Didattica a distanza e riapertura delle scuole

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Mancano quattro giorni al 7 gennaio, la data fissata dal MIUR per il rientro in presenza al 50% nelle scuole superiori e in tutte le altre scuole di ogni ordine e grado.

La situazione è catastrofica. Ieri il rapporto tra tamponi effettuati e casi positivi riscontrati è schizzato al 17,6%, abbiamo solo lo 0,07% della popolazione vaccinata, e l’indice Rt non accenna a calare sotto l’1%. Brutto quadro in cui la riapertura delle scuole si andrebbe a inserire come una vera e propria carneficina.

Nel Lazio rientra già nel novero delle possibilità uno slittamento all’11 gennaio (cioè quando non avremo ancora i dati relativi al Capodanno e alle feste clandestine con assembramenti selvaggi), i sindacati invocano il test per tutto il personale della scuola e per gli studenti, con la richiesta di ALMENO due settimane di rinvio. Troppo poco. Pero algo es algo, dicono gli spagnoli.

Le vaccinazioni vanno avanti lentamente. Troppo lentamente. Di questo passo non ce la faremo mai. Il ministro Azzolina ostenta sicurezza, ma da quello che scrive oggi Lucio Ficara su “Tecnica della Scuola”, in caso di una più che probabile crisi di governo, la poltrona del Ministero dell’Istruzione sarebbe una delle prime a zompare.

Riaprire le scuole il sette gennaio sarebbe esattamente come aprire le porte al virus e moltiplicare in modo esponenziale le occasioni di contagio. La Didattica a Distanza ha certamente aiutato a prevenire contatti, rischi, assembramenti. Come dice, e con ragione, la mia amica Professoressa Cecilia Fontanella, instancabile attivista pro-DAD, la Didattica a Distanza costituisce il primo vaccino pre-vaccino. Prima la salute e l’incolumità di tutti. Ma da questo orecchio il MIUR, con la sponda della Presidenza del Consiglio, sembra non sentirci. Eppure la questione è stata sollevata dalla totalità dei sindacati generali e di categoria, nonché da alcune forze della maggioranza di governo.

E’ chiaro che riaprire le scuole il sette gennaio costituirebbe l’esito vincente di un braccio di ferro politico prepotente, non certo la soluzione di un problema visto alla luce dei dati epidemiologici e dell’ascolto doveroso che si deve agli uomini di scienza e a chi ne sa molto, ma molto più di chi ci governa.

Speriamo in bene. Ma prepariamoci al peggio.

Teachers do sex! (Anche) gli insegnanti fanno sesso

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Una insegnante di 22 anni aveva un fidanzato. Quando facevano la nanna insieme amavano riprendere i loro rapporti col telefonino. O con la videocamera. O con quello di che ne so io. Spero in maniera libera e consensuale da parte di entrambi. Nella propria intimità ognuno fa quel che vuole.

Come spesso accade a quell’età (e anche ad età ben più avanzate, per quel che mi riguarda), i due fidanzati si lasciano. Lui diffonde via WhatsApp i filmati girati nei loro momenti più intimi. I filmati diventano, usando un’orrenda espressione, immediatamente “virali”. Passano di mano in mano, di telefono in telefono, la ragazza viene messa alla gogna come una poco di buono e viene immediatamente licenziata dalla scuola in cui lavorava, anche con pesanti e gravi motivazioni espresse dalla dirigente scolastica. Non solo ha perso quel lavoro, ma non riesce più a trovarne un altro tout-court. Ormai tutti la conoscono, sanno quello che ha fatto (e che avrà fatto mai?). E nessuno la vuole più.

Ma è accaduto quello che spesso accade in questi casi. Le colleghe non si sono fermate all’indifferenza davanti a questo abominio e tre di loro hanno accettato di posare nude per una campagna di solidarietà denominata “Teachers do sex”, ovvero “(anche) gli insegnanti fanno sesso”. I manifesti sono stati affissi vicino alle scuole, nella zona in cui il licenziamento si è verificato. E la trovo una cosa incredibilmente bella.

Perché c’è questo preconcetto incrollabile dell’insegnante asessuato, che se lo fa lo fa per fare figli (almeno quello è ancora loro concesso), per dovere ma mai esclusivamente per piacere. Avere una vita sessuale attiva e, auspicabilmente, soddisfacente, per un insegnante (soprattutto se donna) è ancora un tabù. Meglio pensarli in mezzo ai loro libri gli insegnanti, che correggano compiti, che parlino con i genitori (poco e bene, possibilmente), che si alzino presto e vadano a letto tardi, che preparino le lezioni, che partecipino ai consigli di classe, ai collegi docenti, possibilmente che non rompano troppo i coglioni, che mettano sei, che si limitino a dire “il ragazzo va bene ma potrebbe fare di più”, se proprio ci tengono. Che facciano il loro dovere, ma il sesso proprio no, e se proprio sono vittime di episodi di “revenge porn” (altra espressione orribile, ma ci dobbiamo adattare edc abituare), la colpa è loro, non di chi ridiffonde immagini e filmati.

Gli insegnanti fanno sesso, invece. Magari in silenzio, per non farsi sentire. Come le mamme (diceva una vecchia canzone di Alice), come gli adolescenti che temono di essere scoperti da un momento all’altro.

E invece è arrivato il segno dello stigma, la lettera scarlatta, il marchio dell’infamia. Nessuno le ha chiesto scusa, ha dovuto riferire alla famiglia particolari di quella che era solo la sua vita personale (la sua, e quella di nessun altro). Eppure, lei, la ragazza, pensa di poter perdonare il suo carnefice, quello che gli ha rovinato la vita. Tanto di cappello, ma le cose, per lei, non cambiano. Bisognava, secondo la direttrice, evitare lo scandalo, salvaguardare il buon nome dell’istituto. E allora il capro espiatorio non poteva che essere lei. Capovolgendo i ruoli, quello della vittima e quello del carnefice, facendo passare una vigliaccata per un gesto di pura goliardia, un torto subito in una colpa.

“Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare”.

Solange Sabine Sonia Hutter, dirigente scolastica dell’Istituto “Marini-Gioia” di Amalfi, Sala stampa della Camera dei Deputati – Il discorso completo (3/9/2020)

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«Parliamoci chiaro, soltanto un ingenuo, uso volutamente un eufemismo, potrebbe chiedere che queste linee guida, le misure concepite dai cosiddetti esperti, i cosiddetti ministri, dai cosiddetti presidenti, e dalla miriade di figure ormai mitologiche per quanto sono nascoste dietro le quinte siano preposte a tutelare la salute di chi che sia, meno che mai dei nostri bambini e dei nostri giovani. Si, perché parliamo del nostro futuro, dei nostri figli. Perché tu, Stato, adesso sei un nostro nemico. Un nemico violento, senza onore, che sta giocando al massacro in un clima sociale dove la coscienza collettiva è sospesa, o quanto meno disfunzionale, guastata. Perché questo non è un momento qualsiasi, questo è uno di quei momenti in cui si scrive la storia. Ma non si tratta di gesta nobili, di patrimoni per l’umanità. Sappi che sarai interpellato un domani per rendere conto di misfatti gravissimi che avrebbero minato fin nelle radici i presupposti stessi della vita e della natura dell’uomo. Tu credi di poterti nascondere dietro le membra ingombranti di un leviatano e invece ci saranno dei nomi e dei cognomi che risuoneranno, scanditi ad altra voce, quando l’umanità dormiente si sveglierà di colpo e guarderà in faccia chi si è permesso di minacciare, violare, attentare la nostra vita. Non abbiamo creduto neanche per un istante che tutto ciò riguardasse la difesa della salute, il contenimento di un contagio che tu, Stato, che voi, ministri, tecnici, commissari, portaborse, davvero fosse interessati ai nostri figli. Ciò che è stato concepito, infatti, se applicato, porterà solo malessere, malattia e morte. Anzi, informo, ha già cominciato da tempo a mietere vittime. E’da tempo che si prova a distruggere la scuola, a minare le fondamenta in tutti i modi legalizzati. Attraverso le cosiddette riforme che sono riuscite sono a svilirne la funzione centrale di istruzione e di formazione e renderne oltremodo complicate le ulteriori funzioni democratiche che inclusive. Eppure la scuola italiana si è difesa dagli attacchi vergognosi che ha subito. Come dico sempre sono le persone a fare la differenza. E pur se vessati da migliaia di adempimenti burocratici inutili e vessatori, circolari che dalla sera alla mattina pretendono inutili monitoraggi delegati a dirigenti scolastici e a docenti operati da ulteriori compiti che a nulla avrebbero a che vedere con l’insegnamento e la cura dei nostri figli, pare che tu, Stato, in base al tuo comportamento, di figli non è abbia. Eppure sono certa che molti di voi, celati dietro la colta di fumo di un apparato statale multiforme sempre più lontano dal popolo, di figli li abbiamo. Forse ciò che vi manca è la coscienza, i valori, la dignità, la cultura. Si perché la cultura, vera, quella che rende le azioni dell’uomo nobili e cruciali, non avrebbe consentito a sviluppi tanto ignobili. Informo che chi ha concepito simili abomini, perché è di questo che si tratta, che nessuna persona da 0 a 18 anni dall’inizio dell’epidemia è stata colpita dal virus in misure tale da chiedere cure intensive e soltanto 4 individui sono deceduti perché gravemente ammalati di pregresse patologie. Rivolgiamo un pensiero commosso a questi bambini. Adesso, dopo mesi di aperture e contatti ravvicinati tra ragazzi, è chiaro a tutti che la curva epidemiologica riferita ai giovani non è accresciuta, nonostante i bombardamenti da parte di organi di stampa vergognosi, manipolati da soggetti senza scrupoli che diffondono notizie false, tendenziose e manipolate. Ricordo anche a questi che hanno nomi e cognomi, così come sopra, che abbiano anche dei figli. Se questo mondo sarà rovinato lo sarà anche per i loro figli. Non solo per i nostri.

Vorreste trasformare la vita dei nostri studenti in un incubo. Vorreste entrare nelle nostre case, nelle nostre scuole e trasformarle in lager e lazzaretti senza malati. E pur vorreste trovarne, come metodi nazisti, dove si vuol far credere che un sano sia malato e che sia un pericolo per familiari e compagni. Spargendo sospetto, paura e la zizzania, separando e dividendo. Perché solo così può governare una compagine simile, che si è venduta al miglior orribile offerente. Costringere i nostri studenti, i docenti e tutto il personale della scuola all’osservanza di simili misure restrittive non solo è inutile, e tu Stato lo sai benissimo, ma è anche criminale. Bambini della scuola dell’infanzia costretti a non poter vivere in modo spontaneo e salutare, impediti nello sviluppo armonico della personalità, condannati con un’altissima probabilità a contrarre nevrosi e psicosi. Costretti a vivere tra persone orribilmente mascherate. Perché? Quali sono i tuoi piani? Possibile che questa frotta di pseudo esperti, inseriti in questi comitati, ignorino le implicazioni e le conseguenze di simili manipolazioni? Davvero ignorate che ciò potrà portare a malattia, autolesionismo e anche suicidi? Ebbene, sia che lo ignoriate che invece ne fosse consapevoli, in entrambi i casi dovete dimettervi e rinnegare immediatamente le prescrizioni che avreste voluto imporre alle nostre scuole. Dovete andarvene! Liberare tutti dal gioco della vostra profonda inadeguatezza. Le nostre scuole devono rientrare nella normalità. Restituite ai nostri figli la serenità, la gioia, la libertà. Non è con questa violenza che potrete godere delle vostre ignobili poltrone o dei vostri soldi. Le barche sulle quali ci troviamo noi e voi saranno di certe diverse. Non siamo sulla stessa barca. No, davvero. Ma il mare è lo stesso, sappiatelo.

