Il senso di Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, per Wikipedia

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Quella di scopiazzare da Internet e spacciare come proprio, con tanto di dicitura “Riproduzione riservata”, il lavoro altrui, è un vezzo giornalistico piuttosto diffuso che non risparmia nessuno, nemmeno le firme più prestigiose ed autorevoli dei nostri quotidiani. L’ultima volta che è successo (nientemento che a Federica Angeli), ne ho parlato qui:

Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

Adesso un dettagliato e documentatissimo articolo dell’ottimo Maurizio Codogno, wikipediano (e ciò un po’ mi dispiace) ma intellettualmente onesto e molto preciso nelle sue affermazioni, individua l’ennesima sommaria scopiazzatura, stavolta a carico del vaticanista di Repubblica Paolo Rodari. Non ci sono dubbi, i due passaggi sulla Fabbrica di San Pietro (che io, da sommo ignorante quale sono, non sapevo nemmeno che esistesse fino a due ore fa) sono identici.

 

 

Codogno nel suo articolo ha anche linkato un mio post del quale mi ero completamente dimenticato, ma che, evidentemente, gli è stato utile, era questo:

“Riproduzione riservata” un piffero! Il liberalismo della legge sul diritto d’autore, d’ispirazione fascista

Non mi resta ora che rimandarvi all’articolo di Codogno, che, gentile com’è, definisce questi pasticci delle “dimenticanze”, articolo che non riporto integralmente perché è giusto che tutti i clic vadano al suo (bel) blog. Ma come sempre statev’accuot’!

Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

AGGIORNAMENTO DI MAURIZIO CODOGNO (ore 19): Paolo Rodari ha modificato l’articolo, indicando che il testo è stato ripreso da Wikipedia. Tutto è bene ciò che finisce bene!

Due marò!

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La Corte Permanente di Arbitrato de L’Aja ha riconosciuto la giurisdizione italiana per la celebrazione del processo nei confronti dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani furono uccisi con armi da fuoco, scambiati probabilmente per pirati. I due militari furono immediatamente accusati dell’omicidio dalla magistratura indiana, e questa sentenza risolve un delicatissimo problema di competenza giurisdizionale, nonché una questione diplomatica tra Italia e India che si protraeva da troppo tempo.

Soddisfazione tra le parti in causa e perfino a livello istituzionale. L’ammiragio De Giorgi ha perfino dichiarato

“Una sentenza giusta: l’Italia ha agito rispettando il diritto”.

E ancora:

“Con il senno di poi sono tutti maestri. Chi si è trovato a gestire gli eventi dall’Italia ha agito sulla base delle informazioni disponibili al momento, nei tempi ristretti in cui si è sviluppata la vicenda. Certamente la catena di comando adottata per la protezione dei mercantili che vedeva il comando operativo assegnato al Capo di Stato Maggiore della Difesa invece che al Capo di Stato Maggiore della Marina, come sarebbe stato naturale, vista la specificità marittima dell’operazione, è risultata poco funzionale, aumentando le isteresi decisionali. Indubbiamente non ha aiutato”.

Soddisfazione, dicevo. Troppa soddisfazione. Intanto c’è da dire che la Corte Permanente de L’Aja ha sì, riconosciuto la giurisdizione del nostro paese nel giudizio dontro i due marò, ma ha anche riconosciuto all’India i danni fisici, i danni materiali e i danni morali in favore del comandante e dell’equipaggio del peschereccio indiano, perché l’Italia avrebbe violato la libertà di navigazione così come stabilita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Onu sul Diritto del Mare.

E poi ci sono due morti. Due vite innocenti strappate all’affetto delle loro famiglie. Poveracci che stavano solo pescando e che si sono ritrovati con qualche pallottola in corpo. Morti. Cadaveri. Uccisi.

Se esista una responsabilità diretta, ma soprattutto causale, tra il comportamento dei due marò e la morte di questi due disgraziati, lo stabilirà dunque il Tribunale di Roma. Ma ci sarà un processo. DOVRA’ esserci un processo, e lì c’è ben poco di che essere soddisfatti. Anzi, fossi in loro, e se fossi uno dei politici che hanno applaudito acriticamente alla sentenza di ieri, sarei MOLTO preoccupato. Perché la Commissione permanente ha dato sì, ragione all’Italia per quanto riguarda la competenza giurisdizionale, ma ha stabilito che la nave italiana ha violato un codice della navigazione. Perché si trovava lì? Che pericolo costituivano due pescatori indiani? Sono domande a cui deve dare una risposta (e una risposta chiara, univoca e incontestabile) la magistratura, che si porrà in contraddittorio con la difesa degli imputati davanti a dei giudici terzi in tre gradi di giudizio, perché è così che si fa in Italia.

