Sospendo l’aggiornamento del blog a tempo indeterminato

Con questo post sospendo gli aggiornamenti al blog a tempo indeterminato. Può essere per un mese, due, tre, un anno o due, che ne so?? Avrei potuto anche fermarmi qui e non dirvi nulla, ma so che ci sono persone che mi vogliono bene e che passano di qui ogni tanto per vedere se ho scritto qualcosa di nuovo e non voglio che ci vengano troppe volte invano. Non lo so, fa caldo, ho altro per la testa, mi manca la voglia di scrivere, non ho tempo, devo dedicarmi ad altre cose, ma soprattutto ho pochissima concentrazione per mettermi a scrivere. Finché vedrete questo post in cima alla lista degli interventi, sulla home page, vuol dire che sono ancora in modalità stand-by. Se e quando mi ritorneranno tempo, voglia, entusiasmo, predisposizione contemporanea al cazzeggio e alle cose serie, allora rimuoverò queste righe e le sostituirò con qualcosa di più concreto. Ma ora ho solo un bel po’ di silenzio da offrirvi e null’altro. State sani, nel frattempo.

E’ morto Pio Rapagnà

Ricordo con profonda commozione la figura dell’onorevole

Pio Rapagnà

esempio di impegno civile, di dedizione verso gli ultimi e di amore per il territorio.

Roseto degli Abruzzi, 15 luglio 2018

Libertà è conoscenza

L’altro giorno sono andato a fare la spesa al supermercato, e mentre aspettavo il mio turno, con una fila da emporio dell’ex Unione Sovietica, per comprare un po’ di pane e un paio di mozzarelle, l’altoparlante ha diffuso una canzonetta di Jovanotti che si autocompiace del fatto che sia estate (chissà poi cosa ci trovi di così bello…), che sente il mare dentro a una conchiglia e come ciliegina sulla torta di tutto il discorso ti dice anche che la liberà è un battito di ciglia. Ora, io non ce l’ho con nessuno, ma ci sono persone in Italia che per far la rima conchiglia/ciglia darebbero a bere anche l’impossibile. Un battito di ciglia è un gesto semplice, elementare. E la libertà è tutt’altro che facile a conseguirsi. La si raggiunge ogni giorno e con una tremenda e sovrumana fatica. Perché le cose vere ed autentiche costano fatica, e per Jovanotti sembra sempre essere tutto facile, maledizione, invece la vita è dannatamente complicata, ed essere liberi è un esercizio che costa uno sforzo enorme. Poi mi è venuto in mente che c’è stato quell’altro cantautore, Gaber, che cantava che “libertà è partecipazione”, dopo avere enumerato tutto quello che la libertà non è, tra cui il volo di un moscone, e va beh. Ma la libertà non è nemmeno partecipazione. Tanta gente ha partecipato alle elezioni politiche scorse con la speranza di poter essere, alla fine, un po’ più libera, e ne è uscita più prigioniera e reclusa di prima (col governo che ci ritroviamo non si scherza!). Nossignori, niente partecipazione e niente battito di ciglia, la libertà è la conoscenza. E solo quella. Se non hai la conoscenza non solo non sai un cazzo, ma, soprattutto, non SEI un cazzo. Se hai la conoscenza puoi condurre una vita dignitosa, se non ce l’hai sprofondi nel nulla. La conoscenza non è il numero di nozioni che un individuo possiede. Quello è enciclopedismo e lasciamolo a quei simpaticoni dei wikipediani che fanno le cose perché ci credono tanto, la conoscenza non è sapere quando è morto Napoleone, ma sapere come e dove andarlo correttamente a cercare nel caso si dovesse avere bisogno di quella specifica informazione. E poi leggere. Leggere tanto. Leggere sempre. Non importa che grado di studi si sia raggiunto nella vita, se vai a letto e spegni subito la luce non avrai aggiunto un mattone che sia uno a quello che conosci e che sai, se leggi un libro (naturalmente dipende tutto anche da CHE libro leggi) ci stai già lavorando. Sapere, conoscere, imparare. Credo che nella vita non ci sia altro. E la conosceza può portrare tranquillamente alla follia o alla depressione più nere, ma una vita senza conoscenza non vale nemmeno un pochino la pena di essere vissuta come tale. Tutto può essere conoscenza, dalle cose che più ci piacciono a quelle più noiose, l’importante non è questo, ma come ci si arriva, e cioè facendosi un culo come una manica di cappotto. Per intenderci, la conoscenza non è un copia-incolla: facile, lesto, pulito. La conoscenza è andarsi a cercare i libri in biblioteca o a casa, quelli che parlano di quel determinato argomento e cercare informazioni su informazioni. Non vale se qualcun altro lo fa per te, perché la conoscenza è personale. Per cui, non date retta a Jovanotti, e i battiti di ciglia riservateli alle coe che più vi dànno stupore. C’è bisogno anche di quello!

