Sospendo l’aggiornamento del blog a tempo indeterminato

Con questo post sospendo gli aggiornamenti al blog a tempo indeterminato. Può essere per un mese, due, tre, un anno o due, che ne so?? Avrei potuto anche fermarmi qui e non dirvi nulla, ma so che ci sono persone che mi vogliono bene e che passano di qui ogni tanto per vedere se ho scritto qualcosa di nuovo e non voglio che ci vengano troppe volte invano. Non lo so, fa caldo, ho altro per la testa, mi manca la voglia di scrivere, non ho tempo, devo dedicarmi ad altre cose, ma soprattutto ho pochissima concentrazione per mettermi a scrivere. Finché vedrete questo post in cima alla lista degli interventi, sulla home page, vuol dire che sono ancora in modalità stand-by. Se e quando mi ritorneranno tempo, voglia, entusiasmo, predisposizione contemporanea al cazzeggio e alle cose serie, allora rimuoverò queste righe e le sostituirò con qualcosa di più concreto. Ma ora ho solo un bel po’ di silenzio da offrirvi e null’altro. State sani, nel frattempo.

Paolo Attivissimo ha visto i defunti

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La notizia non è nuova, anche se la apprendo solo in queste ore. Quindi rilassatevi, nessuna novità.

Ci tenevo solo a sottolineare che Paolo Attivissimo ha visto i defunti. Lo ha scritto lui nel 2015 sul suo blog (l’ultima correzione dell’articolo risale al 2017). Emotivamente non c’è nulla di male nel vedere i defunti. Anch’io ho visto la buonanima di mio nonno Raffaele mentre ero in coma farmacologico, infuso di morfina fino alla punta dei capelli. E lo vedevo davvero, come se fosse stato lì a parlarmi. E io gli rispondevo. Sono esperienze emotivamente (e, ripeto, solo dal punto di vista emotivo) molto intense. Ma spiegabili. Nel mio caso è perché la morfina provoca, come effetto collaterale a quello antidolorifico, delle allucinazioni. Quindi è normale che io abbia visto questo e molto altro, finché ero sotto l’effetto del farmaco.

E’ anche comprensibile che Paolo Attivissimo, nel vivere un’esperienza di forte impatto come quella della perdita di un caro amico, abbia rivelato di averlo visto. Io ho perso una amica carissima in circostanze tragiche e la sogno spesso. Ogni tanto mi sembra di sentirne la voce. Segno che il bene che le ho voluto in vita è sopravvissuto alla sua stessa morte e che sono ancora affezionato al suo (caro) ricordo. Questo vale, naturalmente, anche per Paolo Attivissimo.

Però io lo so che mio nonno non poteva essere presente al capezzale del mio lettino di ospedale, perché si dà il caso che sia morto nel 1970. Così come so che la mia amica assassinata nel parcheggio di un ospedale non può rispondermi né parlarmi, che tutto questo è frutto della elaborazione psicologica della mia suggestione (o di una suggestione indotta, si veda il caso).

Paolo Attivissimo però no. Lui di questa esperienza ha scritto un articolo per “Le Scienze”. E il bello è che “Le Scienze” glielo ha pure pubblicato. Perché, comunque, a detta di Attivissimo “bisogna capire che le esperienze paranormali, per chi le vive, sono potenti e reali e vanno trattate con rispetto e non con scherno”. Ripeto, massimo rispetto per il sentire e la sensibilità di Attivissimo rispetto a un’esperienza dolorosa. Ma questa non è un’esperienza paranormale. Le esperienze paranormali, in quanto tali, non esistono. I morti non si vedono, non ci si parla, sono morti e basta. Tutto quello che vediamo o sentiamo è frutto della nostra psiche che non sa darsi pace e affronta il dolore come può. Ora rappresentando una situazione, ora dandoci l’illusione (ma, ripeto, è solo un’illusione) di vedere o sentire una persona cara. E’ una semplice esperienza di vita, credo, molto simile a quella che ci viene offerta dai sogni.

