Sara Nicoli – L’impero del sol calante

Nubi di tempesta oscurano il Sol Levante. La Fuji foto ha annunciato che entro l’anno licenzierà 5 mila lavoratori nell’ambito di una ristrutturazione da 165 miliardi di Yen. L’inflazione è in crescita (+ 1% nell’ultimo mese) e i prezzi al consumo sono in aumento (+4,4%). Il governo è assediato dagli scandali degli appalti truccati che ha portato all’arresto di tre alti dirigenti del ministero ed a massicce perquisizioni in una decina di grandi imprese di ingegneria civile e edile.

E la disoccupazione riscopre nuovo vigore dopo sette anni di continuo calo (oggi è al 4,4% contro il 3,2% precedente). A tutto questo si aggiungono le voci di una possibile, quanto imminente, ristrutturazione anche nella potentissima Toyota. Insomma, un quadro non confortante che dovrebbe spingere politici e media ad una attenta analisi della congiuntura economica e sociale.  Eppure, una capricciosa onda tellurica di ben altro contenuto sta scuotendo in questi giorni il Giappone: la donna imperatore. E’ un’inattesa quanto pretestuosa lotta politica che attraverso il gossip – ma non solo – sta minando alle fondamenta la linea politica che trovava tra i primi sostenitori proprio il primo ministro, Junikiro Koizumi. Costui, era infatti deciso ad emanare una legge per superare la millenaria consuetudine della legge salica per la successione sul trono del Crisantemo, consentendo alla piccola Aiko, quattro anni, un futuro da imperatrice. Già nei giorni scorsi il fronte conservatore del “no all’aberrazione” di una donna imperatore aveva fatto sentire potentemente la sua voce attraverso manifestazioni di piazza e petizioni popolari, ma era stato niente rispetto al terremoto politico che invece ha creato la discesa in campo di due ministri di primo piano del governo Koizumi, quello degli Esteri e quelli delle Finanze. I due hanno manifestato tutte le loro incertezze rispetto alla fretta manifestata dal premier di provvedere all’emanazione della nuova legge entro la prossima estate. “Non capisco tutta questa fretta. Come se fosse ormai assodato che dall’attuale famiglia imperiale non potrà più nascere un erede maschio. Occorrono prudenza e tempo, prima di prendere qualsiasi decisione”, ha detto l’altro giorno Taro Aso, titolare del dicastero degli Esteri. Concetti analoghi a quelli palesati dal ministro delle Finanze, Sadakazu Tanigaki, della Giustizia, Seiken Sugiura, e della Riforma Amministrativa, Koki Chuma. Voci istituzionali che si sono unite al coro degli oppositori di piazza, oltre un migliaio, e ai firmatari di un “manifesto” in difesa della attuale linea dinastica, sottoscritto da 173 deputati e senatori, poco meno di un quarto del totale dei parlamentari. “E’ una situazione imbarazzante – ha spiegato Hiroshi Takahashi, docente universitario e componente della commissione ad hoc dei saggi incaricati di studiare la revisione della legge – ma non credo che il fronte dei conservatori abbia la forza di bloccare la legge; comunque qui siamo di fronte ad un problema istituzionale che tocca il cuore dell’ identità nazionale e che non può essere sfruttato come strumento di lotta politica. Ogni ritardo rischia di non far passare più la legge”.   Nell’ipotesi di Takahashi, la revisione della legge salica dovrebbe prevedere l’ascesa al trono del primogenito della famiglia imperiale quale ne sia il sesso. Ma è chiaro che il fronte conservatore ha mire ben precise che solo apparentemente si preoccupano d’impedire alla piccola Aiko di salire al trono. Il primo riguarda l’indebolimento progressivo dell’attuale governo, sotto la cui egida il Giappone sta conoscendo una stagnazione economica rispetto alla crescita esponenziale che invece ha contraddistinto le precedenti stagioni legislative. L’altro mira a colpire molto più in alto, la stessa casa imperiale, nella figura della “principessa triste” Masako, non in grado di mettere al mondo un erede maschio dopo ben 13 anni di matrimonio con l’amatissimo consorte, il principe Naruhito. La campagna politico-mediatica, combattuta a furia di gossip e scoop spazzatura, cerca di spingere la principessa Masako al divorzio, consentendo così al principe un nuovo matrimonio con eventualmente annessa una prole degna dell’alta tradizione Giapponese: un maschio. E c’è stato addirittura chi, per conservare la “sacra” linea maschile di successione, in un eccesso di zelo conservatore e oscurantista, ha addirittura proposto il ripristino dell’antica pratica delle concubine, abbandonata 80 anni fa dall’imperatore Hirohito. Provocazioni, certo, ma lecite per minare il sistema. Eppure non è solo per via della triste Masako che il governo giapponese si era già posto il problema di superare la medioevale legge salica di successione. Dal 1965, infatti, non nascono eredi maschi nella famiglia imperiale giapponese. Tutti gli eredi al trono, a cominciare dal principe ereditario Naruhito, 45 anni, hanno figlie femmine. E nella lunga dinastia imperiale nipponica, che risale storicamente al V-VI secolo dopo Cristo, solo otto donne sono ascese al trono, ma tutte in circostanze di emergenza e nessuna di esse si è mai sposata con conseguente seguito di eredi. L’ultima donna imperatore, Go Sakurauchi, ha regnato dal 1762 al 1771, in una congiuntura politica e storica considerata ancora oggi del tutto eccezionale. “L’imperatore – ha spiegato ancora Takahashi – come simbolo dell’unita’ del Paese, non ha alcuna necessità di appartenere al sesso maschile. E’ questo che i conservatori si ostinano a non capire. Vogliono un irrealistico ritorno all’epoca Meji (inaugurata nel 1869), con l’imperatore che aveva il potere politico e militare ed era ammantato di un’aura di divinità”. Eppure, come dicevamo prima, dovrebbero essere altri i problemi principali da affrontare per una nazione che, come ha ricordato qualche giorno fa a Davos il ministro degli affari interni Heizo Takenaka, sta cercando di risollevarsi lentamente da un periodo di forti squilibri. “Dopo cinque anni di stagnazione, con le maggiori banche vicino alla bancarotta e una deflazione galoppante – ha raccontato – ora la crescita del Giappone si attesta attorno al 2-3%”. Un dato preoccupante, anche se proposto come una vittoria sul passato e comunque messo in secondo piano agli occhi del mondo, rispetto al difficile futuro regale di una piccola principessa dallo sguardo triste.

da: www.altrenotizie.org
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