Chi cazzo è Maria Siruingo?

Questa mattina mi sono svegliato e il blog era invaso da una quindicina di commenti di spamming tutti uguali provenienti dall’account Facebook intestato alla signora Maria Siruingo, probabilmente esperta in prestiti personali a tassi di interesse vantaggiosissimi (sic!). Sono stati molti gli articoli “infettati” da questa attività di spamming, dai più recenti a quelli più vecchi ma comunque molto frequentati.

Ho provveduto a bloccare l’account della Siruingo in modo che non possa più far danno, ma ho conservato uno dei suoi commenti in linea a perenne memoria di quello che può e sa fare la gente quando si tratta di imbrattarti il blog. Insomma, sono cose che fanno girare le scatole. Spero di aver provveduto così a limitare i danni al minimo e che cose di questo genere non si verifichino più. Nel caso chiuderò i commenti da Facebook, tanto per quel poco che commentate -infingardi!- il modulo commenti di WordPress va più che bene.

Che senso ha la pubblicità nel blog?

Avrete notato che sul blog ho reinserito gli spazi pubblicitari di Google AdSense. Non ci sono perché mi piace mettere la réclame per ogni dove, ma perché i clic fatti su quegli annunci contribuiscono a far sopravvivere il blog sotto forma di pochi centesimi per volta. Non vado orgoglioso di questa scelta, ma blog e classicistranieri.com cominciano a costarmi una bella sommetta l’anno, per cui cerco di riprendermi qualcosa con questo sistema. Cercate di ricordarvene ogni volta che passate di qui per leggere qualcosa.

Domani torno a Vada e altre brevissime dal blog

Di I, Lucarelli, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2340767


Allora, dunque, vediamo un po’, domani io parto di nuovo dall’Abruzzo alla volta di Vada (Li) dove passerò le feste natalizie con l’augusta genitrice la Regina Madre Pieranna. Non crediate di liberarvi tanto facilmente di me e del blog nel corso di queste festività, perché ho intenzione di rompervi le scatole a volano con commenti, cronache, attualità, parole, opere, omissioni, mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Mi tratterrò lì una decina di giorni, più o meno, giusto il tempo di farmela venire di nuovo a noia (è quello l’effetto che ogni tanto mi fa).

Sarò lì, vi dicevo, solo che non avrò con me il mio formidabile portatile con doppia partizione e ventimila lazzi, frizzi, tricchi, pucci e triccheballàcche, per cui scriverò esclusivamente dallo smartphone e gli articoli che ne deriveranno saranno, gioco forza, più brevi e sintetici (oh, sentite, mi garbate tanto e vi voglio tanto bene, ma stare lì con i moncherini a sditeggiare due ore intere per voi questo poi no…), con meno immagini (non ho detto che non ne metterò, ho detto che ne metterò di meno, o di più, ora si guarda), ma magari più frequenti (tanto avrò poco o nulla da fare, sì, sarà facile) e di più agile lettura.

Questo passa il convento e questo vi puppate.

A proposito di quel che passa il convento, vi sarete certamente resi conto che sulla colonna a sinistra è integrato un contatore delle vostre letture quotidiane, settimanali e magari anche mensili (abbiate pazienza, ora non me lo ricordo), comunque ecco, sì, c’è un coso che dice quante volte vi siete collegati, cosa avete letto e quante volte. Non è proprio un bijou di precisione, ma si avvicina molto alle statistiche ufficiali, solo che le statistiche ufficiali le posso vedere soltanto io mentre queste le possono vedere tutti. E’ per un po’ di trasparenza e per darsene un po’ di vanto, perché quando vedo i numerini che scattano oltre le 2000 letture quotidiane mi gaso dimolto e così spero di voi.

Ovvia, buon viaggio.

E’ cambiato il vestitino del blog

Oggi, giusto perché non so cosa dirvi, vi informo (ma lo avete visto anche da soli) che ho cambiato il vestitino al blog. Il colore rosso mi aveva sinceramente stufato e l’ho sostituito con questo arancione e verde, un po’ più vivace. Ma siccome ho svariati colori ancora a disposizione, è molto probabile che li cambi ancora a seconda del mio personalissimo umore quando voglio e quando mi va, paraponziponzipà. Per ora mi pare bello così.

