Come aggiungere i download alle statististiche di Google Analytics

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Allora, alla fine nella guerra per avere delle statistiche umane e reali di tutto il visitato e lo scaricato sui miei tre siti l’ha spuntata ai punti e sul filo di lana, o in zona Cesarini, come si dice alla calcistica, Google Analytics.

Gli avversari erano:

a) Il servizio statistiche di Aruba associato ai domini (subito scartato perché non permette di filtrare i crawler, i bot, gli spider, gli attacchi hacker, insomma, tutta quella robaccia di cui in genere uno non ha bisogno se vuole vedere CHI ha effettivamente -e non per motivi di analisi del siti- scaricato qualcosa o si è collegato con QUELLA data pagina);

b) OWA. E’ open source, è gratuito, funziona benissimo, occupa pochissimo spazio sul database, ma non ha implementato la funzione download. Ho anche scitto al curatore del programma e alla community, dopo essermi sbatezzato a leggere il manuale, non mi hanno risposto, allora vadano a fare in culo (alla faccia della solidarietà dei “fratelli” dell’open source!);

c) MATOMO. E’ a pagamento (23 euro al mese, mica cazzi), è accuratissimo, funziona da dio, è open source, è etico, è attentissimo alla privacy, si pone come l'”altro” Google Analytics, per questo ho deciso di sostenerlo, si trovano in Nuova Zelanda, quindi quando noi andiamo a letto loro si alzano. Ho chiesto più volte aiuto tramite l’helpdesk, sono stati molto carini, io scrivevo alle 10 di mattina e loro rispondevano alle 2 di notte. Fusi orari- La loro sezione dei downloads lascia molto a desiderare ed è estremanete esigua rispetto alla realtà di fatti;
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valeriodistefano.com querela solocase.cloud per violazione del diritto d’autore

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Ed ecco quello che volevo scrivere da giorni.

Sul sito solocase.cloud, e, più precisamente, all’indirizzo https://www.solocase.cloud/?s=valeriodistefano.com, vengono riportati estratti e titoli del blog, come è dimostrato qui:

Me ne sono accorto perché, facendo una ricerca su Google, la copia di solocase.cloud di un mio articolo era indicizzata prima dell’originale del mio blog. Maledetti aggregatori di news del cavolo!

Non mi è stata mai chiesta, né ho mai concesso alcuna autorizzazione a riprodurre, in tutto o in parte, i miei articoli su quel sito.

Eppure sullo screenshot che vi rappresento si parla di ben 122 articoli riportati, al momento in cui redigo queste note.

Pare che solocase.cloud non sia un sito che si occupa di informazione, come ce ne sono tanti che si avvalgono di aggregatori di feed RSS, ma una risorsa che si occupa di finanziamenti , agevolazioni, situazioni di sovraindebitamento, di difficoltà e di servizi di difesa giudiziale e tutela patrimoniale per cittadini ed imprese.

L’unico modo per contattarli è WhatsApp, o la compilazione di un modulo apposito per la richiesta di informazioni e di assistenza.

Cosa c’entra dunque il mio blog? Mi occupo di diffamazione, di cattivo giornalismo, di radioascolto, di difesa del copyright e del copyleft, di cultura libera, di scuola, di politica, di giustizia, di privacy e di mille altri temi che lì per lì mi vengono in mente.
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Quelli che Burioni lo chiamano “Bubu”

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L’uso dei nomignoli e dei soprannomi può essere anche divertente, per l’amor del cielo. Chiamare la propria fidanzata “Ciccina” (Ciccina??), il proprio gatto “Fufi”, Paolo Attivissimo “Topone” (Topone??) può essere un atteggiamento di affetto e di confidenza che, anche se non compreso o gradito dalla maggior parte delle persone che lo percepiscono, rivela indubbiamente una intimità rara.

A volte, però, mettere un soprannome può essere una condanna a morte. Dove io abito c’è l’usanza di mettere nomignoli a tutti: e il nomignolo che ti affibbia il popolo te lo mantieni per tutta la vita. Un conto è se ti tocca un appellativo neutro (tipo “lu marchiciane”, cioè colui che viene dalle Marche), altro conto è se ti chiamano Peppe “lu zuzzone” (magari padrone dell’omonimo ristorante le cui condizioni igieniche sono già incorporate nel soprannome prescelto), perché zuzzone sei, zuzzone sei chiamato e zuzzone resti per tutto il resto dei tuoi giorni.

