La democrazia in Facebook

Si fa tutto un gran chiacchierare a sproposito nel commentare la decisione di Facebook di oscurare ed eliminare gli account personali e le pagine pubbliche di persone e associazioni facenti capo a gruppi di estrema destra responsabili, secondo il colosso, di seminare odio e di andare contro ai regolamenti della piattaforma. C’è chi dice che Facebook ha fatto bene eche era ora che si verificasse un clima di pulizia da gulag contro l’avanzata dei fascismi di ogni tempo e stagione, e c’è, di per contro, chi dice che la democrazia è democrazia, che la libertà di opinione e di espressione sono garantite a tutti, che escludere delle formazioni di estrema destra dal dibattito sul web è una sconfitta e c’è anche chi (le formazioni di estrema destra escluse) propone querela e chiede un risarcimento danni. Tutte opinioni legittime, ma che non tengono conto di un piccolo particolare: Facebook è una iniziativa PRIVATA. Non ha nulla a che vedere con l’articolo 21 della Costituzione italiana (visto che le leggi del nostro paese non hanno nessun valore negli Stati Uniti, dove Facebook opera e ha la sua sede legale). E come iniziativa PRIVATA ha le sue regole. E la regola numero uno per un privato su Internet, al 99% dei casi, è quella secondo cui “tu sei in casa mia e fai quello che ti dico io”. Naturalmente è una regola non scritta, ma comunemente accettata e pacifica. La gente dice spesso “Questo è il MIO Facebook e qui comando io” (con un accenno di boria, sussiego e supponenza)imenticando che quello non è il SUO Facebook, ma uno spazio che Facebook, per grazia ricevuta, concede in uso a quella persona perché possa scrivere quello che vuole sì, ma basta che non vada contro a quello che il padrone di casa fissa come regola standard. E se il padrone di casa dice che a casa sua non si pubblicano foto di tette nude c’è poco da fare, sarà richiamato anche l’utente che ha postato una immagine in cui si vede una madre allattare il proprio piccolo. E a seconda della gravità dell’infrazione, vengono comminate delle sanzioni. Che vanno dall’esclusione da Facebook per pochi giorni all’eliminazione dell’account e al permanente divieto di postare ulteriori contenuti. Ma chi lo decide se quel contenuto viola le regole oppure no? E’ semplice, lo decide Facebook. In base ai propri criteri personalissimi e ai propri algoritmi di ricerca. Che saranno anche dei troiai immensi, ma intanto sono lì, funzionano e segnalano. Segnalano anche cose che non c’entrano assolutamente nulla, come l’uso di certi termini in senso figurato o ironico, di certe vignette di dubbio gusto, ma pur sempre espressione di quel diritto di critica e di satira che dovrebbero discendere dal diritto pieno all’espressione. E hai voglio te a dirglielo, a farglielo presente. Se LORO decidono che TU hai fatto qualcosa che va contro la loro policy, TU sei fuori dalla casa del padrone. Stare su Facebook non è un diritto, è una concessione, è un regalo, o, meglio, è un “prestito”. Io ti presto a tempo indeterminato (che non vuol dire “per sempre”, ma vuol dire “salvo situazioni contrarie”) uno spazio, un account, che potrai gestire come vuoi. Non mi devi niente per questo, è gratis (e Facebook diceva che lo sarà per sempre, poi la scritta è scomparsa dal web, che fine abbia fatto non si sa), però intanto mi dài i tuoi dati personali (altrimenti il padrone di cosa campa?) e ti comporti come dico io. E quello che dico io vale, altrimenti vai fuori. E’ ingiusto? E’ antidemocratico?? Non ti permette di esercitare il tuo libero diritto all’espressione??? Può darsi, però intanto è così. Se vuoi dire quello che vuoi vai da un’altra parte (che so, ti fai un sito web, un blog, un forum, ti fai la tua piattaforma social per conto tuo), in casa mia dici quello che voglio io. O provate a darle torto!

