Il “mandato zero” di Luigi Di Maio

“È un mandato, il primo, che non si conta nella regola dei due mandati. Cioè, è un mandato che non vale.”

(Luigi Di Maio, luglio 2019)

Per veri “Mampfiosi”

Gioco di parole della catena austriaca di McDonalds che propone un panino “all’italiana” in una linea di prodotti in promozione denominata “Italian Summer” (estate italiana) e definendolo una specialità “Per veri Mamphiosi”, giocando sul significato del verbo tedesco “mampfen” (ovvero mangiare smodatamente, velocemente, divorare, o magari anche “sbafare”) e l’assonanza con la parola italiana “mafiosi” (assunta ormai a valore di internazionalismo) ben conosciuta anche a un parlante di lingua tedesca.

Divertentino come un riccio nelle mutande, nevvero?

Il vicepresidente del consiglio comunale di Vercelli Giuseppe Cannata contro gay, lesbiche e pedofili: “Ammazzateli tutti”

fonte: Udo Guempel via Twitter

Francesca Chauquoi: “A me Montalbano non piaceva. E Camilleri tutto sommato nemmeno”

I capezzoli di Carola Rackete

Marina Morpurgo assolta dall’accusa di diffamazione

Nel 2015 pubblicai un articolo sul caso di Marina Morpurgo che fu indagata per diffamazione per aver leso l’onorabilità della Scuola di Formazione Professionale Siri, “denigrandone su un social network la campagna pubblicitaria” (ecco le accuse così come riportate negli atti della Procura: “Anche io ho sempre avuto le idee chiare: chi concepisce un manifesto simile andrebbe impeciato ed impiumato… I vostri manifesti e i vostri banner sono semplicemente raggelanti… Complimenti per la rappresentazione della donna che offrite… Negli anni Cinquanta vi hanno ibernato e poi risvegliati?” Oggi mi è arrivato un commento a quel post, a firma di Emanuela Sommaruga, che mi informa che la Morpurgo è stata assolta rispetto a quelle ipotesi di reato. Purtroppo non ho ulteriori riferimenti sul web che possano convalidare questa notizia, ma sono ugualmente contento di averla ricevuta e di darvela (anche se immagino che abbia perso di attualità). La notizia dell’indagine era apparsa su “l’Espresso” su un articolo-intervista alla giornalista a firma di Pietro Falco del novembre 2013. Ne riporto qui uno screenshot. Grazie, dunque, ad Emanuela Sommaruga e felicità per l’esito positivo del procedimento penale a carico di Marina Morpurgo.

Senza invito non entra nemmeno la Luna

Io non so voi, ma io di tutte queste celebrazioni, trasmissioni televisive, tweet, post di Facebook, notizie, primizie, novizie e triccheballàcche sull’anniversario dello sbarco sulla luna ne ho piene le palle. Ma proprio piene.

Siamo andati sulla luna, sissignori, ci siamo andati, nessuno lo mette in dubbio e nessuno vuole negarlo. E’ un anniversario importante? Anche questo nessuno lo mette in dubbio, ma non possiamo stare qui a ricordare TUTTO. Ma proprio tutto. Perfino quale fu l’ultimo pasto di Neil Armstrong prima di essere schizzato nello spazio in una missione dall’esito incerto (come se Collins e Aldrin non avessero mangiato). Oppure qualcuno considera di una importanza esiziale sapere se Luca Parmitano prima di partire per la sua missione (perché la chiamano “missione”, si vede che ha un qualche senso di sacralità per qualcuno) abbia ascoltato i Pink Floyd o David Bowie o tutti e due. Non possiamo continuare a sentire lo stesso Armstrong che ripete all’infinito “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”, sarà anche una frase storica, ma ripetuta innumerevoli volte perde la sua efficacia retorica.

E poi questo vezzo singolare e non del tutto condivisibile di premettere il prefisso “astro” davanti ai nomi di battesimo dei nostri astronauti più prestigiosi. “AstroSamantha”, “AstroLuca”, ed era Astro- anche qualcun altro di cui non ricordo il nome di battesimo (tanto per dire quanto mi interessi il mondo dello spazio e delle missioni nel cosmo, ho solo beccato una denuncia per diffamazione per aver difeso Samantha Cristoforetti che asseriva di non aver mai rilasciato un’intervista!), e sicuramente ci sarà qualcuno che storcerà la bocca, o magari mi beccherò un’altra querela per aver scritto “Astro-” (trattino).

