Fondazione Open: iniziano le indagini sui PC e sugli smartphone sequestrati. Tra le parole chiave “Lotti” e “Boschi”

I computer e gli smartphone che sono stati sequestrati ai responsabili della Fondazione Open (che ha sostenuto e finanziato le iniziative politiche del leader di Italia Viva Matteo Renzi) dalla Guardia di Finanza lo scorso 26 novembre, saranno sottoposti al vaglio di un perito informatico che cercherà, tra le altre cose, e secondo quello che riferisce un trafiletto del Corriere della Sera, la presenza delle parole “Lotti” e “Boschi” assieme ad altre parole più generiche come “emendamento”, “legge”, “norma”, “contributo” all’interno della memoria fissa dei dispositivi.

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Il discorso di Matteo Renzi al Senato. Ulteriori considerazioni.

Un paio di giorni fa ho pubblicato alcuni estratti tratti dal discorso di Matteo Renzi al Senato della Repubblica. Nessun commento, solo delle citazioni virgolettate che, secondo le mie intenzioni, avrebbero dovuto parlare da sole. Non ritengo però sufficiente questo semplice atto per commentare compiutamente quello che è stato considerato da più parti come un discorso impeccabile. Ad puro titolo di esempio della trasversalità dei plausi espressi dal mondo politico e/o giornalistico, riporto la posizione di Ignazio La Russa (che non è esattamente uno dei più vicini a Renzi politicamente):

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Matteo Renzi al Senato: “La magistratura pretende di decidere cosa è un partito e cosa no“

“La magistratura pretende di decidere cosa è un partito e cosa no“

“hanno fatto un’invasione di campo” (…) “trecento finanzieri all’alba in casa di persone non indagate sono una retata”

“Se al pm affidiamo non già la titolarità dell’azione penale ma dell’azione politica, questa Aula fa un passo indietro per pavidità e lascia alla magistratura la scelta di cosa è politica e cosa non lo è”

“ (…) violazione sistematica del segreto d’ufficio su vicende personali del sottoscritto”

“Per distruggere la reputazione di un uomo può bastare la copertina di qualche settimanale”

“Stiamo discutendo della separazione dei poteri”. (…) “Chi tra di noi ha avuto l’altissimo onore di guidare anche il potere esecutivo, ha una responsabilità in più. Non è la prima in cui un ex presidente del Consiglio, nell’Aula del Parlamento, affronta questo tema”.

“La vicenda Lockheed ha segnato per la conseguenza più alta, le dimissioni di Giovanni Leone dal Quirinale non perché coinvolto ma per uno scandalo montato ad arte dai media e parte della politica. (…)  Peraltro, i tempi cambiano ma il settimanale rimane… Per recuperare non ci si riesce facilmente”.

“Io rivendico il fatto (…) che sia stato abolito il finanziamento pubblico, ma se si sanziona il privato che offre dei contributi il cittadino non darà mai più un centesimo. E’ un ipocrita chi dice che non servono i soldi alla politica; servono quelli leciti e puliti”

“Non si parla di dazioni di denaro nascoste o illecite, ma di contributi regolarmente bonificati e tracciabili, trasparenti ed evidenti da un bilancio che viene reso totalmente pubblico dalla Fondazione Open. Questi contributi regolari sono stati improvvisamente trasformati in contributi irregolari perché si è cambiata la definizione della fondazione: qualcuno ha deciso non era più fondazione ma partito”.

“Se questo non è chiaro, il punto è che può accadere a ciascuno di voi”

“La magistratura decide cosa è partito e cosa no e manda all’alba i finanzieri da cittadini dalla fedina penale intonsa con strumenti più da retata che da inchiesta, e mi dite che è a tutela degli indagati? Questo è finalizzato a descrivere come criminale non il comportamento dei singoli ma qualsiasi finanziamento privato che venga fatto in maniera legale e regolare”

“Chi dice che la privacy vale sono per qualcuno e non per altri viene meno allo stato di diritto e siamo alla barbarie”.