Wikipedia rimandata a settembre

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Hanno fatto tutto da soli, dall’inizio alla fine.

Hanno preso la palla al balzo di una discussione in sede di Parlamento Europeo sulla riforma del Copyright e hanno pensato bene di lanciare l’allarme in rete di una imminente repressione di alcuni diritti fondamentali del Web che, a loro dire, coinvolgerebbe anche la versione italiana di Wikipedia. Non si capisce come coinvolgerebbe SOLTANTO la versione italiana, visto che il progetto legislativo riguarderebbe TUTTI i Paesi dell’Unione Europea, e quella italiana è la versione linguistica che per prima è andata a gridare “Al lupo! Al lupo!”, seguita, nel tempo, soltanto da quella spagnola, estone e lituana. Dunque, dicevamo, per protestare contro l’imminente scempio dei diritti che oltretutto NON riguardavano Wikipedia (ed è stato messo addirittura nero su bianco), la sezione italiana di Wikimedia ha pensato di inibire l’accesso ai contenuti, creando un vero e proprio putiferio tra gli addicted (che, evidentemente, non sanno sopperire alla mancanza di una informazione di Wikipedia con l’apertura di un sano libro o la consultazione di una buona enciclopedia cartacea).
Hanno piazzato davanati agli occhi di tutti un proclama in cui si affermava addirittura che, se la normativa fosse stata recepita (e il termine per farlo era il 5 luglio), Wikipedia avrebbe anche potuto chiudere. “Dio lo volesse!!”, mi sono detto subito “a cosa devo l’onore di tanta manna??” A nulla, alla sola volontà di creare scompiglio e generare confusione nell’opinione pubblica. Perché quali sarebbero queste modifiche così micidiali per la libertà di espressione?? Non si sa. O, almeno, il papello funebre di Wikipedia non lo dice. Premesso ma non concessso che Wikipedia è in pericolo, da che cosa sarebbe rappresentato questo pericolo?? Silenzio tombale sul tema.
Hanno fatto durare la loro protesta un paio di giorni. Sono un tempo accettabile per farsi notare e per evitare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca che, andando a cercare pagine diverse, avrebbero trovato lo stesso identico contenuto e avrebbero penalizzato la posizione delle pagine in italiano.

Nel frattempo hanno proposto di scrivere al proprio parlamentare europeo una mail, o un tweet o addirittura di telefonargli per indurlo a votare contro le norme che Wikipedia ha individuato come fonti di nocumento (senti lì, dé, “nocumento”, o come so’ ganzo quando parlo forbito…). Non so quanti Wikipediani abbiano aderito all’invito, ma sapendo quanto siano stizzosi, presuntuosi e tenaci nella vendetta i wikipediani, posso immaginare che più di un parlamentare europeo italiano non abbia dormito sonni tranquilli, bombardato com’era da stormi di zanzare telematiche pronte a punzecchiarlo di pungiglione e veleno se per caso avesse votato “Sì” alla approvazione.

Il 5 luglio il Parlamento Europeo ha rinviato a settembre la discussione sulla materia del contendere. Dopo pochi secondi Wikipedia era ancora perfettamente navigabile, i nostri eroi, dopo essersi autonomamente autosospesi e autorimessi in linea erano soddisfatti che la loro potenziale fine non fosse annullata ma solo eventualmente posticipata, sì, sì, siamo stati bravi, abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica, viva la cultura libera e ciucciatevi la nostra compilation di svarioni di grammatica e di ortografia.

