E non la finiscono più di copiare: il caso de “La Giara” di Luigi Pirandello e del Collège Sismondi.ch

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E non finisce più. Questa mattina, facendo due ricerche veloci su Google, ho notato che sul sito italiano.sismondi.ch è stata riportata la mia audiolettura de “La Giara” di Luigi Pirandello.

TUTTE le mie inutili audioletture, così come TUTTI i miei inutilissimi libri (ciarpame, insomma), sono coperte da copyright, e NON sono distribuite sotto licenza Creative Commons. Quindi, tanto per cambiare, ci vuole la mia autorizzazione, autorizzazione che, nel caso in specie, non mi è stata richiesta né ho concesso.

Ho deciso, però, di lasciar perdere e di richiedere al collegio in questione, trattandosi di una istituzione scolastica ed essendo stata ripresa la risorsa a fini educativi e non commerciali, di autorizzare il prosieguo dell’utilizzazione, spiegando però che dovranno apporre una dicitura che indichi che l’opera è sotto copyright. Ecco il testo della mail che ho mandato tramite un modulo appositamente messo a disposizione (l’indirizzo e-mail del collegio non c’è sul sito, e ho dovuto rifarmi alla sezione “contatti”!). Ho notato che sul sito c’è scritto che tutti i contenuti sono distribuiti secondo una licenza Creative Commons. Beh, la mia lettura de “La Giara” no. E non voglio che le modalità di diffusione vengano alterate. Solo classicistranieri.com può distribuire le mie letture. Punto. Gli altri non devono fare altro che chiedermi un’autorizzazione (che, peraltro, quando è successo, non ho mai negato a nessuno).

Gentili Signori,

ho notato che alla pagina

https://italiano.sismondi.ch/spazio_lavoro/spazio-di-lavoro-per-il-gruppo/archivio-alberto-cairoli/4it-df02/pirandello/luigi-pirandello-la-giara-1/view

è riportata la mia audiolettura de “La giara” di Luigi Pirandello.

Vi informo a tal proposito che TUTTE le mie audioletture riportate sul sito classicistranieri.com da Voi correttamente segnalato, sono coperte da copyright, non sono rilasciate sotto licenza libera (e non possono essere quindi assimilate alle regole di una Creative Commons) e hanno bisogno del mio consenso preventivo per essere ripubblicate. Tuttavia, trattandosi di un uso a scopo meramente educativo e considerata la natura del Vostro sito web, sono lieto di permetterVi di continuare l’uso dell’opera così com’è, avendo però cura di correggere le informazioni della pagina inserendo la seguente dicitura: “(C) Valerio Di Stefano – Tutti i diritti riservati – Redistribuito su gentile concessione gratuita”.

Attendo una Vostra risposta in merito e vi saluto cordialmente.

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com
+393395823XXX

Vediamo che cosa e, soprattutto, SE risponderanno. Vi terrò informati.

Il sito è corredato da una Breve riflessione sul diritto d’autore, che culmina nella citazione di una frase di Erri De Luca:

Il diritto d’autore si fonda su una presunzione di primizia e originalità e sulla buffa pretesa che alle storie si possa applicare un brevetto.

Ebbene, sulle storie, come quella della Giara di Pirandello, non ci sono brevetti (Pirandello è morto da più di 70 anni, quindi la sua opera è in pubblico dominio). Sulle interpretazioni (per quanto cialtronesche e amatoriali come la mia) sì. Erri De Luca ha cannato. Ma cannato di brutto.

docplayer.it ripubblica abusivamente il mio “Difendere la privacy”

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Ho appena appreso che il sito docplayer.it ha ripubblicato, senza che io l’abbia minimamente caricato sul suo server, e senza la mia autorizzazione il mio libro “Difendere la privacy (e colpire gli scocciatori al portafoglio)”.

Qui la pagina che lo dimostra. La dicitura “Tutti i diritti riservati” è regolarmente (e sbadatamente) riportata nel titolo della pagina

in cui è visibile l’edizione PDF del file

Faccio presente che le mie inutili opere letterarie e non, inclusa “Difendere la privacy”, sono sotto Copyright. Non sono, cioè, liberamente riproducibili senza la mia specifica autorizzazione. Non sono sotto licenza Creative Commons, né, tanto meno, sotto licenza GNU. Le edizioni cartacee sono diponibili presso vari editori di self-made-booking (nel caso di “Difendere la privacy” è possibile acquistare il libro presso lulu.com). Le edizioni elettroniche sono tutte disponibili sulla mia biblioteca digitale classicistranieri.com. Sono gratuite, non voglio una lira per questo, chi vuole può scaricarli liberamente e senza nessun costo, ma non può, ad esempio, cederli ad altri, redistribuirli, metterli su altri siti (come è capitato con docplayer.it), includerli in biblioteche virtuali o cd e dvd rom, rivenderli, usarli a fini di lucro o di profitto a meno che io non glielo permetta.

L’articolo 171 della legge sul diritto d’autore recita:

Salvo quanto previsto dall’art. 171-bis e dall’articolo 171-ter è punito con la multa da euro 51 (lire 100.000) a euro 2.065 (lire 4 milioni) chiunque senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma:
a) riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un’opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nello Stato esemplari prodotti all’estero contrariamente alla legge italiana;
a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa;
b) rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde, con o senza variazioni od aggiunte, un’opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale. La rappresentazione o esecuzione comprende la proiezione pubblica dell’opera cinematografica, l’esecuzione in pubblico delle composizioni musicali inserite nelle opere cinematografiche e la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico;
c) compie i fatti indicati nelle precedenti lettere mediante una delle forme di elaborazione previste da questa legge;
d) riproduce un numero di esemplari o esegue o rappresenta un numero di esecuzioni o di rappresentazioni maggiore di quello che aveva il diritto rispettivamente di riprodurre o di rappresentare;
e) riproduce con qualsiasi processo di duplicazione dischi o altri apparecchi analoghi o li smercia, ovvero introduce nel territorio dello Stato le riproduzioni così fatte all’estero;
f) in violazione dell’art. 79 ritrasmette su filo o per radio o registra in dischi fonografici o altri apparecchi analoghi le trasmissioni o ritrasmissioni radiofoniche o smercia i dischi fonografici o altri apparecchi indebitamente registrati.
Chiunque commette la violazione di cui al primo comma, lettera a-bis), è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima dell’emissione del decreto penale di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della pena stabilita dal primo comma per il reato commesso, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato.
La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a euro 516 (lire 1.000.000), se i reati di cui sopra sono commessi sopra un’opera altrui non destinata alla pubblicità ovvero con usurpazione della paternità dell’opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell’opera medesima, qualora ne risulti offesa all’onere od alla reputazione dell’autore.
La violazione delle disposizioni di cui al terzo ed al quarto comma dell’articolo 68 comporta la sospensione della attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.032 a euro 5.164 (due a dieci milioni di lire).

