Laura Cesaretti: licenziate i prof!

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Finora non avevo mai sentito parlare di una certa Signora Laura Cesaretti, giornalista.

Eppure seguo regolarmente “Prima Pagina”, la lettura dei giornali del giorno di Radio Tre, e a lei è toccata almeno una conduzione. Si vede che invecchio e che le sinapsi non funzionano più tanto bene.

Apprendo dal web che la Signora Cesaretti ha collaborato con “Radio Radicale”, è approdata al “Foglio” e infine sta lavorando per “il Giornale”, a Roma, Milano e Bruxelles. Insomma, una gavetta e una carriera brillanti e, immagino, non prive di soddisfazioni personali, se tanto mi dà tanto.

Ieri sera mi è capitato di rimbalzo su Twitter (io non la seguo) un suo cinguettìo che fa da contraltare a un messaggio dell’Huffington Post, in cui una certa Barbara Floridia ha scritto un articolo intitolato “No sanzioni, diamo altri ruoli ai prof. senza Green Pass” (“Green Pass” lo scrivo maiuscolo perché è imperativo categorico), in cui si ventilano proposte di impiego alternativo degli insegnanti privi del passaporto verde (e, quindi, di vaccinazione o di tampone negativo). In effetti “altri ruoli” detto così suona un po’ stonato. In quali ruoli vorrebbe collocarli la giornalista dell’Huffington Post? In qualche girone o bolgia dantesca? Non si sa. Egli è che gli insegnanti un loro ruolo ce l’hanno e farglielo cambiare è un po’ complicato, a meno che non siano loro a chiederlo. Ma, si sa, i giornalisti con il mondo della scuola pubblica non hanno molta dimestichezza, e l’articolo sarebbe stato destinato verso un più che onorevole diritto all’oblio, se non fosse per il fatto che la Cesaretti ha risposto con un lapidario “Licenziatela [si intende, immagino, la Floridia], assieme ai prof.”

Imbarazzante che una giornalista dotata del suo equilibrio invochi a gran voce il licenziamento per i docenti non vaccinati, quando nemmeno il più decreto dei decreti del Governo prevede questa extrema ratio.

Ma c’è una piccola cosa, un particolare che forse è sfuggito anche a voi. Il tweet lapidario della Cesaretti è stato cuoricinato (su Twitter un cuore corrisponde a un like) nientemeno che da Roberto Burioni. Proprio lui. Che è stato querelato presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria dal Codacons assieme ad altri due suoi illustri e stimatissimi colleghi. Cioè, Burioni ha espresso un plauso a una esternazione di una giornalista non esattamente del Manifesto che si adoperava per far conoscere ai suoi followers (tantini, complimenti!) la sua opinione favorevole al licenziare gli insegnanti.

Il bello della rete è che è impietosa, e che anche se li cancelli cerca di cancellarli in fretta certi commenti imbarazzanti, perché tutto si crea, tutto si conserva, niente o quasi niente si trasforma, tranne Wikipedia, probabilmente.

La Cesaretti ha al suo attivo qualcosa come quasi 94000 tweet. Complimenti di nuovo per la sua frenetica attività social. Che, però, non è stata sempre rose e fiori. Twitter le ha limitato l’uso del suo account per 12 ore per aver scritto a Di Maio “La prossima volta potreste per favore buttarvi da quel cazzo di balcone?”

Secondo il social si tratterebbe di incoraggiamento al suicidio. Ma dodici ore passano presto, e la Cesaretti è tornata al pubblico dei suoi followers più bella e pimpante che pria.

All’indomani della scomparsa di Stefano Rodotà scrisse dei commenti di pessimo gusto su Gustavo Zagrebelski e, più di recente, ha commentato in modo altrettanto discutibile la nascita di Andrea Di Battista, il figlio di Alessandro Di Battista e della sua compagna Sahra. “Ma hanno fatto l’amniocentesi?” scriveva. E ha liquidato il tutto (su Facebook, stavolta, non su Twitter) definendolo “solo una battutaccia, probabilmente di pessimo gusto“.

Gli avverbi di modo ci cambiano la vita.

Tuttavia, la Signora Cesaretti si è fermata a un filo dall’enciclopedismo. Qualcuno, un certo “Pamatt” ha provato a dedicarle nientemento che una pagina su Wikipedia, ma un amministratore piuttosto solerte l’ha subito cancellata. Peccato davvero.

That’s all, Folks!

Certe richieste di amicizia che vengono da Facebook

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Negli ultimi giorni sto ricevendo parecchie richieste di “amicizia” su Facebook. La cosa gonfia un po’ il mio ego, già eccessivamente smisurato (secondo quanto riferiscono fonti bene informate del settore), e va be’, è un periodo in cui sono “famosetto” per tutta una serie di circostanze più o meno professionali, e mi sembra un “rigurgito” da social network pienamente giustificato.

Solitamente approvo tutte le richieste di “amicizia” che mi arrivano, salvo poi bannare l’utente in questione se mi rompe le scatole. E ne ho bannati diversi. Diverse, soprattutto (su Facebook la nobile arte di rompere i coglioni si declina soprattutto al femminile).

Tra le richieste di “amicizia” che mi sono arrivate ieri, ce n’è una molto particolare. Ho accettato la richiesta e immediatamente ho ricevuto, in privato, un “Ciao! Come stai??” Normalmente non rispondo, ma questa volta mi è venuta voglia di iniziare a sondare il terreno. Lo faccio in maniera molto generica e la conversazione comincia. L’interlocutore si presenta come una infermiera ungherese di 33 anni che lavora in Spagna e che ha trascorso alcuni mesi a Napoli. Poco dopo, in neanche 5 minuti, mi confida le sue delusioni e pene d’amore (e va be’, son cose che succedono, ma non le sembra un po’ prematuro?? Voglio dire, aprirsi così a un estraneo -perché non siamo “amici”, siamo estranei!- non è esattamente un bel biglietto da visita. Ma continuiamo.

Ben presto l’interlocutore mi propone di passare il dialogo su WhatsApp. Eccola lì, vuole il numero di telefono. Faccio lo gnorri. Le dico che per scriverle su WhatsApp ho bisogno del SUO recapito telefonico. Me lo sciorina senza problemi su un piatto d’argento. Anche questo è strano. Una ragazza 33enne che dà senza problemi il suo numero di telefono a uno sconosciuto.

Basta una ricerca su Google del numero in questione per vederlo inserito in una roba che si chiama “todaloca.net” e che mi propone una figona in ombra direttamente sulla testata:

Bingo! Ma sarà un caso?? Oltretutto il numero proviene da un operatore ITALIANO. Una persona che vive in Spagna e che ha una scheda SIM italiana?? Può darsi, ma mi puzza.

Su “todaloca.net”, tra i numeri di telefono evidenziati, oltre ad apparire il Nostro, compaiono quasi tutti numeri italiani.

Ma andiamo a vedere il suo account Facebook. Stranamente (“stranamente”?) gli unici post che contiene sono alcune fotografie. Pochissimi i commenti. Uno da un russo che fa il pollice alzato, uno da un americano che scrive giusto una riga e mezzo di numero. Nient’altro. Niente dati personali. Non si sa di dove sia, dove lavori, quali siano i suoi studi, i luoghi in cui ha abitato, niente di niente.

La sua foto di copertina la ritrae con alcune colleghe vicino al letto di una paziente. Sia lei che le colleghe che (soprattutto!) la paziente sono perfettamente riconoscibili. Tiè, alla faccia della privacy!

Nessuna indicazione neanche sulle sue “amicizie”. Non è possibile vedere chi siano i suoi contatti. So solo che ne abbiamo due in comune. Pochine.

Ma, siccome un pochino di spagnolo lo conosco anch’io, decido di prolungare l’indagine. Da principio con una “chat” semplice. Ho bisogno di stabilire se dietro a quell’account ci sia o no un sistema di risposta automatico. Cosa volete, è l'”ispettore” da romanzo giallo che è in me. O, se volete, il Paolo Attivissimo che mi coltivo nell’anima. I messaggi che mi arrivano sono tutti estremamente generici. Il italiano ricevo cose tipo “Ciao” e “Come stai?” Troppo poco. Sembra proprio un boot.

In spagnolo la conversazione è più fluida. Le risposte arrivano con precisione cronometrica (una al minuto, ci si può rimettere l’orologio), le espressioni si ripetono, se scrivo una riga e mezzo (capirai!) ricevo un “ok”, ma il sistema pare essere ben strutturato per dare la sensazione che dietro lo schermo ci sia una persona in carne ed ossa. Se faccio un discorso appena più complesso come “Cosa stai facendo?” il sistema pare reggere, sia pure con risposte altrettanto generiche tipo “Sto lavorando”. Ma appena scrivo qualcosa di più complesso o complicato l’interlocutore pare andare in tilt. Se chiedo “Perché hai deciso di chiedermi l’amicizia?” il sistema risponde con lo stesso messaggio identico, preciso, ‘ntìfico.

Non ho ancora la prova provata che l’utente Facebook in questione sia un fake, ma, naturalmente, tutte le circostanze mi portano a pensare che lo sia.