Non ci posso fare niente. Sono troppo abituato a dare del Lei alle persone. La trovo una forma di rispetto. E normalmente chiamo le persone con il loro nome. Cosa mi viene a significare “AstroTizio”, “AstroCaio” o “AstroSempronio”? E’ come dire “SuperMario” (eroe di un giochino elettronico che andava molto di moda negli anni ’80), o “WonderWoman”. E c’è gente che dice (e, peggio, scrive) “Ciao AstroTìttero, senti, ti volevo dire che…” Cioè, è gente che dà del TU a degli astronauti, a dei professionisti dello spazio, a delle cime della loro professione. E dànno loro del TU. Io mi vergognerei.

C’è solo da augurarsi che questa moda finisca presto, e che ognuno torni sulle proprie posizioni, perché anche questa sempiterna guerra tra complottisti negazionisti e sedicenti scienziati convinti non mieta ulteriori vittime sul terreno bypartisan della diffamazione. La Luna ci piace guardarla dalla Terra, andarci (o non esserci mai andati), sinceramente è un fattore secondario e del tutto irrilevante. Basta così. Per favore.

Francesco Saverio Borrelli

Quando scoppiò il terremoto di Mani Pulite, mi colpì molto un discorso di questo omino elegante, colto, calmo, garbato nei modi e nel linguaggio. Diceva, sostanzialmente, che il potere dei magistrati e quello dei politici sono separati e che questo era un valore costituzionale essenziale che gli permise di andare avanti, assieme ai suoi collaboratori, nello stanare il marcio che pervadeva la prima Repubblica, di scardinare il CAF (lo scellerato patto tra Craxi, Andreotti e Forlani -dei tre solo Andreotti non fu toccato dall’inchiesta di Borrelli, Di Pietro, Davigo, Colombo e compagni-), di fare emergere un malcostume che pervadeva tutto il sistema, di perseguire reati infamanti e ignobili, di mandare in galera personaggi di spicco. “Resistere! Resistere! Resistere!”, fu il suo motto. Ma resistere a che cosa? A una politica chiamata ad autoassolversi con colpi di mano e progetti di legge? No. Borrelli ha appreso soltanto in articulo mortis di una magistratura corrotta e indagata, ha assistito allo sfaldarsi del CSM e alla sfiducia dei cittadini nei confronti dei potere giudiziario. C’è solo da immaginare il suo dolore per una resistenza che veniva sempre meno, per la constatazione che quel potere di uomini perbene, quale lui era, era marcio dal di dentro, e che non era solo il di fuori quello che bisognava combattere. Resisteremo anche a questo, nel suo nome e nel suo ricordo.

Ilaria Occhini

Ilaria Occhini 1965b

“C’è più puntali in questa ‘asa che Cristi sulla croce!”

(da “Benvenuti in casa Gori” – 1992)

La morte del commissario Montalbano

Andrea Camilleri in una foto di Marco Tambara pubblicata dall’edizione inglese di Wikipedia

Montalbano sautò due a due i gradini della porta del Commissariato di Vigàta. Era arraggiato nìvuro. Adelina, non si sapi per quali scanosciuto motivo, a matino non era arrivinuta a farci il café, e lui si era arrisbigliato con un nirbuso che gli faceva girare i cabasisi.

Montalbano trasì e s’addiresse direttamenti verso il gabbiotto di Catarella.

“Catarella…. Cataré…!! Chiossà unni minchia si è stracatafuttuto. Catarella….”

“Ah, dottori dottori… ah dottori dottori… ah dottori dottori….”

Quando Catarella diceva per più di due volte “Ah dottori dottori…” erano duluri assà’. Quando apparve a Montalbano gli arrissimbiò sudatizzo e malatazzo, come se gli fosse andata in facci ‘na sicchiata d’acqua gelida.

“Che è successo Catarella??”

“Ah, dottori dottori…” (ed erano quattro) “…una disgrazia disgraziata! Una catastrofi inimmaginifica, una malasorti! Il dottori Augiello fu Domenico detto Mimì…”

“Che gli succediu”?

“Morì… cioè, morse!”

Montalbano arriflittì un momento e apprezzò la preziosa sintesi di stampo alfieriano del suo sottoposto.

“Cataré’, ma che minchia stai dicendo… ma se aieri assìra se ne stava spaparanzato tra le vrazza d’una bella fimmina… vuoi dire forse che Beba lo ha accoltellato per vinditta?”

