L’esorcista

Sulla piattaforma S.O.F.I.A., dedicata all’aggiornamento dei docenti (ma non solo) è apparso giorni fa l’annuncio di un corso promosso dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum sull’“esorcismo e la preghiera di liberazione”.

Siamo tornati al Medioevo. L’esorcista come figura che ti libera dalla possessione satanica, la preghiera come strumento principale per distaccarti da ogni male, incluse le possessioni demoniache che, evidentemente, per qualcuno esistono, ed è quello il guaio principale.

Se n’è accorto l’esponente di Liberi e Uguali, nonché segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che ha già preannunciato un’interrogazione parlamentare.

Nel frattempo, e con straordinario e singolare tempismo, la Regina Apostolorum ha cancellato il corso in questione dalla piattaforma S.O.F.I.A., chiarendo però che si svolgerà regolarmente nelle date enelle modalità preannunciate, perché, secondo quanto riporta il giornale on line “La Tecnica della Scuola” “non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado “. Per fortuna però che abbiamo lo screenshot della scheda, così come si leggeva mentre era in linea. E’ l’immagine che intitola questo post. Si individuavano come destinatari “Docenti scuola secondaria I grado – Docenti scuola secondaria II grado” .

Tra gli obiettivi del corso, veniva inoltre indicata la possibilità “di fornire le necessarie competenze a sacerdoti, medici, psicologi, legali, docenti di ogni ordine e grado e in particolare docenti di religione, per affrontare tematiche di attualità sociale”. 

Tra gli ambiti formativi individuati, inoltre, c’era anche quello della “didattica per competenze e competenze trasversali”.

Dunque gli insegnanti erano destinatari e come del corso proposto, che probabilmente è stato ritirato per il comprensibile imbarazzo dell’ente proponente, che, comunque, è perfettamente accreditato ai sensi della Direttiva 170/2016 e a cui, almeno nelle intenzioni, avrebbero potuto partecipare docenti di qualsiasi materia (visto che le competenze sono trasversali). Insegnanti di religione, ma anche di lettere, diritto, spagnolo, inglese, matematica, applicazioni tecniche, educazione musicale, tutti col crocefisso d’ordinanza a invocare “Vade retro, Satana!!” e a studiare come quella che noi credevamo fosse una patologia psichiatrica, si rivela invece essere una vera e propria possessione demoniaca, da trattare con preghiere liberatorie dalla singolare e particolare potenza, il cui testo, come un mantra segreto, non ci è dato di conoscere (speriamo almeno che lo apprendano i partecipanti al corso di aggiornamento in questione).

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La Luxuria di vivere adesso questo tempo sbandato

Al Liceo Classico Muratori di Modena è già la terza volta che salta un incontro sui temi della transessualità con Vladimir Luxuria.

Premetto che Vladimir Luxuria non mi è esattamente simpatico. Lo trovo eccessivo in certe sue manifestazioni, ma questo è un mio punto di vista personale. Come è personale la mia decisione di chiamarlo al maschile, perché uomo è e non vedo perché sposare a tutti i costi la retorica di chi vuol fare il ganzino o la pottina incipriata declinandolo al femminile e mostrando, absit iniuria verbis, quella faciloneria amicale di facciata che vuole a tutti i costi il “chiunque” (così nominato dalle nostre leggi) a portata di pacca di spalla.

Ma ciò premesso il punto è un altro. L’incontro con il succitato Luxuria è saltato perché una cinquantina di genitori di alunni (quanti di loro minorenni?) hanno contestato l’assenza di un rappresentante della chiesa cattolica per il necessario “contraddittorio”, temendo che “un tema così delicato potesse influenzare profondamente i ragazzi”, se trattato in maniera “parziale e ideologica”.

Il “contraddittorio” è una delle tante balle che abbiamo inventato per perdere tempo o per prenderne.

Se i ragazzi del Muratori di Modena avessero organizzato un’Assemblea di Istituto sul tema “Scienza e fede, due posizioni a confronto” era comprensibile. Si chiama lo scienziato, il prete, un moderatore, li si fa azzuffare sul parquet della palestra e si fa il tifo per l’uno o per l’altro.

Ma qui c’era solo il desiderio dei ragazzi di confrontarsi con l’esperienza di vita di una persona. Punto. Nient’altro. Che minchia di contraddittorio vogliono costoro? Cosa vogliono contraddire, la vita di una persona? Il come questa persona si sente, agisce, parla, si muove, pensa? Da quando in qua l’intima essenza di una persona deve essere oggetto di contraddittorio?

