Garante della Privacy: altre osservazioni sull’uso del registro elettronico

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“Con specifico riferimento ai minori, abbiamo posto all’attenzione del ministro dell’Istruzione l’esigenza di una svolta nel ricorso alle piattaforme in generale. Dicendo che intanto forse è più prudente utilizzare il registro elettronico, che pure non è privo di problemi: fra il registro elettronico e la piattaforma di una multinazionale di cui non si sa nulla è meglio nel presente dare indicazioni perché le scuole ricorrano tutte le volte che è possibile al primo”

“è stata una questione che abbiamo avuto modo di  sollevare all’inizio di quest’anno proprio per la velocissima crescita esponenziale di adesioni in tutto il mondo e che vede come utenti in  larga prevalenza i minori nell’ordine di centinaia di milioni in  Europa, di miliardi nel mondo. L’idea che questa piattaforma non solo  per la sua proprietà in Cina, un Paese estraneo alle regole di tutela  dei dati personali vigenti in Europa, ma anche per la scarsa abitudine all’utilizzo a uno strumento così sofisticato, offre la possibilità di violazioni anche molto pesanti”.

“bisogna, ad ogni modo, accendere i riflettori tutte le volte che è  possibile su un mondo largamente inesplorato in cui c’è una certa  facilità nel ricorso all’utilizzo di un social che tende a diventare  consueto nella vita dei ragazzi con scarsa vigilanza”

“Per molto tempo, nessuno si è posto il problema di quale  fossero il rischi di una vita priva di filtri e protezione nella quale minori ma anche adulti si infilano con grande facilità. Nella  dimensione online dobbiamo far valere i diritti che  valgono offline: è il principio di fondo. E dentro questo principio dobbiamo costruire un sistema di regole e di filtri che consentano di  avere presidi virtuali”.

Registro elettronico: lettera del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, al Ministro dell’istruzione, Lucia Azzolina

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Illustre Signora Ministro,
On. Lucia Azzolina
Ministro dell’istruzione

Illustre Signora Ministro,

Le scrivo in relazione a una questione, quale quella della disciplina dell’utilizzo del registro elettronico, di notevole rilevanza per la gestione “ordinaria” dell’attività scolastica, ma ancor più determinante nel contesto emergenziale che stiamo vivendo.

Il registro elettronico costituisce, infatti, un prezioso strumento di comunicazione tra i docenti e le famiglie, tanto più nel momento attuale, caratterizzato dalla sostituzione dell’attività didattica “in presenza” con quella “a distanza”, che necessita, come tale, di una più stretta interazione tra insegnanti, studenti e loro genitori, alla quale il registro on-line è sicuramente funzionale. L’inclusione, nel registro, di un novero assai rilevante – in termini quantitativi e qualitativi – di dati personali, anche di minorenni, esige tuttavia l’adozione di tutte le cautele idonee a evitare o, quantomeno, minimizzare, i rischi di esfiltrazione, trattamento illecito, anche solo alterazione dei dati stessi.

A tal fine, sarebbe anzitutto necessario provvedere al perfezionamento della disciplina di settore, adottando segnatamente il “Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie”, che avrebbe dovuto essere predisposto entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 135 del 2012, alla quale si deve l’introduzione di tali forme innovative di rendicontazione dell’attività didattica e di comunicazione tra scuole e famiglie.

In assenza di direttive specifiche, gli istituti scolastici hanno sinora provveduto ricorrendo a soluzioni tecnologiche, offerte da vari fornitori, non sempre caratterizzate da garanzie adeguate in termini di protezione dei dati personali e talora notevolmente vulnerabili.

La crescente rilevanza assunta, nell’attuale fase emergenziale, dagli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell’attività didattica a distanza impone, tuttavia, di riservare maggiore attenzione alle questioni inerenti la sicurezza e la protezione dei dati personali affidati a tali piattaforme. Pertanto – come già rappresentato nell’ambito del provvedimento del 26 marzo sulla didattica a distanza – tra i criteri da seguire nella scelta degli strumenti tecnologici mediante cui svolgere l’attività formativa da remoto, devono assumersi anche quelli inerenti le garanzie offerte in termini di protezione dati.

In questo senso, il registro elettronico – fornito da soggetti già designati responsabili del trattamento – potrebbe rappresentare lo strumento elettivo mediante cui realizzare (almeno) una parte significativa dell’attività didattica, riducendo proporzionalmente il ricorso a piattaforme altre, che oltretutto non sempre si limitano all’erogazione di servizi funzionali all’attività formativa.

