L’hackeraggio di “Spaghetti Politics”: un breve aggiornamento

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Alcune settimane fa ho pubblicato un post sull’hackeraggio dell’account Instagram “Spaghetti Politics”. Lo ritrovate qui:

L’account Instagram della ragazza di fronte: sparito, con 70000 follower, “SpaghettiPolitics”

Oggi su Facebook mi ha scritto la titolare dell’account, Michela Grasso, per comunicarmi che il mio articolo conterrebbe, a suo dire, delle “inesattezze”. L’ho invitata a segnalarmele. Se me le fornirà sarò lieto di pubblicare la sua versione dei fatti, prendendomi, tutt’al più, il diritto di controreplicare a mia volta.

Il tono della comunicazione della Grasso è stato franco e cordiale, quasi intimidito (“scusa il disturbo”, mi scrive alla fine. Ma quale disturbo? Io sono sempre felice quando qualcuno mi fa notare qualcosa di quello che scrivo!). Mi auguro di poter pubblicare al più presto le sue considerazioni, se e quando verranno.

Ma quello che mi lascia un pochino (ma solo un pochino) perplesso è il come mai, con tutti i giornali che si sono occupati del suo caso (Huffington Post, il Messaggero, Repubblica) con tanto di interviste personali, Michela Grasso si sia rivolta proprio a me, che sono solo un blogger di periferia. Che il blog abbia una portata immensamente superiore a quello che io avevo preventivato? A giudicare da chi mi querela pare proprio di sì.

 

PS: Ho cercato “Spaghetti Politics” su Instagram. Risulta essere un account attivo con oltre 98.000 followers (alla faccia del bicarbonato di sodio!). L’utente omonimo (che si firma con la foto di Berlusconi che porta la bandana) scrive regolarmente e risponde agli interventi degli altri iscritti. Sembrerebbe, quindi, tutto in regola. Michela Grasso ha riavuto indietro il suo account grazie all’intervento di Chiara Ferragni? Forse la stessa Michela potrà toglierci questo dubbio, se vorrà:

 

L’acquisizione del dominio classicitaliani.it: un aggiornamento

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Prendo spunto da un commento dell’amico lettore Alberto Maria Onori (stavolta il nome è quello reale) sulla questione dell’acquisizione del dominio classicitaliani.it, precedentemente gestito dall’ottimo Giuseppe Bonghi.

Il dominio scade oggi. Ma, per i regolamenti che disciplinano questa materia, non sarà disponibile per chi lo vuole acquisire prima di 45 giorni. Nella prossima settimana, infatti, l’intestatario del dominio potrà di nuovo “salvarlo”, rivendicandone la proprietà e pagando una sorta di cifra supplementare al normale rinnovo (cifra che potrebbe essere anche molto bassa, ormai i domini te li tirano dietro, ho visto che Register.it li offre addirittura gratuitamente). Tutto lì. Viceversa, se l’attuali intestatario del dominio non sarà interessato, come spero, a rinnovarlo, il dominio cadrà in uno stato di latenza per ulteriori 20 giorni, e allora sarà possibile fare qualcosa.

Insomma, bisogna ancora aspettare. Ciò che fa più rabbia è che l’attuale intestatario non se ne fa di nulla (lo spazio web è praticamente vuoto) e sarebbe possibile fin da subito reindirizzarlo verso risorse libere in cui è possibile scaricare e-book in lingua italiana.

Peccato, per il momento, peccato davvero.

Ancora su “Tutta la città ne parla” (ho fatto il bis!)

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Ieri sono ancora stato citato su “Tutta la città ne parla” a Radio3. Un massaggio dell’ego smisurato (sia il massaggio che l’ego) che mi ha fatto molto piacere. Si partiva dall’intervento di una ascoltatrice di “Prima Pagina” che denunciava la particolare difficoltà dei concorsi per diventare medici (ma i concorsi devono essere selettivi o no?) e questo è il mio intervento in proposito, letto dalla purtuttavia ineffabile Rosa Polacco:

      citazione3

Lissone: prof. 60enne rinviato a giudizio per atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione

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Un professore di scuola superiore della Brianza, un docente di lettere 60enne, si è innamorato di una sua alunna 16enne, conosciuta a Lissone.