Si parla di una trattazione “parziale e ideologica”. Ma certo che lo è, e non potrebbe essere diversamente. Luxuria ha una visione parziale (la sua) e ideologica (quella delle sue idee). Succede così molto spesso, nella scuola, anzi, più volte ogni giorno. Ogni volta che un insegnante comincia a spiegare un argomento. Se un professore di storia formazione comunista spiega la Riforma Protestante mica ha il cattolico che fa il contraddittorio e la spiega a modo suo (che poi, casomai, nel caso della Riforma Protestante dovrebbe avere il Valdese, come minimo). Quando il professore di Religione tratta tematiche delicate mica ha in classe l’ateo di rimbalzo che gli spiega la sua visione del mondo! anzi, probabilmente ci sono anche dei genitori che trovano questo perfettamente normale.

La preoccupazione maggiore la desta il fatto che se si muovono 50 famiglie sul totale degli alunni di un Liceo Classico l’attività didattica si blocca. La scuola in mano ai genitori è quanto di più deleterio e antidemocratico si possa concepire, fuori dall’idea di uno stato di diritto e da quella della libertà di insegnamento.

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Much ado about Pussy Riots

Va bene, va bene, hanno condannato le Pussy Riot a due anni di reclusione. E tutta l’opinione pubblica è indignata e grida contro l’attentato alla libertà di espressione, contro l’intolleranza nei confronti dell’espressione artistica, lo sberleffo al potere, la mancata concessione della sospensione condizionale, l’esagerazione dell’entità della pena.

E bravo moralismo italico di terza mano! Ci indignamo tanto per tre ragazzine che con modalità un po’ sguaiatelle sono andate a incappucciarsi di colori sgargianti e a cantare una canzoncina nemmeno tanto orecchiabile contro Putin in una chiesa ortodossa russa (dove, immagino, c’era gente che si faceva gli affari suoi) e non ci indignamo che in Italia il primo che fa la linguaccia a qualcuno o che scrive qualcosa su un blog rischia tre anni di carcere??

Sono state condannate per teppismo e per incitamento all’odio religioso. La libera espressione del pensiero non c’entra niente. Non è l’esercizio di un diritto di critica, che può sconfinare verso la diffamazione secondo il parere personale e l’interpretazione soggettiva di un giudice (e anche lì ci sarebbe da discutere sul fatto che un’espressione possa essere interpretata in un modo o in un altro a seconda non dico dell’umore, ma almeno dell’estrazione culturale, politica e religiosa di chi deve giudicare), queste tre hanno travalicato un diritto per affermare una prepotenza. Che non è quella di criticare Putin come vogliono con la loro arte canterina, ma quella di farlo rompendo le scatole a gente che prega per fatti suoi.
Un conto è prendersela con la Chiesa Cattolica come istituzione (e loro l’hanno fatto con quella ortodossa), un conto è andare in chiesa mentre c’è la donnina che dice il rosario a punkeggiare abbéstia perché va di moda lo sberleffo incappucciato, magari alla vecchietta che non ci capisce nulla e che aveva l’unica colpa di esser lì a sgranare due pateravegglòria.

Ora pare che una di loro sia sfuggita all’arresto, non so in quale modo, e tutto sommato non mi interessa, ma diàmine, non è Julian Assange. Lo dimostra il fatto che una folla sterminata di ragazzine vogliono diventare Pussy Riot, mentre di marcire una ambasciata equadoregna non gliene frega niente a nessuno.

Attaccare i poteri costituiti è un esercizio che ha bisogno di dignità e di voglia di mettersi in discussione. Di porre sopra il piatto della bilancia delle idee anche tutto quello che si si ha e che si è, se necessario. E poi, se del caso, sparire in silenzio, e possibilmente senza mettersi un preservativo in capo.

Questo non mi sembra proprio il caso.

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Dio esiste. E’ il bosone di Higgs.

Il bosone di Higgs

Dio c’è. Ed è anche simpatico, con questi spennacchietti laterali e questa formina  a farfalla (“Schmetterling”, per le persone cólte e i cinghiali) che gli dà un’aria aggraziata e gentile.

