Referendum giustizia: la dichiarazione di voto di Enrico Letta

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A me, sinceramente, di quello che voterà Enrico Letta alla prossima tornata referendaria, importa il giusto, cioè una severa e sonora cippa.

Lui voterà cinque no. Io quattro sì e un no (quello all’abrogazione della cosiddetta Legge Severino). Ammesso e non concesso che interessi a qualcuno. 1-1 e palla al centro.

Quello che è imbarazzantemente intollerabile è che Enrico Letta sostenga che di una materia così delicata debba occuparsene il Parlamento e non la gente.

Prima di tutto per rispetto a chi ha proposto i quesiti. In secondo luogo perché se il Parlamento è inerte non è colpa di nessuno.

La gente, il popolo, chi va a votare, ha il dovere e il diritto di controllo su questa inerzia. E anche quello di usare gli strumenti che ha a disposizione (il referendum, appunto) per arginare questa incapacità congenita a occuparsi dei problemi della giustizia.

Dice: “ma il referendum rende monche le leggi!”. Per forza, è abrogativo! Cosa si può fare se non cancellare una legge o una parte di essa?

Ed è là dove la norma è manchevole che il Parlamento deve intervenire. O per sanare il sanabile, o per andare incontro al volere degli elettori.

Davanti a una simile dichiarazione di impotenza e alla logica dello scaricabarile del PD, andare a votare mi sembra il minimo. Ma i referendum non raggiungeranno il quorum. E questo Enrico Letta lo sa benissimo. Per questo gli piace vincere facile.