Ma, se mi permettete, una persona iscritta al CICAP, che è stata già presidente della sezione del Canton Ticino, come rivela l’implacabile Wikipedia e che ammette di aver aver avuto una esperienza “paranormale” di questo genere sono cose che non vanno poi tanto d’accordo. Chi smonta (per vocazione, associazione o tentazione), notizie e crede a un approccio scientifico non può dare per scientifico tutto ciò che non è dimostrabile e, quindi, non dimostrato. Attivissimo è un accanito oppositore dell’omeopatia (e fa bene), ma se lui ha visto i defunti non si vede perché non ci possa essere anche chi crede che una molecola, diluita per centinaia e centinaia di volte in acqua fresca (ma anche a temperatura ambiente), possa far bene (questa, più che un’esperienza “paranormale” è un pensiero paranoide, ma ognuno ha il diritto di avere le paranoie che meglio crede).

Lasciamo che i defunti stiano dove stanno, senza caricarli delle nostre personali aspettative o dei nostri dolori. Vivremo tutti molto più sereni.

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Le regole di casa Burioni

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Roberto Burioni ha avvertito i suoi followers che “Chi in questo profilo scrive notizie false e pericolose” (sostanzialmente chi è contrario ai vaccini o dice che i vaccini fanno male) “viene bloccato. Tradizione della casa.” Poi ci ripensa e aggiunge: “Vale anche per chi insulta”. Ora, bloccare un utente perché critica, pone dei dubbi, esprime un disagio, un malessere, non può essere “tradizione della casa”. Un utente lo posso bloccare io che sono un privato cittadino e che non voglio che nel mio spazio espressivo entrino persone a me sgradite (o magari anche gradite, ma che sono impossibilitato a gestire, come è il caso dei commenti di questo blog), ma un medico, un immunologo, una persona esperta che ha deciso di esporsi pubblicamente per difendere la causa dei vaccini ha il dovere sacrosanto di rispondere. Se lo insultano può querelare. Ma mettere l’utente nelle condizioni di non replicare e di non dire compiutamente la sua, solo perché, per esempio, la notizia che diffonde è falsa (è falso che io abbia avuto una reazione anomala dopo la somministrazione di un vaccino?) non è decisamente nelle corde di un Burioni e della sua vocazione alla divulgazione della verità.

“Le ricerche è ancora in corso”

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Vi ho fornito il testo con cui la Procura della Repubblica ha risposto ai tweet di Salvini senza commentarlo.

C’è un errore di grammatica: al terzo punto dell’elenco puntato si legge: “le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è (sic!) ancora in corso.”

Naturalmente è “le ricerche (…) sono ancora in corso”

E’ bello correggere la Procura di Torino su queste cose di piccolo o piccolissimo conto e rinnovarle la fiducia contro un ministro della Repubblica che non ha altro da dire al Procuratore Spataro sen non augurargli una serenza pensione. Senza mai entrare nel merito dei contenuti, ma sempre criticando, criticando e criticando personalmente.

Il comunicato stampa della Procura della Repubblica di Torino sulle anticipazioni delle notizie a mezzo Twitter da parte del Ministro Salvini

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PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI TORINO

Su modalità e tempistica di comunicazione del Ministro dell’Interno in relazione ad “operazioni in corso”

COMUNICATO STAMPA (Torino, 4 dicembre 2018)

All’inizio della mattinata odierna il Ministro dell’Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente afferma “…non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia” facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove.

In relazione ai soli fatti di Torino, il Procuratore della Repubblica osserva che, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione:

  • è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi ai danni del buon esito della stessa;
  • la polizia giudiziaria non ha fermato “15 mafiosi nigeriani”, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della DDA di questo ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestaione della violazione dell’art. 416 bis c.p.;
  • coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è (sic!) ancora in corso.

La diffusione della notizia contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di Polizia Giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione delle notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato.

Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie.

Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso.

Paolo Attivissimo all’Università del Salento

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Era molto tempo che non vi parlavo più di Paolo Attivissimo.

Oggi mi sento molto più diligente rispetto al passato.