Ora la domanda non è tanto chi si cela dietro a questa identità, perché lo so (è il suddetto “todaloca.net”) ma “cui prodest”, cioè a chi giova?? Cosa spinge una persona o una società a creare degli account palesemente fasulli? A quale scopo? Quello di raccogliere dei numeri di telefono?? Mi sembra uno sforzo francamente sovrumano per un risultato così misero. Vogliono vendermi qualcosa? Vogliono dei soldi?? Più probabilmente la risposta sta nel mezzo. Vogliono l’utente. I suoi dati, le sue abitudini, le sue amicizie, i suoi contatti, il suo pensiero, i suoi interventi. Come si dice in questi casi “Non chiederti che prodotto vogliono venderti, il prodotto sei tu”. E viandare.

L’hackeraggio di “Spaghetti Politics”: un breve aggiornamento

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Alcune settimane fa ho pubblicato un post sull’hackeraggio dell’account Instagram “Spaghetti Politics”. Lo ritrovate qui:

L’account Instagram della ragazza di fronte: sparito, con 70000 follower, “SpaghettiPolitics”

Oggi su Facebook mi ha scritto la titolare dell’account, Michela Grasso, per comunicarmi che il mio articolo conterrebbe, a suo dire, delle “inesattezze”. L’ho invitata a segnalarmele. Se me le fornirà sarò lieto di pubblicare la sua versione dei fatti, prendendomi, tutt’al più, il diritto di controreplicare a mia volta.

Il tono della comunicazione della Grasso è stato franco e cordiale, quasi intimidito (“scusa il disturbo”, mi scrive alla fine. Ma quale disturbo? Io sono sempre felice quando qualcuno mi fa notare qualcosa di quello che scrivo!). Mi auguro di poter pubblicare al più presto le sue considerazioni, se e quando verranno.

Ma quello che mi lascia un pochino (ma solo un pochino) perplesso è il come mai, con tutti i giornali che si sono occupati del suo caso (Huffington Post, il Messaggero, Repubblica) con tanto di interviste personali, Michela Grasso si sia rivolta proprio a me, che sono solo un blogger di periferia. Che il blog abbia una portata immensamente superiore a quello che io avevo preventivato? A giudicare da chi mi querela pare proprio di sì.

 

PS: Ho cercato “Spaghetti Politics” su Instagram. Risulta essere un account attivo con oltre 98.000 followers (alla faccia del bicarbonato di sodio!). L’utente omonimo (che si firma con la foto di Berlusconi che porta la bandana) scrive regolarmente e risponde agli interventi degli altri iscritti. Sembrerebbe, quindi, tutto in regola. Michela Grasso ha riavuto indietro il suo account grazie all’intervento di Chiara Ferragni? Forse la stessa Michela potrà toglierci questo dubbio, se vorrà:

 

Google Meet: marcia indietro di Google. Le videoconferenze continueranno ad essere gratuite fino al 31 marzo 2021

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Google ci ripensa: le videochiamate su Google Meet saranno ancora gratuite e per una durata illimitata per tutti almeno fino al 31/3/2021.

Scuole, aziende e privati non dovranno più mettere le mani al portafogli a partire da questa mattina per usufruire di questo strategico servizio di bigG. Ci ripenseranno il primo aprile.

A testimonianza dell’impegno di Google, Punto Informatico riporta una traduzione tratta da uno dei blog Ufficiale dell’azienda:

“Mentre ci avviciniamo alla stagione delle festività con meno viaggi in programma per riunioni di famiglia, incontri fra genitori e insegnanti e cerimonie, vogliamo continuare ad aiutare coloro che fanno affidamento a Meet per rimanere in contatto nei prossimi mesi. Come testimonianza del nostro impegno, oggi rendiamo le chiamate illimitate di Meet (fino a 24 ore) disponibili nella versione gratuita fino al 31 marzo 2021 per gli account Gmail.”

Una soluzione coraggiosa e generosa, che permetterà il prosieguo delle attività didattiche e aziendali per tutto il periodo dell’emergenza Covid-19. Inutile, almeno per ora, pagare la versione Premium del pacchetto (molte scuole, prudenzialmente, lo hanno già fatto). Ma dal 1° aprile prossimo, le considerazioni fatte nel precedente articolo, torneranno ad essere di tragica e cogente attualità. Tireremo a campare fino al 31 marzo e poi, come tutti, vedremo il da farsi (Google non lavora certamente gratis).

Google Meet: dal 1 ottobre videoconferenze free solo per 60 minuti

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Apprendo dal provvidenziale “Punto Informatico”, che a partire dalle 00.00 del 1 ottobre prossimo, Google Meet introdurrà delle limitazioni e dei paletti ai suoi servizi.

La più importante di queste limitazioni riguarda la durata delle videochiamate, che tornerà ad essere contenuta nel limite massimo di 60 minuti per gli account gratuiti. Chi vorrà fare dei meeting più lunghi dovrà mettere mano al portafogli ed iscriversi all’opzione “Premium”.

Ci saranno, inevitabilmente, delle ripercussioni su quanti fino ad ora hanno usato la versione illimitata (concessa, ma non regalata) da Google per il telelavoro e la didattica a distanza. Consigli di classe e collegi docenti in modalità Meet saranno troncati dopo un’ora, niente più chiacchiere in diretta con il collega o la collega d’ufficio, TUTTO dovrà essere contenuto nel tempo massimo di un’ora (che, ad esempio, per le lezioni on line e gli aggiornamenti lavorativi va già bene), il che avrà inevitabilmente delle ripercussioni su tutta la Pubblica amministrazione che a Meet si era affidata.

Per ora prendiamo solo atto, e attendiamo di vedere gli effetti.

“Rubato” il codice sorgente di Windows XP

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Vài, s’è ri-avuta!

Qualcuno ha “rubbato” (come si dice correttamente in livornese), il codice sorgente di Windows XP. La Microsoft tace, ma, secondo quanto riferito da “Punto Informatico” il codice sarebbe stato postato per la prima volta su 4chan e ora gira indisturbato per i canali peer-to-peer.

Cosa se ne faranno i “ladri”, non si sa, Windows XP è stato abbandonato da Microsoft al suo destino (chi lo ha ancora si becca dimolti ma dimolti vìruissi e malware in abbondanza, state attentini!).

Forse vogliono renderlo più sicuro? Forse vogliono farne un nuovo sistema operativo open source? Forse. Fatto sta che il danno è fatto e Mamma Microsoft tace.

La cosa divertente (divertente?) è che “Punto Informatico” ha riferito che il codice sorgente in questione è stato “trafugato”. Proprio così, ha usato il termine “trafugare”, come se si trattasse di un cadavere (e Windows XP, in un certo senso, lo è) o di una santa reliquia.

Ma quello che più importa è che qualcuno sia riuscito a farla sotto il naso ai sistemi di sicurezza della Microsoft e a “conoscere” e divulgare il codice sorgente i un sistema operativo che, sebbene obsoleto, può essere ancora utile per gestire la compatibilità verso il basso.

E’ internet, bellezze!

classicitaliani.it non c’è più. Peccato, vediamo di fare qualcosa!

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Quando una biblioteca chiude è sempre un grande dolore. Specialmente se si tratta di una biblioteca digitale, disponibile sulla rete, e da cui poter scaricare testi in publico dominio (ma a volte anche no).

Abbiamo già l’oscuramento per l’Italia di gutenberg.org, di cui vi ho abbondantemente parlato al punto di abusare della vostra pazienza.

Oggi (“a contratiempo acaso”, diceva Unamuno) ho scoperta che la biblioteca dei classici italiani di Giuseppe Bonghi non c’è più da tempo. Amicissimo di Liber Liber (e questo purtroppo succede), Giuseppe Bonghi aveva preteso, tuttavia di “seguir camino bien distinto”, come diceva Machado.

La sua biblioteca conteneva, sì, i testi originali da scaricare, ma anche introduzioni critiche ad opera dello stesso Bonghi, annotazioni originali e apparati bibliografici, utilissimi e facilmente consultabili. Il sito non era bellissimo, ma non importa, a Bonghi deve andare il ringraziamento sentito di tutti noi (nel 2002 si lamentava che il sito ricevesse “solo” un migliaio di contatti al giorno, fortunato lui!). Qualunque sia stata la filosofia che la ha spinto a lavorare da solo e a non sottostare alle regole e al giudizio degli altri (come ho fatto io per classicistranieri.com), il suo lavoro è stato encomiabile.

Sto cercando di acquisire il dominio classicitaliani.it, che dovrebbe scadere il prossimo 1 ottobre, senza che si abbia notizia di un suo rinnovo. Ma non è facile. Il dominio è intestato a una istituzione scolastica, e anche se non se ne stanno facendo di niente, perché il sito, come vedete, è vuoto e irraggiungibile, non credo che lo molleranno così facilmente. Comunque ho dato ad Aruba l’incarico di acquisirlo, incrociando le dita. Se riuscirò nell’intento, redirigerò il traffico di classicitaliani.it sulla sezione italiana di classicistranieri.com, che raccoglie un buon numero delle opere nella nostra lingua disponibili presso il Gutenberg Project. Non è molto, ma è già qualcosa. Come sempre vi terrò debitamente informati.

AGGIORNAMENTO DELL’08/09/2020

Aruba, purtroppo, ha rifiutato la mia acquisizione del dominio. Ci riproverò dopo il 1 ottobre prossimo, sperando che l’Istituzione scolastica intestataria lo lasci andare, visto che non se ne fa di nulla e lo lascia vuoto. Di più non posso fare.