“Nònsi dottori, forsi la signora Beba due curtiddrate ce le avrebbe date volentieri di buon grado a quel fimminaro, ma ammatino stava accuricato nel suo letto e non s’arrisbigliò…”

“Ma è una cosa tremenda… chiamami subito Fazio!”

“Impossibbili dottori. Il dottori Fazio non attrovasi in loco imperocché anche lui, mischineddro, morse. Cioè murìu…”

“Cataré’, ma che è successo, è uno dei miei soliti sogni che mi tormentano??”

“Nossignuri, dottori, è la rialtà riali e concreta. Un’ecatombi mai vista nè sintuta!!”

Va bene, senti, chiamami Livia al tilèfono.

“Io non ce lo chiamo il signori Allivia”.

“Cataré’, ma ti sei rimminchionito tutto d’un colpo? Chiamami Livia a Boccadasse.”

“Ah, dici la so’ zita? Non arrisulta possibbili in quanto anch’ella defunse e attròvasi morta cadavere putrescente. Ah, dottori, dottori…”

Montalbano sinni stitti quàlichi minuto assittato su una seggia a riflettere se fosse tutto vero o se fosse invece lui e non Catarella ad essersi rimminchionito.

“Catarella, ma tu stai bene, almeno??”

“Tanticchia, dottori. Ma a sera sarò defunto macari iu. E pure vossia. ‘Ccà non c’è più nuddru, dottori. Il dottori Pasquano, Galluzzo, Adelina, la signura Ingrid, bonànima… non potrà manciari nemmeno da Enzo, che attròvasi allittato in punto di addiventare macari iddru catàfero sticchito.”

Ma che era, la rubrica dei necrologi di Televigàta? Montalbano s’arricordò per un momento di “Pinocchio”, quando il burattino va alla casa della Fata dai capelli turchini, e trova tutti morti. Ma non era cascione di fare troppi riferimenti littirari.

Gli vinni una fitta gelida al vrazzo mancino, come un principio di sintòmo.

“Egli è -riprese Catarella come avrebbe detto lo stesso Collodi- che il Maestro e Dottori e Profissori Andrea Camilleri, detto Nené, nato a Vigàta il 6 settembri 1925…”

“Catarella, non ti mettere a fare l’ufficiale d’anagrafe come il compianto Fazio, vieni al busìllisi!!”

“Egli in quanto lui, dottori, ha smesso di sognare a tutti quanti noiàutri. E noiàutri, in quanto frutto della so’ criazione, che sarebbi la fantasia stessa di lui medesimo, non esistiamo più! E io sono rimasto assùlo a guardare il commissariato in attesa che addivenisse vossia pirsonalmente di pirsona.”

Montalbano gli asciugò una lacrima furtiva.

Poi niscì. Sentiva il bisogno di fàrisi la solita passiata molo molo, ma tanto a casa non avrebbi attruvato nenti da manciari nè per il jorno nè per la sira. Tanto valiva arricarsi al vicino ufficio postali, dove Montalbano si fece dare un modulo per un tiligramma. Scrisse con grafia tremolante: “All’editore Sellerio – Palermo”. Pensò tanticchia e poi vergò sulla carta poche righe: “Si è compiuta la vita del Maestro Camilleri. Sono morto. Con deferenza, Salvo Montalbano”.

Pruì il modulo alla impiegata. Pagò con gli ultimi spiccioli rimastigli in tasca e si allontanò a passi sempre più incerti verso la casa di Marinella dove qualcuno lo vitti trasire, ma nuddru lo vitti nèsciri nelle ore successive.”

“Aveva un che di precursore”, dissi l’editore Sellerio, archiviando definitivamente il telegramma che gli avevano consegnato.

La dura realtà del “caciucco”

Sono tempi veramente duri se la più prestigiosa rivista di cucina che abbiamo in Italia (“La cucina italiana”) nella sua versione on line titola “Caciucco” per “cacciucco”, ma è successo anche questo e credo che me ne andrò a piangere in un angolino per tutta la prossima settimana.

Il senso della Francia per Francesca Peirotti

Le autorità francesi (o allora? Oggi ce l’ho con la Francia, si vede) hanno recentemente conferito a Carola Rackete una medaglia per aver “salvato i migranti”. Lodevole. Ma si dà il caso che sia la stessa Francia che ha condannato a sei mesi di reclusione Francesca Peirotti (la Carola italiana) per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver introdotto otto clandestini in territorio d’Oltralpe, alla frontiera di Ventimiglia. Si è sempre tremendamente munifici a casa degli altri.

