Roberto Carlos – A che serve volare? – Le piu’ belle canzoni della nostra vita



Nel 1968 c’era Roberto Carlos, brasiliano, che vinse in coppia con Sergio Endrico il Festival di Sanremo con "Canzone per te", brano bellissimo e indimenticabile, che, infatti, vi parlo di "A che serve volare", 45 giri inciso sulla scia del successo del palco dell’Ariston.

E’ stato uno dei tre o quattro dischi che la mi’ cugina Mariella, in pace riposi, mi regalò quand’ero piccino (gli altri erano "Il vento" dei Dick Dik e "Mi ritorni in mente" di Lucio Battisti), l’etichetta era, mi pare quella color aragosta della CBS.

Roberto Carlos la interpretò in un musicarello, l’antenato dei videoclip. Oggi su una canzone si crea una ministoria dalla durata uguale, una volta ci si faceva un film intero. La pellicola si intitolava "Chimera" ed era basata su un successo di Gianni Morandi ("Ma se il mio cuore spera/non sarà solo una chimera"), Roberto Carlos vi appariva con un pettorale stile Bach che lo rendeva un po’ impacciato.

Brano dal sapore di ricordi e di fattura pregevole.
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Trio Lescano – La gelosia non e’ piu’ di moda – Le piu’ belle canzoni della nostra vita



Riprendo volentieri questa rubrica che ho assai bistrattato ultimamente, so assai perché, o forse lo so, ma m’importassai.

Sto inevitabilmente ma assai velocemente invecchiando, quindi, come tutti i vecchi torno allo stato embrionale, o, per meglio dire, a quello della pre-concezione (infatti sono un noto preconcezionista di stampo natoniano -questa l’hanno capita in due-) .

Il Trio Lescano, per esempio… Quando cantavano “La gelosia non è più di moda” era appena nato mio padre, pochi giorni dopo Hitler invadeva la Polonia e l’Italia si riempiva di questo swing di notevolissima qualità (trovo che i vari Barzizza, Kramer e compagnia bella non avessero meno talento di Duke Ellington, Count Basie o Glenn Miller, solo che lavoravano nell’Italietta censoria e perbenista del duce, che sarebbe entrata in guerra otto mesi dopo), cantato da queste tre signorine con l’accentazione straniera, che pronunciavano “móda” per “mòda”, e che non ho mai capito cosa sia il “cuor contento/stile novecento”.

Ma applausi a scena aperta.

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Francesco Gerrardo – Toccata per cetra – Doc Rossi

Ho testé ascoltato una deliziosetta Toccata per Cetra di tale Francesco Gerrardo (o Francesco Gerardo, secondo una notazione più moderna). Dura meno di due minutini, ma è una gioja.

Ven’ vo’ far dono, chè ne è d’uopo.

Naturalmente avrei anche voluto dirvi un gocciolino chi fosse codesto Francesco Gerrardo o Gerardo ma, naturalmente, non lo so nemmen io, e Wikipedia non lo contempla in nessuna delle sue edizioni linguistiche. Certo, c’era da aspettarselo, non si trova il purtuttavia sublime Francesco Gerrardo ma vi si trova con cronometrica puntualità la notizia delle evoluzioni sentimentali della vita di Federica Pellegrini.

Oh, ma non dovete farvene iscandalo, chè lo sanno loro cosa è enciclopedico o no.

Noi che non sappiamo una bella verza di nulla, invece, siam lieti e gàrruli nell’ascoltar codesta Toccata (o Tastata, ora non mi rammento) nell’esecuzione di Doc Rossi, un bravo ricercatore e musicista che dà lustro al talento del Gerrardo e al proprio.

Siate felici del piacer che n’avreta ("avreta" è op. cit.)

Il brano è tratto dal disco "La Cetra Galante" dello stesso Doc Rossi ed è pubblicato su magnatune.com da cui è tratto.
La licenza nel dettaglio è pubblicata qui: http://www.classicistranieri.com/licenza.html

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Jean-Baptiste Lully – Chaconne da “Le Bourgeois Gentilhomme” – The Bach Players

E già che ci siamo, ricominicamo un po’ ad ascoltar della musica che è d’uopo.