Sono chiamata a parlare di responsabilità, è vero, ma ci sono tipi differenti di responsabilità. Fin troppo facile e meschino concepire linee guida illogiche, illecite oltreché anticostituzionali fin del midollo. Per sbatterne poi le responsabilità in capo ad altri, in capo dai dirigenti scolastici. Cari colleghi dirigenti scolastici vi consiglierei di fare attenzione. E’ vero che anche noi siamo responsabili della salute dei nostri studenti e dei nostri dipendenti. E io aggiungo, appunto! Noi dirigenti scolastici abbiamo tra i compiti specifici quelli di rendere l’ambiente di lavoro e di studio salubre e idoneo a studenti e personale scolastico. Ed è ciò che tendiamo di realizzare in ogni modo, anche quando si tratta di scuole che cadono a pezzi e che vengono totalmente ignorate dagli stessi funzionali che oggi sbandierano ai quattro venti la preoccupazione per il contagio nelle scuole. Che ipocrisia immensa. Vorrei sapere per mia curiosità personale dove fossero queste entità prima della pandemia. Ogni santo e sacro giorno nelle nostre scuole regna una grande e profonda solitudine pur nell’allegria chiassosa dei nostri giovani. Allegria che si vorrebbe tacitare con bavagli, museruole e paura. Di cosa siamo responsabili noi presidi? Di cos’altro visto che siamo di tutto, di più da tempo immemore? Egregio Stato, ti stupirai perché io ti chiedo un’altra responsabilità, ulteriore, ed è quella del benessere psicofisico, emotivo, affettivo dei miei studenti, del mio personale. Concedimi l’uso dell’aggettivo possessivo, prassi che mi è stata contestata dagli uffici superiori dai quali sono stata convocata giorni addietro, all’indomani del mio sciopero della fame, per rendere conto delle mie dichiarazioni verso ad una bozza, non ministeriale, bensì a firma dell’associazione nazionale presidi che pare volesse prevedere il voto di condotta che pare non rispettassero l’osservanza delle misure restrittive anticovid, vale a dire il distanziamento sociale. In quell’occasione mi fu ribattuto che le scuole alle quali siamo assegnati noi dirigenti non sono le nostre e non possiamo trattarle come casa nostre. Eppure il nostro lavoro si fonda sul sentimento, intenso come sentire, per poi agire di conseguenza, in direzione del benessere e a vantaggio dei ragazzi. Dunque tu, Stato, non puoi assegnarmi responsabilità che non afferiscano al mio profilo professionale di dirigente scolastico. Perché ti informo che nessuno di noi è un medico e la scuola non è un nosocomio o un carcere sanitario dove i genitori devono temere per i propri figli e per la propria podestà genitoriale. La scuola che io dirigo la sento mia perché la cura come se fosse mia. Apportando tutte le modifiche, tutti gli accorgimenti che possano innalzare i livelli di attrattività come è scritto tra gli obbiettivi di svariati programmi operativi nazionali, finanziati a livello ministeriale e anche europeo. Ma sembra che tu, Stato, non sappia di cosa io stia parlando. Dove sono i sindacati che qualche anno fa inviano vertenze ai quei presidi che articolavano un orario ritenuto ingiusto da qualche docente puntiglioso? Anche essi ignorano i diritti e i doveri le mansioni di un docente? E quando la bomba metaforica scoppierà, dove si rifugeranno tutti quei ministri, esperti, tecnici e portaborse di cui sopra? Pensano di nascondersi? Io credo di no.

Io ho vinto un concorso come dirigente scolastico. Nel decreto 165 del 2001, articolo 25 sulla dirigenza scolastica, non c’è traccia di mansioni medico legali, tanto meno di direttore sanitario, vale a dire, mi spiego, perché mi rendo conto dell’ignoranza abissale, oltre che, probabilmente, della malafede. Io non avrei l’autorità di nominare nessun referente Covid per esempio, tanto meno consentire al personale scolastico di azzardare valutazioni di tipo diagnostico.

Quanto descritto nel protocollo sanitario allegato al piano scuola 2020/21 non è compatibile con i profili professionali a cui si riferisce oltre che assolutamente fuori contesto e fuori luogo. Denuncio preventivamente i rischi connessi alle prescrizioni dettate da questo protocollo sanitario. Pericoli reali di allarme sociale, ordine pubblico all’interno degli istituti scolastici, disordini che potrebbero verificarsi molto facilmente in seguito all’applicazione delle misure in elenco. Per chi non lo sapesse il protocollo prevederebbe che un operatore scolastico qualsiasi alla presenza di colpi di tosse o sintomatologia simili influenzabili, e io aggiungo “cioè?”, abbia autorità, chi gliela concessa? Il ministro? Lucia Azzolina? Il comitato tecnico scientifico? Vale a dire i medici e tecnici Agostino Miozzo? Silvio Brusaferro? Francesco Maraglino? Giuseppe Ruocco? Franco Locatelli? Mauro Dionisio? Tiziana Coccoluto? Walter Ricciardi? Claudio D’Amario? Giuseppe Ippolito? Alberto Zoli? A chi di essi dovrà rivolgersi il dirigente scolastico quando ci sarà un colpo di tosse, uno starnuto, un normale quanto diffusissimo rialzo febbrile, un raffreddore? Parliamo di situazioni che si verificheranno certamente in tutte le scuole. Si innescherà un meccanismo infernale. Tutto ciò porterà disordini, ferimenti e anche potenziali ferimenti, fughe da scuola. Minori, bambini, studenti, personale docente e non docente presi dal panico potrebbero avere reazioni inconsulte. Quando si è in pericolo per la propria vita si può reagire in modo imprevedibile e inconsulto perché ha un solo obbiettivo: sopravvivere. Non ha l’opportunità di pensare che la sua azione potrebbe essere pericolosa ed arrecare danno a sé e ad altri. Sappiamo tutti come gli organi governativi e di stampa connessi stanno bombardando da mesi tutta la popolazione con la strategia del terrore. La massa è terrorizzata, e di questa massa fanno parte anche i bambini e i ragazzi che si ritroveranno nelle scuole travestite da lager.

Pregherei, se ancora esiste, l’Ordine dei Giornalisti a ritirarsi in un consesso di riflessione generale e profonda, durante il quale ripensare alle proprie modalità operative nei confronti dei lettori, dei fruitori televisivi tra cui minori che, ad ogni ora del giorno, subiscono messaggi di una violenza inaudita. Pregherei anche l’Ordine dei Medici che si preoccupa delle dichiarazioni logiche e pertinenti di professionisti al servizio della popolazione, convocandoli al fine di pretendere da essi spiegazioni immediate, circa valutazioni non allineate al pensiero unico governativo quanto meno di fare lo stesso nei confronti di altri “medici” che si permettono di veicolare messaggi ed offese via social del seguente tenore, rappresentato addirittura dal titolo di un libro “La congiura dei somari.Perché la scienza non può essere democratica”. E’ arrivato un altro Dio tra i tanti che già credono di esserlo. Fermo restando il mio amore e rispetto per tutti gli animali e gli asini in particolare, creature belle ed intelligenti, diametralmente opposte all’autore del volume in oggetto. I soldi fanno comodo a tutti, ma devo esistere e sussistere dei limiti. Chiedo con forza che venga ripristinata la verità perché anche la massa acritica possa rientrare nella propria vita e nella dolce normale vita ordinaria. Lo sappiamo tutti, noi non dormienti, lo sapete tutti voi al Governo, lo sai tu Stato che l’emergenza non è più tra noi. A muoverti non è l’amore per i cittadini e per gli studenti. Perché se così fosse non avresti mai agito come hai agito e ti saresti veramente impegnato e premurato di rasserenare gli animi, diffondere ottimismo e tranquillità. Se proprio vuoi insistere sui giovani ti informo, Stato, che ci sono milioni di giovani che soffrono di anoressia, depressione, sostanze stupefacenti, alcolismo, di autolesionismo. Abbiamo giovani che si suicidano sempre prima. A Salerno due casi dopo il lockdown. Se la scuola dovesse partire potrebbero esserci, ci saranno, rischi molto seri da tutti i punti di vista dei quali io chiederò conto alle persone che ne saranno responsabili. Non potranno nascondersi dietro nessuna sigla. I nomi sono noti e saranno fatti. Non sarò intimidita da nessun avvio di procedimento disciplinare perché la difesa dei nostri ragazzi è propedeutica per il futuro di tutti. Vado avanti insieme a quelle persone che ogni giorno celebrano l’amore e vogliono stare lontane da logiche di potere nelle quali non vogliamo essere più vittime.

A voi rappresentati del Governo faccio questo appello. Cogliete questa occasione per ripristinare la verità, restituendo spontaneamente i diritti costituzionali e la libertà al popolo italiano che non vi ha manco eletti. Eppure in parte vi ubbidisce, credendo alla narrazione falsa che vi state raccontando. Chi cerca trova e voi state cercando per trovare ciò vi serve al proseguo della vostra occupazione indebita dei parlamento. I malati, che non si trovano perché non ci sono. Ditelo, riabilitatevi, rientrate nei vostri ruoli di politici, ma anche nel vostro rango di uomini. Mi permetto di aggiungere un invito a Di Maio. Invece di sedere in poltrona dopo l’inguardabile saluto a gomito con politici cinesi che provi a ricordare da dove viene e cose deve fare un ministro degli esteri. E basta astenersi dallo stringersi la mano, è una sceneggiata. Le mani si usano per toccare tutto. Mi chiedo perché dobbiamo sentirci colpevoli nel toccare altre mani. Visto che poi le mani si lavano, anche se in certi casi, pur lavandole, resteranno sporche, ma questa è un’altra storia. E concludo. Egregio Sergio Mattarella. Lei che con il suo stesso cognome rievoca con onori e glorie chi si è immolato sull’altare della giustizia non è il mio presidente finché non entrerà nella sua funzione di garante della costituzione. Avvocato Giuseppe Conte non è il mio presidente del Consiglio e non solo perché non è stato eletto da nessuno, ma anche perché non eletto avrebbe dovuto operare nel modo migliore per il Paese e per il popolo italiano e poi gentilmente congedarsi, e invece non solo non opera a favore degli italiani ma addirittura proroga lo stato di emergenza senza motivo. Ricordo a tutti, unico Stato in Europa ancora in emergenza. Fittizia, con conseguenze inquantificabili da tutti i punti di vista. Chiedo alle opposizioni di pretendere il dibattito parlamentare e il ripristino della legalità, quella vera. Se non lo farete sarete complici di un governo illegittimo e di stampo dittatoriale, sebbene per poco in embrione. Diffido la classe politica tutta, in particolare i governatori di regione ad agire nei nostri confronti. Avete consegnato l’Italia in mano alla peggiore ignoranza. Vi ricordo che le nostre radici affondano nella cultura greco-romana, che poggia le sue fondamenta nel divino. Lasciate il passo. Invito tutti a trattare questa crisi come una grande occasione, la grande bellezza per rinascere per riappropriarci alla gioia del sapere e del fare per tornare agli antichi splendori».

Solange Sabine Sonia Hutter, dirigente scolastica dell’Istituto “Marini-Gioia” di Amalfi, Sala stampa della Camera dei Deputati, conferenza stampa “La Scuola Che Accoglie (SCA): Prospettive e strategie per affrontare il nuovo anno scolastico”
Fonte: https://www.ilvescovado.it/it/sezioni-25/attualita-3/scuola-e-sicurezza-preside-hutter-dalla-camera-de-92218/article

La protesta della professoressa Sara Masoero del Liceo Peano-Pellico di Cuneo: se 5625 studenti positivi le sembran pochi…

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L’edizione di Cuneo del quotidiano “La Stampa” di oggi riporta la notizia, invero inquietante, di una professoressa del Liceo Peano-Pellico, che ha avuto l’idea di fare lezione, per protesta contro la didattica a distanza, sotto i portici dell’Istituto, a partire delle ore 8.

La Professoressa, che si chiama Sara Masoero, si è armata di tablet e di un cartello in cui è scritto: LA SCUOLA, LUOGO DI POSSIBILITA’, CULTURA, PARTECIPAZIONE ATTIVA DEVE ESSERE IN PRESENZA, in caratteri maiuscoli e su sfondo arancione.