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Quei fascismi che si burlano della Costituzione

E’ stato tristissimo, iersera, vedere sui TG le immagini tragiche e sconsolanti, dei militanti di destra che manifestavano in piazza contro un voto di fiducia a un governo legittimamente costituito. E’ stato increscioso vedere i saluti romani davanti a Montecitorio, è stato raggelante veder prendere in giro la Costituzione che non prevede che i governi debbano essere eletti dal popolo, ma sostenuti da una maggiioranza parlamentare comunque costituita, in nome della quale (in nome della Costituzione, non della maggioranza, s’intende), pure, lorsignori invocavano (invano, devo dire) il diritto a manifestare e a dissentire. Maalox.

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La bomba nel processo penale

prescrizione

L’emendamento al decreto sicurezza che blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, qualunque sia la sentenza emessa è un vero e proprio mostro giuridico e meriterebbe di essere cancellata dalla faccia della terra, oltre che dalle carte dei sonnacchiosi senatori che non potranno neanche parlarne, perché tanto il Governicchio porrà la questione di fiducia.

Con questo istituto si svilisce prima di tutto un istituto che esiste ed esisteva nel nostro stato di diritto: lo Stato rinuncia a pretendere di risolvere un procedimento quando sia passato un certo lasso di tempo. La prescrizione è una espressione del diritto all’oblio. Dopo un po’ ci si dimentica di un fatto, si rinuncia ad esercitare l’azione penale perché un poveraccio (o un malandrino) non può essere giudicato anni e anni dopo per quello che ha fatto anni e anni prima. E’ probabile che si parli di un’altra persona (in senso stretto), di qualcuno che non si riconosce più e che non ha più nulla a che fare con il reato che ha commesso (ammesso e non concesso che lo abbia veramente commesso). E allora la questione si chiude.

Stoppando i tempi di prescrizione sine die si ledono i diritti di difesa (che può puntare anche sull’eccessiva durata del processo) e si va contro alla prescrizione costituzionale per cui un procedimento penale o civile deve avere una durata ragionevole, perché una volta ottenuta una sentenza di primo grado praticamente moriranno tutti i giudizi di grado superiore (qual è quel Pubblico Ministero o quell’avvocato difensore che in presenza di una sentenza sfavorevole avrà l’ardire di presentare appello in secondo grado o in Cassazione se sa che la prescrizione è sospesa?? A quel punto nessuno dei due avrà più fretta, e in caso di condanna il difensore avrà tutto l’interesse di mantenere così le cose per evitare che il suo cliente vada in galera, e la sentenza resta nel limbo).

E’ una bomba all’interno del processo penale che potrebbe avere effetti di deflagrazione anche molto gravi. Non si sa che cosa voglia fare di preciso questo governo, ma vi assicuro che non è assolutamente niente di buono.

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Per David Puente Pietro Pacciani è il mostro di Firenze

(screenshot da www.davidpuente.it/blog/)
(screenshot da www.davidpuente.it/blog/)

David Puente è un “blogger”, “laureato in Scienze e Tecnologie Multimediali presso l’Università degli Studi di Udine”, “esperto informatico” e “debunker”. Questo, almeno, quello che si ricava dalle prime sommarie informazioni che si ricevono quando si digita la stringa “David Puente” nel motore di ricerca di Google.

Fa parte del quadriumvirato di persone che facevano da consulenti a Laura Boldrini, quando era ancora Presidente della Camera, per lo smascheramento delle cosiddette “bufale”, o “fake news” che dir si voglia. Oggi, come gli altri tre suoi compagni di viaggio, vive una visibilità istituzionale decisamente più modesta ed isolata.

Quello del “debunker” è un mestiere che va molto di moda. Si tratta di ridare verità a quelle notizie che verità non hanno e ristabilire un principio di realtà dei fatti ch3e altrimenti sfuggirebbe al lettore più disattento, oppure più semplicemente più sprovveduto. Lodevole iniziativa. Per essere un debunker affidabile bisogna essere prima di tutto autorevoli. Non basta, cioè, che quello che si scrive a confutazione di una tesi o di una ipotesi sia vero in sé, bisogna anche essere delle persone credibili, perché se si prende il vizietto, come è già successo, di andare a fare le pulci ai giornali nazionali con maggiore e più ampia diffusione perfino sugli errori di ortografia, poi non ci si può permettere il lusso di sbagliare un verbo in francese dichiarando al contempo un titolo di studio come quello del “diploma in lingue”. E’ già successo e succederà di nuovo. Questo blog è qui anche per segnalarlo (ma non solo).

