La morte di Luc Montagnier

Reading Time: 2 minutes

La morte del professor Luc Montagnier, come era previsto e prevedibile, non smette di lasciare strascichi impietosi e inopportuni nell’opinione pubblica.

Dalla mancata conferma della notizia riportata da France Soir al deposito del certificato di morte, fino alle illazioni sulla causa del suo decesso, tutto è stato un caos di interventi, dubbi, incertezze (quando è andata bene), catene di Sant’Antonio, passaparola, ipotesi, ma soprattutto commenti, stavolta durissimi, come quello che vi ripropongo a puro titolo esemplificativo.

Pro-vax e no-vax tirano per le maniche della giacca dalla loro parte nientemeno che un signore 89enne, per giunta deceduto. Troppa grazia.

Soprattutto i primi sottolineano con innecessaria forza e supponenza, una supposta e mai dimostrata patologia degenerativa, secondo la quale il professor Montagnier non fosse più nel pieno delle sue facoltà mentali, per cui le sue ultime teorie (definite, nel migliore dei casi, come “strampalate”), sarebbero del tutto inattendibili e frutto di una mente malata e ormai diretta verso la deriva scientifica.

Dimenticando, o ignorando del tutto (il che è peggio, perché si tratta di una operazione di pura disonestà intellettuale) che il professor Montagnier è stato insigito del Premio Nobel per la Medicina per le sue ricerche sull’HIV, ricerche che hanno aperto le porte alle cure dei malati di AIDS che, se oggi conducono una vita normale e regolare, lo devono anche a lui.

Dicono certi volgari ispiratori di violenza che le sue ultime teorie erano ascientifiche. Ma la scienza non è solo il dato verificato e dato per acquisito. La scienza è dubbio, ricerca, curiosità, voglia di andare oltre il conosciuto, ipotesi, conferme, confutazioni, fallimenti, delusioni, bisogno di ricominciare da capo, mettere in discussione sempre e comunque se stessi e quello che si fa. Non è solo ricercare conferme a una tesi, ma anche e soprattutto dati.

Montagnier è stato tutto questo e, certamente, molto di più. E, comunque, io mi fido più di un premio Nobel morto che di un giornalista d’assalto pagato per dargli contro a prescindere e a ogni pie’ sospinto vivo. Questo è certo.

A chi obietta che Montagnier fosse un uomo di parte, rispondo tranquillamente che era un uomo libero, con i suoi meriti e le sue fragilità, e che incresciosa e deplorevole è l’operazione di quei guitti di Wikipedia che dedicano più spazio alle polemiche che lo hanno coinvolto (certamente a suo mal grado) piuttosto che ai meriti scientifici che lo hanno indubbiamente contraddistinto.

Abbiamo perso una mente libera e indipendente, mai piegata alle logiche dei giornalismi asserviti. Dobbiamo almeno essere grati a Luc Montagnier di questo, invece di cavillare su fatti riportati, come quello per cui si sarebbe spento “serenamente” e contorniato dall’affetto dei suoi cariv (e ci mancherebbe anche altro!).

Pessimi esempi di retorica per la morte di un uomo di scienza, pessimi davvero.

Il fallimento delle Edizioni Dehoniane

Reading Time: 2 minutes

Ho saputo che le Edizioni Dehoniane di Bologna hanno dichiarato fallimento.

Per chi non lo sapesse, si tratta della casa editrice che pubblica la Bibbia di Gerusalemme, certamente la versione più autorevole e affidabile tra tutte quelle in commercio.

Si tratta di volumi che costano un putiferio di soldi perché hanno un valore enorme. Alla traduzione del testo hanno collaborato biblisti, italianisti, ebraisti, grecisti e perfino musicologi di indubbio spessore e di grande competenza (faccio un nome per tutti: Bruno Migliorini). Le note e le introduzioni sono accuratissime, i rimandi precisi, puntuali e pertinenti. Insomma, un’opera magistrale, realizzata da gente che si è fatta un culo così per decenni. E come fa a costare poco?

Oltre al loro titolo di punta, le Dehoniane erano anche specializzate nella pubblicazione di testi religiosi cattolici, e va beh, strategie editoriali, qualcuno bisognerà pure che li pubblichi.

Ma quello che mi chiedo è come diavolo si fa a fallire con la Bibbia. Voglio dire, è il best seller mondiale, è il libro più diffuso al mondo, il più letto, il più consultato, il più tradotto, il più venduto. E’ vero, ce ne sono a tonnellate di traduzioni della Bibbia, anctiche, moderne, interconfessionali, in lingua corrente, nuovi testamenti a piovere, di lusso, economiche, tascabili, c’è tutto quello che volete. Ma quando dài un’edizione di estrema qualità come la Bibbia di Gerusalemme, poi la gente la compra, altro che se la compra.

Insomma, ci sono rimasto di melma.

Donne di cui abbiamo un estremo bisogno: Nandra Nunzia Alessandra Schilirò

Reading Time: 2 minutes

Nandra Nunzia Alessandra Schilirò è una donna. Ricopre la carica di vice questore aggiunto presso la Polizia di Stato. Ha 43 anni. E’ sposata (e va beh, affati suoi), a tempo perso ha scritto un libro, ha ricevuto quattro premi dalla società civile per i suoi risultati professionali, ed è apparsa come ospite in numerose trasmissioni televisive.

Sabato scorso, dismessa la divisa d’ordinanza e il suo ruolo di pubblico ufficiale, ha indossato degli abiti civili che ne esaltavano l’innegabile bellezza esteriore e interiore, è salita su un palco e, siccome non è vincolata all’autorizzazione della caserma o del comando di appartenza non essendo il suo un ruolo militarizzato, ha espresso le SUE opinioni. Condivisibili? Non condivisibili? Erano le SUE e tanto basta.

Ha detto parole e frasi come “Il male nella storia non ha mai vinto”, ha invocato “la disobbedienza civile”, come “dovere sacro quando lo Stato diventa dispotico”, ha citato figure dallo spessore storico ineguagliabile come il Mahatma Gandhi e Gesù di Nazareth.

Sono cose che puzzano. Una donna con una professionalità integerrima, che ha scritto un libro, che ha giurato sulla Costituzione, che si è impegnata a fondo contro la violenza sulle donne (eh, ma come si permette?), che sulla base di quella stessa Costituzione esprime liberamente il proprio pensiero (eh, sì, si fa presto a dire “Costituzione”), che cita gentaglia infame come Gandhi (e Gesù di Nazareth, poi, che vergogna!) non poteva non essere attenzionata dai suoi superiori.

“Sto seguendo la vicenda personalmente con il capo della Polizia, Lamberto Giannini, affinché vengano accertate, con assoluta celerità, le responsabilità sotto ogni profilo giuridicamente rilevante a carico dell’interessata”, ha dichiarato il Ministro degli Interni Lamorgese.

Le fa eco Licia Ronzulli, vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato: “Mi auguro che il ministro Lamorgese intervenga subito per sospenderla dall’incarico che ricopre e che chiaramente non è in grado di onorare.”

Ignorando, o, peggio ancora, non sapendo proprio per niente, che una azione grave come la sospensione dall’incarico non può avvenire così, ex abrupto, e per iniziativa unilaterale. Occorre un procedimento disciplinare che ha tempi e modalità fissati, in cui la Schilirò ha tutto il diritto e il dovere di difenderersi, e che in caso di esito sfavorevole, può essere impugnato innanzi alla magistratura ordinaria (TAR e Giudice del Lavoro in primis).