Il docente ha detto di essersi innamorato follemente, al punto di chiedere il divorzio alla moglie, per portare avanti la sua relazione con la ragazzina (perché a 16 anni si è ragazzini, c’è poco da fare). A far emergere i fatti sarebbe stato un bacio scambiato tra i due in ambiente scolastico e varie altre effusioni immortalate spietatamente dai cellulari dei compagni. Le immagini sarebbero state notificate al Dirigente Scolastico e, successivamente, alla Procura della Repubblica.

Il professore in questione è stato rinviato a giudizio per “atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione”.

Lolita di Nabokov non ci ha insegnato ancora niente.

Ragazzina delle medie invitata a produrre una certificazione di idoneità psicologica a seguire le lezioni on line. Fake news??

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Nei giorni scorsi Orizzone Scuola ha pubblicato una notizia.

Una ragazzina delle medie, risultata positiva al tampone Covid-19 ma asintomatica sarebbe stata invitata, tramite i suoi genitori, dalla scuola, a produrre una certificazione di idoneità psicologica a seguire le lezioni on line da casa.

La fonte del sito web sarebbero le dichiarazioni rivolte all’Ansa dal segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) Silvestro Scotti, che si sarebbe rifiutato di rilasciare la certificazione.

E’ una notizia vera o una notizia falsa?

Non sono stato in grado di ritrovarla sul sito dell’ANSA, ma è probabile che sia perché io sono un coglione telematico. Non sono stato nemmeno in grado di trovare la notizia su altre fonti informative. Possibile?

La notizia di “Orizzonte Scuola” è estremamente generica: non solo non c’è il nome della scuola che avrebbe richiesto la certificazione in questione, ma non si sa neanche in quale territorio il tutto si sia verificato. Normalmente queste indicazioni si dànno, sempre con il dovuto diritto alla massima tutela dell’identità della vittima minorenne.

Delle due l’una: o la notizia è vera o la notizia è falsa.

Se è vera abbiamo il diritto di sapere chi è stato a richiedere questa certificazione a dir poco “anomala”, a non mandare più i nostri figli in quella istituzione scolastica, e richiedere le dimissioni del Dirigente Scolastico.

Se è falsa abbiamo il diritto ad una informazione più attenta ed obiettiva, che non dia àdito ad allarmismi e che non favorisca una “caccia alle streghe” ingiustificata.

Perché il caso, se vero, sarebbe estremamente grave. Di una gravità tale da dover suscitare l’indignazione della pubblica opinione, come minimo.

Comunque sia, con queste cose non si scherza.

Il Garante della Privacy multa per 80.000 euro l’Azienda Ospedaliera “Cardarelli” di Napoli

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“Per aver trattato illecitamente i dati di oltre 2000 aspiranti infermieri l’Azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli si è vista applicare dal Garante per la privacy una multa di 80mila euro”. E’ quanto viene riportato dalla newsletter dell’Autorità garante, notizia ignorata dai media, e scarsamente riportata dai giornali on line. Una sanzione di 60000 euro è stata applicata anche “alla società che gestiva la piattaforma per la raccolta online delle domande dei partecipanti.”

E’ successo che

“collegandosi alla piattaforma per la gestione delle domande, per un’errata configurazione dei sistemi, in un determinato arco temporale era stato (…) possibile visualizzare un elenco di codici, assegnati ai candidati al momento dell’iscrizione al concorso, che attraverso semplici passaggi consentivano l’accesso a un’area del portale nella quale erano contenuti i documenti presentati dai partecipanti.”

Documenti che riguardavano anche dati sensibili, come le certificazioni mediche riguardanti alcuni candidati.

Data la gravità delle circostanze, il Garante della Privacy, composto tra l’altro anche dall’eccellente avvocato Guido Scorza, ha deciso di irrogare la sanzione, che l’Azienda Opedaliera Cardarelli di Napoli dovrà pagare entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento. Sul sito del Garante della Privacy è stato pubblicato il provvedimento integrale, come misura accessoria alla sanzione. Preferisco darvi la notizia e non ripubblicarlo (anche se si tratta di un documento pubblico, indubbiamente).

Il tutto è stato sollecitato da una semplice segnalazione di un utente. Il che rivela come non sia un’idea peregrina fare una segnalazione al Garante, senza il bisogno di accedere ad atti più formali come il reclamo o il ricorso. Insomma, la semplice segnalazione funziona e come.

“Chiunque può rivolgere, ai sensi dell’art. 144 del Codice, una segnalazione che il Garante può valutare anche ai fini dell’emanazione dei provvedimenti di cui all’art. 58 del Regolamento”. Qualora si preferisse presentare un reclamo, il Garante della Privacy precisa che tale presentazione è totalmente gratuita.

