Il senso di Rita Pavone per Greta Thunberg

Quando lo spamming si fa duro – Dovrei rispondere?

Scusate la breve latitanza, ma in questi giorni sono stato raggiunto da una valanga di chiamate telefoniche di spamming duro che sto facendo fatica a contenere e che mi sta preoccupando non poco.

Non vi dico da parte di chi arrivi (ma potrei benissimo farlo se il disturbo dovesse continuare) ma vi dico che le modalità con cui sono stato spammato non sono delle più tranquillizzanti e felici. Mi chiamano, mi dicono che con me parla Parapesio (invento nomi e circostanze), ciao Valerio, ti ricordi, abbiamo parlato insieme qualche settimana fa, mi hai detto di richiamarti oggi a proposito dell’apertura di un conto… no, non ci siamo mai sentiti e in più io non intendo aprire nessun conto… ma no, aspetta cosa fai, senti, io ti volevo dire, ascoltami un momento, cosa stai facendo, guarda che mi fai incazzare, non dire così perché abbiamo la telefonata registrata (chissà cos’hanno registrato se io non ho parlato con nessuno), anzi, ti dice niente la frase “Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.”? Eh?? Adesso sei più tranquillo Valerio?? Oh, finalmente possiamo parlare.

E così via in una modalità aggressiva e prepotente. E’ il primo spamming mirato “ad personam”. Cioè, non è che ti chiamano per proporti un nuovo cambio tariffario o un nuovo conto in banca o una carta di credito o l’acquisto di una batteria di pentole, loro sanno chi sei.

Intendiamoci, sanno chi sei esattamente come può saperlo chiunque altro che metta il tuo nome e cognome sulla barra delle ricerche di Google, nulla di più e nulla di meno, ma intanto ti scocciano. Spiego che la proposta non mi interessa e butto giù. Vengo richiamato, successivamente, da una serie di cinque o sei numeri di telefono fissi dislocati un po’ in tutta Italia (da Treviso a Mazara del Vallo), uno dietro l’altro, insistentemente, finché non rispondo di nuovo e subito dopo metto giù. Il numero “madre” è di Milano, già noto come referente di pesante telemarketing e reperibile sui motori di ricerca nei siti dedicati allo spamming telefonico. Ma gli “alias” con prefissi riferibili a tutte le città d’Italia sono innumerevoli.

Una amica mi ha consigliato di installare l’app per smartphone “Dovrei rispondere?”, versione italiana di “Should I answer?”, un database di oltre 30000 numeri telefonici che diffondono pubblicità immediatamente bloccati, ma, come vi dicevo, questo tipo di spamming di cui sono vittima è in continua metamorfosi, quindi si fa presto a fare apparire un numero di telefono chiamante che non esiste (se provate a contattarlo al 99% dei casi non otterrete nessuna risposta, tranne quella del disco del vostro operatore telefonico, che vi dice che la numerazione chiamata è inesistente). Così, se il numero chiamante fa parte delle 30000 utenze segnalate da “Dovrei rispondere?” riesco a bloccarla. Quando non lo è la telefonata arriva regolarmente. E’ un filtro-colabrodo ma intanto è già qualcosa. E poi c’è una community molto attiva alle spalle, si dànno da fare per affinare lo strumento e offrono una serie di recensioni al negativo su chi spamma via telefono a destra e a manca.

Attualmente ricevo circa 1-2 chiamate al giorno. E non la smettono, e non la vogliono smettere. Io non ho nessuna intenzione di cambiare il mio numero di telefono per una manciata di spamming, ma voi fate attenzione, perché questo tipo di telefonate è davvero MOLTO, ma MOLTO pesante da sopportare e da gestire.

LiberLiberate anche “Anna Karenina”!!