Non gliel’hanno detto, a Nandra Nunzia Alessandra Schilirò, che era sotto procedimento disciplinare. L’ha saputo dai giornali. E ha reagito dichiarando di essere molto serena e di voler andare avanti, con o senza divisa, a servire il suo Paese.

Se non è una donna questa…

In lode e gloria della pasta liscia

Reading Time: < 1 minute

Allora, io AMO la pasta liscia, va bene?

In casa mia si usano, a titolo di esempio, SOLO penne lisce. Assolutamente NON rigate. Chi le vuole se le mangia, per chi non le vuole o non le apprezza sufficientemente, quella è la porta (ma un pezzo di formaggio lo si trova sempre). Non transigo su questo.

Non fidatevi di chi vi dice che le penne lisce sono migliori perché “tengono meglio il sugo”. E’ una balla colossale. Intanto perché la penna liscia, se trafilata al bronzo (bronzo ci vuole!!), è ruvidissima e il sugo lo trattiene molto bene. In secondo luogo perché le penne rigate, spesso trafilate con materiali di minore qualità, che non sono il bronzo, dànno notevoli problemi di cottura: la parte esterna (quella a immediato contatto con l’acqua bollente) rigata è molto più cotta della struttura interna della penna. Così, mordendole, le penne rigate fanno la pappa all’esterno e restano meno cotte all’interno.

E poi la tradizione della pasta italiana PURA è liscia. Deriva dallo zito (squisito formato napoletano) e lo zito non è mai rigato, nossignori. Avete mai mangiato i pàccheri? I pàccheri sono di una bontà e di una perfezione assolute. Eppure sono lisci. Avrete sicuramente deliziato il vostro palato con un piatto di bucatini all’amatriciana almeno una volta nella vita. Vi immaginate quando risucchiate il bucatino con la bocca, gustando il condimento che si è rifugiato nel buco al suo interno se doveste sentire il fastidio o la molestia di una rigatura? Assolutamente improponibile.

L’italiano VERO mangia pasta liscia. Il resto sono solo inutili e patetiche speculazioni. Ma gli conviene?

Sensi di colpa

Reading Time: 3 minutes

La malattia è sempre e comunque un fatto personale e strettamente privato.

Sei debole, vulnerabile, e ti affidi alle cure esterne di chi, si presume, ne sappia più di te. Non sempre si guarisce, talvolta ci si lasciano le penne. Altre volte la si scampa. Ma la ferita che l’evento morboso crea dentro di noi è e resta indelebile. Si va avanti, certo, e ci mancherebbe anche altro, ma la cicatrice resta, reperto bianchiccio e comunque visibile di una pelle rigenerata.

Bisognerebbe avere profondo rispetto per chi sta male, chiunque sia.

Io non so che cosa abbia spinto questo signore non vaccinato, ammalato di Covid, ricoverato e curato, a scrivere una lettera ai medici, non solo per ringraziarli personalmente dell’impegno profuso, ma anche e soprattutto per chiedere loro scusa. Un “act of contrition”, una dichiarazione da rendere pubblica (previo doveroso rispetto dell’anonimato del paziente), un senso di colpa incancellabile che si fa lettera viva e palpitante, autoaccusa pulsante come un cuore spezzato e sanguinante di delusione.

Penso però che questo signore non abbia fatto alcunché di male. Qual è la sua “colpa”? Quella di non essersi vaccinato? Quella non è una colpa, è una scelta altrettanto personale che attiene solo ed esclusivamente alla sua sfera privata. Ed è, checché se ne dica o se ne pensi, una scelta legittima.

Ha avuto l’ardire di infettarsi e di ammalarsi? Purtroppo di Covid ci si infetta e ci si ammala, vaccinati e non. A meno di non voler negare i fatti che sono sotto gli occhi di tutti. Persone che si infettano, muoiono anche con due dosi di vaccino inoculate. Ma quello non ha nessun interesse concreto per le verità ufficiali da ammannire all’opinione pubblica. Ha infettato i suoi familiari? E’ una tragedia, certo, ma è una conseguenza incontrollabile. Il virus fa quello che vuole, a prescindere da quello che vogliamo noi. E’ bene metterselo bene in testa e subito. La logica di propagazione di una infezione NON segue modelli scientifici. Non è detto che se hai il Covid e vieni isolato poi i tuoi familiari restano necessariamente immuni. Perché questa è una variante perversa del gioco pandemico.

E allora qual è stata la “colpa” incancellabile di questo signore? Quella di essere stato curato? Ma i medici DEVONO, comunque, curare CHIUNQUE. Non è che se uno, tentando il suicidio, si rompe solo una gamba non lo curi perché in un momento oscuro della sua vita e della sua mente ha preferito morire. O dovremmo dar retta a quei medici e a quegli infermieri, di cui pure abbiamo parlato su questo blog, che minacciano di vendicarsi sui pazienti non vaccinati facendo finta di non prendere correttamente la vena per una decina di volte? Medici e infermieri che, da quello che mi risulta, non sono stati neanche sanzionati in via disciplinare. No, via, abbiamo bisogno di personale ospedaliero che abbia il dono della coscienzaa e della dedizione nei confronti degli altri.

Secoli e secoli di tradizione e di oscurantismo cattolico ci hanno insegnato che la conoscenza del bene e del male è il frutto di una disobbedienza, di un atto di ribellione, che stiamo ancora pagando caro dai tempi di Adamo ed Eva. La malattia non è vista come un atto ordinario, normale, ma come la risposta di qualcuno o di qualcosa alle miserie e alle fallacità umane. Una punizione, in breve. Non mi sono vaccinato, ergo, sono stato punito. E devo recitare un atto di dolore. Lo stesso che testualmente dice “perché peccando ho meritato i tuoi castighi”.

Rivoluzioni, guerre, secoli dei lumi, approccio scientifico al sapere, scoperte, conoscenza non ci hanno insegnato NIENTE. Peccatori siamo e peccatori rimarremo in saecula saeculorum. Cazzi nostri.

Fenomenologia del bacon vegano

Reading Time: 2 minutes

Ora, per l’amor del cielo, io non ho assolutamente NIENTE contro i vegani.

Fanno le loro scelte etiche ed alimentari, il che va bene, finché non le impongono ad altri (ad esempio ai bambini che non sono in grado di scegliere autonomamente).

Ma io sono fatto d’un’altra pasta, a me la ciccia mi garba dimolto e preferisco un bel paio di salsicce arrosto al tofu. Gusti. Scelte. Sono contrario all’inutile sofferenza degli animali allevati per uso alimentare (che, pure, prima o poi s’hanno a accidere), ma sono convinto che l’uomo nasce carnivoro e che lo è da quando ha messo piede sulla terra. Chi nasce tondo non può morire quadrato.

I vegani hanno i loro ingredienti, hanno i loro piatti. Anche salutari, per carità, non dico di no.

Ecco, per piacere, li usino. E non tentino di adattare i piatti della cucina tradizionale italiana al loro credo alimentare.

