Giù le mani dalla scuola!

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Una scuola come tante, in un piccolo mondo di un mondo piccolo. Un insegnante muore di Covid e si scatena il pandemonio. Che cosa avrebbe fatto l’istituzione scolastica per prevenire la diffusione del Coronavirus? Questa è la storia in soldoni, il resto preferisco dimenticarmelo.

O quasi.

Il “dibattito” (se così vogliamo chiamarlo, usando un evidente eufemismo) coinvolge anche la stampa, dalle testate locali on line ai giornali cartacei a diffusione nazionale. Leggo quasi tutto, non senza un lieve sintomo di evidente pirosi gastrica. Ma più che il dolor poté il Maalox.

Dove, invece, nulla può un comune antiacido, è su articoli come quello recentemente apparso sulla cronaca locale di una nota testata romana. E questa è la goccia che fa traboccare il vaso. Generalmente ho molta tolleranza per gli articoli un po’ sbrigativi e improvvisati. Non ho nulla in contrario ai titoli “acchiappaclic”, perché capisco che ognuno tira l’acqua al proprio mulino e il lavoro deve essere rispettato. Ma stavolta è francamente troppo.

Il giornalista narra alcune circostanze riportate dalla madre di un alunno di quella scuola. In queste circostanze si rende noto che oltre all’insegnante deceduto, si sarebbero verificati la morte del padre di un’altra docente e il ricovero in gravi condizioni del padre di un alunno. Tragedie. Solo tragedie.

Ma quello che colpisce maggiormente l’attenzione sono tre circostanze:

a) il giornalista non fa il nome della sua fonte. Non si sa chi sia la signora, come si chiami questo genitore o dove viva;
b) il giornalista, per contro, fa nomi e cognomi del personale della scuola interessato alla vicenda, creando un evidente squilibrio tra l’ignota identità del genitore accusatore e quella (pur pubblicamente disponibile) degli accusati;
c) la signora afferma che le tre infezioni si sarebbero prodotte quasi sicuramente a causa dello stesso focolaio.

Ora, io, da lettore, non ho modo di sapere chi sia l’ignota. Il giornalista non me ne dà notizia. Non so che lavoro faccia. Probabilmente è un medico. O una virologa. Perché viceversa non si spiega. Con quale autorità (e, mi chiedo, con quale autorevolezza?) si rilasciano alla stampa dichiarazioni simili? Per stabilire la provenienza di un ceppo virale si devono fare delle ricerche specifiche e certosine. Non si può affermare una cosa del genere così impunemente. E’ un duro colpo all’istituzione scolastica (intesa non come scuola in sé, ma come sistema educativo nazionale) che viene perpetrato sfruttando l’anonimato e lo scomparire dietro il velo (o la velina) di una notizia. Si tira il sasso e si ritira la mano. E così, quello che viene designato come il “cattivo” di turno, resta allo scoperto e riceve l’ingiusta sanzione dell’esposizione pubblica.

Con CHI deve interfacciarsi la scuola? A CHI dovrebbe rendere conto? Perché non c’è una signora Nome e Cognome a cui fare riferimento? Chi si prende la responsabilità di quello che rilascia nelle proprie dichiarazioni alla stampa? Domande destinate probabilmente a rimanere senza risposta.

Quello che so è che ognuno di noi ha la responsabilità morale e personale inderogabile di scegliere da che parte stare. E io sto con la scuola. Sempre.