L’edizione Liber Liber di “Anna Karenina” di Lev Tolstoj segue le sorti di quella di “Madame Bovary”, solo che il problema delle licenze (soprattutto per quello che concerne la versione in audiolibro) è molto più complesso e intricato. Vediamo:

Le note sull’e-book (dotato di codice ISBN e venduto regolarmente su Amazon e iTunes al prezzo di 0,49 euro) dicono:



Dunque, a parte il fatto che “sì” affermativo si scrive con l’accento, il testo è protetto da diritti d’autore. Andiamo a vedere sul link indicato quale è la licenza per questa ripologia di edizioni: vi si legge che
“i testi protetti da diritto d’autore possono essere utilizzati e copiati solo per uso personale. Quindi, non possono essere inseriti in collezioni di testi on-line; non possono essere ceduti a terzi (i quali dovranno scaricarli direttamente dal sito di Liber Liber); non possono essere utilizzati a fini commerciali, ecc. “

L’assurdo è che mentre sul file materiale, fisico, che contiene l’opera di Tolstoj è indicato la totale protezione dell’opera, sulla pagina di download dei file è indicato che l’opera è disponibile con la licenza Creative Commons
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale”

Quindi, da una parte, io quell’opera non la posso cedere a nessuno, ma dall’altra mi si apre una finestra per cui, a determinate condizioni (cioè che io mantenga la licenza originaria, non la usi per scopi commerciali, attribuisca correttamente la paternità dell’opera) quell’opera può circolare liberamente. Delle due l’una. Quale è l’interpretazione corretta? Naturalmente Liber Liber non ce lo dirà mai, e noi non lo pretendiamo, figuriamoci, una organizzazione che ha chiesto (e mai ottenuto) il sequestro di questo blog non ci invierà nemmeno due righe di chiarimento. Ma il chiarimento lo dovrebbe in primo luogo non tanto a noi quanto ai suoi utenti e visitatori, che hanno il diritto di sapere che cosa possono e che cosa non possono fare con un contenuto.

Bene. Adesso andiamo a vedere cosa ne è della lettura di Silvia Cecchini, ugualmente disponibile presso la cosiddetta “biblioteca”. La lettura è condotta in maniera più o meno pedissequa sulla stessa opera di riferimento, ed è anch’essa distribuita secondo la licenza
Creative Commons “Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale” con le stesse limitazioni della versione e-book. Quindi, io non posso distribuire l’e-book originale però secondo altri posso distribuirlo, mentre posso tranquillamente redistribuire l’audiolibro che da quell’opera (pubblicata evidentemente su autorizzazione, ma non si sa di chi, nè Liber Liber lo rivela) è tratto. Il mistero si infittisce. Soprattutto se di va a vedere il sito della lettrice, Silvia Cecchini, che si chiama www.ascoltalibri.it e che, pure, redistribuisce “Anna Karenina”. Vi si legge, anche qui che:

” Audiolibri Gratuiti de Gli Ascoltalibri sono distribuiti con Licenza: 
Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale
E’ quindi vietato riprodurre queste opere per fini commerciali o pubblicitari, o caricarli su siti che contengono qualsiasi pubblicita’. “

Questa signora dovrebbe prima di tutto dimostrare che la mera presenza di pubblicità su un sito sia un “fine commerciale” (quando il contenuto non viene minimamente venduto), ma noi siamo tolleranti e rispettiamo il suo volere.

Ma andiamo ora a vedere cosa succede su Amazon. Qui il libro della Cecchini, distribuito in questa pagina, è addirittura dichiarato di Pubblico Dominio. Quindi di che cosa si sta parlando?? Se è di pubblico dominio posso utilizzarlo come voglio, sia che io lo venda, sia che il mio sito abbia delle pubblicità oppure no. Ecco lo screenshot del conquibus:

Le critiche degli acquirenti (finora soltano due) non sono molto lusinghiere. Scrive il signor Danilo Dara: “Pessima lettrice Silvia Cecchini, che ha voglia e lo si vede di finire in fretta, pessima produzione con correzioni raffazzonate e frasi ripetute due volte – senza che la lettrice se ne accorga – in continuazione. “

Dopo questa considerazione, siamo ancora qui a chiedere a Liber Liber e a Silvia Cecchini, di togliere Anna Karenina dai binari dei treni e di dirci una volta per tutte che cosa possiamo e che cosa non possiamo fare con lei.