Sarà difficile farlo valere nei confronti della società che ha resistrato il dominio docplayer.it, visto che si trova nel Regno Unito:

ma forse sarà possibile ottenere l’oscuramento della pagina, se non dell’intero sito, per il pubblico italiano, così come è successo per quei poveracci del gutenberg.org, che di reati non ne hanno proprio commessi. Staremo a vedre, certo è che non me ne starò con le mani in mano, anzi, vi preannuncio, a tempo debito, la pubblicazione di un articolo per un fatto analogo, di cui, però, per ora non vi posso dire nulla. Sì, mi girano i coglioni. Ma a volano.

Garante della Privacy: altre osservazioni sull’uso del registro elettronico

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“Con specifico riferimento ai minori, abbiamo posto all’attenzione del ministro dell’Istruzione l’esigenza di una svolta nel ricorso alle piattaforme in generale. Dicendo che intanto forse è più prudente utilizzare il registro elettronico, che pure non è privo di problemi: fra il registro elettronico e la piattaforma di una multinazionale di cui non si sa nulla è meglio nel presente dare indicazioni perché le scuole ricorrano tutte le volte che è possibile al primo”

“è stata una questione che abbiamo avuto modo di  sollevare all’inizio di quest’anno proprio per la velocissima crescita esponenziale di adesioni in tutto il mondo e che vede come utenti in  larga prevalenza i minori nell’ordine di centinaia di milioni in  Europa, di miliardi nel mondo. L’idea che questa piattaforma non solo  per la sua proprietà in Cina, un Paese estraneo alle regole di tutela  dei dati personali vigenti in Europa, ma anche per la scarsa abitudine all’utilizzo a uno strumento così sofisticato, offre la possibilità di violazioni anche molto pesanti”.

“bisogna, ad ogni modo, accendere i riflettori tutte le volte che è  possibile su un mondo largamente inesplorato in cui c’è una certa  facilità nel ricorso all’utilizzo di un social che tende a diventare  consueto nella vita dei ragazzi con scarsa vigilanza”

“Per molto tempo, nessuno si è posto il problema di quale  fossero il rischi di una vita priva di filtri e protezione nella quale minori ma anche adulti si infilano con grande facilità. Nella  dimensione online dobbiamo far valere i diritti che  valgono offline: è il principio di fondo. E dentro questo principio dobbiamo costruire un sistema di regole e di filtri che consentano di  avere presidi virtuali”.

Registro elettronico: lettera del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, al Ministro dell’istruzione, Lucia Azzolina

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Illustre Signora Ministro,
On. Lucia Azzolina
Ministro dell’istruzione

Illustre Signora Ministro,

Le scrivo in relazione a una questione, quale quella della disciplina dell’utilizzo del registro elettronico, di notevole rilevanza per la gestione “ordinaria” dell’attività scolastica, ma ancor più determinante nel contesto emergenziale che stiamo vivendo.

Il registro elettronico costituisce, infatti, un prezioso strumento di comunicazione tra i docenti e le famiglie, tanto più nel momento attuale, caratterizzato dalla sostituzione dell’attività didattica “in presenza” con quella “a distanza”, che necessita, come tale, di una più stretta interazione tra insegnanti, studenti e loro genitori, alla quale il registro on-line è sicuramente funzionale. L’inclusione, nel registro, di un novero assai rilevante – in termini quantitativi e qualitativi – di dati personali, anche di minorenni, esige tuttavia l’adozione di tutte le cautele idonee a evitare o, quantomeno, minimizzare, i rischi di esfiltrazione, trattamento illecito, anche solo alterazione dei dati stessi.

A tal fine, sarebbe anzitutto necessario provvedere al perfezionamento della disciplina di settore, adottando segnatamente il “Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie”, che avrebbe dovuto essere predisposto entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 135 del 2012, alla quale si deve l’introduzione di tali forme innovative di rendicontazione dell’attività didattica e di comunicazione tra scuole e famiglie.

In assenza di direttive specifiche, gli istituti scolastici hanno sinora provveduto ricorrendo a soluzioni tecnologiche, offerte da vari fornitori, non sempre caratterizzate da garanzie adeguate in termini di protezione dei dati personali e talora notevolmente vulnerabili.

La crescente rilevanza assunta, nell’attuale fase emergenziale, dagli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell’attività didattica a distanza impone, tuttavia, di riservare maggiore attenzione alle questioni inerenti la sicurezza e la protezione dei dati personali affidati a tali piattaforme. Pertanto – come già rappresentato nell’ambito del provvedimento del 26 marzo sulla didattica a distanza – tra i criteri da seguire nella scelta degli strumenti tecnologici mediante cui svolgere l’attività formativa da remoto, devono assumersi anche quelli inerenti le garanzie offerte in termini di protezione dati.

In questo senso, il registro elettronico – fornito da soggetti già designati responsabili del trattamento – potrebbe rappresentare lo strumento elettivo mediante cui realizzare (almeno) una parte significativa dell’attività didattica, riducendo proporzionalmente il ricorso a piattaforme altre, che oltretutto non sempre si limitano all’erogazione di servizi funzionali all’attività formativa.