Ebbene, David Puente, nel suo blog, come vedete nello screenshot, ha “sbugiardato” la paternità di un intervento su Facebook a nome di tal “Matteo Salvini”, che a corredo del suo testo, in cui parla del valore degli anziani nella società italiana attuale, ha messo una foto di Pietro Pacciani, segnalandolo, o dando per scontato che la gente lo valutasse come un umile e innocuo vecchietto, di cui poter andare orgogliosi nelle feste comandate, con cui bere un bicchier di vino o condividere il piacere di una partita a briscola. Puente chiarisce dunque che quel post non proviene da Matteo Salvini quello vero, ma da un account omonimo che non ha il bollino blu (ormai su Facebook ci trattano come le banane Chiquita) e che ha un numero di “like” decisamente basso per trattarsi di un personaggio così popolare.
Solo che nel dirlo, si lascia scappare quanto seque:

Da un bel po’ vedo condiviso lo screenshot di questo post Facebook dove Matteo Salvini avrebbe condiviso la foto di Pacciani (il mostro di Firenze) con evidente apprezzamento:

Dunque, secondo Puente, Pietro Pacciani sarebbe il mostro di Firenze.
Ora, c’è un problema. Non esiste nessuna sentenza definitiva passata in giudicato che stabilisca la responsabilità penale di Pacciani in ordine ai reati che gli sono stati contestati.
Il processo di primo grado finì con una condanna, quello di appello con una assoluzione, poi ci fu il giudizio di Cassazione che rimandò il tutto a un secondo processo di appello da celebrarsi in presenza di alcune testimonianze non acquisite nel procedimento precedente. Ma quel secondo giudizio di appello (che avrebbe dovuto essere confermato, se mai, da un altro secondo e definitivo giudizio di Cassazione) non si celebrò mai per il semplice fatto che Pacciani morì. La morte del presunto “reo” estingue il reato, quindi la colpevolezza di Pacciani resta ancora avvolta nel limbo. Secondo la nostra Costituzione ognuno è innocente fino a sentenza definitiva; la sentenza definitiva non c’è e quindi non si può dire che Pacciani sia il mostro di Firenze. Puente lo dice e pazienza, si assumerà la sua brava responsabilità.

Ma al di là di questo, chi debunka i debunker? (Non guardate me!)

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Il Governo si costituisce innanzi alla consulta

cappato

Pare non finire più la tintura di fosco che sta assumendo il prosieguo del processo a Marco Cappato per l’accusa di suicidio assistito nel confronti di Dj Fabo. Gli atti, come sapete, sono stati trasmessi alla Consulta (la Corte Costituzionale) che dovrà decidere se la normativa, di origine del periodo fascista, che disciplina il reato in questione, sia ancora compatibile con la Costituzione e con i principi di libertà di cura (e, dunque, anche di libertà di porre fine alle proprie sofferenze in modo dignitoso) che essa sancisce.

Negli ultimi giorni è arrivata la notizia che il Governo Italiano, zitto zitto, tomo tomo, cacchio cacchio, nelle sue piene funzioni di “disbrigo degli affari correnti”, si è costituito nella vicenda. Ma non, come ci si sarebbe aspettato, per la conservazione del diritto a morire quando la propria vita dipende da fattori esterni che non ne garantiscono più la dignità, ma proprio per il contrario. Cioè, il Governo Italiano si è costituito per chiedere che la Consulta dichiari costituzionale la norma e che (quindi) Marco Cappato vada in carcere. Avrebbe potuto tranquillamente rimettersi alla saggezza e al libero arbitrio della Consulta, nel pieno rispetto della diversificazione e separazione dei poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario), invece no, ha voluto mettersi in mezzo con tutti gli assi del piatto della bilancia che si scombinano e che rischiano di rendere ancora più oscuro il cammino che va verso la sentenza.