L’Università del Salento lo ha invitato per inaugurare l’anno accademico della Scienza e Tecnica della Mediazione Linguistica, nell’ambito della Traduzione tecnico-scientifica e dell’interpretariato. Parlerà (tra poche ore, ormai) sul tema “Traduzione brevettuale: tecniche ed esperienze”. Sotto al nome di Paolo Attivissimo, nella locandina che vi riproduco, è riportata la dicitura “Traduttore brevettuale professionista“.

Ora, però, si dà il caso che Paolo Attivissimo non abbia neanche la laurea in lingue, ma un semplice diploma di Liceo Linguistico.

Mi si dirà che non occorre una laurea per andare a fare una conferenza di inizio anno accademico. Cioè che non c’è nulla di strano o di inusuale se un non laureato va a fare lezione a persone che, verosimilmente, si laureeranno di lì a pochi anni.

Ma certo che no. Infatti la questione non è legata all’ambito della legalità o della possibilità materiale, ma dell’etica.

In Italia una non laureata è stata per mesi e mesi Ministro della Pubblica Istruzione e dell’Università. In Italia il Ministro del Lavoro nonché vice Presidente del Consiglio ha il diploma di Liceo Classico. In Italia l’altro vice Presidente del Consiglio nonché Ministro degli Interni ha, pure, il diploma di Liceo Classico conseguito con la valutazione di 48/60 dopo, però, aver partecipato a “Doppio Slalom”, condotto da Corrado Tedeschi nel 1993.

In Italia Paolo Attivissimo, non laureato, ma, da quello che mi dice lui stesso, di madrelingua italiana e inglese, con 32 anni di esperienza nel settore della traduzione, e nessuna lamentela da parte dei suoi clienti, può andare ad aprire l’anno accademico di un corso di laurea Ateneo nazionale.

E’ un reato? Ma no, ci mancherebbe anche altro il contrario! E’ una cosa che non si può fare? No, del resto se abbiamo dato una laurea honoris causa a Valentino Rossi è segno che in Italia si può fare di tutto. E’ una cosa inopportuna? Sì, ecco, inopportuna è proprio la parola giusta. Perché, diciamocelo fuori dai denti, quanti di noi sarebbero disposti a farsi operare da un “chirurgo” con 32 anni di esperienza sul tavolo operatorio, senza nessuna lamentela, ma senza la laurea in medicina?

E’ la stessa cosa. Ma nel paese del “valàchevaibene” tutto è possibile. Ma perché una laurea è importante? Perché anni di studio non si sostituiscono con la mera esperienza, ma soprattutto perché se non si studia le cose non si sanno, ecco perché.

Solo che, a dirglielo, Paolo Attivissimo si adira. E per la seconda volta mi butta fuori dai suoi possedimenti telematici. Ormai è più prevedibile del M5S al Governo o di un insulto generalizzato di Burioni.

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“Sono quasi pronto per il Nobel per la Letteratura” (Paolo Attivissimo)

 

Paolo Attivissimo: “Un po’ complottisti lo siamo tutti”

(…) in realtà, «un po’ complottisti lo siamo tutti», dice Paolo Attivissimo, debunker, giornalista scientifico, da anni attento rivelatore di bufale e smascheratore di falsi complotti (il suo blog, il Disinformatico, è uno dei più seguiti). «Lo sono anche io», confessa.

da: https://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/05/il-complottismo-nasce-da-cio-che-ci-rende-umani/23790/

 

(ah, ecco… sta parlando per sé!)

“Questo lo dice lei”

“Questo lo dice lei” è diventata la parola d’ordine degli arrivisti incompetenti o degli incompetenti tout-court, il grimaldello per le neo prepotenze di un neofascismo che si sta insinuando nella coscienza degli italiani.

Lo ha detto il vice ministro del MEF Laura Castelli a Padoan durante una puntata di “Porta a porta” ed è diventato subito virale. Adesso tutti sapranno che se vai dal medico che ti fa una diagnosi che non accetti ti basterà dirgli “Lo dice lei che ho questa malattia!” per scardinarne l’autorità o l’autorevolezza.