Il Garante vigilerà – come annunciato nel citato provvedimento del 26 marzo – sulla legittimità del trattamento dei dati personali svolto mediante le varie piattaforme utilizzate per la didattica a distanza, ma al fine di elevare le garanzie di riservatezza accordate in tale contesto è determinante la funzione di orientamento che il Suo Dicastero può svolgere, rispetto alle scelte dei singoli istituti scolastici.

Prioritario, in tale contesto, appare dunque il completamento della disciplina dell’utilizzo del registro elettronico, di cui è auspicabile valorizzare la centralità nell’ambito degli strumenti volti a favorire la dematerializzazione di parte dell’attività didattica.

L’Autorità manifesta, sin d’ora, la piena disponibilità a ogni contributo ritenuto utile ai fini dell’adozione delle misure di garanzia dei dati personali trattati in quest’ambito.

RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà riservare a questa mia nota, Le porgo i miei più cordiali saluti,

Il Presidente
Antonello Soro

È arrivato!

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È appena arrivato via Amazon l’eccellente libro di Carlo Piana “Open Source, software libero e altre libertà”. Spero lo leggiate anche voi, nonostante il caldo, peccatori che non siete altro! Siccome il libro è disponibile anche in formato PDF, e in licenza Creative Commons, lo trovate in home page anche su classicistranieri.com. Meglio di così…

Le metamorfosi dei debunker

Reading Time: 6 minutesTutto cominciò quando Laura Boldrini, nella sua veste di Presidente della Camera, decise di organizzare una task force di debunker, ovvero di giornalisti e persone che, pur non essendo iscritte all’ordine, o fregiandosi del titolo di “giornalista” perché facenti parte di un sindacato svizzero e dovendo rispondere delle proprie azioni solo alla legislazione del paese elvetivo, si occupano di “bufale” (termine orrendo), ovvero di evidenziare notizie false e tendenziose che invadono il web.

Facevano parte di quel gruppo, in ordine rigorosamente alfabetico, Paolo Attivissimo, Michelangelo Coltelli (responsabile di butac.it, già querelato per diffamazione e oscurato dalla magistratura), David Puente e Walter Quattrociocchi. Di quell’esperienza, oltre che una sgangherata conferenza stampa e una riunione preliminare per decidere il da farsi, rimane solo un sito, bastabufale.it, che continua a raccogliere firme (non si sa di chi, non si sa quante, i nomi vengono prudenzialmente oscurati per motivi di privacy, ma i dati, anche quelli trasmissibili e pubblicabili, non sono disponibili, quindi non si sa che cosa ci faccia ancora quel sito on line) su un appello per il diritto a una corretta informazione. Nobile intento caduto nel vuoto, nonostante l’adesione di molti personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo, come Claudio Amendola, Geppi Cucciari, Carlo Verdone, Paola Cortellesi, Francesco Totti, Ferzan Ozpetek, Lucio Caracciolo e altri del cui nome non voglio ricordarmi, come direbbe il Sommo Poeta.

Rimane anche una polemica su una porzione di pasta all’amatriciana, che Paolo Attivissimo avrebbe consumato a sue spese durante il suo soggiorno romano. E anche la domanda, questa volta più interessante, del perché una persona come lo stesso Attivissimo che fa parte del CICAP, abbia ammesso candidamente in un suo storico post di avere visto i defunti:

C’è anche chi ha posto il problema della collaborazione di Attivissimo con “la Verità” di Maurizio Belpietro, giornale non propriamente di sinistra, dopo essere stato collaboratore di Le Scienze (diretto da Marco Cattaneo). Insomma una gragnuola di critiche e di dissensi che si abbatterono sul povero giornalista svizzero, diplomato in Lingue (secondo quanto riporta l’inossidabile Wikipedia), titolo che non esiste (esiste il diploma di Liceo Linguistico), che non fecero altro che aumentare il livello della bufera.

Fatto sta che il sito è ancora presente, e questi sono i dati del registrante secondo quanto riportato dal Whois.

Tra l’altro il browser Google Chrome segnala bastabufale.it come sito “Non sicuro”.

Ma non è finita qui. Ieri sono venuto a sapere, e con evidente ritardo (cosa volete, sono scemo, sono disinformato, o, più semplicemente, di queste cose non me ne importa un fico secco) che è stata istituita un’altra commissione, questa volta da Andrea Martella, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, in quota PD, per il contrasto alle bufale sul coronavirus. Tra i nomi dei facenti parte del gruppo, Ruben Razzante, Luisa Verdoliva, Giovanni Zagni, Fabiana Zollo, Roberta Villa, Riccardo Luna, Francesco Piccinini e, indovinate un po’, David Puente.

Mentana, che è il direttore della testata gionalistica on line “Open”, sul principio si era opposto a che Puente facesse parte del gruppo, ma il debunker più che mai di stato, ha risposto con questo lungo intervento alle riserve del suo direttore:

Oggi il mio editore, Enrico Mentana, mi aveva chiesto di non partecipare alla “task force” di esperti per combattere le fake news intorno al coronavirus. Il motivo era legato alla politicizzazione strumentale della vicenda da parte di alcuni esponenti di forze politiche.
Avevo accettato di far parte della “task force” nonostante sia una cosa molto delicata ed ero consapevole delle reazioni che potevano suscitare da più parti, non solo di una. Avevo accettato, ma seguendo le mie linee guida che chi mi segue conosce molto bene: no ai “ministeri della verità”, no alle “sante inquisizioni”, no ai bavagli o censure e operare in ambito culturale al fine di contrastare civilmente un fenomeno che danneggia tutti, nessuno escluso, soprattutto in questo momento così delicato dovuto a una orribile pandemia.
Avevo accettato per partecipare e monitorare il lavoro della “task force”, di cui riconosco figure professionali con i quali non credo di avere problemi a condividere queste mie posizioni. Avevo ritenuto sfavorevole starne fuori e poi eventualmente piangere sul latte versato da altri, almeno dall’interno potevo dire la mia e dare una mano non al Governo, ma ai cittadini e al mondo dell’informazione.
Ho parlato con il mio editore e gli ho illustrato le motivazioni che mi avevano portato ad accettare di far parte di questo progetto con il senso civico che mi contraddistingue. Ringrazio Enrico Mentana perché non mi ha obbligato, ma ha fatto una richiesta rispettando la mia eventuale decisione. Detto questo, siamo entrambi d’accordo che non sarà certo un politico, quale che sia, a impedirmi di lavorare. Continuerò il mio lavoro di fact-cheking con Open, come sempre, e allo stesso tempo farò parte della “task force” per i motivi che ho spiegato anche in questo post.
#Coronavirus

