QSL

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Il termine “QSL” nel gergo radioamatoriale (che è una vera e propria lingua fatta di pochissimi elementi che si ripetono) significa propriamente conferma o approvazione.

In un dialogo tra radioamatori patentati che si collegano via etere non è raro sentire una frase in inglese del tipo

“Can you give me QSL, please??”

cioè puoi darmi conferma, o un ok? (su quello che ti ho detto, anche per chiedere se si è compreso bene).

La prima QSL della storia della radio fu un colpo di schioppo. Guglielmo Marconi stava conducendo degli esperimenti sulla sua invenzione, la radiotelegrafia senza fili. Per provare i suoi apparecchi decise di portare l’unità dietro la collina vicino cui abitava, e pregò un contadino di stare bene in ascolto. Se avesse sentito tre segnali in rapida successione (la lettera s in codice Morse) avrebbe dovuto sparare un tiro in aria per confermare che tutto era andato per il meglio, e che l’esperimento aveva avuto esito positivo.

Il colpo ci fu. La radio funzionava. E anche lo schioppo del contadino.

Col tempo, la QSL si è trasformata in un gesto di cortesia. Adesso i radioamatori si mandano una cartolina a conferma e ricordo dell’avvenuto collegamento.

Per le stazioni internazionali di radiodiffusione era assai diverso. Quasi tutte inviavano la cartolina QSL, tranne Radio Tirana, che a me non ha mai confermato un bel tubo di nulla. La gente ne faceva collezione, e le radio straniere ne stampavano di ogni tipo e con ogni illustrazione. Si andava dalle vedute dei paesaggi alle riproduzioni fotografiche dei monumenti storici, dalle riproduzioni di quadri sconosciuti di artisti sconosciuti alle fantasie grafiche più disparate del momento.

E c’era anche chi faceva di tutto per accaparrarsi più contatti possibile.

La radio danese, per esempio, stampò sei cartoline che. riunite insieme in un rudimentale puzzle, avrebbero dovuto comporre un’opera artistica. Solo che le mandavano a casaccio, così, alla sans-façon, quindi era molto difficile completare la minicollezione. Ti capitavano sempre dei doppioni. Inoltre il quadro era davvero molto brutto e non ne valeva la pena.

L’emittente religiosa tedesca Evangeliums Rundfunk, dal canto suo, siccome i protestanti se ne devono sempre inventare una, si inventò una cartolina QSL di forma rotonda, precisa come l’O di Giotto. Siccome in Italia la stazione si riceveva molto bene, l’ottenni, ma dovetti pagare una tassa alle poste italiane perché il formato era irregolare qui da noi e non si sapeva quale angolo dell’invio dovesse rientrare nelle dimensioni minime e massime dell’ormai dimenticato “bustometro”.

Radio Sweden International bandì addirittura un concorso grafico tra i suoi ascoltatori per il disegno di una QSL che avesse come motivo la sua storica cattedrale. Vinse un italiano e fu un orgoglio per tutti.

Poi c’era chi organizzava delle gare a premi. Radio Berlino Internazionale aveva dei veri e propri “livelli” tra i suoi ascoltatori. Chi aveva ricevuto cinquanta QSL era un novellino, chi duecento già era un po’ più su. E così via. Fino ad arrivare a cinquemila cartoline ricevute, che era la punta massima dell’apoteosi. Solo che chi è che aveva la pazienza di mandare cinquemila rapporti di ascolto e tutti quei denari da sperperare in spese di invio? Solo un folle. E infatti un folle lo trovarono, un tizio degli Stati Uniti che, unico fra tutti, raggiunse l’ambito titolo. Credo che l’abbia arrestato l’FBI. O che sia stato assoltato dalla Stasi della RDT.

La QSL era un trofeo da esibire agli amici, che tuttavia, sia pure interessati con le migliori intenzioni alle nostre attività di ascoltatori, non ci capivano una veneratissima di quello che facevamo.

“Guarda questa, mi è arrivata oggi da Mosca!”

“Bella, ma come funziona?”

“Eh, io ho ascoltato Radio Mosca, poi ho scritto a Radio Mosca per dire loro che avevo ascoltato Radio Mosca, e loro mi confermano che sì, ho ascoltato effettivamente Radio Mosca!”

“Mah…”

E l’amico allertava regolarmente la neuro perché il radioascoltatore non gli sembrava tanto normale. Eppure era proprio così, né più né meno.

Le QSL, intese come cartoline, non erano null’altro che dei feticci, dei contentini. Esistono ancora, ma oggi, con l’ascolto delle radio in streaming sulla rete, non hanno praticamente più senso. Voglio dire, io lo so che ho ascoltato esattamente quella stazione, c’è scritto sul ricevitore digitale, non ho bisogno di patacche.

E poi c’erano le stazioni andine che non avevano soldi nemmeno per far cantare un cieco, figurarsi per far stampare i gadgets. Oppure quelle che ne stampavano a milioni e mandavano in giro sempre quella, come la Deutsche Welle, che ti rispondeva con un “grazie per averci scritto, ma quello che ci invia non ci interessa” prestampato. E te lo prendevi in quel posto là.

E poi gli allegati, perché non era affatto raro che ti arrivasse la cartolina nuda e cruda. In genere ti ci mettevano sempre qualcosa in più. Una spilletta, un ciondolino, un segnalibro, un calendarietto. Tutto griffato, ovviamente. La stessa Radio Mosca aveva preso a inviare delle spille che riproducevano le decorazioni al merito dei soldati dell’Unione Sovietica. Ti mettevi una di quelle e andavi in giro con l’effigie di Lenin in plastica dorata. Poi ti arrestavano, ma erano soddisfazioni.

L’allegato più ambito di tutti, però, era la “bandierina” (o “il bandierino”, al maschile, come dicevano tutti, o anche “il pennant”, come lo chiamavano altri). Era un’orrenda sottoimitazione di gagliardetto se non in plastica almeno in similstoffa sintetica recante il logo della stazione ascoltata. Di un Kitsch assoluto. I più coraggiosi li mostravano esponendoli in casa, come fanno i cacciatori con le teste di cervo o di daino e le mogli li prendevano a gragnuole di colpi di mattarello sulla zucca.

Come se non bastasse si facevano le gare. “Quanti paesi confermati hai?” E c’era chi arrivava tranquillamente a 150 come se nulla fosse. Qualche club di radioascoltatori organizzavano dei veri e propri concorsi. A seconda di quanti paesi avevi correttamente sintonizzato ti davano un diploma. Non perché avevi studiato, certo. In breve, era più roba da due righe sul Guinness dei Primati che da gente sana di mente. Ma ci si divertiva così.

Per mantenere la corrispondenza con le stazioni radio, che si andava facendo via via sempre più fitta, sempre per una QSL in più, cominciavo a spendere fortune in francobolli. Ma, chi se ne fregava? Ero felice. E siccome tutto ha un prezzo anche, la felicità si paga. Certo, se avessi messo da parte tutti quei quattrini oggi ne avrei qualcuno in più. Fatto sta che il postino e i miei genitori erano sempre più stupiti dal fatto che io ricevessi “tutti quei troiai” da ogni parte del mondo. Altri tempi.

Non avevo idea che tutto quel mondo sarebbe crollato, prima con il muro di Berlino e poi con l’avvento di Internet. But that’s another story.