Il filmino di Giulia Sarti: “Smettete di occuparvi di me perché sono state dette troppe menzogne e cattiverie, e ogni mia parola viene strumentalizzata per far apparire l’opposto della realtà”

Torno ancora brevissimamente sul caso di Giulia Sarti e dei suoi filmini (falsi!) hard pubblicati in rete, delle fotografie intime inviate alle redazioni dei giornali da chi le ha hackerato il cellulare, per sottolineare come, giustamente, la parlamentare non ne possa più e abbia pregato la stampa di non occuparsi più di lei e del caso in questione. Ha ragione da vendere quando reclama che il diritto all’oblio le venga applicato e anche al più presto possibile. Bene anche la proposta di legge contro il revenge porn perché i cittadini debbono essere tutelati nella loro intimità e nel diritto alla privacy quando si tratta di cose che nulla hanno a che vedere con la loro immagine pubblica e la loro maggiore o minore notorietà. Ma attenzione a non fare un errore: cerchiamo che il sipario che necessariamente deve calare sulle vicende private di Giulia Sarti non metta in secondo piano anche quelle pubbliche. La sua denuncia contro l’ex fidanzato, accusato di essersi appropriato di fondi del Movimento 5 Stelle pur sapendo che non era vero resta comunque una delle vicende più torbide che riguardino una nostra parlamentare. E di cui non si è ancora venuti a capo perché la storia dei falsi filmini, delle fotografie, delle immagini, degli scambi via WhatsApp ha superato come notorietà quella precedente, e, si sa, ubi maior minor cessat. In breve, Giulia Sarti ha il sacrosanto diritto a vivere la sua sessualità come meglio crede, a riprendersi e a farsi riprendere come più le piace, se le piace e se lo vuol fare, ma deve delle spiegazioni a tutta l’opinione pubblica italiana sul suo operato non proprio trasparentissimo. E che nessuno se ne dimentichi.

In Nuova Zelanda si muore nelle mosche

Liber Liberate “Madame Bovary”!

L’edizione Liber Liber di “Madame Bovary” di G. Flaubert non è libera. Vediamo perché:

  • l’e-book

Dalle note introduttive al testo si evince che lo stesso è protetto da diritto d’autore. Si tratta di una pubblicazione realizzata “su gentile concessione”, come si suol dire in editoriese. Titolare dei diritti sulla traduzione di Bruno Oddera e sulla pubblicazione è la Fratelli Fabbri Editori, cortesemente ringraziata per la politesse.
Quindi il lettore finale, la persona che materialmente scarica dal sito di Liber Liber il testo del romanzo flaubertiano non ha la libertà di darlo a sua volta a chi vuole: a un amico, a un gruppo di persone, a chi meglio crede. Può solo tenerselo per sé e, tutt’al più, indicare agli interessati dove andare a prenderselo.
Le altre biblioteche elettroniche e digitalizzate, inoltre, non possono redistribuirlo a loro volta.

“Madame Bovary” nella versione Liber Liber in formato epub viene anche venduto attraverso Amazon e iTunes, oltre ad essere disponibile sul sito gratuitamente per tutti.

Ha due prezzi: 0,49 euro e 4,99 euro.

Che cosa differenzia le due versioni non è noto. Non si sa, cioè, se la versione epub gratuita, quella a 0,49 euro e quella a 4,99 euro siano esattamente identiche oppure no. In caso positivo il prezzo finale di vendita dipenderebbe esclusivamente dalla volontà dell’acquirente di aiutare in maggiore o minor misura la biblioteca, in caso negativo non si sa in che cosa sia più ricca la versione più costosa, se in note critiche, introduzioni, appendici di studiosi di letteratura francese, concordanze (hai visto mai?) o quant’altro. Né il sito dice qualcosa, in un senso o nell’altro.

Qualcuno deve comunque aver comperato queste versioni del libro. Vediamo che cosa ne pensa la gente:

“Non mi dilungherò troppo! Si tratta di un capolavoro di Lev Nicolaev TolstoNon, a coloro a cui ho chiesto una recensione, l’ha sminuito dicendo che “Anna Karenina” è una storia d’amore…” (cliente Amazon)

Va bene tutto, ma “Madame Bovary” è di Flaubert, non di Tolstoj!

