La foto dei bambini di una scuola elementare di Genova in ginocchio per mancanza di banchi

Reading Time: 3 minutes

Circola in queste ore una foto “virale”, come se di viralità non ne avessimo abbastanza.

Ritrae dei bambini della scuola elementare Castelletto di Genova, in ginocchio sul pavimento a colorare e disegnare sulle sedie per la totale mancanza di banchi nell’aula.

A scattare la foto sarebbe stata l’insegnante. L’immagine ha poi fatto il giro della scuola e delle istituzioni, giungendo a conoscenza del Governatore della Liguria Toti, che l’ha ripubblicata, oscurando i volti dei bambini (il minimo!), o, comunque, rendendoli irriconoscibili, su Twitter. Da qui il putiferio: “Ma come? Il primo giorno di scuola una classe senza banchi?” “Indecente, indegno di un paese civile (civile?) come l’Italia (Italia? Civile? Ma da quando??)”, “La Azzolina dovrà risponderne!”

Ma quale Azzolina? Qui la prima che deve risponderne, intanto, è l’insegnante che ha scattato la foto, atteggiamento appena appena definito “una ingenuità” da parte del Dirigente Scolastico, secondo quanto riferisce l’Huffington Post.

Una ingenuità?? E’ stata come minimo irresponsabile. Perché i minori non si fotografano MAI, nemmeno se si ha l’autorizzazione a farlo da parte delle famiglie che solitamente viene richiesta all’atto dell’iscrizione. Ma viene richiesta per pubblicarla sul giornalino scolastico, per uso interno, per fare dei cartelloni da appendere in classe. Non per farla girare su WhatsApp prima e sui social network dopo. Perché lo dovresti sapere come vanno queste cose. Basta un clic per sputtanarsi.

L’insegnante voleva denunciare la carenza o la assoluta mancanza di banchi nella sua scuola? Perfetto, suo sacrosanto diritto. Ma allora scattava una foto alla classe VUOTA, e la mandava a chi le pareva. Al Dirigente, ai colleghi, alle redazioni dei giornali nazionali e locali, al TG regionale, ai GR, ai programmi radiofonici e televisivi di approfondimento, al sindaco, al Presidente della Provincia, alla Azzolina, ai deputati, ai senatori, a chi pareva a lei.

Ma coi bambini in ginocchio no.

Che, poi, voglio dire, sei un’insegnante strapagata dallo Stato, non sai fare lezione senza banchi? Possibile che tu non conosca delle attività, dei giochi, della didattica da fare tutti insieme in cerchio o a piccoli gruppi, mantenendo le debite distanze di sicurezza? Che so, delle vecchie e care esercitazioni alla lavagna, non per valutarli, ma come semplice prova d’ingresso, considerata la situazione di emergenza.

Ai bambini bisogna dare il benvenuto, il primo giorno di scuola, fare accoglienza, e se qualche bambino si fosse messo a disegnare in ginocchio bisognava farlo rialzare e dirgli “vieni, adesso facciamo qualcos’altro”. Perché i bambini in ginocchio mi ricordano tanto i ceci di cui mi parlava la buonanima di mio padre, collocati dietro la lavagna, che lui scansava e mangiava, perché non gli facessero male. Non che i bambini di Genova siano stati collocati in ginocchio per punizione, per carità, non intendo dire questo, c’era una necessità dettata da problematiche contingenti. Ma questa necessità poteva e doveva essere superata. Inginocchiarsi è un gesto comunque degradante per un minore (e non solo!). E il Dirigente Scolastico ribadisce che quella foto “ritrae bambini che, durante una attività didattica stanno disegnando sereni in libertà”. In libertà? Disegnare senza banchi e in ginocchio è un segno di libertà?? Strano concetto il suo, quello dell’essere liberi e sereni in un contesto di apprendimento, accoglienza, interrelazione come dovrebbe essere quello scolastico. Liberi di cosa? Di mettersi in ginocchio perché (e sono sempre parole del Dirigente) “nel primo giorno di scuola, che è stato un giorno di festa, abbiamo solo evitato di rimettere quelli vecchi”? Ma meglio, mille volte meglio, i banchi vecchi sgraffiati, lesionati e scarabocchiati (ah, il chewing-gum appiccicato sotto!) che nessun banco.

Sono bambini. Lasciateli stare. E se possibile proteggeteli. Anche dai selfie facili dei loro insegnanti.