Cosa mi rappresenta, ad esempio, la “carbonara vegana”? Non è sostituendo il guanciale (la carbonara si fa col guanciale, sissignori) con un cazzino proteico di origine vegetale che te la sfanghi. E non puoi nemmeno sostituire l’uovo (no, dico, l’uovo, ci sarà qualcosa di più perfetto dell’uovo??) con una cremina gialla che ne ricordi l’aspetto, ma non la consistenza. E che dire del pecorino grattugiato?

No, via, la carbonara vegana non s’ha da fare. Al supermercato ho trovato perfino il ragù vegano. Che mi chiedo, se non è fatto con la carne, che razza di ragù è. Il ragù si fa con la ciccia tritata, col macinato. Se lo fai con qualcos’altro non è più ragù, è un’altra cosa.

Ultimo (ma non ultimo) esempio di questo “vorrei-ma-non-posso” è il prodotto che vi segnalo. Si tratta di una sorta di bacon vegano, o, almeno, al bacon si vorrebbe avvicinare per gusto, aspetto e consistenza. Ma NON è bacon.

Eppure, sulla confezione, appare chiaramente la parola “Schinken”, che in tedesco significa “prosciutto”. Ma quello NON è “Schinken”, nossignori. Il prosciutto è la coscia del maiale salata, essiccata e stagionata, punto. Quello che c’è dentro a quella confezione è altro.

E’ come se i vegani sentissero un fortissimo senso di inferiorità e di colpa. Fanno questi prodotti, della cui qualità io non discuto minimamente. Quello su cui discuto è il fatto che NON sono quello che è dichiarato sull’etichetta (“Schinken”, appunto, o “ragù”, si veda il caso) e che l’apposizione dell’aggettivo “vegano” non basta per sbrogliare definitivamente il malinteso.

Consiglio ai vegani, se proprio non vogliono riappacificarsi con la loro tradizione culinaria (ma gli conviene?), di farsene una propria. Magari una volta di queste vado anch’io a mangiare da loro.

Aiutiamo l’Afghanistan con Islamic Relief!

Reading Time: < 1 minute

Per l’Afghanistan si può fare qualcosa. Non molto, ma una mano al portafogli la possiamo mettere tutti.

Utilizzando una delle poche associazioni serie che vi operano e che sono a stretto contatto con la popolazione e che possono agire direttamente sul territorio. Io credo che l’associazione di cui fidarsi ciecamente sia Islamic Relief. Trovate il suo sito (con la pagina delle donazioni) al seguente link:

https://www.islamic-relief.it/

Lì c’è scritto chi sono e che cosa fanno. Sono estremamente seri. Una volta ho fatto una donazione di 5 euro. Mi è arrivata l’annuale certificazione per la detrazione della mostruosa cifra dalla dichiarazione dei redditi. Per raccomandata. Costo dell’affrancatura a carico del mittente, 5,25 euro. Hanno speso più di quanto ho loro donato. Perché così si fa. Perché sono VERAMENTE persone di uno spessore etico e morale eccezionale.

Direte voi: perché dovremmo fidarci di Islamic Relief? Perché, magari, vi fidate un pochino di me e sapete che non vi darei mai una sòla. Soltanto ed esclusivamente per questo.

Facciamo qualcosa, dunque. Ma facciamola subito. Frugàtevi e fatela finita di lamentarvi.

Vaccini-casini

Reading Time: < 1 minute

Ho fatto la visita allergologica per la eventuale somministrazione del vaccino anti-Covid19. Sono cazzi.

Vi offro la mia testimonianza, per quella che è e per quello che vale.

Qualcuno saprà che all’età di 20 anni ho avuto una reazione importante alla somministrazione di un vaccino. Quindi prima di fare quello anticovid voglio vederci chiaro. Semplicemente.

1) NON ESISTE alcun test allergologico alle componenti attive dei vaccini attualmente in circolazione. I testi si possono fare sui farmaci (antibiotici, antidolorifici, antitermici e quant’altro), ma non sui vaccini. Come se il vaccino non fosse un farmaco.

Esiste, tuttavia, una direttiva che prescrive test allergologici sugli eccipienti.

L’eccipiente più comune è il macrogol. Che, per chi non lo sapesse, viene usato come blando lassativo o, in dosi sensibilmente maggiori, per la preparazione ad esami clinici come la colonscopia.

Ho già preso il macrogol in passato. Nessuna reazione. Ma che cosa possa farmi la componente attiva del vaccino è un’incertezza assoluta.

2) Mi è stato consigliato di procedere all’inoculazione in ambiente ospedaliero (ricovero) rigorosamente protetto. Con il cortisone in vena pronto all’uso e una stretta osservazione nelle ore successive. Il problema è che possono insorgere effetti collaterali anche a distanza di una settimana.

Tuttavia il medico scriverà sul referto che eventuali reazioni avverse sono del tutto IMPREVEDIBILI, e che non darà la sicurezza al 100% che non ve ne siano.

Quindi, vengo lasciato solo con la mia coscienza e la mia sensibilità (per me siamo anche in troppi!) a decidere: o corro il rischio o non mi vaccino. Il rischio è la vita.

Io in cuor mio ho già deciso.

Ma nel frattempo c’è sempre qualche coglione che mi chiama “no-vax”.

E chest’è.

Esenzione vaccino: la circolare del Ministero della Salute (file PDF)

Reading Time: 4 minutes

Sono profondamente debitore alla Dottoressa Giannina Candelori per avermi segnalato tempestivamente la circolare del Ministero della Salute n. 35309 del 4 agosto scorso.

La circolare n.35309 del 4 agosto riporta indicazioni per l’esenzione dal vaccino delle persone che non possono vaccinarsi a causa di una condizione medica.

Che uno dice, “finalmente se ne sono occupati, chissà quale coniglio avranno estratto dal cilindro Lorsignori, ma l’essenziale è che anche le categorie più deboli siano protette”.

Ma vediamo cosa dice in concreto:

“La certificazione di esenzione alla vaccinazione anti SARS-COV-2 (di seguito “certificazione”) viene rilasciata nel caso in cui la vaccinazione stessa venga omessa o differita per la presenza di specifiche condizioni cliniche documentate, che la controindichino in maniera permanente o temporanea.”

Quindi, l’esenzione deve essere debitamente DOCUMENTATA da certificazioni mediche (ad esempio visite allergologiche).

Ma CHI certifica?

“Fino al 30 settembre 2021, salvo ulteriori disposizioni, le certificazioni potranno essere rilasciate direttamente dai medici vaccinatori dei Servizi vaccinali delle Aziende ed Enti dei Servizi Sanitari Regionali o dai Medici di Medicina Generale o Pediatri di Libera Scelta dell’assistito che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2 nazionale.”

Quindi, se avete delle patologie incompatibili con la somministrazione dei vaccini, andate pure dal vostro medico di base. L’essenziale è che tutto sia DOCUMENTATO e che la certificazione di esenzione venga rilasciata ENTRO il 30 settembre prossimo. Non avete molto tempo.

Cosa deve contenere il certificato di esenzione vaccinale?

“Le certificazioni dovranno contenere:

‒ i dati identificativi del soggetto interessato (nome, cognome, data di nascita);

‒ la dicitura: “soggetto esente alla vaccinazione anti SARS-CoV-2. Certificazione valida per consentire l’accesso ai servizi e attività di cui al comma 1, art. 3 del DECRETO-LEGGE 23 luglio 2021, n 105;

‒ la data di fine di validità della certificazione, utilizzando la seguente dicitura “certificazione valida fino al _________” (indicare la data, al massimo fino al 30 settembre 2021);

Dati relativi al Servizio vaccinale della Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale in cui opera come vaccinatore COVID-19 (denominazione del Servizio – Regione);

‒ Timbro e firma del medico certificatore (anche digitale);

‒ Numero di iscrizione all’ordine o codice fiscale del medico certificatore.”