In fondo è semplice. Lui, Carlo Padoan, economista di fama mondiale, docente in varie università in Italia e all’Estero, ex direttore per l’Italia del Fondo monetario internazionale, capo economista dell’OCSE, due volte ministro dell’Economia ha detto:  «Ora le spiego una cosa, che forse non le è chiara. Se aumenta lo spread, diminuisce il valore capitale degli attivi delle banche e, quindi, le banche si devono rifare alzando il costo del finanziamento»

La Castelli (M5S, mi ero dimenticato), sottosegretaria del ministero dell’Economia, diploma di ragioneria, laurea triennale in Economia aziendale, titolare di un Caf, ex addetta alla sicurezza dello stadio di Torino, ha risposto “Questo lo dice lei”.

E lì il tuo interlocutore può essere un luminare dell’economia, o di qualunque altra materia dello scibile umano, ma lo smonti, lo mandi in tilt, lo delegittimi e, con lui, tutto quello che dice. E’ ovvio che, contestualmente, ti sputtani (perché per contraddire Padoan ci vuole ben più di un vice ministra dell’Economia e Finanze con la laurea triennale in economia aziendale) e anche di brutto, però intanto hai fatto un gesto di dissacrazione. Chi è questa persona che solo per aver studiato e per insegnare economia nelle università più prestigiose d’Italia e del mondo pretende anche di aver ragione?? Ma come si permette??? E così si dà il via alla delegittimazione.

Essere sprezzanti ed irridenti nei confronti di chi ne sa più di noi non è forse il sogno di tutti noi fin dai banchi delle scuole elementari? La Castelli non ha fatto altro che dare corpo a questo sogno collettivo e fornire l’opinione pubblica di quel piede di porco necessario per scardinare l’autorità. Rimettendoci, in primo luogo, la sua credibilità personale.

Burioni e quei cinquanta casi di reazioni avverse rilevanti da vaccini in Puglia

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Io non sono un no-vax. Viva i vaccini, perdìo, per il bene immenso che hanno reso all’umanità intera.

Però una volta mi fecero un vaccino ed ebbi una grave reazione avversa, tanto che temetti di rimetterci le penne. Non ce le rimisi, ma ricordo ancora quell’esperienza, e ogni volta che penso di vaccinarmi contro l’influenza di stagione non ne faccio di niente.

Poi oggi ho letto un tweet di Roberto Burioni che recita “Danneggiato da vaccino? I vaccini sono i farmaci più sicuri che abbiamo!” A dire la verità la mia esperienza mi insegna esattamente il contario. Ma proseguiamo nella lettura: “SETTE MILIONI di dosi somministrate tra il 2013 e il 2017 in Puglia una cinquantina di reazioni avverse rilevanti ma NESSUNA CONSEGUENZA PERMANENTE.” E che cazzo, meno male, no? Se i vaccini sono sicuri al 100% non si sarebbe dovuta registrare nemmeno quella cinquantina di reazioni avverse. Se si è registrata è segno evidente (lo stesso Burioni le definisce “rilavanti”) che esiste un margine, pur minimo, in cui non è possibile prevedere l’evolversi positivo e senza incidenti del percorso che va dalla somministrazione all’immunizzazione vera e propria.

E quindi, Burioni dovrebbe dirlo a quei cinquanta casi di reazioni avverse “rilevanti” (quali?? Ad esempio, ci sono stati ricoveri a seguito della somministrazione??) che i vaccini sono i farmaci in assoluto più sicuri che abbiamo. A meno che non voglia considerare queste cinquanta persone come un “incidente” statistico sui sette milioni di cui parla. Non sarebbe medicamente ed eticamente accettabile.

E pensare che sarebbe bastato dire “I vaccini, in un numero estremamente limitato e ristretto di casi, purtroppo possono dare reazioni avverse rilevanti.” Sfiga, poi, per chi ci capita.

Chi ha paura di Cappuccetto Rosso?

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Non siamo in un paese normale, in cui, pure, il tema della solidarietà nei confronti degli altri dovrebbe essere preponderante, tanto che non dovrebbe esistere un “Prima gli italiani”, ma un “Prima chi ha bisogno”, se, come sta accadendo, la notizia del rapimento della volontaria Silvia Romano in Kenya viene corredata da una sorta di torrente fluviale di hate speeching in cui la trattano da “oca giuliva”, e le dicono che se avesse continuato a fare la volontaria nel contesto più umile e discreto della parrocchietta tutto questo non le sarebbe accaduto, condendo le violente considerazioni con un prosaico “Se l’è andata a cercare”.

