Michela Murgia scambia un verbo per una congiunzione

Michela “Kelledda” Murgia è una scrittrice eccellente e teologa raffinata. Confesso di essermi letteralmente scompisciato dalle risate leggendo “Il mondo deve sapere” (per le edizioni ISBN che fanno libri molto belli, dàtemi retta, se lo trovate su Amazon compratelo!) e di avere amato moltissimo il suo superbo “Accabadora”. Ho affrontato con dedizione il suo “Ave Mary” di cui confesso di non aver capito un accidente. La seguo su Twitter e mi piace leggere i suoi articoli sulla stampa nazionale. Insomma, la Murgia è una di quelle persone di cui l’Italia dovrebbe andare orgogliosa se avesse più a cuore i suoi artisti.

Però anche lei è caduta nelle maglie dell’errore banale ma sostanziale, iniziando questo tweet con una “e” maiuscola accentata al posto della “e” maiuscola semplice, sostituendo una congiunzione (anche se non si dovrebbero iniziare i discorsi con “e…”, mi diceva la mia maestra delle elementari, la Quaglierini, Dio l’abbia in gloria) con un verbo. Probabilmente si tratta di un errore generato dall’uso un po’ troppo disinvolto della tastiera dello smartphone, considerato che la “e” maiuscola è accentata e che il carattere corrispondente è facilmente raggiungibile in quell’ambiente di scrittura, mentre non è direttamente digitabile sulla tastiera del PC domestico. E’ un errore che probabilmente dipende dal sostrato della lingua sarda, di cui la Murgia è figlia giustamente orgogliosa, che non distingue le vocali aperte da quelle chiuse.

Nulla di che, dunque. Solo che è bello correggere Michela Murgia su queste piccole cose.

murgia

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Sallusti arrestato per evasione

da: www.ilgiornale.it

Michela Murgia, che è scrittrice finissima e, in quanto tale, dotata di un senso dell’umorismo senza pari, ha scritto “Le vittime piacciono alla gente, bisognerebbe farsene una ragione. E’ per questo che ci fanno i programmi televisivi apposta.”

Ha ragione da vendere. La “vittima” è categoria estremamente appetibile dal punto massmediologico, e sì, bisognerebbe farsene una ragione. Ciò di cui, invece, NON riesco a farmi una ragione, è l’atteggiamento di chi tende, a torto o a ragione, a farsi vittima, perché poi, così, poi, piace alla gente che, di riflesso, ne parla.

Le ultime evoluzioni (assai INvolutive, invero) del caso Sallusti sono una chiara e trasparente dimostrazione di tutto questo.

Se Sallusti è stato condannato a SCONTARE i suoi 14 mesi qualche ragione c’è.

Le ragioni sono contenute nelle motivazioni della sentenza di Cassazione, che parlano, tra l’altro di una “spiccata capacità a delinquere, dimostrata dai precedenti penali dell’imputato”.

Bon. Si può dire che il carcere per Sallusti sia una conseguenza estrema e remota delle estreme e remote pene per il reato di diffamazione. Credo che nella storia d’Italia esista un solo precedente in questo senso, quello di Giovanni Guareschi. Ma Guareschi era Guareschi e, soprattutto, si era negli anni ’50. Si può dire tutto questo, certo, così come si è detto che Sallusti ha commesso un reato di opinione, giustificazione che ormai non incanta più nessuno.

Perché evadere da un regime di arresti domiciliari non ha più nulla a che fare con l’esprimere le proprie idee. Sempre ammesso (e NON concesso) che esprimere le proprie idee sia assimilabile a pubblicare cose false. Non un giudizio ritenuto diffamatorio, si badi bene, chè quello può sempre darsi. Una cosa è un giudizio che va a ledere la dignità di una persona, ben altra è l’invenzione di un fatto di sana pianta.

E allora, con l’evasione di Sallusti, si crea una nuova vittima proprio là dove la giustificazione del giornalismo, della libera stampa in libero stato, dell’articolo 21 viene meno.

A gli italiani Sallusti piace tanto. E’ ufficialmente evaso per la libertà di parola. Niente di strano che qualcuno ci creda.

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La bravura di Michela Murgia

Una delle donne più interessanti del momento è certamente Michela Murgia.

Almeno non è incredibilmente prevedibile.

Classe 1972, esordì letterariamente con un blog, poi raccolto in forma di volume dalle edizioni ISBN (sono libri belli e stampano bene, compratelo) sotto il titolo di "Il mondo deve sapere", diario della sua esperienza di lavoratrice nel call center della Kirby International. Poi è passata al Premio Campiello con "Accabadora".

La ragazza è brava, maledettamente brava, sa scrivere e bene. Questo crea un certo imbarazzo considerato che:

a) ha una bella faccia pacioccona e sorridente lontana, grazie al cielo, dagli stilemi dei visi delle esponenti più in voga  del neoputtanesimo berlusconiano;

b) ha studiato teologia (quindi non fa audience, minimo un master in marketing applicato, anche se nessuno sa cosa sia, se no non sei nel giro);

c) si è adattata a fare mille mestieri prima di raggiungere la notorietà (è stata direttore amministrativo in una centrale termoelettrica);

d) ha un blog costruito con Joomla (averlo avuto Joomla quando decisi di mettere su un blog!);

e) rilascia alcuni dei suoi scritti sotto licenza Creative Commons;

f) Ogni tanto si lascia sfuggire qualche errore di ortografia, come me;

g) non la pensa come me, né come tanti altri;

h) non la invitano da Fazio. O se la invitano non ci va. Probabilmente per quanto esposto nei punti da a) a g).

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