Addio Quino!

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Quino ci ha lasciato.

E con lui Mafalda, la creatura più intelligente, introspettiva, filosofica, rivoluzionaria e determinata che abbia potuto creare.

A dirla tutta, Quino smise di disegnare Mafalda già fin dal 1973, sostenendo di non avere più idee per il personaggio, e di non poter sostenere, e far sostenere a una bambina con i capelli a caschetto, tutto il peso del mondo.

Mafalda, che diceva che le faceva male il Vietnam, come Unamuno diceva che gli faceva male la Spagna (esattamente come a un essere umano può far male il cuore), è stata sfruttata da certi movimenti pseudofemministi del cavolo, come icona (o iconcina) di una lotta sgangherata e priva di interpreti carismatici, al punto da fare affidamento di un personaggio fumettistico, complesso, profondo, variegato, che lotta, anziché con striscioni e cartelli, con i simboli della sua intransigente presa di posizione: la radio, il mappamondo, e la protesta quotidiano contro la zuppa ammannita dalla madre, simbolo di una realtà borghese incancrenita nei suoi riti quotidiani che impedisce alla bambina di accedere ai suoi piaceri (il dolce).

Mafalda, dunque, o almeno la produzione di Quino che la riguarda, è un’opera di oltre 2500 “tiras” (strisce). Ma è un liber unicum, come “I fiori del male” di Baudelaire, un lavoro perfettamente compiuto, che ha un principio e una fine, come tutto quello che ha un senso nel mondo (e il mio maestro mi insegnò che “para que tenga sentido todo tiene que acabar”).

Oggi Mafalda viene ulteriormente strumentalizzata da chi ne riprende vignette e immagini, cancella con un colpo di Photoshop le battute originali, e le fa dire quello che gli pare, lo diffonde su Facebook come se si trattasse di un’opera originale, con aggiunta di cuoricini e gattini assortiti, e la svilisce, ignorandone completamente l’essenza.

Mi fa piacere pensare che Quino avrebbe completamente stigmatizzato tutto questo, ma ormai che importanza ha?

Google Meet: marcia indietro di Google. Le videoconferenze continueranno ad essere gratuite fino al 31 marzo 2021

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Google ci ripensa: le videochiamate su Google Meet saranno ancora gratuite e per una durata illimitata per tutti almeno fino al 31/3/2021.

Scuole, aziende e privati non dovranno più mettere le mani al portafogli a partire da questa mattina per usufruire di questo strategico servizio di bigG. Ci ripenseranno il primo aprile.

A testimonianza dell’impegno di Google, Punto Informatico riporta una traduzione tratta da uno dei blog Ufficiale dell’azienda:

“Mentre ci avviciniamo alla stagione delle festività con meno viaggi in programma per riunioni di famiglia, incontri fra genitori e insegnanti e cerimonie, vogliamo continuare ad aiutare coloro che fanno affidamento a Meet per rimanere in contatto nei prossimi mesi. Come testimonianza del nostro impegno, oggi rendiamo le chiamate illimitate di Meet (fino a 24 ore) disponibili nella versione gratuita fino al 31 marzo 2021 per gli account Gmail.”

Una soluzione coraggiosa e generosa, che permetterà il prosieguo delle attività didattiche e aziendali per tutto il periodo dell’emergenza Covid-19. Inutile, almeno per ora, pagare la versione Premium del pacchetto (molte scuole, prudenzialmente, lo hanno già fatto). Ma dal 1° aprile prossimo, le considerazioni fatte nel precedente articolo, torneranno ad essere di tragica e cogente attualità. Tireremo a campare fino al 31 marzo e poi, come tutti, vedremo il da farsi (Google non lavora certamente gratis).

Google Meet: dal 1 ottobre videoconferenze free solo per 60 minuti

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Apprendo dal provvidenziale “Punto Informatico”, che a partire dalle 00.00 del 1 ottobre prossimo, Google Meet introdurrà delle limitazioni e dei paletti ai suoi servizi.

La più importante di queste limitazioni riguarda la durata delle videochiamate, che tornerà ad essere contenuta nel limite massimo di 60 minuti per gli account gratuiti. Chi vorrà fare dei meeting più lunghi dovrà mettere mano al portafogli ed iscriversi all’opzione “Premium”.