Il Garante vigilerà – come annunciato nel citato provvedimento del 26 marzo – sulla legittimità del trattamento dei dati personali svolto mediante le varie piattaforme utilizzate per la didattica a distanza, ma al fine di elevare le garanzie di riservatezza accordate in tale contesto è determinante la funzione di orientamento che il Suo Dicastero può svolgere, rispetto alle scelte dei singoli istituti scolastici.

Prioritario, in tale contesto, appare dunque il completamento della disciplina dell’utilizzo del registro elettronico, di cui è auspicabile valorizzare la centralità nell’ambito degli strumenti volti a favorire la dematerializzazione di parte dell’attività didattica.

L’Autorità manifesta, sin d’ora, la piena disponibilità a ogni contributo ritenuto utile ai fini dell’adozione delle misure di garanzia dei dati personali trattati in quest’ambito.

RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà riservare a questa mia nota, Le porgo i miei più cordiali saluti,

Il Presidente
Antonello Soro

Il caos della ripresa della scuola

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Si ricomincia il 14 settembre. Forse. In presenza o on line? Dipenderà dai Dirigenti Scolastici (un modo gentile ed educato per definire i Presidi), ma probabilmente sia in presenza che on line.

Docenti e personale ATA dovranno sottoporsi obbligatoriamente ai test sierologici? Forse sì, forse no. Le mascherine per il personale scolastico (2 milioni di pezzi al giorno) saranno obbligatorie? Probabilmente sì. E gli studenti? Che li voglamo lasciare da parte (senza alcun test sierologico)? Le mascherine salgono a 12 milioni di pezzi al giorno.

Lezioni per “ambiti disciplinari” nelle scuole? Probabilmente sì, ma anche nei cortili, teatri, cinema e biblioteche. Si prevederanno turni, entrate e uscite diversificate, gruppi formati anche da alunni di diverse classi e di diverse età (tanto poi sono affari dei docenti trovare argomenti “trasversali”) mense a turni e formazione per il personale docente e ATA. Distanze di sicurezza? Naturalmente sì. Poi voglio vedere come si mantengono e si sanificano ad ogni cambio di “turno” aule di 35 metri quadri che contengono classi pollaio. E poi si va a scuola anche di sabato? Magari sì.

Insomma, il caos.

Il dirigente scolastico Marcello Rosato ai domiciliari per atti sessuali su minori. E se fosse innocente?

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Io mi auguro, voglio augurarmi con tutto il cuore, che il Professor Marcello Rosato, Dirigente Scolastico attualmente in stato di detenzione domiciliare per il reato di atti sessuali con minorenne, punito con il carcere da tre a sei anni, sia innocente.

Il provvedimento è stato preso dal GIP Andrea Di Berardino su richiesta del Pubblico Ministero Marika Ponziani.

Rosato è accusato di svariati e ripetuti atti sessuali su un alunno di 17 anni, dopo una conoscenza avvenuta su una chat di incontri, Secondo l’accusa, dopo aver scoperto che l’interlocutore era un alunno del suo stesso istituto, il Dirigente avrebbe consumato gli atti sessuali oggetto di contestazione giudiziaria nei locali della scuola e a casa sua.

Nel corso di una perquisizione domiciliare sarebbe stato sequestrato svariato materiale informatico e di altra natura (sono stati sequestrati il computer e il telefonino del Dirigente per compiere degli atti irripetibili) attestante le contestazioni addebitate.

Io, come vi dicevo, spero tanto che sia innocente e che siano vere le dichiarazioni del suo legale, l’avvocato Alessandro Troilo (“È tutto falso: il mio cliente è totalmente estraneo alle accuse e riuscirà a dimostrare la sua completa innocenza”)

Perché se fosse colpevole sarebbe un’onta indelebile sulla scuola abruzzese e italiana. Se fosse innocente sarebbe stato privato della libertà ingiustamente.

Come direbbe Gaber: “Due miserie in un corpo solo”.

Roseto degli Abruzzi: trattative tra Provincia e congregazione parrocchiale per l’acquisto dei locali del Centro Piamarta e il trasferimento della sede del Polo Liceale “Saffo”

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Qui a Roseto degli Abruzzi, piccolo mondo d’un mondo piccolo, non si parla d’altro.

