Open pubblica in chiaro i dati personali dei genitori di Renzi. E David Puente chiede scusa.

Stavolta invece è successo che per dare informazione dell’arresto dei genitori di Matteo Renzi, il giornale online Open, diretto da Enrico Mentana, ha pubblicato una immagine del provvedimento di ordine di arresto emesso dal GIP di Firenze nei confronti dei due coniugi. Lo ha fatto lasciando ben visibili gli indirizzi dei tre arrestati, più altri dati personali. Sul web si è scatenata una bufera e dopo un’ora l’immagine era già stata corretta e sbianchettata. Successivamente a questa correzione sono uscite le scuse del direttore e quelle del redattore David Puente (sì, sempre lui!) che non si sa cosa c’entri con l’accaduto, visto che ha dichiarato espressamente di non aver pubblicato personalmente quei dati. Ma chiude il suo messaggio di “mea culpa nulla culpa” con la chiosa “Cose che non dovrebbero mai e poi mai accadere“. Già, però accadono. E sono, più precisamente, accadute proprio a casa sua, nella nicchia che David Puente si è costruito alla protezione dell’ala consolatriche di Enrico Mentana. Guarda caso. Intendiamoci, la residenza di un individuo, qualunque individuo anche non indagato, è un dato pubblico e conoscibile da chiunque, e come tale va trattato. Un altro atto pubblico, una volta che viene notificato agli indagati e ai loro difensori, è l’atto di disposizione degli arresti domiciliari nei confronti di Tiziano Renzi e della moglie. Quindi non si tratta di stabilire se quel dato è pubblico o no (è evidente che lo è), ma se sia opportuno o no (e sicuramente non lo è) ripubblicarlo per farlo conoscere a un pubblico più ampio di quello che ne è già a conoscenza. E la risposta è una sola: è opportuno nella misura in cui quella pubblicazione aggiunge informazioni alla notizia principale. Ovvero se dice qualcosa in più rispetto all’originale. Se lo integra, se lo rafforza, se lo amplia. Ma a cosa mi serve sapere dove abitano i Renzi, rispetto al fatto che nei loro confronti sono stati disposti gli arresti domiciliari? A niente. Un atto inutile non è un atto inutile e basta. E’ anche un atto dannoso perché non apporta nulla di buono o di costruttivo all’intenzione iniziale, che è e dovrebbe essere quella di informare su un provvedimento della magistratura inquirente. Ecco perché pubblicare l’indirizzo degli arrestati in chiaro è stata una azione quanto meno discutibile e di dubbia perspicacia professionale. Così come è stata spiazzante la mossa di David Puente. Se si fosse trattato di una mossa scacchistica sarebbe stata annotata almeno con due punti interrogativi. Che c’entra chiedere scusa per una colpa che non è sua? In un mondo normale le responsabilità sono personali. Quindi in primo luogo la responsabilità è di chi ha pubblicato quella fotografia per intero, senza modificarla in alcun modo. Poi c’è la responsabilità del direttore responsabile, che infatti ha chiesto scusa. Poi basta. A meno che, moralmente, non ci si senta colpevoli di un fatto per il solo appartenere alla squadra e all’ambiente in cui quel fatto è stato commesso. Un po’ come succede nel calcio: se vince vince tutta la squadra, se perde perde tutta la squadra, siamo tutti responsabili nella buona e nella cattiva sorte, come nei matrimoni. E allora, alla luce di questa visione delle cose molto diffusa ma ciò nondimeno perversa, il senso di colpa, che qui è grande e profondo come la Fossa delle Marianne, salta fuori e uno decide di fare outing e di battersi il petto in chiesa pentendosi dei suoi peccati e delle sue piramidali nequizie. Ma nessuno dice che un giornale di informazione che si spaccia come libero, che vanta tra i suoi collaboratori giovinotti rampanti, giornalisti promettenti e debunker di stato, stavolta ha tragicamente toppato. Tutt’al più è stato un “errore”. Ecco, sì, l’accanimento sulla pelle di persone deboli perché indagate e con la libertà ristretta ai confini della loro abitazione lo chiamano “errore”. Cambiano il nome alle cose. Chiedono scusa, vanno in giro per qualche tempo col ciclicio “ruttando austeri ‘ci vuol pazienza, siempre adelante ma con juicio'” (come dice il Poeta), fanno penitenza e poi si autoassolvono, che vuoi fare? Ormai è successo, ci dispiace, siamo costernati, ma andiamo avanti. E’ il giornalismo, bellezze. C’è sempre spazio per le scuse, ma pietà l’è morta.