Sono gli stessi imbecilli che pontificano che si deve andare ad aiutare i neri in casa loro e non accoglierli in casa nostra, ma poi quando qualcuno ci va è un’oca giuliva che se l’è andata a cercare, quindi cosa ci possiamo fare noi se Cappuccetto Rosso è andata dritta dritta in bocca al lupo cattivo? Oltretutto ci costerà un sacco di soldi in operazioni umanitarie, missioni all’estero, riscatto.

E di Cappuccetto Rosso ha parlato ieri nella sua rubrica “il Caffè” del Corriere della Sera Massimo Gramellini che, da par suo, ha scritto testualmente: “Ha ragione chi pensa, dice o scrive che la giovane cooperante milanese rapita in Kenya da una banda di somali avrebbe potuto soddisfare le sue smanie d’altruismo in qualche mensa nostrana della Caritas, invece di andare a rischiare la pelle in un villaggio sperduto nel cuore della foresta. Ed è vero che la sua scelta avventata rischia di costare ai contribuenti italiani un corposo riscatto.”

Gramellini parla di “smanie di altruismo” e dà ragione agli imbecilli di cui sopra che sottolineano il “cosa vuoi mai farci adesso?” di gucciniana menoria. Ma non è che le smanie di altruismo non sono altro che quella che i cattolici da sempre chiamano “vocazione”, quella che ti fa andare anche in un “villaggio sperduto” del Kenya a rischiare la pelle per dare una mano alla popolazione di lì e fare qualcosa in cui credi fermamente? Ma a chi ha dato fastidio Silvia Romano, alias gramelliniano Cappuccetto Rosso, nel fare la propria scelta di vita? Ai commentatori folli di Facebook e Twitter che dal calduccio delle loro case si collegano con i loro computerini o i loro smartphone della malora per riversare strali di veleno sotto forma di byte apparentemente innocui e protetti da una forma di pseudonimato quando non di anonimato vero e proprio per cui chi vuoi che vada a cercarli, e poi, anche se fosse, “abbiamo sempre espresso un’opinione”. Ai giornalisti di regime che non trovano altro da fare che dare ragione ai suddetti imbecilli comodosi, che vorrebbero la volontaria cameriera nelle mense della Caritas piuttosto che in Kenya ad aiutare i bambini come voleva lei (e, ripeto, si tratta solo di sacrosante scelte).

E così lo sbaglio di Silvia Romano è stato solo suo, e il caso del suo rapimento è diventato un’occasione da parlarne durante un caffè: “Ah, signora, mi lasci dire, questi giovani d’oggi sono proprio degli spericolati senza sale in zucca, abbiamo tante situazioni di povertà in Italia, che cosa ci combinava andare fin laggiù??”

E la tazzina vuota ricade sul piattino facendo rumore. Il caffè è finito, i giudizi sommari sono stati dati, Silvia Romano è nelle mani dei rapitori ma del resto se l’è voluta. Appuntamento con un’altra tazzina a domani, quando di Silvia si parlerà sempre meno.

SeroBOT censura i contributi nella Wikipedia spagnola

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Anch’io uso Wikipedia. La uso nel senso che la sfrutto. Utilizzo, cioè, le sue risorse per informare i suoi utenti del materiale presente per il libero download su www.classicistranieri.com. Ogni tanto modifico qualche voce e ci metto un link. Non è “vandalismo”, come lo chiamano impunemente i wikipediatici, è informazione, è mettere in comune una risorsa, è dire “Guardate, c’è questa cosa, se volete la trovate qui”.

L’altro giorno ho modificato la voce “Don Quijote de la Mancha” della versione spagnola di Wikipedia. Ci ho messo il link alle mie concordanze dell’opera, disponibili, appunto su classicistranieri.com.
Sono un’opera di consultazione che può essere utile a qualcuno, non esiste da nessun’altra parte ed è disponibile in più versioni (formati di testo).