La circolare n. 13 del 04.09.2020 sui lavoratori fragili della scuola

Reading Time: < 1 minute

“Il concetto di fragilità va (…) individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto”.

Sull’età: “tale parametro da solo, anche sulla base delle evidenze scientifiche, non costituisce elemento sufficiente per definire uno stato di fragilità” (…) “la maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione va intesa congiuntamente alla presenza di comorbilità che possono integrare una condizione di maggior rischio”.

“Le eventuali richieste di visita dovranno essere corredate dalla documentazione medica relativa alla patologia diagnosticata”

Il medico “esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio di Sars-Cov-2, riservando il giudizio di non idoneità temporanea solo ai casi che non consento soluzioni alternative”

«Non è dunque rilevabile alcun automatismo tra le caratteristiche anagrafiche e di salute del lavoratore e la eventuale condizione di fragilità».

La scuola in Abruzzo ricomincia il 24 settembre

Reading Time: < 1 minute

La scuola in Abruzzo riprenderà il 24 settembre, con dieci giorni di posticipo rispetto alla media nazionale. E questa è una cosa risaputa.

Come riprenderà, invece, è sempre più incerto. Distanze di sicurezza (espressione che preferisco all’odioso “distanziamento sociale”), mascherine, disinfezioni, assembramenti, lezioni in presenza o on line, ricreazione, aule sovraffollate restano ancora un mistero da risolvere, e non è che il Governo stia poi facendo molto per chiarire le idee alle famiglie, agli alunni, agli insegnanti e ai Dirigenti.

Quello che è passato inosservato è che 150 anni fa nasceva Maria Montessori. Se avessimo avuto lei come ministro dell’istruzione anziché il fascista Giovanni Gentile, oggi la scuola sarebbe molto diversa.

Si vocifera di una fantomatica circolare del Ministero della Salute a favore dei lavoratori fragili che abbiano compiuto i 55 anni di età. Come se il Covid 19 guardasse all’anagrafe! E sarà tutto un rimbalzarsi di responsabilità: dal medico scolastico al medico curante (che non può fare altro che metterti in malattia a tempo indeterminato), dal medico legale a quello dell’INAIL. Direttive generiche, reti a maglie estremamente larghe che andranno solo a favore dei soliti “furbetti” che se ne approfitteranno, mentre chi ha bisogno davvero dovrà inesorabilmente sputare sangue.

E così si ricomincia. Le incertezze sono molteplici. Le delusioni saranno ancora di più.

Garante della Privacy: altre osservazioni sull’uso del registro elettronico

Reading Time: < 1 minute

“Con specifico riferimento ai minori, abbiamo posto all’attenzione del ministro dell’Istruzione l’esigenza di una svolta nel ricorso alle piattaforme in generale. Dicendo che intanto forse è più prudente utilizzare il registro elettronico, che pure non è privo di problemi: fra il registro elettronico e la piattaforma di una multinazionale di cui non si sa nulla è meglio nel presente dare indicazioni perché le scuole ricorrano tutte le volte che è possibile al primo”

“è stata una questione che abbiamo avuto modo di  sollevare all’inizio di quest’anno proprio per la velocissima crescita esponenziale di adesioni in tutto il mondo e che vede come utenti in  larga prevalenza i minori nell’ordine di centinaia di milioni in  Europa, di miliardi nel mondo. L’idea che questa piattaforma non solo  per la sua proprietà in Cina, un Paese estraneo alle regole di tutela  dei dati personali vigenti in Europa, ma anche per la scarsa abitudine all’utilizzo a uno strumento così sofisticato, offre la possibilità di violazioni anche molto pesanti”.

“bisogna, ad ogni modo, accendere i riflettori tutte le volte che è  possibile su un mondo largamente inesplorato in cui c’è una certa  facilità nel ricorso all’utilizzo di un social che tende a diventare  consueto nella vita dei ragazzi con scarsa vigilanza”

“Per molto tempo, nessuno si è posto il problema di quale  fossero il rischi di una vita priva di filtri e protezione nella quale minori ma anche adulti si infilano con grande facilità. Nella  dimensione online dobbiamo far valere i diritti che  valgono offline: è il principio di fondo. E dentro questo principio dobbiamo costruire un sistema di regole e di filtri che consentano di  avere presidi virtuali”.