Le mie prime due audioletture in vendita su Audible e altre piattaforme

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Sono disponibili per l’acquisto (frugàtevi!) su Audible (la branca di Amazon che si occupa degli audiolibri) i primi due titoli della mia produzione.

Si tratta dell’audiolettura de “La giara” di Luigi Pirandello, all’indirizzo:
https://www.audible.it/pd/La-giara-Audiolibri/8831691171?ipRedirectOverride=true

e del mio racconto “Nunc et in hora mortis nostrae”:

https://www.audible.it/pd/Nunc-et-in-hora-mortis-nostrae-Audiolibri/B08GQ5VFXK?ref=a_pd_La-gia_c7_moreNarrators_0&pf_rd_p=c73bf74d-c599-4cba-a848-3930ec55abc3&pf_rd_r=ADYVPTMCBH66RMNF8B04

E anche questa è fatta. Naturalmente le audioletture continueranno ad essere disponibili gratuitamente su classicistranieri.com. Ovvia…

classicistranieri.com è offline. Per molti, ma non per tutti.

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Stamani, collegandomi come di solito a classicistranieri.com, ho trovato l’amara sorpresa del messaggio di errore che vi riporto sopra.

Ho subito allertato il servizio tecnico di Aruba, pensando a un disservizio generalizzato. Mi hanno detto che il sito è perfettamente navigabile, secondo loro. Ma non secondo me, che non posso accedervi né per fare le modifiche né per inserire gli aggiornamenti.

Quindi, qualcuno lo vede e qualcun altro no. Io sono tra quelli del “no” (e ti pareva!). Mi fanno compagnia, oltre a certe lettere d’amore (questa era obbligata), la Essebì e il prode Roberto Di Giovannantonio, che, nonostante fosse rinchiuso nel Duomo di Spoleto per via di un tremendo acquazzone, ha trovato il tempo e la voglia di mandarmi uno screenshot.

Ma tanti continuano a collegarsi, come potete vedere da qui:

La parte statica del sito è perfettamente funzionante. La parte WordPress (che costituisce la Home Page) invece deve avere qualche accrocchio che impedisce a qualcuno di connettersi.

E’ strano perché sul telefonino (stesso gestore della mia linea WiFi) lo vedo perfettamente.

Ho provato quattro browser differenti, ho svuotato una decina di cache, ma non c’è stato nulla da fare.

Per ora, se non riuscite a collegarvi, sappiate che non è colpa mia e che tutto è in mano ai tecnici di Aruba. Un rompicapo come il cubo di Rubik. Nei prossimi giorni saprò dirvi qualcosa di più preciso.

 

Qualche hacker anche per il blog

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E che, volevamo farceli mancare?

This email was sent from your website “Il blog di Valerio Di Stefano” by the Wordfence plugin at Thursday 20th of August 2020 at 11:29:04 AM
The Wordfence administrative URL for this site is: https://www.valeriodistefano.com/wp-admin/admin.php?page=Wordfence
A user with IP addr 103.117.237.226 has been locked out from signing in or using the password recovery form for the following reason: Exceeded the maximum number of login failures which is: 20. The last username they tried to sign in with was: ‘valeriodistefano’.
The duration of the lockout is 5 minutes.
User IP: 103.117.237.226
User hostname: 103.117.237.226
User location: Bengaluru, India

Dalla all’indiani!! classicistranieri.com sotto attacco hacker da Puna (India)

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Siamo alle prese con un attacco hacker. Arriva dall’India, e a bloccarlo ci pensa il fido Wordfence (che pago fior di danari apposta). Ecco un esempio di una mail degli innumerevoli tentativi di intrusione che ho ricevuto:

This email was sent from your website “classicistranieri.com” by the Wordfence plugin at Sunday 16th of August 2020 at 03:43:02 PM
The Wordfence administrative URL for this site is: https://www.classicistranieri.com/wp-admin/admin.php?page=Wordfence
A user with IP addr 157.33.243.20 has been locked out from signing in or using the password recovery form for the following reason: Exceeded the maximum number of login failures which is: 20. The last username they tried to sign in with was: ‘classicistranieri’.
The duration of the lockout is 5 minutes.
User IP: 157.33.243.20
User hostname: 157.33.243.20
User location: Pune, India

AGGIORNAMENTO DELLE ORE 1930:

E ci provano anche dall’Argentina, dal Canada, dalla Lituania, dal Bangladesh. 199 attacchi nelle ultime due ore. E’ un tritume vero e proprio. Pero los enemigos de la cultura libre ¡No pasarán!

This email was sent from your website “classicistranieri.com” by the Wordfence plugin at Sunday 16th of August 2020 at 05:07:49 PM
The Wordfence administrative URL for this site is: https://www.classicistranieri.com/wp-admin/admin.php?page=Wordfence
The Wordfence Web Application Firewall has blocked 199 attacks over the last 10 minutes. Below is a sample of these recent attacks:

Agosto 16, 2020 5:07pm 186.189.238.45 (Argentina) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 96.20.163.40 (Canada) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 96.20.163.40 (Canada) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 96.20.163.40 (Canada) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 45.251.231.43 (Bangladesh) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 45.251.231.43 (Bangladesh) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 78.84.235.184 (Latvia) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 78.84.235.184 (Latvia) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 157.49.151.90 (India) Blocked because the IP is blacklisted
Agosto 16, 2020 5:07pm 157.49.151.90 (India) Blocked because the IP is blacklisted

Ed ecco i maramaldi:

 

 

Epilogo: Di come il Nostro riuscì a risolvere il problema delle statistiche dei download, e di quello che con tutto ciò gli accadde

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Alla fine, tra Google Analyics, MonsterInsights, ExactMetrics e tutti i santi che li proteggono ha avuto la meglio

https://www.statcounter.com

Un servizio davvero raffinato e preciso, personale gentile, interfaccia grafica gradevole, costa poco, anzi, pochissimo, e mi dà quello Google Analytics, bontà sua, non mi fa vedere.

La gente, come potete vedere dallo screenshot, scarica, e anche abbastanza. Non pochissimo come mi dice il servizio statistiche di Google, ma scarica. Sono bastati la sottoscrizione di un account, uno script, una sistematina al codice qua e là, 8 eurini al mese (meno certamente dei 199 $ollari richiesti da MonsterInsights), un po’ di pazienza (imprementare il codice in più di 31000 pagine statiche di classicistranieri.com non è uno scherzetto da poco) e una nottataccia di lavoro, ma ora tutto funziona che è una meraviglia e sono soddisfatto. Mi dice tutto, ma proprio tutto. I percorsi delle visite, e perfino se qualcuno mi clicca sulle pubblicità di Google. Se passo all’upgrade massimo mi spiccia pure casa.

Nel frattempo MonsterInsights mi ha rimborsato i 79 USD e spiccioli che avevo versato. Onesti e coerenti.

Con questo finisco i miei vaneggiamenti sulle statistiche, perché vi ho rotto i coglioni abbastanza. Volevo solo segnalarvi questo eccellente servizio che offre un periodo di prova di 30 giorni, anche se per sole 500 pagine tracciate (pochino per le mie esigenze, ma quando ho visto che l’accrocchio funzionava non ho avuto più dubbi).

Tutto è bene quel che finisce bene, dunque. E non tornerò mai più sull’argomento. Forse.

Statistiche dei download su Google Analytics: MonsterInsights vs. ExactMetrics: la mia seconda, tragicomica e surreale esperienza e di altre cose che in essa mi accaddero

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Devo tornare, gioco forza sull’argomento estivo delle statistiche con cui vi sto sfracassando le gònadi da ormai troppo tempo, perché ne accadono di tutti i colori e ci sarebbe solo di che mettere da parte la materia se non avesse del grottesco.

Riassumo: il servizio statistiche di Aruba non mi ha soddisfatto perché non era possibile filtrare spider, bot e crawler, falsando così i dati e rendendoli estremamente favorevoli per me, ma assolutamente falsi dal punto di vista della reale interazione umana.

Dopo tanto provare e navigare, ho deciso di puntare sulla soluzione gratuita e open source OWA (Open Web Analysis) e sull’onnipresente Google Analytics. Il problema della visualizzazione delle pagine, dunque, è risolto. Resta quello, non indifferente per classicistranieri.com, che né OWA né Google Analytics tengono traccia dei download effettutati. E capirete che per un sito che redistribuisce migliaia e di migliaia di files, e che occupa 412 Gb di spazio complessivo sul server non è un handicap da poco. Non avevo più bisogno di vedere che 4000 persone al giorno facevano clic su un file con un traffico di byte pari a zero. E’ un assurdo. Un file avrà un suo “peso”, piccolo o grande che sia. I risultati più schizofrenici li avevo con i file di grandi dimensioni (come quelli delle distribuzioni Linux, per esempio). Risultava che qualcuno cliccava, sì. Però non scaricava effettivamente o non finiva di scaricare il file (perché era troppo grande, per pigrizia, perché nel frattempo ci aveva ripensato, perché non si fidava della fonte di provenienza, o vai a sapere). Ecco, anche di questo mi importa ben poco. Mi interessa sapere quanti UMANI, pochi o tanti che siano, scaricano COMPLETAMENTE i miei files.