“Libro sicuramente bellissimo, ma io sono madrelingua spagnolo e mi sono stuffata di correggere gli errori sul kindle. Solo nel primo capitolo avrò trovato al meno 50 orroriiii ortografici, un disastro. Non lo leggo piu, me lo compro in spagnolo da una editoriale.” (Estefa)

Insomma, reazioni non troppo lusinghiere, quando non addirittura fuori binario.

  • l’audiolibro

Nel novembre 2018, Liber Liber pubblica la versione in audiobook di “Madame Bovary”. Il testo letto da Cristiana Melli è lo stesso dell’edizione e-book, così come il codice ISBN riportato alla pagina di download.

Ma quello che non quadra è la licenza riportata. Mentre per il libro elettronico non c’erano dubbi (non si può né copiare né redistribuire a terzi), la versione audio (che, ripeto, contiene lo stesso testo della versione e-book) prevede la licenza Creative Commons che, questa volta sì, consente la rappresentazione, la distribuzione e la copia purché il tutto venga a sua volta redistribuito con la stessa licenza e non a fini commerciali.

Cioè, io (secondo Liber Liber) posso redistribuire l’audiolettura ma non posso redistribuire il testo originale?? E perché Liber Liber cambia la licenza di un’opera che è proprietà della Fratelli Fabbri Editore? E come può Liber Liber cambiare i termini di una concessione al lettore finale su qualcosa che non è suo e su cui agisce solo in regime di concessione? Non sono critiche, sono domande (credo legittime) che il lettore si pone per rispondere a una domanda molto semplice: “Che cosa posso fare con questo testo senza il pericolo di finire sub iudice??”. La risposta non l’avremo mai. O, quanto meno, sono certo che Liber Liber non verrà certo a darla a noi. Ma il dubbio è stato espresso, e la povera Madame Bovary, che, pure,tanti guai ha avuto nella sua breve esistenza terrena romanzesca, oggi, è ben lungi dall’essere libera di circolare come vuole. Questo, almeno, è certo.

I video e le immagini di Giulia Sarti

Bisogna dirlo chiaramente e fuori dai denti: la minaccia di diffondere, trasmettere, o far circolare con qualsiasi mezzo delle foto e dei video intimi dell’onorevole Giulia Sarti è una bastardata unica e una e un atto triviale e tremendo da condannare senza mezzi termini, di qualunque colore politico sia la persona interessata. Un hacker ha già diffuso sui cellulari di politici e giornalisti otto immagini e un video (poi rivelatosi falso) degli incontri privati della parlamentare che si è dimessa “da presidente della commissione Giustizia della Camera perché si è scoperto che aveva denunciato il fidanzato accusandolo falsamente di essersi appropriato dei fondi del Movimento pur sapendo che non era vero.” (Virgolettato dal corriere.it). Ci sarebbero, poi, anche delle registrazioni di incontri con esponenti politici e comunque di spicco del Movimento 5 Stelle. Non si sa che siano incontri “privati” (nel senso lato del termine) o meno. Ma non importa. Non è questo il punto. Il punto è che l’avversario politico lo batti sul piano delle idee e dei comportamenti pubblici, la sua vita sessuale e la sua vita privata sono e restano sacrosanti affari suoi, anche se si tratta di una persona pubblicamente esposta ai mezzi di comunicazione di massa. Le immagini e i video se li fa per conto suo e non sono destinati ad essere diffusi ad altri che lei non voglia, è intervenuto perfino il Garante per la Protezione dei Dati Personali per sottolineare e «richiamare l’attenzione dei mezzi di informazione invitando all’astensione dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della sua vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul suo ruolo e sulla sua vita pubblica»

Io mi auguro che una protezione di questo genere valga e sia disponibile sempre e per qualsiasi cittadino italiano, anche e soprattutto per quel cittadini che non è parlamentare e, quindi, ha meno possibilità e mezzi per difendersi. C’è gente che per un filmatino hard diffuso sui social network si suicida dalla vergogna, genitori di vittime di cyberbullismo che non escono più di casa, persone che non hanno più una vita privata e psicologi che intascano fior di quattrini per seguire i disagi psichici di chi è caduto nella trappola tesa da altri. Facciamo attenzione, sì?