Ma qual è la storia di David Puente? Ha iniziato con la Casaleggio e Associati, occupandosi del blog e della cominicazione di Antonio Di Pietro, che esiste ancora, ma appare più come un blog personale che come quello di un ex leader politico, l’ultimo post risale al 26 gennaio 2020 e i commenti ai post sono chiusi -perché si ha così tanta paura della libertà di espressione e di dissenso?-. Successivamente il Nostro abbraccia le idee grilline, e sposa la causa di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, movimento che lascerà in tempi successivi, pur restando in rapporti cordiali ed amichevoli con Casaleggio. Il resto lo sapete, la Boldrini lo nota e lo fa suo nel gruppo di lavoro del progetto-appello anti fake news. Adesso il matrimonio con il PD che la benedizione (o, se si vuole, con il “non expedit”) di Mentana.

Roberta Villa, già collaboratrice ventennale del Corriere della Sera, nel commentare, ha dichiarato in un’inervista al Foglio:

“Chi ci dà di censori sbaglia: non toccherà certo a noi stabilire cosa è vero e cosa no”

Ah no? Viene istituita una task force per correggere, individuare, stabilire quali siano le fake news sull’epidemia da Covid 19 e non toccherà certo a loro stabilire cosa è vero e cosa no? E allora che ci stanno a fare?

E continua:

“Dovremo invece ragionare con diverse competenze sul fenomeno, per capire se esiste un approccio strategico che permetta di migliorare l’ecosistema informativo. Che sia meglio un approccio a livello politico oppure di incentivi, questo è da studiare”.

Cos’è un “appoccio strategico”, ma, soprattutto, cosa significa “ecosistema informativo”? La Villa non lo spiega. Quello che è certo è che ci sono state svariate obiezioni, soprattutto da parte di esponenti dell’opposizione. Giorgia Meloni ha scritto:

“Il governo istituisce una sedicente task force anti fake news che avrà il compito di assicurarsi che sia diffusa solo la verità sul Covid-19 (proprio come il Ministero della Verità di orwelliana memoria). Sempre il governo ha scelto di imperio gli ‘esperti’, tra loro neppure un medico o un virologo, che decideranno cosa si può dire e cosa no. Utile ricordare che tra le ‘fake news’ c’erano fino a ieri anche il fatto che gli asintomatici trasmettono il virus, che fosse utile tenere in quarantena chi proviene da zone a rischio, che fosse saggio indossare la mascherina in pubblico. Credo che si stiano limitando le libertà fondamentali e costituzionali con eccessiva disinvoltura. P.S. Mi manderanno in un campo di riedcazione per queste mie parole o si limiteranno a oscurare il post su Facebook?”.

A parte l’inesattezza della Meloni sulla presenza di medici nella task force, è vero che esiste libertà di opinione e che con un organismo di controllo sulle notizie fasulle, si rischia che questa libertà venga limitata da personaggi che la cosa più terribile che hanno visto è qualche complottista che se ne sta per conto suo a difendere le proprie follie (è legittimo anche esprimere idee folli, purché queste idee non diffamino nessuno). Sta alla sensibilità del lettore finale, ed esclusivamente alla sua coscienza, credere a Burioni o ai terrapiattisti. Non abbiamo bisogno di task force di parte o, peggio ancora, di partito.

Eppure il pubblico plaudente dei debunker si fa sentire. Prendo, a puro titolo di esempio, un commento pubblico di un recente post Facebook di Puente in cui il Nostro pubblica la foto di Bolsonaro affetto da Covid 19, con un sondino naso-gastrico (niente ossigeno), affermando che la foto è autentica (grazie!) ma che sarebbe “decontestualizzata”. Ometto l’identità della commentatrice (anche se il post è pubblico) e raggiungibile da chiunque:

Cosa significa “Non perdere la tua verginità”? Non si sa, né l’autrice del commento ce lo chiarisce. La verginità è dichiarare vera ma “decontestualizzata” una fotografia? Mi pare ben poca cosa.

E comunque di questa task force io ho paura.

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PD e M5S non votano l’istituzione della Giornata Nazionale “Enzo Tortora”

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Selvaggia Lucarelli deferita all’Ordine dei Giornalisti

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Selvaggia Lucarelli, una di quelle che assieme a Barbara Collevecchio, Federica Angeli e Asia Argento mi hanno bannato da Twitter (Paolo Attivissimo e David Puente li seguo regolarmente, ci hanno ripensato), è stata deferita all’Ordine dei Giornalisti (è giornalista pubblicista dal 2009) per aver aver violato i principii professionali della Carta di Treviso sulla professione giornalistica, che tutelano la privacy dei minori.

Le è stato contestato di aver reso riconoscibile il figlio in un suo articolo per tpi.it, dopo che a Leon Pappalardo, l’erede della giornalista e show-girl di “Ballando sotto le stelle”, erano stati chiesti i documenti per avere dato del razzista e dell’omofobo al governo di Matteo Salvini.

