La solidarietà a Matteo Renzi #siamotuttiMatteoRenzi?

Ieri è successo che, mentre stavamo aspettando il responso del popolino della rete che ha messo al sicuro le chiappe del Ministro dell’Interno, sono stati arrestati i genitori dell’ex Primo Ministro Matteo Renzi. Una volta posti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni, la notizia è diventata subito, come si dice in questi casi, “virale”. Talmente virale che su Twitter si è scatenata una vera e propria gara di solidarietà nei confronti dell’ex capo del governo. Come se l’arrestato fosse lui. Ora, voglio dire, io capisco l’empatia che può nascere da una notizia del genere, ma che le colpe dei padri possano in qualche modo ricadere sui figli è un Dio che è morto da quel dì. Mi sono immerso in questo sciropposo liquame buonista e ho trovato il commento di uno che diceva che era vergognoso che i genitoria siano stati arrestati nel momento in cui il figlio si trovava a più di 600 Km. di distanza per lavorare. Non era andato a lavorare, Matteo Renzi, ma a presentare il suo libro a Torino (appuntamento poi annullato) e la presentazione di un libro, fino a prova contraria, è propaganda (a se stessi o al libro, si veda il caso), non lavoro. Anche se i suoi soldini se li sarà senz’altro guadagnati. L’ho fatto presente e mi hanno detto che non ho presente che cosa sia un lavoro intellettuale. Cioè, lo hanno detto a me! E va beh, così sia. Nessuno ha detto, come si dovrebbe dire in questi casi, che c’è il Tribunale del Riesame, e che i coniugi Renzi possono far valere le proprie opposizioni al provvedimento del GIP in quella sede, magari, se proprio ci tiene, augurando loro miglior fortuna. No, c’è gente che ha persino insinuato (come ha fatto lo stesso Renzi su Facebook) che la singolare coincidenza temporale dell’arresto dei genitori di Renzi e del processo di piazza con assoluzione piena a Salvini non sia poi una coincidenza vera e propria, rimestando nel torbido e riportando alla luce quella giustizia ad orologeria tanto cara al berlusconismo d’antan, cosa che non si addice affatto a tutto ciò che ha a che fare con Matteo Renzi. O magari sì, si veda il caso. Fatto è che ovunque si leggono hashtag deliranti tipo #siamotuttiMatteoRenzi (parlino per sé, i miei genitori non sono mai stati posti agli arresti domiciliari!) oltre all’inevitabile #iostoconMatteoRenzi (ma non si sa che cosa abbia fatto Matteo Renzi o quale sia il suo ruolo in questa vicenda). Forse qualcuno pensa che hanno colpito i genitori per colpire il figlio, una sorta di giustizia che, come una scheggia impazzita, prescinde da un concetto fondamentale: la responsabilità penale è personale (cioè, nessuno paga al posto di un altro). E il piagnisteo continua. gli hashtag sono i più utilizzati su Twitter, di Salvini salvo ormai non si ricorda più nessuno e il piagnisteo continua. Non c’è nessuna gogna né ingiusta né aberrante per Matteo Renzi, rendiamocene conto. Forse così facendo potremmo ricominciare a parlarne a mente serena.

2 Views

Sveglia Beppe, ci riènno!! […e io di vi, e io di và….]

da: Wikipedia - Licenza Creative Commons Attribute 2.0
da: Wikipedia – Licenza Creative Commons Attribute 2.0

Dunque rièccolo. Col solito risolino da eterno boy-scout (o eterno Testimone di Geova, vedete un po’ voi) è uscito dalla porta dove era stato sospinto a viva forza da un referendum plebiscitario, per rientrare dalla finestra di una milionata di voti di fedelissimi alle primarie di un PD sgangherato e incapace.

Da bravo boy-scout usa un linguaggio tutto suo, al limite del cybercriptico: osate criticarlo? Siete dei ROSICONI. Pensate, per caso, che il bicameralismo perfetto sia un valore da conservare? Dovete essere come minimo ROTTAMATI. Ci manca solo che se ne esca con saluti e formule giovanil-di tendenza come “sciàlla!” e poi siamo a posto.