Si fa fatica a riconoscere in questa fotografia il Dio vendicativo e irascibile di certe parti dell’Antico Testamento, quello che distruggeva gli eserciti, quello che si manifestò a Mosè e gli diede le tàvole della tegge. Sembra addirittura che abbia perfino cacciato Adamo ed Eva dal paradiso terrestre. Non sembra così nervoso, in fondo.

Il bosone di Higgs, la vita della materia, l’aleph, l’arcifonema, quello che viene prima di tutto, è realtà. Ci sono voluti migliaia di anni di ricerca scientifica e di osservazione della materia, di raccolta dati, di lotta all’oscurantismo cattolico per arrivarci. E adesso è bello saperlo. E’ bello sapere che questa particella infinitamente piccola ha dato vita all’universo e a ciascuno di noi senza chiedere nulla in cambio. Senza chiederci di amare nostro padre e nostra madre (rilassiamoci, possiamo anche cominciare a odiarli, se proprio ci fa piacere e se se lo meritano), senza pretendere che non diciamo falsa testimonianza (una bugia può salvare mille verità), senza imporci di non desiderare la donna e la roba d’altri (nel caso ce la vedremo con il marito che ci gonfia di mazzate o con il proprietario della suddetta roba).

Noi siamo fatti a immagine e somiglianza del bosone di Higgs, siamo davvero fatti della stessa materia di cui sono fatte le stelle, come dice Margherita Hack.

E non so a voi, ma a me tutto questo dà una gioia immensa.

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Ingiunzione dell’Istituto di Audisciplina Pubblicitaria contro la campagna promozionale dei pannelli fotovoltaici Helios

Con riferimento all’articolo “Campagna contro la pubblicità dei pannelli fotovoltaici Helios” pubblicato sul blog alcuni giorni fa, ricevo una mail da parte della segreteria dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che riporto qui sotto:

Con riferimento alla Sua segnalazione, desideriamo informarLa che il Comitato di Controllo, esaminati i messaggi pubblicitari in oggetto, ha deliberato di emettere ingiunzione di desistenza per violazione dell’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Non essendo pervenuta, entro i 10 giorni previsti, alcuna opposizione, il provvedimento ha acquistato efficacia di decisione e pertanto la pubblicità dichiarata non conforme al Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale non dovrà essere più diffusa.

Potrà rinvenire il contenuto del provvedimento inibitorio (n. 36/2012/ING)  nel nostro sito internet www.iap.it, nella sezione “Le decisioni del Giurì e del Comitato di Controllo”.

RingraziandoLa per la considerazione, porgiamo i nostri migliori saluti.

I.A.P.

La Segreteria

Ed ecco il testo del provvedimento:

Il Presidente del Comitato di Controllo, visti i messaggi pubblicitari “Io credo nel fotovoltaico”, rilevati su affissioni diffuse nelle città di Milano, Firenze e Torino nel mese di maggio 2012, ritiene gli stessi manifestamente contrari all’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
I messaggi, per promuovere i servizi di progettazione ed installazione di impianti a risparmio energetico della società Helios, ritraggono soggetti che per il loro abbigliamento ed atteggiamento identificano chiaramente diversi credi religiosi, mentre il claim a caratteri cubitali recita: “Io credo nel fotovoltaico”.
Le comunicazioni, ad avviso dell’organo di controllo, rappresentano un’evidente offesa alle diverse convinzioni religiose dei cittadini, meritevoli di rispetto e di tutela, ponendosi perciò in contrasto con il dettato dell’art. 10 del Codice, secondo un’interpretazione del Giurì ormai consolidata (vedi ad esempio pronunce nn. 4/2011, 59/2005 e 126/2000). I messaggi in questione banalizzano a fini pubblicitari la devozione e il “credere” che sono alla base della fede e delle religioni, e che qui sono apertamente rivolti ai prodotti pubblicizzati, alle nuove energie. L’inopportuno ribaltamento così creato determina un’offesa del sentimento religioso, che si vorrebbe invece immune da attacchi completamente immotivati, come quelli portati a meri fini di strumentalizzazione commerciale. L’offesa del sentimento religioso è altresì realizzata attraverso la “deificazione” del prodotto che si sostituisce in tutti i soggetti della campagna all’oggetto proprio del culto.

Una vittoria a mani basse su quello che è un diritto costituzionalmente garantito. Ringrazio quanti, a partire dal blog, hanno scritto allo IAP segnalando il proprio dissenso e, perché no, anche il proprio disgusto.

