I cento anni dalla morte (??) di Sciascia e quel Nobel mancato da Manzoni

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Tra gli svarioni giornalistici più interessanti registrati nelle ultime settimane risulta questo coacervo di sfondoni del “Fatto Quotidiano”, in cui si dà Leonardo Sciascia morto da cent’anni, quando ricorreva il centesimo anniversario sì, ma della nascita. Curiosissimo anche il titolo: “Sciascia come Manzoni: troppo cupo per il Nobel”. Ora, che lo scrittore siciliano meritasse il Nobel per la letteratura e per il suo impegno civile e politico è fuor di discussione, ma l’ipotesi di un Nobel a Manzoni la vedo un pochino dura, anche per un titolo del genere, dato che il Milanese è morto quando il premio Nobel ancora non esisteva.

Non ci resta altro che omaggiare il Siculo con la lettura (o, meglio ancora, con la rilettura) della sua opera senza pari. Io un consiglio da darvi ce l’avrei: “Porte aperte”, un romanzo formidabile. Almeno una volta alle medie ci facevano leggere “Il giorno della civetta” e “A ciascuno il suo”. Ma erano altri tempi. Oggi è tempo di cattivo giornalismo e faciloneria filologica.

Gli ex galeotti costituenti di Piero Sansonetti

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Piero Sansonetti l’ha detta grossa.

“Chi ha scritto la Costituzione? Un gruppo di ex galeotti”. E, facendo seguito a una denuncia di Marco Travaglio che “sottolinea (“giustamente”, scrive Sansonetti) le condanne ricevute da molti socialisti del NO”. Ora, è un peccato per Travaglio (e, di conseguenza, per Sansonetti), che mentre il Sì trionfava, il sindaco di Torino Chiara Appendino, pentastellata, venisse condannata a sei mesi di reclusione per falso ideologico in primo grado.

L’articolo è un’accozzaglia di luoghi comuni, primo fra tutti quello dei socialisti condannati. Non si ricordano o, evidentemente, fanno finta di non ricordarsi, Travaglio e Sansonetti, che lo stesso Beppe Grillo fu radiato dalla RAI per cinque anni, per una battuta sui socialisti (“Ma se sono tutti socialisti a chi rubano?”). La memoria è troppo labile, e la penna troppo svelta a definire “ex galeotti” i nostri padri costituenti. L’amnistia del 48 fu un errore? Non credo proprio.

E allora si scrive, confortati dal supporto del direttore di un giornale politicamente schierato, e che è solo l’ombra di se stesso (io mi abbonai al “Fatto Quotidiano” quando uscì nelle edicole, ed era Direttore Antonio Padellaro).

Tra i nomi dei carcerati e dei condannati, quello di personalità limpide come Alcide De Gasperi (che socialista non era di certo), Giuseppe Saragat, Pietro Nenni e Sandro Pertini (che scrisse a sua madre disconoscendo qualsiasi provvedimento di clemenza richiesto dalla donna a suo favore). Due Presidenti della Repubblica e un Presidente del Consiglio che, durante il fascismo, hanno sacrificato la propria libertà personale e di pensiero in nome della libertà.

E’ un livello giornalistico francamente preoccupante, le povere ossa degli “ex galeotti” che tanto hanno combattuto per garantirci libertà di espressione e di stampa (la stessa libertà che Sansonetti usa per scrivere i suoi interventi) si stanno rivoltando nelle tombe dove queste persone dovrebbero, invece, riposare (“giustamente”) in pace.

Il “Corriere della Sera”: Capodistria si trova in Croazia

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Lo svarione del Corriere della Sera che colloca Capodistria in Croazia, è l’ennesimo esempio di sciatteria giornalistica a cui il lettore di quotidiani deve continuare a sottoporsi.

Ma, dico, due ripetizioni di geografia e qualche bacchettata sulle dita al giornalista (o titolista, si veda il caso), no? qual è l’annoso problema? Che chi scrive o titola (e, comunque, scrive anche colui che titola, di meno, ma scrive) non controlla e non riguarda quello che mette in linea. La fretta di inserire continuamente dei contenuti originali, di essere perennemente in competizione con gli altri, di essere i primi ad essere indicizzati su Google, di creare titoli che attirino clic, tutto questo genera dei mostri da matita blu.