Adesso ci dirà, ripetendocelo fino alla nausea, che lui ha vinto le primarie, e che lui ce l’aveva detto, che il popolo è con lui, che lui ora può determinare a priori la durata del governo Gentiloni, anzi, che lo decide lui quando andare alle elezioni, che lui è il candidato premier del Partito Democratico, che lui è perfettamentre responsabile dei suoi tweet che intasa di immagini della Boschi che vota per lui, o di ringraziamenti oceanici al popolo, e che, soprattutto, la sonora sconfitta presa alle urne italiane con il referendum del 4 dicembre è ben poca cosa rispetto alla radiosa vittoria rimediata alle primarie, anzi, ce ne siamo già dimenticati, anzi, noi non siamo né a destra né a sinistra, noi siamo oltre, possibilmente cattolici, vivi, loquaci al limite della logorrea, e vincenti.

E’ ricominciata l’era di questo omino di Pontassieve che cominciò la sua carriera presenzialista con una partecipazione alla “Ruota della Fortuna” presentatata da Mike Bongiorno, e noi non ce ne siamo quasi accorti, salvo magari un piccolo rigurgito acido che ci prende di notte, ci lascia senza fiato e noi che ci domandiamo anche il perché.

E’ ricominciata nel primo maggio più lugubre degli ultimi anni, quando il ritorno a come eravamo prima ha oscurato il tema del lavoro e in pochi si sono accorti che a Portella della Ginestra i sindacati festeggiavano sì, ma dopo 70 anni dei mandanti della strage non c’è ancora traccia.

Buona festa del Jobs Act!

7 Views

Amici miei

Matteo Renzi è il primo Presidente del Consiglio Incaricato attualmente con riserva in multitasking che abbiamo mai avuto.

Mentre procede alle consultazioni trova il tempo e la voglia di sditeggiare qualcosa su Twitter. Non so voi, ma io mi sento piuttosto inquietato da questo atteggiamento. Non che non abbia diritto ad avere il suo sacrosanto account Twitter e a  scriverci quello che ritiene più opportuno (lo ha fatto Letta, lo fa la Boldrini), ma, cazzo, in quel momento sta svolgendo una delicata funzione istituzionale, che ci giochi più tardi con lo smartfonino. Se lo facesse un insegnante durante l’interrogazione perderebbe il posto subito.

Cosa aveva di tanto urgente da comunicare “Urbi et orbi”? Voleva solo dire: “Mi spiace per chi ha votato 5Stelle. Meritate di più, amici.”

Prima di tutto a me non è affatto dispiaciuto aver votato 5 Stelle, anzi, l’ho fatto ANCHE per non votare il partito da cui proviene e che non mi rappresenta. E poi “amici”? Ma “amici” di cosa? Io non sono affatto amico di Renzi e non voglio esserlo, ma, soprattutto, lui non è per nulla “amico” mio, mi dispiace (anzi, no).
E’ questo linguaggio piacione, falso amicone, sornione, da gatto che fa le fusa, insinuante, circuente, mellassoso, stucchevole -e ora basta perché ho finito il Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari- a infastidirmi.

“Meritiamo di più”? E chi sarebbe il “di più”? Lui? Il suo governo?? La riforma elettorale redatta a quattro mani con Berlusconi?? La promessa di una riforma al mese??? No, ce lo dica perché son curioso di saperlo.

“Ma vi prometto che cambieremo l’Italia. Anche per voi.” Ma cosa vuol dire questo? E’ il classico discorso che si faceva da piccini sul pezzettino della merendina: “Te lo do lo stesso anche se non sei mio amico”. Ma grazie. Cosa si deve fare anche l’inchino?? Miglioreranno la scuola e nella scuola migliorata potranno andarci ANCHE i figli di chi ha votato 5 Stelle? E’ solo l’inizio della confusione totale tra diritti e concessioni.

Così, tra quest’assurdità s’annega il pensier mio.

4 Views

La Gauche-rosée!

Matteo Renzi ha preso il treno, è andato alla stazione Termini di Roma con la macchina, si veda il caso la stessa con cui è arrivato per recarsi al Quirinale. Sta andando a Firenze da dove era venuto, ieri si è fermato a prendere un caffè, è andato dal suo barbiere a farsi dare una spuntatina, probabilmente ha salutato sua moglie e i suoi figli, forse ha rischiato anche di inciampare per la strada e sono convinto che si sia fatto una doccia e abbia usato uno shampoo come noi tutti mortali.

Sono azioni banali, quotidiane, assolutamente ininteressanti dal punto di vista della rilevanza delle notizie. Eppure i giornali radio e i telegiornali ne sono pieni.