Il Dirigente Scolastico, oltretutto, ha pubblicamente espresso un plauso all’iniziativa della docente: “Giustamente la docente contesta questo tempo sospeso”, e anche la Dirigente dell’Ufficio Scolastico provinciale Maria Teresa Furci ha espresso la sua opinione terminando l’intervento con la frase: “La scuola è vita, è naturale e bello che docenti e ragazzi chiedano di poter tornare in aula.

La docente, che ha avvisato esclusivamente i suoi alunni della sua singolare protesta, conta, naturalmente, di avere un nutrito gruppo di followers al suo seguito. Consolata da un the caldo portatole da una bidella e da un collega di sostegno, ha dichiarato: “Insegnerò qui all’aperto e a oltranza finché le scuole riapriranno. La didattica a distanza va bene per periodi brevi, e in emergenza.” E definisce, addirittura, l’iniziativa governativa di chiudere le scuole e gli altri centri culturali come “criminale”.

Io sono disposto a regalare alla signora, anziché un teino caldo della macchinetta delle bevande della scuola, una buona bottiglia di grappa, perché se è vero come è vero che vuole andare avanti ad oltranza, l’inverno e il freddo si avvicinano, e un buon bicchierino di graspa, al mattino, apre le coronarie, scalda i cuori e favorisce la concentrazione.

Ma la docente si contraddice: è pur vero che la didattica a distanza va bene per periodi brevi (e questo non mi pare affatto un periodo lungo, tale da giustificare proteste così plateali), e anche in periodi di emergenza. Ma, mi scusi, professoressa, questo che cos’è se non un periodo di emergenza? Il Dirigente Scolastico, in maniera forse un po’ inopportuna, sciorina delle cifre: prima che il governo portasse, prima al 75% e poi al 100% la didattica a distanza in tutte le scuole superiori, aveva lamentato PIU’ DELLA META’ dei docenti in quarantena precauzionale. Non è un’emergenza questa? Ma c’è di più. Secondo quanto afferma il quotidiano on line “Orizzonte Scuola”, “su 27440 studenti piemontesi testati, 5625 sono risultati positivi. E nell’ultima settimana il dato si è fatto più allarmante.” 5625 studenti positivi non sono un’emergenza TALE da giustificare la didattica a distanza? Lo sono e come! Dovrebbe bastare questo numero altissimo per giustificare la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, altro che tablet e banco e sedia comprati all’Ikea (sì, perché “La Stampa” di Cuneo riferisce anche questo curioso particolare)!!

Quanti studenti seguiranno l’esempio della Professoressa Masoero? Non lo sappiamo. Ma nel caso si trattasse della totalità dei suoi alunni, si creerebbe un assembramento indicibile. La stessa Masoero ammette, in maniera un po’ disincantata, di avere un giorno alla settimana, il mercoledì, in cui è impegnata nell’insegnamento per cinque ore (ma avrà altri giorni in cui ne avrà solo due, tre o quattro, e il giorno libero non lo vogliamo contare?). Immaginiamo solo il putiferio che ne deriverebbe al cambio di ogni ora. Alunni che si siedono su banchi o sedie occupati in precedenza da altri alunni, senza una minima disinfezione o sanificazione, gruppi di una quarantina di individui pronti a darsi il cambio per la causa della didattica in presenza, con rischio contagio elevatissimo. E quando piove? No, perché pare, dice, si vocifera che a Cuneo, come in molte altre parti d’Italia, ogni tanto piova. Basteranno i paraorecchi per preservare docente e alunni dalla pioggia? No, serviranno parecchi ombrelli e diversi impermeabili.

Perché se è vero, come è vero, che la didattica in presenza è un valore, è altrettanto vero e ancor più sacrosanto che la didattica a distanza può contribuire a salvarti la vita. Non abbiamo bisogno di eroi, di proteste, di gesti plateali e di cartelloni, abbiamo bisogno di una risposta certa e adeguata da parte delle istituzioni piemontesi e nazionali, che guardi al rispetto e alla tutela di quei 5625 studenti risultati positivi, delle loro classi, delle loro famiglie e delle persone che frequentano.

Hic Rhodus, hic salta!

Abruzzo zona rossa

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Dunque anche l’Abruzzo, con evidente ritardo, si sta avvicinando alla zona rossa.

Il Governatore Marsilio dovrebbe firmare la documentazione relativa alla fine della sua giornata di consultazioni, e dovrebbe, secondo quanto riferiscono voci insistenti, chiudere le scuole di ogni ordine e grado e stabilire la didattica a distanza. Qualcuno sta frenando su questo punto, cercando di fare in modo che almeno le materne, le elementari e la prima media vengano svolte in presenza, come accade nelle altre regioni rosse.

Se chiudesse le scuole, Marsilio farebbe solo bene, e dimostrerebbe di poter ricevere l’appoggio, su questo provvedimento, anche da chi non si schiera (come me) dalla parte del suo colore politico. Certo, di grane, in caso di lockdown didattico totale, ne avrebbe in quantità. Ci sono associazioni di genitori e cittadini che sono pronte ad affilare i coltelli per ricorrere al TAR perché l’ordinanza della regione sarebbe troppo restrittiva rispetto alle direttive nazionali. Il punto, tanto per cambiare, è sempre lo stesso: considerare la scuola come un Kindergaten, anziché come un luogo di educazione e di cultura. Gente inviperita che non può conciliare le esigenze lavorative con quelle educative, che si vuol mantenere le ferie belle intonse per il mese di agosto, poi magari vanno in vacanza in Sardegna dove riaprono le discoteche, la gente va (s)ballare con la benedizione della Santanché e di Briatore, poi contagia gli altri e il cerchio si chiude di nuovo.

Vinceremo anche la causa al TAR. O se no ci infetteremo tutti. Dipenderà dai giudici. L’epidemiologo Pierluigi Lopalco ha affermato oggi che per ogni studente che contrae il Covid a scuola, statisticamente ci sarebbero circa 20 infezioni tra familiari, parenti, amici, vicini. E allora cosa diavolo aspettiamo? Qui ci sono studenti e pazienti adulti che se ne vanno tranquillamente in giro pur avendo il tampone positivo, è un suicidio-omicidio collettivo che non giova a nessuno. I numeri dei contagi sono ancora troppo alti per poter permetttere a questi gentiluomini e a queste gentildonne di potermantenere i loro pargoli in un luogo che si vorrebbe sicuro, ma che, invece, sicuro non è.

Vi aggiornerò, sempre se non l’avrò beccato anch’io. Qui si vive alla giornata, i ritmi sono scanditi dai radio e telegiornali regionali che dànno cifre preoccupanti, ora per ora. E non è un bel vivere, no davvero.

 

Ma tutto questo Anita non lo sa

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Anita è una ragazzina di circa 12 anni. Frequenta le scuole medie “Italo Calvino” di Torino. Dunque è minorenne.

Come alcune delle sue coetanee è favorevole alla didattica in presenza e chiede che le lezioni tornino ad essere fatte in classe anziché con l'”odioso” computer che, a suo dire, svilirebbe il senso dell’insegnamento. Non c’è nulla di male, è una sua opinione e fa bene ad esprimerla. Ne è liberissima. E ci mancherebbe anche altro.

Ogni giorno, per protesta, fa lezione con il suo tablet davanti al portone della sua scuola chiusa. Mascherina sul volto, molta volontà, grinta da vendere. Nulla da eccepire, viviamo ancora in un paese libero. Forse.

Anita è stata oggetto di un’attenzione mediatica (e non solo!) senza precedenti.

Pigliamo, ad esempio, il Corriere della Sera, di cui vi ho riportato il titolo di richiamo in home page. Non solo ha dato la notizia, ma ha anche pubblicato la foto della ragazza seduta sui gradini di accesso alla scuola. Non insinuo, e non voglio minimamente insinuare che il Corriere non avesse l’autorizzazione per farlo (sono troppo scafàti per questo), il punto non è assolutamente questo. Il punto è, viceversa, se fosse o meno opportuno pubblicare la foto di una minore a corredo di un articolo che avrebbe tranquillamente mantenuto il suo valore informativo anche senza materiale iconografico a corredo.

Idem con patate anche per Repubblica. Sky TG 24 nella sua versione web pubblica un articolo senza immagini (bene!) ma su un’altra pagina pubblica un video costituito da immagini delle ragazze (male!). Torino Today fa la stessa cosa. Come se pubblicare un video o un’immagine costituisse, di per sé, un valore aggiunto, una prova provata di quello che si sta scrivendo. Della serie “se non vedo non credo”. Ma i lettori non sono come San Tommaso e non credo proprio che abbiano interesse a mettere il dito nel costato delle fonti di informazione a cui si riferiscono.

Perfino Orizzonte Scuola non demorde. Foto in primissimo piano delle due studentesse in uno dei loro articoli e viandare. Un’immagine vale più di mille parole, è vero, ma quanto meno bisognerebbe farsi venire il dubbio che quella immagine sia utile e pertinente al messaggio che si vuole veicolare. Che costituisca un’informazione di per sé, che non sia un accessorio o una semplice aggiunta “perché così fan tutti”.

Anche sul linguaggio c’è poi da ridire. Il Corriere titola “La battaglia di Anita contro la didattica a distanza” (una battaglia addirittura?), ma l’apoteosi la raggiunge Torino Today quando scrive che le due ragazze “stanno portando avanti una crociata contro la didattica a distanza”. Si arriva ad paradosso della “crociata”? E’ impossibile, un po’ perché non siamo più nel Medioevo, un po’ perché la didattica in presenza, per la quale le due ragazze si battono, non è il Santissimo Sepolcro.

Ciliegina sulla torta alla crema dell’esposizione mediatica è stata la partecipazione di Lisa e Anita alla trasmissione “Che succede?” (ribattezzata opinabilmente in “Che succ3de?”) di Rai 3, jersera. Intervistate dalla cara la mia simpaticissima e niente affatto verbosa Geppi Cucciari (che all’anagrafe si chiamerebbe anche Maria Giuseppina, ma non si sa perché abbia deciso di usare un diminutivo come nome d’arte, questo resta un mistero come quelli di Parigi di Eugène Sue), le due ragazze hanno agilmente difeso le loro tesi, forti del fatto che proprio il Ministro dell’Istruzione Azzolina avesse appena telefonato ad Anita e le avesse fatto i complimenti per il bel gesto, non prima di averla rassicurata che cercherà di fare di tutto per riportare la didattica in presenza (cosa di cui non nutrivamo alcun dubbio).

Lisa e Anita sono supportate dai rispettivi genitori. Che hanno dichiarato, secondo quanto riportato dallo stesso “Orizzonte Scuola”, che “Altri Paesi hanno tenuto la scuola aperta, solo noi le abbiamo chiuse”. Peccato che questa affermazione vada a cozzare, ad esempio, con il comunicato del governo austriaco (l’Austria è a due passi da noi) che ha preannunciato il lockdown totale per domani e la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Genitori bravissimi, per carità, su questo non si discute minimamente, ma profeti quanto meno un po’ azzardati.

E poi: “Non sono i ragazzi che stanno diffondendo il virus”. Beh, può anche darsi, ma peccato anche qui che il quotidiano Il Tempo (sì, proprio quello!) abbia contemporaneamente pubblicato una statistica da cui si evince che dall’agosto scorso al 7 novembre, il picco dei contagi è aumentato in maniera incredibile proprio sulla popolazione che va da 0 a 19 anni. Cioè tra coloro che la scuola la frequentano. Sono i fatti che smentiscono le opinioni opinabili. E questi fatti provengono dall’Istituto superiore di Sanità, non da una agenzia di sondaggi di parte.

Ma i fatti non li racconta quasi nessuno. Sono le opinioni che stanno prendendo il sopravvento. C’è qualcuno che pensa che le scuole vadano riaperte in presenza e che siano dei luoghi realmente sicuri? Quella è la verità. Il resto lo si lascia scivolare via come neve disciolta al primo solicchio di primavera.