Ma soprattutto attenzione!

“I certificati non possono contenere altri dati sensibili del soggetto interessato (es. motivazione clinica della esenzione).”

Per cui il medico che sottoscrive la dichiarazione NON POTRA’ fare cenno alle vostre patologie, presenti o pregresse. La documentazione è, sì, essenziale per permettere al medico di valutare il vostro quadro clinico e decidere con serenità di conseguenza, ma il vostro datore di lavoro (sia esso Pubblica Amministrazione o privato) NON DEVE sapere di che cosa soffrite o avete sofferto in passato. TASSATIVO.

Ora, però, c’è un “ma”. La certificazione potrà essere valida “al massimo fino al 30 settembre 2021”. Ora, se si dovesse trattare di un soggetto con inidoneità PERMANENTE alla vaccinazione, la data limite del 30 settembre 2021 (tra poco, praticamente) sarebbe una limitazione ingiusta e ingiustificata. A meno che dal 1 ottobre non intervenga un’altra circolare a normare la già intricata matassa.

Prendiamo, per esempio, il caso di una donna in gravidanza con patologie che termini la gestazione OLTRE il 30 settembre. Non è che prima del 30 settembre è ammalata e dopo il 30 settembre guarisce di colpo. Avrà certamente bisogno di una certificazione TEMPORANEA, non dico di no, ma almeno sufficiente a coprire tutto il periodo della gravidanza.

E a proposito di gravidanza, cosa dice la circolare?

“La vaccinazione anti-SARS-CoV-2 non è controindicata in gravidanza. Qualora, dopo valutazione medica, si decida di rimandare la vaccinazione, alla donna in gravidanza potrà essere rilasciato un certificato di esenzione temporanea alla vaccinazione.”

Cioè, lo SCRIVONO. Mettono NERO SU BIANCO che la vaccinazione “non è controindicata in gravidanza”. Questo andrebbe come minimo lasciato decidere alla sensibilità e alla libertà dei medici e valutato caso per caso, non può essere assunto come un dogma, e, come tale, indiscutibile. Lo scrive il Ministero della Salute, non un Pinco Pallino qualsiasi. E poi chi glielo spiega alla donna in gravidanza che dovesse manifestare delle reazioni avverse che non ci sono controindicazioni? Il medico vaccinatore se la sentirebbe di escludere QUALSIASI tipo di conseguenza in seguito alla somministrazione del vaccino e di sottoscrivere una dichiarazione scritta autografa in tal senso. Io qualche dubbio lo conservo.

E l’allattamento?

“L’allattamento non è una controindicazione alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2.”

Veramente dovrebbe essere la vaccinazione a non costituire una controindicazione all’allattamento e non il contrario. Comunque anche qui il linguaggio è dogmatico. A differenza di quanto dichiarato per la gravidanza, qui non c’è neanche il beneficio del dubbio. Non ci sono controindicazioni punto e basta. Vengono i brividi solo a leggerlo, con questo stile asciutto e burocratico, come se non si trattasse della salute delle donne e dei loro nascituri.

Cosa è consigliato in caso di reazione allergica?

“Una reazione allergica grave dopo una dose di vaccino o a qualsiasi componente del vaccino costituisce una controindicazione alla somministrazione di ulteriori dosi dello stesso vaccino o di prodotti che contengano gli stessi componenti. Questo tipo di reazione allergica si verifica quasi sempre entro 30 minuti dalla vaccinazione, anche se sono imputabili a vaccino i casi di anafilassi insorti entro le 24 ore. In caso di reazione allergica grave alla prima dose di un vaccino COVID-19, si può considerare la possibilità di utilizzare un vaccino di tipo diverso per completare l’immunizzazione; tuttavia, vista la possibilità di reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi è opportuno effettuare una consulenza allergologica e una valutazione rischio/beneficio individuale.”

Quindi:

a) le reazioni “allergiche” si verificano solitamente entro 30 minuti dalla somministrazione, ma
b) le reazioni anafilattiche possono insorgere ANCHE entro 24 ore dall’inoculazione
c) si consiglia di valutare la possibilità di completare il ciclo vaccinale con un altro tipo di vaccino, ma
d) è possibile l’insorgere di “reazioni crociate tra componenti di vaccini diversi”.

Non è una bella prospettiva, no davvero.

Nel file PDF che vi allego, e che contiene l’intero testo della circolare, sono incluse anche le definizioni di “controindicazioni” e di “precauzioni”, nonché le controindicazioni ai vaccini attualmente in fase di somministrazioni. Vi sono anche delle importanti note sull’insorgere della sindrome di Guillain-Barré e di casi di miocardite/pericardite. Per favore, leggetele con cura.

La circolare termina con una nota importante sui test sierologici:

“Si ribadisce che l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale; per tale motivo la presenza di un titolo anticorpale non può di per sé essere considerata, al momento, alternativa al completamento del ciclo vaccinale.”

In soldoni, ci si vaccina anche se si hanno anticorpi sufficienti.

Firmato: Dott. Giovanni Rezza, direttore generale del Ministero della Salute.

Download (PDF, 510KB)

Selvaggia Lucarelli vs. Enrico Montesano

Reading Time: 3 minutes

Bisogna smetterla di aver paura degli altri.

Ma soprattutto bisogna smetterla di chiedere agli altri se sono vaccinati o no. Come se questo ci riguardasse, come se questo aiutasse, di fatto, a distinguere gli uni dagli altri, lo yin dallo yang, il buono dal cattivo, Stan Laurel da Oliver Hardy. Basta, non se ne può più. Non sono una persona migliore o peggiore, sia che mi sia vaccinato, sia che non abbia potuto o voluto farlo.

Ti fanno sentire una merda umana. Eppure anche il Garante della Privacy ha stabilito che neanche il datore di lavoro può chiedere a un suo sottoposto se è stato vaccinato o no. Semplicemente perché sono affari che afferiscono alla sua sfera personale, dati sensibili e non c’è trippa per gatti.

Ieri una querelle tra Selvaggia Lucarelli (sì, quella che mi ha corcato di ban sui suoi account Facebook e Twitter) e l’attore Enrico Montesano mi ha riportato la questione alla luce.

La Lucarelli, probabilmente in un eccesso di zelo giornalistico, ha rivelato, con un Tweet, all’universo mondo che Enrico Montesano si sarebbe ammalato di Covid.

Ecco il testo del Tweet (la Lucarelli non lo sa ma io la leggo lo stesso):

“Visto che non ha mai avuto il coraggio di dirlo, ma ama insultare e cavalcare le peggiori teorie complottiste, lo dico io: Enrico Montesano ha avuto il Covid, è stato ricoverato, è stato salvato dai medici e dalla scienza. Quella scienza a cui ha chiesto aiuto, quando stava male”

Montesano, dal canto suo, risponde:

“In un tweet la sig.ra Lucarelli afferma cose assolutamente false sul mio conto. Mi riservo di agire nelle sedi opportune a tutela della mia persona”

Insomma, secondo la Lucarelli, l’attore (già interprete di personaggi memorabili come Felice Allegria e la romantica donna inglese che scrive sul suo diario del suo amore per un certo Salvatore) sarebbe colpevole di avere punte di pensiero complottiste e/o negazioniste, ma nel momento in cui ha contratto il Covid non avrebbe esitato a rivolgersi alla scienza che l’ha guarito.