Vi vo’ mostrar codesta Ciaccona, tratta da “Le Bourgeois Gentilhomme” di quella vecchia e inestimabile zoccola che fu Jean-Baptiste Lully nell’interpretazione dell’Ensemble “The Bach Players”.

Il brano è tratto dall’immenso e provvidenziale catalogo di magnatune.com.

La licenza è un po’ bastarda, in estrema sintesi io ci posso fare il cavolo che mi pare perché son socio vitalizio di Magnatune, ma voi, a parte ascoltarlo e scaricarlo, non ci potete fare proprio un bel paio di ciùfoli, nemmeno ridarlo a un amico. O allora? E’ così…
Comunque i termini della licenza sono più dettagliatamente specificati su http://www.classicistranieri.com/licenza.html.

Ascoltate e gaudete!!
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Svevo e De Amicis in audiolettura

Mi son dimenticato, jersera, di rendervi edotti di altre due audioletture di cui non vo’ particolarmente orgoglioso, e che ho realizzato or non è molto. Siccome fanno schifo, non ho pensato opportuno farvene partecipi, ma poiché vi sarà tra voi qualcuno che abbia a cuore la propria autoflagellazione "in corpore", sappiate che ho letto "La Madre" di Svevo e "Il piccolo patriotta padovano", il primo dei racconti mensili di De Amicis.
Siccome ho in preparazione la lettura di almeno quattro libri, e tutti contemporaneamente, ci vorrà un bel po’ prima di riavere qualcosa di consistente, ma mi auguro che arrivi prestino.

Nel frattempo intermezzo con queste baloccaggini sulle quali imploro la vostra pietà.

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Il flop del National Jukebox della Library of Congress

La Library of Congress ha messo in linea il National Jukebox, una raccolta di 10.000 file audio dichiarati e risalenti agli albori della registrazione audio e video, raccolta che indubbiamente costituisce un patrimonio di  eccezionale interesse a disposizione dei visitatori del sito.

Sembra una bella cosa, dunque, e a guardarla lo è, sito leggero, altamente "performante" (come dicono quelli che non sanno utilizzare espressioni come "funziona bene"), in grado di reggere un assalto iniziale di vastissime proporzioni quale quello che ha accolto il lancio dell’iniziativa, lettorino di file audio elegante, insomma, all’apparenza tutta roba da apprezzare.

Provate però a fare il download dei file. Non ce n’è possibilità.

Quindi, non solo il materiale, ancorché dichiaratamente per la maggior parte di pubblico dominio negli States, non può essere scaricato, ma non può nemmeno essere libero di circolare ulteriormente.

Il tutto sembra essere ascrivibile a un accrocchio di normative statunitensi. Si legge su http://blog.librarylaw.com/librarylaw/2011/05/the-national-jukebox-copyright-and-pre-1972-sound-recordings.html

"I’ve written in the past about the confused state of pre-1972 sound recordings and how many things that we think might be in the public domain (including Edison wax cylinders) may still be protected by state common law copyrights.  In this case, it would be easy to think that the recordings, most of which were made before 1923, would be in the public domain.  Certainly the sheet music, musical works, and spoken texts that are recorded have likely entered the public domain.  But the recordings themselves will remain protected by copyright until 2067 – even though they are in the public domain in most of the rest of the world, where a 50 year term for sound recordings is the norm."

e più avanti

"The continued copyright protection of these recordings has one obvious impact on the National Jukebox site: one cannot download copies of the recordings.  In spite of the fact that it has had a minimum of 85 years to exploit these recordings, Sony has, according to the LA Times, retained the rights to continue to commercialize them.  Apparently anything that the Library of Congress wants to do to preserve these recordings must be done with the permission of Sony."

In breve, quelle registrazioni sarebbero di pubblico dominio per la maggior parte dei paesi del mondo ma per gli Stati Uniti. Per cui se il server del NONNational Jukebox della Library of Congress fosse residente in un’altra nazione, chiunque potrebbe effettuare legittimamente il download di quelle opere.