E ai docenti che si fanno un mazzo tanto ogni giorno per garantire la DaD cosa tocca? Ve lo dico io: un bel nulla. Non una pagina su un giornale (tutt’al più qualche fotografia su quella dei necrologi, quando crepano di Covid), non un’intervista in TV (si accontentino di qualche spazio redazionale in qualche emittente privata e si trovino anche contenti!) Cosa succede a quei dirigenti scolastici che fermano l’attività in presenza e scelgono di ricorrere alla DaD perché è l’unico rimedio affinché il personale scolastico, gli insegnanti e gli alunni non si infettino? Semplice: vengono ignorati. Del resto, come dicevo prima, se le opinioni non ci sono, o, quanto meno, non si vedono, non esistono neanche i fatti, e tanto fa.

E dei ragazzi che seguono la DaD diligentemente, con profitto, che non fanno mai un’ora di assenza, e che magari vivono in posti sperduti, con segnale internet da Terzo Mondo, che usano il cellulare della madre perché il loro “non prende”, e che magari a metà mese hanno esaurito i gigabyte a disposizione, ne vogliamo parlare? Delle scuole che non riescono a dare in comodato d’uso gratuito ai loro studenti se non dei computer vetusti e totalmente inadeguati c’è traccia sull’informazione pubblica?? No. Non ce n’è.

E allora si crea un pericolosissimo squilibrio. Non solo informativo, ma proprio sociale. E’ un cane che si rincorre la coda. E’ una nave che anela il mare eppur lo teme, diceva il Poeta.

Ma i minorenni no. Quelli teneteli fuori dai giochi.

Regione Puglia: l’ordinanza Emiliano va oltre le due sentenze contraddittorie del TAR

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Succede che il TAR di Lecce rigetta il ricorso proposto da tali Andrea De Tommasi, Giovanni Delle Donne, Sara Giglio, Stefania Monastero, Nausica Scrimitore, Delia Rus, Francesca Bruno, Monica Semeraro, Francesca Rossi, Barbara De Cola, Simona Rizzo, Vincenzo Malatesta, Marialuisa Diana, Anna Grazia D’Agostino, Alessandro Tresca, Annarita Simona Gabellone (tanti ne sono…) contro la regione Puglia, in ordine alla riapertura delle scuole e dell’interruzione della didattica a distanza.

Succede, poi, a poche ore di distanza, che il TAR di Bari, invece, accoglie il ricorso del Codacons, “ritenuto che il rilevato profilo di inadeguatezza del sistema scolastico pugliese ad attivare subito la DAD costituisce ragione di urgenza per la quale si deve disporre la misura cautelare interinale (…)” e ripristina la didattica in presenza.

Grattacapi per il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il quale sulla sua pagina Facebook riferisce: “ho disposto, con ordinanza, che le scuole pugliesi si attrezzino immediatamente per effettuare la Dad per motivi di salute pubblica e consentano a tutte le famiglie che la richiedano di ottenerla. Chi non puó ottenerla per carenze organizzative della scuola, non puó essere obbligato ad andare a scuola in presenza.”

Non è la prima volta che un TAR contraddice se stesso, e non sarà certo l’ultima.

Bene ha fatto Emiliano a non voler minimamente assimilare la DAD alla didattica in presenza, ma a considerarla, al contrario, un valido ed efficace strumento per tutelare la salute dei lavoratori della scuola, degli alunni, specie i più piccoli, e degli insegnanti, che ha ringraziato per l’enorme sforzo profuso e per essersi messi a rischio “della propria salute per assicurare il diritto allo studio dei nostri studenti di ogni ordine e grado.”

La salute prima di tutto, poi verrà la scuola, sempre garantendo le normali misure di sicurezza. Rem tene, verba sequentur, dicevano i latini. Il provvedimento è finalizzato a “che le scuole pugliesi si attrezzino immediatamente per effettuare la Dad per motivi di salute pubblica e consentano a tutte le famiglie che la richiedano di ottenerla.”

Nessuno deve essere obbligato ad andare a scuola in presenza, e le eventuali assenze saranno giustificate. Questo il sentiero indicato dal TAR, che costituisce la via maestra per l’amministrazione Emiliano.

E c’è solo da sperare che, almeno in Puglia, torni la ragione e che si garantisca il diritto primario alla salute sancito dalla Costituzione.

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Don’t cry for me

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Succede che su Facebook, sul suo account pubblico, una signora che si autodichiara “mamma a tempo pieno” (come se tutte le altre madri lo fossero in part-time, magari, semplicemente, lavorano a tempo pieno anche loro) inserisce un post in cui se la prende con la Didattica a Distanza (definita come “improponibile” e “deficiente”) e invoca l’immediata riapertura delle scuole nella sua regione, la Campania, perché l'”istituzione” (magari voleva dire “l’istruzione”) è un diritto.

Ora, nessuno può negare a nessuno il diritto di opinione, anche quando si tratta di opinioni completamente scollegate dalla realtà dei fatti e dall’evidenza pandemica.

La cosa grave, anzi, gravissima, è che questa signora, per rafforzare la sua indignazione, ha postato un breve filmato di 13 secondi in cui si vede una bambina che piange perché non vuole fare la DaD e vuole tornare a scuola. Ah, questi governatori che fanno piangere i bambini!! Questi cattivacci degli insegnanti che si ostinano a far lezione on line, che bisogna anche stare a casa a guardare i piccoli e assisterli nei compiti!

Hanno scambiato la scuola per un baby parking, anziché come un luogo di educazione, formazione e istruzione. Hanno preso la Didattica a Distanza come una punizione divina e non come una risorsa dalle potenzialità immense, che salva la vita agli alunni, agli insegnanti, al personale scolastico, che evita possibili contagi da uno dei luoghi più a rischio per la pandemia in Italia, la scuola pubblica, quella che dovrebbe passare SUBITO, e SENZA ESITAZIONI, alla chiusura di qualsiasi attività in presenza, mentre, invece, il governo ciurla nel manico, appioppando la responsabilità delle decisioni più urgenti alle regioni, che prima chiudono, poi ci ripensano (è il caso della regione Puglia), oppure costituistcono un esempio virtuoso e da seguire, come la stessa regione Campania.

Ora, inserire un video di una bambina che piange a sostegno di tesi strampalate e campate in aria, non solo è un gesto di dubbio gusto, ma è di per sé terribile e aberrante. Qual è il valore aggiunto di quel video? Una volta si sbatteva il mostro in prima pagina, adesso si sbattono i bambini su Facebook senza nemmeno oscurare e preservare l’immagine del minore, il diritto a esprimere un’opinione viene commistionato con il pietismo più rozzo e dozzinale. Come se le famiglie non facessero parte di quei patti di corresponsabilità che le scuole italiane stilano al momento dell’iscrizione. E in calce al post della signora è tutto un proliferare di cuoricini, di faccine affettuose, di commenti del tipo “amore”, “poveri cuccioli” (ma cuccioli de che? Sono animali, forse?), “non piangere stellina” e c’è perfino uno che propone difar vedereil video al signor De Luca. E via sciorinare: “Governo di delinquenti, avrete sulle vostre coscienze la rovina di questi bambini. Altroche proteggere la salute, la state distruggendo”, “E’ una vergogna, aprite le scuole”, “Prima o poi la pagheranno per tutto il male che fanno ai bambini”, “Poveri figli” e così via.

La privacy dei minori dov’è andata a finire? Per carità, probabilmente la signora aveva tutti i diritti di postare quel video. Magari la bambina è sua figlia o figlia di qualun altro che le ha dato l’autorizzazione a farlo. Ma ne valeva veramente la pena?? Era così indispensabile impietosire i passanti del web con l’accattonaggio ideologico che usa i bambini? La risposta è no.

Vi trasmetto il mio commento, che ho rilasciato ieri sull’account della signora. Non è servito a niente. Ma probabilmente vale la pena rimbalzare sul blog questa pratica aberrante a eterna memoria, prima che l’oblio del web ingoi anche questa immane sconceria.

Gentile Signora, posso comprendere il suo risentimento nei confronti della Didattica a Distanza, che tuttavia in questo momento è l’unico metodo efficace per salvaguardare la nostra salute e quella dei nostri figli, posso capire che per molti genitori che lavorano la scuola sia un comodo parcheggio mattutino, anziché un luogo di educazione e di crescita. Posso anche capire che non si voglia vedere (per cecità o per negligenza volontaria) che la scuola è uno dei principali luoghi in cui il virus del covid si trasmette. Ma non posso capire, mi scusi, il perché, per difendere queste pericolose ideologie, si metta su Facebook un filmato di una bambina minorenne che piange. Non dubito affatto che Lei abbia il diritto di pubblicare quello che vuole, se lo vuole, ma i bambini, per favore, non mettiamoli in prima pagina. I bambini sono bambini, forse non hanno tutti gli elementi per valutare la realtà che ha un adulto. E ci credo che una bambina piange perché non può andare a scuola e vedere i suoi amichetti! Ma spetta ai genitori spiegare che la scuola non è un parco giochi, ma un luogo dove si apprende, e che la DAD è una risorsa, un bene primario, in questi momenti di emergenza. Mi permetta di esternarle tutto il mio disappunto per l’esposizione di una minore per giustificare le sue idee, che, peraltro, risultano infondate alla luce dei dati sulla pandemia.

Roseto degli Abruzzi: in quarantena alunni e personale della scuola elementare di Santa Petronilla e tre classi con relativi docenti del secondo circolo “Fedele Romani”

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Dall’account Facebook del Sindaco di Roseto degli Abruzzi Sabatino Di Girolamo, appendo che “la ASL ha disposto che alunni, docenti, collaboratori scolastici della scuola elementare di Santa Petronilla, a titolo di estrema cautela, rimangano in quarantena fino all’esito del tampone, che la stessa azienda sanitaria effettuerà al più presto. L’attività didattica quindi resta sospesa.”

Inoltre, “presso il secondo circolo Fedele Romani tre classi, e gli insegnanti venuti a contatto, sono da domani in quarantena, sempre per cautela e su disposizione della ASL, fino ad esito negativo del tampone da effettuare nei prossimi giorni.”

E’ necessario adottare anche in Abruzzo il modello Campania, che ha posto in modalità didattica a distanza anche le scuole elementari. Non c’è ulteriore tempo da perdere.

Succede al Liceo Manzoni di Milano

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(Immagine a risoluzione superiore non disponibile)

Al prestigioso Liceo Manzoni di Milano, nel mese di settembre, andò in scena una sorta di flash mob di solidarietà con il Liceo Socrate di Roma, per protestare contro la presa di posizione della dirigente scolastica contro le gonne corte, fortemente sconsigliate perché, si diceva, poi “ai professori gli casca l’occhio”. E allora anche le studentesse del Manzoni hanno deicso di andare a scuola in minigonna, al grido collettivo di “io mi vesto come mi pare” e “se vi casca l’occhio sono affari vostri”.

Con la scusa di volere una scuola antisessista si sono prestate, assieme alle loro colleghe e correligionarie romane, alla più bieca propaganda sessista della scuola in versione 2020/2021: quella che ritrae i professori (evidentemente i maschi) come degli allupati bavosi che altro non hanno da fare che guardare le gambe delle proprie alunne, messe in generosa evidenza da chi pretende che gli altri si girino dall’altra parte e si facciano anche gli affari loro. Come dire “Non siamo noi che vi provochiamo, siete voi che siete dei pervertiti e maniaci sessuali”.

Dopo questo imbarazzante esordio, del Liceo Manzoni di Milano non si era più sentito parlare fino all’altro giorno, quando il Consiglio di Istituto ha approvato i criteri per fa formazione di un massimo di otto nuove prime classi (per motivi di aule disponibili), criteri approvati con 15 voti a favore e 4 contrari. Si legge nella premessa che il Liceo “ha deciso di sospendere la sua tradizionale apertura a tutti gli studenti” (bravi! Così si fa!!) e a utilizzare un metodo meritocratico: “sarà data precedenza agli studenti che in seconda media avranno ottenuto una media del 10 o del 9 in italiano, matematica e inglese”. Inoltre si è deciso di privilegiare un criterio territoriale: è stata data precedenza a chi vive in zona Milano 1 (il centro).

