Luigi Mastrodonato su Wired.it

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Leggo, non senza una punta di apprensione e disappunto, un articolo di Luigi Mastrodonato del 12 marzo scorso du Wired.it.

Lo trovate qui:
https://www.wired.it/amp/301265/attualita/ambiente/2021/03/12/giornalismo-italia-astrazeneca-vaccino/

o, in copia permanente, qui:
http://archive.today/ytax6

Il titolo dell’articolo è: Sul caso AstraZeneca il giornalismo italiano ha scelto di non fare informazione. Un po’ categorico, ma così sia, c’è abbondante libertà di stampa e di pensiero, vivaddio. Sottotitolo: Allarme, paura, tensione in Europa. Le prime pagine dei quotidiani e i rispettivi siti scommettono tutto sull’allarmismo mettendo in secondo piano l’approfondimento e la chiarezza.

Parole come “allarme, paura, tensione, allarmismo” riferiti alla stampa italiana fanno un po’ drizzare le orecchie. Ma leggiamocelo l’articolo in questione:

“Fino a ora ci eravamo dovuti sorbire qualche raro lancio di agenzia sul cittadino X deceduto che, tra le altre cose, aveva anche ricevuto una dose del vaccino. Notizie prive di un rapporto causa-effetto, ma abbastanza appetibili nella logica del clickbait tanto cara al giornalismo italiano.”

Sorbire? Raro lancio di agenzia?? Veramente della morte del cittadino X e della cittadina Y, dopo la somministrazione del vaccino, ne ha parlato ben più di un giornale e di una testata on line. Allarmismo? Sono notizie. Prive di un rapporto causa-effetto? Ma quello non lo stabiliscono i giornalisti, a cui dovrebbe essere demandato il compito di riferire dei fatti, non delle opinioni congetturali, lasciando alla magistratura il compito di fare il resto. Perché la magistratura ha sequestrato alcuni lotti di vaccino, al di là della conferma o meno del nesso causale tra morte e somministrazione. Titoli acchiappaclic? Forse. Ma mi sembra molto poco sostenibile una posizione del genere dalle colonne di un periodico on line che di clic ci vive (almeno altri hanno anche l’edizione cartacea, e lì di clic non ce ne sono da acchiappare).

“Succede che in Danimarca e in Austria si siano verificati problemi circolatori tra alcune persone a cui era stata somministrata la prima dose, oltre che una “morte sospetta”. Una situazione che per ovvi motivi ha portato a indagini, con il chiarimento da parte delle stesse autorità statali che al momento non vi è prova di alcun nesso tra vaccino e patologie.”

Allora, “in Danimarca e in Austria”? Saranno almeno una decina i paesi che hanno sospeso precauzionalmente AstraZeneca. Al momento in cui Mastrodonato scriveva saranno stati al massimo la metà. Perché soffermarsi proprio su questi due e al caso della “morte sospetta” con tanto di virgolette (è una citazione? E’ un uso improprio e forzato dell’espressione? Non si sa.) In Italia di queste “morti sospette”, anche senza le virgolette, ne abbiamo avute ben più di una. I pubblici ministeri stanno indagando. Per un caso il nesso causale è stato escluso. Aspettiamo gli altri. Ma non confondiamo le notizie con le emozioni. Perché che la gente abbia paura non è un sensazionalismo, è una realtà. La paura è ingiustificata? Benissimo, ce lo diranno gli esiti degli indagini, non certo il giornalismo allarmistico o quello permeato da scetticismo.

“In ogni caso il problema – se un problema c’è stato – riguarderebbe un lotto specifico di dosi che potrebbe aver avuto problematiche nella conservazione, non il vaccino AstraZeneca in sé.”

L’inciso è, di per sé, indicativo: “Se un problema c’è stato”? La miseria! La gente muore, non si sa perché, e si mette in dubbio il fatto che vi sia stato almeno un “problema”? E il fatto che il “problema” (cit.) “riguarderebbe [si noti il condizionale NdA] un lotto specifico di dosi” (i lotti sono più di uno, quello sequestrato in Sicilia e quello sequestrato in Campania) “che potrebbe [anche qui il condizionale è evocativo, NdA] aver avuto problematiche nella conservazione”. E ha detto niente! Qui ci sarebbero delle responsabilità penali precise, e vogliamo anche che non ci sia indagine nel merito? E quando c’è un’indagine c’è anche una “notitia criminis” (si chiama proprio così). E questa informazione non va data? O, in alternativa, come andrebbe data, secondo questo Signore? Non lo sappiamo.

“Ancora una volta, se un problema c’è stato, ha riguardato errori umani nei processi di conservazione e somministrazione delle fiale, non la composizione delle fiale di AstraZeneca in sé. Insomma, roba ordinaria, se si pensa che di decessi sospetti legati alla somministrazione di medicinali o nel corso di operazioni in ospedale ne avvengono di continuo, con tanto di processi connessi per il personale sanitario. Ma tutto questo non ha mai fatto notizia, trattasi sempre di materiale da cronaca locale che poco suscita la curiosità del lettore.”

“Errori umani”. Una volta Pierangelo Bertoli cantava che “i crimini contro la vita/li chiamano errori”. Ma gli “errori”, da che mondo è mondo, si pagano. Mica ci si può passare un briscolino! “Roba ordinaria”, poi, “materiale da cronaca locale”. Sì il punto è che se uno muore sotto i ferri a Vattelappesca, sarà la procura di quella località ad occuparsene. Quindi, questo sì, il problema riguarda la “cronaca locale”. Ma quando si ragiona per categorie (non kantiane ma professionali) allora il problema non è più locale, perché, si veda il caso, la professione docente e quella militare a cui è stato assegnato Astrazeneca, la svolgono in tutta Italia. Se muore un militare o un insegnante in Sicilia è come se ne morisse uno in Piemonte (e infatti è morto proprio lì). O in Veneto, o in Basilicata, o in Campania. O a Bressanone, come, purtroppo, è successo.

“L’interesse non è fare informazione, ma giocare sulla vulnerabilità delle persone offrendo loro quello che non vorrebbero leggere, ma che se glielo si mette davanti non riescono a ignorare.”

Io non sono vulnerabile. E, come me, credo che non siano vulnerabili molte altre persone. Non mi lascio certo spaventare da un titolo allarmistico. Ma voglio essere informato. Perché anche se si rivelasse dimostrato che una sola persona è morta PER la somministrazione di un vaccino, per me sarebbe anche troppo. L’allarmismo, certamente, non serve a niente. L’allarme, forse, serve a salvare delle vite.

Oggi queste tesi vengono sconfessate dalla sospensione temporanea e precauzionale del vaccino Astrazeneca su tutto il territorio nazionale. Domani vedremo che cosa dirà l’EMA. Domani è un altro giorno, si vedrà.