Paolo Attivissimo ha preso il treno

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Oh, alla fin della fiera Paolo Attivissimo è sceso dalla mongolfiera ed è tornato tra noi mortali.

Per la verità ha preso il treno. Lugano-Milano. Se lo ha preso a Barbengo vuol dire che è un locale. Eh, cosa volete, sono eventi di primissimo ed essenziale interesse, che ognuno di noi deve sapere e condividere.

Il treno… ma pensa te! No, non lo ha mai preso nessun’altra persona, in previsione del fatto che arrivasse lui e che avesse diritto, come di fatto lo ha, allo jus primae noctis sul traffico ferroviario italo-elvetico. Del resto lui vive in Svizzera, ha visto i morti, è andato in mongolfiera, quindi fate largo.

Scrive:

“Dicono che bisogna usare i mezzi pubblici.”

Diciamo che sarebbe un’operazione virtuosa. Ma non obbligatoria. Ha sempre la sua Tesla superaccessoriata.

E poi:

“Sono sul treno Lugano-Milano. Fermo in frontiera perché il personale ferroviario italiano non c’è e non si sa quando arriva. Che bel biglietto da visita per il paese.”

Oh, insomma, si trova alla frontiera tra un paese non-UE e uno UE, si diano una smossa e lo facciano passare, lui che non ha tempo da perdere. Come si permettono quelli del personale ferroviario di ritardare il suo prezioso incedere, il suo pie’ veloce, la sua golosità per pizza e focaccia sovvenzionate dalle donazioni dei lettori?

Che poi “Che bel biglietto da visita per il paese” ‘sto par de ciùfoli. Di quale paese parla? Di quello in cui vive, in cui tutto funziona cronometricamente, in cui quasi nessuno prende multe per eccesso di velocità, in cui nessuno butta le cicche per terra, dove tutti mangiano cioccolato, dove ci sono le colonnine per rifornire le auto elettriche? O dell’Italia, dove quando arrivano gli svizzeri corrono sull’autostrada come ossessi, lanciano le cicche per terra in segno di civiltà, affogano in trenta centimetri d’acqua di mare e si lamentano di dover pagare la tassa di soggiorno?

Perché è chiaro come il sole che se uno viene in Italia solo per ingozzarsi di pizza e focaccia (a volte ha anche ammesso di aver consumato bucatini all’amatriciana, specialmente nel suo periodo boldriniano, ma a sue spese) e poi sputa sui servizi pubblici (che fanno parte dello stesso piatto in cui mangia) qualche ragione c’è.

E’ svizzero? Benissimo, allora che se ne stia nella Confederazione, e se proprio vuole che i treni arrivino in orario sappia che qui in Italia, “Quando c’era lui” capostazione, abbiamo già dato e che non ci serve nulla.

Quanto è durato questo tragico disservizio? Lo hanno calcolato i suoi followers: ben 2 minuti. Chi la spara più grossa parla di 10 minuti. Praticamente eoni.

Assolutamente intollerabile, comunque. O, quanto meno, meritevole di quattro tweet. Perché tutto il mondo deve sapere. Come si fa ad andare a letto tranquilli senza sapere che il treno di Paolo Attivissimo è stato rilasciato libero di raggiungere (peraltro in orario) la destinazione finale con un ritardo variabile dai due ai dieci minuti??

Vengono in mente le scene di “Pane e cioccolata” con un impareggiabile Nino Manfredi. Ma, soprattutto vengono i brividi per l’uso così ingiusto e ingiustificato dei soliti stereotipi sull’Italia e sui suoi “biglietti da visita”. I treni che non sono mai in orario, appunto. Ma via di questo passo si può arrivare, per equazioni successive e per gradi, agli italiani che gesticolano, la pizza, gli spaghetti, la pummarola ‘n coppa, ‘o mare, ‘o mandolino, ‘na nenna core a core e una canzone pe’ cantà’. A quando la mafia, la camorra e l’altra criminalità organizzata? No, perché sono stereotipi anche quelli.

Ah, come sono approssimativi gli italiani! Guarda lì, fanno anche due minuti di ritardo (eh, per forza, eravamo a suonare il mandolino…).

Qualcuno gliene canta quattro, come ad esempio qui:

E lui che fa? Naturalmente blocca. Come, ad esempio, qui:

 

Bloccare su Twitter è una operazione estremamente ingenua, oltre che inutile. Chiunque, anche i non iscritti a Twitter possono leggere. L’unica limitazione è il non poter commentare. Su Twitter. Perché poi, per il resto, chiunque può commentare tutto ovunque.

Se ne faccia una ragione il Signor Biglietto-Da-Visita. E faccia quel che deve. Se no, tra sei giorni lo faccio io.