Insomma, per aspirare a mettersi in minigonna e sputare un po’ di sessismo spicciolo addosso agli insegnanti non basta un dignitoso e magari meritato 8 in inglese, matematica e italiano, no, ci vogliono almeno 9 o 10, e se vivi in periferia vai in coda alle richieste.

Ma è la stessa Dirigente Scolastica Milena Mammani a fare marcia indietro e a diramare una circolare che specifica che “Dato lo scalpore suscitato dai nuovi criteri di iscrizone alle classi prime per l’anno scolastico 2021/2022 si ritiene opportuno sospendere la delibera in attesa di un ulteriore confronto”. Insomma, imbarazzo evidente e senso altrettanto evidente di pesantezza della gravità del fatto, se è vero, come è vero, che è stata la Dirigente Scolastica a sospendere gli effetti di una delibera del Consiglio di Istituto. A questo proposito, sarebbe carino conoscere chi è stato che ha votato a favore. Chi sono, o meglio, chi rappresentano quei 15 voti favorevoli del Consiglio di Istituto? Gli alunni? I genitori?? C’era il DSGA??? Gli insegnanti come hanno votato???? E la stessa dirigente scolastica???? Non lo sapremo mai (eppure i verbali di consigli di istituto dovrebbero essere pubblici). Ma c’è da giurare che tra chi ha votato a favore allora ci sia chi si indigna oggi. E non è un atteggiamento esattamente coerente.

Scuola e covid-19: un brainstorming di news

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– Si chiamava Castrese Castaldi. Era un docente di 66 anni della scuola elementare di via Labriola, a Marano di Napoli. Ha lavorato fino al 2 ottobre scorso, poi si è ammalato. Era stato ricoverato in un ospedale in provincia di Napoli, ed era prossimo al pensionamento. L’hanno lasciato in attesa di tampone per 10 giorni. Non aveva nessuna patologia pregressa.

– Il vicepreside dell’Istituto superiore Della Porta di Napoli, il professor Domenico Silvestri, è morto di Covid-19. Lo chiamavano “Winnie the Pooh”, perché era un po’ grassottello e pieno di dolcezza caratteriale. Non ne ha parlato nessuno.

– Il fisico Roberto Battiston ha dichiarato: “Dal primo ottobre è (…) iniziata, in modo netto, una crescita esponenziale che non si è più fermata raggiungendo in tre settimane valori molto più alti della prima ondata, superando oggi i 19.000 nuovi casi di contagi al giorno e portando alla saturazione delle terapie intensive. Nessun sistema sanitario può resistere a lungo a una crescita esponenziale del generee questo risulta ormai chiarissimo.” E inoltre: ““La riapertura delle scuole ha agito come un potente amplificatore del contagio, non necessariamente per difetti nell’organizzazione dell’attività all’interno della scuola. Milioni di ragazzi hanno iniziato a frequentarsi regolarmente negli edifici scolastici portandosi dietro gli effetti delle loro frequentazioni, sport, trasporti, attività extrascolastiche e abitudini sociali. Questo ha provocato probabilmente un formidabile effetto amplificatore che partendo dai giovani, tocca, in ordine di intensità decrescente, insegnanti e operatori scolastici, persone che vivono per varie ore ogni giorno in contatto con loro, oltre che, ovviamente, tutto il resto della società”.

– A Monteverdi Marittimo (Pisa) una bambina frequentante la locale scuola media è stata insultata dai suoi compagni al grido di “Tuo padre forse è infetto!” Si sono rifiutati di accedere all’aula se solo la bambina fosse entrata in classe. Il “guaio” è che il padre della studentessa non era affatto positivo al covid, e il sindaco delle 700 anime dell’ameno paesello ha dovuto scusarsi via Facebook per un gesto infame che senz’altro è stato inculcato nelle menti dei giovani virgulti che frequentano la stessa classe della bambina da parte dei genitori, in un clima esasperato e teso, secondo una logica perversa ed escludente.

– L’ufficio scolastico regionale per la Sicilia contesta la decisione del governo di adottare la didattica a distanza perché, sostiene, su un totale di 700.000 alunni, si sarebbero registrate “solo” 600 positività al Covid-19. E hai detto niente!

– Il direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Ugo Filisetti, autorizza gli alunni e i docenti non in quarantena, ma in attesa di tampone orofaringeo a frequentare gli istituti scolastici e a svolgere le rispettive attività. Scrive che: “l’autorità sanitaria raccomanda tuttavia in questi casi l’uso rigoroso della mascherina da parte del soggetto interessato”.

– Il DPCM del 24 ottobre recita testualmente: “L’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza. Per contrastare la diffusione del contagio, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9». Spetta ora ai presidenti di regione stringere le maglie di questa rete ancora troppo larga, per portare la didattica a distanza al 100% e coinvolgere nella Didattica Digitale Integrata anche le scuole materne, primarie e secondarie di primo grado.

Insomma, un carnaio. Dalla periferia dell’impero è tutto.

Dirigente Scolastico segnala una positività a “Covid Scuola” via mail: la leggono dopo 11 giorni

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Siamo arrivati alla frutta se una e-mail, dico una e-mail, inviata all’indirizzo “Covid Scuola” da un dirigente scolastico per segnalare una positività in una delle sue classi viene aperta e letta 11 giorni dopo l’invio. In un contesto in cui bisogna fare presto, anzi, prestissimo, c’è chi si prende la briga di concedersi un po’ di fannullaggine e aprire una mail (che, solitamente, arriva in pochissimi secondi) che segnala un caso urgente qualcosa come UNDICI giorni dopo.

Normalmente, per una mail tradizionale, non si sa se e quando arriva a destinazione, ma esistono degli accrocchi che permettono di conoscere il momento e l’ora esatta in cui una mail viene letta o ne viene, comunque, presa visione da parte del destinatario. Devo dire, ad ogni buon conto, che il dirigente scolastico è stato proprio un bel ganzo!

A scuola si muore

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A scuola si muore.

E i morti hanno un nome e un cognome. Lui si chiamava Natale Pulizzi, insegnava all’istituto comprensivo Gesualdo Nosengo di Petrosino (TP), di cui era vicepreside.

E’ stato colpito dal Covid-19, contro cui ha lottato per un mese.

Non è chiaro se sia stato contagiato nell’ambiente scolastico o meno. Ma certamente la scuola è stato l’ambiente in cui ha avuto inizio il suo declino, la sua fine. L’ambiente in assoluto più sicuro l’ha visto andarsene, sopraffatto.

Si muore a scuola, dunque. E per morire DI scuola il passo è breve.

Roseto degli Abruzzi: un alunno positivo in una scuola superiore

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A Roseto degli Abruzzi, questo piccolo mondo di un mondo piccolo, è successo che uno studente di un istituto superiore sia risultato positivo a Covid-19.

Il sindaco Sabatino Di Girolamo, che ha pubblicato la notizia su Facebook, non ha fatto il nome dell’istituto, ma tanto le scuole superiori a Roseto degli Abruzzi sono due, per cui se non è zuppa è pan bagnato. Ma ormai a Roseto la notizia la conoscono tutti, e dell’istituto di provenienza dello studente positivo si parla in continuazione. Insomma, è l’argomento del giorno. Nemmeno io farò, tuttavia, il nome di questa istituzione scolastica, perché mi sembra prioritario preservare la privacy dello studente e della sua famiglia. Ma, ripeto, ormai è un segreto di Pulcinella.

Insomma, il contagio scolastico da Covid-19 è arrivato anche qui. Ignoro se la classe e i professori siano stati messi in quarantena, qui se ne parla molto ma nessuno sa, perché è evidente che nessuno deve sapere. E se sa, sa per conto suo.

Tutti sanno che a Roseto (che ormai non è diventata più sicura di ogni altra località italiana) il virus ha toccato la scuola (e QUALE scuola), ma nessuno ne parla. Se chiedi a qualcuno la gente ti guarda con quel senso frammisto di menefreghismo, sussiego, supponenza, superiorità o, più semplicemente, ignoranza, con un ghigno fatto di sarcasmo e nonchalance, come se la scuola non interessasse a nessuno (ed è vero!). La scuola è solo un babyparking, guai a toccarla non tanto perché l’esperienza della didattica in presenza sia fondamentale per l’educazione degli alunni, ma perché nessuno può più star dietro ai propri figli in orario di lavoro, e i propri figli da qualche parte dovranno pur stare, possibilmente non in casa attaccati al computer (al telefonino per chattare con gli amici sì, al computer per imparare qualcosa no, o come sarà??).

E allora che a scuola ci si infetti pure, tanto basta che i nostri figli non siano tra i contagiati, che gli appestati siano sempre gli altri e che la quarantena duri poco (che palle questi tamponi! Basta con questa didattica a distanza, ma che devono studiare anche quando sono costretti a stare a casa questi poveri figliuoli??). Ma, soprattutto, che si continui, imperterriti e cocciuti, a far finta di nulla e a nascondere la polvere sotto il tappeto.

Lucia Azzolina: La didattica resta (ostinatamente) in presenza per tutti

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“La scuola in presenza e’ fondamentale per tutti, dai piu’ piccoli all’ultimo anno del secondo grado”

“De Luca ritorni sui suoi passi , le scuole in Campania riaprano”.“La scuola ha già tanto sofferto nei mesi scorsi, in questo momento dovrebbe essere l’ultima a chiudere”.

“In queste ore c’è un assalto alla scuola e questo non può fare altro che ledere il diritto all’istruzione. È un attacco che viene da tutti coloro che non riconoscono che quest’estate la comunità scolastica era a scuola con il metro in mano a misurare, mettere la segnaletica per mantenere il distanziamento, creare orari scaglionati. Se ci sono problemi fuori dalle aule a pagarli non sono non possono essere gli studenti”.

“Credevano di poter chiudere le scuole vanificando l’immenso lavoro fatto quest’estate e gli stessi sacrifici dei ragazzi senza che ci fosse alcuna reazione. Ma hanno trovato un intera comunità fatta di docenti, personale scolastico, famiglie, studenti pronta a parare.”

“La scuola ha già sofferto nei mesi scorsi, in questo momento dovrebbe essere l’ultima a chiudere. se avessi migliaia di focolai nelle scuole e potrei capire, ma non è così. In Francia è in Germania ne hanno di più e restano aperte.”

Ma la scuola no

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(screenshot da www.corriere.it)

Dunque, si va verso un nuovo DPCM per il restringimento delle sanzioni anticovid. L’ennesimo in tutto questo anda e rianda di disposizioni e norme di legge, che contribuirà a rendere, se possibile, ancora più lacunosa e difficile la comprensione delle normative da parte del cittadino.

Pare che si andrà verso una chiusura (per ora limitata, poi si vedrà) delle palestre, dei parrucchieri e dei centri estetici. In breve, il mio barbiere non è considerato una sorta di attività essenziale, quindi, per loro può anche rischiare di chiudere.

Cinema, teatri, bar e ristoranti potrebbero chiudere alle 22, perché, si sa, il virus in quell’orario “morde” più che di giorno (abbiamo un virus a orologeria e non ce n’eravamo accorti), non si giocherà più a calcetto o robe simili (il calcio tanto tanto va bene, lì si tratta solo di autorizzare l’ingresso in tribuna a un migliaio di spettatori, andare avanti ad oltranza, fregarsene del covid e dare un 3-0 a tavolino al Napoli che non si prendenta perché ha i giocatori in quarantena, robetta di poco conto, ma il calcetto no, è una cosa che al governo dà fastidio, ci tengono particolarmente, o allora? Son sensibili a queste cose…). La “movida” dovrà essere limitata e si dovrà tornare allo smart workink fino al 70-74% del carico lavorativo.

E le scuole? Già, le scuole rimangono aperte, ci mancherebbe anche altro. Lo ha detto il ministro Azzolina che le scuole sono il posto più sicuro in Italia, e che la percentuale dei contagiati a scuola rispetto alla popolazione dei contagiati “fuori” è bassissima. Appena lo zero virgola zero virgola per cento degli studenti e degli insegnanti. Un’inezia. A meno di non far parte di quella minima percentuale così “trascurabile”, che ci fa dire che il virus non si propaga a scuola (no, macché…), ma che entra, casomai, a scuola da “fuori”. Sempre il “fuori”, l’odiosa parola scaricabarile che attribuisce le responsabilità ad altri e ad altro da sé. Il male è sempre fuori di noi, mai DENTRO di noi. E’ un mondaccio, signora mia!