Ho provato a cercare in giro, fare domande sui forum, scrivere al creatore di OWA, per sapere come implementare questo benedetto servizio statistiche per i download ma nessuno mi si è cagato. Il sussiego e la supponenza che caratterizza certi nerd (quello che comincia dalla risposta standard “Read The Fucked Manual”) a volte rasenta l’incredibile, ma non mi sono dato per vinto, mi tengo OWA così com’è e vado avanti nelle ricerche. Dovrà esserci, pure, una soluzione. I vari script PHP che ci sono in giro non mi soddisfano: tutti i files di download devono essere caricati un un’unica cartella (invece io ce li ho sparpagliati che non so più nemmeno io dove sono), oppure devo dare il link di tracciamento. Un link per ogni file. Che per migliaia, forse milioni di files differenti fanno una mole di lavoro non indifferente, considerato che chelli so’ milioni a scrivere e io so’ uno solo a leggere, come diceva Troisi.

Ma trovo una soluzione. Si chiama MonsterInsights. E’ un plugin (sì, insomma, via, un softwarino) che si usa per implementare, tra le altre cose, anche l’attivazione dei download su Google Analytics. Non bisogna cambiare una riga di codice (comodo!), e ha una pecca non indifferente. Costa. E anche tanto. 119 US$ all’anno. Per il primo anno mi fanno uno sconto del 60%. Decido di pagare e di provarlo almeno per un anno. Sul mio account PayPal viene generato un pagamento automatico annuale per il rinnovo automatico, anno per anno, del servizio. Quest’anno pago 79 US$, dall’anno prossimo 119. Io non devo pensare a niente, pensano a tutto loro. Cioè, pensano a ciucciarmi automaticamente, alla scadenza, i soldi dal mio conto Paypal, senza nemmeno chiedermi (come invece fanno altri) se sono soddisfatto o no, se voglio rinnovare o meno, no, nulla, se non te ne accorgi ti inchiappettano in aeterno, et in saecula saeculorum. Disattivato il pagamento automatico da Paypal, mi sono messo a guardare come funzionava.

E nel confrontare i miserevoli dati di download di Google Analytics (modificato, avevo trovato un modo per usarlo che funzionava che era una scheggia, ma mi hanno sgamato e mi hanno cancellato il tag, si vede, invece, che con chi paga sono molto più gentili), ho trovato, per caso, su Google, un altro plugin (o softwarino) che, interagendo con Google Analytics, mostra ugualmente i download. Solo che questo è completamente GRATUITO. Si chiama ExactMetrics e funziona esattamente (troppo esattamente!) come MonsterInsights. Solo che la funzione download, stavolta è gratuita.

E, come Fantozzi che dopo essersi assorbito per mesi nella lettura dei libri di Marx e Lenin, alza la testa e dice “Ma allora ci hanno sempre presi per il culo!”, sono andato, tutto incazzato, a guardare la garanzia di soddisfazione di 14 giorni di prova, di MonsterInsights per farmi subito ridare i soldi (e che cazzo!). Trovo questo:

Bene, apro un ticket, chiedo il diritto di recesso, il rimborso e ognun per la sua via.

Poi esamino meglio la versione Lite di ExactMetrics. Ha una grafica e un aspetto che non mi sono nuovi. Ma disinstallo subito il plugin a pagamento MonsterInsights, e mi concentro su quello che offre il nuovo e generoso accrocchio informatico gratuito.

Anche loro hanno delle prestazioni supplementari a pagamento. Ma a me non interessano. E anche loro, guarda caso, offrono una garanzia di 14 giorni sui servizi supplementari che uno chiede e che paga (cari, eh?? Ma cari asserpentati, questi meno male hanno messo i download nella versione gratuita, se no m’assassinavano!). Ed ecco quello che ho trovato:

Cioè, MonsterInsighs e ExactMetrics sono della stessa proprietà, sono prodotti della stessa società. E un blog italiano lo aveva perfino segnalato. Solo che se uso ExactMetrics ho le statistiche dei download gratis, se scelgo MonsterInsights me lo devo pagare. Quindi, LA STESSA GENTE mi offre una prestazione gratis su un prodotto e a pagamento su un altro. E sono gli stessi!

Ho scritto a MonsterInsights una mail al vetriolo nel mio incerto e zoppicante (come me!) inglese, ma devo essermi fatto capire bene, visto che mi hanno risposto così (ovviamente, alla mia richiesta di rimborso, nemmeno un cenno):

Hi there,
I think there’s been a misunderstanding.

I can’t read Italian but from what I can read through Google translate that site has some pretty bad information.

For example, the line that says (and bare in mind this is Google translate so it may not be perfect) something like “you never have to pay for ExactMetrics” — that’s not true at all. We have a paid version of ExactMetrics. It’s found at ExactMetrics.com.

From what I understand it’s implying that ExactMetrics offers some of MI’s paid features for free, and that’s 100% false. That doesn’t make any sense.

Our two products currently have the same pricing model so what comes in the free version in MI comes in the free version in EM, and what’s paid in MI is also paid in EM.

The difference between MI and EM is solely design at the current time. Over time our plan is to continue adding new features to MonsterInsights and make it a full insights solution, as opposed to ExactMetrics that will solely focus on Google Analytics. If I were to make a recommendation between the two I would pick MonsterInsights because once a subscription is started we grandfather people into that price point.

As for the rest of this article, I’m not sure who wrote it but they really don’t seem to understand the analytics for WordPress space. For example three of the plugins on that page are not maintained anymore and one of them doesn’t even exist anymore as it was pulled from the repo.

-Cjris

Questa è la risposta di MonsterInsights. A cui risponderò a ma volta contestando la frase:

From what I understand it’s implying that ExactMetrics offers some of MI’s paid features for free, and that’s 100% false.

Non è falso. Le statistiche dei download vengono offerte gratis su ExactMetrics, e sono una delle “features” che sono a pagamento su MonsterInsights. Insomma, ci hanno provato. Ma con me gli è andata di melma.

I risultati veri, reali, umani dei download di classicistranieri.com non ve li faccio vedere nemmeno, da quanto sono sconfortanti. La gente (quella vera, non i robot dei motori di ricerca) scarica poco, anzi, pochissimo. E’ un vero e proprio deserto dei tartari. Come Giovanni Drogo me ne sto qui ad aspettare che qualcuno scarichi qualcosa.

E’ triste doverlo dire ma è così. Ma mi consolo pensando che se classicistranieri.com, nel suo piccolo sta male, quella che si autodefinisce la “concorrenza” sta anche peggio.

La manna su musicaclassicaonline.com: download possibili anche nei formati .OGG e .WMA (sentilì!)

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musicaclassicaonline.com raddoppia, anzi, triplica.

La sezione “download” del sito, dove è possibile scaricare migliaia di files .MP3 tratti dal catalogo magnatune.com su autorizzazione della stessa è disponibile anche nei formati .OGG (libero, aperto, open source e gratuito) e .WMA (proprietario, chiuso, ugualmente gratuito, è della Microsoft ma ha i suoi fans).

Basta andare su:

https://www.musicaclassicaonline.com/download-ogg

e

https://www.musicaclassicaonline.com/download-wma.

In formato .OGG e. WMA è disponibile ugualmente la sezione in appendice dedicata alla musica etnica. Scaricate e godete come dei majali!

Le novità sull’oscuramento del Project Gutenberg

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L’unica novità sull’oscuramento in Italia del Project Gutenberg, biblioteca on line con oltre 65000 titoli in versione e-book, .TXT e HTML, che ne causa l’irraggiungibilità dai principali provider italiani, è che NON ci sono novità.

Tutto è stabile, fermo, immobile, non si è mossa una virgola. Il fascicolo giace sulle scrivanie dell’ufficio del Pubblico Ministero in attesa che venga notificata a qualcuno del Guntenberg (il CEO?) una qualche informazione di garanzia o un avviso di chiusura delle indagini preliminari con accuse ben circostanziate e non gnenericamente motivate come accadde per il provvedimento di restrizione di visibilità nel nostro Paese (della serie: “Hai messo in linea questi, questi e questi altri titoli, sei accusato del reato di cui all’articolo tale e tal altro)”, e NON “il provvedimento cautelare vede la propria giustificazione nel fatto che il Project Gutenberg avrebbe diffuso, continuamente, opere dell’ingegno che sarebbero protette in Italia”.

In breve, bisogna passare dal condizionale all’indicativo, dalle ipotesi ai fatti oggetto di accusa. Conosciamoli questi titoli tanto vituperati che sono legali negli USA e illegali da noi. Ci sono solo Massimo Bontempelli e Sibilla Aleramo di mezzo? O c’è un ragionamento più macchinoso e imperscrutabile?

Di certo sappiamo e riassumiamo che:

* Se si usa una connessione internet fornita da Wind (adesso WindTre), il sito corrispondente al dominio gutenberg.org è regolarmente raggiungibile. Mi dispiace cambiare gestore solo per quello, ma ho trovato occasioni più risparmiose e io sono un po’ Paperon de’ Paperoni, 3 euro al mese stanno meglio in tasca a me che in tasca a loro;

* Se si usa una connessione internet formita da altri operatori si può accedere alla versione beta del sito del Progetto, che risponde (o dovrebbe rispondere) all’indirizzo http://dev.gutenberg.org/ (con Fastweb è tutto fermo);

* I siti restano ancora irraggiungibili dalla maggior parte dei device (computer, tablet, smartphone) in Italia. Ma l’oscuramento si è rivelato un colabrodo. Tanto che è ancora regolarmente raggiungibile http://gutenberg.pglaf.org/ ( questo si sono dimenticati di oscurarlo, eh, lo so, ci si rimane male, ma cosa volete farci??);

* Non esistono persone iscritte nel registro degli indagati per l’ipotizzato reato di cui alla lettera a-bis dell’articolo 171 della legge 633/41 e successive modifiche. Premesso che esistono dei reati, chi (nomi e cognomi) paga?