La solidarietà a Matteo Renzi #siamotuttiMatteoRenzi?

Ieri è successo che, mentre stavamo aspettando il responso del popolino della rete che ha messo al sicuro le chiappe del Ministro dell’Interno, sono stati arrestati i genitori dell’ex Primo Ministro Matteo Renzi. Una volta posti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni, la notizia è diventata subito, come si dice in questi casi, “virale”. Talmente virale che su Twitter si è scatenata una vera e propria gara di solidarietà nei confronti dell’ex capo del governo. Come se l’arrestato fosse lui. Ora, voglio dire, io capisco l’empatia che può nascere da una notizia del genere, ma che le colpe dei padri possano in qualche modo ricadere sui figli è un Dio che è morto da quel dì. Mi sono immerso in questo sciropposo liquame buonista e ho trovato il commento di uno che diceva che era vergognoso che i genitoria siano stati arrestati nel momento in cui il figlio si trovava a più di 600 Km. di distanza per lavorare. Non era andato a lavorare, Matteo Renzi, ma a presentare il suo libro a Torino (appuntamento poi annullato) e la presentazione di un libro, fino a prova contraria, è propaganda (a se stessi o al libro, si veda il caso), non lavoro. Anche se i suoi soldini se li sarà senz’altro guadagnati. L’ho fatto presente e mi hanno detto che non ho presente che cosa sia un lavoro intellettuale. Cioè, lo hanno detto a me! E va beh, così sia. Nessuno ha detto, come si dovrebbe dire in questi casi, che c’è il Tribunale del Riesame, e che i coniugi Renzi possono far valere le proprie opposizioni al provvedimento del GIP in quella sede, magari, se proprio ci tiene, augurando loro miglior fortuna. No, c’è gente che ha persino insinuato (come ha fatto lo stesso Renzi su Facebook) che la singolare coincidenza temporale dell’arresto dei genitori di Renzi e del processo di piazza con assoluzione piena a Salvini non sia poi una coincidenza vera e propria, rimestando nel torbido e riportando alla luce quella giustizia ad orologeria tanto cara al berlusconismo d’antan, cosa che non si addice affatto a tutto ciò che ha a che fare con Matteo Renzi. O magari sì, si veda il caso. Fatto è che ovunque si leggono hashtag deliranti tipo #siamotuttiMatteoRenzi (parlino per sé, i miei genitori non sono mai stati posti agli arresti domiciliari!) oltre all’inevitabile #iostoconMatteoRenzi (ma non si sa che cosa abbia fatto Matteo Renzi o quale sia il suo ruolo in questa vicenda). Forse qualcuno pensa che hanno colpito i genitori per colpire il figlio, una sorta di giustizia che, come una scheggia impazzita, prescinde da un concetto fondamentale: la responsabilità penale è personale (cioè, nessuno paga al posto di un altro). E il piagnisteo continua. gli hashtag sono i più utilizzati su Twitter, di Salvini salvo ormai non si ricorda più nessuno e il piagnisteo continua. Non c’è nessuna gogna né ingiusta né aberrante per Matteo Renzi, rendiamocene conto. Forse così facendo potremmo ricominciare a parlarne a mente serena.

