L’11 settembre della mailing-list Radiorama dell’Associazione Italiana Radioascolto

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I fatti:


– Con un messaggio delle 7:46 PM del 5 settembre 2011, Andrea Borgnino moderatore della mailing-list “Radiorama” (ospitata dai servizi di Yahoo), afferente all’Associazione Italiana Radioascolto, e riservata ai lettori (abbonati o soci) della rivista “Radiorama” (la cui cessazione della pubblicazione in forma cartacea è già stata decretata dal Consiglio Direttivo dell’Associazione stessa) ha comunicato agli iscritti che il Presidente dell’Associazione Giancarlo Venturi, dopo aver ricevuto da lui le password e le credenziali per l’amministrazione della lista, avrebbe posto alcuni utenti sotto moderazione preventiva senza consultarlo preventivamente.
Nel messaggio, Borgnino non parla di dimissioni dalla carica di moderatore, o di componente del Consiglio Direttivo, o di socio AIR.
Nel messaggio Borgnino si dissocia da questa scelta e invita il Presidente a dare spiegazioni sul suo operato.
– Il giorno successivo, il Consiglio Direttivo dell’AIR, su convocazione via e-mail, è chiamato “a discutere in merito alle modalità di esercizio della Moderazione della Mailing List, al fine di  stemperare le flames che, periodicamente, hanno afflitto la ML con le conseguenti reazioni dei Soci”.
Il primo punto all’ordine del giorno recita: “revoca incarico di moderatore della ML a Andrea Borgnino”. Il relativo verbale viene pubblicato nella mailing list il 7 settembre. La proposta di revoca è stata accettata a maggioranza con i voti dei consiglieri Borgnino, Ceccarelli, Repetto, Guindani,  Pecolatto, Re, Tagetti, Venturi.
– Lo stesso 7 settembre, alle 9:30 PM, Andrea Borgnino comunica le sue dimissioni da consigliere direttivo dell’Associazione Italiana Radioascolto, specificando che questa sua decisione non ha nulla a che vedere con la revoca del suo incarico.
– In risposta alle richieste di spiegazioni più volte sollecitate da alcuni soci e membri della lista, il presidente Giancarlo Venturi, con un intervento dell’8 settembre, alle 4:13 PM, rivendica il diritto a rimanere in silenzio a fronte del diritto di parola, chiarendo che la facoltà di non rispondere è concessa perfino agli imputati di reato e non vale come prova a loro carico. Sottolinea, inoltre, che l’Associazione Italiana Radioascolto è composta di 400 soci di cui 200 iscritti alla mailing list. Di questi solo 10 avrebbero posto domande e sollevato obiezioni di tipo polemico, mentre i restanti 190, a suo dire, non vorrebbero sentire domande, risposte e/o polemiche e che è proprio in riferimento alla posizione di questi iscritti che sarebbe stata presa la decisione del Consiglio Direttivo di revocare l’incarico di moderazione a Andrea Borgnino.
– A seguire sono stati nominati moderatori della mailing-list i consiglieri Pecolatto e Repetto.