Registro elettronico: lettera del Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, al Ministro dell’istruzione, Lucia Azzolina

Reading Time: 2 minutes

Illustre Signora Ministro,
On. Lucia Azzolina
Ministro dell’istruzione

Illustre Signora Ministro,

Le scrivo in relazione a una questione, quale quella della disciplina dell’utilizzo del registro elettronico, di notevole rilevanza per la gestione “ordinaria” dell’attività scolastica, ma ancor più determinante nel contesto emergenziale che stiamo vivendo.

Il registro elettronico costituisce, infatti, un prezioso strumento di comunicazione tra i docenti e le famiglie, tanto più nel momento attuale, caratterizzato dalla sostituzione dell’attività didattica “in presenza” con quella “a distanza”, che necessita, come tale, di una più stretta interazione tra insegnanti, studenti e loro genitori, alla quale il registro on-line è sicuramente funzionale. L’inclusione, nel registro, di un novero assai rilevante – in termini quantitativi e qualitativi – di dati personali, anche di minorenni, esige tuttavia l’adozione di tutte le cautele idonee a evitare o, quantomeno, minimizzare, i rischi di esfiltrazione, trattamento illecito, anche solo alterazione dei dati stessi.

A tal fine, sarebbe anzitutto necessario provvedere al perfezionamento della disciplina di settore, adottando segnatamente il “Piano per la dematerializzazione delle procedure amministrative in materia di istruzione, università e ricerca e dei rapporti con le comunità dei docenti, del personale, studenti e famiglie”, che avrebbe dovuto essere predisposto entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 135 del 2012, alla quale si deve l’introduzione di tali forme innovative di rendicontazione dell’attività didattica e di comunicazione tra scuole e famiglie.

In assenza di direttive specifiche, gli istituti scolastici hanno sinora provveduto ricorrendo a soluzioni tecnologiche, offerte da vari fornitori, non sempre caratterizzate da garanzie adeguate in termini di protezione dei dati personali e talora notevolmente vulnerabili.

La crescente rilevanza assunta, nell’attuale fase emergenziale, dagli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell’attività didattica a distanza impone, tuttavia, di riservare maggiore attenzione alle questioni inerenti la sicurezza e la protezione dei dati personali affidati a tali piattaforme. Pertanto – come già rappresentato nell’ambito del provvedimento del 26 marzo sulla didattica a distanza – tra i criteri da seguire nella scelta degli strumenti tecnologici mediante cui svolgere l’attività formativa da remoto, devono assumersi anche quelli inerenti le garanzie offerte in termini di protezione dati.

In questo senso, il registro elettronico – fornito da soggetti già designati responsabili del trattamento – potrebbe rappresentare lo strumento elettivo mediante cui realizzare (almeno) una parte significativa dell’attività didattica, riducendo proporzionalmente il ricorso a piattaforme altre, che oltretutto non sempre si limitano all’erogazione di servizi funzionali all’attività formativa.

Il Garante vigilerà – come annunciato nel citato provvedimento del 26 marzo – sulla legittimità del trattamento dei dati personali svolto mediante le varie piattaforme utilizzate per la didattica a distanza, ma al fine di elevare le garanzie di riservatezza accordate in tale contesto è determinante la funzione di orientamento che il Suo Dicastero può svolgere, rispetto alle scelte dei singoli istituti scolastici.

Prioritario, in tale contesto, appare dunque il completamento della disciplina dell’utilizzo del registro elettronico, di cui è auspicabile valorizzare la centralità nell’ambito degli strumenti volti a favorire la dematerializzazione di parte dell’attività didattica.

L’Autorità manifesta, sin d’ora, la piena disponibilità a ogni contributo ritenuto utile ai fini dell’adozione delle misure di garanzia dei dati personali trattati in quest’ambito.

RingraziandoLa per l’attenzione che vorrà riservare a questa mia nota, Le porgo i miei più cordiali saluti,

Il Presidente
Antonello Soro

Il caos della ripresa della scuola

Reading Time: < 1 minute

Si ricomincia il 14 settembre. Forse. In presenza o on line? Dipenderà dai Dirigenti Scolastici (un modo gentile ed educato per definire i Presidi), ma probabilmente sia in presenza che on line.