Antonio Tajani tra l’elogio a Benito Mussolini e la ritrattazione.

Antonio Tajani su “La Zanzara” (Radio24):

 “Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s’è fatto promotore delle leggi razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose positive per realizzare infrastrutture nel nostro paese, poi le bonifiche. Da un punto di vista di fatti concreti realizzati, non si può dire che non abbia realizzato nulla”.

“Poi si può non condividere il suo metodo. Io non sono fascista, non sono mai stato fascista e non condivido il suo pensiero politico. Però se bisogna essere onesti, Mussolini ha fatto strade, ponti, edifici, impianti sportivi, ha bonificato tante parti della nostra Italia, l’istituto per la ricostruzione industriale. Quando uno dà un giudizio storico deve essere obiettivo, poi non condivido le leggi razziali che sono folli, la dichiarazione di guerra è stata un suicidio.”

” (…)
certamente non era un campione della democrazia. Alcune cose sono state fatte, bisogna sempre dire la verità. Non bisogna essere faziosi nel giudizio. Complessivamente non giudico positiva la sua azione di governo, però alcune cose sono state fatte. Le cose sbagliate sono gravissime, Matteotti, leggi razziali, guerra. Sono tutte cose inaccettabili”

Antonio Tajani su Twitter:

“Si vergogni chi strumentalizza le mie parole sul fascismo! Sono da sempre un antifascista convinto. Non permetto a nessuno di insinuare il contrario. La dittatura fascista, le sue leggi razziali, i morti che ha causato sono la pagina più buia della storia italiana ed europea.”

Jimmy Wales scrive di nuovo e torna a bussare a denari

Ciao Valerio,

  • Ciao Jimmy, che ti serve stavolta?

Sono preoccupato.

  • Dé, cazzi tua!

Milioni di persone nel mondo leggono Wikipedia, ma solo l’1% di questi lettori dona.

  • Toh, guarda, ero qui che ci pensavo!

Abbiamo tantissimo lavoro da fare per proteggere il futuro di Wikipedia, ma questa è l’ultima occasione che ho per il 2019 di coinvolgerti. Te lo chiedo dal profondo del cuore: rinnova la tua donazione di 2 € a Wikipedia.

  • Ecco, ma per esempio, giusto per sapere, ci sono mai venuto io nella tua casella di posta elettronica a chiederti soldi? E allora te lo chiedo dal più profondo del cuore anch’io: levati di ‘ulo. E al più presto.

Siamo la fondazione non-profit che sostiene uno dei 10 siti più visitati al mondo.

  • Sì, io invece gestisco un blog che ha fra le 1000 e le 1500 visite al giorno. Guarda un po’ se è la stessa la differenza sì o no.

Non generiamo profitti vendendo al miglior offerente i dati dei nostri utenti.

  • E vorrei anche vedere!!

E non vendiamo spazi pubblicitari perché non vogliamo mettere a rischio l’integrità e la neutralità dei nostri contenuti.

  • Wikipedia non è neutrale. E’ faziosa e di parte. Se Wikipedia si può permettere un bannerone sulle sue pagine per chiedere contribuzioni ai suoi utenti può anche vendere quello stesso spazio a soggetti di sua fiducia (ce ne sarà qualcuno!!). Sono scelte etiche e di mercato. Ma non è che siccome hai fatto la scelta di non ospitare pubblicità sulle tue pagine puoi venire a rompere i coglioni alla gente ogni 3 x 2.

Ma non proviamo invidia per quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche.

  • Più che altro sono quei siti i cui ricavi dipendono da queste tattiche che non provano invidia per voi.