Ho scoperto ieri che Roberto Burioni in rete lo chiamano “Bubu”. Per carità, “Bubu” è un personaggio simpatico, l’amico di Yoghi, l’orso del parco di Yellowstone che va in giro a fregare i cestini da picnic ai visitatori, sempre inseguito dal Ranger Smith, devo poi riconoscere che l’appellativo appare particolarmente azzeccato perché rappresenta il raddoppiamento delle prime due sillabe del cognome dello scienziato. Come potrebbero dirlo i bambini, che quando imparano a parlare duplicano un elemento linguistico ad libitum. Forse, inoltre, in alcune foto c’è una certa somiglianza fisica tra la persona e il personaggio. Non c’è che dire, “Bubu” gli sta proprio bene ed è simpatico. Però è da carogne. Perché l’appellativo viene usato solo dagli avversari ideologici di Burioni. I novax, coloro che lavorano in ambiti e in aziende omeopatiche, i sostenitori della letalità dei vaccini, quelli dell’efficacia di acqua e zucchero. Se vado su Google a cercare la stringa “Bubu Roberto Burioni” trovo circa 1600 risultati. Ecco, a titolo di esempio, solamente i primi quattro:
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Bambole, non c’è una lira

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Come avete visto le pubblicità di Amazon sul blog sono durate poco (anzi, pochissimo). Hanno ricevuto, questo sì, migliaia di clic (grazie!) ma sfortunatamente nessuno di questi accessi è stato talmente generoso da ordinare qualcosa sul gigante delle vendite on line, e darci la possibilità, così, di far sopravvivere il blog con le percentuali sui proventi degli articoli venduti. Insomma, le percentuali sono: clic 3584, vendite 0. Uno squilibrio troppo abissale per continuare a mantenere certi contenuti. Se quei 3584 clic fossero stati fatti sui contenuti di Google AdSense (che vedete adesso sul blog) a quest’ora non dico che sarei ricco ma vedrei la sopravvivenza economica del blog sotto un’altra e più positiva prospettiva. Quindi si torna ai santi vecchi. Sarà questione di centesimi, ma è sempre meglio di niente. E in più ve lo meritate!

Chi cazzo è Maria Siruingo?

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Questa mattina mi sono svegliato e il blog era invaso da una quindicina di commenti di spamming tutti uguali provenienti dall’account Facebook intestato alla signora Maria Siruingo, probabilmente esperta in prestiti personali a tassi di interesse vantaggiosissimi (sic!). Sono stati molti gli articoli “infettati” da questa attività di spamming, dai più recenti a quelli più vecchi ma comunque molto frequentati.

Ho provveduto a bloccare l’account della Siruingo in modo che non possa più far danno, ma ho conservato uno dei suoi commenti in linea a perenne memoria di quello che può e sa fare la gente quando si tratta di imbrattarti il blog. Insomma, sono cose che fanno girare le scatole. Spero di aver provveduto così a limitare i danni al minimo e che cose di questo genere non si verifichino più. Nel caso chiuderò i commenti da Facebook, tanto per quel poco che commentate -infingardi!- il modulo commenti di WordPress va più che bene.

Che senso ha la pubblicità nel blog?

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Avrete notato che sul blog ho reinserito gli spazi pubblicitari di Google AdSense. Non ci sono perché mi piace mettere la réclame per ogni dove, ma perché i clic fatti su quegli annunci contribuiscono a far sopravvivere il blog sotto forma di pochi centesimi per volta. Non vado orgoglioso di questa scelta, ma blog e classicistranieri.com cominciano a costarmi una bella sommetta l’anno, per cui cerco di riprendermi qualcosa con questo sistema. Cercate di ricordarvene ogni volta che passate di qui per leggere qualcosa.

Domani torno a Vada e altre brevissime dal blog

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Di I, Lucarelli, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2340767


Allora, dunque, vediamo un po’, domani io parto di nuovo dall’Abruzzo alla volta di Vada (Li) dove passerò le feste natalizie con l’augusta genitrice la Regina Madre Pieranna. Non crediate di liberarvi tanto facilmente di me e del blog nel corso di queste festività, perché ho intenzione di rompervi le scatole a volano con commenti, cronache, attualità, parole, opere, omissioni, mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Mi tratterrò lì una decina di giorni, più o meno, giusto il tempo di farmela venire di nuovo a noia (è quello l’effetto che ogni tanto mi fa).