Docenti e personale ATA dovranno sottoporsi obbligatoriamente ai test sierologici? Forse sì, forse no. Le mascherine per il personale scolastico (2 milioni di pezzi al giorno) saranno obbligatorie? Probabilmente sì. E gli studenti? Che li voglamo lasciare da parte (senza alcun test sierologico)? Le mascherine salgono a 12 milioni di pezzi al giorno.

Lezioni per “ambiti disciplinari” nelle scuole? Probabilmente sì, ma anche nei cortili, teatri, cinema e biblioteche. Si prevederanno turni, entrate e uscite diversificate, gruppi formati anche da alunni di diverse classi e di diverse età (tanto poi sono affari dei docenti trovare argomenti “trasversali”) mense a turni e formazione per il personale docente e ATA. Distanze di sicurezza? Naturalmente sì. Poi voglio vedere come si mantengono e si sanificano ad ogni cambio di “turno” aule di 35 metri quadri che contengono classi pollaio. E poi si va a scuola anche di sabato? Magari sì.

Insomma, il caos.

Il dirigente scolastico Marcello Rosato ai domiciliari per atti sessuali su minori. E se fosse innocente?

Reading Time: < 1 minute

Io mi auguro, voglio augurarmi con tutto il cuore, che il Professor Marcello Rosato, Dirigente Scolastico attualmente in stato di detenzione domiciliare per il reato di atti sessuali con minorenne, punito con il carcere da tre a sei anni, sia innocente.

Il provvedimento è stato preso dal GIP Andrea Di Berardino su richiesta del Pubblico Ministero Marika Ponziani.

Rosato è accusato di svariati e ripetuti atti sessuali su un alunno di 17 anni, dopo una conoscenza avvenuta su una chat di incontri, Secondo l’accusa, dopo aver scoperto che l’interlocutore era un alunno del suo stesso istituto, il Dirigente avrebbe consumato gli atti sessuali oggetto di contestazione giudiziaria nei locali della scuola e a casa sua.

Nel corso di una perquisizione domiciliare sarebbe stato sequestrato svariato materiale informatico e di altra natura (sono stati sequestrati il computer e il telefonino del Dirigente per compiere degli atti irripetibili) attestante le contestazioni addebitate.

Io, come vi dicevo, spero tanto che sia innocente e che siano vere le dichiarazioni del suo legale, l’avvocato Alessandro Troilo (“È tutto falso: il mio cliente è totalmente estraneo alle accuse e riuscirà a dimostrare la sua completa innocenza”)

Perché se fosse colpevole sarebbe un’onta indelebile sulla scuola abruzzese e italiana. Se fosse innocente sarebbe stato privato della libertà ingiustamente.

Come direbbe Gaber: “Due miserie in un corpo solo”.

Roseto degli Abruzzi: trattative tra Provincia e congregazione parrocchiale per l’acquisto dei locali del Centro Piamarta e il trasferimento della sede del Polo Liceale “Saffo”

Reading Time: 2 minutes

Qui a Roseto degli Abruzzi, piccolo mondo d’un mondo piccolo, non si parla d’altro.

La Provincia, col beneplacito del Comune, sarebbe in trattativa per comperare due edifici del centro Piamarta, dalla congregazione “Sacra Famiglia di Nazareth”, che saranno destinati al trasferimento della sede del Polo Liceale “Saffo”, secondo quanto riferisce l’on. Valentina Corneli (M5S).

Il centro Piamarta è sede dell’oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore (molto vicina a dove abito io), di un campo di calcio (noto con il nome di “campo dei preti”), di un piccolo teatrino per rappresentazioni e incontri, di un centro di formazione. Insomma, è un luogo di aggregazione davvero formidabile. Tenendo presente che a Roseto degli Abruzzi non ci sono più né una stagione teatrale, né un cinema, né quasi niente di niente.

E poi 1200 alunni di un Polo Liceale dove li metti? Nei due edifici del Piamarta? Ma c’entrano? O, per dirla in abruzzese, ci “càpeno”? O devi costruire altri edifici per permettere una più comoda e razionale distribuzione dei ragazzi? Perché, voglio dire, le classi pollaio e gli ambienti angusti non sono poi tanto compatibili con le ultime emergenze sanitarie di cui ci stiamo liberando a fatica. E se devi costruire un nuovo edificio scolastico dove lo fai? Sul campo dei preti, mi sembra ovvio. Non c’è altro spazio. Ora, il campo dei preti è stato oggetto di donazione di un cittadino rosetano facoltoso e generoso, che si fa, lo si distrugge per una bèla culada di cemento armà’?