“Avere rispetto per la magistratura è riconoscere che magistrati hanno perso la vita per il loro impegno. A loro va il massimo rispetto. Ci inchiniamo davanti a queste storie. Ma a chi oggi volesse immaginare che questo inchino diventi una debolezza del potere legislativo si abbia la forza di dire: contestateci per le nostre idee o per il Jobs act ma chi volesse contestarci per via giudiziaria sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo“.

 

 

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Renzi blocca lo shitstorming contro Corrado Formigli

E’ cominciato tutto con unaintervista rilasciata da Matteo Renzi al giornalista Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita su La7. Ma Renzi non ha gradito inizialmente i toni e i contenuti dell’intervista (e va beh…) e dopo la trasmissione sono apparse sui social network informazioni, notizie e fotografie circa la casa privata di Corrado Formigli. Naturalmente Formigli non gradisce (e ci mancherebbe anche altro!) e riferisce:

“Ho scritto a Renzi quello che era successo, segnalandogli e mandandogli anche i link delle pagine dove c’era la foto della mia casa, per invitarlo a controllare le pagine del suo partito: mi sembrava un fatto grave quello che era successo. Un messaggio inviato privatamente su whatsapp a Renzi, dopo il quale mi sono ritrovato la questione della mia casa pubblicata da lui senza il mio consenso”

e, successivamente

“Tutto questo su pagine Facebook riconducibili a Iv. Alcune ‘unofficial’, ma che sono comunque di iscritti alla pagina nazionale e due pagine locali del partito”

In un’intervista a ADN-Kronos, inoltre, il giornalista ha dichiarato:

“Il mio invito è fare pulizia di queste pagine: indicare l’abitazione di un giornalista da parte di sostenitori di un partito politico è qualcosa che ha a che fare con lo squadrismo”

E ancora:

“Un’operazione scorretta. Io ho molti messaggi di Renzi ma non mi sono mai permesso di pubblicarli così, senza chiedere un suo consenso. Invece Renzi ha sostanzialmente pubblicato il contenuto della nostra conversazione in un post per continuare la sua battaglia politica, anche se io, da padre di famiglia, non volevo dare rilievo pubblico alla questione”.

Formigli conclude rivolgendosi a Renzi:

“Non capisco perché equipari la sua situazione alla mia. C’è una dimensione pubblica della vicenda della sua casa: cosa c’entra la mia casa? Io non sono un senatore, non sono stato presidente del Consiglio, non ho avuto soldi dentro Open… Morale della favola: tu fai l’intervista che evidentemente è sgradita nelle domande e il giorno dopo ti ritrovi la casa pubblicata su Facebook dai sostenitori del partito di Renzi.
Ognuno tragga le sue conclusioni”.

Ma Matteo Renzi difende il giornalista e definisce una “porcheria” la pubblicazione delle foto della sua casa. Lo fa tramite un messaggio Facebook:

“Dopo Piazza Pulita di giovedì sono apparse sui social notizie su Corrado Formigli e sulla sua abitazione privata. Con dettagli, commenti, critiche. Formigli stesso mi ha scritto stanotte per “sensibilizzare” su quella che lui definisce “una porcheria”: la sua casa “messa in mostra con foto, indirizzo e dettagli”.
Sono d’accordo con lui. È davvero “una porcheria” e invito tutti quelli che hanno voglia di ascoltarmi a non rilanciare messaggi sulle case private di un personaggio pubblico. Certo: rimane il fatto che le porcherie sono sempre tali. Sia quando si fanno ai giornalisti, sia quando si fanno ai politici. Le foto della mia casa, fatte entrando in una strada privata e violando il domicilio, la pubblicazione dei miei conti correnti, la fuga di notizie su cui nessuno indaga costituiscono per me fatti altrettanto gravi. Ma anche se su questo non ho avuto solidarietà da Formigli o da altri penso che noi dobbiamo essere fieri della nostra serietà.
Pubblicare materiale sulla casa privata di un giornalista o di un politico è, davvero, “una porcheria”. Vi prego di non farlo. E di rispettare la privacy delle persone. Noi siamo diversi dagli altri, noi.”