Qualcuno, come il Presidente della Campania De Luca ha chiuso le scuole, infischiandosene delle direttive del governo e pensando solo alla salute dei suoi concittadini, e attirando su di sé le ire funeste della Azzolina, che non fa altro che lamentarsi del fatto che certi studenti campani, adesso che è iniziata la didattica a distanza, passeggiano bel belli per le strade infischiandosene delle lezioni dei docenti, invece di stare a scuola. Ma non le passa neanche per la mente che quei ragazzi, probabilmente, se le lezioni si svolgessero ancora in sede e in presenza, non sarebbero andati a scuola lo stesso facendo filone, sega, brucia, cupp’?? E che diamine, fa parte del lavoro dei docenti segnarli assenti alle loro ore, e alla fine dell’anno il consiglio di classe deciderà. Il registro elettronico è lì per quello. Invece di pensare che questi ragazzi potrebbero essere infettati proprio da quello stesso “fuori” che tanto si teme, e contagiare a loro volta altre persone, invece di telefonafre immediatamente alle famiglie e di mettere in azione tutti quei processi di dialogo tra scuola e famiglia con cui ci si rempe tanto la bocca. Si può fare, basta che i docenti, le segreterie, i dirigenti scolastici alzino un telefono. Non è difficile.

Ma De Luca ha fatto un mezzo passo indietro, probabilmente sentendo sul collo la pressione indignata della ministra pentastellata dal rossetto niente affatto evidente. E dei contenuti effettivi dei DPCM sulla scuola si sa poco e niente. Il Corriere della Sera evidenzia, come nello screenshot, che si parlerà anche di lezione a distanza per i Licei (immagino voglia dire “per gli istituti superiori di secondo grado”). Il Fatto Quotidiano, dal canto suo, fedelissimo al suo alleato governativo pentastellato, dice che no no no, della scuola non si parlerà nemmeno, perché la scuola è sicura (e te dàgli!).

E allora a chi dare retta? Ve lo dico io, al TG24 di Sky, che fa un riassunto delle criticità più evidenti nelle varie regioni italiane.

Ci racconta per esempio, che in VAL D’AOSTA gli alunni sono costretti ad indossare le mascherine anche quando si trovano in posizione statica (cioè seduti), ammesso che l’indice RT nazionale di contagio superi l’1,5 (e il dato nazionale è intorno all’1,2-1,3); in TRENTINO ALTO ADIGE il liceo classico “Carducci” di Bolzano ha chiuso per emergenza covid per una settimana, e gli alunni (oltre 760, sempre secondo la fonte citata) faranno lezione a distanza; in LOMBARDIA, all’Istituto di Istruzione Superiore Alberti di Bormio, due quinte sono state messe in quarantena per due casi di positività al covid 19. Stessa roba a Sondrio, al Polo di Formazione Professionale Valtellina. A Milano si segnalano 771 persone in isolamento. Nelle scuole di formazione professionale, che, guarda caso, non rientrano nella casistica nazionale, ci sono 42 isolamenti (di cui 32 alunni e 10 insegnanti)

A Mondovì, in PIEMONTE, per un caso positivo tra gli alunni di un liceo linguistico, sono state poste in isolamento due classi terze e una quindicina di professori.

FRIULI VENEZIA GIULIA, scuola elementare Gabelli di Pordenone: un alunno positivo e quarantena preventiva obbligatoria, ma le lezioni continuano in presenza. Al liceo sportivo di Maniago si è verificata la positività di un allievo.

In EMILIA ROMAGNA 18 positivi in cinque classi diverse all’istituto superiore “Caduti della direttissima” di Castiglione dei Pepoli. Anche qui scuola chiusa, e ci mancherebbe anche altro.
Sempre a Bologna e nei comuni di Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, Castenaso e Molinella, si sono verificati 19 contagi, di cui 14 docenti e 5 docenti, per un totale di 12 istituti coinvolti. 9 classi in quarantena.

In TOSCANA, posta in quarantena una classe dell’istituto alberghiero Ferdinando Martini di Montecatini.

Chiusa nelle MARCHE una scuola dell’infanzia a Colli del Tronto: un bambino aveva tosse e febbre. Due studenti delle superiori positivi al virus anche ad Ascoli.

Positivo uno studente dell’istituto Casagrande di Terni, in UMBRIA. Compagni di classe e alcuni dei professori sono stati posti in isolamento.

Una classe in quarantena anche al liceo scientifico Severi di Frosinone, nel LAZIO, mentre il conservatorio Licinio Refice è stato sottoposto a chiusura per precauzione.

A Montesilvano, in ABRUZZO, una docente di una scuola primaria, la ‘Saline’ dell’Ic ‘Rodari’ è risultata positiva. In quarantena due classi e alcuni docenti, mentre al Liceo Scientifico de L’Aquila ci sono cinque classi e quindici professori in isolamento.

Prima dell’intervento del Presidente De Luca, in CAMPANIA era rimasto chiuso il liceo Vittorio Emanuele II. Altri casi accertati all’istituto tecnico Galileo Ferraris, alla scuola materna Regina Coeli e al liceo Umberto I.

In PUGLIA è chiuso il Principessa di Piemonte, a Bari, dove un alunno è risultato contagiato. Le lezioni riapriranno il 19 ottobre, lunedì.

A Muro Lucano, in BASILICATA l’istituto comprensivo Stella è rimasto chiuso per positività di un collaboratore scolastico.

A Sersale, in CALABRIA, chiuse per svariati giorni tutte le scuole del territorio comunale, mentre a causa della positività di due alunni, a Taureana di Palmi e a Locri sono state chiuse due scuole per sanificazione.

A Villamar, in SARDEGNA, il sindaco ha prolungato la chiusura delle scuole del territorio comunale. A Villacidro l’istituto comprensivo Dessì, è rimasto chiuso per positività di una coppia di genitori (negativo il figlio). mentre in SICILIA sono stati chiusi due asili nido di Palermo per positività del personale. Sempre in SICILIA 25 alunni di una classe dell’Itis Fermi di Giarre sono stati messi in quarantena e attivata la didattica a distanza.

 

Alcune di queste notizie sono vecchie di oltre dieci giorni fa, quindi il quadro è fin troppo superato e rassicurante. La scuola è solo agli inizi, ed è ben lungi dall’essere quel luogo sicuro ed idilliaco descritto dal ministro Azzolina. Non vogliono chiudere le scuole perché ormai è una questione di puro e semplice puntiglio. Non c’è altra spiegazione. Le scuole DEVONO rimanere aperte a tutti i costi e basta, è un banco di prova per il governo, e il governo ha deciso per il “o la va o la spacca”. Sulla scuola il governo non transige, ci ha messo la faccia e se la scuola chiude la faccia ce la rimette. La scuola si deve svolgere PER FORZA in presenza, perché il governo ha lavorato tutta l’estate per preparare questo rientro, e se si fa scuola a distanza si fallisce. Ma preservare la salute di alunni, docenti, dirigenti scolastici e personale ATA non dovrebbe essere visto come un fallimento. Lavoratori fragili della scuola che NON possono accedere alla didattica a distanza, attraverso la quale potrebbero rendere il meglio di sé, per il semplice fatto che la scuola VA FATTA OBBLIGATORIAMENTE in presenza. I lavoratori fragili o vanno in malattia d’ufficio subito o si adattano a fare le 36 ore con conseguente ridimensionamento del ruolo e dello stipendio, in lavori di segreteria, di biblioteca, o di accoglienza dei nuovi docenti. Qualcuno preferisce pagare i supplenti e i titolari in malattia piuttosto che far lavorare i titolari in modalità “leggera” e far loro fare quello che sanno. Ma la didattica a distanza (o Didattica Digitale Integrata che chiamar la si voglia), quella no, non s’ha da fare. Non possono far valer il buon senso quando c’è di mezzo l’orgoglio. Si farà didattica a distanza solo se e quando ci sarà un nuovo lockdown e il governo sarà costretto a chiudere i battenti dell’istruzione. Quello che non si è ancora capito è che la gente ha paura. I docenti, il personale ATA, gli stessi Dirigenti Scolastici che mostrano impavidità ed orgoglio nel gestire la situazione, non lo so proprio quanto siano conviti della bontà delle loro esternate convinzioni. La scuola è una polveriera, lo ripeto per l’ennesima volta. E’ pronta ad esplodere, nonostante quello che ne pensa il Governo. Non si può prescindere dai dati sulle contaminazioni in rialzo, sul fatto che siamo tornati ai dati di marzo (solo che a marzo c’era il lockdown, appunto!), sul fatto che i ragazzi, una volta usciti dalla scuola si tolgono le odiatissime mascherine e si assembrano sui muretti ad aspettare gli autobus (anche quelli pieni zibilli!!) e a scambiarsi i pericoli delle contaminazioni, contaminazioni che porteranno a casa, ai loro cari, ai loro anziani, ai fratelli, alle sorelle, ai parenti, agli amici. Per poi tornare a scuola la mattina dopo, magari sentirsi male, essere isolati a loro volta, vedersi misurare la febbre ed essere rinviati a fare il tampone orofaringeo o il trest sierologico, la classe viene messa in didattica a distanza (questa volta sì, perché si ha paura!), i compagni e qualche insegnante in quarantena, e così si ricomincia, in un gioco a spirale senza fine. Vogliono raggiungere il 70-75% del lavoro a distanza nella pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono tutelare i lavoratori fragili oncologici, immunodepressi e dichiarati inabili ai sensi della famigerata legge 104 di tutta la pubblica amministrazione. Ma la scuola no. Vogliono farci credere che il virus è in qualsiasi anfratto della convivenza umana. Ma la scuola no. Che dobbiamo salvare la serie A e il calcio. Ma la scuola no.

Io, di nuovo dichiarato idoneo, riprendo il lavoro in presenza e mascherina lunedì prossimo. E così sia.