La Lucarelli ha replicato in un tweet (che riporto secondo la versione che ne dà leggo.it, non potendo accedere all’account @stanzaselvaggia a causa del blocco):

«Quindi: mio figlio dice la sua a Salvini, senza che nessuno sappia chi è. La polizia lo costringe a dire nome e cognome di fronte e telecamere e 100 persone. Alcun siti e la Lega pubblicano nome e video. Io solo DOPO spiego cosa è successo e vengo deferita dall’odg. Geniale»

Geniale o no che sia, esiste un’etica giornalistica ben precisa, che, secondo la testata on line milanotoday.it, non si esaurisce con la riconoscibilità dell’identità del minore. Segnala il sito:

„secondo il Testo unico dei doveri del giornalista, un giornalista rimane tale in ogni ambito della propria esistenza, ed è pertanto tenuto a rispettare le norme del Testo in ogni situazione e contesto, anche se coinvolto personalmente.“

E’ una questione di etica, non di procedure. Si può capire il risentimento di una madre che si vede identificare dalla polizia il figlio 15enne, ma non si può giustificare la violazione di un documento che dovrebbe costituire una linea guida indelebile ed imprescindibile per ogni giornalista iscritto all’Ordine. In breve, e per dirla in parole povere ma ricche, hanno fatto bene. Staremo a vedere (e vi terrò informati) quali saranno le conseguenze di questo deferimento.

Di certo c’è solo che si tratta dell’ennesimo episodio di giornalismo triste e raffazzonato a cui ci stiamo, purtroppo, lentamente ma inesorabilmente, abituando.

(si veda anche: https://www.milanotoday.it/attualita/lucarelli-deferita-ordine-giornalisti.html)

Il senso del Messaggero per Wikipedia e per la morte di Ennio Morricone

Reading Time: 2 minutesA me non interessa una verza difendere Wikipedia. E’ l’ultima cosa che farei al mondo e chi mi segue lo sa (chi non mi segue peggio per lui).

A me interessa denunciare un pessimo giornalismo fatto di copia e incolla (pazienza se qualcun altro lo ha fatto prima di me, non siamo qui a fare le corse, ma a condividere opinioni), un giornalismo fatto alla carlona, alla bene e meglio, segnalare i furbetti del giornalettismo, che scopiazzando qua e là, cambiando solo qualche parola ogni 40/45, riescono a confezionare, con il lavoro degli altri, articoli che appaiono a prima vista originalissimi e con tanto di dicitura “RIPRODUZIONE VIETATA” (majuscolo perchè è imperativo categorico), ma che poi procedono da fonti internet che, come in questo caso, hanno ben altra politica sul copyright.

E non è solo l’avversione per questo giornalismo-collage a muovermi a scrivere e a denunciare, ma, per quanto riguarda questo caso specifico, anche la devozione, l’ammirazione, il ringraziamento personale e il cordoglio per la scomparsa di un gigante della musica come Ennio Morricone, che ci ha lasciati soli ieri mattina.

Questa volta c’è cascato (e con tutte le scarpe) “Il Messaggero”. Non starò qui a sottolineare le frasi, le piccole modifiche, gli artifizi retorici con cui il giornalista ha raccolto a piene mani il contenuto della pagina di Wikipedia dedicata al Sommo Maestro, vi posto soltanto l’articolo originale (poi successivamente modificato -se avete difficoltà a leggere cliccate sull’immagine per ingrandirla-)

e l’originale di Wikipedia

Ma come, muore un gigante della musica e della cultura italiana e per ricordarlo certi giornalismi si mettono a copiare dall’enciclopedia più sgangherata e inaffidabile del mondo? Cosa ci voleva a scrivere un cappello come “Scrive Wikipedia” e mettere tanto di virgolette sui brani citati? E poi perché la riproduzione dovrebbe essere riservata su un testo rilasciato sotto una licenza Creative Commons? Carlo Daffara, su Twitter, riferisce che le parole testualmente riportate sarebbero addirittura 420. Troppe per giustificare una semplice citazione.

Come vi ho detto, quelli del Messaggero, secondo quanto riferisce Maurizio Codogno, ci avrebbero messo una toppa.

Ma l’articolo incriminato resta. Ne è stata “fotografata” una copia qui:
https://web.archive.org/web/20200706124026/https://www.ilmessaggero.it/spettacoli/musica/ennio_morricone_morto_roma_oggi_6_luglio_2020_musica_c_era_una_volta_in_america-5330102.html

e qui

http://archive.is/xcpUi

A perenne memoria di un giornalismo discutibile e rabberciato, cui nessun professionista, evidentemente, sa sottrarsi.

Altri miei articoli sul copiare da Wikipedia:

Il senso di Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, per Wikipedia

Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

Vi allego anche il PDF della voce italiana di Wikipedia su Ennio Morricone:

Download (PDF, 931KB)

UbuntuEd 20.04, una nuova distribuzione Linux per le scuole e l’università

Reading Time: < 1 minutePur non essendo una versione ufficiale, la distribuzione UbuntuEd 20.04 è una release a scopo educativo che può essere utilizzata da tutti gli studenti che vanno dalla scuola materna sino ad arrivare a un livello universitario. Ad annunciare questa particolare versione è stato Rudra Saraswat, un giovanissimo sviluppatore dietro questo nuovo progetto, conosciuto anche per aver creato Ubuntu Unity. La prima versione di UbuntuEd è basata, come logico aspettarsi, su Ubuntu 20.04 LTS (Focal Fossa) e gli utenti durante l’avvio del sistema potranno scegliere che ambiente desktop utilizzare. Infatti, tramite la schermata d’accesso avranno la possibilità di adottare GNOME oppure Unity7. Lato software, include numerosi programmi a scopo educativo come Google Classroom, Eclipse e Tuxmath ma anche i classici programmi come LibreOffice. Non finisce di certo qui, perché offre anche numerosi pacchetti per installare software aggiuntivo, dove i  bundle ( https://it.wikipedia.org/wiki/Bundle ) sono classificati in quattro meta-pacchetti in base all’età degli studenti. Ad esempio, i pacchetti ubuntued-meta-preschool sono incentrati per chi ha meno di 6 anni, ubuntued-meta-primary per chi ha un età compresa tra 6 e 12 anni, ubuntued-meta-secondary per un età compresa tra 13 e 18 anni mentre ubuntued-meta-tertiary per studenti universitari. Quindi se anche tu sei interessato a testare UbuntuEd 20.04, puoi scaricarla  seguente link ( https://drive.google.com/drive/folders/1t3jcbgyxiDb_lebS5XJF1Lz5k3HXoFEo ) e se durante l’utilizzo dovessi imbatterti in qualche malfunzionamento, puoi segnalare il bug nella suddetta  pagina ( https://gitlab.com/ubuntu-unity/ubuntu-unity-issues/-/issues/ ).
Fonte:  9to5linux.com ( https://9to5linux.com/meet-ubuntued-20-04-an-educational-ubuntu-flavor-for-kids-schools-and-universities )
Fonte:  fossbytes.com ( https://fossbytes.com/ubuntued-20-04-new-educational-linux-distros-for-kids-college-students/ )

 

dalla newsletter italiana di Ubuntu, pubblicata sotto la licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0.