(fonte: Annalisa Chirico -eh sì- via Twitter)

Il senso della Francia per l’omeopatia

La Francia ha deciso saggiamente di sospendere i rimborsi per l’acquisto di prodotti omeopatici a partire dal 2021. L’Autorità per la salute (HAS) ha infatti stabilito che questi preparati abbiano una “efficacia insufficiente”, per cui la percentuale del rimborso dovuto passerà inizialmente dall’attuale 30% al 15% per arrivare a zero agli inizi del 2021.

In Italia, per fortuna, siamo in leggera controtendenza e nessun rimborso è dovuto a chi sceglie di curarsi con l’omeopatia. Un po’ perché $oldi non ce ne sono, un po’ perché non è possibile rimborsare alcunché a chi decide di curarsi con acqua e zucchero pagati a peso d’oro. L’omeopatia dovrebbe sparire dai circuiti farmaceutici in cui, pure, si vendono caramelline e zuccherini di svariata natura, ma almeno il cliente finale sa di che cosa si tratta. L’omeopatia si spaccia per “medicina”, ovvero come un preparato in grado di risolvere o, semplicemente, curare una determinata sintomatologia. Si basa sul famoso “effetto placebo” e non ha nessuna efficacia scientificamente provata conclamata. Si può, dunque, vendere il nulla (a Napoli vendono scatole vuote con la scritta “Aria di Napoli” e non ci trovo nulla di male). Ma non nelle farmacie, per favore. Nelle farmacie si va perché si sta male veramente e si ha bisogno di una buona dose di chimica che funzioni (e senza dubbio i farmaci tradizionali funzionano più e meglio di quelli omeopatici).

Dunque un applauso ai nostri cugini d’Oltralpe (che tuttavia finora hanno impiegato una consistente quantità dei denari che fanno parte della sanità pubblica per rimborsare un terzo delle spese sostenute dai cittadini in preparati omeopatici -per favore, chiamiamoli con il loro nome, non “farmaci”, non “rimedi”, ma “preparati”-), e se non state bene non esitatead andare dal medico e ingoiare le pillole che vi prescrive. Nell’acqua succussa fino a 200 e più volte non ci sono dinamizzzazioni. Semplicemente non c’è nulla.

(fonte della notizia: “Presa Diretta” via Facebook)

M49: ora vi càa l’orso!

(immagine tratta dalla versione inglese di Wikipedia)

E tutti gli dànno la caccia. Lui invece ce l’ha fatta a buggerare i suoi carcerieri, a oltrepassare una rete elettrificata alta 4 metri, a uscirne indenne e a vagare libero e apparentemente indisturbato per i dintorni. E’ l’orso M49. Perché nessuno ha ancora pensato di dargli un nome. Che so, “Papillon”, tanto per ricordare un personaggio di fantasia che della destrezza nel crimine aveva fatto un segno che lo contraddistingueva. Sarebbe stato quanto meno più carino. Invece nulla. L’orso non si trova e sono tutti giàcendo fare una figura di melma a chi era incaricato della sua custodia. Il quale, incazzato, adesso se lo avvista lo ammazza. Ma hanno già cominciato ad ammazzarlo negandogli il nome, chiamandolo con la sigla di un microchip, come un asteroide, o un pezzo di ricambio di una lavatrice. Triste fine per un orso. Fine peggiore per i politici che lo hanno amministrato. lì con i fucili puntati per farlo secco alla prima marachella compiuta perché, si sa, un animale in libertà è pericoloso (non dicono “noi non siamo riusciti a proteggerlo e a proteggere la comunità”, no, dicono “è pericoloso”), di una pericolosità conclamata, per cui va ucciso, sterminato, cancellato dalla faccia della Terra, ha osato raggiungere la sua libertà sfidando le altissime protezioni ad altissima tecnologia altissimamente predisposte perché non rompesse i coglioni. E invece c’è riuscito. Facendo fare una figura di melma a chi era incaricato della sua custodia. Il quale, incazzato, adesso se lo avvista lo ammazza. Ma hanno già cominciato ad ammazzarlo negandogli il nome, chiamandolo con la sigla di un microchip, come un asteroide, o un pezzo di ricambio di una lavatrice. Triste fine per un orso. Fine peggiore per i politici che lo hanno amministrato.

Paola Taverna: “Oggi ho preso il mio ultimo 30 a Sociologia dei fenomeni politici”

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