Luigi Sardiello – Piede di Dio – Roseto Opera Prima 2010

E sulle scomode poltroncine in pura plastica dell’arena della Villa Comunale di Roseto, alla penultima proiezione dei film in concorso del Premio "Roseto Opera Prima" fa finalmente freddo.

Ma non "fresco", proprio freddo, di quelli da maglione. Tutta colpa, dicono i fedelissimi del pubblico, di una perturbazione che arriva dall’Atlantico, attraversa la Scandinavia e arriva a perpendicolo proprio sulle nostre regioni. Perché tra il pubblico si parla di questo e di altro.

"Piede di Dio" è l’opera prima del giovane Luigi Sardiello, realizzato con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, protagonista Emilio Solfrizi. Il regista è stato carino a venire e a restare fino alla fine della proiezione, ottenendo un buon successo di pubblico.

Ma il film non convince. Sa di pasticciato, rabberciato, una sorta di "déjà vu" trasposto nel mondo del calcio.

Il protagonista, procacciatore di talenti calcistici, si imbatte in un ragazzo, Elia, famoso per non sbagliare neanche un rigore, incontrato su una spiaggia pugliese.

Elia ha una madre, Benedetta, che si occupa di lui e dei suoi problemi di ritardo mentale. Il padre ha abbandonato Elia molto piccolo e Benedetta è l’unico riferimento del ragazzo, che passa ore e ore a guardare il cielo o ad osservare gli uccelli.

La madre, ovviamente, è una strafiga. Vestita di nero (perché, si sa, lo stereòtipo delle donne del Sud vestite a lutto è duro a morire…) ma maledettamente strafiga. E uno si chiede com’è che c’è sempre una donna strafiga in TUTTI i film che vengono ambientati in Puglia. E va beh, torniamo al Nostro.

Il protagonista riesce a farsi affidare Elia e promette che ne farà un grande campione, il viaggio di distacco dall’ambiente di Elia è una sorta di Odissea, alla fine, grazie a un rigore sbagliato dal ragazzo ("perché non volevo diventare un calciatore") il procacciatore di talenti si ritrova in braghe di tela (letteralmente!) e completamente rovinato.

Da sottolineare la presenza della figura della fidanzata cretina del protagonista-Solfrizzi, in un contesto che va da Calciopoli alle rivalità di quartiere nelle realtà delle scuole calcio cittadine, che sono un modo sul quale bisognerebbe fare ben più di un film.

Dunque "déja vu", dicevo, e il riferimento va indubbiamente a "Rain Man", con Tom Cruise e Dustin Hoffman. I punti di analogia sono imbarazzantemente molti:

– Elia deve fare pipì subito dopo la partenza e approfitta dell’occasione per perdersi e farsi trovare a guardare il cielo (Raimond si perdeva sempre ad osservare qualsiasi cosa);
– Il protagonista ha una fidanzata oca e poco presente nella sua vita affettiva (ricorderete Valeria Golino, perfetta in quella parte);
– Il protagonista viene rovinato economicamente dalla presenza nella sua vita del ragazzo portatore di handicap;
– Per rifarsi della perdita economica il protagonista decide di affidare Elia a un improvvisato saltimbanco (in "Rain Man", Raimond accompagna il fratello a contare le carte al casinò)
– Elia vede il protagonista e la fidanzata fare l’amore e raccoglie, reduplicandolo, il linguaggio "settoriale" dell’amplesso (lo fa anche Raimond).

Film piacevole, ma fiacco.

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