La magistratura romana oscura in Italia il Project Gutenberg

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Apprendo solo ora, e con evidente ritardo, che la magistratura romana ha disposto l’oscuramento per l’Italia del Project Gutenberg.

E’ un atto al limite dell’incomprensibile, perpetrato contro la più grande biblioteca al mondo (oltre 65000 titoli) di testi ed audiolibri di pubblico dominio (secondo le leggi degli Stati Uniti, in cui hanno sede i server del Progetto) realizzata da volontari per la diffusione gratuita e per il libero accesso alla cultura in svariate lingue del mondo (ricchissimo è il catalogo dei titoli in lingua italiana).

Nel documento con cui l’associazione (che vive esclusivamente delle donazioni dei propri utenti e che non vende nessun gadget) annuncia il provvedimento si legge (un po’ male, abbiate pazienza, se avete difficoltà cliccate sull’immagine per ingrandirla):

E’ quindi aperto presso il Tribunale Ordinario di Roma il procedimento penale n. 52127/20 RGNRI. Tra i reati contestati figura la violazione del comma 2 dell’articolo 171 della Legge 633/41. Che cosa dirà? Andiamolo a leggere:

Salvo quanto previsto dall’art. 171 bis e dall’art. 171 ter, è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma: (omissis) a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa; (,,,)

Ma qual è il capo di accusa contro il Project Gutenberg? Eccolo qui:

Si parla in primo luogo della violazione dell’art. 16 della stessa legge che recita testualmente:

1. Il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione ed altri mezzi analoghi e comprende la comunicazione al pubblico via satellite, la ritrasmissione via cavo, nonché le comunicazioni al pubblico codificate con condizioni particolari di accesso; comprende, altresì, la messa a disposizione del pubblico dell’opera in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.

2. Il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico.

e si contesta il fine di lucro. Dove stia il fine di lucro nell’iniziativa del Project Gutenberg non è chiaro, soprattutto alla lettura delle parole seguenti:

“costituito dalla cessione di dati personali a fine di pubblicità”

Quali dati personali siano stati ceduti per finalità pubblicitarie non è chiaro. Sul sito gutenberg.org non mi ricordo sia mai apparsa una sola pubblicità a pagamento, e, comunque, il traffico di dati personali a fine di lucro è tutto da dimostrare. Il Project Gutenberg avrebbe inoltre trasmesso e diffuso in formato PDF (chissà perché poi solo questo, visto che gli e-book di gutenberg.org sono disponibili in HTML, TXT, E-PUB, MOBI etc…) “riviste, giornali e libri” tutelati dal diritto d’autore. Il capo di accusa prosegue chiarendo che tale materiale sarebbe stato illecitamente acquisito e immesso “in un sistema di reti telematiche mediante i seguenti siti scaricati tramite il software ‘Teleport Ultra'”. Segue l’elenco dei siti da cui il materiale sarebbe stato prelevato, tra cui il nostro.

Tutto questo per una causa da poco. Alla fine dello stesso articolo 171 della legge sul diritto d’autore si legge, infatti:

Chiunque commette la violazione di cui al primo comma, lettera a-bis), è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima dell’emissione del decreto penale di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della pena stabilita dal primo comma per il reato commesso, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato.

Con un buon avvocato italiano, e con l’auspicabile contributo di quanti tengano alla libera cultura e alla libera informazione, il Project Gutenberg potrebbe cavarsela pagando poco più di mille euro più le spese processuali. E la partita sarebbe chiusa.

Ma quello che lascia esterrefatti è come si sia potuto oscurare il corrispondente telematico della Biblioteca di Alessandria (la storia si ripete, e come vedete non fa sconti a nessuno), solo perché alcuni dei suoi contenuti sono suppostamente coperti da copyright (in Italia, perché le leggi sul pubblico dominio degli Stati Uniti sono diverse). Si sarebbe potuta fare un’azione mirata sui singoli contenuti e non impedire agli utenti italiani di scaricarsi liberamente le opere di Dante Alighieri, pure presenti e disponibili sul sito.