E va beh, a parte il fatto che Montesano smentisce, e non è un dato da poco, ma se anche fosse? Mi risulta che la scienza medica non si applichi soltanto a chi ci crede o ne osserva gli insegnamenti e i precetti, ma a CHIUNQUE. Non si può curare per ideologie. Non è così che funziona. E poi come si permette la Lucarelli di rivelare una circostanza che, se fosse vera, riguarderebbe solo ed esclusivamente la salute di una persona, sia pure nota al pubblico? Non sono dati pubblici, sono dati privati che più restano privati e meglio è.

Appare, invero, assai maldestra questa rivelazione. Montesano ha avuto il Covid? E adesso che lo sappiamo cosa ci cambia? Il punto non è che non sia una notizia, il punto è che è una NON-notizia, che acquista un suo senso, se di senso si può parlare, una sua spiegazione almeno, nel fatto che Montesano la pensi come la pensa. Quali sono le vere notizie che possono riguardare un attore? L’uscita di un suo film, il debutto di un suo spettacolo, eventuali pendenze giudiziarie, fatti di cronaca che lo coinvolgono, qualche vernecchia sulla vita privata, al limite (ma proprio al limite), ma NON il fatto che si sia ammalato e che sia stato, per giunta, anche curato a prescindere dalle proprie idee, perché questo io lo PRETENDO per TUTTI, indistintamente, e guai se non fosse così.

L’ultima parola è della Lucarelli:

“Non solo è vero, ma come sai te l’ho detto anche in privato tempo fa che avevo saputo della tua malattia. E ti sei ben guardato dallo smentire. Parliamone pure in altre sedi. Volentieri”.

E sette suo.

Quante volte, Figliuolo?

Reading Time: 2 minutes

Il Generale Figliuolo, commissario straordinario per l’emergenza Covid ha fissato la priorità per la vaccinazione degli studenti di età pari o superiore ai 12 anni. Bene.

Contemporaneamente ha fissato al 20 agosto la data-limite per la vaccinazione del personale scolastico e il raggiungimento del 90% delle immunità della micro-popolazione degli insegnanti e del personale ATA. Sostiene Figliuolo che “Al momento il personale scolastico indeciso è concentrato in alcune Regioni. Auspichiamo che entro il 20 agosto tutta la categoria risponda in maniera convinta all’invito a vaccinarsi”. In caso contrario, sempre secondo le sue dichiarazioni, sarebbe “opportuno valutare l’ipotesi dell’obbligo vaccinale”.

Ora, se un docente non vaccinato decide di vaccinarsi entro il 20 agosto, poniamo il caso il 19, riceverebbe solo la prima dose del vaccino. Per la supposta immunizzazione completa dovrebbe attendere ancora un mese come minimo, il che ci porterebbe, nel migliore dei casi, al 19 settembre, cioè quando le lezioni saranno già ricominciate e gli assembramenti scolastici assicurati. C’è tutto il tempo di infettarsi ed, eventualmente, di infettare. Mi risulta inoltre che Figliuolo operi e lavori PER il Governo Italiano (l’unico in grado di stabilire l’obbligo vaccinale) e NON ne faccia parte. In breve, non sta a lui “valutare l’ipotesi dell’obbligo vaccinale”.

Ha chiesto, secondo quanto riportato da Orizzone Scuola, “di avere entro il 20 agosto una generica “quantificazione” delle mancate adesioni a fini statistici, nel rispetto della privacy e delle scelte personali.” E vorrei anche vedere il contrario!

Letizia Moratti, vicepresidente e assessore al Welfare della Lombardia, aggiunge «Andremo casa per casa con unità mobili di personale sanitario e cercheremo di convincere tutti». Insomma, ti vengono in casa, un po’ come i Testimoni di Geova. Ma se inizialmente la richiesta di Figliuolo è valida solo per finalità meramente statistiche, non si capisce come faccia, per contro, la Moratti ad avere disponibili, nomi, cognomi, ma soprattutto indirizzi degli attuali non vaccinati, in modo da potersi recare, tramite il personale sanitario di cui sopra, al domicilio dei suoi corregionali lombardi. Chi glieli dà i dati dei non vaccinati? E che uso faranno delle informazioni sensibili conferite in sede di visita? E’ solo una visita di proselitismo? Non è dato saperlo.

Quello che è certo è che si vive nell’incertezza più assoluta. E che il 20 agosto sarà perfino troppo tardi (l’anno scolastico si apre il 1 settembre con il tradizionale collegio docenti), l’autonomia scolastica permette di aprire l’inizio delle lezioni anche con un significativo anticipo rispetto al calendario scolastico regionale. Di che cosa stiamo parlando?

Maschio e femmina li creò

Reading Time: < 1 minute

Siamo alla frutta, linguisticamente parlando, se è vero come è vero che l’Huffington Post riporta la notizia secondo la quale la statunitense PAMA, produttrice di materiale e accessori audio, ha intrapreso una campagna contro l’uso dei termini “maschio” e “femmina” per i jack e i cavetti. Si parla addirittura di sessismo e di politically incorrect.

Mi ricordo come se fosse ora quando da piccino, assieme al mi’ povero babbo, si armeggiava con fili lettrici, cavi e cavetti per collegare una vetusta autoradio a degli altoparlanti di fortuna (il mi’ povero babbo era fatto così!)

“Pàssami il maschio, quello col pìrulo!”, mi diceva. E io, sia pure in tenera età, capivo. Voglio dire, non avevo bisogno di un disegnino. I maschi hanno il pìrulo, le femmine hanno il buchino, il maschio entra dentro la femmina e il collegamento è fatto. Imparavi l’elettronica e i rudimenti dell’educazione sessuale insieme.

Ora no. Ora è politicamente scorretto dire “maschio e femmina”, occorre una commissione d’indagine per poter stabilire come dobbiamo chiamarli. Con tanto di sondaggio di mercato, che, voglio dire, negli States non fa mai male.

Mi stanno rubando i ricordi, ci stanno rubando la lingua.

Quando le francesi ti chiedono l’amicizia su Facebook

Reading Time: 2 minutes

Cominciano chiedendoti l’amicizia su Facebook. Appena un battere di palpebre sullo schermo, un omino che spunta fuori sulla parte sinistra del video, e che ti ricorda che qualcuno ha avuto delle attenzioni per te. Gentile, non c’è che dire.

Hanno nomi francesizzanti. Si chiamano Sophie, Christine, o perfino Bernadette, così se sei un peccatore vai a farti un tuffo nella piscina dell’acqua santa di Lourdes e sei a posto. Insomma, sono donne. E se le guardi in foto sono anche carine, giovani, attraenti, un visino pulito e ordinato, solo leggermente sofisticato, come Audrey Hepburn quando passeggiava per le vie di Parigi in “Sabrina”. Il loro profilo è stato aperto da poco. Giusto qualche foto qua e là, spesso nemmeno un contenuto testuale, nemmeno un gattino, nemmeno un cuoricino, nemmeno una emoticon.