* Sappiamo che c’è stato un buontempone (perché di questo si tratta) che ha avuto l’ardire di andare a consultare la Guardia di Finanza incaricata di operare materialmente l’oscuramento del sito. E’ stata una mossa che se riportata in una notazione scacchistica sarebbe stata trattata con due punti interrogativi (??) ovvero come mossa su cui ci sarebbe molto da dire. Sempre per continuare con il paragone scacchistico, la visita di questo signore alle Fiamme Gialle sarebbe da paragonarsi al “matto dell’imbecille”. Un effetto Streisand, è stato come farsi harahiri. Il personale della Finanza si è messo a sfrucigliare sul DVD allegato come prova alle accuse ipotizzate e ha trovato almeno quattro o cinque titoli (prova adesso a dire che non ci sono!), e il buontempone se n’è andato con le pive nel sacco (non avevo intenzione di parlare di questo aspetto, lo faccio perché è stato pubblicato da Maurizio Codogno su un articolo del suo blog);

* Non conosciamo l’esito di eventuali mosse della difesa. Ci potrebbe essere stata un’istanza di “disoscuramento”, o, quanto meno, di “oscuramento” delle SOLE opere contestate? Perché la magistratura ha agito con la mannaja e non col bisturi, quando bastava inibire l’accesso a quattro o cinque pagine di download? E’ stato fatto qualcosa in proposito?

* Ho sempre più la FERMA impressione che il Project Gutenberg sia interessato a rispettare le leggi del SUO paese (dove non si è mai fatto pizzicare con le dita bagnate di saliva nel barattolo dello zucchero), ma che non abbia il benché minimo interesse a difendersi in Italia, e che chi in Italia è interessato al suo caso sono giusto quattro o cinque fissati con la cultura digitale, tra cui io e varii wikipediani. Continua, inspiegabilmente, l’assordante silenzio di Liber Liber sul caso. Ma due righine di solidarietà da mettere in evidenza no? Macché!

* Non credo che la magistratura italiana sia molto interessata al fatto che esistano utenti italiani impossibilitati ad accedere alle migliaia e migliaia di opere di pubblico dominio (negli USA) che il Project Gutenberg offre. Intanto si oscura, poi si vedrà.

E così, in quest’inerzia, si consuma il destino della biblioteca digitale più grande del mondo. Ogni giorno che passa senza il Gutenberg in Italia è un giorno in più di barriera architettonica alla cultura. Facciamo qualcosa.

musicaclassicaonline.com: le nuove sezioni dedicate al libero download e alla musica etnica

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Da oggi migliaia di files relativi alla musica classica sono redistribuiti, per il libero download on line, in formato MP3, su musicaclassicaonline.com all’indirizzo:

https://www.musicaclassicaonline.com/download

E’ presente anche una sezione collaterale dedicata alla musica etnica raggiungibile presso

https://www.musicaclassicaonline/etnica

Scaricate tutto quello che volete o ascoltatelo on line, a vostro piacimento, che sarà anche il mio. Tutti i file sono tratti da magnatune.com e sono redistribuiti secondo una licenza Creative Commons.

Come aggiungere i download alle statististiche di Google Analytics

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Allora, alla fine nella guerra per avere delle statistiche umane e reali di tutto il visitato e lo scaricato sui miei tre siti l’ha spuntata ai punti e sul filo di lana, o in zona Cesarini, come si dice alla calcistica, Google Analytics.

Gli avversari erano:

a) Il servizio statistiche di Aruba associato ai domini (subito scartato perché non permette di filtrare i crawler, i bot, gli spider, gli attacchi hacker, insomma, tutta quella robaccia di cui in genere uno non ha bisogno se vuole vedere CHI ha effettivamente -e non per motivi di analisi del siti- scaricato qualcosa o si è collegato con QUELLA data pagina);

b) OWA. E’ open source, è gratuito, funziona benissimo, occupa pochissimo spazio sul database, ma non ha implementato la funzione download. Ho anche scitto al curatore del programma e alla community, dopo essermi sbatezzato a leggere il manuale, non mi hanno risposto, allora vadano a fare in culo (alla faccia della solidarietà dei “fratelli” dell’open source!);

c) MATOMO. E’ a pagamento (23 euro al mese, mica cazzi), è accuratissimo, funziona da dio, è open source, è etico, è attentissimo alla privacy, si pone come l'”altro” Google Analytics, per questo ho deciso di sostenerlo, si trovano in Nuova Zelanda, quindi quando noi andiamo a letto loro si alzano. Ho chiesto più volte aiuto tramite l’helpdesk, sono stati molto carini, io scrivevo alle 10 di mattina e loro rispondevano alle 2 di notte. Fusi orari- La loro sezione dei downloads lascia molto a desiderare ed è estremanete esigua rispetto alla realtà di fatti;

d) MONSTERINSIGHTS: E’ a pagamento anche questo. Per darti un cazzino di plugin WordPress con la licenza e farti vedere i download su Google Analytics (perché altro non è che un’interfaccia tra WordPress e Google Analytics) vogliono 199$ dollari all’anno. Ma per il primo anno, visto che siete voi, vi fanno il 50% di sconto, e pagate “solo” $99,50. Conveniente, no??

Allora, mi sono detto, ci sarà un qualche cavolo di modo per poter configurare Google Analytics in modo che tracci anche i clic sui download, senza svenarsi? DEVE esserci un modo. E non sto qui a spiegarvelo io, se non per chiosarlo un po’. C’è già il metodo, ce lo spiega diettamente google, ed è qui:

https://support.google.com/tagmanager/answer/6106716?visit_id=637316177358137061-2676634383&rd=1

Ecco, qui c’è TUTTO quello che dovete sapere se volete tracciare il download di un solo file, o di un gruppo di file con determinate estensioni.

Ho seguito ALLA LETTERA le istruzioni della sezione “Utilizzare attivatori e tag separati per monitorare i clic”, l’unico lavoro un po’ più lungo è stato quello di impostare gli attivatori. Ne ho messo uno per ogni estensione di file distribuita, e non è uno scherzo ricordali (quasi) tutti. Ma a parte questo, basta mettersi di santa pazienza a seguire PEDISSEQUAMENTE (come direbbe il pedissequo Baluganti Ampelio) tutti i punti descritti. Io l’ho fatto e a me ha funzionato alla prima. A voi non lo so e sinceramente m’importassai. E dunque, su Google Analytics, et voilà les downloads:

Bellino, nevvero? Ovvia, anche questa è fatta. A Aruba ho chiesto la disattivazione del servizio statistiche (e già che c’ero anche se mi è dovuto un qualche rimborso, non si sa mai, meglio in tasca a me che in tasca a loro, del resto li pago profumatamente per l’hosting, per il database MySQL e per un sacco di altra buonissima roba di cui sono soddisfatto), ho usufruito della garanzia di 14 giorni per recedere dall’ordine di MONSTERINSIGHTS (i $99,50 mi sono stati rimborsati IMMEDIATAMENTE e senza nemmeno una domanda, la licenza revocata e mi hanno chiesto perfino il mio parere su come migliorare il loro prodotto (ci vuol poco, a dirla tutta). OWA continuo a utilizzarlo anche se me ne faccio di poco, ma ci sono affezionato, è gratis, carino, funziona bene, e poi tutt’al più mi gonfierà un pochino il database, badalì, cosa volete che sia, tanto c’è chi paga. Quanto a MATOMO, son carini, son bellini, sono etici, son cortesi, sono open source ma sono cari asserpentati e il servizio statistiche funziona a singhiozzo, voglio dire, intanto ho disabilitato i pagamenti automatici mensili da Paypal in modo di non ritrovarmi una addebito di 23 euro e spiccioli il mese prossimo, poi mi farò rimborsare anche quelli pagati per l’attivazione (la garanzia è di 30 giorni, e c’è un po’ di respiro, diamo loro un’ultima chance, ma la vedo dura…)

Google è una rirsorsa proprietaria, non so che fine fanno i miei dati, mi auguro che se ne stiano lì dove sono conservati, e che non vadano a nessuno, che vi devo dire, non è open souce? Non è etico? Non rispetta la privacy? Non ha un plugin per WordPress? Non ti fa lo sconto del 50% ma è solo gratis? E lo so che il prezzo da pagare sono IO, ma porca miseria, 23 euro al mese a quello, 99,50 all’anno a quell’altro, non ho mica ammazzato nessuno!

Insomma, via, è fatta anche questa!

Considerazioni in qua e in là

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Sono due o tre giorni che non scrivo un po’ perché mi sembrava di non avere nulla di interessante da dire, un po’ perché sono stato impegnato a rimpinguare le casse di Facebook con la mia carta di credito per la pubblicità ai miei siti (o sytarelli), solo che ho visto che mi “sugavano” un po’ troppo e ho dovuto limitarmi, un po’ perché, secondo le statistiche di matomo.org (o .cloud, ora non rammento), site calati vertiginosamente nelle visite e nelle pagine viste.