Sarò lì, vi dicevo, solo che non avrò con me il mio formidabile portatile con doppia partizione e ventimila lazzi, frizzi, tricchi, pucci e triccheballàcche, per cui scriverò esclusivamente dallo smartphone e gli articoli che ne deriveranno saranno, gioco forza, più brevi e sintetici (oh, sentite, mi garbate tanto e vi voglio tanto bene, ma stare lì con i moncherini a sditeggiare due ore intere per voi questo poi no…), con meno immagini (non ho detto che non ne metterò, ho detto che ne metterò di meno, o di più, ora si guarda), ma magari più frequenti (tanto avrò poco o nulla da fare, sì, sarà facile) e di più agile lettura.

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E’ cambiato il vestitino del blog

Reading Time: < 1 minuteOggi, giusto perché non so cosa dirvi, vi informo (ma lo avete visto anche da soli) che ho cambiato il vestitino al blog. Il colore rosso mi aveva sinceramente stufato e l’ho sostituito con questo arancione e verde, un po’ più vivace. Ma siccome ho svariati colori ancora a disposizione, è molto probabile che li cambi ancora a seconda del mio personalissimo umore quando voglio e quando mi va, paraponziponzipà. Per ora mi pare bello così.

Ho finalmente cambiato il font degli articoli. Nulla di eccezionale (è un semplice e banale Tahoma -o Verdana, ora non mi ricordo, li confondo sempre), ma adesso finalmente il blog si legge perbenino. Godranno del cambiamento in meglio soprattutto gli utenti che leggono da PC, perché ho visto che gli effetti su smartphone e tablet non sono poi così incoraggianti. Mejor algo que nada. Insomma, via, per oggi ho fatto un bel lavorino.

Matteo Camiciottoli: frase offensiva verso Laura Boldrini? Oggi è cominciato il processo di merito

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Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea (SV), nel 2007 pubblicò una frase piuttosto infelice nei confronti di Laura Boldrini: “Gli stupratori di Rimini? Scontino gli arresti domiciliari a casa della Boldrini”.

Si riferiva a un episodio in cui un gruppo di immigrati africani furono accusati di aver aggredito e stuprato una turista polacca e di avere successivamente aggredito un trans peruviano. I presunti autori dei crimini furono posti agli arresti domiciliari, circostanza questa che ha fatto indignare Camiciottoli che ha scritto: “Potremmo dargli gli arresti domiciliari a casa della Boldrini, magari le mette il sorriso”. Alla Boldrini la cosa non è piaciuta (e vorrei anche vedere!) e ha querelato il sindaco leghista per diffamazione.

Questa mattina, presso il Tribunale di Savona, si è svolta la prima udienza del processo a carico di Camiciottoli. Non sappiamo come sia andata, né se ci sia stata una sentenza. Nel caso ve ne darò conto.

La cosa più alienante è leggere su “il Giornale” che il sindaco “Scherzò sulla Boldrini”. Cioè, quello che ha convinto un Pubblico Ministero a citare direttamente a giudizio l’autore di un commento su Facebook sarebbe un gioco, uno scherzo, una zuzzurellata, una bagatella come si dice in giuridichese. Eppure la sua valenza apertamente offensiva, soprattutto nei confronti di una donna è evidente (provatevi a dire le stesse frasi nei confronti diu un uomo e vedrete cadere tutto il castello della pubblica accusa). Ma non solo. Si legge anche “Querelato. E ora processato. È il destino di Matteo Camiciottoli, sindaco leghista di Pontinvrea che lunedì, nel Tribunale di Savona, comincerà la sua battaglia per la libertà di espressione.” Dunque per i redattori de “il Giornale”, quella di lunedì non è l’udienza verso uno che ha oggettivamente diffamato, ma addirittura l’apertura di una vera e propria battaglia per la libertà di espressione.
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Attacco hacker su valeriodistefano.com

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Nella notte tra l’8 e il 9 settembre scorso, valeriodistefano.com è stato vittima di un attacco hacker con oltre 6000 tentativi di accesso a una pagina fortunatamente inesistente sul server, ma legata alla cartella di gestione del blog. Immaginatevi voi come ci sono rimasto cacino quando ho scoperto che l’indirizzo IP di provenienza della richiesta di accessi non è russo o cinese ma perfettamente e genuinamente italiano. A pensare male si fa peccato però ci si indovina sempre. E il fatto che il blog dia così fastidio a qualcuno vuol dire che siamo riusciti nell’intento (uso il plurale non certo nel senso di “majestatis” ma per sottolineare che siamo in più di uno a crederci). Anche Wordfence, il plugin per WordPress caro asserpentato ha respinto parte degli attacchi e ha fatto il suo sporco ma fedele lavoro. Felice di (dis)piacere.