Rousseau: il popolino del Movimento 5 Stelle salva Salvini dal processo

Il Sommo Poeta

Ma poi alla fine cosa è successo mai? E’ successo soltanto che una manica di presuntuosetti ignorantelli alleati con un’altra manica di intolleranti rabbiosetti si è sostituita ai suoi senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere in primis, e alla magistratura in secundis, per sottrarre dal legittimo processo il Ministro dell’Interno (in cui, detto sia tra parentesi ma non troppo, ha diverse possibilità di essere assolto), senza nemmeno conoscere uno straccio di carta processuale, senza aver letto un nonnulla del fascicolo, con accuse banalissime come quella di abuso di potere e di sequestro di persona. E che sarà mai?? Adesso non si può più fare un sondaggino su una piattaforma proprietaria, accessibile ora sì e ora no, con un campione tutt’altro che rappresentativo dell’elettorato (figuriamoci poi dell’opinione pubblica italiana), senza trasparenza e senza possibilità di vedere la provenienza dei voti ricevuti. Il tutto con il solo scopo di salvare culo, camicia, cadrega e fedina penale a un componente del governo. Ma cosa volete che sia? Dovreste essere voi a vergognarvi della vostra puerile e sterile indignazione. Voi che tornate a casa dal lavoro, principio su cui si fondamenta la Repubblica, e vi illudete anche che la giustizia che pagate con le vostre tasse sia davvero uguale per tutti, che chi è accusato di un reato possa e debba essere sottoposto ad un regolare processo in cui difendersi, voi che andate a scuola o all’Università per studiare, per avere un futuro attraverso il sapere e non attraverso l’essere, voi che insegnate a chi vuole studiare, voi che siete impegnati nelle istituzioni pubbliche, nel volontariato, nell’associazionismo, nei partiti, DAVVERO credevate che la pellaccia giudiziaria del Vice Primo Ministro fosse uguale alla vostra? Ma allora per quale motivo esiste la piattaforma Rousseau, per la democrazia? Per dare a tutti la possibilità di esprimere la propria voce? Ma per l’amor del cielo, non diciamolo nemmeno! Si figuri, signora mia, che quei giudici volevano addirittura far politica perseguendo un membro del Governo, e Lei capirà che alla fine non se ne può più, che la misura è colma, che se non interviene il popolo a salvare il Salvinabile qui si rischia il colpo di stato. Ma Le sembra davvero davvero possibile difendersi nei processi come un qualsiasi altro cittadino normale? Allora per che cosa esiste a fare l’immunità? Ma dica Lei, Signora, se dobbiamo assistere allo scempio di un politico giovane, promettente, di belle sembianze e dalle idee fulgide e proiettate nel futuro, che viene messo a tacere da un manipolo di giudici di Catania, che non lo so nemmeno io dove sia Catania, dev’essere dalle parti di giù, ma pensassero (perché noi gente perbene i congiuntivi li conosciamo) alle loro mafie e a mettere in galera i delinquenti quelli veri, i cosi lì, i négher, mi creda Signora, non è proprio successo niente. Anzi, hanno fatto bene: salvarsi le chiappe per salvare il paese. Mi faccia tirare un sospiro di sollievo, per quel povero Salvini, lì, chissà se dorme la notte, pura stèla… andém, nà…

RoussOff!

Messaggio ricevuto dopo aver tentato di collegarmi col sistema Rousseau verso le 15,35 di oggi. E si va benino, sì…

Culo, cadrega e fedina penale

Salvini è lì che frigge (anche se si dichiara “tranquillo”, come tutti gli indagati che hanno qualcosa da temere, perché chi è veramente innocente tranquillo non lo è per nulla) in attesa del verdetto di martedì prossimo della giunta per le immunità del Senato per le accuse di abuso di ufficio e di sequestro di persona legate alle vicende della nave Diciotti.

Nel frattempo, Conte, Toninelli e Di Maio si sono autodenunciati alla stessa giunta che ha trasmesso gli atti al Pubblico Ministero di Catania, sostenendo che quel che è successo è decisione collegiale del governo, quindi, per la malora, indaghino anche loro. E infatti la Procura ha aperto un fascicolo. “Atto dovuto”, lo chiamano. E la contraddizione che appare evidente in questa circostanza è che ci sono dei governanti che si autodenunciano e poi vorrebbero (o, meglio, si augurerebbero) che il loro collega Salvini sfuggisse al processo mediante un salvataggio in giunta prima e in aula dopo. In breve: non ci si può autodenunciare e poi sottrarsi ai propri giudici.

E i pentastellati, intanto, aprono alla folla della base del movimento mediante la piattaforma Rousseau (che appartiene a un privato) per decidere (o, ancora meglio, far decidere agli altri) se votare sì o no al processo per Salvini, “un sito con evidenti e conclamati problemi di manipolazione dei dati e privo del controllo sul voto di terze parti”, come riferisce Elena Fattori. Giarrussso, dal canto suo, avverte che non va sottovalutato il «grave pericolo» che proviene dalla richiesta di un giudice di valutare penalmente un atto di governo, perché «mai accaduto prima nella storia repubblicana». Se voti Sì salvi Matteo Salvini dal processo. Se voti No concedi l’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno.