La Provincia, col beneplacito del Comune, sarebbe in trattativa per comperare due edifici del centro Piamarta, dalla congregazione “Sacra Famiglia di Nazareth”, che saranno destinati al trasferimento della sede del Polo Liceale “Saffo”, secondo quanto riferisce l’on. Valentina Corneli (M5S).

Il centro Piamarta è sede dell’oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore (molto vicina a dove abito io), di un campo di calcio (noto con il nome di “campo dei preti”), di un piccolo teatrino per rappresentazioni e incontri, di un centro di formazione. Insomma, è un luogo di aggregazione davvero formidabile. Tenendo presente che a Roseto degli Abruzzi non ci sono più né una stagione teatrale, né un cinema, né quasi niente di niente.

E poi 1200 alunni di un Polo Liceale dove li metti? Nei due edifici del Piamarta? Ma c’entrano? O, per dirla in abruzzese, ci “càpeno”? O devi costruire altri edifici per permettere una più comoda e razionale distribuzione dei ragazzi? Perché, voglio dire, le classi pollaio e gli ambienti angusti non sono poi tanto compatibili con le ultime emergenze sanitarie di cui ci stiamo liberando a fatica. E se devi costruire un nuovo edificio scolastico dove lo fai? Sul campo dei preti, mi sembra ovvio. Non c’è altro spazio. Ora, il campo dei preti è stato oggetto di donazione di un cittadino rosetano facoltoso e generoso, che si fa, lo si distrugge per una bèla culada di cemento armà’?

Sorprendente e spiazzante pare la posizione della Dirigente Scolastica del Polo Liceale “Saffo” Elisabetta Di Gregorio, che, secondo quanto riferito dal quotidiano “Il Centro”, sarebbe d’accordo con il trasferimento “purché le due strutture riescano a contenere tutte le classi del liceo.”

Non sono un cattolico, ma conosco le lodevoli iniziative del Centro Piamarta e guardo con sospetto e diffidenza a questa iniziativa. Continuo a ritenere, da inguaribile sognatore quale sono, che due calci a un pallone o la felicità di mia figlia che si bèa tra i “giochini” messi a disposizione dei più piccoli, valgano di più di una singolare operazione finanziaria.

Bolzano: consiglio di classe riconvocato per la “correzione di un errore formale”. Un 6 e un 7 diventano 8.

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A Bolzano uno studente di scuola media ha preso un 6 e un 7 in pagella. Che non sono un’onta e un disonore. Sono voti che vanno dal “sufficiente” al “buono”, come si diceva quando c’erano ancora i giudizi. Il ragazzo è il figlio di un dirigente della sovrintendenza scolastica dell’Alto Adige.

Come spesso succede, per una di queste “magie” che coinvolgono i consigli di classe nella valutazione dello scrutinio finale (5 e 4 che diventano improvvisamente 6 per misteriosi e incomprensibili sortilegi), a seguito di una riconvocazione dell’organo decisionale, a pagelle già pubblicate, a maggioranza di voti favorevoli (nel caso dell’innalzamento del 7 all’8 c’è stato il voto contrario dell’insegnante della materia e si sono contate due astensioni), il 6 e il 7 sono diventati degli 8 tondi tondi, e quanto pubblicato è stato opportunamente modificato per la correzione di un “errore formale”.

Il Dirigente Scolastico non ha minimamente commentato l’accaduto. Ma nel verbale della riunione riconvocata, secondo quanto riportato da “Il Fatto Quotidiano”, ma ne parla anche il Corriere della Sera, si farebbe riferimento a una fantomatica “telefonata della famiglia”. Tutto con i dovuti condizionali perché il documentodel Consiglio di Classe non è stato pubblicato, qui riporto solo quello che dicono i media.

Ma il sovrintendente smentisce:

“L’articolo mi amareggia molto, prima di tutto come padre e come cittadino,   edremo. Intanto la questione è stata presa in carico dal consiglio provinciale e il Dirigente Scolastico ha negato di aver ricevuto telefonate di pressione.