Tra i commenti che sono seguiti alla pubblicazione della difesa renziana:

“I furbetti imparino cosa comporta utilizzare il livore”

“Era logico che qualcuno gli rendesse pan x focaccia”.

“Spero che abbia imparato la lezione”.

“Quello che è stato fatto è reso e con gli interessi !!”.

“Torna al tuo posto, Corrado, e smettila di fare le boccacce a Matteo”.

“Chi la fa l’aspetti…”.

“Formigli è una gran faccia di ….. bronzo. Senta anche lui come sono amare alcune medicine”.

“Noi siamo diversi. Ma non si puo’ sempre essere corretti e buoni con chi non se lo merita”

Il tutto condito dall’hashtag #colposucolpo.

Alle 7.17 di oggi è apparso su Twitter un ulteriore intervento sulla questione:

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Matteo Renzi querelato per diffamazione. Il PM chiede l’archiviazione.

I genitori di Jessica Faoro, la ragazza uccisa con 85 coltellate da un tranviene a Milano, hanno querelato Matteo Renzi per diffamazione per aver scritto nel suo libro ‘Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani’, edito da Marsilio, che “A Milano Jessica Faoro viene uccisa da un italiano. Frequenta un brutto giro legato alla droga. Gli esami medici ci descrivono violenze di ogni genere e un omicidio particolarmente efferato”. La querela è stata sporta a Milano poi, per competenza, trasmessa alla Procura della Repubblica di Padova, dove ha sede la Casa Editrice. Il Pubblico Ministero Luisa Rossi ha chiesto l’archiviazione della querela nei giorni scorsi, richiesta di archiviazione a cui i genitori della ragazza hanno fatto opposizione. Secondo i magistrati infatti era di pubblico dominio che la vittima facesse uso di sostanze stupefacenti e quindi il libro di Renzi non avrebbe divulgato elementi diffamatori ulteriori a quelli già noti. La vicenda quindi non è da ritenersi conclusa e la parola ora passa al Giudice per le Indagini Preliminari.

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La solidarietà a Matteo Renzi #siamotuttiMatteoRenzi?

Ieri è successo che, mentre stavamo aspettando il responso del popolino della rete che ha messo al sicuro le chiappe del Ministro dell’Interno, sono stati arrestati i genitori dell’ex Primo Ministro Matteo Renzi. Una volta posti ai domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni, la notizia è diventata subito, come si dice in questi casi, “virale”. Talmente virale che su Twitter si è scatenata una vera e propria gara di solidarietà nei confronti dell’ex capo del governo. Come se l’arrestato fosse lui. Ora, voglio dire, io capisco l’empatia che può nascere da una notizia del genere, ma che le colpe dei padri possano in qualche modo ricadere sui figli è un Dio che è morto da quel dì. Mi sono immerso in questo sciropposo liquame buonista e ho trovato il commento di uno che diceva che era vergognoso che i genitoria siano stati arrestati nel momento in cui il figlio si trovava a più di 600 Km. di distanza per lavorare. Non era andato a lavorare, Matteo Renzi, ma a presentare il suo libro a Torino (appuntamento poi annullato) e la presentazione di un libro, fino a prova contraria, è propaganda (a se stessi o al libro, si veda il caso), non lavoro. Anche se i suoi soldini se li sarà senz’altro guadagnati. L’ho fatto presente e mi hanno detto che non ho presente che cosa sia un lavoro intellettuale. Cioè, lo hanno detto a me! E va beh, così sia. Nessuno ha detto, come si dovrebbe dire in questi casi, che c’è il Tribunale del Riesame, e che i coniugi Renzi possono far valere le proprie opposizioni al provvedimento del GIP in quella sede, magari, se proprio ci tiene, augurando loro miglior fortuna. No, c’è gente che ha persino insinuato (come ha fatto lo stesso Renzi su Facebook) che la singolare coincidenza temporale dell’arresto dei genitori di Renzi e del processo di piazza con assoluzione piena a Salvini non sia poi una coincidenza vera e propria, rimestando nel torbido e riportando alla luce quella giustizia ad orologeria tanto cara al berlusconismo d’antan, cosa che non si addice affatto a tutto ciò che ha a che fare con Matteo Renzi. O magari sì, si veda il caso. Fatto è che ovunque si leggono hashtag deliranti tipo #siamotuttiMatteoRenzi (parlino per sé, i miei genitori non sono mai stati posti agli arresti domiciliari!) oltre all’inevitabile #iostoconMatteoRenzi (ma non si sa che cosa abbia fatto Matteo Renzi o quale sia il suo ruolo in questa vicenda). Forse qualcuno pensa che hanno colpito i genitori per colpire il figlio, una sorta di giustizia che, come una scheggia impazzita, prescinde da un concetto fondamentale: la responsabilità penale è personale (cioè, nessuno paga al posto di un altro). E il piagnisteo continua. gli hashtag sono i più utilizzati su Twitter, di Salvini salvo ormai non si ricorda più nessuno e il piagnisteo continua. Non c’è nessuna gogna né ingiusta né aberrante per Matteo Renzi, rendiamocene conto. Forse così facendo potremmo ricominciare a parlarne a mente serena.