Brevissime (forse!) dal blog

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a) Ieri, fortunosamente (e fortunatamente!) ho ritrovato una copia di backup di una cartella del blog che conteneva centinaia e centinaia di immagini, file MP3 e PDF tutti collegati ai post più vecchi (diciamo quelli antecedenti il 2010, prima del passaggio a WordPress).

Per un caso fortuito (e te dàgli!) la cartella era stata cancellata dal server, cosicché in molti post non erano più visualizzate le immagini, non si poteva accedere al lettore virtuale di file sonori, non si vedevano i documenti. Adesso in due giorni ho ripristinato 5 Gb. di materiale che è tornato regolarmente in linea. Ho fatto due prove e sembra proprio che vada tutto bene. Ma non si sa mai, nel caso trovaste qualcosa di anomalo fatemi sapere a:

valeriodistefano AT valeriodistefano.com

tanto la posta elettronica non la guardo mai.

b) Un post non fa primavera. E’ vero che avevo annunciato uno stand-by di tempo indeterminato, e che questo stand-by è durato anche relativamente poco (io pensavo agli inizi che il blog sarebbe morto di inerzia), però non so ancora darvi delle certezze sulla continuità (anche se il post di avviso è stato per ora rimosso e giace nella cartellina delle bozze) e sulla qualità dei singoli articoli. Diciamo che ho ancora troppi cazzi per il capo per potermi dedicare con gli stessi costanza, metodo, dedizione, passione, meticolosità, puntiglio ai miei lettori e alle loro variegate esigenze che spesso mi esprimono neanche il blog sia di loro esclusiva pertinenza. Quindi preparatevi perché potrei sparire di nuovo e questa volta in maniera più radicale. Accontentatevi di quel che passa il convento (“è cresciuto un altro frate/brodo lungo e seguitate!”)

Marco Travaglio e la scomparsa del fatto

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La notizia è un po’ datata, ma, come vi dico sempre io, questo non è un blog di informazione, in cui la tempestività è il primo requisito utile ed indispensabile, ma di opinione, e le opinioni si possono esprimere sempre e quando ci pare.

Ciò premesso, Marco Travaglio stavolta l’ha fatta proprio fuori dal vaso. Il 1 giugno scorso, in un editoriale che si intitola(va) “Meglio o meno peggio?” scriveva a proposito dell’appena nato governo Conte:

“Tutto se ne può dire, fuorché che sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni. Non c’è neppure un ministro inquisito o condannato, ed è la prima volta dal 1994.”

Ora, che questo governo non sia peggiore di quelli degli ultimi 15 anni è e resta una opinione di Marco Travaglio, legittima anche se non condivisa e condivisibile (difatti io non la condivido); ma il fatto che non ci sia neppure un inquisito o un condannato al suo interno è una notizia palesemente falsa. Io non sono un blogger di professione, non sono nemmeno un debunker di stato di quelli assoldati dalla Boldrini quando era Presidente della Camera, quindi non spetta a me corredare e confermare quanto sto dicendo. In fondo per essere debunker servono solo saper leggere e un accesso a Google, per cui potrete consultare la situazione giudiziaria dei neo-ministri in carica semplicemente cercandovela da soli o consultando Wikipedia, che è il più grande casellario giudiziale disponibile in rete, impietoso coi nemici e comprensivo con i simpaticoni.
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Le conquiste del primo maggio per poter cantare al concertone “Mi sono rotto il cazzo di Luca Cordero e della Casellati”

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(screeenshot da "il Fatto Quotidiano")
(screeenshot da “il Fatto Quotidiano”)

Poi ci sono quelli che al concertone del primo maggio (kermesse che ogni anno mi dà il voltastomaco) scrivono e cantano “mi sono rotto il cazzo di Luca Cordero, della Casellati…” trasformando le storiche conquiste dei lavoratori nel diritto a cantare quattro turpiloqui in croce, e per fortuna che si chiamano anche “Stato Sociale” questi che cantano, perché se no non si sapeva più dove andare a parare. Si saranno beccati fior di applausi da un pubblico che magari non sapeva nemmeno chi fossero la Casellati e Luca Cordero, e, soprattutto, cos’abbiano fatto per essere così invisi ai giovinotti che stavano sul palco. Si fa così, ormai, il valore della critica sociale e politica è stato frantumato da qualche canzonetta e qualche rapper di passaggio, tutto per un applauso in più, tutto per approvare una ghigliottina musicale che non ha senso (e non certo perché Montezemolo e la Casellati non siano personaggi degni di critica, sia ben chiaro).