In breve, se solo con questo quelli di Wikipedia sono riusciti a far desistere un parlamento dalla discussione su una delibera comunitaria, vuol dire che Wikipedia ha molto potere. Se, invece, si è trattato solo di una semplice coincidenza, e la protesta non ha inciso per nulla sulla decisione parlamentare, allora vuol dire che Wikipedia non vale un fico secco. In ciascuno dei due casi, credetemi, c’è di che avere paura.

L'”università” on line è “profiqua” (sic!)

Il sito wikiversity.org, cugino acquisito dell’enciclopedismo cialtrone, per non essere da meno, una volta aperto si presenta in questo modo:

wikiversity

Se ci fate caso, solo l’italiano (e ci mancherebbe altro!) e il portoghese riportano l’autodefinizione di “Università”. In genere le altre lingue hanno un modo molto più garbato e meno pretenzioso di qualificarsi. Gli inglesi si definiscono “Comunità per l’apprendimento aperto”, i francesi “Comunità pedagogica” (bello, fine e delicato), in spagnolo si parla di “Piattaforma educativa libera” (un po’ asettico, se si vuole, ma continuano comunque a sparare basso), i tedeschi parlano di “Apprendere e insegnare”. Solo gli italiani e i portoghesi, dicevo, parlano di “Università”. E che cazzo, ma dove pensano di essere, sul web o a Cambridge? “Università” addirittura?? E cosa darebbe al sito questo alone di universitarismo, di grazia? Il fatto che tutti sono liberi di apprendere e di insegnare? Ma all’università non è così. All’università ci sono quelli che insegnano che sono delle persone qualificate e che hanno fior di titoli e meriti per farlo. All’università non insegna l’uomo della strada. L’università non è come Hyde Park, in cui chiunque si porti il proprio sgabellino ha la possibilità di dire quello che pensa a una folla di ascoltatori più o meno nutrita, un’università è soprattutto condivisione del Sapere con la S maiuscola, e sono perfettamente convinto che in una lezione scolastica o universitaria sul Verismo, nel redigere una dispensa ad uso degli studenti, nessuno si sognerebbe di scrivere che Verga “avvia una profiqua collaborazione” con Luigi Capuana perché “profiqua” con la q non esiste da nessuna parte. Questo non è fare lezione. Questo è aprire la bocca e riemire il vuoto di contenuti quali che siano. Non è un’università, è poco più degli appunti di lezione di un liceo classico presi da uno studente che in italiano ha sei e che li fotocopia per tutti i compagni di classe, lasciando lì l’errore madornale a imperituro ricordo del fatale contatto che ha avuto con l’opera di Verga e Capuana che un giorno ebbero la ventura di iniziare una collaborazione che, vedi tu, è andata loro anche bene.

MA perché a fare gli sboroni e queste figure di melma, dobbiamo sempre andarci noi italiani??

profiqua

L’opera pedagogico-letteraria di Agif al Aviv

agif

Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e rapidità di esecuzione.

E geniale è stata la trovata di chiunque sia che ha voluto firmarsi e riconoscersi con lo pseudonimo di Tarim Bu Aziz e proporre sui social network, allo scopo di favorire l’integrazione di bambini di lingua e cultura araba nelle scuole italiane, l’introduzione dei numeri arabi nel nostro Paese.

Naturalmente àpriti cielo e spalàncati terra. Ma come si permette questo signore di venire, dal suo paese, a sindacare nel Nostro e a dire che dobbiamo usare i loro numeri, ma che si adeguino, ogni tanto, viaddìo, sono loro che devono rispettare le nostre tradizioni, i loro numeri se li usino a casa loro, noi abbiamo già i nostri, ma che insolenza, ma che ignoranza, fa bene il coso, lì, il Salvini, a rimandare indietro le navi coi négher, e viandare senza minimamente sapere che i numeri arabi noi li abbiamo già adottati da secoli e secoli, per sostituire la numerazione romana, troppo farraginosa e scomoda. Se non fosse stato per gli arabi che hanno inventato i numeri (e in particolare lo zero) noi staremmo ancora a fare le divisioni a due cifre con il pallottoliere.