Come era da prevedersi, la modifica è stata rifiutata. E chi può fargliene una colpa? Ognuno in casa propria agisce come meglio crede, se non vogliono il mio contributo non vedo perché dovrei incazzarmi (oltretutto quelli della versione italiana l’hanno accettato tranquillamente). Ma CHI è stato a rifiutare la mia modifica? Un certo SeroBOT, un robot, un computer, una macchina che è stata programmata “per sapere che tipo di modifiche sono dannose o realizzate in buona fede”.

Et voilà, ora la buona fede si calcola con un algoritmo, non esiste più nemmeno il wikipediota-tipo che una volta ti ripristinava la versione precedente ma almeno ti dava uno straccio di spiegazione (solitamente “Qui decidiamo noi, e se abbiamo deciso che il tuo è vandalismo è segno che è vero”). Adesso fa tutto un robot, e le sue decisioni, quali che siano, te le tieni.

E’ segno evidente che Wikipedia sta implodendo e che i volontarissimi non sono più in grado di gestire il sapere, le varie modifiche, i contributi esterni. E’ una questione di paura, nient’altro. Se ci fosse stato qualcuno che si fosse preso la briga di andare a vedere di che cosa si trattava, FORSE (e sottolineo FORSE) il contributo sarebbe passato. E FORSE l’argomento sarebbe stato migliorato. Ci chiamano “vandali”, noi contributori esterni. E non è che ci guadagno chissà che cosa. Il traffico proveniente da Wikipedia rappresenta sì e no il 2-3% delle visite del sito.

Ma è Wikipedia, e non bisogna più stupirsi di nulla.

Medici Senza Frontiere si faccia processare

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Non è la prima volta che “Medici Senza Frontiere” è sotto il mirino della magistratura. Un anno fa si parlò di abusi sessuali, dopo lo scandalo Oxfam, ma la gente pare essersene dimenticata. La ONG se la cavò con una sorta di mea culpa e con un’autodenuncia in cui si parlava di tolleranza zero e di licenziamenti di 19 persone accusate a vario titolo. Federica Nogarotto, già capomissione di Medici Senza Frontiere, ebbe a dichiarare in quell’occasione: «Stiamo parlando di comportamenti non corretti di singoli individui, ve lo ricordo. Stiamo parlando cioè di mele marce, 40 casi su oltre 40 mila nostri operatori in tutto il mondo. È chiaro, però, che lasci l’amaro in bocca…»

Mele marce, dunque, eventi del tutto casuali e che non potevano nè dovevano intaccare l’immacolata immagine di MSF di fronte alla opinione pubblica italiana. Oggi arriva l’accusa di illecito trattamento dei rifiuti su cui Medici Senza Frontiere dichiara in un tweet: “Si accusa #MSF che da cinquant’anni salva vite in 72 paesi del mondo, che ha ricevuto un Nobel per la pace, di aver messo in piedi un’organizzazione criminale finalizzata al traffico illecito dei rifiuti.” E allora? Non si può?? O, forse, proprio perché MSF ha vinto un Premio Nobel deve essere per forza immune dalle inchieste della magistratura? C’è, nell’indignazione davanti a un atto istituzionale, una presunzione immensa, un senso di superiorità e di impunità mai visto, la voglia di fare tutto un fagotto di quelle che, allo stato delle cose, sono solo accuse.

E dalle accuse ci si difende. Per cui quello che mi aspetto e che tutti dovremmo aspettarci è che MSF affronti il procedimento penale che la riguarda senza inutili piagnistei, come lo affronterebbe qualsiasi cittadino italiano. Che uno poi dice: “ma con queste notizie la gente non donerà più il proprio denaro per gli scopi della ONG”. Ma vorrei anche vedere il contrario. Nessuno manderebbe un figlio a scuola se un professore fosse indagato per abuso di mezzi di correzione (indagato, ho detto, non condannato), ed è perfettamente normale che la gente non affidi i suoi soldi a una associazione che viene accusata di aver scaricato nei porti italiani rifiuti pericolosi a rischio infettivo. Saranno anche innocenti, non lo metto in dubbio, ma i miei soldi sono i miei soldi e non sono disposto a darli a chi tratta l’abuso sessuale come un incidente di percorso o cerca di minimizzare una accusa così pesante come il traffico illecito dei rifiuti con la scusa della solidarietà e del salvataggio di vite umane. Potrebbero non essere più in grado di svolgere la loro missione? E chi se ne frega! Non sono mica i soli che operano su quel tipo di interventi, ci sarà pur qualcuno che si occupa di assistere medicalmente chi ha bisogno, magari negli ospedali, e che non è stato accusato di un bel niente.