Non si fa, ingrati. Che va bene che siamo in estate, va bene che avete altro di meglio da fare che stare a legger me (ma, mi raccomando, qualsiasi cosa facciate fàtela con la mascherina!), ma un tracoloo come quello di queste ultive 24-36 ore non si era mai visto. Cosa vi scrivo a fare, allora? Perché importa a me, e poi le statistiche dicono mille cose diverse. Aruba spara numeri altissimi, Google Analytics dice che il sito sta bene e che, anzi, è in ripresa, Matomo invece indica che siamo al lumicino degli accessi, OWA dice che più o meno siamo stabili. Io non so più a chi dar retta.

Su Facebook la pagina che sta funzionando di più è senza dubbio quella di musicaclassicaonline.com, che sta avendo un putiferio di like e di iscrizioni. Ma anche classicistranieri.com e il post del blog dedicato al sequestro e all’oscuramento del Gutenberg Project ha i suoi fans (è, a tutt’oggi, la pagina più visitata del blog in assoluto, e ne sono contento, quella “inchiesta” mi è costata 12 ore di lavoro -ma ripartite in due giorni-). Insomma, si va avanti. Pagando.

Siamo ancora lontanissimi dai risultati di quella che si autodefisce “concorrenza”, e che io semplicemente definisco “editore”. Ma esistiano da pochi giorni, e, passo dopo passo, andremo lontano.

Se no a che serve Facebook? A mettere i cuoricini?

Roba ganzifera: inspectlet.com

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Oggi ho trovato un cosino, ma bellino bellino. Si trova al link:

https://www.inspectlet.com

ed è parecchio ganzo.

Si tratta di una utilità (molto utile, se no che utilità sarebbe?) che, anziché dirti COSA fanno i tuoi visitatori sul tuo sito, ti dice, anzi, ti MOSTRA, il COME lo fanno.

Praticamente è come una webcam, che quando un utente apre una sessione, registra un filmato e fa vedere cosa fa il mouse dell’utente (se si collega da PC) oppure lo scrolling di una pagina e tutte le altre azioni, compresi i clic su altre pagine, sui download etc… (se si collega da smartphone).

E’ una risorsa molto “addictive”, nel senso che quando la provi non te ne stacchi più. Il servizio più completo è a pagamento, e devo proprio dire che costa caro asserpentato (si va da 39 dollari a 499 dollari AL MESE, che sono quasi un mutuo), ma se volete provarlo, testarlo, e, comunque, se vi accontentate (e, soprattutto, se si accontenta la vostra carta di credito), c’è una versione free illimitata che offre 1000 sessioni registrate al mese, e circa 10000 pagine indicizzate, sempre al mese. Non è malissimo, sono 34 sessioni al giorno (i dati sono mantenuti per un mese) che se non vi permettono di avere in mano la situazione completa, almeno vi dànno l’idea di che cosa sta succedendo, si che cosa fa effettivamente un utente quando guarda il vostro sito, per tutto il tempo che ci sta sopra.

Il sistema è sempre il solito: ci si iscrive immettendo un indirizzo mail e una password, e si riceve subito (senza nemmeno una mail di conferma) un codice da inserire nelle pagine web che vi interessa monitorare. Io l’ho inserito sul blog di classicistranieri.com, e i primi risultati sono davvero sorprendenti. La gente clicca o arriva su una pagina, guarda, fa download, oppure dà un’occhiatina sommaria e veloce e poi esce. C’è chi resta per 40 secondi, consulta quello che gli interessa, velocemente, quasi come se non sapesse leggere. Quello che si vede è che la gente non si sofferma troppo. La gente vuole tutto e lo vuole subito, non sta ad aspettare. Non si guarda intorno, non vede quello che c’è (e su classicistranieri.com c’è veramente un bel putiferio di roba), non si sofferma. E’ un mordi e fuggi, quasi quasi avevano ragione le statistiche di Aruba quando mi dicevano che la gente cliccava sui files ma scaricavano zero Mb. Possibile? No. Però per molti è probabile. Ah, il dono incomparabile dell’attesa!

Ora lo inserisco anche sulle 31000 pagine statiche HTML che ho (puff, puff!) e poi vi so dire. Però provatelo anche voi. Se no per senza nulla cosa volete, anche un fiasco d’olio (come diceva sempre il mi’ cugino Mario)??

PS: Una roba del genere dovrebbe avercela anche OWA, di cui vi ho già parlato in un articolo entusiastico, ma non sono riuscito a farla funzionare. O cosa ci volete fa’??

Open Web Analytics (OWA), il miglior software (gratuito) per la gestione delle statistiche di un sito

Perché vi parlo tanto delle statistiche

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Che uno dice “ma perché ultimamente ce l’hai tanto con questa storia delle statistiche”? Semplice, perché cercavo dei mezzi (e ne ho trovati due, uno gratuito e l’altro a pagamento) per avere delle statistiche vere, basate soprattutto su accessi umani. I numeri altissimi delle vistie ai miei siti che mi riportavano le statistiche di Aruba erano, sì, dei massaggi dell’ego, ma erano completamente falsate.

Vi faccio un esempio: queste sono le statistiche di Aruba relative all’ultima settimana del blog. Ora, uno si aspetterebbe che la pagina più visitata del blog sia la Home Page, ed in effetti per Aruba è così. Solo che guardate un po’:

La Home Page è effettivamente in prima posizione, ma in seconda c’è un file di configurazione di WordPress, wp-cron.php che serve per programmare la pubblicazione dei post o di altri eventi, funzione di cui mi faccio di poco, tant’è che non la uso. E se non la uso perché viene indicizzata? C’è qualcuno che cerca di metterci le mani sopra, così come admin-ajax.php, anch’essa nella classifica. Non parliamo poi della pagina wp-login.php che è quella che serve per entrare nel pannello di amministrazione del sito. Lì c’è sempre qualcuno che ci prova, ben 352 utenti nell’ultima settimana. E io quella pagina la uso sì e no 3-4 volte al giorno.

Tanti guardano anche la pagina dei feed RSS. Troppi. Non possono essere solo quei birbantelli di solocase.cloud che mi catubano i contenuti e li ripubblicano con la pubblicità alle loro attività finanziarie.

Poi uno guarda più sotto, ed ecco quello che appare:

Spider, ragnetti, crawler, robot, che, come dice Wikipedia alla pagina corrispondente:

“…un crawler è un tipo di bot (programma o script che automatizza delle operazioni), che solitamente acquisisce una copia testuale di tutti i documenti presenti in una o più pagine web creando un indice che ne permetta, successivamente, la ricerca e la visualizzazione.”

E ce ne sono a millanta, da Google a Facebook, da Archive.org (va beh, loro mi fanno piacere), da Yandex a Bing. Cosa me ne faccio io di queste statistiche se sono inclusi anche gli hacker che tantano di manomettermi il sito e i crawler che vanno a guardarci dentro? A me interessa la gente, gli umani, chi entra nelle pagine, quanto sta a guardarle, da dove viene e chi è (indirizzi IP). Per questo ho cambiato servizi di indicizzazione e devo dire che mi ci trovo benone.

Se no si può fare come fanno quelli di Liber Liber, che quando vai a cliccare sulla pagina delle loro statistiche pubbliche ti fanno vedere questo risultato:

E’ un mondo difficile. Futuro incerto e felicità a momenti.

Aggiornamenti sul caso docplayer.it e 101domain.com

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Dunque, vediamo un po’ di fare ordine e chiarezza perché le cose sono un po’ intricate.

Ricorderete che sul sito docplayer.it era stata pubblicata illecitamente una copia del mio libro “Difendere la privacy“, in versione .PDF. Il caso lo avevo descritto qui:

docplayer.it ripubblica abusivamente il mio “Difendere la privacy”

Ora, si dà il caso che da una ricerca sul Whois, il sito risulti registrato a 101domain.com:

che però non è il proprietario né del sito né il responsabile dei contenuti, ma solo il “registrar”, quello che vende nomi a dominio, l’Aruba de noàntri, insomma.

Andando a fare una ricerca su docplayer.it, si scopre che c’è un costo per il dominio, che è di 149 US$ + VAT. Nemmeno tanto.

La garanzia è data dalle rassicuranti annotazioni:

“We will refund your money if we can’t engage the current domain owner in negotiation. We will always keep your identity private, allowing us to negotiate easily and for the best deal.”

Quindi, i 149 dollari NON sono per l’acquisto del dominio. 101domain.com agisce come intermediario, come una agenzia immobiliare. Solo che invece di vendere case vende domini. Fa una trattativa tra te e l’amministratore vero del dominio (che un lettore attento mi ha confermato essere un russo, tale Vladimir Nesterenko). Tu proponi una cifra massima e una cifra minima per l’acquisto, se all’intestatario la cosa va bene l’affare va in porto, se non si conclude ti ridanno i tuoi 149 dollari.

Decido di pagare. Faccio questo salto di qualità, nella speranza di concludere l’affare e di mettere a tacere per sempre il sito docplayer.it che, da quello che presento, di contenuti coperti da copyright dovrebbe averne ben più di uno, sicuramente molti oltre al mio.