Personalmente sono strasicuro che il sondaggio (perché di sondaggio si tratterà) della piattaforma Rousseau si concluderà con la negazione della autorizzazione a procedere per Salvini: culo e cadrega sono troppo preziosi per chi governa e rischiare una crisi con l’alleato leghista non è proprio il caso, soprattutto adesso che i sondaggi e le elezioni regionali abruzzesi hanno dato il M5S in piacchiata, ma ho dei lettori (e in particolare la cara e fedele lettrice Essebì) che non sono tanto sicuri dell’evidenza del risultato, puntando sull’indole forcaiola e giustizialista della base.

Il punto, evidentemente, non è essere giustizialisti o forcaioli, ma garantisti e dalla parte dello stato di diritto, che prevede principii cardine come l’obbligatorietà dell’azione penale e dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Salvini ha argomenti a iosa con cui difendersi, ma invece di esporli all’interno di un processo, si fa salvare DAL processo che rischia di condannarlo a una pena massima di 15 anni di reclusione. Se Salvini abbia o no agito nell’interesse precipuo dello Stato è un altro punto da sciogliere. Quale minaccia poteva esserci per lo Stato dall’attracco nei porti italiani e dallo sbarco di un gruppo di poveri disgraziati allo stremo delle forze?

E intanto abbiamo un governo di indagati (è del Corriere la notizia dell’iscrizione al registro del Presidente del Consiglio e del suo Vice Di Maio) che ha un solo scopo: salvare culo, cadrega e fedina penale. Ma gli conviene?

Quanto costa il blog?

Vi chiedo delle donazioni (facoltative, ci mancherebbe altro), dai clic sulle pubblicità il blog ha dei ricavati che vanno a coprire (in parte, solo in parte) i suoi costi. Ma quanto costa il blog?

E’ (quasi) presto detto: 58 euro se ne vanno tra hosting web (server Linux) di Aruba, statistiche, casella di posta elettronica da 2 Gb (un po’ cara quest’ultima) e roba varia. Poi ci sono da considerare circa 44 euro di server MySQL (condiviso con classicistranieri.com, capienza di 3,5 Gb. ciascuno, cosa ci faccio con tutta questa roba lo so solo io) e 69 $ollari per il software Wordfence che protegge (o dovrebbe proteggere, e in effetti un po’ protegge) dai numerosi attacchi diretti a WordPress. Sono all’incirca 166 euro. DA raddoppiare per il mantenimento della biblioteca, che ha più o meno le stesse caratteristiche tecniche (solo che è molto, ma molto più grande, ma grazie al cielo Aruba non ne fa una questione di spazio su disco).

Totale, dunque, fra liscia e lascia, almeno 332 euro l’anno. Che, voglio dire, potrei pagare tranquillamente io, senza problemi, ma se ho la possibilità anche solo di ammortizzarli è tutto di che benvenuto.

Quindi fate come hanno fatto altri: mettete mano al portafogli e cercate di essere generosi. O, se proprio siete tirchi, ricordatevi che le pubblicità aiutano il blog e la biblioteca, cercate di non essere insofferenti e andate avanti felici con la navigazione (certo è che non vi si accontenta mai!)

L’esorcista

Sulla piattaforma S.O.F.I.A., dedicata all’aggiornamento dei docenti (ma non solo) è apparso giorni fa l’annuncio di un corso promosso dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum sull’“esorcismo e la preghiera di liberazione”.

Siamo tornati al Medioevo. L’esorcista come figura che ti libera dalla possessione satanica, la preghiera come strumento principale per distaccarti da ogni male, incluse le possessioni demoniache che, evidentemente, per qualcuno esistono, ed è quello il guaio principale.

Se n’è accorto l’esponente di Liberi e Uguali, nonché segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che ha già preannunciato un’interrogazione parlamentare.

Nel frattempo, e con straordinario e singolare tempismo, la Regina Apostolorum ha cancellato il corso in questione dalla piattaforma S.O.F.I.A., chiarendo però che si svolgerà regolarmente nelle date enelle modalità preannunciate, perché, secondo quanto riporta il giornale on line “La Tecnica della Scuola” “non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado “. Per fortuna però che abbiamo lo screenshot della scheda, così come si leggeva mentre era in linea. E’ l’immagine che intitola questo post. Si individuavano come destinatari “Docenti scuola secondaria I grado – Docenti scuola secondaria II grado” .