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Sveglia Beppe, ci riènno!! […e io di vi, e io di và….]

da: Wikipedia - Licenza Creative Commons Attribute 2.0
da: Wikipedia – Licenza Creative Commons Attribute 2.0

Dunque rièccolo. Col solito risolino da eterno boy-scout (o eterno Testimone di Geova, vedete un po’ voi) è uscito dalla porta dove era stato sospinto a viva forza da un referendum plebiscitario, per rientrare dalla finestra di una milionata di voti di fedelissimi alle primarie di un PD sgangherato e incapace.

Da bravo boy-scout usa un linguaggio tutto suo, al limite del cybercriptico: osate criticarlo? Siete dei ROSICONI. Pensate, per caso, che il bicameralismo perfetto sia un valore da conservare? Dovete essere come minimo ROTTAMATI. Ci manca solo che se ne esca con saluti e formule giovanil-di tendenza come “sciàlla!” e poi siamo a posto.

Adesso ci dirà, ripetendocelo fino alla nausea, che lui ha vinto le primarie, e che lui ce l’aveva detto, che il popolo è con lui, che lui ora può determinare a priori la durata del governo Gentiloni, anzi, che lo decide lui quando andare alle elezioni, che lui è il candidato premier del Partito Democratico, che lui è perfettamentre responsabile dei suoi tweet che intasa di immagini della Boschi che vota per lui, o di ringraziamenti oceanici al popolo, e che, soprattutto, la sonora sconfitta presa alle urne italiane con il referendum del 4 dicembre è ben poca cosa rispetto alla radiosa vittoria rimediata alle primarie, anzi, ce ne siamo già dimenticati, anzi, noi non siamo né a destra né a sinistra, noi siamo oltre, possibilmente cattolici, vivi, loquaci al limite della logorrea, e vincenti.

E’ ricominciata l’era di questo omino di Pontassieve che cominciò la sua carriera presenzialista con una partecipazione alla “Ruota della Fortuna” presentatata da Mike Bongiorno, e noi non ce ne siamo quasi accorti, salvo magari un piccolo rigurgito acido che ci prende di notte, ci lascia senza fiato e noi che ci domandiamo anche il perché.

E’ ricominciata nel primo maggio più lugubre degli ultimi anni, quando il ritorno a come eravamo prima ha oscurato il tema del lavoro e in pochi si sono accorti che a Portella della Ginestra i sindacati festeggiavano sì, ma dopo 70 anni dei mandanti della strage non c’è ancora traccia.