Sulla falsariga di quanto scritto da Tarim Bu Aziz, qualcuno si è inventato il più dozzinale, ma altrettanto efficace personaggio di Agif Al Aviv. Che detto così suona molto arabeggiante, ma non è altro che “Viva la figa” scritto alla rovescia, se ne accorgerebbe anche un bambino (anzi, se ne accorgerebbe soprattutto un bambino!). Cosa dirà questo misterioso Agif Al Aviv?? Nulla, ha solo proposto che nelle scuole italiane (sempre lì) i bambini si abituino a leggere da destra a sinistra e dall’ultima pagina di un libro (la prima per gli arabi) all’indietro. Naturalmente non è vero niente, ma c’è chi c’è cascato ugualmente: “Ognuno comanda in casa propria” (esagerato!), “Perché non se ne va a zappare questo incivile??” (come se la civiltà si misurasse da che punto della pagina si inizia a leggere e verso quale direzione), “Questo lo fai al tuo paese, non al nostro” e tutto questo solo per un “Viva la figa” letto da destra verso sinistra.

E’ l’evoluzione naturale (o, meglio, l’involuzione) di un modo di pensare che ora che è andato al potere non potrà fare altro che danni. La gente è orrendamente pronta con la caccia allo straniero, lancia in resta e scudo teso, per affrontare il nemico arabo, negro, extracomunitario o comunque poveraccio che sia. Lo scherzo non esiste più, si va avanti a oltranza a rivelare idiozia, ignoranza, voglia di apparire e financo vanagloria nelò voler essere a tutti i costi sui social network a dire la propria.

Ringrazio la cara e fedele lettrice Annarosa per avermi dato lo spunto per questo articoletto. E’ da poco nonna (per la terza volta) di Sophia, deliziosa frugoletta con gli occhi a mandorla (sì, straniera!) che sa già lei come portare il cappello. Benvenuta Sophia!

O povero Salvini/è legato alle catene/queste son pene/per farlo morir…

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Il ritornello che ho messo come titolo di questo post è un vecchissimo girotondo (crudele come girotondo, lo ammetto) di quando ero bambino e andavo all’asilo. Si cantava all’indirizzo di quello che, nel giro, pagava pegno. Un po’ per commiserazione e un po’ per consolarlo.

Povero Salvini, dunque, che un giorno sì e uno no deve inventarsene una sempre più grossa per poter restare a galla e far sì che i social e la stampa periodica parlino di lui (come non importa, ovviamente): prima il rifiuto di quei 600 e passa disgraziati della Aquarius, poi il censimento dei ROM, oggi la storia della rivalutazione dell’opportunità di concedere ancora o meno la scorta a Roberto Saviano. Guardate che è una bella fatica, sapete? Perché poi la gente ti critica e alle critiche devi riuscire a far fronte al meglio, magari mandando bacini qua e là (come fa su Twitter) e dispensando sorrisoni innocenti come quello che fa solo il bene degli italiani.

Povero Salvini, vuole rivedere la scorta a Saviano e nessuno lo capisce. Il mondo è popolato di brutti cattivi comunisti che pensano perfino che a un cittadino sia necessario dare una scorta a prescindere dalla sua collocazione politica, dal suo pensiero ideologico e dalla sua simpatia personale o meno (e ammettiamo tranquillamente, assieme a Salvini, che Saviano è una persona antipatica, ma non è revocando la sua scorta che lo si renderà più apprezzabile ai nostri occhi, o che sopporteremo meglio le sue esternazioni).

Io non so quanti dei miei soldi devoluti allo Stato sotto forma di tasse vadano a coprire le spese per la protezione di Saviano. So solo che mi fa piacere pagarli perché poi Saviano lo voglio poter contestare di persona o sul mio blog. A me la gente serve viva. Dei morti cosa me ne faccio?

Ma lasciatelo stare, Salvini, poverino. Lavora per noi e si preoccupa di quel che è giusto. Queste son pene.

Paola Regeni in sciopero della fame tra l’indifferenza generale

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E’ assolutamente scandaloso che l’iniziativa di Paola Regeni, la madre di Giulio, il ricercatore friulano barbaramente trucidato in Egitto, di entrare in sciopero della fame per protestare contro l’arresto di Amal Fathy, sia caduta nella più bieca indifferenza generale.

Dopo che era stata annunciata, e dopo che aveva raccolto un generale plauso, le agenzie di stampa e i siti web dei quotidiani nazionali hanno smesso di occuparsene, preferendo, evidentemente, i curricula vitae un po’ gonfiatini del Presidente del Consiglio incaricato Conte, che sembravano costituire la notizia del giorno in quel preciso momento in cui tutta l’informazione sembrava virata sugli stessi argomenti.

