David Puente vs. Rosario Marcianò

Reading Time: 3 minutes

Questi contenuti sono completamente gratuiti.

Potete ringraziarmi (prego!), altrettanto gratuitamente, iscrivendovi al mio canale YouTube.

-----

Non mi era mai capitato prima di difendere un complottista.

Lo faccio oggi perché mi pare che i toni si siano esacerbati e che la discussione sia scaduta di livello.

Che David Puente, vicedirettore di Open.Online, ce l’abbia con Rosario Marcianò è cosa nota. Suo pieno diritto avercela con chi vuole.
Che David Puente abbia querelato Rosario Marcianò più di una volta è altrettanto noto. Anche questo è un pieno diritto della persona che si sente diffamata o direttamente offesa dal reato.

Fatto sta che stamattina ho letto sul gruppo Telegram di David Puente, questo intervento, a dir poco appena appena sopra le righe:

“Noto che un bufalaro che ho denunciato, Rosario Marcianò, sta pubblicando mie foto e diffondendo assurdità riguardo alla denuncia. Il delinquente in questione, che da anni beffa i suoi seguaci con bufale [manca un “tanto” nell’originale, NdT] evidenti quanto diffamanti, deve ritenersi fortunato perché la denuncia che avevo presentato, quella che ora gli crea problemi, conteneva accuse ben peggiori. Ricordo che questo losco individuo aveva diffuso il mio indirizzo di casa accusandomi di aver fatto altrettanto con lui, ma di fronte alle richieste degli utenti di una prova ha dimostrato di non averne. A seguito del suo post con l’indirizzo, i suoi seguaci iniziarono a mandarmi messaggi e minacce. Ripeto: si deve ritenere fortunato per come stanno procedendo i giudici nei suoi confronti, io non dimentico.”

Pare che Marcianò, a detta di Puente, abbia diffuso “assurdità riguardo alla denuncia“. Ma non è chiaro a quale denuncia Puente faccia riferimento, visto che egli stesso ha in proposito dichiarato di averne sporta più di una.

Lo definisce “delinquente”, “bufalaro”, “losco individuo”.

Ora, passi pure per il “bufalaro“, ma “delinquente“? Ho cercato in giro in quanti procedimenti penali il Marcianò sia coinvolto e ho trovato almeno queste informazioni:

– diffusione di notizie false sul conto della defunta Valeria Solesin nell’attentato terroristico del 13 novembre 2015 a Parigi;

– condanna in primo grado a otto mesi di reclusione per diffamazione nei confronti della ASL di Imperia (Tribunale locale);

– condanna in primo grado per diffamazione a diciotto mesi di reclusione nei confronti della giornalista Silvia Bencivelli (2018);

– decreto penale di condanna su querela dello stesso Puente (a cui il condannato si è opposto, chiedendo e ottenendo di essere giudicato attraverso il rito ordinario, che si celebrerà verso la fine del 2023);

– due richieste di proroga delle indagini per lesioni gravi, su querela dello stesso Puente.

Salvo errori ed omissioni.

Questo, certamente non è un quadro molto favorevole al Marcianò. Usando un eufemismo si potrebbe affermare che la sua situazione giudiziaria è incerta.

Però:

a) in Italia si è colpevoli solo dopo una sentenza definitiva passata in giudicato;

b) le condanne inflitte all’imputato sono tutte di primo grado;

c) ci sono dei procedimenti in corso e in un caso si è fermi alla fase delle indagini preliminari;

d) last but not least, in Italia è reato dare del “ladro” al ladro.

Ora, quando un giornalista querela qualcuno per diffamazione (e succede continuamente) buon senso e prudenza vorrebbero che si facesse spazio alla verità giudiziaria (che è ben diversa da quella fattuale), visto che è quella la strada che si è scelto di seguire.

Quando invece il profilo personale del giornalista si commistiona con quello professionale, che imporrebbe sobrietà e correttezza, ma soprattutto continenza verbale (e nelle espressioni “delinquente” e “losco individuo” non mi pare proprio che ve ne siano), allora si scende dalla dimensione giudiziaria e fattuale a quella delle interpretazioni e dei sentimenti personali. Che posso comprendere benissimo che siano quelli dell’astio e del risentimento rancoroso. Ma proprio per evitare che la visione personale di un soggetto si sovrapponga alla reale entità dei fatti ci sono i magistrati prima e i giudici poi.

E allora la “notizia” che senso ha? Nessuno, direbbe Qualcuno.

E poi quell'”io non dimentico” finale… mamma mia che paura!!!