Yoani Sánchez e la dittatura capitalista degli sms

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Yoani Sánchez, blogger e dissidente cubana ha sottolineato ieri, attraverso il suo account Twitter (sia detto per inciso, detesto espressioni volgarmente di moda come “il suo Twitter” o “il mio Facebook”) che non può postare i propri messaggi con caratteri estesi perché altrimenti il suo gestore telefonico cubano, attraverso il quale accede a Twitter in scrittura via sms, le farebbe pagare il doppio.
Si tratta delle parole accentate, ad esempio. La lingua castigliana ne è piena ed è praticamente impossibile non trovarne neanche uno in un testo correttamente scritto di 160 caratteri.
La possibilità di inviare un testo di 160 caratteri è subordinata dunque all’uso dei caratteri base. Viceversa il costo di una comunicazione potrebbe lievitare in maniera preoccupante se si considera che alcuni gestori latino americani per ogni accentata utilizzata decurtano un monte-caratteri considerevole (circa una novantina per un semplice “sí”).
Normale che attivisti come la Sánchez (sì, anche il suo cognome si scrive con l’accento) ripieghino su un uso maggiormente semplificato dell’ortografia. Ma pensare ai milioni di adolescenti sudamericani che comunicano con gli sms e che massacrano l’abitudine di scrivere in modo corretto fa pensare a un deperimento delle conoscenze delle regole della scrittura a vantaggio di un risparmio economico.
È il costo della revolución, bellezze!

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