Sorprendente e spiazzante pare la posizione della Dirigente Scolastica del Polo Liceale “Saffo” Elisabetta Di Gregorio, che, secondo quanto riferito dal quotidiano “Il Centro”, sarebbe d’accordo con il trasferimento “purché le due strutture riescano a contenere tutte le classi del liceo.”

Non sono un cattolico, ma conosco le lodevoli iniziative del Centro Piamarta e guardo con sospetto e diffidenza a questa iniziativa. Continuo a ritenere, da inguaribile sognatore quale sono, che due calci a un pallone o la felicità di mia figlia che si bèa tra i “giochini” messi a disposizione dei più piccoli, valgano di più di una singolare operazione finanziaria.

Bolzano: consiglio di classe riconvocato per la “correzione di un errore formale”. Un 6 e un 7 diventano 8.

Reading Time: < 1 minute

A Bolzano uno studente di scuola media ha preso un 6 e un 7 in pagella. Che non sono un’onta e un disonore. Sono voti che vanno dal “sufficiente” al “buono”, come si diceva quando c’erano ancora i giudizi. Il ragazzo è il figlio di un dirigente della sovrintendenza scolastica dell’Alto Adige.

Come spesso succede, per una di queste “magie” che coinvolgono i consigli di classe nella valutazione dello scrutinio finale (5 e 4 che diventano improvvisamente 6 per misteriosi e incomprensibili sortilegi), a seguito di una riconvocazione dell’organo decisionale, a pagelle già pubblicate, a maggioranza di voti favorevoli (nel caso dell’innalzamento del 7 all’8 c’è stato il voto contrario dell’insegnante della materia e si sono contate due astensioni), il 6 e il 7 sono diventati degli 8 tondi tondi, e quanto pubblicato è stato opportunamente modificato per la correzione di un “errore formale”.

Il Dirigente Scolastico non ha minimamente commentato l’accaduto. Ma nel verbale della riunione riconvocata, secondo quanto riportato da “Il Fatto Quotidiano”, ma ne parla anche il Corriere della Sera, si farebbe riferimento a una fantomatica “telefonata della famiglia”. Tutto con i dovuti condizionali perché il documentodel Consiglio di Classe non è stato pubblicato, qui riporto solo quello che dicono i media.

Ma il sovrintendente smentisce:

“L’articolo mi amareggia molto, prima di tutto come padre e come cittadino,   edremo. Intanto la questione è stata presa in carico dal consiglio provinciale e il Dirigente Scolastico ha negato di aver ricevuto telefonate di pressione.

Altre pagine on line sulla notizia:
https://www.105.net/news/tutto-news/1264405/sovrintendente-fa-cambiare-i-voti-in-pagella-del-figlio-cosi-6-e-7-diventano-8.html

https://www.ildolomiti.it/politica/2020/bufera-a-bolzano-sul-sovrintendente-scolastico-ha-fatto-riconvocare-il-consiglio-di-classe-per-alzare-i-voti-del-figlio-se-vero-gesto-di-una-gravita-inaudita

https://www.huffingtonpost.it/entry/in-pagella-6-e-7-diventano-8-il-sovrintendente-ha-fatto-cambiare-i-voti-del-figlio_it_5ee89658c5b6ea2939662949

Bufera sul sovrintendente: «Ha fatto alzare i voti al figlio in pagella»

https://www.open.online/2020/06/16/sovrintendente-scolastico-di-bolzano-fa-alzare-la-pagella-al-figlio/

 

 

Marcello Veneziani e le labbra rosse del Ministro Azzolina

Reading Time: 2 minutes

Marcello Veneziani oggi ha scritto una cosa di pessimo gusto sul ministro Azzolina. L’ha definita

“la Ministra dalle labbra rosse, evoluzione hard della maestrina dalla penna rossa”

sul suo sito marcelloveneziani.com. Ora, si possono e si devono dire tante cose sul ministro Azzolina. Ad esempio si potrebbe fare riferimento a tutti gli andirivieni di notizie sulla scuola, spesso contraddittorie (si puo dare il sei politico? Si boccia/non si boccia, la didattica a distanza è o non è il metodo giusto per assistere gli alunni negli ultimi mesi di scuola? Quando si rientra a scuola? -ora no, domani forse, anzi, a luglio, no volevo dire a settembre, ma non si sa, forse a scaglioni, bisogna rispettare la distanza di sicurezza, ci saranno 10 milioni di mascherine al giorno per tutti-, gli esami di maturità on line, no, anzi, in presenza, uno alla volta, per la pubblicità ell’esame come ci si comporta? Nessuna risposta.

