaresi a intervenire per respingere e neutralizzare un folle attacco generato da ignoranza e intolleranza, e questo non va sottaciuto».

Si parla di strumentalizzazione, dunque. Ma che strumentalizzazione può mai esserci nella ferma condanna di un atto così incomprensibile come l’aggressione violenta e ingiustificata a un giovane? Non si può pretendere solo di tricerarsi dietro al dovuto rispetto nei confronti degli inquirenti. Occorre prendere una posizione chiara. E la posizione, il consiglio comunale di Pescara, ha deciso di non prenderla. Era oltretutto un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’estrema necessità di una legge anti-omofobia. Un’occasione mancata. E tragicamente fallita.

Mezzo chilo di pasta per sei persone (?)

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In uno dei suoi vecchi spettacoli, Beppe Grillo, quando era ancora vivo, era solito dire “Io sono di Genova, a me non me lo metti in quel posto lì, io ti conto i peli del culo uno a uno!” Che è un po’ quello che faccio io, che, pure, di Genova non sono, ma che ho comunque quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, e che mi sento un po’ pur parente di quelle gente che c’è là che come noi è forse un po’ selvatica.

Compro un pacco di pasta al discount (Penny Market) e sulla confezione da 500 grammi trovo scritto che è bastevole per sei persone. Cioè, sei persone mangiano 500 grammi di pasta? Ma sono poco più di 80 grammi a testa! Che ci fa uno con 80 grammi di pasta? Nulla. La mi’ nonna Angiolina mi diceva che per una persona ce ne vogliono almeno 100. Se non di più. Io che la mattina mi sveglio con una pentola di minestrone, cosa ci faccio con 80 grammi di pasta a pranzo? Mi ci devo aggiungere perlomeno una bistecca. 80 grammi di spaghettino aglio e olio ti dànno la sensazione scarsamente bastevole di un antipastino amuse-bouche, come dicono quelli che di cucina se ne intendono.

Occhio che vi tengo d’occhio!

La garanzia supplementare di due anni al masterizzatore esterno che è prevista per legge

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Come vi dicevo, provate a cercare un posto su Fazio (il mio nuovo computer) in cui infilare i CD-ROM e i DVD! Non c’è. Provate anche ad accedre al vano della batteria. Macché, non c’è verso. Per il primo problema non ho avuto dubbi, ho ordinato (santa Amazon!) subito un lettore e masterizzatore di DVD e di CD esterno. Nessuna paura, solo 17 euro e spiccoli.

La cosa che mi ha stupito è che per soli ulteriori tre euro e rotti mi hanno offerto una “estensione” della garanzia a 2 anni, per guasti, malfunzionamenti, disgrazie assortite.

Non è un problema di denaro, evidentemente tre euro non mi cambiano la vita. Il problema è di legge. Se io compro un apparecchio (presso un negozio, o un fornitore on line), chi me lo vende (fa fede lo scontrino fiscale) è responsabile del buon funzionamento dell’accrocchio per 2 anni. Se ho dei problemi posso restituirlo, farlo riparare e, se non è possibile, sotituirlo con una carabàttola che abbia le stesse caratteristiche e lo stesso valore (o valore superiore). Così funziona. Perché devo pagare qualcosa che mi viene già garantito? Non si sa.

Quello che si sa è che la descrizione dell’apparecchio (rigorosamente Made in China) è tradotta con una di quelle diavolerie di traduzione automatica (probabilmente da un originale francese) e non ci si capisce quasi nulla. Mah, basta che funzioni…

Minisondaggio: come si vede il blog dal vostro smartphone?

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C’è un problema.

Alcuni di voi mi hanno segnalato che sullo smartphone (l’iPhone non lo cito nemmeno, ché nojaltri di Linux coi <macchisti nenche ci parliamo) si vede il sito normale anciché la versione dedicata che vi avevo preannunciato alcuni giorni fa.

Potrebbe essere un problema di browser (quello che voi usate, per intenderci), oppure potrebbe esserci qualcosa che non va lato server. Per il momento mi accontenterei di sapere come visualizzate voi i siti del blog e di classicistranieri.com. Mandatemi un commento a questo articolo, una mail, un WhatsApp, un quelloche volete e un accidente che vi spacchi, ma fatemi sapere perché io possa prendere i dovuti provvedimenti. Comunicatemi cosa vedete e, soprattutto, che tipo di browser usate (Firefox, Chrome o quant’altro).