Insomma, io con l’ipotesi di essere accusato, indagato e imputato per duplice omicidio sul groppone tanto tranquillo non ci starei.

fonti: corriere.it e AGCOM.

“Puppamelo” a me?

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key@watervillepartners.com, nell’inviarmi la solita mail in inglese sgrammaticato, in cui mi comunica di avere tutti i miei dati ma soprattutto la registrazione delle mie frequentazioni coi siti porno, dicendomi che ho dei gusti sessuali quanto meno discutibili, cosa di cui non me ne frega assolutamente niente perché non è certo a lei che devo rendere conto, mette come subject della mail la parola “Puppamelo”, che, per chi sia livornese, ha un significato ben preciso e incontrovertibile (ma anche i non livornesi capiranno sicuramente).

“Puppamelo” a me? A me che sono stato sempre un campione di “Obluraschi?”, “Kabroski?”, “Sghivi domani?” (Eeeeeeehhhh? Puppa!!!), a me che “Puppamelo” lo avrò detto centinaia di migliaia di volte. E adesso arriva un americano o sedicente tale, che mi chiede dei soldi per non divulgare tutti i dati sulla mia vita sessuale on line (non credo di averne una, ma se lo dice lei…) e si permette anche di fare di questa facile ironia.

Vaffanculo Key!!

Pescara: la beffa della bocciatura della mozione di solidarietà nei confronti di un giovane gay malmenato in centro

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A Pescara hanno pestato malamente un giovane, fracassandogli la mascella e costringendolo a un mese di prognosi, probabilmente con ricovero prolungato in ospedale. la sua colpa è stata soltanto quella di camminare, nel centro della città, mano nella mano con il suo compagno. Il giovane è gay. E’ per questo che è stato malmenato, mazzuolato di botte, maltrattato e insultato da quella che alcune fonti pensano sia una baby-gang. Minorenni che cominciano bene, evidentemente. Se ne stanno occupando le indagini, e, come sempre si dice in questi casi, spetta alla magistratura individuare i colpevoli materiali, mandarli a processo e ai giudici punirli secondo le leggi che regolano il processeo penale a carico dei minorenni. Insomma, che si applichi la legge.

Dove invece la legge NON si applica è sulla decisione del consiglio comunale di Pescara, che ha respinto una mozione dell’opposizione che esprimeva solidarietà al ragazzo malamente pestato lo scorso 27 giugno. Ci sono stati 10 voti favorevoli e 11 contrari. Per un punto Martin perse la cappa, come si suol dire. 7 leghisti, 3 rappresentanti di Forza Italia e 1 consigliere di Fratelli d’Italia hanno così respinto l’ipotesi della solidarietà, alla faccia della solidarietà che dovrebbe superare ogni barriera politica. Il consiglio comunale, respingendo la mozione dell’opposizione, ha altresì rifiutato l’ipotesi di costituirsi parte civile nel costituendo processo contro i colpevoli che stanno per essere identificati.

Il sindaco di Pescara Carlo Masci, che, pure, si era recato al capezzale del giovane per sincerarsi delle sue condizioni di salute, ha dichiarato:

«In attesa che gli inquirenti facciano piena luce e assicurino alla giustizia i responsabili della barbara aggressione e del ferimento, occorre ribadire che Pescara non è la città che si tenta strumentalmente di dipingere, creando e cavalcando polemiche puntualmente smentite dai fatti e indegne di chi ha davvero a cuore il bene comune. Sono stati proprio i pescaresi a intervenire per respingere e neutralizzare un folle attacco generato da ignoranza e intolleranza, e questo non va sottaciuto».

Si parla di strumentalizzazione, dunque. Ma che strumentalizzazione può mai esserci nella ferma condanna di un atto così incomprensibile come l’aggressione violenta e ingiustificata a un giovane? Non si può pretendere solo di tricerarsi dietro al dovuto rispetto nei confronti degli inquirenti. Occorre prendere una posizione chiara. E la posizione, il consiglio comunale di Pescara, ha deciso di non prenderla. Era oltretutto un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’estrema necessità di una legge anti-omofobia. Un’occasione mancata. E tragicamente fallita.

Mezzo chilo di pasta per sei persone (?)

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In uno dei suoi vecchi spettacoli, Beppe Grillo, quando era ancora vivo, era solito dire “Io sono di Genova, a me non me lo metti in quel posto lì, io ti conto i peli del culo uno a uno!” Che è un po’ quello che faccio io, che, pure, di Genova non sono, ma che ho comunque quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, e che mi sento un po’ pur parente di quelle gente che c’è là che come noi è forse un po’ selvatica.