 

AGGIORNAMENTO DELL’8/7/2020: UbuntuEd 20.04 è scaricabile anche da questo link:
https://www.classicistranieri.com/ubuntued-20-04-iso.html

dev.gutenberg.org irraggiungibile da Fastweb (ma non da Tim e da Wind)

Reading Time: 2 minutesHo cambiato gestore. Fastweb funziona bene, ma stasera, quando sono andato a collegarmi con il sito beta del Project Gutenberg, raggiungibile all’indirizzo

https://dev.gutenberg.org

ho ricevuto questo bel messaggio di errore:

Il dominio gutenberg.org, come sapete, è stato oscurato su provvedimento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Ma finora la versione beta che vi ho segnalato era regolarmente raggiungibile.

E lo è ancora. Ho provato con una connessione TIM ed ecco il risultato:

Anche Wind permette l’accesso a dev,gutenberg,org:

Ma non solo. Wind è l’unico provider attraverso il quale è possibile raggiungere il sito principale (oscurato in tutta Italia) gutenberg.org:

Questione di IP stranieri? Può darsi. Di certo c’è che l’oscuramento non è totale e non è attuato da tutti i provider italiani. Almeno non a livello di sottodomini. Il Project Gutenberg è vivo e lotta insieme a noi.

Una mia intervista a Radiomagazine di Dario Villani sul radioascolto e altre amenità

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Ascoltatela, peccatori!

Radiomagazine è un periodico on line sul radioascolto, sulle nuove tecnologie e sul giornalismo radiofonico, senza scopo di lucro, ideato, prodotto e realizzato da Dario Villani.

La risorsa è disponibile al link: http://www.radiomagazine.net/.

Qui è possibile trovare i podcast delle ultime trasmissioni n versione MP3, l’archivio personale del curatore, le ultime news del settore e un link dedicato alle donazioni a favore dell’iniziativa.

Il canale YouTube corrispondente è reperibile presso questo link.

AGGIORNAMENTO DEL 7 LUGLIO: Se volete ascoltare o scaricare il file in versione audio MP3 ecco il link (poi ditene male, mi raccomando!):

      radiomagazine

Il figlio di Selvaggia Lucarelli identificato dalla polizia

Reading Time: 2 minutesLeon è il figlio 15enne di Selvaggia Lucarelli. La mia non simpatia verso la giornalista e show-girl è abbastanza nota, ma le colpe dei genitori non dovrebbero mai ricadere sui figli.

Se i figli hanno colpe, la cosa più giusta da fare è che se ne assumano la responsabilità diretta. E Leon, nell’ingenuità della sua adolescenza, ha contestato Salvini dandogli dell’omofobo e del razzista. Ora, indubbiamente Salvini una condanna per razzismo ce l’ha. Si tratta di una pena di 5700 euro per un coro contro i napoletani intonato alla Festa della Lega Nord a Pontida nel 2009.

La cosa è passata un po’ in sordina, perché la pena di cui si tratta è stata comminata mediante un decreto penale di condanna, senza passare per un vero e proprio processo penale. Non risulta che Salvini abbia fatto opposizione, come era suo diritto fare, né che abbia richiesto un processo o una condotta riparatoria del danno (cosa che avrebbe potuto estinguere il reato e, dunque, la condanna).

Ma si dà il caso che in Italia sia proibito dare del ladro al ladro, della puttana alla puttana, dell’omofobo all’omofobo, del razzista al razzista. Dunque, per le sue esternazioni, anche se profferite a voce bassa e senza aggressività, Leon è stato identificato dalla polizia.

Incontenibili i commenti sui social che condannano questa azione delle forze dell’ordine. Tutti a dire che se la sono presa con un ragazzino che ha espresso un’opinione. Ma “razzista e omofobo” non sono delle opinioni, anche se corrispondono a una verità giudiziaria, peraltro passata in giudicato senza un processo vero e proprio.

Mi dispiace, ma in Italia è così che si fa. Se partecipi a una manifestazione, ancorché pacifica, e trascendi nel linguaggio nei confronti di chiunque, il minimo che ti possa capitare è che la polizia ti chieda chi sei. Poi non succederà nulla, sei minorenne, e magari te la cavi con una rampogna del giudice e un periodo di messa in prova presso i servizi sociali (istituto previsto per i minori, ma anche per i maggiorenni), però intanto si sa chi sei. Chiedono i documenti anche a chi dorme nella macchina, figuriamoci a chi dà dell’omofobo e del razzista a un politico.

Ma poi, voglio dire, Salvini ha avuto ed ha procedimenti giudiziari per oltraggio a pubblico ufficiale, vilipendio delle istituzioni costituzionali, vilipendio alla magistratura, truffa per rimborsi elettorali, violazione del copyright, sequestro di persona, diffamazione e presunto uso illegittimo dei voli di stato, secondo quanto riporta il “casellario giudiziale” del leader della Lega pubblicato dall’implacabile Wikipedia, ti metti a dirgli che è un omofobo e un razzista?

