Tutti i “qual’è” di Wikipedia

Quanto tempo sarà che non vi parlo più di Wikipedia? Eh, parecchio!

Oggi mi è venuto in mente di cercare sull’enciclopedia più sgangherata del mondo quante volte e in quali pagine ricorra l’espressione “qual’è”, con tanto di apostrofo (che, notoriamente, non ci va).

Ho cliccato su “cerca” e mi si è aperto il mondo. Guardiamo il caso più divertente:


Nella pagina dedicata al cognome “Russo” (origini, diffusione etc…), tra le note è riportato un articolo di Emanuela Mastrocinque, “Qual è l’origine del cognome Russo?”, pubblicato su un sito web. Nel trascriverne il titolo il wikipediano medio si è lasciato sfuggire un “Qual’è”, che ancora campeggia a bella vista nella pagina.

Uno può sempre dire: “Ma magari era sbagliata la dicitura della fonte citata da Wikipedia”. Macché, invece era giusta. Eccola:

Intellettuali d’oggi, wikipediani di domani.

E come sempre a corredo del tutto, ecco la pagina originale di Wikipedia in PDF

https://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2019/01/Russo_cognome.pdf

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Un altro “un’altro” su Wikinews

unaltro

I Wiki*.* (Wikipedia e i suoi cosiddetti “progetti fratelli”)sono indubbiamente molto efficaci per far fronte alle idiosincrasie di tanti suoi utenti: hai voglia di sfoggiare tutto il tuo sapere? Vai su Wikipedia e ti sentirai anche tu autore di un pezzo di cultura condivisa; hai voglia di giocare al piccolo curatore editoriale? Wikisource te de dà la possibilità; hai velleità da professorone? Ti iscrivi a Wikiversità e il gioco è fatto. Tutto libero, tutto gratis, tutto a portata di mano, tutto orrendamente fasullo.
E chi è che non ha mai sognato di fare il giornalista almeno una volta nella sua vita? Niente paura, c’è un rimedio anche per quello. Si chiama Wikinews ed è una specie di Wikipedia delle notizie. C’è tutto, non manca nulla, la pagina principale, il bar (chissà mai se serviranno una Coca-Cola come si deve), il portale della comunità, il link per fare una donazione (si sa che senza lìlleri non si làllera), il link alla pagina in altre lingue. Manca una cosa sola, ma è un dettaglio trascurabile: le notizie.
Sono andato, così per curiosità, a vedere quali fossero le ultime notizie pubblicate alla data di oggi: ce n’è uno dell’11 maggio sugli autobus vecchi, tutto il resto sono cronache della giornata di serie A e di serie B. Nessuno che parli del governo che Bibì e Bibò hanno in animo di assemblare (sembra in effetti un PC che ha più problemi di conflitti che altro), nessuno che riferisca sugli incidenti sul lavoro dell’Ilva, sul rinvio a giudizio nell’ambito del processo Ruby Ter di Berlusconi, ma nemmeno sulla sua riabilitazione e così via elencando gli ultimi fatti della settimana. Ecco l’elenco delle ultime pubblicazioni:

wikinews

Ogni tanto si legge qualcosa. Ma è veramente una sofferenza guardare questo progetto languire e non essere che un vorrei-ma-non-posso della Wikiconoscenza on line. E quando si legge qualcosa ecco che appaiono di nuovo gli sfondoni. E’ dal 4 dicembre 2007 che è on line un articolo intitolato “Guantanamo: nuove rivelazioni sul manuale operativo militare di Delta Camp” che contiene la versione “un’altro” con l’apostrofo al posto di “un altro” scritto correttamente. Cioè, dal dicembre 2007 i volontarissimi del progetto non si sono nemmeno resi conto di un errore madornale di ortografia (del resto la voce non viene più modificata dal 25 agosto 2010), e non c’è stato nessuno che abbia avuto un po’ di pietà nei confronti del lettore finale e abbia deciso di correggerla. Ingrati.

Non resta che archiviare anche questa versione PDF a perenne memoria y que otros se jacten de las paginas que han escrito.

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L’orizzonte con l’apostrofo di Laura Boldrini

orizzonte

Questi devono essere tempi crudeli e di totale generale disorientamento se un politico (e, dico, un politico) che siede in Parlamento grazie ai voti dei suoi sostenitori, ma che per la Costituzione rende conto all’intero popolo italiano, che, oltretutto, gli paga un lauto stipendio, scrive “un’orizzonte” con l’apostrofo.

E’ successo a Laura Boldrini e le ho fatto “tana” su Twitter solo ieri sera. E il bello è che i follower che hanno commentato (tranne uno, immaginate chi?), siano essi favorevoli o contrari alla politica boldriniana, non se ne sono minimamente accorti, continuando, imperterriti e noncuranti, ora a tessere le lodi ora a lanciarle vagonate di pomodori marci virtuali via web.

Chiariamo bene: io sono perfettamente convinto che Laura Boldrini sappia molto bene come si scrive “un orizzonte”, e che sia consapevole che l’apostrofo non ci va. Non addebito questo errore all’ignoranza. Ma alla sciatteria sì. A quell’atteggiamento precipitoso, cioè, che fa sì che una persona (certamente gravata da decine di impegni) dedichi a pubblicare un contenuto un tempo estremamente limitato. Si scrive, poi non si rilegge, si preme “pubblica” (e “pubblica” vuol dire esattamente “rendi pubblico”, “diffondi”), pare che vada bene così, poi si scivola sulla buccia di banana. Non è esattamente quello che si dice un atteggiamento rispettoso nei confronti dei lettori. O, come in questo caso, dei follower, che non ti chiedono minimamente di scrivere per loro, se lo fai è perché sei TU che hai qualcosa da dire, e il minimo che si possa pretendere è che tu lo faccia nel modo più corretto possibile.

Chi parla male pensa male.

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Un’altra poesia senza apostrofo

Gli errori di ortografia arrivano a pacchi anche su YouTube. Sull’onda degli anni ’70 ho trovato questo delizioso “Un altra poesia”, scritto senza apostrofo. Il riferimento è al brano degli Alunni del Sole. Il cui testo invece l’apostrofo ce l’aveva e come.

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