Vengo subito contattato via mail dall’ufficio di 101domain.com, che mi dice, tra le altre cose:

“After an initial review, we see that this domain is currently being used for a live website.”

E va beh, chi se ne frega, siete voi che vi proponete come intermediari, cosa me ne frega a me se è un sito live, io sono interessato al nome a dominio, non certo ai contenuti.

Ma la frase più inquietante della mail è la seguente:

“Your original domain concierge fee ($149) will become non-refundable if we do receive a response from the domain owner, regardless of the domain’s availability. “

Insomma, se Vladimir dice di no, o che il dominio non è in vendita, NON mi ridanno i 149 dollari spesi (non vi dico la cifra che ho offerto per quel sito, per questioni di riservatezza e privacy) per la loro intermediazione. Bella roba. Potevano anche scriverlo nel loro messaggio rassicurante quando l’utente va a cliccare sulla loro proposta economica. Comunque panico. Anche perché è chiaro che Vladimir un dominio del genere non lo cederà mai. Ne ha molti altri, del tipo ‘docplayer’, con svariate estensioni. Il più famoso è docplayer.nl. Non ha pubblicità, almeno io, al contrario di altri blogger, non ne ho ravvisate. Ma se decidesse di mettere AdSense su OGNUNO dei siti ‘docplayer’ di sua pertinenza, farebbe in un giorno molto di più di quello che io potrei offrirgli per l’acquisto. Chi glielo fa fare di cedere qualcosa che gli dà visibilità immensa? Per un testo sotto diritti, poi?

C’è un modulo da compilare se qualcuno vuole il ritiro di un file PDF presente nell’immensa biblioteca di docplayer.it, pare che siano anche molto celeri nelle risposte e nelle rimozioni. Ma il punto non è che io voglio scrivere per eliminare dal sito quello che è mio, il punto è che quel contenuto su quel sito non ci poteva e non ci doveva stare. E’ chi ce l’ha messo che non lo poteva fare. E vallo a pescare, ora, il maramaldo che ha uploadato illecitamente il mio libro.

Comunque, come vi dicevo, panico totale! Non mi ridanno i miei 149 dollari più tasse pagate.

Ma c’è una via di salvezza:

“Please confirm that you would like us to proceed with attempting to contact the domain owner of DOCPLAYER.IT or prefer a refund now.”

Insomma, se chiedo un rimborso SUBITO i 149 dollaroni fruscianti più VAT me li ridanno. E certo che ci rinuncio subito, che sono scemo? Sono un blogger, sono un curioso, sono un indagatore di questi misteriosi intrighi del web, sono un denunciatore di piccoli e grandi misfatti informatici, sono un debunker dei debunker, ma non sono mica la Banca d’America e d’Italia! Rispondo alla mail che voglio il rimborso subito. Stamattina apro il mio conto PayPal e, finalmente, eccolo qui

Sospiro di sollievo.

Per docplayer.it ci saranno altre iniziative (stavolta giudiziarie) da portare avanti. Si va avanti. Con juicio.

Matomo: un eccellente strumento di statistiche a pagamento

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Vi vo’ a parlare oggi di un altro eccellente servizio per statistiche web, davvero bello e completissimo.

Vi avevo scritto di OWA (Oper Web Analysis), che è un software gratuito, e che funziona in maniera eccellente. Chi volesse approfondire può farlo qui:

Open Web Analytics (OWA), il miglior software (gratuito) per la gestione delle statistiche di un sito

Vi avevo detto che il limite dell’applicazione è che non conteggia i download dei file, e questo, per una risorsa come classicistranieri.com o musicaclassicaonline.com è un handicap molto penalizzante.

Ho trovato un servizio (stavolta a pagamento, ma costa poco), che si propone come alternativa a Google Analytics (piuttosto limitato e deludente, in verità), nel pieno rispetto della privacy e del pieno ed esclusivo controllo dei dati.

Si chiama https://www.matomo.org, è una piattaforma interamente open source (cosa che non guasta mai, anzi!) e se volete avete la possibilità di provarlo gratis, in tutte le sue funzioni, per 21 giorni su un solo sito. La versione base a pagamento (che è quella che ho acquistato) costa 19 euro al mese, ed è implementabile su 3 siti (e io ne ho giusto 3!). C’è la possibilità di farsi inviare le statistiche anche via e-mail, ogni giorno, ogni settimana o ogni mese. Tra le funzioni che potete richiedere figurano

– Le dashboard di tutti i siti
– Sommario delle visite
– Paese
– Continente
– Lingua Browser
– Città
– Codice della lingua
– Tipo di dispositivo
– Versioni Sistema Operativo
– Browser
– Versione del browser
– Flusso di Utenti
– URL delle pagine
– Pagine di ingresso
– Titoli delle pagine in entrata
– Pagine di uscita
– Titoli delle pagine di uscita
– Titoli delle pagine
– Download
– Durata delle visite
– Pagine per visita

Una volta che vi sarete iscritti, sarà creato un dominio del tipo vostronome.matomo.org, su cui potrete accedere per vedere le vostre statistiche in tempo reale. Vi sarò dato un codice da copiare ed incollare su tutte le pagine del vostro sito che volete vengano indicizzate (seguite gli approfondimenti che vi ho dato nell’articolo per OWA) ed il gioco è fatto. Ecco qui un esempio relativo al blog:

Sono dati minimi (ho implementato l’applicazione solo ieri, abbiate pazienza), ma è solo un’esemplificazione. Funziona bene davvero, vale decisamente la spesa. Sono stufo di vedere indicizzati anche i tentativi dei russi e dei cinesi (moltissimi, questi ultimi) di cambiare i file di configurazione del mio WordPress, per cui il più seguito è un file .php del cavolo.

Fateci un pensiero. Etica, privacy, open source e libertà non hanno prezzo.

Tanto per chiarire…

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Qualcuno mi ha chiesto perché io continui a mantenere in prima posizione sulla mia home page i post relativi alla violazione del copyright dei contenuti di mia pertinenza.

La risposta è semplice: perché il blog è mio e ne faccio quel che mi pare, come il vecchio che coltivava tamarindi e di cui vi ho parlato qui:

Il significato primordiale e profondo del Tamarindo

Credo che rimuoverò i post dalla messa in evidenza sull’home page quando ciascuno di loro avrà raggiunto almeno 1000 visualizzazioni. Nel frattempo, per vedere le novità del blog, fate un po’ di scrolling con il mouse, oppure (meglio) iscrivetevi al nostro feed RSS che trovate qui:

https://www.valeriodistefano.com/feed

musicaclassicaonline.com è vivo e lotta insieme a noi!!

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Qualche anno fa avevo realizzato un terzo sito per la diffusione di registrazioni di musica classica in pubblico dominio (incise, cioè, almeno 70 anni fa), o sotto licenza Creative Commons. Si chiama musicaclassicaonline.com e non ha una gradevolissima impostazione grafica (o fatelo meglio voi!), a tratti ci sono delle imperfezioni, ma, insomma, alla meglio funziona.

La sua gestione, però, mi era terribilmente ostica. Insomma, ero lento a inserire nuove immissioni. Inoltre, come lo stavo gestendo ultimamente non mi piaceva. Quindi l’ho lasciato lì per mesi e mesi, pensando che, alla scadenza del dominio, lo avrei tristemente abbandonato al suo destino. Tanto non se lo filava praticamente nessuno. Invece, meraviglia delle meraviglie, guardate un po’ qui:

Il sito è trafficatissimo, più del blog e di classicistranieri.com messi insieme. Bella soddisfazione. E io che pensavo che non valesse una cicca! Quindi ho deciso di resuscitarlo. La pagina Facebook relativa agli aggiornamenti è già on line e aspetta solo quel centinaio (mi accontento di poco) di like per ripartire.

Devo ancora risolvere il problema della versione PHP del server che devo aggiornare alla più recente disponibile, aggiornare WordPress, reindirizzare il file di configurazione al nuovo database MySQL e poi si parte con gli aggiornamenti (li vedete nella apposita sezione della riproduzione dei feed RSS qui accanto). Sarà, per la prima volta, un sito completamente senza pubblicità. Un po’ perché con gli annunci di Google su classicistranieri.com e sul blog guadagno abbastanza da potermelo permettere, un po’ perché così facciamo felici quelli di magnatune.com, che sono tra i principali fornitori di materiale sonoro (ma non solo, ci sono anche delle registrazioni storiche e perfino qualcosa di estratto dal sito di quei simpaticoni di Liber Liber). Insomma, si comincia, pian piano a riportare in vita la risorsa, che avrà tanti ma tanti accessi, alla facciaccia di chi chi ci vuole male.

Perché cercate tra i morti colui che è vivo?

E non la finiscono più di copiare: il caso de “La Giara” di Luigi Pirandello e del Collège Sismondi.ch

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E non finisce più. Questa mattina, facendo due ricerche veloci su Google, ho notato che sul sito italiano.sismondi.ch è stata riportata la mia audiolettura de “La Giara” di Luigi Pirandello.

TUTTE le mie inutili audioletture, così come TUTTI i miei inutilissimi libri (ciarpame, insomma), sono coperte da copyright, e NON sono distribuite sotto licenza Creative Commons. Quindi, tanto per cambiare, ci vuole la mia autorizzazione, autorizzazione che, nel caso in specie, non mi è stata richiesta né ho concesso.