La mia avversità a ONG, ONLUS e categorie assortite è abbastanza nota. Ma ora basta scuse e ridicolaggini: Medici Senza Frontiere ci dimostri, al di là di ogni ragionevole dubbio, di essere degno del Premio Nobel che le è stato conferito, perché la gente non pettina le bambole e i suoi soldi non crescono sugli alberi. Oh.

Le “Istruzioni per diventare fascisti” di Michela Murgia

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Si fa un gran parlare di questo bel libro di Michela Murgia e del “fascistometro” che lo conclude. E a ragione. Michela Murgia è una brava scrittrice, con un ottimo senso dell’umorismo, che, a detta di Chesterton, in una citazione che la Murgia ama molto, è anche e soprattutto “senso della misura” (della Murgia vi ricordo il vecchio ma esilarante “Il mondo deve sapere”, scopiazzato e trasportato sul grande schermo da Paolo Virzì), dalla scrittura a tratti scarna e asciutta (il suo “Accabadora” è un respiro di sollievo nel panorama desolante delle lettere italiane, pieno di arminute seducenti), teologa fine e intelligente (“Ave Mary” è, prima di tutto, una lezione di metodo su come si scrive un saggio, sia pure destinato al grande pubblico). Queste “Istruzioni per diventare fascisti” sono un gioco gigantesco, un paradosso assurdo, una provocazione continua che tanti (troppi) continuano a prendere tragicamente sul serio. Un rovesciamento totale di prospettive, per cui, sempre per assurdo, il fascismo diventa una forma di governo ben più economica e conveniente rispetto alla democrazia, in cui internet viene visto come un male perché permette di condividere il proprio pensiero (quando per un perfetto fascista non ce ne sarebbe assolutamente bisogno, aderendo più convenientemente al pensiero unico e livellato del capo, destinato a pensare e agire per conto della gente che lo delega), in cui le frasi fatte e gli stereotipi diventano verità assolute a cui aderire pedissequamente (la Murgia, saggiamente, li colleziona e li raccoglie nel “fascistometro”).

E a proposito del “fascistometro”, l’ho compilato anch’io. Ho totalizzato un punto. Sono classificato come un democratico incazzato, ovvero terreno di coltura ideale per il fascismo quello vero (non quello derivante dai paradossi della Murgia), ma questa definizione valeva anche per chi avesse riportato 0 punti. Come a dire che il fascista che è in noi, quali che siano le condizioni di partenza, è sempre pronto ad esplodere come un sozzo bubbone d’un livido paonazzo di manzoniana memoria.

Applausi a Michela Murgia, e voi, razza di infingardi che altro non siete, compratelo (costa solo 12 euro), regalatelo, ma, soprattutto, leggetelo e catapultatevi di sotto dalle risate.

Gli uomini sono tutti pezzi di merda

Tratto da it.wikipedia.org. Loro dicono che la foto è in pubblico dominio ma io non ci credo.

Tratto da it.wikipedia.org. Loro dicono che la foto è in pubblico dominio ma io non ci credo.

E così, il neorisorto programma RAI “La TV delle ragazze”, si è fatto notare per la battuta della Finocchiaro che, circondata nello spot da bambine curiose e particolarmente vivaci (anche se evidentemente indotte a recitare una parte), annuncia di dover dire loro una cosa “molto, molto importante”. Le bambine reagiscono con comprensibile curiosità e alla fine l’arcano si svela: “Gli uomini sono tutti pezzi di merda”. “Anche il mio papà??” chiede ignara una bambina. “Soprattutto il tuo papà”, risponde stronzissima la Finocchiaro.