Daniela Galloni: Alcune precisazioni sui lavoratori fragili

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Con il diffondersi della pandemia si è mostrato un problema che prima era sconosciuto a molti, ovvero l’esistenza di lavoratori fragili.
Cosa significa essere fragili:
Il lavoratore fragile non è necessariamente chi ha una condizione di disabilità o invalidità certificata (in Italia, oltretutto, ci sono molto patologie rare che sono malattie invisibili per il governo) ma, in relazione alla diffusione del coronavirus, tutte quelle persone che sono più predisposte ad infezioni o anche in cui il covid-19 avrebbe un esito più grave, se non nefasto, come chi ha patologie autoimmuni, chi assume immunosoppressori, i malati oncologici, chi ha cardiopatie o malattie respiratorie importanti e i diabetici non compensati.
Con la chiusura delle attività lavorative, questi lavoratori sono stati tutelati con l’introduzione del codice inps v07, attraverso il quale questi potevano usufruire della malattia straordinaria (che non incideva nel comporto) nel caso in cui non fosse stato possibile il lavoro agile da remoto.
Questa tutela è venuta meno il 31 luglio e non è stata rinnovata.
L’emergenza però non è una situazione circoscritta come possiamo ben vedere e soprattutto, alla luce degli ultimi aumenti dei contagi, i lavoratori fragili non possono essere dimenticati. Si pensa sempre che i fragili siano le persone ultra ottantenni con mille patologie, come se questi fossero sacrificabili pur di continuare a vivere normalmente, oltre ad essere ciò profondamente triste e irrispettoso verso queste persone, dobbiamo anche pensare che il fragile è anche il nostro giovane amico con il lupus o l’artrite reumatoide, la mamma che ha avuto un piccolo tumore ecc. Una società che dimentica i fragili è una società che ha perso se stessa.
Nei mesi di agosto e settembre queste persone sono rimaste senza più tutele, hanno usato la malattia ordinaria, oltre a ferie e permessi, fino all’aspettativa, altre volte sono state costrette a tornare a lavoro nonostante alcuni ambienti non fossero assolutamente posti in sicurezza. Alcuni sono arrivati a non avere più retribuzione o rischiare il posto di lavoro per superamento del comporto.
Pensiamo agli infermieri che tanto abbiamo ringraziato a marzo, ai cassieri dei supermercati e infine agli insegnanti.
Il problema infatti è saltato all’occhio dell’opinione pubblica maggiormente con l’apertura delle scuole: perché in una situazione di carenza strutturale di personale docente, la mancanza anche solo di una parte di questi perché inidonei, avrebbe reso ancora più difficile la ripresa scolastica.
Al contrario di quanto detto gli insegnanti non chiedevano di non lavorare, ma di lavorare in sicurezza e dove non possibile di essere destinati ad altro fino a fine emergenza.
Ricordo che a tutt’oggi vige la norma di indossare mascherine anche all’aperto, mentre a scuola in ambienti chiusi e sovraffollati dove si sta per ore questa non viene indossata.
I lavoratori fragili hanno chiesto la proroga dell’articolo 26 che li tutelava, ad oggi 11 ottobre ancora aspettiamo che questa situazione venga chiarita, non è accettabile, per non dire ridicolo, che il decreto agosto con i suoi emendamenti venga discusso dopo due mesi e mezzo.
Oggi, se non ci saranno ulteriori slittamenti, sarà discusso alla camera un emendamento in cui si prevede: la proroga dell’articolo 26 fino al 15 ottobre e l’accesso allo smartworking fino al 31 dicembre per i lavoratori dichiarati fragili.
Nonostante la speranza che questo emendamento venga approvato, ci sono alcune questioni che rimangono aperte:
– il documento parla al momento solo di immunodepressi, malati oncologici e chi ha 104 art. 3 comma 3, non menziona quindi alcune categorie come i cardiopatici per esempio.
– come faranno i lavoratori a vedersi restituire la malattia (per quanto concerne comporto e decurtazione economica) già usufruirà?
-verranno restituite anche le ferie usate o solo la malattia?
– la malattia non andrà nel comporto, ma ci sono ccnl in cui nonostante ciò dopo 180 giorni non si viene pagati, verrà superato questo ostacolo fiscale o si stratta solo di impedire il licenziamento?
– nell’emendamento si parla di smartworking dopo il 15 ottobre, le aziende saranno obbligate a concederlo o no? Perché se si lascia la facoltà di scegliere ovviamente molti non lo faranno.
Oltretutto dobbiamo pensare alle piccole aziende familiari con pochi dipendenti o in cui il lavoro agile non è previsto (un bar con 2 o 3 dipendenti) come saranno aiutate dal governo?
– infine la tutela arriva fino al 31 dicembre, mentre lo stato di emergenza è stato prorogato al 31 gennaio, a gennaio come si dovranno comportare queste persone fragili?
Insomma le domande sono molte e tutte legittime.
Daniela Galloni (Bis Mi)

Lavoratori fragili della scuola: il testo rivisto dal Senato del famigerato articolo 32

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Ecco come verrà modificato e licenziato dalla Camera il comma 4 dell’articolo 32 della L. 104/2020 relativo al personale scolastico:

4. Al fine di consentire l’avvio e lo svolgimento dell’anno scolastico 2020/2021 e per le finalità di cui all’articolo 231-bis del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, e al presente articolo, per l’anno scolastico 2020/2021 al personale scolastico e al personale coinvolto nei servizi erogati dalle istituzioni scolastiche in convenzione o tramite accordi, non si applicano le modalità di lavoro agile di cui all’articolo 263 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, tranne che nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a seguito dell’emergenza epidemiologica.

Secondo questa disposizione di legge (lasciata peraltro pressoché immodificata rispetto al testo vigente), i lavoratori della scuola NON potranno accedere alle prestazioni di lavoro agile già previste da un DL vigente da maggio se non nei casi di sospensione delle attività didattiche in presenza a causa dell’emergenza Covid-19.

Ringrazio Rocco e Laura per avermi messo la pulce nell’orecchio.

Il decreto anticovid: il testo integrale

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VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
VISTA la direttiva (UE) 2020/739 della Commissione, del 3 giugno 2020, che modifica l’allegato III della direttiva 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono causare malattie infettive nell’uomo e che modifica la direttiva (UE) 2019/1833 della Commissione;
TENUTO CONTO che l’organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato la pandemia da COVID-19;
RITENUTA la straordinaria necessità e urgenza di adottare adeguate e proporzionate misure di contrasto e contenimento alla diffusione del predetto virus;
CONSIDERATO che la curva dei contagi in Italia dimostra che persiste una diffusione del virus che provoca focolai anche di dimensioni rilevanti, e che sussistono pertanto le condizioni oggettive per il mantenimento delle disposizioni emergenziali e urgenti dirette a contenere la diffusione del virus;
CONSIDERATA la straordinaria necessità e urgenza di dare attuazione alla citata direttiva (UE) 2020/739, entro il termine di recepimento fissato per la data del 24 novembre 2020;
RITENUTA la straordinaria necessità e urgenza di prorogare i termini di cui all’articolo 1 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, e al decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124;
RITENUTA altresì la straordinaria necessità e urgenza di assicurare la continuità operativa del sistema di allerta COVID;
VISTA la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 7 ottobre 2020;
SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei ministri e del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze;

EMANA
il seguente decreto-legge:

ART. 1
(Misure urgenti strettamente connesse con la proroga della dichiarazione dello stato di emergenza da COVID 19)
1. All’articolo 1 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: “15 ottobre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 gennaio 2021”;
b) al comma 2, dopo la lettera hh) è aggiunta la seguente: “hh-bis) obbligo di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie, con possibilità di prevederne l’obbligatorietà dell’utilizzo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e delle linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, restando esclusi da detti obblighi:
1) i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
2) i bambini di età inferiore ai sei anni;
3) i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.”.

2. Al decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 16, le parole “, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2» sono sostituite dalle seguenti: «restrittive rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2, ovvero, nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai citati decreti e d’intesa con il Ministro della salute, anche ampliative”;
b) all’articolo 3, comma 1, le parole “15 ottobre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 gennaio 2021”.

3. Al decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 1, comma 3, le parole: “15 ottobre 2020” sono sostituite dalle seguenti: “31 dicembre 2020”;
b) all’Allegato 1 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) dopo il numero 16 è inserito il seguente: “16-bis Articolo 87, commi 6 e 7, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”;
2) il numero 18 è sostituito dal seguente: “18 Articolo 101, comma 6-ter, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”;
3) dopo il numero 19 è inserito il seguente: “19-bis Articolo 106 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27”;
4) dopo il numero 24 è inserito il seguente: “24-bis Articolo 4 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 giugno 2020, n. 40”
5) i numeri 28 e 29 sono soppressi;

6) dopo il numero 30-bis sono inseriti i seguenti:
“30-ter Articolo 33 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77;
30-quater Articolo 34 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”;

7) dopo il numero 33 è inserito il seguente:
“33-bis Articolo 221, comma 2, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77”;

8) dopo il numero 34 è aggiunto il seguente: “34-bis Articolo 35 del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104”.

4. All’articolo 87, comma 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, le parole: “del comma 1, primo periodo,” sono sostituite dalle seguenti: “dei commi 6 e 7”.

ART. 2
(Continuità operativa del sistema di allerta COVID)
1. All’articolo 6, del decreto-legge 30 aprile 2020, n. 28, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 2020, n. 70, sono apportate le seguenti modificazioni:

al comma 3 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Al solo fine indicato al comma 1, previa valutazione d’impatto ai sensi dell’articolo 35 del regolamento (UE) 2016/679, è consentita l’interoperabilità con le piattaforme che operano, con le medesime finalità, nel territorio dell’Unione europea.”;
al comma 6, le parole: “dello stato di emergenza disposto con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e comunque non oltre il 31 dicembre 2020,” sono sostituite dalle seguenti: “delle esigenze di protezione e prevenzione sanitaria, legate alla diffusione del COVID 19 anche a carattere transfrontaliero, individuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, e comunque entro il 31 dicembre 2021,”.

2. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 3 milioni di euro per l’anno 2021, si provvede con le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente sul bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.

ART. 3
(Proroga di termini in materia di nuovi trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga)
1. I termini di cui all’articolo 1, commi 9 e 10, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, recante “Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia”, sono differiti al 31 ottobre 2020.

ART. 4
(Attuazione della direttiva (UE) 2020/739 della Commissione del 3 giugno 2020, concernente l’inserimento del SARS-CoV-2 nell’elenco degli agenti biologici di cui è noto che possono
causare malattie infettive nell’uomo)

1. All’allegato XLVI del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nella sezione VIRUS, dopo la voce: “Coronaviridae – 2” è inserita la seguente: “Sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2) (0a) – 3”; la nota 0a) è così formulata: “0a) In linea con l’articolo 16, paragrafo 1, lettera c), della direttiva 2000/54/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, il lavoro di laboratorio diagnostico non propagativo riguardante il SARS-CoV-2 deve essere condotto in una struttura in cui si utilizzano procedure equivalenti almeno al livello di contenimento 2. Il lavoro propagativo riguardante il SARS-CoV-2 deve essere condotto in un laboratorio con livello di contenimento 3 a una pressione dell’aria inferiore a quella atmosferica.”.

ART. 5
(Ultrattività del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 7 settembre 2020)

1. Nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi dell’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, e comunque non oltre il 15 ottobre 2020, continuano ad applicarsi le misure previste nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 7 settembre 2020, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 7 settembre 2020, n. 222, nonché le ulteriori misure, di cui all’articolo 1, comma 2, lettera hh-bis), del decreto-legge n. 19 del 2020, come introdotta dal presente decreto, dell’obbligo di avere sempre con sé un dispositivo di protezione delle vie respiratorie, nonché dell’obbligo di indossarlo nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private e in tutti i luoghi all’aperto a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche del luogo o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi, e comunque con salvezza dei protocolli e linee guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali, nonché delle linee guida per il consumo di cibi e bevande, ma con esclusione dei predetti obblighi:
a) per i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva;
b) per i bambini di età inferiore ai sei anni;
c) per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina, nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità.

ART. 6
(Copertura finanziaria)

1. All’attuazione del presente decreto si provvede nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, a eccezione di quanto previsto dal comma 2.
2. Per l’attuazione delle disposizioni di cui al n. 34-bis dell’allegato 1 al decreto-legge 30 luglio 2020, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 settembre 2020, n. 124, come modificato dal presente decreto, è autorizzata per l’anno 2020 l’ulteriore spesa di euro 6.197.854 di cui euro 1.365.259 per il pagamento delle prestazioni di lavoro straordinario ed euro 4.832.595 per gli altri oneri connessi all’impiego del personale. Alla copertura degli oneri di cui al presente comma, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per le emergenze nazionali di cui all’articolo 44, comma 1, del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1.

ART.7
(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Lavoratori fragili della scuola: lo stato dell’arte

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Facciamo il punto della situazione.

I lavoratori della scuola cosiddetti “fragili” vengono individuati dalla normativa in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale come:

– immunodepressi;
– malati oncologici;
– disabili che usufruiscono della legge 104.

NON sono previste altre tipologie di patologia (ad esempio le malattie a carico dell’apparato respiratorio e, comunque, tutte quelle patologie per le quali il rischio di esposizione al coronavirus può portare a un reale e oggettivo peggioramento delle condizioni generali del paziente -ma basterebbe anche il semplice rischio di sovraesposizione-).

Per cui, stando alla lettera della normativa, che è stata il frutto di una visione quanto meno frettolosa da parte del Legislatore, di un problema che si presenta estremamente variegato e complesso, SOLO queste categorie di lavoratori “fragili” sarebbero legittimate ad accedere allo smartworking, alla realizzazione e alla participazione a corsi di aggiornamento, e alla richiesta del cambio di ruolo, col rischio di non vedersi attribuire i 400 euro circa previsti per la protezione e per la salvaguardia dei docenti già stanziati dalle Istituzioni.