Buona festa del Jobs Act!

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Amici miei

Matteo Renzi è il primo Presidente del Consiglio Incaricato attualmente con riserva in multitasking che abbiamo mai avuto.

Mentre procede alle consultazioni trova il tempo e la voglia di sditeggiare qualcosa su Twitter. Non so voi, ma io mi sento piuttosto inquietato da questo atteggiamento. Non che non abbia diritto ad avere il suo sacrosanto account Twitter e a  scriverci quello che ritiene più opportuno (lo ha fatto Letta, lo fa la Boldrini), ma, cazzo, in quel momento sta svolgendo una delicata funzione istituzionale, che ci giochi più tardi con lo smartfonino. Se lo facesse un insegnante durante l’interrogazione perderebbe il posto subito.

Cosa aveva di tanto urgente da comunicare “Urbi et orbi”? Voleva solo dire: “Mi spiace per chi ha votato 5Stelle. Meritate di più, amici.”

Prima di tutto a me non è affatto dispiaciuto aver votato 5 Stelle, anzi, l’ho fatto ANCHE per non votare il partito da cui proviene e che non mi rappresenta. E poi “amici”? Ma “amici” di cosa? Io non sono affatto amico di Renzi e non voglio esserlo, ma, soprattutto, lui non è per nulla “amico” mio, mi dispiace (anzi, no).
E’ questo linguaggio piacione, falso amicone, sornione, da gatto che fa le fusa, insinuante, circuente, mellassoso, stucchevole -e ora basta perché ho finito il Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari- a infastidirmi.

“Meritiamo di più”? E chi sarebbe il “di più”? Lui? Il suo governo?? La riforma elettorale redatta a quattro mani con Berlusconi?? La promessa di una riforma al mese??? No, ce lo dica perché son curioso di saperlo.

“Ma vi prometto che cambieremo l’Italia. Anche per voi.” Ma cosa vuol dire questo? E’ il classico discorso che si faceva da piccini sul pezzettino della merendina: “Te lo do lo stesso anche se non sei mio amico”. Ma grazie. Cosa si deve fare anche l’inchino?? Miglioreranno la scuola e nella scuola migliorata potranno andarci ANCHE i figli di chi ha votato 5 Stelle? E’ solo l’inizio della confusione totale tra diritti e concessioni.

Così, tra quest’assurdità s’annega il pensier mio.

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La Gauche-rosée!

Matteo Renzi ha preso il treno, è andato alla stazione Termini di Roma con la macchina, si veda il caso la stessa con cui è arrivato per recarsi al Quirinale. Sta andando a Firenze da dove era venuto, ieri si è fermato a prendere un caffè, è andato dal suo barbiere a farsi dare una spuntatina, probabilmente ha salutato sua moglie e i suoi figli, forse ha rischiato anche di inciampare per la strada e sono convinto che si sia fatto una doccia e abbia usato uno shampoo come noi tutti mortali.

Sono azioni banali, quotidiane, assolutamente ininteressanti dal punto di vista della rilevanza delle notizie. Eppure i giornali radio e i telegiornali ne sono pieni.

La nausea ci prende e ci blocca, ci assale una sorta di infantile pudore. E’ possibile che quest’omino non abbia ancora iniziato il suo lavoro e la gente sia già assalita da questo feticismo giornalistico al limite della reliquia, per cui questa è la poltrona dove si è seduto, questa è la tazzina da cui ha bevuto, questo è il posto sul treno su cui ha viaggiato, e ci manca solo la tazza del water in cui ha soddifatto le sue necessità biologiche (oh, ne avrà anche lui, o sta sempre a farsi doccia, shampoo, capelli o a viaggiare sulla Smart, anzi, no, sulla Giulietta).