La madre difende il figlio a spada tratta, in un articolo pubblicato su tpi.it:

“Leon si è difeso benissimo da solo, non è traumatizzato, non sta leggendo gli insulti sui social e non è permeabile all’odio leghista, ma una cosa è certa: cercare di intimidirlo, è stato squallido”.

e ancora

“Mio figlio ha espresso il suo desiderio di dirgli quello che pensa, quello di cui parla in casa, quello di cui discute con i suoi amici della scuola, alcuni dei quali vicini a famosi gruppi studenteschi di sinistra”

Bello di mammà’.

C’è da ricordare che, sempre secondo quanto afferma Wikipedia:

“Nel novembre 2016 (Selvaggia Lucarelli, ndr) viene condannata in primo grado per diffamazione dopo che nel 2010 aveva dichiarato che la vincitrice di Miss Lazio 2010 Alessia Mancini fosse transessuale.”

Un minore va tutelato. E lo si tutela identificandolo e segnalandolo per quello che ha fatto o che ha detto. Ed educandolo al principio costituzionale che ogni cittadino è uguale davanti alla legge.

Il dominio gls.it in vendita a 12999 euro (e ci state larghi!)

Reading Time: 2 minutesAvevo bisogno (e ne ho tutt’ora) di controllare una spedizione via GLS indirizzata a me. E’ il modem della Fastweb, senza il quale non riesco a fare un piffero di nulla. Sta arrivando, me lo consegneranno domani, e finalmente sarò indipendente da tutto questo consumìo di Giga, pagati a prezzi da strozzinaggio alle nostre compagnie telefoniche, sempre con il patè d’animo di stare a guardare quanti me ne restano per fare quello che devo fare (scrivere un articolo sul blog e pubblicarlo non consuma quasi niente, sono le distribuzioni di Linux che metto su classicistranieri.com via FTP che fanno la differenza, ma del resto a qualcuno bisogna pure che lo mettano in quel posto, e quel qualcuno sono io).

Insomma, nulla di più semplice, si va su internet, si cerca il sito della GLS, si immettono i dati e si vede dove la sedizione è ferma (sabato scorso si è arenata a Teramo, a 30 Km. da qui, ho un modem a portata di mano e no posso usarlo, ma vi rendete conto?).

Già, ma qual è l’indirizzo web della GLS? Non ho voglia di googlare, quindi vado (quasi) sul sicuro. Proviamo gls.it, mi sono detto, ed ecco quello che mi è apparso:

Un reindirizzamento verso domains.altervista.com che mi informa che ho avuto un culo della malora, una fortuna sfacciata, una sorte benigna da competizione, perché il dominio gls.it è in vendita, sì, e siccome c’è stata l’emergenza coronavirus (che non si capisce bene cosa abbia a che vedere con la comparvendita dei domini web, i virus informatici sono ben altra cosa). Il costo? Una bazzecola, all’inizio erano SOLO 24000 euro. 24000 euro per poter usare un dominio riconducibile intuitivamente a una società di trasporti e consegne. Ma siccome il coronavirus è brutto, sporco e cattivo, allora il prezzo è sceso quasi della metà, per la precisione 12999 euro, che sono ugualmente un prezzo astronomico, ma, insomma, almeno ti fanno un po’ di sconto. E c’è anche quell’euro in meno che ti puoi tenere in tasca per il carrello del supermercato e che ti fa supporre che il dominio costa 12000 e non 13000 euto. Un po’ come quando al supermercato mettono le pesche a 1,99 anziché a 2 euro. Son piccole e mediocri chiapparelle.

Ma davvero c’è gente che fa di queste cose?? E chi se lo compra a 13000 euro un dominio tipo GLS.it? Uno che ci mette una pagina piena di pubblicità di Google con la speranza che tutti quelli che sbagliano come me ci clicchino sopra e gli permettano di recuperare i 13000 improvvidamente spesi. Ah, e poi c’è anche un indirizzo mail a cui rivolgersi, nel caso si fosse interessati. Naturalmente è su Gmail (perché avere un indirizzo di posta elettronica su un dominio dedicato non se ne parla, vero? Tutto gratuito, tanto ci sono i gonzi che tirano fuori 13000 euro così per sport o perché gliene dà la gana!)

Ma GLS, quella vera, si è registrata gls-italy.com e gliel’ha tirato in quel posto. Bravi!

Non è successo niente!

Reading Time: < 1 minuteMa sì, ma sì, è tutto finito.

Andate pure in giro senza nessuna mascherina, possibilmente in gruppi numerosi, non rispettate le distanze di sicurezza, tossite, starnutitevi addosso, andate al bar a fare comunella, a imbriacarvi di birra ed aperitivi, a sorridere, a farvi i selfie del cavolo, sempre con i vostri sandalyni e le vostre ciabattyne inphradito a mostrare i vostri piedacci sudici pieni di sabbia di mare. E a proposito di mare, mi raccomando ancora, andate a giocare a racchettoni come tanti imbecilli, a dar noja ai vicini che si fanno una scarosanta padellata di affari loro (magari sono intenti in attività assolutamente inutili come leggere un libro), tanto, come diceva una signora in tabaccheria ieri “siamo vicini all’immunità di gregge”, come se fossimo delle pecore al pascolo, e “il vaccino sarà completamente inutile perché saremo tutti immunizzati”. Un signore svizzero, mentre passeggiavo per strada, ha buttato una cicca per terra, si è tolto la mascherina (perché “qui fa troppo caldo per tenerla!”) ed è rientrato in macchina bestemmiando Cristo e i santi. Se io facessi la stessa cosa nel suo paese probabilmente mi metterebbero in galera (i soliti italiani, sempre “chitarra-mandolino”).

E allora andate avanti così, chè tanto “è estate e il virus si affievolisce col caldo”. Anch’io mi affievolisco col caldo, maledetto il clero, ma non vado in giro a raccontare e fare cazzate.

Non è successo niente, non sta succedendo niente. Tutti in vacanza. Tutti a dimenticare. Anche il fatto che il virus è molto, ma molto più furbo di noi.

NON mandate le PEC (ché se no pigliate la scossa!!)

Reading Time: 2 minutes– Pronto, servizio clienti della Società Schizofonica Italiana, sono Luana la bebysitter in che cosa posso esserle utile?