Ma fatta la legge trovata la contraddizione. Il National Jukebox include alcune preziosissime registrazioni dall’archivio Berliner (praticamente le prime incisioni effettuate negli Stati Uniti). Blindatissime, guai a metterci le mani.
Guarda caso, però, all’indirizzo http://memory.loc.gov/ammem/berlhtml/berlreco.html  alcune di quelle registrazioni sono regolarmente reperibili.
Uno dirà: "Magari non fanno parte di quel gruppo di risorse su cui la Sony ha messo lo zampino". Appunto, e allora perché non fare una cernita tra cosa è scaricabile e cosa non lo è?

Per questi motivi il National Jukebox mi pare più un carrozzone poco fruibile dall’utente finale che una risorsa realmente a disposizione di tutti e, personalmente, non so proprio di che farmene. Dopo gli entusiasmi iniziali resterà lì a conservare cultura che nessuno potrà mai portare via con sé o condividere con altri. God bless the United States of America!
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Il mio Pinocchio fragile…

Rileggere ad alta voce "Pinocchio" per la gente del Web non è stata una riscoperta particolramente entusiasmante (anche se, paradosso della vita, ci sono degli ascoltatori entuasiasti dell’audiolibro che ho terminato e messo in linea appena ieri).

Intanto c’è da dire che di versioni gratuite di "Pinocchio" in audiolibro ne esistono almeno due. Una, quella distribuita dal Gutenberg Project e da Librivox mi sembra molto "americana", l’altra, per la voce di Silvia Cecchini mi è sempre sembrata un po’ troppo melliflua e poco adatta (anche se di gran lunga migliore della precedente) a rendere tutte le sfumature dell’animo del personaggio del Collodi e del mondo che gli gira intorno.

Così ho deciso di mettere a disposizione una versione mia.

Se piacerà o non piacerà non è affar mio e non me ne curo. Il lavoro è lì per chi lo vuole, e chi non lo vuole può tranquillamente andare a prenderselo dove crede meglio. Il lavoro, s’intende.

Mi curo, invece, di quello che ho provato nel rileggere a voce alta e nel dare un qualsivoglia senso (foss’anche quello del mio personale modo di recepire il testo) l’opera ingiustamente considerata "maestra" nella letteratura mondiale.

Penso che quello che mi ha sempre colpito di Pinocchio sia stato il registro linguistico di un toscano d’antan che ho sempre amato frequentare. Ma poi basta.

Sgomberiamo il campo da possibili equivoci: Pinocchio non fa ridere. Al contrario, a leggerlo c’è proprio di che sfracassarsi i coglioni, non è un libro per l’educazione dei bambini e dovrebbe essere somministrato sotto la stretta sorveglianza e supervisione di un adulto.
Pinocchio è tutto meno che educativo, ha personaggi improbabili e strampalati e, soprattutto, quello che sapevamo sulla fiaba non è vero.
Quella dai capelli turchini, ad esempio, non appare subito nell’opera come "Fata", ma come Bambina.
Una bambina che propone a Pinocchio di farle da sorellina. E che muore di crepacuore all’ennesima marachella del burattino. Una stronza, la Bambina dai capelli turchini che fa incidere sulla lapide della sua tomba perfino il nome del colpevole della sua morte (così si sentirà in colpa di più!).
E come tutte le donne stronze nella vita di un uomo torna. Non si sa come faccia, metempsicosi, gusto per l’orrido, Gerovital.Ma ormai non è più bambina, è donna, ed è disposta a fargli da mamma e da fata insieme. Anche qui resterà con un palmo di naso, perché Pinocchio va nel Paese dei Balocchi e tanti saluti e sono.
La donna, per Pinocchio è sorella/madre/fata. Quindi solo ruoli asessuati. E non perché un burattino (che si muove, pensa e agisce in tutto e per tutto come un bambino vero)  non potesse provare delle pulsioni erotiche (coltiva altri sentimenti come quelli della lealtà e dell’amicizia), ma perché la società gliele nega in guisa di controllo materno e di intoccabilità.