Ci saranno, inevitabilmente, delle ripercussioni su quanti fino ad ora hanno usato la versione illimitata (concessa, ma non regalata) da Google per il telelavoro e la didattica a distanza. Consigli di classe e collegi docenti in modalità Meet saranno troncati dopo un’ora, niente più chiacchiere in diretta con il collega o la collega d’ufficio, TUTTO dovrà essere contenuto nel tempo massimo di un’ora (che, ad esempio, per le lezioni on line e gli aggiornamenti lavorativi va già bene), il che avrà inevitabilmente delle ripercussioni su tutta la Pubblica amministrazione che a Meet si era affidata.

Per ora prendiamo solo atto, e attendiamo di vedere gli effetti.

Citazione a “Tutta la città ne parla” (sussiego & supponenza!)

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Sono intervenuto via Facebook nella trasmissione “Tutta la città ne parla” di RAI Radio Tre, sul caso di Julian Assange e sul processo che sta subendo a Londra. E’ un piccolo e modestissimo contributo alla causa di questa grande e bella persona. Mi inorgoglisce la citazione del mio intervento (sia pure tagliato della parte superiore, in cui criticavo Juan Carlos de Martin), ad opera della redattrice Rosa Polacco. Gaudete!

      citazione2

Docenti: Concorso Straordinario (29/09/2020), considerazioni e programmi d’esame (PDF)

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La montagna del MIUR ha partorito in fretta e in furia il topolino del Concorso Straordinario. Oggi il bando sarà riportato sulla Gazzetta Ufficiale.

Per la prova scritta, della durata di 150 minuti (contro le 6 ore del Concorsone del 1999), saranno somministrati cinque quesiti a risposta a perta e la comprensione di un testo in lingua inglese, per accertare le conoscenze del candidato della materia a livello B2. Insomma, niente “Come ti chiami?”, niente cocomeri o supermercati, niente domande sulla tua vita e sulla tua famiglia, come accaduto al povero Suárez per il livello di appena un gradino inferiore.

Attenzione: non “lingua straniera”, ma “lingua inglese”. Non è dato, cioè, al candidato, di scegliere la lingua in cui svolgere la prova scritta. E se uno l’inglese non lo sa? E se si è laureto (si veda il caso) in spagnolo e portoghese? E se fa parte di quella categoria di precari di età più elevata che (si veda sempre il caso) al Liceo hanno studiato francese, senza rientrare nell’anglicizzazione coatta delle classi superiori operata tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80? Basta avere 55-56 anni.

Le misure anti-covid saranno, giustamente, rigidissime: oltre alla misurazione della temperatura all’ingresso, al distanziamento obbligatorio e opportuno tra le postazioni, le disposizioni contro il coronavirus prevedono che non si possa antrare con temperatura uguale o superiore a 37,5 gradi o con sintomi respiratori. Ma quello che desta maggiore allarme è che chi si trova in quarantena alla data di svolgimento della prova, NON sarà ammesso alla prova suppletiva. Cornuti e mazziati, con la sola colpa di aver contratto il virus e di essere malati. Nessuna possibilità di rientro, per loro, nemmeno per quelli che si trovano in quarantena per cause di servizio (magari in seguito alla conclamazione di un caso positivo nelle proprie classi), nemmeno per quelli che, nel frattempo, sono guariti con due tamponi positivi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro.

Per superare la prova scritta serve un punteggio complessivo non inferiore a 56/80.

Ma quali sono le classi di concorso per cui è previsto l’arruolamento? Oltre alle classiche italiano, latino, storia, geografia, filosofia, diritto e quant’altro si necessiti, noto che sono previsti: Design della ceramica, Design del tessuto e della moda, Discipline grafiche, pittoriche e scenografiche, Discipline sanitarie, Disegno artistico e modellazione odontotecnica, lingua araba, cinese, giapponese, portoghese e russa, Scienze e tecnologie della calzatura (con tanto di richiesta di conoscere “anatomia e morfologia del piede”), Tecnica della danza classica, Enologia. Tutte discipline nobilissime.