Non sto parlando di un errore di battitura che, seppur sgradevole a vedersi, si nota che è involontario (ma anche lì basterebbe UN MINUTO per riguardare), si tratta di errori di sostanza (e che sostanza!). Non dico tanto, ma basterebbe, a questo punto, veramente un controllino su Wikipedia per sgombrare il cervello da ogni dubbio. O far ragionare il suddetto cervello e dire “Capodistria” contiene la parola “Istria”, dov’è l’Istria? E realizzare che Capodistria si trova in Slovenia, non in Croazia.

Averci pensato prima!

Per Repubblica Auckland è in Australia

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Mi dichiaro devoto e grato debitore del chiarissimo lettore Burgalassi Nedo che mi segnala questa perla da autentica antologia. Sul sito di Repubblica oggi è apparsa la notizia che in Australia è già il 2019 e c’è il lancio di una notizia da Auckland. Che però si dà il caso non sia in Australia ma in Nuova Zelanda. Immagino che Paolo Attivissimo per segnalare uno svarione del genere si sarebbe svenato e avrebbe gridato “allo scandalo” invocando il necessario e imprescindibile “crucifige”. Noi, invece, con la compostezza che ci contraddistingue, diamo la notizia con il commento consueto che trattasi di malastampa, informazione sbrigativa e pasticciata, nonché di disinformazione spicciola e gratuita venduta per pochi centesimi al chilo nella fretta di riempire il web di contenuti originali sì ma purtroppo sbagliati. Impietoso è stato il Burgalassi a tirare giù lo screenshot, impietoso sono io a ripubblicarlo perché impietosi soprattutto con loro stessi sono quelli di Repubblica. È solo l’ultimo svarione increscioso di un anno da dimenticare. Nel 2019 ce ne saranno molti di più.

Le condizioni del cadavero

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E lo so cosa pensate voi, maramaldi, quando vedete che segnalo un errore. Che sono cattivo (io?), che non devo prendermela con quello che appare un refuso (ma non lo è), eh, ma tu non sbagli mai?, e va beh, un errore ogni tanto può scappare su, tutto va bene, anziché parlare di sciatteria.

L’errore che vi propongo oggi è di quelli da manuale. Su un articolo pubblicato su Tiscali a proposito di Elena Ceste (ve ne ho parlato alcuni articoli addietro) si legge la parola “cadavero” al posto di “cadavere”.
Non è un refuso, tanto per cominciare, perché la o e la e sulla tastiera sono sufficientemente distanti.
E’ una “regolarizzazione” involontaria. Siccome in italiano la maggior parte dei nomi maschili finisce con la -o, allora un nome maschile che finisce con la -e viene sentito come scorretto e si ripristina la versione che si ritiene giusta, e invece non lo è. Ho sentito dire “limono” per “limone”, ed è lo stesso procedimento per cui De André usa “brigadiero” al posto di “brigadiere” in “Don Raffaè'”.

Ma c’è di più: “cadavero” (o, meglio, la forma più greve “catàfero”, con le sorde al posto delle sonore) è parola cara al personaggio camilleriano di Catarella, e grazie agli sceneggiati televisivi è entrata nell’immaginario dell’italiano medio. Tanto immaginario che ha contaminato un giornalismo di massa non proprio da “Internazionale” ma pur sempre giornalismo.

Ovvia, son proprio soddisfatto.

La Suprema Corte di «Cassazzione»

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Su CityRumors.it, notiziario abruzzese, c’è scappata la “Cassazzione” nientemeno che con due zeta! Va detto, a parziale attenuazione della svista, che nel corpo dell’articolo lo hanno scritto correttamente.

Già. Ma perché si lamentano che scrivono “Abbruzzo” sulle tessere sanitarie? [E va da sé che è un errore ortografico e NON grammaticale!]

