Emanuele Castrucci va in pensione ed evita il licenziamento

Si conclude con la richiesta da parte dell’interessato di andare in pensione (richiesta accolta) parte della vicenda disciplinare che riguarda il professor Emanuele Castrucci, responsabile dell’immissione su Twitter di alcuni contenuti di argomento hitleriano. Il procedimento disciplinare di tipo sanzionatorio va comunque avanti, e il docente è indagato dalla Procura della Repubblica di Siena per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa, aggravata da negazionismo. (Fonte: Il Fatto quotidiano)

Alcuni giorni or sono il GIP di Siena, dottoressa Malavasi, aveva comunque respinto la richiesta della Procura della Repubblica di sequestrare l’account del docente, perché non vi ravvisava estremi di reato ma solo una rilettura storica e apologetica della figura di Hitler.

 

Salvini: Il Tribunale dei Ministri chiede al Senato di autorizzare il processo all’ex ministro dell’Interno contestandogli il reato di sequestro di persona

Il Tribunale dei Ministri (…) dispone la trasmissione degli atti e del presente provvedimento al Procuratore della Repubblica di Catania affinché ne curi l’immediata rimessione al Presidente del Senato per l’avvio della procedura prevista dall’art. 9 Legge Cost. citata per il rilascio dell’autorizzazione a procedere nei confronti del Senatore Matteo Salvini in ordine al reato di sequestro di persona aggravato (…) per avere nella sua qualità di ministro dell’interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 131 migranti di varie nazionalità a bordo dell’unità navale “B. Gregoretti” della Guardia Costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 sino al pomeriggio del 31 luglio 2019.

Fonte e foto: www.repubblica.it

Il comunicato stampa della Procura della Repubblica di Torino sulle anticipazioni delle notizie a mezzo Twitter da parte del Ministro Salvini

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PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI TORINO

Su modalità e tempistica di comunicazione del Ministro dell’Interno in relazione ad “operazioni in corso”

COMUNICATO STAMPA (Torino, 4 dicembre 2018)

All’inizio della mattinata odierna il Ministro dell’Interno ha diffuso un tweet in cui, facendo seguito ad altro precedente afferma “…non solo, anche a Torino altri 15 mafiosi nigeriani sono stati fermati dalla Polizia” facendo seguire riferimenti ad arresti avvenuti altrove.

In relazione ai soli fatti di Torino, il Procuratore della Repubblica osserva che, al di là delle modalità di diffusione, la notizia in questione:

  • è intervenuta mentre l’operazione era (ed è) ancora in corso con conseguenti rischi ai danni del buon esito della stessa;
  • la polizia giudiziaria non ha fermato “15 mafiosi nigeriani”, ma sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della DDA di questo ufficio, dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Torino. Il provvedimento restrittivo non prevede per tutti gli indagati la contestaione della violazione dell’art. 416 bis c.p.;
  • coloro nei cui confronti il provvedimento è stato eseguito non sono 15 e le ricerche di coloro che non sono stati arrestati è (sic!) ancora in corso.

La diffusione della notizia contraddice prassi e direttive vigenti nel Circondario di Torino secondo cui gli organi di Polizia Giudiziaria che vi operano concordano contenuti, modalità e tempi della diffusione delle notizie di interesse pubblico, allo scopo di fornire informazioni ispirate a criteri di sobrietà e di rispetto dei diritti e delle garanzie spettanti agli indagati per qualsiasi reato.

Ci si augura che, per il futuro, il Ministro dell’Interno eviti comunicazioni simili a quella sopra richiamata o voglia quanto meno informarsi sulla relativa tempistica al fine di evitare rischi di danni alle indagini in corso, così rispettando le prerogative dei titolari dell’azione penale in ordine alla diffusione delle relative notizie.

Allo stato non si ritiene di poter fornire altre informazioni sulle indagini in corso.

Silvio Berlusconi riabilitato e candidabile

Così, un Tribunale ha stabilito che Silvio Berlusconi è riabilitato. E, più precisamente, è stato il Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha cancellato gli effetti della condanna dell’agosto 2013, tra cui l’interdizione dall’eleggibilità alla Camera e al Senato determinata dall’applicazione della legge Severino e che sarebbe dovuta durare sei anni (quindi fino al 2019). E c’è solo da immaginarsi che cosa succederà adesso se il governo che si sta per varare con il bacio mefitico tra M5S e Lega non dovesse andare in porto: il nostro eroe piangerà e sbraiterà perché vorrà che si vada di nuovo alle urne per vedere finalmente ripristinato il suo diritto a fare il Premier di una coalizione malridotta come l’armata Brancaleone e a ripresentarsi, ripulito di tutto punto da una sentenza che gli dà di nuovo il diritto al virgineo candore di un tempo, all’appuntamento con gli italiani. C’è solo di che sperare che la Procura della Repubblica interponga il ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale, anche perché se no non si spiegherebbe come una persona che è stata altrove (ma sempre in sede giudicante) definita un “delinquente naturale”, possa ambire all’elezione in Parlamento, esattamente come se fosse un giovanottino di primo pelo, incensurato e con il tremore in corpo al primo varcare la soglia di Montecitorio. Fiducia nella giustizia sì, ma oggi c’è chi, come me, accusa un fastidioso e persistente mal di stomaco.