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Campagna contro la pubblicità dei pannelli fotovoltaici “Helios”

Nella campagna pubblicitaria per i pannelli fotovoltaici “Helios” (http://www.heliosimpianti.it) appaiono immagini di sacerdoti e suore cattoliche, donne e uomini musulmani e non so cos’altro (nel senso che i messaggi pubblicitari che ho visto rappresentavano queste persone, me ne è stato segnalato un altro che raffigura un monaco buddhista).

Tutte persone che stanno pregando.

Lo slogan? “Io credo nel fotovoltaico”.

Ho sempre pensato che l’atto religioso, o il semplice credere (così come il non credere) siano espressioni estremamente personati ed afferenti alla sfera più intima dell’individuo.
In breve, credere o non credere, aderire a una religione piuttosto che a un’altra è un aspetto che afferisce al campo semantico intoccabile degli affari nostri.

Trovo che l’uso di una dimensione così privata per vendere un prodotto sia di dubbio gusto e irriguardoso verso chi crede. Fermo restando che anche un ateo può “credere” nel fotovoltaico. Nel senso che può pensare alla bontà della soluzione di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Per questo aderisco volentieri all’invito di denuncia di questo deplorevole modo di fare propaganda che mi è stato rivolto dall’amico avvocato Luca Bauccio, incaricato “dall’associazione Media&Diritto di presentare un esposto per l’eliminazione della pubblicità della marca di pannelli fotovoltaici Helios, per violazione degli articoli 1 e 10 del Codice di autodisciplina della pubblicità.”

Nel frattempo, chi lo condivide, può mandare ai seguenti riferimenti, questo testo:

Non è importante se io creda e in cosa io creda.
E’ importante il rispetto verso chi crede, i suoi simboli e la sua fede.
I credenti in Dio non possono essere strumentalizzati per la vendita dei prodotti Helios.
Aderisco alla campagna per l’eliminazione della pubblicità dei pannelli fotovoltaici Helios.

MAIL E FAX A CUI INVIARE IL TESTO :
Fax +39 02 58303717
e-mail: iap@iap.it

(per la cronaca, nel mio fax ho cambiato la frase “i credenti in Dio” in “i credenti”).

Insomma, vi aspetto.

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Il dipinto della Madonna che piange di Licata

Uno dei canti più conosciuti delle sonnacchiose messe mattutine della domenica recita: "Vogliamo vivere come Maria/l’irraggiungibile la madre amata".

Ecco, io non ho mai capito cosa voglia dire "irraggiungibile". E neanche il senso di quella canzone osannata da file di fedeli ordinatamente dirette verso l’Eucarestia, e suonata da ragazzi con la chitarra seduti al lato dell’altare.
Da ateo felice quale sono, credo di poter supporre che significhi che il suo esempio non ha nulla a che vedere con la condizione umana. Che nessuno potra’ mai essere come lei. E allora perché vorremmo vivere esattamente come la ragazzina visitata dall’Onnipotente? Non possiamo. Non potremmo neanche se lo volessimo.

Se la punizione divina per la donna nei confronti peccato originale è quella di partorire con dolore, l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele secondo cui Maria avrebbe partorito un figlio non doveva avere poi molto a che fare con la "buona nuova" di cui si parla. Insomma, la donna deve soffrire.

Del resto, se non dovesse soffrire, che senso avrebbe andare alla ricerca di madonne che piangono a cui offrire sempiterna e incondizionata devozione?
Massimo Troisi nel ruolo del giovane Vincenzo in "Scusate il ritardo" durante una crisi amorosa viene invitato dalla madre a distrarsi e ad accompagnarla a vedere la Madonna che piange. Vincenzo si sente depresso e dice di voler vedere gente un po’ più allegra: "Se rideva ci venivo…".

Ecco, abbiamo sempre bisogno di madonne che piangono. Dobbiamo per forza essere tristi. E siccome la pena femminile per il peccato di Eva è la sofferenza con dolore, almeno che le madonne piangano, perdinci! Almeno che questi dipinti ci diano la soddisfazione di trasudare e di darci la possibilità di gridare "al miracolo!", invece di starsene lì inerti a costituire il patrimonio artistico del paese. E che ci facciano sprofondare nell’autunno accaldato di un nuovo, esaltante, indispensabile medioevo.
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