Le opinioni, i commenti, le critiche

Nel radioascolto italiano, e soprattutto nelle sue realtà associazionistiche, negli ultimi 30 anni si è visto veramente di tutto.
La caratteristica comune a tutti i suoi fenomeni sono sempre stati i particolarismi.  Non solo per quello che riguarda i gruppi locali, formati generalmente da una decina di persone e non di più, ma che negli anni passati hanno dato luogo a una vitalità e tempestività di azione decisamente singolare ed efficace, ma anche per la visione personale di ognuno.
Il radioascolto non è formato da cinque o sei realtà associative, ma da ottocento persone che la pensano diversamente.
Ora, il fatto di pensarla diversamente, come dovrebbe essere considerato normale in qualunque contesto democratico di discussione (e, quindi, anche in una mailing list) porta a confronti, scontri, chiarimenti, discussioni accese.
Soprattutto se queste discussioni avvengono all’interno di una realtà associativa in cui i soci pagano per iscriversi e/o per ricevere e leggere il mensile che pubblica.
Ci si iscrive a una associazione non certo per essere dei polli da allevamento, ignari del proprio destino e pronti ad ingozzarsi del mangime rappresentato dalle fonti informative che vengono distribuite, ma anche e soprattutto per interagire, condividere idee, portare esperienze, imparare da quelle altrui, chiedere e ottenere informazioni e spiegazioni. E, perché no, anche per criticare l’operato non condiviso di chi, nel bene o nel male, opera al servizio di tutti, e per cercare di garantire a tutti una piena espressione della propria personalità, anche e soprattutto se è portatore di opinioni contrarie e, quindi, se si pone in modo critico.
La democrazia si basa sul principio del rispetto della pluralità delle opinioni, mentre quella che si basa sull’uniformità o sulla omogeneizzazione delle idee di tutti non si chiama certo democrazia.
Sono principi elementari senza il rispetto dei quali non si può stare insieme.
L’associazionismo nel radioascolto e l’hobby stesso sono stati messo a dura, durissima prova, e irrimediabilmente sconfitti dalla rete.
Con Internet, chi si ritrovava a gestire poche decine o centinaia di abbonati per un bollettino che scriveva e fotocopiava lui, si è ritrovato a dover fare i conti con la pochezza dei mezzi a sua disposizione, perché mentre un bollettino veniva scritto, stampato e spedito, una notizia poteva viaggiare via posta elettronica in tempo reale.
Internet è stata la mazzata finale del radioascolto, uno dopo l’altro hanno chiuso tutti, o chi non ha chiuso ha dovuto rinchiudersi in un cantuccio e arrendersi al fatto che non è più necessario alzarsi di notte per ascoltare le emittenti colombiane.
Alcune di queste iniziative editoriali, non lo si dimentichi, venivano svolte con completo spregio nei confronti delle normative sulla stampa periodica, e i loro editori non hanno mai versato una lira di tasse allo Stato sui proventi che ricevevano.
Ma non è solo questo. Mentre una volta chi non era d’accordo su una linea editoriale o gestionale non poteva fare altro che essere ignorato e cessare di farne parte come lettore o socio, oggi, con la rete, può crearsi un qualunque spazio ed esprimere le proprie opinioni.

Esprimere e diffondere le proprie opinioni contrarie in rete è un atto altamente rivoluzionario, perché l’altro non può farci nulla.
Ed è ancora più destabilizzante sapere che chi critica possa avere a disposizione dei mezzi ancora più capillari e seguiti di chi viene criticato.
Questo blog, ad esempio, ha un numero di lettori giornaliero di gran lunga superiore a quello della mailing-list dell’AIR (e mi viene da dire che non è colpa mia).
Le idee circolano e nessuno le può fermare. Per fortuna.