Bussano alla tua porta, una volta che le hai accettate, con un semplice “Ciao!”, spesso senza nemmeno il punto esclamativo finale. Tu rispondi “Ciao!”, e il punto interrogativo ce lo metti non foss’altro che per mostrare un minimo di purtuttavia inesistente entusiasmo. Poi ti chiedono “Come sta?” Ma che bello, ti dànno del lei. Non c’eri più abituato e rispondi, tutto tronfio, “Bene, grazie!” Squisito dialogo di stampo alfieriano.

Qualcuna ti chiede l’età. Gliela dici, e lei ti rivela di avere 40 anni e un figlio, di essere separata e di vivere da sola. Troppa salsiccia al fuoco in un colpo solo, il grasso comincia a liquefarsi e rischia di puzzare di bruciato. Allora, per cambiare discorso, sei tu che chiedi quale attività svolgano. Studentessa, ti rispondono. Su Facebook è pieno così di studentesse di 40 anni che hanno un figlio e che vivono da sole, chissà chi le mantiene, loro e la rispettiva pargolanza, si vede che campano di rendita.

Poi ti arriva la domanda fatidica: “Che cosa cerchi su Facebook?” E io, incalzando: “Nulla, perché?” (sempre scomodare l’Alfieri). E loro “Eh, perché io sono sola (sòla?) e cerco l’amore della mia vita.” Su Facebook?? Ma lo sai, carina, che gente c’è su Facebook? Quelli ti mangiano in un sol boccone, se sogni il principe azzurro.

E alla fine, dopo che hai chiarito che ti va bene che cerchino l’amore della propria vita, ma che quella persona che cercano non sei certamente tu, ti fanno il musetto imbronciato, stile gattina che le ha prese di santa ragione per aver rubato il pesce dal tavolo della cucina, e ti dicono “Ma possiamo sempre rimanere amici, vero?”. “Certo!”, rispondi tu, tanto lo sai benissimo che tra mezz’ora l’avrai dimenticata e lei invece pure. “Mi vuoi dare il tuo numero di telefono, così rimaniamo in contatto su WhatsApp?” Ah, ecco a cosa miravi, stronzetta. Hai bisogno del mio numero di telefono per riempirmi di chiamate pubblicitarie? Se no per cosa lo vuoi? Per fare sesso telefonico a pagamento e sugarmi la carta di credito? E’ roba che ormai non va più di moda, c’era l’144 in Italia per questo, adesso lo hanno tristemente abolito. In fondo era un servizio sociale, anche se costava un po’.

C’è gente così: si divertono a creare dei fake, neanche troppo fatti bene, e poi ti sugano le informazioni personali, che sono il tuo sangue, la tua essenza, il tuo privato. E c’è gente, che magari è sola, o ha voglia di un’avventuretta virtuale (sai che roba!) che ci casca come una pera fracica dall’albero. Ma voi state attentini, sì??

La vittoria dell’Italia ai Campionati Europei 2020: un sogno che morirà all’alba

Reading Time: 2 minutes

Non so se voi ve ne siete accorti ma pare, dice, si mormora, che la Nazionale italiana di Mancini abbia vinto il campionato europeo di calcio.

E’ una cosa di cui si sta parlando molto in giro, ma non capisco ancora se possa essere una fake news. Ma pare proprio che “abbiamo vinto”, sì, perché quando si tratta di salire sul carro dei vincitori non sono LORO a vincere, ma TUTTI gli italiani. Anche quelli che non hanno fatto un cazzo di nulla e che se ne sono stati in panciolle sul divano a ingozzarsi di una familiare di Peroni gelata, come Fantozzi, a tifare in modo scomposto e indiavolato, in canottiera e mutande, grattandosi le palle tutta la sera.

Perché siamo bravi, noi italiani, a fare delle facile retorica di quart’ordine. Ci godiamo come dei maiali nel fango a dire che “abbiamo” vinto nonostante il tifo avverso, nonostante ci abbiano freddati con un gol al secondo minuto, nonostante ci abbiano fischiato l’inno nazionale (sacrilegio!) e nonostante la partita sia andata a finire alla lotteria dei rigori perché le due squadre ai tempi supplementari hanno dato una prestazione non proprio degna del calcio europeo.

I nostri “eroi”, tanto per dirne una, si sono assicurati, in qualità di vincitori, senza se e senza ma, un premio extra stipendio di ben 250.000 euro, per aver portato a termine il campionato. Tutti, nessuno escluso. Da Donnarumma che ha fatto il miracolo ma non si era nemmeno accorto di avere vinto, a Jorginho che si è fatto parare un rigore che anche mia figlia che ha 5 anni avrebbe saputo intercettare, fino ad arrivare alla panchina, dove c’era gente che in tutto l’europeo non ha toccato palla nemmeno per un minuto e non ha fatto nemmeno un esercizio di riscaldamento.

Ma noi italiani siamo fatti così, ci piace vincere facile, con la logica roboante del sacrificio, dell’ardore, dello spirito di squadra, della purezza d’animo dello sport (facile essere dei “puri” con la prospettiva di 250.000 euro in tasca!), con lo spirito di gruppo, con l’uno per tutti tutti per uno, e sempre, sempre con questa lungagnata del “siamo i più forti”. Siamo i più pirla, perché i festeggiamenti per la vittoria hanno portato a assembramenti pazzeschi, in piena recrudescenza di un virus, che con la sua variante Delta ci farà vedere i sorci verdi, ecco cosa siamo. Ci siamo illusi (povere anime candide!) che fosse più importante parlare del fatto che i giocatori dell’Inghilterra si siano sfilati la medaglia di secondi classificati (ingrati!) piuttosto che del fatto che migliaia di coglioni senza mascherina, mezzi ‘mbriaghi, si sono riversati per le strade delle città italiane e inglesi, aumentando esponenzialmente il rischio di contagio. Lo dice l’OMS, non lo dico io. Ma sì, tanto il Covid 19 è un ricordo puro e semplice, no? Tanto siamo campioni d’Europa, cosa vuoi che ce ne freghi a noi se tra 15 giorni aumentano i contagi, le terapie intensive, i morti. L’essenziale è aver inseguito un gol sotto il cielo di una estate italiana, aver battuto la perfida Albione, aver assistito alla sfilata dei campioni per le vie di Roma, col pullman scoperto e la gente che lo tempestava di pedate come se non ci fosse un domani (perché siamo italiani e bisogna sempre farsi riconoscere).

L’incubo non c’è più, è stato sostituito dal sogno. Ma all’alba ci risveglieremo, e allora mihi videtur cazza cacanda esse!

Marika Chalhy, la Mercedes e il Bulldog da 2500 euro

Reading Time: 3 minutes

Ecco, pigliamo il caso di Malika Chalhy, per esempio.

22 anni, omosessuale (fatti suoi con chi fa la nanna, nevvero?), ha raccontato di essere stata allontanata di casa dai genitori, estremamente ostili alle sue scelte sessuali ed affettive. Il tutto è accaduto nella tollerantissima Toscana.

Una ragazza che si trova buttata su una strada, nonostante abbia una fidanzata benestante, è una cosa che fa indignare molti, anche se dovrebbe, in linea di puro principio, far indignare TUTTI.

E infatti sua cugina si è indignata. Ha aperto una sottoscrizione per Malika attraverso il canale di GoFoundMe e ha raccolto, grazie alla generosità dell’opinione pubblica, 150.000 euro a favore della sventurata giovane.

