Conte riferisce ai Magistrati di Bergamo come persona informata sui fatti

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Domani il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sarà sentito dalla Magistratura. Ufficialmente come “persona informata dei fatti” relativamente alla decisione di non voler chiudere la Val Seriana quando si propagò, nel bresciano e nella bergamasca, il picco dell’emergenza coronavirus agli inizi di marzo (la chiusura totale, ricorderete, fu stabilita solo il 23 di quel mese).

Ai Pubblici Ministeri di Bergamo, Conte, considerata la sua veste giuridica dovrà dire la verità. In caso contrario, o se la sua verità non dovrebbe essere convincente potrebbe passare (è un’ipotesi remota ma succede -a me è successo-) da “persona informata sui fatti” a “indagato”. L’inquilino di Palazzo Kitsch, insomma, domani rischia molto. E con lui saranno chiamati a deporre il Ministro dell’Interno Lamorgese e il Ministro della Sanità Speranza.

Conte, sfruttando la retorica tipica di chiunque venga interessato a vario titolo dalle indagini cdella Magistratura ha riferito:

“Non sono affatto preoccupato, non è arroganza, non è sicumera. Non commento le parole del procuratore: ci confronteremo venerdì, in piena serenità”

Va detto che l’intenzione dei magistrati bergamaschi di audire Conte segue cronologicamente quella della commissione d’inchiesta sull’omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni.

“I cittadini hanno il diritto di conoscere e noi (…) abbiamo responsabilità di rispondere.”

Sì, signor Presidente del Consiglio, risponda. Noi aspettiamo.

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