Tutto lì. E’ ovvio che su quotidiani come “il Giornale”, il “Secolo d’Italia”, “Libero” e altri si è scatenata una caccia all’attrice, rea a loro dire di aver veicolato messaggi negativi, di aver svilito la figura paterna, di aver detto una parolaccia (Infatti loro “merda” la abbreviano “m.” che non ho mai capito a che cosa serva, ma a qualcosa servirà). La Lega pretende dall’attrice scuse pubbliche e immediate, Capitanio del carroccio invoca provvedimenti disciplinari a carico dell’attrice. E va beh, ma è satira. la satira travalica ogni cosa, deforma la realtà e la piega allo scopo di far ridere e riflettere. E’ chiaro che non è vero che tutti gli uomini siano dei pezzi di merda, ma la generalizzazione è propria del processo umoristico e l’ironia nasce proprio da questo.

Forse non è stata una delle battute più felici della Finocchiaro. Proprio perché si basa su uno stereotipo, un luogo comune che ripetuto all’eccesso (quante volte ce lo sentiamo dire??) finisce col perdere la sua valenza critica per diventare quello che è, una frase fatta. Brutta (se vogliamo), che non fa ridere (certo), ma è pur sempre diritto di satira e ci mancherebbe anche altro offendersi per così poco. Poteva fare di meglio, questo sì, ma poteva anche fare di molto peggio. Non trovo nulla di offensivo nello sketch della Finocchiaro, ma mi chiedo che cosa sarebbe successo se a girare quel minispot sulla merdàggine del genere umano fosse stato un comico maschio, contorniato da bambini, che avesse detto “le donne sono tutte stronze” (o qualsiasi cosa aggettivale o sostantivale vi suggerisca la frase fatta e denigratoria), col bambino maschio che alza la manina e chiede “Anche la mia mamma??” e la risposta fulminante “Soprattutto la tua mamma!!” Ci sarebbe stato un plebiscito di indignazione, soprattutto femminile (oltre che femminista) con valanghe di tweet di condanna da parte della solita sinistra benpensante e quattrinaia (così ben rappresentata dalla “TV delle ragazze”) con tanto di radiazione del comico dalle fila della RAI. Forse la differenza fra uomini e donne è proprio questa: noi uomini, se ci dànno del pezzi di merda ci ridiamo. Le donne, se qualcuno dà loro delle “stronze” si incazzano a morte.

MA è, sempre e comunque, satira. Dio mio…

Stefania Pucciarelli: da casalinga a Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

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Stefania Pucciarelli:

– ha il diploma di studi di scuola media inferiore;

– ha precedentemente svolto la professione di casalinga;

– è Vicepresidente del gruppo del Senato L-SP-PSd’Az dall’11 luglio 2018;

– secondo quanto riportato dalla sua pagina di Wikipedia sarebbe stata attenzionata dalla giustizia “A causa di un like messo sotto un post su facebook in cui si diceva: «Certe persone andrebbero eliminate dalla graduatoria dal tenore di vita che hannoE poi vogliono la casa popolareUn forno gli darei» ” [giugno 2017]

– ha commentato con la frase «se uno deve pagare per essersi difeso, è meglio che la mira la prenda per bene» la notizia della condanna al risarcimento di 120.000 euro nei confronti di un cittadino che aveva sparato a un gruppo di ladri rom; [luglio 2012]

– nel settembre 2012 ha scritto: «un bambino deve avere un papà maschio e una mamma femmina, è quello che regola la natura per la riproduzione» ; 

– ha affermato che «non abbiamo paura di dirci cristiani e di difendere la famiglia naturale e tradizionale»

– ha scritto «Ora capisco perché le zecche dei centri sociali non vanno a tirar sassi nei comizi del Pd e dei 5 Stelle: in loro hanno trovato chi li tutela» ; [2015]

– ha dichiarato «finalmente al campo rom di Castelnuovo Magra sono tornate le ruspe»; [alcuni giorni or sono]

Stefania Pucciarelli è stata eletta presidente della Commissione diritti umani di Palazzo Madama.

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