E’ un pasticciaccio brutto che non avrà fine e su cui pesano fardelli gravissimi che il povero Marco Cappato deve sopportare ogni giorno. Che trovi la forza, per Dio, che trovi la forza.

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Il discorso del Re

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Ya hay un español que quiere / vivir y a vivir empieza, / entre una España que muere / y otra España que bosteza. / Españolito que vienes  / al mundo te guarde Dios. / Una de las dos Españas / ha de helarte el corazón. (Antonio Machado)

Pesava il silenzio imbarazzante di Re Felipe VI di Spagna sui gravi accadimenti in Catalogna della scorsa settimana. Pesava talmente tanto che il Monarca, ieri sera, ha rotto gli indugi e si è fatto vedere in televisione dall’intera nazione spagnola per un discorso di quattro minuti in cui ha ribadito, parlando del referendum di domenica scorsa, che:

– si tratta di “un inaccettabile intento di appropriazione delle istituzioni storiche della Catalogna”;

– che le  autorità  sono state “sleali” mantenendo una “condotta irresponsabile” e che “si sono messe al margine del diritto e della democrazia”;

– che gli organizzatori “hanno voluto spezzare l’unità della Spagna”;

– che la consultazione “ha messo a rischio l’unità e l’economia del Paese”;

Non c’è stata una parola che fosse una per i feriti dalle cariche della Guardia Civil. Nessun accenno al dialogo tra istituzioni. Solo un richiamo generico alla Costituzione come legge fondamentale, evitando di far cenno che la Costituzione prevede che in caso di spinte scissioniste si interpelli preventivamente il presidente della Comunità Autonoma, o, in caso di diniego, si rimandi il voto alla maggioranza del Senato. Non c’è stato niente di tutto questo, solo quattro minuti di una imbarazzante adesione alle linee del Governo.

Non che ci si aspettasse di più. Il fatto è che ci si aspettava di meglio. E di meglio c’era anche quel “silencio estremecedor” che ha preceduto l’imbarazzante discorso del Re. Intellettuali come Unamuno (a cui doleva la Spagna come può dolere il cuore) si rivoltano nella tomba dell’oblio in cui questa Spagna “de charanga y pandereta”, come diceva lo stesso Antonio Machado, li hanno tristemente costretti.

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Vacuna

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E i vaccini?

Già, i vaccini…

Vedete, io sono un inguaribile costituzionalistista (se solo “costituzionalista” non significhi, giustamente, tutt’altro), nel senso che mi piace la Costituzione e tutto quello che c’è scritto dentro.

Tra le cose che mi piacciono della Costituzione c’è il principio che nessuno può essere obbligato a ricevere una determinata cura se non la vuole. Che siano le trasfusioni di sangue dei Testimoni di Geova o il ricovero in ospedale dopo un incidente. E qualcuno di voi mi dirà che sono contrario all’omeopatia. Sì, infatti stavo giusto parlando di libertà di curarsi, e l’acqua fresca non è una cura. Sia chiaro.

La vita ci appartiene inderogabilmente. E’ cosa nostra e ne facciamo quello che vogliamo, da sempre e per sempre, e così è per la salute. In questo senso considero il ddl Lorenzin sull’obbligatorietà dei 10 vaccini per i bambini che andranno a frequentare la scuola elementare una violenza inaudita al nostro sistema giuridico, ai diritti di ognuno, e al ruolo genitoriale.

Perché i figli sono nostri almeno finché non compiono i 18 anni di età. Qualcuno dice neanche prima, ma è un’altra sorta di polemica. Decidiamo noi per loro finché non sono in grado di autodeterminarsi. E qui si tratta di scegliere su una categoria di farmaci che non possiamo dire “perfetti” e che in certe condizioni possono dare effetti collaterali di gravità variabile. Il punto sta proprio qui, se io, per mio figlio, sono disposto a correre il rischio di questi effetti collaterali del farmaco, di qualsiasi tipo esssi siano. Può anche trattarsi di una lieve febbricola, ma il punto è questo, se io non sono disposto a che mio figlio sia esposto alla febbricola, il vaccino non glielo faccio, punto e basta. Non c’è nulla di altro, di più, di diverso da tutto questo. E’ ovvio che mi assumo io tutte le resposnsabilità, sia che mio figlio si ammali, sia che in conseguenza alla mancata vaccinazione si ammalino altri. Ma questo è tutto. E non può e non deve esserci altro.

