La morte di Luc Montagnier

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La morte del professor Luc Montagnier, come era previsto e prevedibile, non smette di lasciare strascichi impietosi e inopportuni nell’opinione pubblica.

Dalla mancata conferma della notizia riportata da France Soir al deposito del certificato di morte, fino alle illazioni sulla causa del suo decesso, tutto è stato un caos di interventi, dubbi, incertezze (quando è andata bene), catene di Sant’Antonio, passaparola, ipotesi, ma soprattutto commenti, stavolta durissimi, come quello che vi ripropongo a puro titolo esemplificativo.

Pro-vax e no-vax tirano per le maniche della giacca dalla loro parte nientemeno che un signore 89enne, per giunta deceduto. Troppa grazia.

Soprattutto i primi sottolineano con innecessaria forza e supponenza, una supposta e mai dimostrata patologia degenerativa, secondo la quale il professor Montagnier non fosse più nel pieno delle sue facoltà mentali, per cui le sue ultime teorie (definite, nel migliore dei casi, come “strampalate”), sarebbero del tutto inattendibili e frutto di una mente malata e ormai diretta verso la deriva scientifica.

Dimenticando, o ignorando del tutto (il che è peggio, perché si tratta di una operazione di pura disonestà intellettuale) che il professor Montagnier è stato insigito del Premio Nobel per la Medicina per le sue ricerche sull’HIV, ricerche che hanno aperto le porte alle cure dei malati di AIDS che, se oggi conducono una vita normale e regolare, lo devono anche a lui.

Dicono certi volgari ispiratori di violenza che le sue ultime teorie erano ascientifiche. Ma la scienza non è solo il dato verificato e dato per acquisito. La scienza è dubbio, ricerca, curiosità, voglia di andare oltre il conosciuto, ipotesi, conferme, confutazioni, fallimenti, delusioni, bisogno di ricominciare da capo, mettere in discussione sempre e comunque se stessi e quello che si fa. Non è solo ricercare conferme a una tesi, ma anche e soprattutto dati.

Montagnier è stato tutto questo e, certamente, molto di più. E, comunque, io mi fido più di un premio Nobel morto che di un giornalista d’assalto pagato per dargli contro a prescindere e a ogni pie’ sospinto vivo. Questo è certo.

A chi obietta che Montagnier fosse un uomo di parte, rispondo tranquillamente che era un uomo libero, con i suoi meriti e le sue fragilità, e che incresciosa e deplorevole è l’operazione di quei guitti di Wikipedia che dedicano più spazio alle polemiche che lo hanno coinvolto (certamente a suo mal grado) piuttosto che ai meriti scientifici che lo hanno indubbiamente contraddistinto.

Abbiamo perso una mente libera e indipendente, mai piegata alle logiche dei giornalismi asserviti. Dobbiamo almeno essere grati a Luc Montagnier di questo, invece di cavillare su fatti riportati, come quello per cui si sarebbe spento “serenamente” e contorniato dall’affetto dei suoi cariv (e ci mancherebbe anche altro!).

Pessimi esempi di retorica per la morte di un uomo di scienza, pessimi davvero.