Altre pagine on line sulla notizia:
https://www.105.net/news/tutto-news/1264405/sovrintendente-fa-cambiare-i-voti-in-pagella-del-figlio-cosi-6-e-7-diventano-8.html

https://www.ildolomiti.it/politica/2020/bufera-a-bolzano-sul-sovrintendente-scolastico-ha-fatto-riconvocare-il-consiglio-di-classe-per-alzare-i-voti-del-figlio-se-vero-gesto-di-una-gravita-inaudita

https://www.huffingtonpost.it/entry/in-pagella-6-e-7-diventano-8-il-sovrintendente-ha-fatto-cambiare-i-voti-del-figlio_it_5ee89658c5b6ea2939662949

Bufera sul sovrintendente: «Ha fatto alzare i voti al figlio in pagella»

https://www.open.online/2020/06/16/sovrintendente-scolastico-di-bolzano-fa-alzare-la-pagella-al-figlio/

 

 

Marcello Veneziani e le labbra rosse del Ministro Azzolina

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Marcello Veneziani oggi ha scritto una cosa di pessimo gusto sul ministro Azzolina. L’ha definita

“la Ministra dalle labbra rosse, evoluzione hard della maestrina dalla penna rossa”

sul suo sito marcelloveneziani.com. Ora, si possono e si devono dire tante cose sul ministro Azzolina. Ad esempio si potrebbe fare riferimento a tutti gli andirivieni di notizie sulla scuola, spesso contraddittorie (si puo dare il sei politico? Si boccia/non si boccia, la didattica a distanza è o non è il metodo giusto per assistere gli alunni negli ultimi mesi di scuola? Quando si rientra a scuola? -ora no, domani forse, anzi, a luglio, no volevo dire a settembre, ma non si sa, forse a scaglioni, bisogna rispettare la distanza di sicurezza, ci saranno 10 milioni di mascherine al giorno per tutti-, gli esami di maturità on line, no, anzi, in presenza, uno alla volta, per la pubblicità ell’esame come ci si comporta? Nessuna risposta.

No, non ci sono mai state risposte chiare, coerenti, certe ed esaustive da parte del ministro Azzolina. E adesso stai a vedere che il problema principale è che si mette il rossetto. E’ necessario un giornalismo on line che entri meglio nei fatti (certi!) e che esponga delle opinioni (condivisibili o no). Le labbra del Ministro Azzolina proprio non ci interessano, se le pitturi come meglio crede, se proprio vuole. Noi, al contrario di Veneziani, abbiamo una sola preoccupazione: la scuola pubblica. Ci lasci, Veneziani, ancora ai nostri temporali.

Quelli che il computer non è una scuola

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Basta con questa didattica a distanza! Non se ne può più. Noi siamo fatti per stare con i ragazzi, la scuola è soprattutto relazione, un sistema sociale fatto di rapporti umani in presenza, di domande e risposte, non un computer che interroga da remoto gli alunni e li mette così nelle condizioni di non interagire con l’insegnanti. Noi vogliamo una scuola viva, autentica, non virtuale, in cui i ragazzi sappiano ritrovarsi insieme, parlare, scherzare, sorridere ed abbracciarsi. Abbiamo bisogno urgente di calore umano, quello stesso calore che ci spinge a farvi diventare adulti, cittadini, uomini e donne della Repubblica.

Poi a fare il commissario esterno degli esami di stato non ci vuole andare nessuno.

Quelli che vogliono la didattica estiva

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(screenshot da Repubblica.it)