Uno sciopero della fame è una cosa seria e grave. E’ una delle pochissime forme di protesta veramente efficaci che io conosca. Pacifica, nonviolenta, ma nello stesso tempo ferma e determinata. Il soggetto che lo mette in atto è senziente, vivente e nello stesso tempo morente un po’ per giorno davanti all’ingiustizia.

E’ c’è bisogno di donne così in Italia. E proprio perché c’è bisogno di donne così che non ne parla nessuno. Ha avuto più risalto sui giornali la notizia dell’esclusione di Eleonora Brigliadori da Pechino Express per le esternazioni sul cancro della Toffa che questo sciopero della fame per la solidarietà e la verità che, da quello che ho sentito, si può fare a staffetta e potrebbe coinvolgere, quindi, più di una coscienza civile.

Con la morte della madre di Ilaria Alpi, che se n’è andata senza la verità sull’omicidio della figlia, l’unica madre coraggio rimasta ancora a lottare (e chissà quanta verità le verrà ancora negata!) è la mamma di Giulio Regeni.

Per favore, facciamo qualcosa affinché la sua protesta e il valore della sua lotta quotidiani non vadano sprecati.

Federico Maria Sardelli bannato per un mese da Facebook

(cliccare sull'immagine per ingrandirla)

(cliccare sull’immagine per ingrandirla)

L’altro ieri mi è giunta una notizia che mi ha fatto rimanere un po’ stercofatto o “cacino” per dirla alla livornese. Non è nulla di che. Il Poeta direbbe che “non vale due colonne su un giornale”, ma forse è proprio per questo che la ospito.

Federico Maria Sardelli è stato bannato per un mese da Facebook per via di un contenuto non consono (non si sa bene perché) alla politica di Zuckerbndfg.

Ecco, si riassume il tutto in poche e desolate parole. Il “contenuto” di cui parlo è quello di cui all’immagine che accompagna queste brevi noticine, una sorta di “meme” (parola bruttissima che i Facebookari usano a chilate ogni giorno) e che ha come massimo dell’offensività, se proprio si va a vedere fino in fondo, il termine “babbei”. Sono solo opinioni critiche. Forti? E sia, la critica non guarda mai alla forza con cui sferra il colpo, la critica è tale proprio perché travalica il senso dei fatti. Sono opinioni (e chiunque cliccando sull’immagine per ingrandirla può leggerle a suo bell’agio) di una persona che può permettersi questo ed altro, essendo Federico Maria Sardelli, oltre che un caro ex compagno di scuola (e, conseguentemente, compagno di una vita), un direttore d’orchestra, compositore, disegnatore, vignettista, fine umorista, esperto dell’opera di Vivaldi, filologo musicale, pittore, romanziere. E uno che è tutte queste cose insieme, le sue opinioni politiche può permettersi di dirle su Facebook, fuori da Facebook, in Italia e all’estero.

Ma attenzione, non sono solo l’autorità e l’autorevolezza di qualcuno a renderlo degno di rappresentare il suo pensiero su un mostro informatico come Facebook, quello possono farlo tutti, magari con un séguito minore, ma certamente a buon diritto. Quello che rende l’opera di Sardelli degna di stare dappertutto (e, quindi, anche su Facebook) è il fatto che non contiene assolutamente nessun tipo di linguaggio sconveniente o che travalichi quella che i giuristi chiamerebbero la “continenza”. Insomma, non c’è nulla di male in quello che ha scritto Sardelli, e secondo me su Facebook, dove, peraltro, siamo abituati a ben altre manifestazioni del pensiero e a opere di diffamazione e distruzione sistematica di questo o di quel soggetto, quelle parole e quelle immagini ci potevano stare. Ma Facebook non ragiona come noi. Anzi, probabilmente affida a qualche algoritmo della malora l’analisi complessa di quello che linguisticamente non può essere etichettato né etichettabile e poi tanto qualcuno ne farà le spese. E’ un assurdo macinino che non ha ragioni comprensibili e che, come i “vaghi de caffè” di un famoso sonetto del Belli, ogni tanto trascina a fondo qualche chicco per ridurlo in polvere. Non una polvere fisica, beninteso, ma una polvere destinata a costituire un silenzio forzato e inspiegato (nonché inspiegabile) a chi deve subire una punizione per una supposta stronzata che sa di non aver commesso (e che, in quanto “supposta” possono cacciarsi dove credono meglio).