Vi sono eternamente debitore.

Storie di ordinaria informaticcia: benvenuto Fazio!

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Ed eccolo qui l’ultimo arrivato in casa (nella nuova casa, intendo) Di Stefano. Per il mio vizio di dare un nome ai computer, ho scelto di chiamare tutti i dispositivi che mi capitano tra le mani con nomi di poliziotti, investigatori, collaboratori, commissari e quant’altro. E’ logico che nomi come “Montalbano”, “Ricciardi” o “Schiavone” sono fin troppo abusati e intoccabili per la loro sacralità. Così mi accontento di aver chiamato il mio primo PC portatile su cui installai Ubuntu “Catarella” (per via dell’informaticcia). Adesso, poverino, lo dovrò rottamare. Funziona ancora, ma ci ho installato una versione di LUbuntu (la distribuzione Linux per computer vecchissimi) a 32 bit, non c’è stato verso, è troppo pesante anche quella per il povero Catarella personalmente di persona, sissignòri.

Nemmeno tanto tempo fa cambiai Catarella con un PC su cui installai Linux Mint (e mi ci trovavo tanto, ma tanto bene!), ovviamente accanto a Windows. Lo chiamai Maione perché era il nome dell’assistente del commissario Ricciardi, vista anche la sua mole fisica, che corrisponde (corrispondeva) all’aumento considerevole delle risorse dell’apparecchio. Poi Maione cominciò a scollarsi. Le parti dello schermo (quelle cornici di plastica che lo reggevano) cominciarono a cedere e non si chiudeva più. Vari circuiti erano “a vista” e per usarlo dovevo stare attento che non mi si rompessero i perni che lo reggevano. Insomma, per dirla alla livornese, stava ritto colle ‘àccole! Ho provato ad aggiustarlo con l’Attak ma è stato peggio el tacòn del buso. Non solo le parti scollate non si sono riattaccate (tranne pochissime cosette) ma l’Attack è evaporato e mi ha imbiancato una parte dello schermo. Insomma, un troiaio indicibile (ancorché tuttavia utilizzabile, sia pure con cautela). E sicché addio Maione.

Ora ciò questo coso qui. Non ho ancora installato Linux perché mi dà un errore che non riesco a bypassare (mi sembra di sentir or ora l’amena voce del caro lettore Baluganti Ampelio dirmi “tanto sei poìno duro!”). Ma intanto mi sono preso tre giorni per scegliere il nome. Alla fine ho deciso: Fazio. Come il padre e il figlio che aiutano Montalbano nel suo lavoro da giovane e da maturo, quelli con la fissazione dei dati anagrafici. Mi sembra un bel nome, breve e adatto alle funzioni di ricordo che dovrà fare il Terabyte di hard disk interno che riempirò con calma.

Ma c’è una cosa che mi inquieta. Provate un po’ a trovare uno straccio di lettore DVD, masterizzatore o quant’altro. Non c’è, non li montano più. Esattamente come ora fanno i telefonini senza la possibilità di accedere al vano batteria (per cui se la batteria ti si sputtana, o esaurisce il suo ciclo vita semplicemente bitti via il telefonino – e dire che ho risuscitato un Nokia 3410 solo ritrovando la batteria corrispondente! -) ora non trovi più un PC con un lettore CD-DVD, masterizzatore incormporato. Vuoi guardarti un film, vuoi salvare dei dati? Vuoi creare (legalmente, come faccio io) un CD dai dischi scaricati da Magnatune.com (di cui sono socio a vita)? Non puoi farlo. O, meglio, puoi farlo, ti compri un masterizzatorino esterno, su Amazon ne ho trovato uno a appena 18 eurini, e se penso che il mio primo masterizzatore a velocità 2x mi è costato 800.000 lire di allora mi viene freddo. Ho da utilizzare degli archivi su Cd-ROM e su DVD, non posso prescindere da questo. Ieri ho comprato la rivista Linux PRO (ho anche sottoscritto un abbonamento, così, tanto per aiutarli), e da questo numero non dànno più il CD allegato. Costa lavoro, tempi di distribuzione. E poi quando lo butti via (tanto prima o poi invecchia!) inquina e non rispetta l’ambiente. Tutta robaccia indifferenziata, e parecchia plastica e carta da buttare. Meglio tenere on line l’immagine ISO così uno se la scarica (avercela una connessione internet illimitata!!) e ci fa quello che gli pare.