No, non ci sono mai state risposte chiare, coerenti, certe ed esaustive da parte del ministro Azzolina. E adesso stai a vedere che il problema principale è che si mette il rossetto. E’ necessario un giornalismo on line che entri meglio nei fatti (certi!) e che esponga delle opinioni (condivisibili o no). Le labbra del Ministro Azzolina proprio non ci interessano, se le pitturi come meglio crede, se proprio vuole. Noi, al contrario di Veneziani, abbiamo una sola preoccupazione: la scuola pubblica. Ci lasci, Veneziani, ancora ai nostri temporali.

Quelli che il computer non è una scuola

Reading Time: < 1 minute

Basta con questa didattica a distanza! Non se ne può più. Noi siamo fatti per stare con i ragazzi, la scuola è soprattutto relazione, un sistema sociale fatto di rapporti umani in presenza, di domande e risposte, non un computer che interroga da remoto gli alunni e li mette così nelle condizioni di non interagire con l’insegnanti. Noi vogliamo una scuola viva, autentica, non virtuale, in cui i ragazzi sappiano ritrovarsi insieme, parlare, scherzare, sorridere ed abbracciarsi. Abbiamo bisogno urgente di calore umano, quello stesso calore che ci spinge a farvi diventare adulti, cittadini, uomini e donne della Repubblica.

Poi a fare il commissario esterno degli esami di stato non ci vuole andare nessuno.

Quelli che vogliono la didattica estiva

Reading Time: 3 minutes
(screenshot da Repubblica.it)

Un gruppuscolo di persone, tra cui molti insegnanti, si è riunito pubblicamente di recente per rivendicare il diritto a una scuola vera, fatta di didattica in presenza, costituita da rapporti umani tra persone e non più da estenuanti collegamenti internet. Con le parole di un’anima nobile come quella di Antonio Gramsci, che diceva “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza”, rifiutavano la didattica a distanza (che è solo UN modo alternativo di fare lezione, non è l’optimum, ma è tutto quello che abbiamo), pretendendo il ripristino di una scuola “normale” e non virtuale. Tra gli slogan ideologici e pratici rivendicati, anche quel “non mandiamo la scuola in vacanza” che leggete sul titolo dello screenshot della pagina di Repubblica che vi riporto. Ma questa gente ha idea di quanto lavoro, energie e risorse sia costata alle scuole la didattica a distanza, quando, una volta chiuse, i ocenti hanno dovuto reinventarsi conoscenze, strumenti, metodi di approccio, sotto la spinta di direttive ministeriali che cambiavano ad ogni folatina di vento di che tirava? Ho visto gente che sul computer non sapeva nemmeno aprire un file collegarsi con Google Suite (bella tangherina anche quella!), avere a che fare con parole fino ad allora sconosciute come “classroom”. “calender”, “meet”. Ho visto anche gente che si è messa in malattia per non impazzire e che guadagna ancora come tutti gli altri che, invece, hanno rischiato l’impazzimento per essere state anche 10 ore di fila davanti a uno schermo a preparare lezioni, collegarsi, assegnare compiti, caricarli su Google Drive, poi invece no, dovevi metterle in allegato su Classroom, interrogare on line ragazzi muti o insufficienti, e allora prepara lo sportello per quello, e lì di nuovo lezioni, e correggi i compiti, i compiti dove glieli mandiamo, su WhatsApp o sull’email, quello che non ha la connessione, quello che non ha nemmeno il computer, quello che finisce i Giga, le chat di classe su WhatsApp che si moltiplicano, messaggi che cominciano ad arrivare alle 6,30 del mattino, vai qui, collegati là, guarda le ultime direttive del Dirigente Scolastico, no, anzi, quelle del Ministero, non mi si apre il documento, come faccio, a me si apre normalmente, com’è che non mi è possibile modificare il PDF (testina, un PDF NON è modificabile!), insomma, c’è gente che si è fatta un culo così. E a un certo punto arrivano Lorsignori a dirci che la didattica non si deve interrompere nemmeno d’estate come se fino ad ora la gente se ne sia stata a grattarsi i coglioni dalla mattina alla sera. C’è gente che ci ha rimesso la famiglia per la fottutissima didattica a distanza, ce ne vogliamo rendere conto o no? Ci sono insegnanti che non hanno più portato i figli nemmeno a fare una passeggiata perché dovevano assistere a collegi docenti deliranti durati anche quattro ore in cui il più normale di tutti sbatteva i pugni sul tavolo e si dimetteva da tutti gli incarichi ricevuti e ricevendi, e a consigli di classe (sempre on line) in cui c’era gente sfinita con l’aria emaciata che si lamentava perché quello durante la lezione le ha sparato un rutto in diretta o si è mostrato a torso nudo mentre ballava la tecno tanto, dice “sono in casa mia e faccio quel cazzo che mi pare”. Persone che hanno assistito a riunioni dei coordinatori, sindacati che pubblicavano diffide contro i dirigenti scolastici, e chi più ne ha più ne metta. E questi non vogliono nemmeno che i docenti se ne vadano in vacanza (quelli che possono, perché la maggioranza sarà impegnata con gli esami di Stato, visto che sono tutti membri interni) perché ci sono gli alunni (che, peraltro, non vedono l’ora) che soffrono della mancata socializzazione, dei momenti in comune e della mancanza del girotondo in giardino? Ma lo sa questa gente cosa significa, a livello sanitario, riaprire tutte le scuole a settembre? Ha mai visto una classe pollaio? E’ mai stata in un corridoio scolastico durante il momento della ricreazione o al cambio dell’ora? E in una palestra? E in un laboratorio informatico dove le postazioni sono appiccicate l’una all’altra, altro che metro di distanza? Lo sa questa gente qual è il rischio REALE (non teorico) di una riapertura delle scuole in presenza a settembre a livello di diffusione del coronavirus? Chi ce le dà dieci milioni di mascherine AL GIORNO come mezzo di prevenzione? E le distanze di sicurezza, visto che nelle classi prima della pandemia si stava pigiati come le sardine? Vogliono anche la didattica estiva? Si vede che fino ad ora non hanno lavorato abbastanza, se no sentirebbero il bisogno urgente e impellente dell’esatto contrario, cioè quello dell’esercizio del proprio diritto alla disconnessione e di restarsene in pace a rigenerarsi il cervello. E allora lavorino, perdìo, come tanta gente, anche sabato e domenica. E lascino riposare in pace Antonio Gramsci.