Il nostro modello non-profit è sicuramente un ostacolo al profitto, ma è anche un privilegio. Ogni giorno possiamo andare a lavoro

  • Si dice “Andare AL lavoro”. Stai attentino a chi ti traduce le mail di spam la prossima volta.

con la consapevolezza che stiamo contribuendo a costruire un mondo migliore, più connesso e collaborativo, e che lo stiamo facendo insieme a migliaia di collaboratori volontari, milioni di piccoli donatori

  • Ecco quello che mi fa incazzare di te. “Milioni di piccoli donatori”. MA quanti saranno questi “milioni”?? Due? Tre?? A 2 euro ciascuno sono 4-6 milioncini di euro puliti puliti. E non dire che non ci state larghi.

e una parte ancora più piccola di persone che scelgono di donare di più.
Se tutti coloro che usano Wikipedia donassero, potremmo continuare a farla crescere nei prossimi anni.

  • Sì, e se la mi’ nonna ciaveva le ròte era un carretto.

Abbiamo deciso di rimanere una non-profit indipendente per conservare quel privilegio. Non vendiamo spazi pubblicitari o servizi ai nostri lettori. Sebbene le nostre dimensioni richiedano la manutenzione dei server e un lavoro di programmazione di altissimo livello, ci sosteniamo unicamente grazie al supporto dei nostri donatori, che in media donano 13 €. Quest’anno dedicherai solo un minuto per permetterci di continuare il nostro lavoro?

  • No. Il minuto lo dedico a fare unsubscribe dai vostri sistemi. Toh, o guarda un po’ qui:

Ragazzini corrono sui muri neri di città / sanno tutto dell’amore che si prende e non si dà.

L’altro giorno, una cara lettrice di questo blog, che per convenienza chiameremo Panciàtici Elvira vedova Cioli, mi chiedeva che cosa io pensassi del caso di quella infermiera di Prato di 35 anni rimasta incinta di un bambino di 13 anni a cui impartiva ripetizioni di inglese.

A parte il fatto che non mi piace troppo parlare di questi argomenti di “pruderie” nazional-popolare, ma cosa volete che ne pensi? Tutto il male possibile. Perché non è un caso che la normativa italiana preveda che gli atti sessuali, anche consensuali, con i minori di 14 anni, siano da considerarsi violenza sessuale a tutti gli effetti. Nell’opinione pubblica e nella morale (ma guarda che combinazione, proprio io che vi parlo di morale, siamo arrivati alla frutta) un individuo di 13 anni è un bambino, anche se ha sviluppato, come un uomo, l’apparato urogenitale e riproduttivo. E se un bambino viene affidato alla tua custodia da genitori che si fidano di te, è per prestazioni di natura decisamente diversa da quelle sessuali, e comunque il tuo compito è quello di insegnargli l’inglese, perché la mentalità di un bimbo di quell’età (chè a quell’età si è bimbi, non lo si dimentichi…) arriva sì a concepire l’idea di un rapporto sessuale completo (e concepisce anche qualcos’altro, magari), ma non ha sviluppata la concezione delle conseguenze. In breve, sa (o può sapere) che cosa è una trombatina, ma non sa che cosa sia (o cosa possa essere) la paternità. Infatti quando la signora, con una delicatezza degna di un elefante in un negozio di cristallerie, gli ha rivelato che il bambino che aveva partorito era suo, cioè del bambino che aveva repetizionato, il bambino (quello repetizionato) ha avuto paura ed è scappato dai genitori che l’hanno subito denunciata. Perché i bambini hanno paura, è nella loro indole, la paura fa parte proprio delle caratteristiche principali dell’essere infanti. Poi c’è il risultato del DNA. Poi ci sono le varie dinamiche della famiglia dell’infermiera/professoressa che non voglio nemmeno prendere in esame. Poi ci sono i mass media, i giornali, i social, c’è la gente che crocefigge ora questo ora quello, ma nessuno che dica che un atto del genere è violenza sessuale (non voglio usare parole come “stupro” o “pedofilia”, anche se mi prudono letteralmente le mani), è violenza psicologica, è un atto deplorevole, che nessuna difesa possa stare in piedi davanti ad atti del genere, ed è evidente che il ragazzino allora tredicenne non è nemmeno la vittima più da tutelare, visto che c’è, comunque, un bambino nato da sette mesi che deve essere, se possibile, maggiormente tutelato. Ma poi, dico, hai 35 anni (o 31, come riporta certa stampa, o quanti cazzo ne hai), si può sapere cosa ti salta in testa? Cosa vuoi dimostrare? Di essere una perfetta maestra e di avere il potere su un ragazzino indifeso?? Eppure la donna ha dichiarato: «La maternità non è un errore, ma un dono». E ancora: “Quando diventi mamma, non sei mai davvero sola. Una madre deve sempre pensare due volte: una per sé e una per i suoi figli”.