Così va il mondo, caro Fazio. Il CD e il DVD sono roba vetusta. Poco importa se puoi ancora ascoltarci un po’ di musica, o lavorarci su programmi che hai regolarmente comprato e di cui sei il liegittimo possessore in versione originale. Vocabolari, repetori, libri di testo, allegati. Tutto in malora! E’ l’informaticcia, bellezza.

Storie di ordinaria telefonia 2 – Padri di famiglia

Reading Time: < 1 minuteNelle mie recentissime telefonate ai vari gestori telefonici nel vano tentativo di risolvere, o, quanto meno, di mettere una pezza alla mia zoppicante connessione internet, mi sono imbattuto in un addetto al call center di un provider di telefonia mobile che mi rispondeva dalla Romania. E’ stato moltto gentile (come tutti gli addetti che ti rispondono da un paese che non sia l’Italia, evidentemente), ha risolto il mio problema in cinque minuti (il problema era che avevo buttato via una ricarica da 10 euro, perché la mia offerta era nel frattempo scaduta), che dovevo ricaricare di altri 15 euro (e sticazzi!), per avere 50 Gb. Ma che me ne avrebbe fatti avere 100, vista la singolarità del caso. Mi è costato caro un traffico da 100 Gb., considerato che su un altro gestore ho trovato un’offerta di 150 Gb. a 12,99, poco più della metà e con un tempo più lungo per poterne usufruire.

Ma ormai è fatta, e ringrazio l’ignoto interlocutore rumeno per avermi fatto da Cicerone in questo dedalo di offerte. Alla fine della telefonata mi ha detto: “a breve riceverà una chiamata per chiederle se è stato soddisfatto del nostro servizio. Mi raccomando, mi dia un feedback positivo, ho moglie e figli, ho bisogno di lavorare”. Gli ho risposto che lo avrei fatto senz’altro, e con molto piacere. Invece subito dopo sono andato a fare la spesa. Il gestore telefonico ha telefonato tre volte per chiedermi se ero soddisfatto. Ma io non ho potuto rispondere.

Mi sono asciugato una lacrima furtiva per quel poveraccio padre di famiglia e mi sono sentito una merda.

Storie di ordinaria telefonia 1 – Non mi fanno accedere all’FTP

Reading Time: 3 minutesDunque, io ho bisogno di una connessione internet illimitata, va bene? Per affrontare l’emergenza delle lezioni on line e delle riunioni da fare in diretta in questi ultimi due mesi in cui ho cambiato residenza, mi potevano bastare i 50-60 Gb al mese che mi offriva uno dei miei gestori telefonici (sì, ne ho almeno due o tre, a seconda delle offerte che mi fanno, tanto sono tutti uguali). Ora non più. O, meglio, possono bastarmi ancora, ma almeno fino alla fine di agosto. Da settembre si cambia. Da settembre ci saranno lezioni on line tutti i giorni, mischiate con le lezioni in presenza (chi ci ha capito qualcosa nelle esternazioni del Ministro Azzolina sulle direttive da rispettare al rientro alzi la mano, così ce lo spiega), ci sarà da collegarsi parecchio, ma parecchio proprio, e 50-60 Gb. al mese potrebbero non bastarmi più.

Allora mi sono tuffato nel maremagnum delle offerte e ne ho trovata una che mi interessava. Era un’offerta che prevedeva solo la connessione dati e non anche l’installazione di una linea fissa, che non mi interessa (ho un delizioso numero di cellulare, ed è questo quello che hanno parenti ed amici, il numero di una linea fissa probabilmente non me lo ricorderei nemmeno a memoria). Ho contattato il provider, che è stato gentilissimo. Oltretutto ci tengono a spiegarti, quando gli telefoni, che i loro addetti alle risposte al customer care sono tutti regolarmente assunti dall’azienda (bravi!) e che rispondono dall’Italia (per me possono rispondere anche dal Brasile, basta che mi risolvano il problema). Comunque bravi, un bel biglietto da visita. Mi dicono che mi manderanno un modem speciale che dovrò installare, semplicemente attaccandolo alla rete elettrica (fin lì ci arrivo!). Lo pagherò con comodo in un paio di comodissime rate bimestrali, direttamente sulle bollette. Poi dovrò inserire, per navigare, una serie di codici (da quello fiscale a quello mandatomi dal provider stesso via SMS) e via si comincia a navigare. L’apparecchio, che sembra un bussolotto, di forma cilindrica, fa il suo dovere. La navigazione è abbastanza fluida e sembra funzionare bene.