Un gruppuscolo di persone, tra cui molti insegnanti, si è riunito pubblicamente di recente per rivendicare il diritto a una scuola vera, fatta di didattica in presenza, costituita da rapporti umani tra persone e non più da estenuanti collegamenti internet. Con le parole di un’anima nobile come quella di Antonio Gramsci, che diceva “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza”, rifiutavano la didattica a distanza (che è solo UN modo alternativo di fare lezione, non è l’optimum, ma è tutto quello che abbiamo), pretendendo il ripristino di una scuola “normale” e non virtuale. Tra gli slogan ideologici e pratici rivendicati, anche quel “non mandiamo la scuola in vacanza” che leggete sul titolo dello screenshot della pagina di Repubblica che vi riporto. Ma questa gente ha idea di quanto lavoro, energie e risorse sia costata alle scuole la didattica a distanza, quando, una volta chiuse, i ocenti hanno dovuto reinventarsi conoscenze, strumenti, metodi di approccio, sotto la spinta di direttive ministeriali che cambiavano ad ogni folatina di vento di che tirava? Ho visto gente che sul computer non sapeva nemmeno aprire un file collegarsi con Google Suite (bella tangherina anche quella!), avere a che fare con parole fino ad allora sconosciute come “classroom”. “calender”, “meet”. Ho visto anche gente che si è messa in malattia per non impazzire e che guadagna ancora come tutti gli altri che, invece, hanno rischiato l’impazzimento per essere state anche 10 ore di fila davanti a uno schermo a preparare lezioni, collegarsi, assegnare compiti, caricarli su Google Drive, poi invece no, dovevi metterle in allegato su Classroom, interrogare on line ragazzi muti o insufficienti, e allora prepara lo sportello per quello, e lì di nuovo lezioni, e correggi i compiti, i compiti dove glieli mandiamo, su WhatsApp o sull’email, quello che non ha la connessione, quello che non ha nemmeno il computer, quello che finisce i Giga, le chat di classe su WhatsApp che si moltiplicano, messaggi che cominciano ad arrivare alle 6,30 del mattino, vai qui, collegati là, guarda le ultime direttive del Dirigente Scolastico, no, anzi, quelle del Ministero, non mi si apre il documento, come faccio, a me si apre normalmente, com’è che non mi è possibile modificare il PDF (testina, un PDF NON è modificabile!), insomma, c’è gente che si è fatta un culo così. E a un certo punto arrivano Lorsignori a dirci che la didattica non si deve interrompere nemmeno d’estate come se fino ad ora la gente se ne sia stata a grattarsi i coglioni dalla mattina alla sera. C’è gente che ci ha rimesso la famiglia per la fottutissima didattica a distanza, ce ne vogliamo rendere conto o no? Ci sono insegnanti che non hanno più portato i figli nemmeno a fare una passeggiata perché dovevano assistere a collegi docenti deliranti durati anche quattro ore in cui il più normale di tutti sbatteva i pugni sul tavolo e si dimetteva da tutti gli incarichi ricevuti e ricevendi, e a consigli di classe (sempre on line) in cui c’era gente sfinita con l’aria emaciata che si lamentava perché quello durante la lezione le ha sparato un rutto in diretta o si è mostrato a torso nudo mentre ballava la tecno tanto, dice “sono in casa mia e faccio quel cazzo che mi pare”. Persone che hanno assistito a riunioni dei coordinatori, sindacati che pubblicavano diffide contro i dirigenti scolastici, e chi più ne ha più ne metta. E questi non vogliono nemmeno che i docenti se ne vadano in vacanza (quelli che possono, perché la maggioranza sarà impegnata con gli esami di Stato, visto che sono tutti membri interni) perché ci sono gli alunni (che, peraltro, non vedono l’ora) che soffrono della mancata socializzazione, dei momenti in comune e della mancanza del girotondo in giardino? Ma lo sa questa gente cosa significa, a livello sanitario, riaprire tutte le scuole a settembre? Ha mai visto una classe pollaio? E’ mai stata in un corridoio scolastico durante il momento della ricreazione o al cambio dell’ora? E in una palestra? E in un laboratorio informatico dove le postazioni sono appiccicate l’una all’altra, altro che metro di distanza? Lo sa questa gente qual è il rischio REALE (non teorico) di una riapertura delle scuole in presenza a settembre a livello di diffusione del coronavirus? Chi ce le dà dieci milioni di mascherine AL GIORNO come mezzo di prevenzione? E le distanze di sicurezza, visto che nelle classi prima della pandemia si stava pigiati come le sardine? Vogliono anche la didattica estiva? Si vede che fino ad ora non hanno lavorato abbastanza, se no sentirebbero il bisogno urgente e impellente dell’esatto contrario, cioè quello dell’esercizio del proprio diritto alla disconnessione e di restarsene in pace a rigenerarsi il cervello. E allora lavorino, perdìo, come tanta gente, anche sabato e domenica. E lascino riposare in pace Antonio Gramsci.

Il Ministro Azzolina nella sua informativa al Senato: “Il Ministero è già al lavoro e stiamo predisponendo tutte le misure necessarie per intervenire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative (…)”

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«Il Ministero è già al lavoro e stiamo predisponendo tutte le misure necessarie per intervenire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative, in materia di: valutazione intermedia e finale degli studenti; modalità di recupero degli apprendimenti; requisiti di accesso e struttura degli Esami di Stato, per il I e II ciclo di Istruzione; ridefinizione del calendario scolastico nazionale e dei calendari regionali, nel rispetto delle prerogative delle Regioni»

«Anticipo sin d’ora quella che può essere una diretta conseguenza di questo approccio di valorizzazione dei percorsi di ognuno, che riguarda la composizione delle commissioni d’esame per la scuola secondaria di II grado. Il mio orientamento è di proporre una commissione formata da soli membri interni, con presidenti esterni. Da un lato, ciò vale a tutelare gli apprendimenti effettivamente acquisiti. Dall’altro, un presidente esterno si fa garante della regolarità dell’intero percorso d’esame».

Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: “gli insegnanti hanno la piena libertà di valutare come ritengono opportuno”

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“L’anno scolastico sarà valido e gli insegnanti hanno la piena libertà di valutare come ritengono opportuno. Moltissimi lo stanno già facendo, stanno già valutando grazie alla didattica a distanza ma io non ho l’ossessione del voto. L’importante è stare vicino ai ragazzi che sono smarriti, non hanno più la loro routine. Gli insegnanti sono fondamentali dal punto di visto emotivo, soprattutto in quelle zone come la Lombardia in cui l’isolamento e la tristezza si stanno combattendo anche grazie alla scuola. I prof regalano momenti di serenità in momenti tristissimi”.

(Lucia Azzolina, “Tutti in classe”, Radio Rai)

Alcune riflessioni di Cinzia De Angelis, Docente di Scienze Umane presso il Liceo Guglielmotti di Civitavecchia

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Ricevo via WhatsApp questa note di Cinzia De Angelis e, condividendole, ve le “giro” con piacere.

Cari colleghi vorrei esprimere alcune considerazioni del tutto personali rispetto a quello che stiamo creando con i ragazzi riguardo la didattica a distanza in un momento dove le priorità sono altre. Li stiamo bombardando di informazioni, compiti, messaggi, materiali fino a sera tardi. Noi docenti che consigliamo sempre di non stare tutto il giorno su un PC o un cellulare li stiamo incatenando in una sorta di collegamento virtuale che non tutti sono in grado di capire e sostenere neanche noi docenti. Nella case c’è paura, isolamento sociale, serie difficoltà economiche e noi forse dovremmo, sicuramente assegnare i compiti e renderci disponibili, ma non sentirci bravi docenti se ci “incolliamo” o peggio “facciamo incollare” i nostri ragazzi virtualmente davanti ad un PC con la speranza di fornirgli abilità e competenze. La didattica a distanza non può, a mio avviso, sostituirsi alla relazione educativa che ritengo fondamentale in questa fascia d’età ed inoltre non può essere una forzatura educativo-didattica in un momento dove i bisogni primari e di sicurezza sono destabilizzati. Essere docenti in questo momento storico ritengo sia altro, stiamo vivendo una catastrofe peggio della guerra perché almeno dalle bombe in qualche modo ci potremmo difendere, siamo in pieno PTSD disturbo post traumatico da stress e noi cosa facciamo ci accaniamo sulla didattica a distanza, le piattaforme e le videolezioni. Così da una parte abbiamo il coronavirus dall’altra lo stress che stiamo generando nelle famiglie riguardo una modalità di fare scuola a cui nessuno è abituato. Mi dissocio completamente dalle metodiche in alcuni casi “vessatorie” che stiamo usando. Semplifichiamo la didattica e curiamo il rapporto con i ragazzi sosteniamoli in uno dei momenti più difficili della storia contemporanea. Ci sono ragazzi che hanno tremendamente paura, sono smarriti. Alcuni nostri alunni possono avere i genitori che lavorano interrottamente nella sanità o che non lavorano più con gravissime conseguenze economiche. Vi ricordo che abbiamo riconosciuto BES per molto meno, quindi guidiamoli e facciamogli sentire che la scuola c’e’ ma con la consapevolezza che ognuno di noi nel suo cuore sta cercando di superare la pandemia e le menti hanno bisogno di organizzarsi per gestire la paura e l’angoscia. Un caro saluto a tutti cari colleghi con l’augurio di rivederci presto a scuola con i nostri alunni e le piccole cose di tutti i giorni.

Prof.ssa Cinzia De Angelis Psicologa-Psicoterapeuta
Docente di Scienze Umane presso il Liceo Guglielmotti di Civitavecchia

Dimissioni del Ministro Fioramonti: la lettera aperta

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Due giorni fa ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Per cortesia istituzionale, ho atteso nel rendere pubblica la notizia e mi sono messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del Ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa.

Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre questo carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato.
Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza.
Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione – fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società – al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica.
Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo).
La verità, però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica.
L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana.
Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola.
Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che – sgomberato il campo dalla mia persona – non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo.
Il tema non è mai stato “accontentare” le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola – su questo non vi è alcun dubbio – che si crea quello che saremo.
Lo sapeva bene Piero Calamandrei quando scriveva che “se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale”.
Alle persone con cui ho lavorato, dentro e fuori dal Ministero, dalla viceministra e sottosegretari ai tanti docenti, sindacati, imprese e fino all’ultimo dei dipendenti, va tutto il mio ringraziamento per avermi accompagnato in questo percorso.
Alle ragazze ed ai ragazzi che fanno vivere la scuola e l’università italiana chiedo di non dimenticare mai l’importanza dei luoghi che attraversano per formarsi, senza arrendersi alla politica del “non si può fare”.
Come diceva Gianni Rodari, dobbiamo imparare a fare le cose difficili. Perché a volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti.
Il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare della Repubblica Italiana.

La Dirigente Scolastica Anna Gangarossa annulla la celebrazione della Messa di Natale in orario curriculare scatenando la reazione di Matteo Salvini

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La dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Agrigento Centro, Anna Gangarossa, annulla legittimamente la celebrazione delle Messa di Natale in orario curricolare scatenando la (…) reazione di Salvini. La dirigente scolastica ha così spiegato la decisione :

“ Sono rispettosa del pluralismo e soprattutto sono una donna di legge, per questo devo attenermi alle norme che mi impongono di non impegnare ore curriculari nel culto religioso visto che la scuola deve essere laica e ci sono precise regole imposte dal ministero dell’Istruzione. Ho solo applicato la legge è mi dispiace essere attaccata da chi vuole strumentalizzare la vicenda per scopi politici”.

Matteo Salvini, venuto a conoscenza del caso, ha così commentato:

“Vergogna, incredibile vergogna! Esprimo solidarietà a tutti i bimbi, agli insegnanti e ai genitori a cui viene negato il bello del Natale, nel nome di una inaccettabile sottomissione culturale e valoriale. Invierò personalmente un presepe a questa preside, che evidentemente ha fallito nella sua missione educativa”.

Ecco la giustificazione della dirigente:

“Cari amici, E’ con grande rammarico che apprendo che la decisione sofferta di annullare la Messa natalizia sia diventata un fatto di cronaca nazionale e, soprattutto, sia stata strumentalizzata per ideologie politiche.

E quello che mi avvilisce ancora di più è toccare con mano quante false verità in questo momento ruotino attorno alla vicenda.

Per amor del vero e della scuola che ho il privilegio di dirigere, ho deciso di non esimermi dal raccontare personalmente come si siano svolti realmente i fatti.

L’I.C Agrigento Centro è la scuola storica della città che accoglie ogni giorno circa 1000 alunni. Un’utenza eterogenea e molto vicina alla policy della scuola. La partecipazione a celebrazioni religiose è stata sospesa da anni in quanto non gradita da una minoranza della popolazione scolastica. Lo scorso anno mi sono insediata in questo istituto e, accogliendo la volontà della stragrande maggioranza della popolazione, ho aperto nuovamente le porte alle tradizioni religiose cristiane. Puntualmente, sono stata attaccata di non rispettare la volontà delle minoranze e i valori costituzionali cui si fonda la nostra scuola.

In particolare, in seno al Consiglio di Istituto, direttamente coinvolto nelle decisioni organizzative della scuola, abbiamo prontamente discusso di quanto stabilito all’Art. 311 “Diritti delle altre confessioni religiose diverse dalla cattolica” del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 – Testo Unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado (s.o. G.U. n.115 del 19/5/1994).

Abbiamo letto delle Sentenze TAR che annullano le delibere del Consiglio di istituto, che avevano autorizzato lo svolgimento di cerimonie religiose in orario scolastico.

Intanto, la scuola ha sempre operato prestando la massima attenzione al volere di tutti i bambini, cercando di garantire il dovuto rispetto alle scelte di ciascuno. È stata accolta la volontà, ove possibile, di far vivere alla maggior parte degli alunni momenti di religiosità all’interno della Basilica di Agrigento, come, ad esempio, è avvenuto lo scorso 4 ottobre in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico, senza urtare mai la sensibilità della minoranza, per la quale sono state sempre organizzate attività laboratoriali e uscite sul territorio, come alternativa alla Religione Cattolica

In occasione delle festività natalizie, la scuola ha programmato tante attività curricolari ed extracurricolari, legate alle tradizioni nazionali e locali.