Per gli altri docenti fragili, pur affetti da patologie anche importanti, non ci sarebbe una soluzione logica. Non potrebbero riprendere il servizio in presenza in quanto, comunque, il Dirigente Scolastico sarebbe in possesso di una certificazione che attesta il suo stato di inabilità (solitamente questa certificazione viene rilasciata con la dicitura “fino a fine emergenza COVID”) ma, d’altrocanto, il Dirigente Scolastico non potrebbe ricollocare il docente nello status di “malattia d’ufficio”, non ricorrendo nella normativa i presupposti per una malattia (il provvedimento “comporta” la malattia d’ufficio, e stabilisce che per i lavoratori fragili il periodo di malattia goduto fino al 15 ottobre non si va a computare, quindi i “malati d’ufficio” fino al 15 ottobre NON intaccano i 18 mesi di malattia previsti dal CCNL).

Ma non potrebbero neanche, alla lettera del provvedimento, accedere allo smartworking, non rientrando le loro patologie tra quelle elencate, né ai corsi di aggiornamento. Sarebbe possibile, tutt’al più, la richiesta di essere adibito ad altre mansioni (sempre in presenza), con conseguente cambio di ruolo e di trattamento economico, nonché di orario di lavoro (dalle attuali 18 a 36 ore settimanali, con prolungato rischio di sovraesposizione).

Poniamo il caso che il Dirigente Scolastico, A PROPRIO RISCHIO E PERICOLO, decida di collocare in malattia d’ufficio un docente:
– si verificherebbe una situazione in cui il “comporto” non è più valido, e le assenze per malattia inizierebbero ad essere computate effettivamente col rischio di ritrovarsi, dopo il nono mese, al 90% dello stipendio, e, negli ultimi sei mesi, al 50% (vi è da dire che esauriti i 18 mesi di malattia in tre anni, al docente non spetta più la conservazione del posto di lavoro);
– ci sarebbe da risolvere il problema della reperibilità: il malato-non malato in questione sarebbe passibile di visita fiscale? La materia è estremamente controversa a dir poco.

Nel frattempo, a conforto di una interpretazione più ampia e generalizzante della norma, arriva su Oggi Treviso un breve articolo di Roberto Grigioletto, che chiarisce molto bene la situazione. Lo trovate qui:

https://www.oggitreviso.it/smartworking-fino-fine-anno-%E2%80%9Clavoratori-fragili%E2%80%9D-sia-pubblici-che-privati-238690

Certo, si tratta solo dell’esposizione e dell’esposizione delle conoscenze e delle opinioni di un giornalista (che, come tali, non hanno forza normativa) ma trovo che questo intervento sia esemplare per indicare e definire la “vulgata” del provvedimento, ovvero come la normativa venga letta, interpretata e rielaborata dal cittadino comune. Non è poco.

Un’intera classe contagiata all’istituto superiore Principessa Maria Pia di Taranto

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Il Ministro dell’Istruzione Azzolina ci ha rassicurati: la scuola incide solo in forma infinitesimale, e, comunque, largamente marginale sulla percentuale dei contagi degli italiani. Pensate che solo lo 0,04% dei docenti è stato infettato. Significa che la scuola c’è e che è sicura. A meno di non essere un docente che ha la sfiga di far parte di quello 0,04%.

Peccato che a smentirla ci pensa una dichiarazione di Enrico Bucci, biologo, professore alla Temple University di Philadelphia:

“Dopo due settimane non si può parlare di effetto né negativo né positivo, semplicemente non si può parlare di nulla. Il periodo di osservazione è così breve che non c’è fisicamente il tempo per trarre delle conclusioni. La ministra ha fatto un azzardo, anzi, ha detto una cosa senza senso.”

Un bel minuetto, non c’è che dire.

La quadriglia ce la fa sentire una notizia battuta pochi minuti fa dall’ANSA: all’istituto superiore Principessa Maria Pia di Taranto, si è registrata una classe intera di 17 alunni positivi al Covid-19.

Il presidente della Sis 118 Mario Balzanelli ha definito l’evento come “sentinella” ovvero

“di particolare gravità e potenzialmente evitabile”.

Sono solo gli inizi. La scuola, lungi dall’essere quel luogo idilliaco descritto dal Ministro Azzolina è una vera e propria polveriera sul punto di esplodere. Il caso di Taranto non è e non può essere un caso isolato, è solo la “sentinella” (appunto!) di quello che sta per accadere. Occorre passare alla Didattica a Distanza (o DDI, secondo le ultime indicazioni lessicali) e subito, se non si vogliono rischiare catastrofi. E bisogna farlo subito. Per prevenire, non quando i buoi sono scappati.

L’interesse del Governo, chiaramente, è quello di privilegiare l’immagine di una scuola in presenza, esente da ogni pericolo. Beato chi ci crede. Noi no non ci crediamo.

Lavoratori fragili: arriva l’emendamento al provvedimento governativo di proroga dell’emergenza Covid-19

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Apprendo via Facebook da un post immesso dalla Deputata Lisa Noja di Italia Viva, che è stato approvato un emendamento al testo del provvedimento del Governo in tema di emergenza covid-19 relativo ai lavoratori cosiddetti “fragili” (grazie al Prof. Mario Martino che me lo ha segnalato). Andiamo ad eviscerarne alcune parti:

Dunque, il periodo di malattia che va fino al 15 ottobre prossimo è equiparato a ricovero ospedaliero. Non ci sarà, quindi, obbligo di reperibilità, né lo stipendio sarà sottoposto alla purtuttavia odiosa “tassa Brunetta”, per i lavoratori pubblici.

Ma quello che offre più spunti è il successivo comma 2-bis, che stabilisce le attività da svolgere a partire dal 16 ottobre prossimo:

Vi si stabilisce che DI NORMA (il maiuscolo è mio) detti lavoratori svolgono la prestazione lavorativa in “modalità agile”. Quindi la NORMALITA’ prevederebbe anche e soprattutto lo svolgimento di attività didattiche a distanza, benché l’aggettivazione “agile” possa dare adito a interpretazioni diverse. Lo smart-working vi dovrebbe essere compreso, trattandosi come risulta del tutto evidente, di una agevolazione nei confronti del lavoratore fragile. Il tutto ANCHE (che a casa mia significa “non solo”, e anche a casa del legislatore) in una “diversa mansione” (ma della stessa categoria), “o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale ANCHE (ho già scritto come interpreto questa parola) da remoto.”

E la malattia? Eh, la malattia, almeno nell’emendamento, non c’è più. Cioè dal 16 ottobre cesserebbe lo status di lavoratore in malattia e il lavoratore sarebbe da considerarsi a tutti gli effetti in servizio, sia pure con diverse mansioni o coinvolto in attività “specifiche” di formazione professionale (non si sa se come docente o come discente).

Per la sostituzione dei cosiddetti lavoratori “fragili” è stata stanziata una cifra esorbitante: 54 milioni di euro, parte dei quali andranno a costituire i compensi dei supplenti per il personale docente e ATA dichiarato definitivamente o temporaneamente inabile al lavoro, cioè personale che era perfettamente in grado, salvo situazioni di comprovata gravità, di svolgere il proprio lavoro da casa con la Didattica a Distanza. Uno spreco di energie e di risorse economiche incalcolabile. Il tutto a carico dei cittadini.

Un ultima perplessità: nel testo dell’emendamento si parla solo di lavoratori affetti da patologie oncologiche, immunodepressive o costretti a terapie salvavita. Che ne è di coloro (fra cui chi scrive) che sono stati riconosciuti inabili, sia pure in via temporanea, ma per ALTRE patologie? Sono ugualmente sottoposti al regime previsto dal testo dell’emendamento?

Molta incertezza, dunque, il testo è tutt’altro che chiaro in molti punti e si rischia di unire confusione alla già delicata situazione di quei lavoratori che, oggi più che mai, hanno il diritto sacrosanto di essere riammessi a lavorare in santa pace.

Lissone: prof. 60enne rinviato a giudizio per atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione

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Un professore di scuola superiore della Brianza, un docente di lettere 60enne, si è innamorato di una sua alunna 16enne, conosciuta a Lissone.

Il docente ha detto di essersi innamorato follemente, al punto di chiedere il divorzio alla moglie, per portare avanti la sua relazione con la ragazzina (perché a 16 anni si è ragazzini, c’è poco da fare). A far emergere i fatti sarebbe stato un bacio scambiato tra i due in ambiente scolastico e varie altre effusioni immortalate spietatamente dai cellulari dei compagni. Le immagini sarebbero state notificate al Dirigente Scolastico e, successivamente, alla Procura della Repubblica.

Il professore in questione è stato rinviato a giudizio per “atti sessuali con minori con l’abuso dei poteri derivanti dalla sua posizione”.

Lolita di Nabokov non ci ha insegnato ancora niente.

Ragazzina delle medie invitata a produrre una certificazione di idoneità psicologica a seguire le lezioni on line. Fake news??

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Nei giorni scorsi Orizzone Scuola ha pubblicato una notizia.

Una ragazzina delle medie, risultata positiva al tampone Covid-19 ma asintomatica sarebbe stata invitata, tramite i suoi genitori, dalla scuola, a produrre una certificazione di idoneità psicologica a seguire le lezioni on line da casa.

La fonte del sito web sarebbero le dichiarazioni rivolte all’Ansa dal segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) Silvestro Scotti, che si sarebbe rifiutato di rilasciare la certificazione.

E’ una notizia vera o una notizia falsa?

Non sono stato in grado di ritrovarla sul sito dell’ANSA, ma è probabile che sia perché io sono un coglione telematico. Non sono stato nemmeno in grado di trovare la notizia su altre fonti informative. Possibile?

La notizia di “Orizzonte Scuola” è estremamente generica: non solo non c’è il nome della scuola che avrebbe richiesto la certificazione in questione, ma non si sa neanche in quale territorio il tutto si sia verificato. Normalmente queste indicazioni si dànno, sempre con il dovuto diritto alla massima tutela dell’identità della vittima minorenne.

Delle due l’una: o la notizia è vera o la notizia è falsa.

Se è vera abbiamo il diritto di sapere chi è stato a richiedere questa certificazione a dir poco “anomala”, a non mandare più i nostri figli in quella istituzione scolastica, e richiedere le dimissioni del Dirigente Scolastico.

Se è falsa abbiamo il diritto ad una informazione più attenta ed obiettiva, che non dia àdito ad allarmismi e che non favorisca una “caccia alle streghe” ingiustificata.

Perché il caso, se vero, sarebbe estremamente grave. Di una gravità tale da dover suscitare l’indignazione della pubblica opinione, come minimo.

Comunque sia, con queste cose non si scherza.

Google Meet: dal 1 ottobre videoconferenze free solo per 60 minuti

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Apprendo dal provvidenziale “Punto Informatico”, che a partire dalle 00.00 del 1 ottobre prossimo, Google Meet introdurrà delle limitazioni e dei paletti ai suoi servizi.

La più importante di queste limitazioni riguarda la durata delle videochiamate, che tornerà ad essere contenuta nel limite massimo di 60 minuti per gli account gratuiti. Chi vorrà fare dei meeting più lunghi dovrà mettere mano al portafogli ed iscriversi all’opzione “Premium”.

Ci saranno, inevitabilmente, delle ripercussioni su quanti fino ad ora hanno usato la versione illimitata (concessa, ma non regalata) da Google per il telelavoro e la didattica a distanza. Consigli di classe e collegi docenti in modalità Meet saranno troncati dopo un’ora, niente più chiacchiere in diretta con il collega o la collega d’ufficio, TUTTO dovrà essere contenuto nel tempo massimo di un’ora (che, ad esempio, per le lezioni on line e gli aggiornamenti lavorativi va già bene), il che avrà inevitabilmente delle ripercussioni su tutta la Pubblica amministrazione che a Meet si era affidata.

Per ora prendiamo solo atto, e attendiamo di vedere gli effetti.