Alcuni capitoli sono addirittura  raccapriccianti. Pinocchio capisce fin troppo presto cosa sono la giustizia e i magistrati: il giudice delegato a ricevere la sua denuncia di furto per tutta risposta lo sbatte in galera.
Lui non ne capisce il perché, deve solo accettare ciò che la società esterna gli impone e conformarvisi per il suo bene e per il bene della società stessa. Non capisce ma deve adeguarsi. E come tutte le persone che assaggiano la galera, non può fare altro che sprofondare sempre di più.
Viene impiccato dagli "assassini" che lo vogliono derubare promettendogli guadagni facili in poco tempo (in fondo il Gatto e la Volpe non erano altro che una delle moderne finanziarie), lo costringono legato a una catena a fare il cane da guardia, rischia di essere fritto in padella a guisa di pesce e, trasformatosi in ciuchino, viene costretto a una umiliante performance nel circo, si azzoppa e lo rivendono a un delinquente matricolato che lo affoga con una pietra al collo per farne pelle da tamburo.
Non c’è rieducazione, non c’è redenzione per Pinocchio nell’essere se stesso, ma solo nell’essere il prodotto delle aspettative degli altri. Quanto più Pinocchio corrisponde a quello che la Fata, Geppetto e il Grillo-Parlante vogliono da lui, tanto più è come loro, dunque buono.

Pinocchio è il prototipo di quelli che ce la fanno, che diventano bambini in carne ed ossa, che non muoiono ciuchi come il suo amico Lucignolo, che ciuco era e ciuco è destinato a rimanere per sempre, fino alla sua pietosa morte da ciuco, perché lui non ha una fata a cui sacrificarsi per essere salvato, lui non ha nessuno, e allora tanto peggio.

Quelli che hanno spostato il senso del romanzo di Collodi nella ricezione della gente sono stati:
Walt Disney (che l’ha epurato di quella parte che era tragica sì, ma che fungeva da campanello di allarme per il senso critico del lettore e lo ha trasformato in una farsa statunitense che nulla ha a che vedere con i toscanismi dello scritto);
Luigi Comencini, che nel trasporlo sul piccolo schermo ha fatto un’opera davvero meravigliosa, ma completamente diversa dal libro a cui è ispirato;
Edoardo Bennato che ha cannato la comprensione del personaggio della Fata e ci ha fatto un inno post-femminista all’acqua di rose.

Comunque, se volete ascoltare la mia lettura, la trovate qui:

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Lettura di Valerio Di Stefano

Licenza: Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5

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La notte delle copyleft lable

Ricevo e volentieri pubblico:

IMAGO SOUND vs SUBTERRA

in collaborazione con FPML

9 aprile 2011 ore 22.00
SINISTER NOISE
via dei magazzini generali, 4b Roma
ingresso 5 euro

Due band e due label italiane entrambe legate da una scelta, quella di distribuire la propria musica liberamente
seguendo la politica del copyleft.

SANS PAPIER – www.sanspapierband.it

“Non appartiene a scuole ben precise, non scimmiotta quasi nessuno e difficilmente è incasellabile. […] nove botte di adrenalina che dimostrano che quando l’attitudine c’è si può fare a meno delle istruzioni per l’uso.” – Rumore

Dopo l’EP SettevolteZeta (novembre 2007) ed una intensa attività live che li vede condividere il palco con nomi importanti del panorama indipendente italiano (The Zen Circus, Mariposa, Sud Sound System, Dente, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Pan Del Diavolo), nel 2011 pubblicano il primo LP, Manuale d’uso per giovani inesperti, su etichetta Imago Sound, rilasciato con licenze Creative Commons ed in free download su Jamendo dal 1° aprile 2011.

TEDESKO & THE MONOMAGICAL BAND – www.myspace.com/tedesko

L’uomo conosciuto come il Tedesko è il calzolaio di Vetralla, antico paese della Tuscia Viterbese. È cresciuto con Carlo Sanetti, studioso di letteratura antica e musicista conosciuto come The MonomagicalBand e La Guerra delle Formiche. Suonano ruvidamente insieme da sempre, in una mistura grunge’n’roll/punk dall’italiano sghembo. Nel 2008 hanno realizzato un LP omonimo, Tedesko & The MonomagicalBand, per l’etichetta copyleft SubTerra, ma amano più che altro l’estemporaneità impermanente delle performances e delle creazioni e la noncuranaza assoluta al compromesso con qualsivoglia sistema. Una vena punk-autoriale.