Compro un pacco di pasta al discount (Penny Market) e sulla confezione da 500 grammi trovo scritto che è bastevole per sei persone. Cioè, sei persone mangiano 500 grammi di pasta? Ma sono poco più di 80 grammi a testa! Che ci fa uno con 80 grammi di pasta? Nulla. La mi’ nonna Angiolina mi diceva che per una persona ce ne vogliono almeno 100. Se non di più. Io che la mattina mi sveglio con una pentola di minestrone, cosa ci faccio con 80 grammi di pasta a pranzo? Mi ci devo aggiungere perlomeno una bistecca. 80 grammi di spaghettino aglio e olio ti dànno la sensazione scarsamente bastevole di un antipastino amuse-bouche, come dicono quelli che di cucina se ne intendono.

Occhio che vi tengo d’occhio!

La garanzia supplementare di due anni al masterizzatore esterno che è prevista per legge

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Come vi dicevo, provate a cercare un posto su Fazio (il mio nuovo computer) in cui infilare i CD-ROM e i DVD! Non c’è. Provate anche ad accedre al vano della batteria. Macché, non c’è verso. Per il primo problema non ho avuto dubbi, ho ordinato (santa Amazon!) subito un lettore e masterizzatore di DVD e di CD esterno. Nessuna paura, solo 17 euro e spiccoli.

La cosa che mi ha stupito è che per soli ulteriori tre euro e rotti mi hanno offerto una “estensione” della garanzia a 2 anni, per guasti, malfunzionamenti, disgrazie assortite.

Non è un problema di denaro, evidentemente tre euro non mi cambiano la vita. Il problema è di legge. Se io compro un apparecchio (presso un negozio, o un fornitore on line), chi me lo vende (fa fede lo scontrino fiscale) è responsabile del buon funzionamento dell’accrocchio per 2 anni. Se ho dei problemi posso restituirlo, farlo riparare e, se non è possibile, sotituirlo con una carabàttola che abbia le stesse caratteristiche e lo stesso valore (o valore superiore). Così funziona. Perché devo pagare qualcosa che mi viene già garantito? Non si sa.

Quello che si sa è che la descrizione dell’apparecchio (rigorosamente Made in China) è tradotta con una di quelle diavolerie di traduzione automatica (probabilmente da un originale francese) e non ci si capisce quasi nulla. Mah, basta che funzioni…

Minisondaggio: come si vede il blog dal vostro smartphone?

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C’è un problema.

Alcuni di voi mi hanno segnalato che sullo smartphone (l’iPhone non lo cito nemmeno, ché nojaltri di Linux coi <macchisti nenche ci parliamo) si vede il sito normale anciché la versione dedicata che vi avevo preannunciato alcuni giorni fa.

Potrebbe essere un problema di browser (quello che voi usate, per intenderci), oppure potrebbe esserci qualcosa che non va lato server. Per il momento mi accontenterei di sapere come visualizzate voi i siti del blog e di classicistranieri.com. Mandatemi un commento a questo articolo, una mail, un WhatsApp, un quelloche volete e un accidente che vi spacchi, ma fatemi sapere perché io possa prendere i dovuti provvedimenti. Comunicatemi cosa vedete e, soprattutto, che tipo di browser usate (Firefox, Chrome o quant’altro).

Vi sono eternamente debitore.

Storie di ordinaria informaticcia: benvenuto Fazio!

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Ed eccolo qui l’ultimo arrivato in casa (nella nuova casa, intendo) Di Stefano. Per il mio vizio di dare un nome ai computer, ho scelto di chiamare tutti i dispositivi che mi capitano tra le mani con nomi di poliziotti, investigatori, collaboratori, commissari e quant’altro. E’ logico che nomi come “Montalbano”, “Ricciardi” o “Schiavone” sono fin troppo abusati e intoccabili per la loro sacralità. Così mi accontento di aver chiamato il mio primo PC portatile su cui installai Ubuntu “Catarella” (per via dell’informaticcia). Adesso, poverino, lo dovrò rottamare. Funziona ancora, ma ci ho installato una versione di LUbuntu (la distribuzione Linux per computer vecchissimi) a 32 bit, non c’è stato verso, è troppo pesante anche quella per il povero Catarella personalmente di persona, sissignòri.