Montecarlo in Francia

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La frettolosità nel battere una notizia d’Agenzia, impone anche strafalcioni di questo tipo. Non mi risulta che Montecarlo sia in Francia, né che la citazione “in zona” salvi dalla camilleriana malafiùra. E’ come dire che una persona si trova “in Italia, in zona Mentone”. O in Vaticano “in zona Via della Conciliazione”.

O in Toponomastica. Zona Geografia.

Cristina NON è la primogenita del Re di Spagna!

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Mia moglie è la mia musa ispiratrice e a Lei devo questa segnalazione.

Il sito web de “La Stampa” pubblica oggi che Cristina, figlia del Re di Spagna Don Juan Carlos I, imputata in un procedimento per riciclaggio, è la primogenita del Monarca.

Non è vero. La primogenita è Elena ( che si pronuncia “e-lé-na”, con l’accento sulla seconda sillaba) e mia moglie è un genio.

I miracoli di Schumacher

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Il miracolismo scorre tra le vene editoriali come un fiume in piena.

E’ di ieri la notizia pubblicata su “La Nazione” (voglio dire, mica un quotidiano qualsiasi) secondo cui Schumacher (ma loro, nel titolo, lo scrivono senza una “c”, noblesse oblige!) avrebbe fatto risvegliare dal coma un giovane con la sua voce registrata.

Guarda caso la notizia (vera o no che sia) compare proprio all’indomani del coma del campione di Formula One. In breve, un coma per chi ha salvato qualcuno dal coma.

Ma forse (e dico FORSE) Schumacher con le guarigioni non c’entra niente. Magari sono stati bravi i medici (eh? Forse sì…), forse le terapie farmacologiche funzionano. Forse (ma dico solo FORSE) dal coma, semplicemente, in alcuni casi ci si risveglia.

Io sono stato in coma farmacologico per dieci giorni. Quindi non faccio testo. Era un coma indotto. Ma mai che Schumacher sia venuto a dirmiuna parolina. Una sola. Che so, magari “Coraggio, non è nulla!”. Macché, niente miracolo. Non c’è Ferrari né giornale per i coma di serie B.

Pare che nevichi a Cortina d’Ampezzo

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L’ANSA questa mattina si è risvegliata comunicando urbi et orbi che a Cortina d’Ampezzo (BL) nevica.

Ora, Cortina d’Ampezzo è una località di montagna, nota meta sciistica, siamo nel mese di gennaio, è da poco entrato l’inverno e a me sembra perfettamente normale che a Cortina d’Ampezzo nevichi. A Cortina nevica da sempre, tutti gli inverni, non è un fatto eccezionale.

Dicono che ci siano 40 cm. di neve fresca non compattata e di consistenza farinosa. Ma per forza, mica tutta Cortina d’Ampezzo sarà una pista da sci! Ci saranno case, strade, negozi. E in quei luoghi mica si batte la neve. La cui consistenza, peraltro, dipende solo dal capriccio del Padreterno.
Perciò, come diceva Donna Concetta in “Natale in casa Cupiello”, “ti ha’ rassignà’… fa freddo. Fa freddo. Fa freddo!”

Il freddo come notizia, la neve come evento, Cortina d’Ampezzo come metafora. Aveva ragione la mi’ nonna Angiolina che mi diceva che “La gente quando un sa cosa di’ parla der tempo!”

 

“Un’imprenditore” per Repubblica

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Sono grato alla sensibilità e all’indubbio buon gusto di Rosellina La Commare che su Facebook mi ha segnalato questa pregevolissima perla.

A proposito dei filmati suppostamente girati da Lavitola ai danni di Berlusconi (cinema sperimentale, notoriamente), il quotidiano “Repubblica”, sul suo account Facebook sostiene che “Un’imprenditore confessa: “#Lavitola filmò #Berlusconi con prostitute a Panama”. E tutto questo piace a 1404576 persone!!

La “schizzofrenia” di medicinaoltre

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Devo dire che anche il termine “schizzofrenia”, scritto proprio così, con due z, in un sito che si chiama “medicinaoltre”, ci fa la sua brava figura.