E così non resta da dire che Andrea Borgnino ha agito con molta eleganza, sobrietà, rispetto e correttezza, limitandosi a segnalare una iniziativa che non condivideva. Non ha fatto altro. Non ha offeso nessuno, non ha trattato male nessuno. Si è semplicemente preso il diritto di dire “Io non sono d’accordo”. Frase, si sa, destabilizzatrice da sempre. Ma come, un moderatore che dopo dieci anni dice che alcuni utenti sarebbero stati messi in moderazione preventiva da altri, senza essere stato interpellato, e che si permette anche di dirlo??  E’ terribile!
Tanto terribile che, il giorno dopo, l’ordine del giorno sul verbale non porta, come potrebbe essere comprensibile, “dimissioni dal compito di moderatore”, ma addirittura “revoca incarico di moderatore della ML a Andrea Borgnino”.
Dunque, senza nessun dubbio e senza tema di smentita, l’incarico gli è stato revocato dal consiglio direttivo, con la maggioranza di cinque voti favorevoli contro tre contrari. Non si sa quali membri del Consiglio abbiano votato a favore della revoca e quali contro, ma temo proprio che neanche questo si saprà mai. Sappiamo solo che i consiglieri  Pecolatto e Repetto sono stati successivamente nominati nuovi moderatori. Non sappiamo se abbiano votato a favore della revoca dell’incarico a Borgnino o meno, ma credo che possiamo tranquillamente trarre le nostre legittime conclusioni in merito.
E’ solo da notare che la notizia secondo cui alcuni utenti sarebbero stati messi in moderazione preventiva non è mai stata smentita.
Dunque Borgnino avrebbe detto il vero. Ma la colpa di Borgnino non è l’aver detto il vero o il falso, è quella di averlo detto e di essersi dichiarato contrario.
L’invocazione del diritto a tacere, del non rispondere, dello stare zitti davanti alle domande e alle polemiche, chiaramente, non è soddisfacente.
In primo luogo per l’ardito e maldestro paragone con la facoltà di non rispondere concessa agli imputati nel nostro sistema penale. E’ da far rispettosamente notare al Presidente Venturi, che appare perfettamente evidente che, fino a prova contraria (che il Presidente Venturi vorrà fornirci) le obiezioni mosse a chi presiede una associazione e il suo diritto-dovere di rispondere a tutti, non hanno nulla a che fare con un istituto che è soltanto un diritto per i soggetti deboli indagati o imputati di reati, ma, soprattutto, che né lui né altri si trovano davanti a un giudice penale, ma in un libero dibattito, in cui sì, si può anche non rispondere, ma in cui questa non risposta può essere anche considerata come la prova provata di non voler affrontare le questioni sollevate, proprio perché non c’è da salvaguardare l’interesse di nessun accusato, ma solo quello del libero diritto a informarsi, chiedere, acquisire informazioni, giudicare e criticare.
Personalmente rifiuto anche la logica per cui se solo 10 persone avanzano domande o fanno critiche, le altre 190 hanno ragione.
A parte il fatto che 10 persone su 200 formano il 5%, e l’economia generale (e, per analogia, anche quella della mailing list dell’AIR) con il 5% in meno crolla. Ma, soprattutto, è dato per scontato che 190 persone silenziose, per il solo fatto di essere rimaste in silenzio, si siano automaticamente dichiarate contrari alla “polemica”. E’ una forzatura interpretativa evidente, proprio perché non tiene presente di quello che hanno detto gli altri 190. Che, infatti, sono stati zitti. Cioè non si sono espressi. Né in un modo né in un altro.
E poi, guardiamole le persone che hanno fatto tutta questa polemica. Sono persone come Roberto Scaglione, Fabrizio Magrone, Francesco Clemente, lo stesso Andrea Borgnino.
Sono persone che quando cominciavo ad ascoltare i primi fischi in onde medie 30 anni fa erano già lì ad occuparsi di radio. Sono persone di indubbia competenza e di indubbio valore.
Certo, fossi in loro me ne andrei subito dall’Associazione, con una bella lettera di dimissioni, e accompagnando delicatamente la porta per non sbatterla, ma io non sono loro e loro fanno quello che vogliono.
E’ come dire che siccome il Partenone è retto da 200 colonne non crollerà certo se a cadere saranno solo quattro o cinque. Ma se quelle quattro o cinque colonne sono portanti il Partenone crolla e come!
E ognuno rimarrà tra le ceneri delle vecchie vestigia di quelli che erano i propri antichi splendori a parlare degli IRC, che quasi nessuno sa più cosa siano, perché nessuno ne ha più bisogno, quando le emittenti hanno un indirizzo e-mail. Oppure brancolerà su Facebook come il cieco mendìco di foscoliana memoria senza accorgersi che se l’AIR ha solo 400 soci paganti su più di 3000 “amici” qualche ragione ci sarà.
Parlare di ascolti in onde corte ai tempi di Internet è come dire che la stenografia è una materia fondamentale negli studi ragionieristici.

Personalmente non ho mai avuto bisogno che il mio pensiero sul radioascolto fosse moderato da nessuno di Lorsignori.
E vi assicuro che, sempre personalmente, la trovo una sensazione formidabile.

L’opinione della Voce della Russia

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Come a suo tempo annunciato, ecco la trascrizione, giunta direttamente dall’Emittente, della seconda parte della trasmissione “Lettere dall’Italia” della Voice di Russia, andata in onda il 14 luglio 2001. Credo che le argomentazioni dell’Emittente diano, al di là di ogni  polemica portata avanti dagli organismi direttivi dell’AIR, l’esatta misura della considerazione delle proposte del Gruppo di Lavoro all’interno delle redazioni dei programmi in lingua italiana, per cui preferisco non dare nessun commento.