A Federico Maria Sardelli solo tanta solidarietà e un pizzico di presa per il culo: o cosa pensavi che fosse, Facebook, l’Utopia di Tommaso Moro? Ovvia, giù, un te la piglià’ che fra un mese ce l’arracconti.

#amanodisarmata

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Filippo Nogarin ha perso il privilegio di essere livornese

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Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, nei giorni scorsi ha perso un bene più che prezioso, la livornesità. Quella che io chiamo, con un latinismo neologistico, la “labronitas”. Ed è quanto di peggio posssa accadere a un livornese o, si veda il caso, a chi Livorno rappresenta con la sua carica elettiva.

Livorno è città di accoglienza da sempre. Non finirò mai di dirlo, a Livorno abbiamo i Valdesi, gli ortodossi, gli ebrei, la comunità olandese, quella inglese, e non so quanti altri rivoli, fiumi, ruscelli di culture diverse che convivono pacificamente nella stessa città, a suon di cacciucco, cinqueccinque e ponci. A Livorno siamo fatti così (o, meglio, lo eravamo fin quando io Livorno la frequentavo più da vicino, adessso, magari, le cose saranno un po’ cambiate anche lì) e quindi un Sindaco che pubblica un post su Facebook in cui scrive che il Porto della città è aperto ad accogliere la nave Aquarius col suo carico di miseria e povertà, e che questa disponibilità all’accoglienza è già stata comunicata al Ministro dei Trasporti e al Presidente della Camera, quel Sindaco, dicevo, non fa altro che compiere, con un gesto di apertura, la volontà di tutti i livornesi. Ed è lui stesso parte della sua città, perché davanti a uno scempio del genere, un livornese non potrebbe fare altro che spalancare le porte e il cuore a chi soffre, e a chi dice che i livornesi per la loro generosità ti metterebbero la casa in capo, con questo gesto rilanciano al raddoppio e in capo ti ci mettono la città intera.

Poi è successo qualcosa. Qualcosa che non sa più di ospitalità e apertura nei confronti di chi ha bisogno, ma che ha il sapore, piuttosto, di opportunismo politico e di fetide alleanze con i partiti più fascistoidi, xenofobi e razzisti del panorama parlamentare: quel post su Facebook è stato eliminato (per fortuna c’è sempre chi ha la buona, anzi, buonissima abitudine di farne uno screenshot). Perché? Perché non era compatibile con la linea generale del governo e in particolare con le trovate del Ministro degli Interni, quindi si torna indietro, non si fa più, tutto cancellato, annullato. Niente più solidarietà, niente più accoglienza, niente più porto aperto, niente più assistenza umana e materiale verso chi ha bisogno. Si torna indietro e ci si libera, così, di quella “labronitas” tanto cara, ma che in casi come questo può costituire un fardello gravissimo da portare.

E i livornesi?? Mah, ai livornesi fondamentalmente gl’importa una sega se il sindaco fa i pastrocchi su Facebook. Quello che duole, e duole molto, è l’opportunità persa di sentirsi ancora città, comunità, unità profonda di culture e spiritualità diverse. Per buttarglielo nel culo ai governanti e a chi li ha votati. E’ per questo che Nogarin dovrebbe solo dare le dimissioni da sindaco di una città che è altro da come si comporta, ma chissà se questo sarà compatibile con i diktat del governo.

Nuovi sottosegretari crescono: Carlo Sibilia

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Tra i nuovi sottosegretari che hanno giurato a Palazzo Chigi c’è anche Carlo Sibilia, che nel 2014 scrisse che lo sbarco sulla Luna è stato una farsa. Il tweet è ancora regolarmente disponibile in rete e ve ne offro uno screenshot recente. Insomma, secondo Sibilia, sulla Luna non ci saremmo mai andati.