Ho finalmente cambiato il font degli articoli. Nulla di eccezionale (è un semplice e banale Tahoma -o Verdana, ora non mi ricordo, li confondo sempre), ma adesso finalmente il blog si legge perbenino. Godranno del cambiamento in meglio soprattutto gli utenti che leggono da PC, perché ho visto che gli effetti su smartphone e tablet non sono poi così incoraggianti. Mejor algo que nada. Insomma, via, per oggi ho fatto un bel lavorino.

Matteo Camiciottoli: frase offensiva verso Laura Boldrini? Oggi è cominciato il processo di merito

boldrini

Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea (SV), nel 2007 pubblicò una frase piuttosto infelice nei confronti di Laura Boldrini: “Gli stupratori di Rimini? Scontino gli arresti domiciliari a casa della Boldrini”.

Si riferiva a un episodio in cui un gruppo di immigrati africani furono accusati di aver aggredito e stuprato una turista polacca e di avere successivamente aggredito un trans peruviano. I presunti autori dei crimini furono posti agli arresti domiciliari, circostanza questa che ha fatto indignare Camiciottoli che ha scritto: “Potremmo dargli gli arresti domiciliari a casa della Boldrini, magari le mette il sorriso”. Alla Boldrini la cosa non è piaciuta (e vorrei anche vedere!) e ha querelato il sindaco leghista per diffamazione.

Questa mattina, presso il Tribunale di Savona, si è svolta la prima udienza del processo a carico di Camiciottoli. Non sappiamo come sia andata, né se ci sia stata una sentenza. Nel caso ve ne darò conto.

La cosa più alienante è leggere su “il Giornale” che il sindaco “Scherzò sulla Boldrini”. Cioè, quello che ha convinto un Pubblico Ministero a citare direttamente a giudizio l’autore di un commento su Facebook sarebbe un gioco, uno scherzo, una zuzzurellata, una bagatella come si dice in giuridichese. Eppure la sua valenza apertamente offensiva, soprattutto nei confronti di una donna è evidente (provatevi a dire le stesse frasi nei confronti diu un uomo e vedrete cadere tutto il castello della pubblica accusa). Ma non solo. Si legge anche “Querelato. E ora processato. È il destino di Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea che lunedì, nel Tribunale di Savona, comincerà la sua battaglia per la libertà di espressione.” Dunque per i redattori de “il Giornale”, quella di lunedì non è l’udienza verso uno che ha oggettivamente diffamato, ma addirittura l’apertura di una vera e propria battaglia per la libertà di espressione.

Ed è un vero peccato, oltre che una cosa ridicola, scambiare la libertà di espressione per libertà di diffamare, di dire tutto, tanto è uno scherzo, di mettere sotto i piedi la dignità di una persona perché “tanto è così che funziona” e perché “Siamo su Facebook, si comportano tutti così”. Con chi sto io? Né con Camiciottoli né con la Boldrini, ma dalla parte della libertà di espressione quella vera. Camiciottoli, se si reputa innocente avrà tutte le possibilità e le libertà di far valere le sue tesi in un pubblico dibattimento che sta facendo crescere l’interesse della rete, anche perché si tratta del primo e del più altisonante dei procedimenti scaturiti dalle varie querele che Laura Boldrini ha presentato per difendere la sua onorabilità massacrata a colpi di commenti e di tweet sui social network, sui blog, sulle piattaforme di discussione “virtuali” (che brutto aggettivo!)

Est modus in rebus, ma quello che è certo è che tutto si può dire.

Attacco hacker su valeriodistefano.com

grafico

Nella notte tra l’8 e il 9 settembre scorso, valeriodistefano.com è stato vittima di un attacco hacker con oltre 6000 tentativi di accesso a una pagina fortunatamente inesistente sul server, ma legata alla cartella di gestione del blog. Immaginatevi voi come ci sono rimasto cacino quando ho scoperto che l’indirizzo IP di provenienza della richiesta di accessi non è russo o cinese ma perfettamente e genuinamente italiano. A pensare male si fa peccato però ci si indovina sempre. E il fatto che il blog dia così fastidio a qualcuno vuol dire che siamo riusciti nell’intento (uso il plurale non certo nel senso di “majestatis” ma per sottolineare che siamo in più di uno a crederci). Anche Wordfence, il plugin per WordPress caro asserpentato ha respinto parte degli attacchi e ha fatto il suo sporco ma fedele lavoro. Felice di (dis)piacere.