Il sospetto (e badate bene che solo di sospetto si tratta) è che il dominio gutenberg.org sia andato a finire nel calderone di tutti gli altri siti dai nomi quanto meno bizzarri che ridiffondevano (illecitamente, questo sì) copie in PDF di giornali e riviste altrettanto illecitamente acquisite, e che potevano trovarsi nelle edicole e nelle librerie. Uno svarione dei magistrati, insomma. Che intanto oscurano, poi a controllare e a verificare le singole posizioni personali si vedrà.

Molte notizie si sono susseguite sul web dopo la pubblicazione della notizia dell’oscuramento del sito, tra le quali quella della sua riattivazione. Nulla di più falso. Il dominio gutenberg.org è e continua ad essere irraggiungibile.

Ma qual è stata la reazione del sancta sanctorum della cultura libera in Italia? E’ stata pressoché inesistente. Liber Liber non ha pubblicato ancora nessun atto di solidarietà nei confronti della sorella maggiore statunitense. Paolo Attivissimo si è limitato a un tweet, continuando a occuparsi, sul suo blog, di esopianeti, macchine elettriche, convention virtuali di fantascienza e app anti cororonavirus. Da David Puente nemmeno una riga, troppo impegnato a debunkare Al Bano, i NoVax e a rispondere a chi non la pensa come lui. Restano solo le dichiarazioni di Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia:

«Temiamo si voglia buttare il bambino con l’acqua sporca. Non vorremmo che la lotta contro la distribuzione illegale di materiale sotto copyright abbia come effetto collaterale la chiusura di risorse che contribuiscono legalmente alla diffusione della conoscenza libera. Speriamo che la situazione si risolva al meglio nel più breve tempo possibile».

Troppo poco per cavarsela sperando che tutto si risolva per il meglio e in breve tempo. Qui ci vogliono solo mano ferma e indignazione. E portafogli aperti. Invito tutti voi, una volta che il dominio gutenberg.org sarà tornato visibile il Italia (sì, ma quando?) a effettuare una donazione al progetto, che ha un valore infinitamente superiore a quello che possiamo minimamente immaginare.

AGGIORNAMENTO DEL 28/05/2020:

a) Questa mattina ho riprovato a collegarmi con il dominio gutenberg.org. La connessione TIM mi dà sito irraggiungibile, mentre dal telefonino, con scheda Wind (che probabilmente si appoggia a DNS stranieri), sono riuscito regolarmente, e con sollievo, a visualizzare la home page del progetto:

Mi è stato riferito da un’utente Vodafone (grazie per la collaborazione!) che su quella rete il sito è ugualmente irraggiungibile. Stiamo navigando a vista.

b) il provvisorio collegamento favorito dalla Wind mi ha permesso di effettuare, tramite PayPal, una donazione di 20 euro al Progetto. Se fossimo almeno in 200 a farlo sarebbero coperte le spese della multa, del procedimento e ci resterebbe anche qualche soldino per l’avvocato. E non credo sia diffcile trovare altre 200 persone disposte a donare altrettanto (i Wikipediani più incalliti battano un colpo, per favore!)

c) Qualcuno mi ha chiesto se sono preoccupato per la mia biblioteca digitale classicistranieri.com che, pure, distribuisce numerosi libri digitali prodotti dal Project Gutenberg. Risposta: nemmeno un po’. Sono altri, quelli più boriosi e presuntuosi che distribuiscono opere protette dal diritto d’autore come se nulla fosse, a doversi preoccupare. Se, poi, succederà qualcosa, risponderemo nel merito usando tutti gli strumenti di legge a nostra disposizione. Viviamo in uno stato di diritto e non di polizia.

d) Più che altro sono preoccupato per un altro aspetto. La magistratura romana che ha imprudentemente oscurato gutenberg.org è la stessa (anche se non sarà lo stesso il Pubblico Ministero, ovviamente, o almeno così credo e voglio credere) che mi indaga per diffamazione nei confronti di una amica di Paolo Attivissimo. Per fortuna nel mio caso non c’è stato nessun sequestro preventivo, né dell’articolo “incriminato”, né, tanto meno, dell’intero blog. E’ una questione di sensibilità soggettiva del PM. Sono grato ancora oggi agli inquirenti per questo.

e) Ieri ho ricevuto una mail riservata da parte di Maurizio Codogno che mi spiega alcuni dettagli della situazione. Rispetto il suo volere e il suo diritto alla riservatezza, ma ci tenevo a ringraziarlo pubblicamente.

f) E’ arrivata la mail di ringraziamento per la donazione da parte di Gregory B. Newby. Eccola:

g) Data la rilevanza dell’argomento, questo articolo resterà in prima posizione sul blog per una settimana. Chi volesse leggere gli ulteriori aggiornamenti abbia la cortesia di scorrere un pochino più sotto.