Ma cosa bisogna sapere? Sono andato, per pura curiosità personale, a vedere cosa prevede il programma per l’insegnamento della lingua spagnola (hai ri-visto mai?). Leggo che bisogna:

“conoscere la configurazione diatopica dello spagnolo e delle sue varianti diastratiche e diafasiche, con particolare riferimento alla competenza sociolinguistica del discente

Io ho paura! “Diastratiche” e “diasfasiche”? La “competenza sociolinguistica del discente”? Ma cosa volete farmi?? E la letteratura che fine ha fatto? Perché i “discenti” non possono portare, come accadde nel Concorsone del 1999, le 30 opere a scelta della letteratura spagnola, ed essere interrogato su quelle?? La letteratura non c’è (quasi) più. O, meglio, è inglobata in una serie di conoscenze “generiche”, che si esplicitano nella seguente disposizione:

“conoscere e saper esporre la cultura e civiltà dei paesi di lingua spagnola, con particolare riferimento agli ambiti storico, sociale, letterario, artistico ed economico;”

E’ chiaro che le cose sono notevolmente cambiate, e che il futuro, con queste premesse, è quanto mai incerto. Forza, ragazzi!

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Schiavi dello SPID

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Ecco, prendiamo l’INPS, per esempio. A parte la storia del suo dirigente massimo che si vede raddoppiare lo stipendio a sua insaputa e non vuole indietro nemmeno gli arretrati, c’è da dire che stanno introducendo lo SPID come sistema di riconoscimento delle loro interfacce telematiche, al posto della solita UserId e password d’ordinanza. Ma, tranquilli, sarà un passaggio graduale, assicurano.

Ora io lo SPID ce l’ho, come molti altri. Non so di che farmene, ma ce l’ho. Per averlo sono dovuto andare alle Poste, per farmi riconoscere, insomma, a dire che io sono io, e che volevo lo SPID. Poi mi sono dovuto scaricare una app (brutto termine con cui si designano i “programmi” -così si chiamavano una volta- per un determinato sistema operativo) ufficiale, di modo che quando ho bisogno dello SPID (molto raramente, per fortuna), devo avere nell’ordine:

1) un PC con Google Chrome (se no è facile che non me lo prenda);
2) il telefono accanto;
3) una connessione internet.

La tecnologia ce la dovrebbe rendere più semplice, la vita, non complicarcela. Mia madre (78 anni e tanta voglia di rompere i coglioni) ha un telefono che non ha internet, un comune, comunissimo e banalissimo telefono-voce, come quello di Baluganti Ampelio, che però mia madre ci vede poco, ed è anche coi numeri più grandi. Ce la vedete voi con un computer, con il telefonimo multifunzioni e con la connessione internet accanto??

Le persone anziane saranno condizionate inevitabilmente da questo cambiamento, e si dà il caso che le persone anziane, per la maggior parte, non sappiano né cosa sia lo SPID, né come si maneggia un computer, né come si sditeggia su un telefonino. Mia madre non capisce una veneratissima sega di internet, di WhatsApp, di chat, di videochiamate e di uant’altro, figuriamoci se va a impelagarsi con lo SPID!

E invece ad ogni pensionato l’INPS dovrebbe consegnare una UserId e una Password (sì, attenti alla sicurezza, ma non esageriamo, su, anche questo vizio di fornire la password in due riprese, metà via SMS e metà per posta deve finire, prima o poi), in modo che possa accedere, se lo vuole e se sa farlo, per conto suo.

E’ un esercito di anziani che stanno andando in tilt. E se uno il telefono non ce l’ha? E se uno non sa nemmeno cosa voglia dire navigare in internet. O se uno, come mia madre, ci vede poco? Lo costringiamo a digitare in tastierine microscopiche, gli consigliamo l’app che deve “scaricare” (mia madre la cosa più impegnativa che ha scaricato è stata un paio di cassettate di meloni primaticci e cocomeri da battaglia), deve pagarsi il computer, la rata mensile della connessione internet, magari con 400 euro al mese di pensione sociale e senza reddito di cittadinanza del cavolo?

Ai nostri anziani l’INPS non deve complicare la vita. Dovrebbe investire di più in sportelli aperti al pubblico, con un orario flessibile, e in personale specificamente formato a risolvere i loro problemi, e possibilmente gentile e non scostante. Questa è la vera tecnologia, quella umana, quella che puoi guardare in faccia, quella che ti indica il giusto cammino da seguire quando sei disorientato. E a disorientare i nostri anziani ci vuole un lampo, oggi come oggi.

Siamo lasciati in balìa di noi stessi. Siamo schiavi di una APP. Se ti dimentichi qualcosa sei fottuto. E quelli a dire “Noi non ci possiamo fare niente, è la tecnologia, è il progresso!”. La vera tecnologia ce l’aveva la mi’ nonna Angiolina: la borsetta di finto coccodrillo da tirare in testa all’occorrenza ai furbetti, agli arroganti, ai profittatori e ai menefreghisti.