Glielo darei io un po’ di blog anche a loro! E a festeggiare il primo maggio in campagna con prosciutto e baccelli, altro che birre scolate in una piazza stipatissima a pigliare i pidocchi!

Un’altra brevissima (ma importantina) notizia dal blog

Reading Time: < 1 minuteAllora, pare proprio che la prossima versione del browser Google Chrome penalizzerà, evidenziandoli come NON SICURI, tutti i siti che si appoggiano sul tradizionale protocollo http://. Per ovviare a questo problema, ed evitare così che il blog venga penalizzato dal motore di ricerca, ho generato un certificato SSL. Non chiedetemi di che cosa cavolo sto parlando perché non lo so nemmeno io.

Fatto sta che, adesso, il blog può essere raggiunto anche dall’indirizzo (più sicuro) https://www.valeriodistefano.com.

Ecco, ve lo volevo solo dire.

Ancora due parole sul blog…

Reading Time: < 1 minuteQualcuno di voi mi ha chiesto come mai appaiono le parole linkate in rosso anche sulla home page del blog quando prima apparivano solo nei singoli articoli. Certo che anche voi una bella padellata di affari vostri non ve la fate mai, eh? Va beh, tanto vale che vi confessi che è un sistema che sto sperimentando per vedere di incrementare i clic sulle singole pagine e offrire contemporaneamente la possibilità di accedere velocemente a pagine con tematiche di (potenziale) interesse per l’utente finale. Detto così suona anche bene. Poi c’è la gente che mi dice “Ma si legge male!” Eh, sì, magari non sarà proprio il massimo, ma, sfiga per voi, perché quando andate a consultare Wikipedia vi ritrovate letteralmente pieni di link e controlink azzurri, potete vederne qualcuno anche sulla mia home page ottenendo un effetto ridotto (ma magari, che ne so, vi piacciono le emozioni forti e io non sono ancora in grado di darvele…). Va bene, in questi due giorni ho pubblicato sei articoli, spero siate contenti (e se non siete contenti vi attaccate!), domani parto per la Toscana, dove restero quattro giorni e mi sarà difficile aggiornare, per cui abbiate pazienza che al ritorno, sempre se non mi vado ad ammazzare con la macchina, riprenderò a scrivere qualche stupidaggine. Nel frattempo siate felici.

Sotto sequestro il sito “Bufale Un Tanto Al Chilo”

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Mi è appena arrivata la notizia che questa mattina, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna è stato sequestrato il sito www.butac.it (“Bufale Un Tanto Al Chilo”), a seguito della querela di un privato per un articolo risalente a due anni e mezzo fa.

L’elemento che colpisce è che, per la prima volta nella sua storia (e dire che il sito di interventi giudiziari ne aveva avuti altri in passato) il sito è stato sequestrato per intero. Non si è agito, cioè, sul singolo articolo che aveva determinato la querela e, quindi, l’azione giudiziaria, ma si è oscurato TUTTO il sito, con più di 3000 articoli, tutti probabilmente con nessuna o scarsissima attinenza alla materia del contendere.

Viene quindi a mancare un elemento fondamentale per l’informazione, giacché la risorsa si occupava di fake news e lo faceva anche collaborando con la stessa polizia postale che ha operato il sequestro. Non si conoscono per il momento gli estremi di reato contestati all’owner del sito (probabilmente si tratta di diffamazione), né quali comportamenti sarebbero oggetto di specifica indagine. Si tratta decisamente di un atto radicale che fa in modo che questo sito web che non sia più in grado di pubblicare le proprie inchieste, i propri articoli e le proprie deduzioni. Per curare un brufolo si è tagliata la testa intera. E questo è, semplicemente, abnorme.
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La lettera dell’avvocato a Paolo Attivissimo

Reading Time: 4 minutesquerelomani

Paolo Attivissimo mi ha definito, altrove, una “persona davvero piccola e triste”. Ve l’ho raccontato nei miei due post “Paolo Attivissimo mi ha censurato. Vittoria su tutti i fronti!” e “Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo”.

In seguito a questa definizione ho contattato il mio legale (che è una persona squisita) e insieme abbiamo convenuto che fosse buona cosa inviare una lettera al Superlativo, per proporgli di addivenire ad una composizione bonaria della vicenda. La lettera è stata spedita come raccomandata internazionale e anticipata via e-mail.