Nemmeno tanto tempo fa cambiai Catarella con un PC su cui installai Linux Mint (e mi ci trovavo tanto, ma tanto bene!), ovviamente accanto a Windows. Lo chiamai Maione perché era il nome dell’assistente del commissario Ricciardi, vista anche la sua mole fisica, che corrisponde (corrispondeva) all’aumento considerevole delle risorse dell’apparecchio. Poi Maione cominciò a scollarsi. Le parti dello schermo (quelle cornici di plastica che lo reggevano) cominciarono a cedere e non si chiudeva più. Vari circuiti erano “a vista” e per usarlo dovevo stare attento che non mi si rompessero i perni che lo reggevano. Insomma, per dirla alla livornese, stava ritto colle ‘àccole! Ho provato ad aggiustarlo con l’Attak ma è stato peggio el tacòn del buso. Non solo le parti scollate non si sono riattaccate (tranne pochissime cosette) ma l’Attack è evaporato e mi ha imbiancato una parte dello schermo. Insomma, un troiaio indicibile (ancorché tuttavia utilizzabile, sia pure con cautela). E sicché addio Maione.

Ora ciò questo coso qui. Non ho ancora installato Linux perché mi dà un errore che non riesco a bypassare (mi sembra di sentir or ora l’amena voce del caro lettore Baluganti Ampelio dirmi “tanto sei poìno duro!”). Ma intanto mi sono preso tre giorni per scegliere il nome. Alla fine ho deciso: Fazio. Come il padre e il figlio che aiutano Montalbano nel suo lavoro da giovane e da maturo, quelli con la fissazione dei dati anagrafici. Mi sembra un bel nome, breve e adatto alle funzioni di ricordo che dovrà fare il Terabyte di hard disk interno che riempirò con calma.

Ma c’è una cosa che mi inquieta. Provate un po’ a trovare uno straccio di lettore DVD, masterizzatore o quant’altro. Non c’è, non li montano più. Esattamente come ora fanno i telefonini senza la possibilità di accedere al vano batteria (per cui se la batteria ti si sputtana, o esaurisce il suo ciclo vita semplicemente bitti via il telefonino – e dire che ho risuscitato un Nokia 3410 solo ritrovando la batteria corrispondente! -) ora non trovi più un PC con un lettore CD-DVD, masterizzatore incormporato. Vuoi guardarti un film, vuoi salvare dei dati? Vuoi creare (legalmente, come faccio io) un CD dai dischi scaricati da Magnatune.com (di cui sono socio a vita)? Non puoi farlo. O, meglio, puoi farlo, ti compri un masterizzatorino esterno, su Amazon ne ho trovato uno a appena 18 eurini, e se penso che il mio primo masterizzatore a velocità 2x mi è costato 800.000 lire di allora mi viene freddo. Ho da utilizzare degli archivi su Cd-ROM e su DVD, non posso prescindere da questo. Ieri ho comprato la rivista Linux PRO (ho anche sottoscritto un abbonamento, così, tanto per aiutarli), e da questo numero non dànno più il CD allegato. Costa lavoro, tempi di distribuzione. E poi quando lo butti via (tanto prima o poi invecchia!) inquina e non rispetta l’ambiente. Tutta robaccia indifferenziata, e parecchia plastica e carta da buttare. Meglio tenere on line l’immagine ISO così uno se la scarica (avercela una connessione internet illimitata!!) e ci fa quello che gli pare.

Così va il mondo, caro Fazio. Il CD e il DVD sono roba vetusta. Poco importa se puoi ancora ascoltarci un po’ di musica, o lavorarci su programmi che hai regolarmente comprato e di cui sei il liegittimo possessore in versione originale. Vocabolari, repetori, libri di testo, allegati. Tutto in malora! E’ l’informaticcia, bellezza.

Storie di ordinaria telefonia 2 – Padri di famiglia

Reading Time: < 1 minuteNelle mie recentissime telefonate ai vari gestori telefonici nel vano tentativo di risolvere, o, quanto meno, di mettere una pezza alla mia zoppicante connessione internet, mi sono imbattuto in un addetto al call center di un provider di telefonia mobile che mi rispondeva dalla Romania. E’ stato moltto gentile (come tutti gli addetti che ti rispondono da un paese che non sia l’Italia, evidentemente), ha risolto il mio problema in cinque minuti (il problema era che avevo buttato via una ricarica da 10 euro, perché la mia offerta era nel frattempo scaduta), che dovevo ricaricare di altri 15 euro (e sticazzi!), per avere 50 Gb. Ma che me ne avrebbe fatti avere 100, vista la singolarità del caso. Mi è costato caro un traffico da 100 Gb., considerato che su un altro gestore ho trovato un’offerta di 150 Gb. a 12,99, poco più della metà e con un tempo più lungo per poterne usufruire.