Il Ministro Azzolina nella sua informativa al Senato: “Il Ministero è già al lavoro e stiamo predisponendo tutte le misure necessarie per intervenire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative (…)”

Reading Time: < 1 minute

«Il Ministero è già al lavoro e stiamo predisponendo tutte le misure necessarie per intervenire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative, in materia di: valutazione intermedia e finale degli studenti; modalità di recupero degli apprendimenti; requisiti di accesso e struttura degli Esami di Stato, per il I e II ciclo di Istruzione; ridefinizione del calendario scolastico nazionale e dei calendari regionali, nel rispetto delle prerogative delle Regioni»

«Anticipo sin d’ora quella che può essere una diretta conseguenza di questo approccio di valorizzazione dei percorsi di ognuno, che riguarda la composizione delle commissioni d’esame per la scuola secondaria di II grado. Il mio orientamento è di proporre una commissione formata da soli membri interni, con presidenti esterni. Da un lato, ciò vale a tutelare gli apprendimenti effettivamente acquisiti. Dall’altro, un presidente esterno si fa garante della regolarità dell’intero percorso d’esame».

Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: “gli insegnanti hanno la piena libertà di valutare come ritengono opportuno”

Reading Time: < 1 minute

“L’anno scolastico sarà valido e gli insegnanti hanno la piena libertà di valutare come ritengono opportuno. Moltissimi lo stanno già facendo, stanno già valutando grazie alla didattica a distanza ma io non ho l’ossessione del voto. L’importante è stare vicino ai ragazzi che sono smarriti, non hanno più la loro routine. Gli insegnanti sono fondamentali dal punto di visto emotivo, soprattutto in quelle zone come la Lombardia in cui l’isolamento e la tristezza si stanno combattendo anche grazie alla scuola. I prof regalano momenti di serenità in momenti tristissimi”.