Durante la serata sarà possibile scaricare sulla propria pen-drive i dischi delle band e l’intero catalogo SubTerra ed Imago Sound.

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Segreteria Telefonica – 02 – La minestra di fagioli ner frigorifero

Eccovi un’altra delirante segreteria telefonica, sempre dedicata alle Gentili Signore e benevole lettrici di questo blog, che potrete ascoltare in MP3 dal nostro lettore virtuale, oppure scaricare comodamente da qui.

Applausi!

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Segreteria Telefonica – 01 – Fallo ora il guappetto!



Nel caso le mie affezionate lettrici fossero interessate a sostituire il messaggio della loro segreteria telefonica con uno più adeguato al loro drudo che non se le fila manco di pezza, ecco il primo MP3 di quella che sarà, certamente, una fortunatissima serie.


Questa è la mia segreteria telefonica.

Non ho nessuna voglia di risponderti. E quindi? Ci sono problemi? No, e allora cosa vuoi da me?

Ringrazia che ti lascio il bip dopo il quale potrai registrare quello che ti pare, tanto non lo ascolto.

O fallo ora il guappetto se ti riesce!


E’ possibile scaricare l’MP3 dall’indirizzo web:

      http://www.valeriodistefano.com/public/Segreteria Telefonica - 01 - Fallo ora il guappetto.mp3


Licenza: http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/

Oppure ascoltarlo prima dal nostro lettore di MP3:
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La Bibbia di Giovanni Luzzi, il Canto dell’Odio, i Postuma, Olindo Guerrini, Lorenzo Stecchetti e altri modi per deliziarsi la vita

Qualcuno m’avrà dato per disperso, considerando la stitichezza con cui vi ho ammannito i miei ultimi commenti su questo o su quell’altro, ma sono stato assai impegnato con le letture ad alta voce, che poi vorrei sapere io stesso perché le faccio, a parte il fatto che sono infinitamente e inguaribilmente vanitoso.

C’è stata una (bella) novità. Di ritorno dal mio viaggio in Toscana ho portato con me una vecchia Bibbia protestante che avevo ancora a casa dei miei, dono di quel brav’uomo che fu il Pastore Giovanni Scuderi della Chiesa Evangelica Valdese di Livorno. Ho sempre avuto per i Valdesi una simpatia istintiva, sono brava gente, ed è per quello che ogni anno sono felice di destinar loro l’otto per mille della mia scalcinata ed esangue dichiarazione dei redditi.

Pensavo che se è facil cosa leggere la "Commedia" di Dante e diffonderne il risultato, per malconcio che sia, è difficilissimo che un testo di oltre duemila anni fa possa essere di pubblico dominio. Insomma, passi Dante, passino Ariosto, il Tasso, passi lo stesso D’Annunzio, passi la Deledda, ma la Bibbia, dico, la Bibbia (che è o dovrebbe essere l’opera capitale della cultura occidentale) è inchiodata e imprigionata da mille cavilli di copyright, perché, per le edizioni cattoliche la CEI e le Edizioni Paoline mantengono i diritti sulle traduzioni, per quelle protestanti ci sono revisioni di rivedute, nuove rivedute, la riveduta della riveduta, non ci si capisce un accidente, e ad ogni revisione i tempi di pubblico dominio si allungano.

Così ne ho fatta un po’ una sfida, e, per farvela breve, il Dott. Valdo Bertelot della Società Biblica Italiana mi ha concesso (gentile!) il diritto di diffondere letture a voce alta di alcuni libri della Bibbia preventivamente concordati.

La versione è quella di Giovanni Luzzi (che aveva, a sua volta, rivisto la storica Diodati sui testi originali, o allora? Non ve l’ho forse detto che non ci si capisce niente??), che cadrebbe, comunque, in pubblico dominio il 1 gennaio 2019.

Così mi sono cimentato con questa versione, a tratti ampollosa, devo dirlo, come con una sfida, soprattutto considerando il fatto che si tratta di un testo che mi appare assai lontano, ormai.