Serena Riformato, una giornalista di Repubblica, lo ha definito in un suo articolo “Complottista immaginifico e maestro nell’arte del tweet incauto”. Sibilia è famoso per aver proposto il matrimonio tra specie diverse “purché consenzienti” (immagino sia desiderio di tutti sposarsi con il proprio canarino, o con un ippopotamo, o con un orang-utan, il problema è strappare loro il consenso) e per aver paragonato la vaccinazione obbligatoria prevista dal decreto Lorenzin a un TSO.

Ha il ricorso facile alla querela per diffamazione. Tra i destinatari dei suoi atti giudiziari ci sono Matteo Renzi (non so che esito abbia avuto questo ricorso), Elvira Santaniello (archiviata), Enrico Mentana (in corso), Ettore Ferrini (archiviata).

Adesso è sottosegretario al Ministero dell’Interno. O metteteci un po’ un toppino!

Maurizio Santangelo sottosegretario del cambiamento

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Maurizio Santangelo, senatore del Movimento 5 Stelle, nel dicembre 2015 ebbe a scrivere (e poi a rimuovere) su Twitter, che con “un po” (testuale, senza apostrofo) di impegno in più, l’Etna risolverebbe tanti problemi dell’Italia.

Oggi il senatore Santangelo è stato indicato tra i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio con delega ai rapporti con il Parlamento (alcune fonti su Internet riferiscono che la delega sia all’editoria, io mi baso su quanto dichiarato dall’interessato).

E’ il cambiamento che avanza, bellezze…

La bella persona di Federica Angeli

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Io fino a due ore fa questa donna non sapevo nemmeno che esistesse, figuriamoci chi fosse.

Lo so, sono un infingardo.

Poi su Twitter ho letto una notizia che la riguarda. E cioè che con quella di oggi fanno 105 procedimenti contro di lei per diffamazione vinti. Cioè, io per UN caso di presunta diffamazione mi sono letteralmente disperato per un anno e mezzo rovinandomi la vita e rovinandola a chi mi stava intorno, e questa ragazza del ’75, giornalista dal cuore puro, ne ha affrontate ben 105. E senza perderne nemmeno una (che, voglio dire, nella diffamazione ci è inciampato perfino Marco Travaglio). Che non è chiaro se siano esattamente 105 cause, 105 udienze, 105 processi, quanti siano andati in sentenza definitiva passata in giudicato, quanti in sede civile e quanti in sede penale, ma 105 è sempre un numero altissimo, superiore alla capacità di sopportazione di ogni essere umano.

Fa inchieste di cronaca nera e giudiziaria. Si è occupata delle relazioni tra la criminalità organizzata di Ostia e la pubblica amministrazione, e dal 17 luglio 2013 vive sotto scorta per essere stata minacciata di morte (alla sede del Fatto Quotidiano le è stata perfino recapitata una busta con una pallottola dentro). Dalle sue inchieste e dalle sue denunce sono scaturiti processi e operazioni di polizia giudiziaria.

Come minimo dovevo comprare un paio di suoi libri. Sono andato su Amazon e ho ordinato un vecchio titolo venduto ancora a poco più di 8 euro (avete mai trovato un libro di carta di normale distribuzione a meno di 9 o 10 euro? Io no). Si tratta di “Rose al veleno”, scritto insieme a Emilio Radice. Poi ho ordinato anche “A mano disarmata”, uscito quest’anno, ma su Amazon non lo avevano disponibile (son due volte che mi dànno buca!) e me lo fanno spedire da Hoepli. Facciano un po’ come gli pare, basta che arrivi e presto.

Perché una persona come Federica Angeli è una di quelle che vale la pena di essere incontrata. Ovunque.

Keep calm and love Aquarius

kkla

In Italia c’è ancora chi si siede sul divano a guardare in televisione, su Sky, le notizie di RaiNews24 o del TgCom sulla situazione dei 629 disgraziati della nave Aquarius (dimenticando che sono canali che si vedono gratuitamente anche sul digitale terrestre, ma volete mettere? Pagarli fa più figo…).

Poi si alza, si infila una polo, un paio di pantaloni mediamente decenti, e va a votare Lega alle elezioni comunali.

Intanto la Spagna offre Valencia come città aperta all’accoglienza e il nuovo governo si è immediatamente dichiarato disponibile. No, tanto per dire che razza di trave c’è nelle mutande degli spagnoli e che pagliuzza risieda in quelle degli italiani.