 

L’ordinanza anticovid n. 36 del 27 settembre 2020 della Regione Siciliana: “erogare” per “irrogare”

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Vi propongo questa perla della Regione Siciliana, contenuta nell’ultima ordinanza anti-covid 19 (la n. 36 del 27/09/2020), quasi senza commento, perché si commenta da sola.

L’originale (ancora con lo svarione) si trova qui:

http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_Covid19OrdinanzePresidenzadellaRegione/Ordinanza%2B36.pdf

Nella pomposità e magniloquenza del linguaggio burocratico, gli addetti alla redazione degli atti amministrativi della Regione Siciliana si sono fatti scappare un “erogare” per “irrogare”.

Anche a usare i vocabolari on line che si trovano in rete (e guardate che ci vuol coraggio!), “la differenza salta agli occhi”, come diceva il Poeta.

Non mi resta che ringraziare il prode Roberto Scaglione, per la sua preziosa segnalazione via Facebook, ed affidare a voi il succulento reperto.

“Rubato” il codice sorgente di Windows XP

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Vài, s’è ri-avuta!

Qualcuno ha “rubbato” (come si dice correttamente in livornese), il codice sorgente di Windows XP. La Microsoft tace, ma, secondo quanto riferito da “Punto Informatico” il codice sarebbe stato postato per la prima volta su 4chan e ora gira indisturbato per i canali peer-to-peer.

Cosa se ne faranno i “ladri”, non si sa, Windows XP è stato abbandonato da Microsoft al suo destino (chi lo ha ancora si becca dimolti ma dimolti vìruissi e malware in abbondanza, state attentini!).

Forse vogliono renderlo più sicuro? Forse vogliono farne un nuovo sistema operativo open source? Forse. Fatto sta che il danno è fatto e Mamma Microsoft tace.

La cosa divertente (divertente?) è che “Punto Informatico” ha riferito che il codice sorgente in questione è stato “trafugato”. Proprio così, ha usato il termine “trafugare”, come se si trattasse di un cadavere (e Windows XP, in un certo senso, lo è) o di una santa reliquia.

Ma quello che più importa è che qualcuno sia riuscito a farla sotto il naso ai sistemi di sicurezza della Microsoft e a “conoscere” e divulgare il codice sorgente i un sistema operativo che, sebbene obsoleto, può essere ancora utile per gestire la compatibilità verso il basso.

E’ internet, bellezze!

Il valore della didattica a distanza nell’emergenza Covid-19

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Qualcuno sta dicendo che per verificare l’impatto della riapertura delle scuole sulla diffusione del Coronavirus e del Covid-19 ci saranno da aspettare ancora un paio di settimanette o tre.

Incoraggiante. Tra tre settimane sarà passato il 15 ottobre, termine ultimo per la fissazione dello stato di emergenza per epidemia e ci vorrà, gioco-forza, un nuovo provvedimento se non vogliamo trasformare la scuola pubblica in una carneficina.

Il numero dei contagiati sta GIA’ tristemente aumentando, e con lui il numero dei morti.

Non possiamo permetterci di aspettare due-tre settimane per vedere se la scuola funziona o no. Abbiamo già dei gravi segnali di allarme. Dal trevigiano, ad esempio, ma non solo. Si mandano intere classi in quarantena (meno gli insegnanti, naturalmente, che sono carne da macello), e, possibilmente, non se ne parla. Almeno non troppo. O con non troppo clamore.

Quando fermeranno di nuovo la scuola (e anche qui è questione di settimane) si renderanno conto del valore immenso e salvifico della didattica a distanza. Ma sarà troppo tardi perché il danno sarà già stato fatto.

Il ministro della salute Speranza ha detto che i contagiati potranno rientrare a scuola una volta acquisito un certificato di guarigione e dopo il risultato negativo di due tamponi consecutivi, effettuati a 24 ore di distanza l’uno dall’altro. Ma non basterà. Bisogna prevenire, non agire quando i buoi son scappati, a posteriori.

La didattica a distanza è ancora l’unica soluzione. Imperfetta, a tratti frustrante, ma pur sempre UNICA soluzione possibile e praticabile allo stato attuale delle cose. Non è un vivere “virtuale”, non è la negazione del contatto umano. E’ una risorsa. E che risorsa!

Usiamola come tale prima che sia, stavolta davvero, troppo tardi.