– Buongiorno Luana, sono un vostro disaffezionato cliente. Non sono soddisfatto del vostro servizio e ho deciso di disdire la fornitura in atto entro il 14° giorno come previsto dalla legge, vi ho mandato tutta la documentazione ma non ho ricevuto nessuna risposta da parte vostra.

– Benissimo, signor disaffezionato e stramaledettissimo cliente che se ne vuole andare, posso sapere perché è sì insoddisfatto de’ nostri servigii?

– No, non lo può sapere, comunque se proprio glielo devo dire la connessione FTP fa schifo.

– Ohimé, bene… vediamo un po’… ma, che vedo? La Sua documentazione non ci è ancora giunta. Com’è possibile tutto ciò? Come ce l’ha trasmessa??

– Via PEC. Posta Elettronica Certificata. Conosce? Ha lo stesso valore legale di una raccomandata con ricevuta di ritorno. Però non mi avete degnato di una risposta. Volevo solo sapere a che punto è la mia pratica, ecco.

– Cos’ha fatto Lei?? Ha inviato una PEC??? Ma non lo sa che questo è proibitissimo e che noi accettiamo soltanto mail tradizionali, fax, e raccomandate A/R?

– Ecco, è proprio questo quello che le dicevo. Una PEC è come una raccomandata. Il vostro indirizzo è paraponzoli@peclegalissima.it?

– Esatto, ma noi non prendiamo in considerazione questo tipo di comunicazioni.

– Ah, non prendete in considerazione le raccomandate?

– No!

– Questo mi risulta piuttosto strano.

– Ci mandi una mail tradizionale e vedrà che andrà tutto bene.

– Ma potrebbe perdersi, non arrivarvi, andare a finire nella cartella dello spamming, messa in quarantena dall’antivirus per una minaccia che non esiste…

– Basta così, o fa quello che diciamo noi o col cavolo che le concediamo il diritto di recesso.

– Ma è previsto per legge! C’è scritto sul vostro modulo.

– Il modulo è un pro-forma.

– Pro-forma una sega, io l’ho riempito, firmato e sottoscritto. Comunque mi dica lei cosa devo fare e lo farò.

– Deve seguire alla lettera le informazioni che sono riportate in calce alla modulistica come da contratto sottoscritto, o non si ricorda, gagarone che non è altro, di aver firmato un contratto?

– Me lo ricordo benissimo, è per questo che recedo.

– Lei ha voglia di fare lo spiriritoso, sa, ma qui siamo per laurà’, mica per grattarci i ball a ogni pie’ sospinto. Faccia come dico io, e vedrà che andrà tutto bene. Alla fine della chiamata sarà invitato a dare una valutazione sul servizio ricevuto, veda di essere gentile. La saluto che devo andare a buddismo.

– ………………..

La mia nuova Internet Radio (con tanti saluti a chi rosica!)

Reading Time: < 1 minute

Vi presento la mia nuova radio. E’ una Auna IR160 e Amazon, che fa le consegne anche la domenica, me la recapita domani. Si collega al wifi e si sentono anche i dischi volanti. Migliaia di stazioni radio da tutto il mondo a portata di mano. Se solo Fastweb si decidesse a consegnarmi il modem sarebbe una gran cosa, ma arriverà anche quello e io ve lo butterò in tasca a tutti. Ci ha di tutto, pezzi, d’auto spade antiche e quadri falsi, Internetradio – Radiosveglia, Radio digitale, wireless, MP3 / WMA compatibile Porta USB, AUX, Sveglia, Musica in streaming tramite UPnP, e la foto nuda di Brigitte Bardot.

La collegherò alla presa di corrente e naturalmente dopo non saprò di che cosa farmene. Ma non importa, la radio è la radio, e io non potevo fare a meno di un attrezzo del genere. Sarà bello ascoltare Radio Techeté e qualche stazione cubana in streaming. Quando ci riuscirò, naturalmente. 69 euro, quando il Sangean per le onde corte mi costò ben più del doppio. Il tempo delle levate notturne per sentire i fischi tropicali è finito, e anche quello romantico della corrispondenza con le stazioni dell’Est europeo. Ora si tratta solo di mettersi seduti comodi e godere del godibile. Ah bene!

PS: La chiamerò Ingrid. Come la svidisa!!

Il senso di Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, per Wikipedia

Reading Time: 2 minutesQuella di scopiazzare da Internet e spacciare come proprio, con tanto di dicitura “Riproduzione riservata”, il lavoro altrui, è un vezzo giornalistico piuttosto diffuso che non risparmia nessuno, nemmeno le firme più prestigiose ed autorevoli dei nostri quotidiani. L’ultima volta che è successo (nientemento che a Federica Angeli), ne ho parlato qui:

Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

Adesso un dettagliato e documentatissimo articolo dell’ottimo Maurizio Codogno, wikipediano (e ciò un po’ mi dispiace) ma intellettualmente onesto e molto preciso nelle sue affermazioni, individua l’ennesima sommaria scopiazzatura, stavolta a carico del vaticanista di Repubblica Paolo Rodari. Non ci sono dubbi, i due passaggi sulla Fabbrica di San Pietro (che io, da sommo ignorante quale sono, non sapevo nemmeno che esistesse fino a due ore fa) sono identici.

 

 

Codogno nel suo articolo ha anche linkato un mio post del quale mi ero completamente dimenticato, ma che, evidentemente, gli è stato utile, era questo:

“Riproduzione riservata” un piffero! Il liberalismo della legge sul diritto d’autore, d’ispirazione fascista

Non mi resta ora che rimandarvi all’articolo di Codogno, che, gentile com’è, definisce questi pasticci delle “dimenticanze”, articolo che non riporto integralmente perché è giusto che tutti i clic vadano al suo (bel) blog. Ma come sempre statev’accuot’!

Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

AGGIORNAMENTO DI MAURIZIO CODOGNO (ore 19): Paolo Rodari ha modificato l’articolo, indicando che il testo è stato ripreso da Wikipedia. Tutto è bene ciò che finisce bene!