Per precisione, segnalo che la grafia corretta del termine psichiatrico di cui trattasi è “schizofrenia”, come riferisce il Vocabolario Treccani.

 

Charlotte Casiraghi, “ventisett’enne”

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Charlotte Casiraghi ha partorito il suo primogenito. Notizia della quale, in sé, ci interessa il giusto. Cioè nulla.

Quello che ci interessa, è che nella foga di dare una non-notizia il Corriere della Sera, nel voler indicare la giovane età della neo mammina principessata (27 anni) ha scritto “ventisett’enne”.

Purtroppo non ho lo screenshot con l’errore marchiano del Corriere. Però, nell’andare a cercare su Google il termine esatto “ventisett’enne”, si viene rimandati a una foto-gallery su “Io donna” che contine rimandi testuali tipo “Ventisett’enne con l’apostrofo scritto sul Corriere” e un probabile commento di un utente che recita “Chi è quella bestia che ha scritto “ventisett’enne”?”

Ma quello del Corriere non è un errore isolato. Libero, il portale di Wind-Infostrada ci dice che un “Ventisett’enne soffre di diabete” (e va beh, ce ne saranno anche di più giovani, suppongo)

mentre “La provincia di Varese”, nel riferire della traslazione della salma di un giovane morto all’estero, ripete lo stesso identico errore

E basterebbe scrivere “27enne”. Fa un po’ SMS ma almeno non ci si fanno queste figure cacine.

Bisogna interagire con Ruggito del Coniglio. Con due “g”.

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A volte sul “Fatto Quotidiano”, anche quando si parla di temi radiofonici come il successo de “Il ruggito del coniglio”, si deve “interaggire” con due g. Proprio non resistono, non “gliela” fanno a non scriverlo.

E non sono errori che scappano all’intervistato (che può anche aver pronunciato “interaggire”, ma il trascrittore ha comunque il dovere di correggerlo) o a chi deve impaginare il giornale e ha fretta. No. Sono errori che si buttano lì, non si sa perché.

Una volta forzare l’orgografia significava essere piacevolmente “interiggenti”.

Umberto Eco e il mistero dello “sturm” minuscolo

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Screenshot da repubblica.it

Francesco Guccini, in un suo intervento-analisi piuttosto famoso, corregge Umberto Eco che scambia la rima con l’assonanza e dice che è bello correggere Umberto Eco su queste piccole cose.

Ieri “Repubblica” ha diffuso un racconto-memoria di Umberto Eco intitolato “Questa mia povera città sturm und ‘ndrangheta”, dedicato alla sua esperienza milanese e alla su evidente contaminazione da parte della criminalità organizzata, la stessa contaminazione che sta facendo saltare Formigoni che, però, detto tra parentesi, è ancora lì.

Hanno scritto “sturm” minuscolo. Non so se questo errore sia contenuto nell’originale di Umberto Eco o se nella trascrizione (piuttosto improbabile, considerato l’ormai diffusissimo ricorso al “copia-incolla”, ma comunque possibile) da parte della Redazione, fatto sta che si legge “sturm”. All’interno del testo visibile gratuitamente (per leggerlo per intero bisogna pagare, e io non ho nessuna voglia di dare soldi a “Repubblica”) non c’è nessuna ulteriore occorrenza di “sturm”, così che non mi è dato di sapere altro. E il dubbio sull’origine dello svarione resta.

Al Liceo ci bacchettavano se scrivevamo “sturm und drang” (da cui deriva il delizioso gioco di parole di Umberto Eco che dà il titolo al pezzo) con la minuscola. Perché in tedesco i sostantivi si scrivono con la maiuscola (quindi rigorosamente “Sturm und Drang”), perché fa riferimento a un movimento letterario (ed è tradizione invalsa scrivere “il Romanticismo”, “il Decadentismo”, “il Verismo”) e perché è così.

Sì, è bello correggere Umberto Eco su queste piccolissime cose. 