AGGIORNAMENTO DEL 29/05/2020

Non posso darvi ulteriori informazioni, per il rispetto che si deve alle indagini e agli inquirenti (che fanno solo il loro lavoro), ma le novità non sono buone, niente affatto.

Vi fornisco comunque, come ulteriore documentazione, le motivazioni del GIP, così come riportate dal sito thesubmarine.it:

AGGIORNAMENTO DEL 30/05/2020

La versione beta (quindi non so quanto effettivamente affidabile) del Progetto è ancora raggiungibile dall’Italia (meglio che niente) all’indirizzo https://dev.gutenberg.org:

Al capoverso 14, intitolato “For Copyrighted content” è scritto:

There are thousands of items in the Project Gutenberg collection which are still under copyright protection. Each copyrighted item is clearly indicated as copyrighted in the eBook’s header. Unless there is an included license with the copyrighted item (such as a creative commons license), you will need to contact the copyright holder for any needed permission. Project Gutenberg cannot do this on your behalf, and does not have any ability to sublicense copyrighted works.

Come ci fa giustamente notare il lettore Federico Leva, il pulsante PayPal per le donazioni al Project Gutenberg è comunque attivo al link:

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=XKAL6BZL3YPSN

AGGIORNAMENTO DEL 04/06/2020

Ho ripubblicato un interessante articolo di Maurizio Codogno sul caso Gutenberg. Lo trovate qui.

Dalla sua lettura apprendo che nel frattempo c’è stata l’imprudentissima iniziativa di un singolo che ha contattato la GdF, stuzzicandola un po’, e ricevendo la risposta che sì, il Project Gutenberg non c’entra nulla con chi rilanciava via Telegram copie integrali di quotidiani e riviste in PDF (grazie) ma che, comunque, avevano trovato cinque libri in pubblico dominio negli USA e sotto copyright da noi. Nella fattispecie il titolo di Massimo Bontempelli citato dallo stesso Codogno, e alcune opere di Sibilla Aleramo (tra cui il conosciutissimo “Una donna”). Sia Bontempelli che la Aleramo sono deceduti nel 1960, circostanza questa che rende impossibile la redistribuzione dei loro testi qui da noi.

Ribadisco il punto di vista che l’iniziativa personale di quel Tizio è stata imprudente e azzardata. Solo la difesa può avere accesso agli atti.

Per quanto concerne il titolo “La vita operosa” di Bontempelli, ne ho trovata un’altra edizione in PDF su academia.edu

Il server si trova fisicamente in California, ed è riconducibile ad Amazon, come rivela la ricerca del whois:

Quindi lo possono fare.

Però per far scaricare le opere che ospitano (cosa che mi sono ben guardato dal fare con il file di Bontempelli) chiedono le credenziali Google, Facebook o l’indirizzo e-mail. Conferimento obbligatorio. A cosa servono questi dati? Non è che adesso oscurano anche loro?

Un pensiero riguardo “La magistratura romana oscura in Italia il Project Gutenberg

  1. Federico Leva

    È uscito anche un comunicato AIB:
    https://www.aib.it/attivita/2020/82486-ripristino-accesso-project-gutenberg/

    Il pulsante di donazione a Gutenberg (PGLAF) è sempre attivo:
    https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=XKAL6BZL3YPSN

    LiberLiber invece accetta donazioni anche via bonifico ecc.:
    https://www.liberliber.it/online/aiuta/donazione/

    Una piccola rassegna delle reazioni principali è reperibile da Wikimedia Italia:
    https://twitter.com/i/events/1265908761924960256

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