Per cui, per ora sono in linea il libro di Habacuc e il Cantico dei Cantici letti dalla mia vanitosa voce. Andate e pigliatene tutti (tra un po’ saranno disponibili anche nello spazio "ufficiale" dedicato alle mie audioletture, abbiate pazienza…)

Nel frattempo, però, poiché il sacro va preso a piccole dosi, mi sono dilettato anche con la lettura di un libro (profanissimo!) di poesia, e dunque ecco in linea i "Postuma" di Lorenzo Stecchetti, eteronimo del poeta Olindo Guerrini, mai abbastanza lodato, che ha dato dei buoni frutti, messi in linea giusto pochi minuti fa.

Poi dite che sono un ingrato, nèh??

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Le nuove audioletture di Dante, Gongora, Unamuno, Machado, Marino, Pascoli, Carducci e chissa’ chi altri

Orbene, avrete tremato e trepidato per la mia esistenza in vita, visto che v’ho lasciati con alcuni post piuttosto noiosetti anziché no, ma poi vi spiegherò che senso hanno, ammesso che abbia un senso quello che stanno combinando intorno alla rete in nome dell’immancabile copyright, but that’s another story.

Stamane ero intento a divertirmi un tantinellino e a riordinare e rinforzare la sezione delle mie audioletture.

Mi faceva piacere riunirle, anche se alla meglio, in un luogo unico, ovviamente quelle sparse un po’ per ogni dove continueranno a starci, ma insomma, ne valeva la pena, perché ne ho aggiunte svariate.

Le trovate tutte (più o meno, ma manca qualcosa, e me ne dispiace) qui:

http://audioletture.controversi.org

mentre tra le aggiunte c’è qualcosa in provenzale di Jaufre Rudel (la leggendaria "Vida", che non è sua, va da sé, e il famoso "Quan lo rius de la fontana") e non chiedetemi cosa mi abbia preso di mettermi a leggere nella lingua dei trovatori, a me piace e a qualcuno piacerà. Poi c’è Giacomino Leopardi, e non avete idea di quanto mia sia piaciuto "La sera del dì di festa", c’è quasi di che mettersi a piangere, e dire che al liceo l’odiavo il gobbetto di Recanati, "La pioggia nel pineto" di Rapagnetta, un sonetto del Marino (tanto per far vedere che esiste anche lui), e tragli spagnoli i soliti Unamuno, Machado e quella trombetta spelacchiata di  Góngora.

Pezzo forte, ma non mi è riuscito un gran che, il canto di Ulisse di Dante, che poi è un frammento del XXVI dell’Inferno, nonché l’imprescindibile "Tanto gentile e tanto onesta pare".

Ora basta perché odio i post che sono pieni di link, e poi mi sono già sbrodolato abbastanza.

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John Denver – Rhymes and Reasons – Le piu’ belle canzoni della nostra vita

E sì, adesso facciamoci veramente del male e pensiamo un po’ anche a John Denver che, guarda caso, morì anche lui, nello stesso anno in cui se ne andò la povera Nicolette Larson, ma Henry John Deutschendorf Jr. se ne andò per un banale incidente aereo, "Leaving on a jet plane", come una delle sue canzoni più famose ma non per questo meglio riuscite.

Ebbi un "trip" per la musica di John Denver quando mi comprai lo storico LP della RCA "Greatest Hits" (quello la cui copertina riporto a perenne e imperitura memoria).

Per me, seguace di Neil Young, di Crosby, Stills, Nash e Young (appunto), di Linda Ronstadt, della buonanima di Nicolette Larson, di Emmylou Harris (che è ancora viva, meno male…)  e di Joni Mitchell, quella di John Denver era una musica leggera, oserei dire "disimpegnata", come la sia amanava definire allora (pareva che l’"impegno" fosse il timbro musicale, il "must" imprescindibile, il marchio a fuoco dei un artista o di un genere).