La richiesta di condanna dei Pubblici Ministeri per le Maestre di Rignano

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Vi confesso che ho molti dubbi sul processo alle maestre di Rignano (e agli altri co-imputati), accusate di corruzione di minori, maltrattamenti e violenza sessuale.

Fin dai primi atti di indagine le accuse mi sono sembrate sempre molto labili, ci sono state decisioni che andavano decisamente a favore degli indagati, comunque adesso siamo arrivati alle battute conclusive del procedimento di primo grado (“violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza, sono i reati contestati a seconda delle singole posizioni processuali”, scrive Yahoo Notizie, dimenticando che il reato di turpiloquio è stato depenalizzato con la legge 25 giugno 1999, n. 205, e via informando), e il Pubblico Ministero ha chiesto una pena che, nel titolone de “La Stampa” (si ancora una volta lei) viene quantificata in cinque anni, la richiesta sarebbe addirittura di dodici anni per tutti gli imputati.

Un po’ di confusione massmediologica non si nega nemmeno ai processi più torbidi e dall’esito più incerto. Cinque anni, dodici… che importa? L’essenziale è che esista il capro espiatorio, qualcosa di cui parlare. O qualcosa che possa far notizia e clamore, quando la notizia, in sé, ha ben poco di interessante e molto di incerto sul piano giudiziario.

UN colpevole si trova sempre. Per IL colpevole c’è sempre tempo.

Caso Parolisi: per “La Stampa” sono i nonni i tutori della “bomba”

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E allora continuiamo a parlare di notizie vecchie che, ogni tanto, torno a tirar fuori.

La notizia, in realtà è una non-notizia, nel senso che il punto non è quello che scrisse, a suo tempo, il quotidiano on line “La Stampa” sugli incontri tra Salvatore Parolisi e la figlia permessi o non permessi dagli organi competenti e preposti.

Non voglio nemmeno entrare nel merito, perché quando ci sono di mezzo bambini che non hanno nessuna colpa (né della morte della madre, né della detenzione del padre, evidentemente) mi incazzo e quando mi incazzo o esplodo o implodo, e in questo caso implodo.

No, quello che mi interessa, in questo momento, è il COME viene presentata la notizia, o, meglio, la fretta che si ha di bruciare le tappe e arrivare prima degli altri, e che ti fa fare svarioni grossi come una casa.

Perché scrivere che i nonni materni sono i “tutori della bomba” (era “della bimba”, evidentemente) può solo voler dire che qualcuno è lì pagato per battere sulla tastiera più veloce degli altri perché in rete, sui numeri dei visitatori delle pagine web di un quotidiano, la notizia è questione di frazione di secondi.

Poi c’è qualcuno che si fa lo screenshot e ci fa una risatina su un blog. Ma loro continuano, continuano, continuano…

Finalmente Adriano Celentano va a Sanremo (sospiro!) e 350.000 euro vanno a “Emergenzy” (sic!)

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Ora, voglio dire, meno male che Adriano Celentano al Festival di Sanremo ci va, perché se no la gente davvero non sapeva più dove sbattere la testa. La sua assenza dal palinsesto di una trasmissione così assolutamente imprescindibile per la cultura occidentale sarebbe stata davvero un macigno per il tradizionale miscere utile dulci che ammaestra le folle e le genti italiche tutte ai buoni sentimenti e all’istruirsi divertendosi.
Certamente siamo tutti più calmi e fiduciosi nel futuro nel sapere che Celentano (no, dico, Celentano, non so se rendo…) prenderà qualcosa come 350.000 eurini per il suo disturbo (“Eh….. ma voi lo sapete…. e lui…. è forte…. no perché…. io volevo riflettere…. perché se non riflettiamo…. uè…. siamo fregati…. è forte….”) ma tranquilli, li verserà in opere benefiche, per cui uno sa che due strizzate d’occhi e qualche molleggiamento costano 350.000 euro, però se sa che vanno ad “Emergency” magari esce e un disco di Celentano se lo compra pure.

A proposito. “La Stampa” nel dare la notizia ha scritto “Emergenzy”. Era sulla prima pagina dell’edizione web. Eh, si sa, l’informazione…