Brevissime (forse!) dal blog

a) Ieri, fortunosamente (e fortunatamente!) ho ritrovato una copia di backup di una cartella del blog che conteneva centinaia e centinaia di immagini, file MP3 e PDF tutti collegati ai post più vecchi (diciamo quelli antecedenti il 2010, prima del passaggio a WordPress).

Per un caso fortuito (e te dàgli!) la cartella era stata cancellata dal server, cosicché in molti post non erano più visualizzate le immagini, non si poteva accedere al lettore virtuale di file sonori, non si vedevano i documenti. Adesso in due giorni ho ripristinato 5 Gb. di materiale che è tornato regolarmente in linea. Ho fatto due prove e sembra proprio che vada tutto bene. Ma non si sa mai, nel caso trovaste qualcosa di anomalo fatemi sapere a:

valeriodistefano AT valeriodistefano.com

tanto la posta elettronica non la guardo mai.

b) Un post non fa primavera. E’ vero che avevo annunciato uno stand-by di tempo indeterminato, e che questo stand-by è durato anche relativamente poco (io pensavo agli inizi che il blog sarebbe morto di inerzia), però non so ancora darvi delle certezze sulla continuità (anche se il post di avviso è stato per ora rimosso e giace nella cartellina delle bozze) e sulla qualità dei singoli articoli. Diciamo che ho ancora troppi cazzi per il capo per potermi dedicare con gli stessi costanza, metodo, dedizione, passione, meticolosità, puntiglio ai miei lettori e alle loro variegate esigenze che spesso mi esprimono neanche il blog sia di loro esclusiva pertinenza. Quindi preparatevi perché potrei sparire di nuovo e questa volta in maniera più radicale. Accontentatevi di quel che passa il convento (“è cresciuto un altro frate/brodo lungo e seguitate!”)

Marco Travaglio e la scomparsa del fatto

meme

La notizia è un po’ datata, ma, come vi dico sempre io, questo non è un blog di informazione, in cui la tempestività è il primo requisito utile ed indispensabile, ma di opinione, e le opinioni si possono esprimere sempre e quando ci pare.

Ciò premesso, Marco Travaglio stavolta l’ha fatta proprio fuori dal vaso. Il 1 giugno scorso, in un editoriale che si intitola(va) “Meglio o meno peggio?” scriveva a proposito dell’appena nato governo Conte:

“Tutto se ne può dire, fuorché che sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni. Non c’è neppure un ministro inquisito o condannato, ed è la prima volta dal 1994.”

Ora, che questo governo non sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni è e resta una opinione di Marco Travaglio, legittima anche se non condivisa e condivisibile (difatti io non la condivido); ma il fatto che non ci sia neppure un inquisito o un condannato al suo interno è una notizia palesemente falsa. Io non sono un blogger di professione, non sono nemmeno un debunker di stato di quelli assoldati dalla Boldrini quando era Presidente della Camera, quindi non spetta a me corredare e confermare quanto sto dicendo. In fondo per essere debunker servono solo saper leggere e un accesso a Google, per cui potrete consultare la situazione giudiziaria dei neo-ministri in carica semplicemente cercandovela da soli o consultando Wikipedia, che è il più grande casellario giudiziale disponibile in rete, impietoso coi nemici e comprensivo con i simpaticoni.

Vedrete, giocando anche voi un pochino agli Attivissimi e ai Puentes de noàrtri, che quello che scrive Marco Travaglio non è affatto vero. E c’è da chiedersi perché e come Marco Travaglio cada in questo svarione, lui che è sempre attento al centesimale dell’affermazione giornalisticamente pura. Se la situazione delle condanne e delle pendenze penali degli interessati l’ho trovata io poteva benissimo conoscerla anche lui ed evitare di scrivere quella che è una solenne inesattezza (non è vero quel che ha scritto, ma è vero esattamente il contrario).

Questa è esattamente quella che Travaglio considera, in suo bellissimo libro (purtroppo assai poco reperibile) intitolato “La scomparsa dei fatti” come l’omissione del fatto per far trionfare l’opinione. Come se fosse l’opinione e non il fatto a contare e ad essere centrale nella dinamica dell’informazione.

Travaglio stavolta l’ha proprio cannata di brutto. E speriamo che si tratti solo di un caso grave ma isolato. Non vorrei dover assistere alla scoparsa dei fatti, quella vera, per l’esaltazione di questo governo che non ha assolutamente nulla di esaltante.