Donne che amano male. Mamme che amano troppo.

Un grido e un pianto acuto già spenti in un minuto segnalano tragedie di bambini. Bambino, armato e disarmato in una foto senza felicità sfogliato e impaginato in questa vita sola che non ti guarirà. 

Tifoso del Cagliari è colto da infarto sugli spalti. Gli ultrà della Fiorentina gli gridano “Devi morire”

Non mi sono mai occupato di calcio sul mio blog. Potrebbe essere questa l’occasione per cominciare. Un tifoso del Cagliari, durante l’incontro con la Fiorentina, è stato còlto da infarto mentre si trovava con la madre e la sorella sugli spalti a tifare la sua squadra. A un certo punto, com’è e come non è, gli ultrà della Fiorentina hanno cominciato a urlargli contro “devi morire!”, proprio nella partita che era stata interrotta attorno al 15′ del primo tempo per ricordare Astori, il capitano della loro squadra, morto prematuramente lo scorso anno. Poi risulta che alla fine il tifoso cagliaritano che doveva morire è morto sul serio e questa è la fase più triste di una storiaccia che si svolge nella quotidianità di un contesto di tifo sconsiderato e a-sportivo, dove la gara di 22 omini in mutande che corrono dietro a un pallone cercando di infilarlo nella porta avversaria diventa ben più importante di una vita umana che si spegne, e in cui l’appartenenza di campanile la fa da padrona su qualsiasi sentimento di pietà umana e/o cristiana (per chi ci crede). Schifo, ohibò…