Ma ormai è fatta, e ringrazio l’ignoto interlocutore rumeno per avermi fatto da Cicerone in questo dedalo di offerte. Alla fine della telefonata mi ha detto: “a breve riceverà una chiamata per chiederle se è stato soddisfatto del nostro servizio. Mi raccomando, mi dia un feedback positivo, ho moglie e figli, ho bisogno di lavorare”. Gli ho risposto che lo avrei fatto senz’altro, e con molto piacere. Invece subito dopo sono andato a fare la spesa. Il gestore telefonico ha telefonato tre volte per chiedermi se ero soddisfatto. Ma io non ho potuto rispondere.

Mi sono asciugato una lacrima furtiva per quel poveraccio padre di famiglia e mi sono sentito una merda.

Storie di ordinaria telefonia 1 – Non mi fanno accedere all’FTP

Reading Time: 3 minutesDunque, io ho bisogno di una connessione internet illimitata, va bene? Per affrontare l’emergenza delle lezioni on line e delle riunioni da fare in diretta in questi ultimi due mesi in cui ho cambiato residenza, mi potevano bastare i 50-60 Gb al mese che mi offriva uno dei miei gestori telefonici (sì, ne ho almeno due o tre, a seconda delle offerte che mi fanno, tanto sono tutti uguali). Ora non più. O, meglio, possono bastarmi ancora, ma almeno fino alla fine di agosto. Da settembre si cambia. Da settembre ci saranno lezioni on line tutti i giorni, mischiate con le lezioni in presenza (chi ci ha capito qualcosa nelle esternazioni del Ministro Azzolina sulle direttive da rispettare al rientro alzi la mano, così ce lo spiega), ci sarà da collegarsi parecchio, ma parecchio proprio, e 50-60 Gb. al mese potrebbero non bastarmi più.

Allora mi sono tuffato nel maremagnum delle offerte e ne ho trovata una che mi interessava. Era un’offerta che prevedeva solo la connessione dati e non anche l’installazione di una linea fissa, che non mi interessa (ho un delizioso numero di cellulare, ed è questo quello che hanno parenti ed amici, il numero di una linea fissa probabilmente non me lo ricorderei nemmeno a memoria). Ho contattato il provider, che è stato gentilissimo. Oltretutto ci tengono a spiegarti, quando gli telefoni, che i loro addetti alle risposte al customer care sono tutti regolarmente assunti dall’azienda (bravi!) e che rispondono dall’Italia (per me possono rispondere anche dal Brasile, basta che mi risolvano il problema). Comunque bravi, un bel biglietto da visita. Mi dicono che mi manderanno un modem speciale che dovrò installare, semplicemente attaccandolo alla rete elettrica (fin lì ci arrivo!). Lo pagherò con comodo in un paio di comodissime rate bimestrali, direttamente sulle bollette. Poi dovrò inserire, per navigare, una serie di codici (da quello fiscale a quello mandatomi dal provider stesso via SMS) e via si comincia a navigare. L’apparecchio, che sembra un bussolotto, di forma cilindrica, fa il suo dovere. La navigazione è abbastanza fluida e sembra funzionare bene.

Tranne per il protocollo FTP e per l’upload dei file. Cioè esattamente quelle cose che mi servono come il pane. Chiamo due volte il servizoo clienti e mi dicono (una addetta al servizoo tecnico lo ha fatto con sbrigativa arroganza, l’altro è stato decisamente più gentile) che dipende dagli orari, che loro non assicurano che questo tipo di connessione venga effettuato, che è un problema di ripartizione di banda, e la signora scortese mi dice anche “valuti lei!”. E certo che valuto io. E infatti dopo due ore avevo già inviato la PEC con l’esercizio del mio diritto di recesso entro i primi 14 giorni, come previsto dalla legge. Dicono che per il bussolotto mi daranno loro delle istruzioni per la restituzione gratuita (grazie! E’ a vostra disposizione, a me non serve più).

Per navigare su internet ci sono svariati protocolli. Quello usato per visitare le pagine web è il protocollo HTTP. Poi c’è anche il protocollo FTP (File Transfer Protocol) che, come ho detto, mi serve come il pane perhcé su classicistranieri.com ho bisogno di inserire file di grandi dimensioni (come le distribuzioni Linux, per esempio), vedere, spostare, cancellare dal server, caricare da computer remoto, fare qualcsa come un Terabyte e mezzo di backup, insomma, tutte queste cose che chiunque abbia una connessione internet di qualsivoglia tipologia può raggiungere tranquillamente, ma io evidentemente no. E che sono, negro? Ho contattato Fastweb, e incrocio le dita. Se non mi soddisfano mando a ramengo anche loro. Ma naturalmente avrò il numero di telefono fisso. Più sfiga di così…

Il pietismo del Mattino di Napoli sul dolore dei padri separati che uccidono i figli.