Tra gli obiettivi del corso, veniva inoltre indicata la possibilità “di fornire le necessarie competenze a sacerdoti, medici, psicologi, legali, docenti di ogni ordine e grado e in particolare docenti di religione, per affrontare tematiche di attualità sociale”. 

Tra gli ambiti formativi individuati, inoltre, c’era anche quello della “didattica per competenze e competenze trasversali”.

Dunque gli insegnanti erano destinatari e come del corso proposto, che probabilmente è stato ritirato per il comprensibile imbarazzo dell’ente proponente, che, comunque, è perfettamente accreditato ai sensi della Direttiva 170/2016 e a cui, almeno nelle intenzioni, avrebbero potuto partecipare docenti di qualsiasi materia (visto che le competenze sono trasversali). Insegnanti di religione, ma anche di lettere, diritto, spagnolo, inglese, matematica, applicazioni tecniche, educazione musicale, tutti col crocefisso d’ordinanza a invocare “Vade retro, Satana!!” e a studiare come quella che noi credevamo fosse una patologia psichiatrica, si rivela invece essere una vera e propria possessione demoniaca, da trattare con preghiere liberatorie dalla singolare e particolare potenza, il cui testo, come un mantra segreto, non ci è dato di conoscere (speriamo almeno che lo apprendano i partecipanti al corso di aggiornamento in questione).

Marco Calvo, Liber Liber, Shakespeare e le opere inedite

Marco Calvo, presidente e fondatore di Liber Liber, ha concesso una breve intervista a Claudia Speggiorin il “Il Paradiso di Caino” del 6 febbraio scorso, disponibile qui.

Calvo, tra le altre cose, sostiene:

“Noi (…) abbiamo dei vincoli, siamo un progetto di biblioteca digitale, quindi conserviamo libri già pubblicati. Non possiamo ospitare opere inedite. Per quelle abbiamo creato la rivista Pagina Tre e la sua biblioteca.”

Ora, con tutto il rispetto nei confronti delle opinioni altrui e nel diritto al libero pensiero, dobbiamo rilevare come questa affermazione non corrisponda a verità e che la realtà sia ben diversa. Liber Liber ha pubblicato opere inedite, e più precisamente le traduzioni di William Shakespeare di mano del prof. Goffredo Raponi, con relative annotazioni, che non sono mai state pubblicate in cartaceo.

E’ stato lo stesso prof. Raponi a donare, in vita, il proprio lavoro a Liber Liber. E Liber Liber lo ha pubblicato. Alcune traduzioni di Raponi hanno anche il codice ISBN per la versione e-book. Eccone un esempio:

Il libro, oltre ad essere distribuito gratuitamente, viene messo in vendita al prezzo di 0,49 euro su piattaforme come Unilibro, da cui vi propongo il seguente screenshot:

Sul sito di Anobii.com, il volume viene recensito come traduzione originale.

Le opere di Raponi vengono anche vendute nel Liber Liber Shop all’interno dei gadgets (DVD ROM, chiavette USB, Hard Disk esterni) disponibili per quanti volesssero acquistare i contenuti del sito.

Oltre a questo ci sono gli audiolibri, che sono pubblicati nella versione letta dai volontari dell’organizzazione e che costituiscono delle vere e proprie opere prime, non pubblicate precedentemente e che vengono messe a disposizione degli utenti per la prima volta.

Ne deriva che Liber Liber NON E’ una biblioteca ma un editore. Con una politica molto aperta alla distribuzione gratuita dei contenuti che pubblica, ma pur sempre un editore, con opere inedite e ben scelte, differenziate dalla distribuzione parallela attraverso la rivista “Pagina Tre”.

Il verbo hacer e l’informatica

Domanda: Che cosa vuol dire HACER? (1)

Risposta: E’ una marca di computer, professó’ (2)

(1) Fare

(2) Acer

Le caravelle di Cristoforo Colombo in Argentina

Domanda: Quali sono le principali regioni dell’Argentina?

Risposta: La Patagonia, la Pampa e la Santa María (sì, mancano solo la Niña e la Pinta)

Chi cazzo è Maria Siruingo?