Non è nato un presidente del consiglio, non è ancora il tempo. Non è nemmeno cresciuto un eroe (beato il Paese che non ne ha bisogno). E allora qual è il valore di questo tipo di informazione? Quello di creare un modello, dopo la “gauche au caviar” la “gauche rosée”, descrivere una sinistra ormai annacquata dal disorientamento che deve per forza essere riempito da qualcosa. E allora si parla della Sora Agnese che ha deciso di restare a Firenze e di non seguire il marito a Roma e saranno anche sacrosante scelte sue. Allora si riempono gli spazi con la foto del carro con la testona di Renzi che dondola come quella dei cagnolini che si incollavano vicino al vetro posteriore delle macchine negli anni ’70, si riferisce del parroco che lo ricorda come un “leader” già da chierichetto (chissà a chi pensava per il Ministero del Turibolo, a quello delle Ampolle o al Dicastero per l’Asciugatura delle Mani), si parla delle sue imprescindibili partecipazioni a “La Ruota della Fortuna”. Acqua fresca per diluire il vino, cioè le notizie vere.

A mia moglie il vino rosé non è mai piaciuto e credo che potrei cominciare a darle ragione.

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Renzi (o, come dicevan tutti, Renzi)

Insomma, hanno sfiduciato loro stessi, con 136 voti della direzione su 496 parlamentari nominati.

Si sono sottratti al passaggio parlamentare, attraverso cui qualsiasi crisi di governo si deve risolvere in una democrazia degna di questo nome (quindi non nel nostro caso) con registrazione di nomi e cognomi dei contrari e dei favorevoli.

Non è neanche l’alba di quanto di peggio il nostro Paese possa aspettarsi: è l’inizio del quarto governo Berlusconi.

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Matteo Renzi e Beppe Severgnini – “Stil Novo”: La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter

Lunedì prossimo, alle 18,30, a Milano, Matteo Renzi (sì, ho detto “Matteo Renzi”) e Beppe Severgnini presenteranno “Stil Novo”, l’ultimo libro del Renzi che, opportunamente, nel titolo, non aggiungere l’aggettivo “dolce”.

Cosa ci sia di “dolce” in questi tempi di politica non è effettivamente chiaro. Meglio evitare.

Ora, quello che mi stupisce, non è tanto il fatto che Matteo Renzi abbia scritto un libro, che vada a presentarlo in giro, che la gente lo compri, oppure, come è altrettanto possibile, lo ignori.
Quello che mi stupisce è che il titolo dell’incontro (non sono in grado di dire se sia anche un sottotitolo o, comunque, un argomento affrontato nel libro del Renzi, ma non è importante) rechi “La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter”.

Twitter? Cosa c’entra Twitter con Dante e son lo “stil novo”, quello vero, che lui (Dante!) rappresentava???

Twitter è diventato uno status simbol. Avercelo o, meglio, essere “visibili” lì sopra, sta diventando la moda del momento. Fiorello si disiscrive, d’accordo, ma è pieno di politici, cantanti, giornalisti. Una delle parole più usate è “hashtag”. Gli “hashtag” sono quelle cose che vivono di rendita per un paio di giorni. Gli “stilnovisti” di Dante hanno fatto campare di rendita la cultura mondiale per almeno otto o nove secoli. Non scherziamo…
I sonetti dello “stil novo”, quello che conosciamo come tale, non erano scritti su 140 caratteri. Twitter è una risorsa straordinaria, ma non si diventa Guido Cavalcanti, Dante Alighieri o Lapo Gianni solo perché ci si scrive sopra.

E non è la bellezza ad essere stata rivoluzionata. E’ la bellezza ad essere rivoluzionaria. Twitter non ha rivoluzionato un bel niente, è la bellezza che, veicolata da Twitter, quando lo è, diventa rivoluzione e originalità. Non è il mezzo che genera bellezza, ma è la bellezza che viene veicolata dal mezzo.

E chissà cosa diranno Severgnini e Renzi. Spero che l’evento venga ripreso o diffuso da Radio Radicale, così potremo redistribuirlo a nostra volta. E magari anche criticarlo, chè la critica male non fa.

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