Io ho una figlia. Deve vaccinarsi. Prima di farla spunturare ho deciso di andarmi a cercare un po’ di informazioni in rete, come immagino facciano svariati genitori. Oh, non ho trovato nulla di quello che cercavo. Non se quel vaccino che deve fare mia figlia è obbligatorio oppure no, quali sono i suoi effetti collaterali e qual è la loro incidenza nella casistica dei vaccinati. I casi sono due, o trovo informazioni del tutto inutili, ma tranquille e alla valeriana, che mi rassicurano che proprio non c’è nessun pericolo, o trovo parole di fuoco di antivaccinisti invasati e decisi a tutto che vogliono farmi rendere conto (probabilmente pensano che io non sia in grado di farlo da solo) che i vaccini sono veleni e che c’è, al contrario di tutto quello che si dice, una stretta correlazione tra vaccini e autismo, e io che ho una bambina ho una paura fottuta dei terrorismi di qualunque razza o religione siano. E poi si trovano le esternazioni di Budroni. Che sono un’altra cosa e di cui mi piacerebbe occuparmi sul blog se solo non avessi una paura micidiale delle sue querele. E a questo punto il problema non diventa più che io non sappia consultare un motore di ricerca in generale e Google in particolare, qui si tratta di qualità dell’informazione in rete che non è all’altezza delle aspettative dell’utente, siti in confronto ai quali questo blog diventa un fiore di purezza e di onestà.

Non è con l’obbligo di legge che si crea una coscienza della salute. In Finlandia il 98% della popolazione è vaccinato e non sussiste nessun obbligo. E gli interessi economici in gioco sono molti, ed è facile farli lievitare sulla pelle dei nostri figli che non possono dire nè ài nè bài. L’emendamendo dell’obbligo di vaccinazione per docenti e personale medico è stato ritirato e, per ora, basterà produrre un’autocertificazione sullo stato vaccinale degli individui. Sarà la porta d’ingresso del più grande falso in atto pubblico della storia della Pubblica Amministrazione.

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Perché NO

no

Domenica prossima andrò a votare e voterò NO. Sarà un NO convinto, come ti càpita raramente quando vai a votare.

Vorrei poter dire, come chi mi sta accanto ed è la persona in assoluto più intelligente che io conosca, che se voto NO è perché non mi fido di questa gente che sta al Governo del Paese, ma il fatto è che sono un inguaribile sentimentale e che sono rimasto affezionato al bicameralismo perfetto e non voglio che me lo tocchino. Oh!

La mi’ nonna Angiolina diceva sempre che “Quattr’occhi ci védano meglio di due” e ho sempre considerato il bicameralismo come una forma di garanzia di trasparenza e controllo reciproco da parte delle due Camere. C’è chi mi dice che abolendo il Senato si risparmia. Ma io non voglio che lo Stato risparmi, perché la democrazia costa, ed è un costo che dobbiamo sostenere tutti. Al limite si riducano i privilegi e gli stipendi dei parlamentari. Oppure se ne abbassi il numero, se proprio ci si tiene, ma è pericoloso mandare all’aria una funzione per mettere fuori uso i suoi funzionari.

E’ una riforma, quella di Renzi e dei suoi sodali, che puzza dalla testa e mettere le mani sulla Costituzione è un po’ come metterle sulla pressione sanguigna, si finisce sempre per combinare dei disastri e io voglio continuare a vivere in un paese in cui il bicameralismo sia l’ordinaria amministrazione, non un lusso.

Per questo domenica prossima voterò NO. Poi alle 22 mi siederò in poltrona e aspetterò la vittoria di quelli del SI’ (tanto, se piove di quel che tuona…)

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