Che, naturalmente, ci si è comprata una Mercedes da 17.000 euro perché, dice, era un suo sogno. E si è presa anche un cane, un French Bulldog pagato intorno ai 2500 euro. Dice che sono soldi suoi e ne fa quello che le pare.

Ora, proprio solo suoi quei soldi non sono. Le sono stati affidati da gente in buona fede perché si potesse rifare una vita. Avrebbe potuto, con 150.000 euro, comprarsi un appartamento in cui vivere, con la sua compagna o da sola, comunque lontana da una famiglia intollerante e pericolosa per la sua crescita umana e psicologica. Avrebbe potuto pagarsi fior di avvocati, che di quelli ha bisogno, o anche un bravo psicoterapeuta che l’aiutasse a far luce e chiarezza dentro di sé. Ma una Mercedes da 17.000 euro e un cane da 2.500 puzzano lontani un miglio.

Voglio dire, io capisco che una persona come Malika abbia la sacrosanta esigenza di spostarsi. Ma, porca miseria, una Panda non le basta? Costa la metà e non ci fai una stercofigura. E poi, hai bisogno dell’affetto di un cane? Ma vai in un canile e adottane uno, magari un bastardino, un meticcio. Sono resistenti alle malattie, affettuosi, possono dare veramente tanto. Insomma, dimostra a chi ti ha affidato i suoi soldi che li stai spendendo in modo oculato e per qualcosa di utile, non per soddisfare dei tuoi personali capricci. Non che i capricci siano cosa disdicevole, chi è che non ne ha, ma porca miseria se PROPRIO vuoi spendere 2500 euro per un amico a quattro zampe di razza pura, o andartene a zonzo con l’automobilina griffata, c’è sempre una soluzione, andare a lavorare (la ragazza è in giovane età e non dovrebbe far fatica a trovarsi un impiego) e spendere i PROPRI soldi (non quelli degli altri) come meglio ci aggrada.

Invece lei no. Lei ha attinto alla solidarietà per la soddisfazione dei suoi desideri. Avrà detto “E’ tanto che mi voglio fare un cane e la Mercedes, adesso ho 150.000 euro tutti per me che ho accumulato senza dover alzare un dito, mi tolgo questo sfizio, tanto chi mi vede?” E invece l’hanno vista. Perché una Mercedes si vede e come.

A metterci il carico da 11, arrivano su fanpage.it le dichiarazioni di Elisa Liberatori Finocchiaro, direttrice di GoFundMe in Europa, che ha dichiarato quanto segue:

“Chi ha donato lo ha fatto consapevole del fatto che quel denaro sarebbe servito a Malika per comprare quello di cui ritenesse avere bisogno. Gli organizzatori hanno chiarito che i fondi sarebbero serviti a permettere alla ragazza di rifarsi una vita: questo è legittimo e rispetta i nostri termini di servizio”.

E quindi sette suo. La signora dichiari pure quello che vuole, io non darò mai più un centesimo per una raccolta di GoFoundMe. E già che ci sono vi consiglio la lettura dell’imprescindibile saggio di Valentina Furlanetto sull'”industria della carità”, più volte ampliato e ristampato, così vi schiarite tanticchia le idee.

Resta comunque il (bel) gesto (stavolta sì) di chi le ha venduto il cane. L’allevatore ha devoluto l’incasso della vendita dell’animale all’Arcigay di Bologna, che si occupa di interventi nelle scuole contro il bullismo e l’omofobia. Ha fatto strabene, la solidarietà vada alla solidarietà, e, comunque, le donazioni liberali sono tranquillamente deducibili/detraibili dalla dichiarazione dei redditi. Chissà se la Mercedes avrà voglia di fare lo stesso.

Due marò

Reading Time: < 1 minute

Pare si sia conclusa la vicenda giudiziaria sul versante indiano relativa al caso dei due marò che, 9 anni fa, spararono su un’imbarcazione di pescatori, in India, uccidendo due persone, scambiate per pirati che tentavano di assaltare la nave Enrica Lexie, dove Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due militari della Marina italiana, erano in servizio.

Dico “pare”, perché sebbene sia stata conclusa con una transazione milionaria da parte dello Stato italiano l’eterna diàtriba con Nuova Dehli, resta pur sempre da svolgersi in processo in Italia a carico dei due. Era stata proprio la Corte Suprema indiana che aveva previsto che spettasse all’Italia processare i due militari, reclamando da parte sua solo l’indennizzo ai familiari delle due povere vittime, fissato nell’equivalente in rupie di 1,1 milioni di euro. Che non sono barzellette.

Quindi quando la stampa italiana e l’opinione pubblica tira un sospiro di sollievo sulla vicenda, non lasciatevi ingannare: sono morte due persone per un tragico misunderstanding (ma anche quelli si pagano!) e La Torre e Girone saranno regolarmente, anche se con comodo rispetto ai fatti, che risalgono al 15 febbraio 2012, processati. E ci mancherebbe anche altro.

Il pagamento della somma, ritenuta “congrua” dalle autorità indiane, chiude certamente un capitolo, ma ne lascia aperto tragicamente un altro, quello dell’accertamento della verità giudiziaria che prlude a molti anni di carcerazione qualora la sentenza dovesse andare in giudicato. Perché non accada mai più che due persone, due poveri pescatori, che portavano da mangiare e sostentamento alle loro famiglie, debbano crollare sotto il fuoco di una nazione straniera, solo perché scambiati per pirati assalitori.

E’ una vita difficile. Felicità a momenti e futuro incerto.

La scuola è finita

Reading Time: < 1 minute

“Sonò il ‘Finis’. Il nostro buon professore claudicante e dispeptico ristette davanti a tutto quel frullare di cartelle, libri, quaderni, righe, squadre, compassi, goniometri, matite, làpissi, palle, stalle, pialle del 12, Di Stefano ora basta, che volavan su per aria.

Il Baluganti, quello col piedino storpio, fece per uscir d’iscuola ma quella carogna del Poggiàli gli fe’ cianchetta, e quel povero disgraziato finì lungo disteso per terra e ben gli sta.

Il povero professore colitico e abulico fu còlto da un moto di commozione. Una lagrima gli scendea per le gòte: “E pensare a tutto quel che ho fatto per voi, razza di pecoroni invigliacchiti, ingrati scassatesticoli!”

La mamma del Picchianti, quel tegame, andò incontro al suo figliuolo sospeso tre volte e si rivolse al bravo professore schizofrenico: “Addio, addio! La terremo nel cuore, anzi, speriamo che schianti subito così la smette di bocciare i nostri bravi alunni!”

“Oh, caro il nostro professore distònico! Com’eri buono!”, pensai piangendo. E mi asciugai il móccolo con la manica della giacchetta.”

(da un inedito di Edmondo De Amicis -forse!-)

La morte di Paolo Maurensig

Reading Time: < 1 minute

Oggi ho appreso della morte di Paolo Maurensig.

Il suo “La variante di Lüneburg” è un romanzo straordinario che mi è piaciuto moltissimo e che consiglierei ad occhi chiusi a chiunque. Ho gradito un po’ meno la sua produzione posteriore. Ma anche se dovesse rimanere conosciuto solo per quello, Maurensig se lo è ampiamente meritato. Scrittore raffinato, non banale, dalla prosa lenta ma elettrizzante e coinvolgente, Maurensig non è mai caduto negli stilemi triti e ritriti dei suoi contemporanei, ha sempre mantenuto uno stile personale e originale senza mai cedere allo scontato.

