Gino e Anchise alle prese col green pass

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Quand’ero adolescente e bastardello (sì, va beh, ormai chi se lo ricorda più??) e abitavo a Vada (Li), verso l’inizio del mese, se mi volevo divertire un po’ perculeggiando i vecchietti (sport diffusissimo a quell’età), non mi restava che andarmene di buon’ora (massimo le 8,15) all’ufficio postale dove una quarantina e passa di anziani si radunavano, librettino alla mano, per riscuotere la pensione in contanti allo sportello.

Era uno spettacolo!

“O Ginooooooooo, bongiorno!”

“Bongiorno una sega!! Guarda vì’ cosa si deve fà’ a ottantasei anni per venì’ a riscòte’ du’ bicci!!”

E finiva tutto in una risata.

Poi c’era il povero Anchise, dirigente brezneviano della locale sezione del Partito Comunista, coi capelli sempre in ordine e impomatati stile ritratto da socialismo reale.

“O Anchiseeeeee, anche te sei compagno, sì, ma a mezzogiorno!! Bello fare il comunista con un milione e due di pensione al mese pulite pulite, eh?? Ma chi l’ha pagati i contributi a te, il Kappagibbì???”

Ora se vuoi riscuotere la pensione e sei dell’età di Gino o Anchise (nel frattempo passati a miglior vita, così il problema della pensione non ce l’hanno più) devi avere il greenpass. Non ci sono cazzi. Hai voglia te ad avere ottantasei anni e non sapere una sega di cosa è uno smartphone, di non essere minimamente interessato ad avere una app installata come “iO”, ad avere il sacrosanto diritto (tanto muori presto) di non capire una veneratissima di tutti questi “pìppoli” che formano il QR Code. Devi avere un greenpass valido e non ci sono cristi né madonne che tengano.

Ce lo vedete uno come Gino (ma anche Anchise) a entrare in un ufficio postale per ritirare la pensione e ritrovarsi come minimo uno con il termometro elettronico che gli misura la febbre:

“O cos’è quel troiaio lì?? Eh??… la febbre?? Io sono sempre stato benone e ti faccio dimolto le ‘orna, popo’ di menagramo!!”

“Sì, ma deve darmi il greenpass, se no non la posso far entrare.”

“Cosa vòi, te?? Cosa ti devo dà’?? Un ber paio di pedate ner culo belle rifinite, quelle te le do, sì…”

“Ma scusi, lei ir vaccino un l’ha fatto??”

“Diobòno, sì! Da militare, con la puntura nel petto. Da allora un ho più avuto nemmeno un raffreddore, seddiovòle!”

“Ma io dico il booster!”

“E, no, le bùste le ‘ompro alla Cònadde, ce n’hanno tante!!”

“Ah, lei allora non è vaccinato!! Guardi che così alla Cònadde ci pòle andà solo per comprà il pane, il latte e lo zucchero, e ringrazi Draghi che è un bravòmo, perché se no bisognava favvi morì’ tutti da piccini, voi no-vax!”

“M’importanasega!! Io le mutande me le faccio fà’ di lana grezza dalla mi’ moglie, belle alte che scaldino la pancia. I pomodori l’ho nell’orto, la ‘nzalata lo stesso, in casa mia un ci piove, mi muovo con l’apino sicché consumo pòo e pago una segatina di bollo, la domenica ammazzo un conìgliolo e lo metto a arrosellire al forno, aglio e ramerino, ma di dici cosa vòi te, popò di cazzabubbolo, costì?? Lèvati dar cazzo e fammi andà’ a ricòte’!!”

Ah, se il mondo fosse davvero così!