Poi uscì una pubblicità, non mi ricordo più se di una automobile o di che cosa, che conteneva, come commento musicale, questa "Rhymes and Reasons" che nessuno conosceva ma che piaceva a tutti.
Tanto che quando se ne parlava, con gli amici o con i compagni di scuola (ma chi se lo ricorda se ero già iscritto all’Università o no…) facevo lo sborone e il saputello perché non solo io quel brano lo conoscevo, di più, ce l’avevo! ("Me lo registri???" "Me la fai una cassetta????" No, e perché avrei dovuto???


Brano che, ad ascoltarlo oggi, appare un po’ stucchevolmente spiritualistico ma conserva inalterata la sua fattura e una certa freschezza interpretativa.

Ed è una nostalgia senza tempo, attraverso le strade del country che mi riportano "a casa" ("Take me home, country road!"), pensando a John Denver che non c’è più nemmeno lui, che razza di fine del cazzo, Thanks God I’m a Country Boy ora però basta morti…
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Nicolette Larson – Lotta Love – Le piu’ belle canzoni della nostra vita

Sono quelle notizie che quando ne vieni a conoscenza ci resti cacino (livorn.: per “male”, “estrerrefatto”, “di merda”) tutta la sera, anche se sono accadute, ormai, una dozzina di anni fa e più.

Solo che tu non le sai, non le hai mai sapute.

Ecco, Nicolette Larson è morta nel 1997. Io l’ho letto mezz’ora fa e sono ancora qui che verso lacrime come uno scemo.

Perché per me Nicolette Larson era ed è sacra.

Lo devo confessare, ho avuto anch’io, come accade a molti, un periodo molto country. Non so perché ma è un genere di musica che mi ha sempre dato leggerezza, allegria, e che ha caratterizzato la mia adolescenza.

Penso che sia perché è una musica popolare, e la musica popolare l’ho sempre frequentata molto. Parallelamente ascoltavo folk anglo-scoto-irlandese ed ero veramente felice, di quella felicità tipica di quando si hanno quattordici anni, un disco di Neil Young sotto il braccio, una città per cantare (per me quella città era Livorno), e un sacco di stronzate per la testa.

Il disco era “Comes a Time”, e in quella incisione c’era Nicolette Larson che accompagnava Neil Young (affettuosamente ribattezzato in classe mia “Nello ‘r Giovane”) nei controcanti ma rendeva quel disco una cosa viva, tangibile, erotica, erogena e femminile, che per un quattordicenne non era poco.

Nicolette Larson, per me, era il più bel tronco di potta che avessi mai visto, capelli lunghissimi, sguardo bambino, voce capace di fare i ricami su “Four Strong Winds” in modo tale da metterti i brividi, così come di cantare “Motorcycle Mama” con una voce roca e decisa.

Prese una canzone di Neil, “Lotta Love”, che in quel disco sembrava poco più di una lagna tirata per le lunghe su due o tre accordi e ne fece un successo planetario. Fu una interpretazione da sogno, perché lei era da sogno, e se n’è andata a 45 anni, 45 come i giri di una canzone, per un edema cerebrale, e nessuno ce la ridarà più, così come l’adolescenza passata ad ascoltarla.

Era troppo bella per invecchiare, ma sono stronzate, cazzate (a proposito, si può dire “invecchiare”?), minchiate che si dicono perché non si sa cos’altro dire e allora si deve riempire il vuoto di nulla, come se il nulla valesse più del vuoto. Come fanno quelli che imbrattano i suoi video su YouTube scrivendo “Resterai sempre nei nostri cuori”. Cazzo me ne faccio io dei cuori della gente?

Speravo tanto fosse una donna ingrassata della Carolina. O della California. O di chissà dove.

Adesso resta questo:



e non è una consolazione.

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Maledetti toscani: “Sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi – Lezione-conferenza di Valerio Di Stefano


Toh, e oggi ho parlato anche delle sorelle Materassi, o metteteci un toppino…


Valerio Di Stefano
"Maledetti Toscani: "Sorelle Materassi" di Aldo Palazzeschi"
Lezione-Conferenza
1° Circolo Didattico – via G. Milli – Roseto degli Abruzzi
12 novembre 2011 – ore 16.00

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http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/

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Oppure ascoltala attraverso il nostro lettore virtuale di MP3:

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