Una volta anticipato il testo della missiva, sul blog del Superlativo di cui sopra (il “Disinformatico”, e se lo dice lui c’è da crederci!) è apparsa una breve risposta pubblica. E in questo consiste la grande pisciata fuori dal vaso di Paolo Attivissimo. Una raccomandata e una mail, se non sbaglio (e non sbaglio!) sono comunicazioni di tipo personale, individuale, di una certa delicatezza, non destinate alla pubblicazione né per intero né per estratto o riassunto. Se aveva qualcosa da dire, Paolo Attivissimo poteva farlo tranquillamente rispondendo al mio legale. Cioè nella stessa forma e nelle stesse modalità in cui il messaggio gli era giunto.

E invece *.issimo non ha resistito alla tentazione di trasformare, come fa con tutta la sua vita, un fatto privato e delicato in una personale esibizione sul palcoscenico del web. Paolo Attivissimo ha una moglie? Delle figlie? Dei gatti? Una macchina elettrica? Si compra un nuovo computer? Non vi preoccupate che ve lo dirà con dovizia di particolari. Nella sezione “Mi presento” del suo blog è perfino raccolta una spiegazione sul perché lui si fa chiamare “topone” in un vecchio indirizzo di posta elettronica che ora ha rottamato per un più professionale account @gmail.com, dicendoci che è un nomignolo con cui si vezzeggia con sua moglie, cosa di cui ci importa anche il giusto, cioè zero. Di recente ha comprato una macchina elettrica e posta con frequenza quasi maniacale dettagliatissimi resoconti sulle sue scorribande per la Svizzera, su quanto si sia spinto oltre il punto di non ritorno (ma se è di non ritorno cosa ci si spinge oltre a fare?), della difficoltà a trovare delle colonnine per la ricarica elettrica, si lamenta che la Lidl offre la ricarica solo ai suoi clienti e in orario di apertura dei supermercati. Insomma, se io vi parlassi del fatto che la mia vecchia Fiat Punto di 20 anni fa funziona ancora perfettamente e che ho superato i 100.000 Km. la cosa non vi importerebbe (giustamente) un fico secco. Invece Paolo Attivissimo è così: non si accontenta di vivere le sue ansie da solo, non è contento finché non le ha messe in rete a beneficio dei suoi aficionados ed adepti.
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Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo

Reading Time: 4 minutesVe l’avevo detto che ci sarebbe stato da schiantarsi dalle risate.

Un mio commento sul blog “Disinformatico” di Paolo Attivissimo, inserito verso le 13,30 di ieri, per tutto il pomeriggio e buona parte della sera non è apparso nella cronologia. Tanto da indurmi a segnalare la cosa su Twitter, segnalazione che mi è valsa, come è noto,  l’esclusione dal nòvero dei fans di Paolo Attivissimo (e chi l’ha mai detto che io sono un suo fan?), l’espulsione da tutte le scuole del Regno, la cacciata dal Paradiso terrestre e tutta una serie di condanne accessorie, naturalmente alla frequentazione di gironi danteschi di varia fatta e natura. Attivissimo ha mille pregi, ma è incredibilmente permaloso (e la permalosità non è un reato, per carità), e questo lo ha indotto a definirmi una “persona piccola e triste”, cosa di cui parleremo altrove, se del caso.

Successivamente (e solo successivamente, si badi bene), il post è apparso come per miracolo, naturalmente in buon ordine cronologico. E’ una cosa facilmente dimostrabile: ieri quando ho fatto lo screenshot del commento con l’apprezzamento di Attivissimo, quel commento portava il n. 67 (andate pure a controllarlo nell’articolo precedente).

piccolaetriste

Oggi porta il n. 69. E’ segno che due commenti sono stati inseriti nel frattempo. Uno è esattamente sattamente il n. 64, quello rimasto in “sospeso”.
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Piccole soddisfazioni

Reading Time: < 1 minutepagine

Tra ieri e oggi (circa 24 ore, da pomeriggio a pomeriggio), l’articolo “Paolo Attivissimo mi ha censurato. Vittoria su tutti i fronti” è stato cliccato 167 volte. 1091 clic lo hanno “visto” sulla home page.

E un certo Nicola, con dati falsi (ma l’indirizzo IP è vero) mi ha detto che avrei dei “seri problemi”. Io l’ho detto ieri e lo ripeto oggi, queste non sono critiche, sono medaglie al merito! :-)
problemiseri