 

 

 

 

 

Gli ex galeotti costituenti di Piero Sansonetti

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Piero Sansonetti l’ha detta grossa.

“Chi ha scritto la Costituzione? Un gruppo di ex galeotti”. E, facendo seguito a una denuncia di Marco Travaglio che “sottolinea (“giustamente”, scrive Sansonetti) le condanne ricevute da molti socialisti del NO”. Ora, è un peccato per Travaglio (e, di conseguenza, per Sansonetti), che mentre il Sì trionfava, il sindaco di Torino Chiara Appendino, pentastellata, venisse condannata a sei mesi di reclusione per falso ideologico in primo grado.

L’articolo è un’accozzaglia di luoghi comuni, primo fra tutti quello dei socialisti condannati. Non si ricordano o, evidentemente, fanno finta di non ricordarsi, Travaglio e Sansonetti, che lo stesso Beppe Grillo fu radiato dalla RAI per cinque anni, per una battuta sui socialisti (“Ma se sono tutti socialisti a chi rubano?”). La memoria è troppo labile, e la penna troppo svelta a definire “ex galeotti” i nostri padri costituenti. L’amnistia del 48 fu un errore? Non credo proprio.

E allora si scrive, confortati dal supporto del direttore di un giornale politicamente schierato, e che è solo l’ombra di se stesso (io mi abbonai al “Fatto Quotidiano” quando uscì nelle edicole, ed era Direttore Antonio Padellaro).

Tra i nomi dei carcerati e dei condannati, quello di personalità limpide come Alcide De Gasperi (che socialista non era di certo), Giuseppe Saragat, Pietro Nenni e Sandro Pertini (che scrisse a sua madre disconoscendo qualsiasi provvedimento di clemenza richiesto dalla donna a suo favore). Due Presidenti della Repubblica e un Presidente del Consiglio che, durante il fascismo, hanno sacrificato la propria libertà personale e di pensiero in nome della libertà.

E’ un livello giornalistico francamente preoccupante, le povere ossa degli “ex galeotti” che tanto hanno combattuto per garantirci libertà di espressione e di stampa (la stessa libertà che Sansonetti usa per scrivere i suoi interventi) si stanno rivoltando nelle tombe dove queste persone dovrebbero, invece, riposare (“giustamente”) in pace.

Il cocomero di Suárez

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Ecco, Luis Suárez, per esempio. Io non sapevo nemmeno che esistesse, voglio dire che ero proprio ignaro della sua presenza fisica su questa terra. Pare che abbia giocato come attaccante dell’Atlético Madrid e della nazionale uruguaiana (o “uruguagia” come dicono quelli che vogliono scimmiottare lo spagnolo). Insomma, “ha la genialità di uno Schiaffino”, come dice il Poeta.

Non starò qui ad affrontare le questioni giudiziarie che riguardano il suo caso, assunto a ruolo di prima pagina e di svariati approfondimenti sulla carta stampata e sul web. Quella è roba che riguarda la magistratura. Dico solo che è indagato il Rettore dell’Università per stranieri di Perugia, e questo è un caso grave. Ma alla magistratura l’onere di dimostrare le responsabilità di chi si suppone aver facilitato l’esame di italiano come L2 di Suárez con domande preventivamente “patteggiate”, ovverosia concordate, per il conseguimento del livello B1, necessario per l’ottenimento della cittadinanza italiana. Pare tra l’altro, secondo quanto riferisce “il Post”, che le indagini della Procura siano state sospese per garantire maggior riservatezza, dopo la fuga di notizie riguardanti un presunto prossimo interrogatorio dello stesso calciatore.

Mi interessa quello che gli hanno chiesto in sede di esame. Il livello B1 è un livello medio-alto che prevede una certa conoscenza, fluidità e competenza nell’espressione scritta e orale. Voglio dire, non è facilissimo conseguirlo, per uno straniero.

L’esame (svolto il 17 settembre scorso) esordisce con un “Come ti chiami?”. Che, voglio dire, non è esattamente una domanda da livello B1. Tutt’al più con una domanda così si esordisce in un esame di livello A2, o addirittura A1 (principianti assoluti), quando è previsto il diploma (non tutti gli istituti lo conferiscono).

Insomma, una domanda difficile. Avrà risposto “Mi chiamo Luis Suárez” e gli avranno detto “molto bene, vede? Sa coniugare anche i verbi!!”.