 

“Purtroppo con ritardo abbiamo ricevuto il numero 6 di “Radiorama”. Grazie agli amici dell’AIR e in particolare a Bruno Pecolatto. Non credo che sia il caso di farne una presentazione, sarà già uscito il numero 7. Però voglio dire alcune parole su un materiale che riguarda anche noi. Nella sezione “Emittenti in italiano” è presentata la relazione sull’attività annuale del Gruppo di Lavoro diretto dal professor Alfredo Gallerati verso le diverse emittenti che trasmettono in italiano, presentate in questo ordine: Rai Internazionale, Voce del Mediterraneo-Malta, Radio Cairo, AWR-Europa, Radio Romania Internazionale, Voce della Grecia, Radio Svizzera Internazionale, Radio Vaticana, Radio Jugoslavia, La Voce della Russia, Radio Giappone, Radio Tirana, Radio Speranza, Voce Islamica dell’Iran. Dalla relazione risulta che i problemi esistono con quasi tutte le emittenti. Ma con la nostra le cose vanno proprio male: “I contatti con la Voce della Russia ci hanno dato risultati ben lontani dalle nostre attese, -leggiamo-. In gennaio 2001 abbiamo prestato collaborazione alla diffusione e al contributo al loro sondaggio sui “5 temi preferiti dai radioascoltatori”. Ci tenevamo a sottolineare la partecipazione della Voce della Russia al Meeting dell’AIR per sollecitare la Redazione all’incontro con la Comunità delle emittenti in lingua italiana. Siamo in attesa di segnali e notizie positive dalla Redazione Italiana della Voce della Russia”. E a questo punto mi permetto di dire ciò che io penso a questo proposito. Vorrei capire concretamente, quali segnali e notizie positive si aspetta da noi il Gruppo di Lavoro del Professor Gallerati? Non partecipiamo ai Meeting, non abbiamo contatti con la comunità di emittenti in lingua italiana, che tra l’altro è ancora nella fase di proposta di istituzione, secondo la formulazione data dall’autore della relazione. Ringraziamo per avere diffuso il nostro questionario, i risultati del quale ci hanno aiutato a comprendere meglio gli interessi di chi ci ascolta. Infatti è apparsa la rubrica “Come va, Russia?” si cura e si cerca di trasmettere di più “Made in Russia”. La redazione italiano non esiste come unità a sé, libera di agire e di prendere decisioni autonome. Lo abbiamo già detto più volte. Siamo incorporati in una grande compagnia che ha le sue regole e purtroppo mezzi finanziari molto limitati. Io invidio le stazioni radio come Radio Cina Internazionale o Radio Cairo che possono permettersi di invitare i loro ascoltatori o fare altre cose del genere. Noi non possiamo. Siamo molto grati all’AIR e a Radiorama per l’aiuto che cerca di darci, Dobbiamo constatare però che, per esempio, l’iniziativa delle “Mille lettere alle redazioni italiane” per quanto ci riguarda purtroppo non ha dato nessun risultato. Il numero delle lettere non è aumentato, continuiamo a ricevere la corrispondenza per posta ed e-mail, anche i rapporti di ricezione, dai nostri consueti ascoltatori, e i nuovi, a dire il vero non pochi, che ci hanno scritto ultimamente ci hanno trovato da soli. Ci rendiamo conto che l’AIR raggruppa persone, anche se non molto numerose, che però hanno una conoscenza professionale del radioascolto, e alle quali la nostra trasmissione non offre materiale interessante. Vani sono stati i tentativi del caro Bruno Pecolatto di indurci a fare una trasmissione per i radioamatori. In seno alla redazione non ci sono specialisti, per trovarli mancano i mezzi. Siamo una stazione di informazione, politica, economica, culturale, storica. Sarebbe interessante conoscere come lavorano le altre redazioni italiane, di quali mezzi dispongono, come sono tecnicamente attrezzate, da quanti ascoltatori sono seguite in Italia. Per esempio la redazione scandinava della Voce della Russia ha ricevuto un diploma e una medaglia come l’emittente più ascoltata in Svezia. Siamo felici per i nostri colleghi perché in fin dei conti lo scopo principale del nostro lavoro è essere sentiti. Ringrazio, e questo lo faccio anche a nome dei miei colleghi, l’Osservatorio Emissioni in Lingua Italiana diretto dal professore Gallerati per quanto si sforza di fare per noi. Mi pare però che di nuovo non saremo all’altezza delle nuove iniziative e proposte piuttosto vaghe pubblicate su Radiorama. Faremo comunque il possibile perché la nostra collaborazione sia più fruttuosa, perché in definitiva da ciò abbiamo da guadagnare tutti, gli ascoltatori soprattutto. Il tempo riservato alla rassegna è terminato. Grazie, cari amici della vostra cortese attenzione. Scusate se oggi la rassegna non è stata proprio una rassegna. Sarà per la prossima volta. Vi saluto tutti caramente e a risentirci tra una settimana.”