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Io non riesco a capire con quale criterio gli articolisti e i titolisti del “Mattino” di Napoli abbiano potuto partorire un commento, una chiosa, una nota a margine sulla tristissima vicenda di Margno, nella Valsàssina (meglio metterci l’accento) in cui un uomo, incapace di accettare le separazione dalla moglie che era in atto, ha ucciso prima i due figli, poi ha mandato un SMS alla moglie con la scritta “Non li rivedrai mai più”, e successivamente è andato a togliersi la vita buttandosi da non so dove.

C’è una donna che perde due figli, cazzo, ha l’esistenza sconvolta dal gesto di uno stronzo che non ha avuto nemmeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità davanti alla giustizia e alla società, facendo estinguere i reato per “morte del reo”, due bambini che non c’entravano nulla sono morti soffocati per mano del loro stesso padre, e il Mattino ha anche il coraggio di scrivere “Il dramma dei papà separati”? Ma cos’è, uno scherzo? Il giornalismo serio non può essere questo. Ci sono tanti papà separati (io sono uno di loro -non lo sapevate? Bene, adesso lo sapete-), alcuni vanno a mangiare alla Caritas o all’Opera di San Francesco per i poveri quando hanno bisogno di una doccia o di un cambio pulito (è a loro che dono il mio 5 x mille, fatelo anche voi), gente che dorme sotto i ponti perché la stronza della moglie ha portato via loro tutto, casa, figli, affetti e soprattutto soldi. TANTI soldi.

Ma questo non è il dramma di un padre separato, cazzo, questa è follia pura e semplice. Ripeto, ci sono padri separati che vivono in condizioni suqallide e disagiate, ma non si permetterebbero mai di reagire in questo modo. E allora tutto questo che senso ha se non quello di una battuta fuori luogo, di uno svarione, di uno scarso savoir faire, di un giornalismo rivoltante e disgustoso che antepone la sofferenza di un padre che stava per separarsi al dolore di una madre che perde in un colpo solo due figli e un (ex) marito. L’informazione non può assolutamente permettersi il lusso di confondere il ruolo della vittima con quella del carnefice, dell’imputato (che, ahimé, in questo caso non si farà mai processare) dalla parte lesa. Se no che informazione è? Io, veramente, non so, quale disagio stiano vivendo i titolisti che hanno scritto quel commento, né credo di avere voglia di saperlo.

Vittorio Feltri si è dimesso dall’ordine dei giornalisti. Non è detto che sia un male!

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“Dopo cinquant’anni di carriera si è dimesso dall’Ordine rinunciando a titoli e posti di comando nei giornali, compreso nel suo Libero (lo fondò nel 2000). Perché lo abbia fatto lo spiegherà lui, ma io immagino che sia una scelta dolorosa per sottrarsi una volta per tutte all’accanimento con cui da anni l’Ordine dei giornalisti cerca di imbavagliarlo e limitarne la libertà di pensiero a colpi di processi disciplinari per presunti reati di opinione e continue minacce di sospensione e radiazione”

(Alessandro Sallusti)

“Limitarne la libertà”? Wikipedia riferisce:

Nel 1996 Feltri, direttore all’epoca del Giornale, e il cronista Giancarlo Perna sono stati condannati dal Tribunale di Monza per diffamazione a mezzo stampa ai danni del giudice antimafia Antonino Caponnetto. Il procedimento riguardava un articolo del 20 marzo 1994 nel quale si mettevano in discussione, fra gli altri elementi, i rapporti tra Giovanni Falcone e lo stesso Caponnetto.
Nel giugno 1997 Feltri è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Antonio Di Pietro, per un articolo comparso sul Il Giornale il 30 gennaio 1996, in cui si sosteneva che negli anni di Mani Pulite “i verbali finivano direttamente in edicola e soprattutto all’Espresso”.
Nel gennaio 2003 è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, a seguito di querela presentata da Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un’intervista del 1997 dal titolo De Gregori su Porzus accusa Togliatti e il partito comunista, pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore.
Il 14 febbraio 2006 è condannato dal giudice monocratico di Bologna, Letizio Magliaro, a un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del senatore del PDS Gerardo Chiaromonte. La condanna si riferisce a un articolo comparso sul Quotidiano Nazionale alla fine degli anni Novanta, secondo il quale il nome del senatore compariva nel dossier Mitrokhin.
Il 2 luglio 2007 è assolto dalla quinta sezione penale della Corte di cassazione dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’ex PM Gherardo Colombo per un editoriale pubblicato su Il Giorno nel 1999, nel quale, in contraddizione con quanto affermato dallo stesso Feltri ne Il Giornale del 25 novembre 1994 (non ho mai scritto che Di Pietro e colleghi hanno graziato il Pds: che prove avrei per affermare una cosa simile?), si accusava il pool di Mani Pulite di aver svolto indagini esclusivamente su Silvio Berlusconi e non più sugli ex comunisti. La sentenza di assoluzione si riferisce al diritto di critica garantito dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il 7 agosto 2007 è condannato assieme a Francobaldo Chiocci e alla società Europea di Edizioni SPA dalla Corte di cassazione a versare un risarcimento di 45 000 euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell’Attentato di via Rasella, per il reato di diffamazione. Il quotidiano Il Giornale aveva pubblicato alcuni articoli, tra i quali un editoriale di Feltri, nei quali Bentivegna era stato paragonato a Erich Priebke (per cui Feltri aveva chiesto la grazia).
Nel dicembre 2011, il Tribunale di Milano condanna Feltri a risarcire l’ex senatore dei Verdi, tra i fondatori dell’Arcigay, Gianpaolo Silvestri con 50mila euro, per un insulto a sfondo omofobo pronunciato dal giornalista e rivolto al senatore nel 2007 durante il programma Pensieri&Bamba su Odeon TV.