Burioni, la Bibbia, le patate, il diavolo e i novax

Una ragazza riporta su Twitter un testo tratto da Wikipedia, bontà sua. Il Wikipediano di turno, ci tiene a precisare che la Bibbia non parla delle patate. Naturalmente ai tempi in cui sono stati composti i testi biblici (e si parla di un lasso di tempo di circa 1600 anni) le patate non erano ancora conosciute nel nostro mondo (lo saranno solo dopo il 1492, con la scoperta dell’America) e fin qui ci arriva anche un bambino. Quindi la Bibbia non può parlare delle patate perché Isaia, Mosé, Matteo, Marco, Luca, Giovanni e San Paolo semplicemente non ne hanno mai assaggiata una. La riflessione di Wikipedia, tuttavia, va oltre. Le patate venivano considerate opera del demonio, e il fatto che la Bibbia non le citasse, non significava, nossignori, che non fossero un frutto conosciuto, ma che Dio non voleva che venissero consumate, per cui venivano ricondotte a opere di stregoneria e di diavoleria. A questo punto risponde e rintuzza Roberto Burioni. Dice che sì, la gente non mangiava patate perché, crescendo sottoterra, erano frutto che venivano considerati opera del diavolo e aggiunge che i novax hanno radici antiche. Ecco, io sllora mi chiedo come mai ogni volta che vorrei dare ragione a Burioni finisco sempre ed inevitabilmente per dargli torto. Ora, ditemi voi (anzi, me lo dovrebbe dire lui) che cosa c’entrano i novax con le patate, la Bibbia e il diavolo. Qual è il minimo comunde denominatore che sottende a questo sottile e fragile ragionamento? Forse che i novax vedono il diavolo nei vaccini, come un tempo si vedeva il diavolo nelle patate e, quindi, se ne astengono? Ma non è che è anche un po’ Burioni che vede il diavolo nei novax e, per traslato in chiunque abbia una posizione non dico contraria (non si può essere contrari ai vaccini), ma quanto meno critica e chi rivendichi una libertà di scelta (pagando ovviamente tutte le conseguenze del caso) in tema di vaccinazioni obbligatorie e non?? Chi è il vero diavolo secondo Burioni, quello che nei secoli più bui ti impediva di mangiare le patate, o quello che nel XXI secolo sceglie sulla propria pelle e sulla pelle dei propri figli di non essere vaccinato perché è convinto che sia bene così? Ecco, secondo Burioni la nuova opera del demonio è compiuta. Satanassi e Belzebù si nascondono dentro le anime dannate degli untori che non vaccinano la loro prole, ignorando, o non sapendo proprio per nulla che il morbillo è la peste del domani. Ma come abbiamo fatto noi, che abbiamo intorno ai 50 anni a sopravvivere? Quando ti prendeva il morbillo non c’era nulla da fare, ti mettevi a letto e aspettavi che ti passasse. Io l’ho avuto da piccolo, nessuno, a cominciare dai medici che mi hanno curato in quel periodo (grazie al dottor Boch!), ha mai pensato che io stessi per andarmene all’altro mondo o che mettessi a repentaglio la salute e la vita dei miei genitori che mi stavano vicini o di qualsiasi altro bambino con cui andassi a giocare, anche perché i miei genitori e gli altri bambini, si veda il caso, il morbillo lo hanno avuto a loro volta. E ti facevi i tuoi bravi anticorpi e poi guarivi. Oggi no. Oggi di morbillo si muore. E allora la gente ha paura. Quella paura irrazionale e ingiustificata che viene dalla non informazione, dal non conoscere le cose, dal non avere un minimo di buon senso, dall’essere fedeli di una chiesa i cui sacerdoti tuonano anàtemi contro chi non si adegua. Dàgli all’untore e viandare, come si suol dire. E forse qualcuno si accorgerà, come è successo per le patate, che anche i vaccini sono una cosa buona, che si può scegliere se usarli o no e che la posta in gioco non è la scienza ma la conoscenza, nonché la consapevolezza che una volta acquisita la conoscenza necessaria per scegliere non può più buttartelo nel culo nessuno, nemmeno il diavolo. E nemmeno Burioni.

Figure di merda

E’ morto Giovanni Sergi, responsabile del GARS – Gruppo Ascolto Radio dello Stretto

Solo a titolo di doverosa informazione agli amici radioappassionati che seguono il blog, comunico che lo scorso lunedì 4 marzo è morto Giovanni Sergi, già responsabile unico del Gruppo Radio Ascolto dello Stretto di Messina.

Fonti: Dario Villani, italradio.org

Spaccio, infezioni e puttane

Abbiamo un governo pieno di idiosincrasie. Non vogliono l’utero in affitto ma in compenso incitano al noleggio della figa con le nuove e ventilate norme sulla prostituzione che vorrebbero riaprire le case chiuse. Se la prendono con gli immigrati perché dicono che “portano malattie”, che non sono vaccinati, sono infetti, dàgli all’untore; poi però reclamano il diritto di andare a scuola per i figli dei novax non vaccinati che mettono a repentaglio la vita di un loro compagno immunodepresso. Vogliono eliminare totalmente la non punibilità per la detenzione di una modica quantità di sostanza stupefacente e rendere qualsiasi detenzione, anche a fini di uso personale, illegale e punibile con la galera, mentre dall’altro lato invocano l’immunità e la grazia “ope legis” per chi è stato violato del proprio domicilio, da un individuo magari disarmato, che è raggiunto da una “sacrosanta” e “bene assestata” fucilata.

Siamo così. E’ difficile spiegare certe giornate amare, ma poi ci passa. Perché quelle idiosincrasie ce le abbiamo tutti. Il governo non fa altro che fotografare una situazione incancrenita e dura a morire che ritrae la nostra sete di vendetta e, soprattutto, la volontà di non capire la portata delle nostre azioni e dei nostri pensieri intolleranti. Abbiamo l’anima gialloverde. E non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello di lavarne via la sozzura.

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