(Lucia Azzolina, “Tutti in classe”, Radio Rai)

Alcune riflessioni di Cinzia De Angelis, Docente di Scienze Umane presso il Liceo Guglielmotti di Civitavecchia

Reading Time: 2 minutes

Ricevo via WhatsApp questa note di Cinzia De Angelis e, condividendole, ve le “giro” con piacere.

Cari colleghi vorrei esprimere alcune considerazioni del tutto personali rispetto a quello che stiamo creando con i ragazzi riguardo la didattica a distanza in un momento dove le priorità sono altre. Li stiamo bombardando di informazioni, compiti, messaggi, materiali fino a sera tardi. Noi docenti che consigliamo sempre di non stare tutto il giorno su un PC o un cellulare li stiamo incatenando in una sorta di collegamento virtuale che non tutti sono in grado di capire e sostenere neanche noi docenti. Nella case c’è paura, isolamento sociale, serie difficoltà economiche e noi forse dovremmo, sicuramente assegnare i compiti e renderci disponibili, ma non sentirci bravi docenti se ci “incolliamo” o peggio “facciamo incollare” i nostri ragazzi virtualmente davanti ad un PC con la speranza di fornirgli abilità e competenze. La didattica a distanza non può, a mio avviso, sostituirsi alla relazione educativa che ritengo fondamentale in questa fascia d’età ed inoltre non può essere una forzatura educativo-didattica in un momento dove i bisogni primari e di sicurezza sono destabilizzati. Essere docenti in questo momento storico ritengo sia altro, stiamo vivendo una catastrofe peggio della guerra perché almeno dalle bombe in qualche modo ci potremmo difendere, siamo in pieno PTSD disturbo post traumatico da stress e noi cosa facciamo ci accaniamo sulla didattica a distanza, le piattaforme e le videolezioni. Così da una parte abbiamo il coronavirus dall’altra lo stress che stiamo generando nelle famiglie riguardo una modalità di fare scuola a cui nessuno è abituato. Mi dissocio completamente dalle metodiche in alcuni casi “vessatorie” che stiamo usando. Semplifichiamo la didattica e curiamo il rapporto con i ragazzi sosteniamoli in uno dei momenti più difficili della storia contemporanea. Ci sono ragazzi che hanno tremendamente paura, sono smarriti. Alcuni nostri alunni possono avere i genitori che lavorano interrottamente nella sanità o che non lavorano più con gravissime conseguenze economiche. Vi ricordo che abbiamo riconosciuto BES per molto meno, quindi guidiamoli e facciamogli sentire che la scuola c’e’ ma con la consapevolezza che ognuno di noi nel suo cuore sta cercando di superare la pandemia e le menti hanno bisogno di organizzarsi per gestire la paura e l’angoscia. Un caro saluto a tutti cari colleghi con l’augurio di rivederci presto a scuola con i nostri alunni e le piccole cose di tutti i giorni.

Prof.ssa Cinzia De Angelis Psicologa-Psicoterapeuta
Docente di Scienze Umane presso il Liceo Guglielmotti di Civitavecchia

Dimissioni del Ministro Fioramonti: la lettera aperta

Reading Time: 3 minutes

Due giorni fa ho inviato al Presidente del Consiglio la lettera formale con cui rassegno le dimissioni da Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Per cortesia istituzionale, ho atteso nel rendere pubblica la notizia e mi sono messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del Ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa.

Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre questo carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato.
Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza.
Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione – fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società – al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica.
Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo).
La verità, però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella “linea di galleggiamento” finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca. Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica.
L’economia del XXI secolo si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana.
Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola.
Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che – sgomberato il campo dalla mia persona – non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo.
Il tema non è mai stato “accontentare” le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola – su questo non vi è alcun dubbio – che si crea quello che saremo.
Lo sapeva bene Piero Calamandrei quando scriveva che “se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale”.
Alle persone con cui ho lavorato, dentro e fuori dal Ministero, dalla viceministra e sottosegretari ai tanti docenti, sindacati, imprese e fino all’ultimo dei dipendenti, va tutto il mio ringraziamento per avermi accompagnato in questo percorso.
Alle ragazze ed ai ragazzi che fanno vivere la scuola e l’università italiana chiedo di non dimenticare mai l’importanza dei luoghi che attraversano per formarsi, senza arrendersi alla politica del “non si può fare”.
Come diceva Gianni Rodari, dobbiamo imparare a fare le cose difficili. Perché a volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti.
Il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare della Repubblica Italiana.