Sulla difesa di Raffele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher, Feltri aveva testualmente riferito:

“Raffaele non aveva interesse ad uccidere questa ragazza. Dal punto di vista sessuale, Meredith non era certo una meta inarrivabile. (…) Stava per laurearsi, aveva una fidanzata bellissima, mentre Meredith non era una meta inarrivabile (…) La volevi scopare? Non era neanche una ragazza eccezionale. (…) Perché sei tornato qui a farti condannare? Tanto si sa che qui se ti vogliono fottere, ti fottono. Io nel dubbio di essere condannato mi tolgo dalle palle.”

E un’altra affermazione, dopo essere stato ripreso dal conduttore de La Zanzara di Radio 24 per bere dello champagne durante la diretta.

“Ho lavorato da stamattina alle dieci fino alle venti, dov’è il problema? Non sarò libero di andare a mangiarmi un boccone e bere un po’ di champagne? Alla faccia di Parenzo. Ma che te frega, Parenzo, perché voi ebrei non bevete lo champagne? Bevetelo sto champagne, così sareste un po’ più allegri e non mi rompereste i coglioni con la Shoah. E Madonna, sono decenni che rompono i coglioni con la Shoah, ma basta. Per l’amor di Dio. Non se ne può più”

E, nell’aprile scorso:

“Io non credo ai complessi d’inferiorità, io credo che i meridionali in molti casi siano inferiori”

No, non è detto che le dimissioni di Feltri dall’ordine dei giornalisti sia necessariamente un male.

E’ stato ri-arrestato Emilio Fede

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E sicché Emilio Fede è stato ri-arrestato.

Dico “ri” perché il giornalista era già in detenzione ai domiciliari dove stava scontando una condanna definitiva passata in giudicato per il caso Ruby bis a 4 anni e 7 mesi di reclusione per induzione e favoreggiamento della prostituzione.

Se n’era andato a Napoli, dove le forze dell’ordine gli hanno notificato il provvedimento mentre festeggiava con sua moglie i suoi 89 anni (però!) al ristorante.

Ha scontato ai domiciliari 7 mesi della pena. Gli restano altri 4 anni per i quali potrà usufruire dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

Il giornalista aveva sì avvisato i Carabinieri di Segrate del suo spostamento verso Napoli, ma non era ancora arrivata la necessaria autorizzazione del Tribunale di Sorveglianza. Fede può muoversi solo per motivi di salute.

Il GIP di Napoli Fabio Provviser ha convalidato l’arresto per evasione, ma non ha stabilito nei confronti di Fede alcuna misura cautelare perché territorialmente incompetente.

Il GIP, tuttavia, ha scritto nell’ordinanza che l’entità del dolo sarebbe particolarmente lieve:

“Se a ciò si aggiunge che lui, in qualità di uomo intelligente e furbo, ha fin da subito dichiarato spontaneamente che era a Napoli per motivi di cura, allora questa circostanza, unitamente all’età e al fatto che oggi è il suo compleanno, affievoliscono notevolmente il fuoco del dolo dell’evasione”.

Dunque, intelligente sì, ma anche “furbo”.

Il quotidiano “Il Mattino” di Napoli, in un pezzo di Leandro Del Gaudio, titola che Fede è “libero” di tornare a Milano agli arresti domiciliari. Strano concetto di “libertà”!