I giorni 17, 18 e 19 dicembre la scuola ha aperto le porte al territorio fino alle ore 19:00, con allestimento di laboratori creativi, culinari, di antichi mestieri, con angoli dedicati alla Natività, ai santini, alle novene, ai cori natalizi, formati da alunni, genitori e docenti, angoli che raffiguravano per i credenti I presepi viventi e per i non credenti una “Mostra di cibi e tradizioni culinarie”, come è stata intitolata la manifestazione.

Ritenendo di poter garantire a tutti la volontà di celebrare le festività religiose, ho autorizzato in prossimità del Natale la celebrazione in Chiesa della Messa e contemporaneamente la visita al Palazzo dei Filippini della Città, per visitare strumenti musicali del mondo, in modo da garantire a tutti gli alunni come trascorrere un’ora della giornata, insieme ai loro docenti e al personale scolastico.

Questo non è bastato ad acquietare gli animi di alcuni genitori, che attaccano la scuola di essere discriminatoria e di non accogliere la volontà della minoranza.

Preso atto di questi malumori, a malincuore, ho ritenuto giusto e corretto per la scuola laica e pluralista dover annullare la Messa per il giorno fissato, proponendo che venisse spostata al sabato successivo, giorno di chiusura, garantendo tuttavia la presenza del Dirigente e del personale scolastico. Purtroppo questa proposta non è stata accolta e così abbiamo mantenuto tutte le attività programmate a scuola, recite, canti e scambi di auguri ad eccezione della celebrazione in Chiesa.

E’ stata una decisione sofferta per me e per il mio staff, nonostante abbiamo potuto contare fin da subito sul sostegno e sull’affetto del personale scolastico, del Consiglio di Istituto e di tanti, tanti, tantissimi genitori cattolici, associazioni e persino della Pastorale delle famiglie della Basilica di San Francesco che, tramite il parroco, mi ha manifestato vicinanza e sostegno, ben comprendendo le ragioni della scelta.

Mi dispiace adesso apprendere che, mentre le mie richieste di aiuto per difendere la scuola da problemi strutturali e di sicurezza siano rimasti praticamente inascoltati, tanto che risale a pochissimi giorni or sono l’interdizione dell’ingresso principale in uno dei plessi scolastici, sia bastato questo fatto per far puntare i riflettori su una scuola che sento di dover difendere per l’alto valore etico, morale, professionale che caratterizza quotidianamente il personale tutto, così come l’amore dei bambini e il supporto dei genitori.

Per loro tutti e per l’integerrimo modus operandi che garantisco al mio lavoro, chiedo rispetto e messaggi natalizi di amore e pace, piuttosto che opinioni errate ed altamente offensive del nostro operato.
Con l’occasione, auguro a tutti quanti un sereno e felice Natale, in nome del Cristianesimo che professiamo.”

Fonte: Fonte: Pasquale Bruno Avolio via Facebook

La sospensione della Professoressa Rosa Maria dell’Aria è ancora vigente. Intervista alla docente.

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La professoressa Rosa Maria Dell’Aria, sospesa perché accusata di non aver controllato le slide dei suoi alunni sul Decreto sicurezza, vede ancora integro il provvedimento di sospensione che la riguarda. Nonostante l’ex ministro dell’istruzione Marco Bussetti si fosse impegnato in primissima persona, e l’ex ministro dell’interno Matteo Salvini abbia voluto incontrarla per rassicurarla personalmente, la sanzione della sospensione di 15 giorni dal servizio e dallo stipendio non è stata ancora revocata.

Radio Radicale ha intervistato la docente.

 

Varese: “fai schifo, sei proprio un terrone”. Offendeva i bambini dell’asilo nido. Maestra sospesa per sei mesi dal GIP.

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Schiaffeggiava bambini e li offendeva gridando “fai schifo, sei proprio un terrone”. Bambini di età compresa tra i pochi mesi e i due anni. Asilo nido, per indenderci. La donna si appartava anche in una stanza con il compagno, fatto entrare di nascosto, lasciando soli i bambini. Sono state le telecamere dei carabinieri, installate su ordine del PM di Varese a dimostrare i fatti e a spingere il GIP a irrogare la sanzione di sei mesi di sospensione dall’attività lavorativa per una maestra di Cocquio Trevisago. L’inchiesta ha avuto origine dalla segnalazione di una coppia di genitori che hanno riferito ai carabinieri della stazione di Besozzo che il loro bambino accusava sintomi di insonnia, incubi notturni e reazioni di  autolesionismo. Il piccolo è stato ritirato dall’asilo.