Tranne per il protocollo FTP e per l’upload dei file. Cioè esattamente quelle cose che mi servono come il pane. Chiamo due volte il servizoo clienti e mi dicono (una addetta al servizoo tecnico lo ha fatto con sbrigativa arroganza, l’altro è stato decisamente più gentile) che dipende dagli orari, che loro non assicurano che questo tipo di connessione venga effettuato, che è un problema di ripartizione di banda, e la signora scortese mi dice anche “valuti lei!”. E certo che valuto io. E infatti dopo due ore avevo già inviato la PEC con l’esercizio del mio diritto di recesso entro i primi 14 giorni, come previsto dalla legge. Dicono che per il bussolotto mi daranno loro delle istruzioni per la restituzione gratuita (grazie! E’ a vostra disposizione, a me non serve più).

Per navigare su internet ci sono svariati protocolli. Quello usato per visitare le pagine web è il protocollo HTTP. Poi c’è anche il protocollo FTP (File Transfer Protocol) che, come ho detto, mi serve come il pane perhcé su classicistranieri.com ho bisogno di inserire file di grandi dimensioni (come le distribuzioni Linux, per esempio), vedere, spostare, cancellare dal server, caricare da computer remoto, fare qualcsa come un Terabyte e mezzo di backup, insomma, tutte queste cose che chiunque abbia una connessione internet di qualsivoglia tipologia può raggiungere tranquillamente, ma io evidentemente no. E che sono, negro? Ho contattato Fastweb, e incrocio le dita. Se non mi soddisfano mando a ramengo anche loro. Ma naturalmente avrò il numero di telefono fisso. Più sfiga di così…

Il pietismo del Mattino di Napoli sul dolore dei padri separati che uccidono i figli.

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Io non riesco a capire con quale criterio gli articolisti e i titolisti del “Mattino” di Napoli abbiano potuto partorire un commento, una chiosa, una nota a margine sulla tristissima vicenda di Margno, nella Valsàssina (meglio metterci l’accento) in cui un uomo, incapace di accettare le separazione dalla moglie che era in atto, ha ucciso prima i due figli, poi ha mandato un SMS alla moglie con la scritta “Non li rivedrai mai più”, e successivamente è andato a togliersi la vita buttandosi da non so dove.

C’è una donna che perde due figli, cazzo, ha l’esistenza sconvolta dal gesto di uno stronzo che non ha avuto nemmeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità davanti alla giustizia e alla società, facendo estinguere i reato per “morte del reo”, due bambini che non c’entravano nulla sono morti soffocati per mano del loro stesso padre, e il Mattino ha anche il coraggio di scrivere “Il dramma dei papà separati”? Ma cos’è, uno scherzo? Il giornalismo serio non può essere questo. Ci sono tanti papà separati (io sono uno di loro -non lo sapevate? Bene, adesso lo sapete-), alcuni vanno a mangiare alla Caritas o all’Opera di San Francesco per i poveri quando hanno bisogno di una doccia o di un cambio pulito (è a loro che dono il mio 5 x mille, fatelo anche voi), gente che dorme sotto i ponti perché la stronza della moglie ha portato via loro tutto, casa, figli, affetti e soprattutto soldi. TANTI soldi.

Ma questo non è il dramma di un padre separato, cazzo, questa è follia pura e semplice. Ripeto, ci sono padri separati che vivono in condizioni suqallide e disagiate, ma non si permetterebbero mai di reagire in questo modo. E allora tutto questo che senso ha se non quello di una battuta fuori luogo, di uno svarione, di uno scarso savoir faire, di un giornalismo rivoltante e disgustoso che antepone la sofferenza di un padre che stava per separarsi al dolore di una madre che perde in un colpo solo due figli e un (ex) marito. L’informazione non può assolutamente permettersi il lusso di confondere il ruolo della vittima con quella del carnefice, dell’imputato (che, ahimé, in questo caso non si farà mai processare) dalla parte lesa. Se no che informazione è? Io, veramente, non so, quale disagio stiano vivendo i titolisti che hanno scritto quel commento, né credo di avere voglia di saperlo.