Ma si prosegue con “Una città italiana?” E Suárez ha risposto “Torino”! Per forza, va alla Juve, almeno quella la conoscerà. “Ma bravo, clap clap!” Si finisce dopo appena 12 minuti (un record) con una domanda sulla vita personale, professionale e familiare di Suárez a cui il candidato risponde: «Faccio il calciatore e sono da sei anni a Barcellona». Che non è che sia una frase proprio esattissima in italiano. Avrebbe potuto sostituire quel “sono” con “vivo”, così, per dimostrare di avere una qual certa padronanza lessicale.

Uno degli indagati, nelle intercettazioni, dice «Non coniuga i verbi», «parla all’infinito», e l’interlocutore (indagato pure lui): «Comunque allora…tornando seri…hai una grande responsabilità perché se lo bocciate ci fanno gli attentati terroristici». E l’altro: «Ma te pare che lo bocciamo!». (fonte: leggo.it)

Gli hanno fatto anche vedere la foto di un cocomero e di un supermercato, e Suárez ha individuato subito e di colpo i termini giusti per definirli.

Tutto qui. E lo scritto? Eh, pare che lo scritto non ci sia. O almeno non se ne parla? Neanche un test a crocette, un esercizio di riempimento con i modi e i tempi verbali di un testo semplice al presente indicativo? Pare proprio di no. 12 minuti e via.

Quello delle certificazioni linguistiche è un busine$$ immenso. Le famiglie degli alunni delle scuole superiori pagano fior di quattrini agli enti certificatori esterni per far prendere un livello B1 agli studenti, in vista di una prossima iscrizione all’Università e, quinid, del conseguimento dei relativi punti di credito.

Ma quale ente certificatore è migliore e più affidabile della scuola pubblica? Voglio dire, studi inglese e/o altre lingue da 5 anni, chi meglio della tua scuola di appartenenza può “certificare” (e dovrebbe farlo gratis) le tue conoscenze?? C’è un insegnante che ti ha seguito (quando c’è continuità didattica) da quando avevi i calzoni corti a quando ti sei fatto crescere la barba, chi meglio di lui sa e sa valuatare (gratis!) come sai la lingua, come scrivi, come ti esprimi, se hai ricchezza lessicale o no, di che cosa sai parlare.

Eventuali esami dovrebbero essere fatti in sede, e invece tutto quello che si fa è pagare gli insegnanti per PREPARARE gli alunni al conseguimento della tanto agognata certificazione linguistica. Ma l’esame lo fanno FUORI e con tanto di pagamento di bollettino di conto corrente postale (dì, dì, dìa qui…)

E’ gioco al massacro che deve finire. Cocomeri o no.

Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri

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Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,

Le scrive un lavoratore della scuola, dichiarato “fragile” e costretto, nonostante le richieste contrarie, dalla normativa vigente, a collocarsi in malattia d’ufficio fino alla fine dell’emergenza Covid-19.

La mia “fragilità” risiede tutta nelle mie condizioni motorie, che mi rendono incompatibile, a detta dei medici, con il mio lavoro di insegnante e con l’ambiente che dovrei frequentare.

Le posso assicurare che, invece, io posso e voglio lavorare da casa. Il mio unico scopo è quello di riprendere il contatto con i miei alunni, svolgere la mia attività didattica e non rubare lo stipendio, come in questo momento sto sentendo di fare, a mio mal grado.

So che il Suo esecutivo, con il particolare impegno dei Ministri della Salute e dell’Istruzione, sta per varare un provvedimento che prolunghi l’emergenza Covid-19 fino al 31 dicembre. Una scelta che, personalmente, trovo oculata ed opportuna.

La stampa nazionale riferisce che si fisseranno precise regole al reinserimento lavorativo dei lavoratori “fragili”. Mi voglio augurare che questa prospettiva non sia solo una vaga promessa, o un progetto normativo da accantonare in fretta e furia, e che non resti lettera morta della burocrazia italiana.

Mi auguro, invece, che la normativa si attui e che diventi realtà viva e palpitante. E che permetta a tutti noi “fragili”, parcheggiati in un limbo professionale, tra “color che son sospesi”, di ripendere a dare il meglio di noi stessi, nell’unico interesse supremo e comune che abbiamo: la scuola pubblica.

Mi rendo conto che è troppo poco per confidare in una Sua risposta. Tuttavia sappia che Le serberò gratitudine per avermi letto, ascoltato e compreso.

Valerio Di Stefano
Cittadino Italiano