La nausea ci prende e ci blocca, ci assale una sorta di infantile pudore. E’ possibile che quest’omino non abbia ancora iniziato il suo lavoro e la gente sia già assalita da questo feticismo giornalistico al limite della reliquia, per cui questa è la poltrona dove si è seduto, questa è la tazzina da cui ha bevuto, questo è il posto sul treno su cui ha viaggiato, e ci manca solo la tazza del water in cui ha soddifatto le sue necessità biologiche (oh, ne avrà anche lui, o sta sempre a farsi doccia, shampoo, capelli o a viaggiare sulla Smart, anzi, no, sulla Giulietta).

Non è nato un presidente del consiglio, non è ancora il tempo. Non è nemmeno cresciuto un eroe (beato il Paese che non ne ha bisogno). E allora qual è il valore di questo tipo di informazione? Quello di creare un modello, dopo la “gauche au caviar” la “gauche rosée”, descrivere una sinistra ormai annacquata dal disorientamento che deve per forza essere riempito da qualcosa. E allora si parla della Sora Agnese che ha deciso di restare a Firenze e di non seguire il marito a Roma e saranno anche sacrosante scelte sue. Allora si riempono gli spazi con la foto del carro con la testona di Renzi che dondola come quella dei cagnolini che si incollavano vicino al vetro posteriore delle macchine negli anni ’70, si riferisce del parroco che lo ricorda come un “leader” già da chierichetto (chissà a chi pensava per il Ministero del Turibolo, a quello delle Ampolle o al Dicastero per l’Asciugatura delle Mani), si parla delle sue imprescindibili partecipazioni a “La Ruota della Fortuna”. Acqua fresca per diluire il vino, cioè le notizie vere.

A mia moglie il vino rosé non è mai piaciuto e credo che potrei cominciare a darle ragione.

6 Views

Renzi (o, come dicevan tutti, Renzi)

Insomma, hanno sfiduciato loro stessi, con 136 voti della direzione su 496 parlamentari nominati.

Si sono sottratti al passaggio parlamentare, attraverso cui qualsiasi crisi di governo si deve risolvere in una democrazia degna di questo nome (quindi non nel nostro caso) con registrazione di nomi e cognomi dei contrari e dei favorevoli.

Non è neanche l’alba di quanto di peggio il nostro Paese possa aspettarsi: è l’inizio del quarto governo Berlusconi.

4 Views

Matteo Renzi e Beppe Severgnini – “Stil Novo”: La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter

Lunedì prossimo, alle 18,30, a Milano, Matteo Renzi (sì, ho detto “Matteo Renzi”) e Beppe Severgnini presenteranno “Stil Novo”, l’ultimo libro del Renzi che, opportunamente, nel titolo, non aggiungere l’aggettivo “dolce”.

Cosa ci sia di “dolce” in questi tempi di politica non è effettivamente chiaro. Meglio evitare.

Ora, quello che mi stupisce, non è tanto il fatto che Matteo Renzi abbia scritto un libro, che vada a presentarlo in giro, che la gente lo compri, oppure, come è altrettanto possibile, lo ignori.
Quello che mi stupisce è che il titolo dell’incontro (non sono in grado di dire se sia anche un sottotitolo o, comunque, un argomento affrontato nel libro del Renzi, ma non è importante) rechi “La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter”.

Twitter? Cosa c’entra Twitter con Dante e son lo “stil novo”, quello vero, che lui (Dante!) rappresentava???

Twitter è diventato uno status simbol. Avercelo o, meglio, essere “visibili” lì sopra, sta diventando la moda del momento. Fiorello si disiscrive, d’accordo, ma è pieno di politici, cantanti, giornalisti. Una delle parole più usate è “hashtag”. Gli “hashtag” sono quelle cose che vivono di rendita per un paio di giorni. Gli “stilnovisti” di Dante hanno fatto campare di rendita la cultura mondiale per almeno otto o nove secoli. Non scherziamo…
I sonetti dello “stil novo”, quello che conosciamo come tale, non erano scritti su 140 caratteri. Twitter è una risorsa straordinaria, ma non si diventa Guido Cavalcanti, Dante Alighieri o Lapo Gianni solo perché ci si scrive sopra.

E non è la bellezza ad essere stata rivoluzionata. E’ la bellezza ad essere rivoluzionaria. Twitter non ha rivoluzionato un bel niente, è la bellezza che, veicolata da Twitter, quando lo è, diventa rivoluzione e originalità. Non è il mezzo che genera bellezza, ma è la bellezza che viene veicolata dal mezzo.

E chissà cosa diranno Severgnini e Renzi. Spero che l’evento venga ripreso o diffuso da Radio Radicale, così potremo redistribuirlo a nostra volta. E magari anche criticarlo, chè la critica male non fa.

7 Views