Lettera aperta a William Di Marco per i lettori di Eidos

Caro William,

seguo spesso i tuoi interventi su “Eidos”. Mi ripropongo altrettanto sovente di intervenire, ma i propositi restano tali grazie alla mia proverbiale pigrizia. Oggi mi sento più diligente.

Mi pare che il tuo paragone del governo Renzi con il teatro popolare pregoldoniano di fine ‘600 sia ingeneroso nei confronti di questa forma d’arte (il Barocco è soprattutto caricatura!). Mi sembra, piuttosto, che per modalità espressive, pose e vacuità di contenuti ci si possa più appropriatamente riferire alle televendite urlate da imbonitori pronti a vendere un set di pentole o una termocoperta con bicicletta in omaggio ai primi cinquanta che telefonano.

Renzi non è stato eletto, è stato imposto a tavolino come sostituto  di Enrico Letta. Non ha alcuna forma di legittimazione elettorale se non, probabilmente, quella che gli deriva dalla sua ex carica di sindaco di Firenze (e solo quella). E’ un signore che si vanta del fatto che il suo partito abbia conquistato il 41% alle europee, dimentico che in Italia si governa con le politiche. Ha chiamato “riforma” quella che è una vera e propria amputazione democratica, l’abolizione del Senato della Repubblica per come lo conosciamo, allo scopo di “risparmiare”. Ma sulla democrazia, così come sull’istruzione e sulla sanità, non si risparmia. Il bicameralismo perfetto è uno strumento vitale per garantire la legittimazione degli atti parlamentari, e come tale lo vollero i nostri padri costituenti.

L’abolizione dell’articolo 18 (portata a compimento dopo aver ascoltato sommariamente le parti sociali) ha coinciso con la stagione forse più oscura degli scontri tra polizia e operai. E a confrontare quello che guadagna un operaio con quello che guadagna un poliziotto, non è esagerato parlare di guerra tra poveri.

E poi la scuola. Gli insegnanti si sono visti di nuovo congelare per un anno gli scatti di anzianità (e, quindi, di esperienza) che permetterebbero loro di avere una maggiore retribuzione e, conseguentemente, uno stile di vita migliore. E’ stato uno dei primi annunci della preraffaellita ministro Madia, ma poi si è preferito parlare dei gelati che mangia, e anche questo è un indice di come i mezzi di distrazione di massa facciano dimenticare immediatamente le notizie più importanti preferendo loro valange di giornalismo-spazzatura.
E la scuola ha bisogno, certo, di basare la sua crescita sul merito. Ma nessun ministro, tra quelli che citi, ha mai saputo codificare -né si è azzardato a farlo- i criteri oggettivi per cui un insegnante “merita” più di un altro. Perché questo limiterebbe quella libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione stessa, per cui un insegnante non può dirsi meno bravo se fa lezione in classe rispetto a quello che accompagna gli alunni ai viaggi d’istruzione.

Stiamo assistendo ad uno sfascio istituzionale senza precedenti nella storia della Repubblica. Dobbiamo sporcarci tutti un po’ le mani (possibilmente d’inchiostro) se vogliamo uscirne indenni. Questi spunti sono solo un piccolo contributo alla discussione con i tuoi lettori.

Un caro saluto

Valerio Di Stefano

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