Questa mattina mi sono svegliato e il blog era invaso da una quindicina di commenti di spamming tutti uguali provenienti dall’account Facebook intestato alla signora Maria Siruingo, probabilmente esperta in prestiti personali a tassi di interesse vantaggiosissimi (sic!). Sono stati molti gli articoli “infettati” da questa attività di spamming, dai più recenti a quelli più vecchi ma comunque molto frequentati.

Ho provveduto a bloccare l’account della Siruingo in modo che non possa più far danno, ma ho conservato uno dei suoi commenti in linea a perenne memoria di quello che può e sa fare la gente quando si tratta di imbrattarti il blog. Insomma, sono cose che fanno girare le scatole. Spero di aver provveduto così a limitare i danni al minimo e che cose di questo genere non si verifichino più. Nel caso chiuderò i commenti da Facebook, tanto per quel poco che commentate -infingardi!- il modulo commenti di WordPress va più che bene.

Francesco D’Uva sulla linea di Salvini per l’immigrazione

“La linea sull’immigrazione del ministro Salvini a noi va benissimo”

Francesco D’Uva, capogruppo alla Camera del Movimento Cinque stelle

La metamorfosi

Gregor Samsa, svegliatosi da sogni inquieti, si ritrovò trasformato in un insetto schifoso.

Così era, più o meno (abbiate pazienza, non ho il testo originale sottomano e sto cercando di tradurre ad sensum) l’incipit de “La metamorfosi” di Kafka.

Kafka non si era inventato niente. In Abruzzo, la sera di domenica scorsa, ci siamo addormentati che eravamo abruzzesi e ci siamo risvegliati dopo qualche ora trasformati in padani per la vittoria della Lega alle elezioni regionali. Abbiamo abdicato in maniera schifosa alla nostra identità. Non canteremo più “Vola vola vola e vola lu pavone” ma “O mia bèla madunina”, non mangeremo più arrosticini ma cassoela, niente più timballo alla teramana con le pallottine ma polenta scondita; niente più spaghetti alla chitarra ma bucatini della Barilla conditi col sugo Star, come ci insegna Salvini. Ci siamo trasformati in insetti schifosi. Abbiamo svenduto al primo Salvini che passava la nostra tradizione democratica (o democristiana che dir si voglia), ci siamo abbandonati alla destra e abbiamo fatto il gioco di Lega e Fratelli d’Italia che, nell’ebbrezza della vittoria, si sono dimenticati che chi ha veramente vinto le elezioni regionali abruzzesi è stato il partito dell’astensionismo, della gente disgustata, del menefreghismo costruttivo, della protesta ferma e rude, forte e gentile come qualunque abruzzese.

E naturalmente, dopo, tutti gli italiani si sono trasformati (a loro volta, come Kafka insegna) in osservatori attenti delle cose abruzzesi. Tutti i commentatori su Twitter e Facebook erano diventati, d’improvviso, esperti di cose abruzzesi. Senza aver mai mangiato un piatto di spaghetti alla chitarra o di pecora alla callara (o “a ju cuttore” nell’Abruzzo aquilano), senza aver mai fatto una partita a bestia o essersi andati a fare una passeggiata sui sentieri del Gran Sasso. Gente che non sapeva nemmeno quanti capoluoghi di provincia ci sono in Abruzzo, analizzava tendenze, voti, percentuali, affluenza alle urne, nomi degli eletti, rassegne stampa, bestemmie, imprecazioni, triccheballàcche e tutto quanto fa spettacolo.

Perché se non ghérum nuiàlter de la Lega, il coso, lì, l’Abrusso, minga el faseva un casso! 

E così cominciamo a lasciare i nostri dialetti, magari sgradevoli a volte (il teramano parla che sembra un codice fiscale!), ma molto genuini, per sposare un incerto grammelot padano per il quale anche Dario Fo si rivolterebbe nella tomba.

Siamo così, trasformati in insetti ripugnanti come Kafka ci insegna. Un giorno qualche bella fanciulla, stufa di vederci conciati in quel modo, ci lancerà una mela che andrà a conficcarcisi sul groppone e così creperemo per la bellezza e la vanagloria altrui. Dio ¡qué depre!

Gli exit poll per le Regionali in Abruzzo. Vince il centrodestra. S’è avuta!

E brava Marianna Madia!

(ammetto che questa ci vuole un po’ a capirla ma che prima o poi ci si riesce)

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