Ho deciso, però, di lasciar perdere e di richiedere al collegio in questione, trattandosi di una istituzione scolastica ed essendo stata ripresa la risorsa a fini educativi e non commerciali, di autorizzare il prosieguo dell’utilizzazione, spiegando però che dovranno apporre una dicitura che indichi che l’opera è sotto copyright. Ecco il testo della mail che ho mandato tramite un modulo appositamente messo a disposizione (l’indirizzo e-mail del collegio non c’è sul sito, e ho dovuto rifarmi alla sezione “contatti”!). Ho notato che sul sito c’è scritto che tutti i contenuti sono distribuiti secondo una licenza Creative Commons. Beh, la mia lettura de “La Giara” no. E non voglio che le modalità di diffusione vengano alterate. Solo classicistranieri.com può distribuire le mie letture. Punto. Gli altri non devono fare altro che chiedermi un’autorizzazione (che, peraltro, quando è successo, non ho mai negato a nessuno).

Gentili Signori,

ho notato che alla pagina

https://italiano.sismondi.ch/spazio_lavoro/spazio-di-lavoro-per-il-gruppo/archivio-alberto-cairoli/4it-df02/pirandello/luigi-pirandello-la-giara-1/view

è riportata la mia audiolettura de “La giara” di Luigi Pirandello.

Vi informo a tal proposito che TUTTE le mie audioletture riportate sul sito classicistranieri.com da Voi correttamente segnalato, sono coperte da copyright, non sono rilasciate sotto licenza libera (e non possono essere quindi assimilate alle regole di una Creative Commons) e hanno bisogno del mio consenso preventivo per essere ripubblicate. Tuttavia, trattandosi di un uso a scopo meramente educativo e considerata la natura del Vostro sito web, sono lieto di permetterVi di continuare l’uso dell’opera così com’è, avendo però cura di correggere le informazioni della pagina inserendo la seguente dicitura: “(C) Valerio Di Stefano – Tutti i diritti riservati – Redistribuito su gentile concessione gratuita”.

Attendo una Vostra risposta in merito e vi saluto cordialmente.

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com
+393395823XXX

Vediamo che cosa e, soprattutto, SE risponderanno. Vi terrò informati.

Il sito è corredato da una Breve riflessione sul diritto d’autore, che culmina nella citazione di una frase di Erri De Luca:

Il diritto d’autore si fonda su una presunzione di primizia e originalità e sulla buffa pretesa che alle storie si possa applicare un brevetto.

Ebbene, sulle storie, come quella della Giara di Pirandello, non ci sono brevetti (Pirandello è morto da più di 70 anni, quindi la sua opera è in pubblico dominio). Sulle interpretazioni (per quanto cialtronesche e amatoriali come la mia) sì. Erri De Luca ha cannato. Ma cannato di brutto.


AGGIORNAMENTO DEL 13/07/2020: Considerato che il Collegio, o qualche suo responsabile, non hanno risposto alla mail che vi ho riportato, assistito dall’Avvocato Laura Avolio del Foro di Teramo, oggi abbiamo inviato la seguente comunicazione al Direttore (o “Dirigente Scolastico”, come si dice in Italia):

Download (PDF, 58KB)


Ho appreso che sul link https://italiano.sismondi.ch/letteratura/autori/Pirandello/sei-personaggi-in-cerca-dautore/lagiara.mp3/view viene diffusa una seconda copia della mia audiolettura de “La Giara” di Luigi Pirandello, in una sottocartella che si chiama “Sei personaggi in cerca d’autore” (cosa c’entra la novella “La Giara” con l’opera teatrale dei sei personaggi ancora non è chiaro). Ebbene, su questo link appare la lettura nuda e cruda, senza la dicitura dell’autoe (grazie!) della provenienza (grazie!!) o della tutela dei diritti  -anzi, c’è il logo della licenza Creative Commons, che indurrebbe in errore il lettore – (grazie ancora!!!). Vi lascio ogni speranza, o voi ch’entrate, e lo screenshot relativo:

PS: Di Pirandello ho letto anche “Ciàula scopre la luna”. Com’è che di quello non gliene frega niente a nessuno?

AGGIORNAMENTO DEL 13/08/2020:

Aggiornamento: il Collège Sismondi di Ginevra non ritira le raccomandate

dev.gutenberg.org irraggiungibile da Fastweb (ma non da Tim e da Wind)

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Ho cambiato gestore. Fastweb funziona bene, ma stasera, quando sono andato a collegarmi con il sito beta del Project Gutenberg, raggiungibile all’indirizzo

https://dev.gutenberg.org

ho ricevuto questo bel messaggio di errore:

Il dominio gutenberg.org, come sapete, è stato oscurato su provvedimento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Ma finora la versione beta che vi ho segnalato era regolarmente raggiungibile.

E lo è ancora. Ho provato con una connessione TIM ed ecco il risultato:

Anche Wind permette l’accesso a dev,gutenberg,org:

Ma non solo. Wind è l’unico provider attraverso il quale è possibile raggiungere il sito principale (oscurato in tutta Italia) gutenberg.org:

Questione di IP stranieri? Può darsi. Di certo c’è che l’oscuramento non è totale e non è attuato da tutti i provider italiani. Almeno non a livello di sottodomini. Il Project Gutenberg è vivo e lotta insieme a noi.

Il dominio gls.it in vendita a 12999 euro (e ci state larghi!)

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Avevo bisogno (e ne ho tutt’ora) di controllare una spedizione via GLS indirizzata a me. E’ il modem della Fastweb, senza il quale non riesco a fare un piffero di nulla. Sta arrivando, me lo consegneranno domani, e finalmente sarò indipendente da tutto questo consumìo di Giga, pagati a prezzi da strozzinaggio alle nostre compagnie telefoniche, sempre con il patè d’animo di stare a guardare quanti me ne restano per fare quello che devo fare (scrivere un articolo sul blog e pubblicarlo non consuma quasi niente, sono le distribuzioni di Linux che metto su classicistranieri.com via FTP che fanno la differenza, ma del resto a qualcuno bisogna pure che lo mettano in quel posto, e quel qualcuno sono io).

Insomma, nulla di più semplice, si va su internet, si cerca il sito della GLS, si immettono i dati e si vede dove la sedizione è ferma (sabato scorso si è arenata a Teramo, a 30 Km. da qui, ho un modem a portata di mano e no posso usarlo, ma vi rendete conto?).

Già, ma qual è l’indirizzo web della GLS? Non ho voglia di googlare, quindi vado (quasi) sul sicuro. Proviamo gls.it, mi sono detto, ed ecco quello che mi è apparso:

Un reindirizzamento verso domains.altervista.com che mi informa che ho avuto un culo della malora, una fortuna sfacciata, una sorte benigna da competizione, perché il dominio gls.it è in vendita, sì, e siccome c’è stata l’emergenza coronavirus (che non si capisce bene cosa abbia a che vedere con la comparvendita dei domini web, i virus informatici sono ben altra cosa). Il costo? Una bazzecola, all’inizio erano SOLO 24000 euro. 24000 euro per poter usare un dominio riconducibile intuitivamente a una società di trasporti e consegne. Ma siccome il coronavirus è brutto, sporco e cattivo, allora il prezzo è sceso quasi della metà, per la precisione 12999 euro, che sono ugualmente un prezzo astronomico, ma, insomma, almeno ti fanno un po’ di sconto. E c’è anche quell’euro in meno che ti puoi tenere in tasca per il carrello del supermercato e che ti fa supporre che il dominio costa 12000 e non 13000 euto. Un po’ come quando al supermercato mettono le pesche a 1,99 anziché a 2 euro. Son piccole e mediocri chiapparelle.

Ma davvero c’è gente che fa di queste cose?? E chi se lo compra a 13000 euro un dominio tipo GLS.it? Uno che ci mette una pagina piena di pubblicità di Google con la speranza che tutti quelli che sbagliano come me ci clicchino sopra e gli permettano di recuperare i 13000 improvvidamente spesi. Ah, e poi c’è anche un indirizzo mail a cui rivolgersi, nel caso si fosse interessati. Naturalmente è su Gmail (perché avere un indirizzo di posta elettronica su un dominio dedicato non se ne parla, vero? Tutto gratuito, tanto ci sono i gonzi che tirano fuori 13000 euro così per sport o perché gliene dà la gana!)

Ma GLS, quella vera, si è registrata gls-italy.com e gliel’ha tirato in quel posto. Bravi!

Minisondaggio: come si vede il blog dal vostro smartphone?

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C’è un problema.

Alcuni di voi mi hanno segnalato che sullo smartphone (l’iPhone non lo cito nemmeno, ché nojaltri di Linux coi <macchisti nenche ci parliamo) si vede il sito normale anciché la versione dedicata che vi avevo preannunciato alcuni giorni fa.

Potrebbe essere un problema di browser (quello che voi usate, per intenderci), oppure potrebbe esserci qualcosa che non va lato server. Per il momento mi accontenterei di sapere come visualizzate voi i siti del blog e di classicistranieri.com. Mandatemi un commento a questo articolo, una mail, un WhatsApp, un quelloche volete e un accidente che vi spacchi, ma fatemi sapere perché io possa prendere i dovuti provvedimenti. Comunicatemi cosa vedete e, soprattutto, che tipo di browser usate (Firefox, Chrome o quant’altro).

Vi sono eternamente debitore.