Al di là delle responsabilità penali di Fede, che non sono minimamente in discussione, perché c’è una sentenza definitiva passata in giudicato, grava su di lui (questo sì) la responsabilità morale di aver diretto per anni uno del TG più smaccatamente di parte cui abbiamo potuto assistere negli anni del ventennio Berlusconi.

Su questo non ci sono né intelligenza né furbizia che tengano.

Concerti galanti (per rinfrancar l’animo tra un enigma e l’altro)

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O gioja, o gaudio, o tripvdio!! Ho appena ordinato jersera (e oggi è già arrivato, miracoli di Amazon, che non so proprio come faccia) un nuovo CD (veramente sono tre volumi) della spettacolare Brilliant, contenente concerti per pianoforte e orchestra di autori del ‘700 e della prima metà dell’800.

E’ un trionfo di fuochi di artificio di musica bellissima, che costa solo 10,50 euro (sì, 10,50 euro per TRE CD, benedetta sia in eterno la Brilliant!), con concerti di Clementi, Cimarosa, Paisiello, Stamitz, Pergolesi, J. C. Bach (assai più eclettico e creativo del padre fanfarone, quel trippone di Lipsia!), Kozeluch, Bocherini,Cambini, Jommelli, nell’esecuzione dell’Orchestra Rami Musicali diretta da Filippo Conti (David Boldrini ed Elena Pinciaroli al piano)

Vi assicuro che si spende poco e si gode tantissimo, quindi compratelo anche voi, maramaldi che altro non siete!

La “soprassata” si chiama soppressata. Oh!

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Che va bene che uno va al discount (Penny Market) per risparmiare e per comprare dei prodotti no logo. Che va bene che non tengono o quasi prodotti di marchio (più che “di marca”), che va bene che gli affettati sono serviti in confezioni di plastica anziché freschi al banco, e che questo aumenta il numero di scarti da riciclare, che va bene tutto ma “soprassata” proprio non si può sentire.

In Toscana si dice, correttamente, “soppressata” e basta. E’ il salume che ospita, in triturazioni grossolane, le parti meno nobili, ma non per questo meno buone, del majale, che vengono, giustappunto, pressate (da qui il nome “soppressata”) viene bollito e una volta rappresi i grassi e le parti gelatinose (orecchie e quant’altro) si taglia a fette e si vende dal salumiere. Esiste in Veneto un salume che si chiama “soppressa”, che somiglia di più a un salame che alla specialità toscana, ugualmente gustoso (sia con aglio che senz’aglio), e fatto con la stessa tecnica della pressatura.

Ora voglio vedere chi ha il coraggio di darmi torto.

Il processo penale telematico mi fa paura

Reading Time: 2 minutesNon so a voi, ma a me questa telematizzazione e informatizzatione del processo, soprattutto del processo penale, fa un po’ paura.

Non parlo da indagato dal Tribunale di Roma (non lo sono ancora ufficialmente, e sono già passati oltre due anni dalla data di pubblicazione dell’articolo “incriminato”, che, comunque, resta sempre a disposizione di chi voglia leggerlo, non essendo stato emesso alcun provvedimento di sequestro in proposito), ma da cittadino.

Nel procedimento penale l’onere della prova è a carico dell’accusa, e la prova provata della colpevolezza o dell’innocenza di un imputato si forma nel contraddittorio tra le parti, un contraddittorio che non può non essere personale, fisico, in presenza, o, come amano dire i giuristi, “de visu”.

Se il pubblico ministero mi interroga io rispondo al giudice contestando le accuse. E’ un batti e ribatti, voglio vedere in faccia chi mi accusa, e rispondere alle domande della parte lesa, dell’accusa e della difesa. Se l’accusa fa una domanda per cui una delle parti propone opposizione, la decisione del giudice deve essere immediata (ritiri la domanda, la riformuli, l’imputato risponda o non risponda), non si può cristallizzare un interrogatorio in un filmato acquisito.

E poi i software utilizzati per questa tipologia di pratiche devono essere trasparenti, rigorosamente a sorgente aperta (open source) e non acquisiti, gestiti o usufruiti da piattaforme proprietarie (ce lo vedete voi un processo fatto in Google Meet?? Farebbe ridere i polli), che, ben che vada, dovrebbero rispondere del loro operato negli Stati Uniti, e non alla legge italiana.

Quella del processo telematico è una serpe che si insinua in seno alla giustizia. Non si tratta di fare lezioni on line, non si tratta di tamponare un’emergenza (come quella scolastica), si tratta dei diritti di cittadini che, fino a prova contraria, sono tutti uguali di fronte alla legge.

E quando mi si toccano i diritti fondamentali io divento particolarmente suscettibile.