Abbiamo perso un grande scrittore e un grande uomo. Mi dispiace tantissimo.

In morte di Isabella De Bernardi

Reading Time: 2 minutes

Piangere oggi una donna come Carla Fracci è quasi un atto obbligato, un “must”, un tributo dovuto a una donna di assoluta eccezione, che sapeva raccogliere nell’impegno, nella costanza, nell’incessabile studio, nella divulgazione (è a lei che si deve la volgarizzazione di una partitura meravigliosa e impeccabile come quella del balletto “Giselle” di Adam), nella dedizione, nella ricerca della perfezione, tutta una vita spesa a servizio dell’arte e della cultura.

Carla Fracci ci mancherà, perché aveva fatto del suo prezioso lavoro un tutt’uno con la sua essenza. Un metodo e una costanza incessabili concentrati nei suoi indimenticabili piedi, fonti di immenso godimento per il suo pubblico e per l’intera nazione.

Mi consola il fatto che una figura come Carla Fracci venga onorata da chi le voleva bene, dalle più alte Autorità dello Stato, dai suoi colleghi, dagli allievi e dai familiari, che abbia una degna sepoltura e che venga ricordata come merita. Perché a Roma le cose vanno diversamente. Una città che non è in grado di assicurare una degna sepoltura alle ceneri di un suo esponente e degno figlio come Gigi Proietti, manca di rispetto a chi le ha dato lustro.

E’ per questo che mi permetto di piangere un po’ più forte la morte di una attrice che in soli 23 secondi (quelli che vedete nel brano che vi riporto da YouTube) ha caratterizzato in maniera indelebile il cinema italiano. E’ venuta a mancare Isabella De Bernardi, figlia di cotanto padre. Nata a Roma ma sangue toscano nelle vene. Ha interpretato il personaggio di Fiorenza in “Un sacco bello” di Carlo Verdone e in due battute ha marcato molto più che un’interpretazione, ha incarnato una realtà, quella del conflitto generazionale della fine degli anni ’70. E’ suo il memorabile “Guarda che io a mio padre gli ho già sputato in faccia, attento fascio che nun ce metto gnente!”, biscicato tra uno sguardo vitreo e una gomma da masticare. Fiorenza era la ragazza di Carletto, nel film, la hippy dalla parlata incerta e strascicata, che aveva un legame con il figlio dei fiori che passava il tempo a grattarsi le pulci sulla poltrona del padre (interpretato da un bravissimo Mario Brega) e a lottare contro la visione ottusa del padre che disapprovava le sue scelte di vita, appoggiato da un prete improponibile, impersonato dallo stesso Verdone. Dare del “fascio” a uno che si autoproclamava un “communista” (con regolare raddoppiamento fonosintattico) con due pugni chiusi invece di uno è uno schiaffo al perbenismo, ai proletari diventati borghesucci da quattro soldi. Quel ruolo e quella battuta hanno fatto di Isabella De Bernardi un’attrice a tutto tondo. Ha interpretato un cammeo che è diventato cinema puro, e della migliore qualità.

Dopo altre due partecipazioni in altrettanti film dello stesso Verdone e una ne “Il marchese del Grillo” di Monicelli, Isabella De Bernardi lasciò la carriera cinematografica per dedicarsi alla grafica, settore in cui eccelleva.

Spero solo che Roma ci permetta di non dimenticarla, perché sarebbe uno schiaffo umano e morale insopportabile.

Alcune osservazioni a margine dell’invito di Samantha Cristoforetti al reclutamento per l’ESA

Reading Time: 4 minutes

Oggi “Repubblica on line” e il supplemento “Il Venerdì” hanno pubblicato un articolo-intervista (stavolta autentica) all’astronauta Samatha Cristoforetti.

Mi sarebbe piaciuto leggerlo, per potervi offrire le mie riflessioni nel merito, e non in una serie di osservazioni a margine come sto facendo. Direte voi “e chi te lo impedisce?” Ve lo spiego subito: la versione on line è a pagamento (costa un euro al mese per i primi tre mesi), quella cartacea pure. Non è un problema di spilorceria, posso ancora permettermi di regalare pochi spiccioli a questi signori, il fatto è che ho deciso di non dare più soldi a una testata che pubblica in prima pagina la pubblicità al libro di Giorgia Meloni. Siccome sono pagati, e profumatamente, dalla casa editrice Rizzoli, non vedo perché io dovrei versare anche un solo centesimo per leggere un articolo riguardante un personaggio pubblico.

Ma veniamo al conquibus. L’articolo, a firma di Luca Fraioli, si intitola “AstroSamantha: forza ragazze, fatevi spazio.” E qui mi sorge spontanea una innocente ed innocua riflessione: questa moda, questa tendenza linguistica, questta abitudine invalsa di chiamare un(‘) astronauta “AstroNome”. Perché “AstroSamantha”, “AstroLuca” e via discorrendo? Per indicare un’accezione affettiva del termine? Ma non ci andiamo mica a fare colazione insieme la mattina! Hanno un nome e un cognome. La signora si chiama “Samantha Cristoforetti”, e così voglio chiamarla, perché ritengo che un approccio seppur critico non possa prescindere dal necessario rispetto formale che si deve a ciascun interlocutore. Per non parlare di Paolo Attivissimo che la chiama “Sam”, che mi sembra proprio il colmo.

Nella pubblicazione, Samantha Cristoforetti “invita le donne a partecipare al reclutamento di nuovi astronauti dell’Esa: entro il 28 maggio”. Intento lodevole e pienamente condivisibile. Ma se Samantha Cristoforetti tornerà nello spazio nel 2022 (a proposito, auguri vivissimi!), io resto sulla Terra. Sono felicissimo che le donne abbiano la possibilità di dimostrare il loro valore e la loro competenza in un settore così delicato, ma io non vivo nello spazio, e per attività, professione e attitudine personale mi ritrovo quotidianamente a lavorare con delle giovani ragazze problematiche. Non che abbiano problemi insormontabili, per carità, ma, per esempio, a volte non curano la propria igiene personale, stanno sempre appiccicate al loro cellulare perché ritengono WhatsApp e i social network molto, ma molto più interessanti di qualsiasi contenuto culturale, sociale, familiare o relazionale. Conosco una ragazza di 18 anni, sta per affrontare gli esami di stato di quinta superiore ed è molto preoccupata perché pensa di non riuscire a raggiungere la tutto sommato modesta valutazione di 75/100 per poter partecipare al concorso nella Polizia di Stato. Sempre più soggetti di sesso femminile, terminati gli studi liceali (quando non si iscrivono a un istituto tecnico o professionale) si dedicano a cercare un lavoro: hanno bisogno di soldi, di crearsi una indipendenza, di affrancarsi dalle rispettive famiglie e, magari, formarsene una propria. E mica puoi fargliene una colpa se la vita le ha costrette a bruciarsi in fretta e non avere altri sogni se non quelli pratici del “pochi-maledetti-subito” e di non avere particolari ambizioni nella vita. Sono sinceramente felice che Samantha Cristoforetti abbia sognato di fare l’astronauta fin da bambina e sia riuscita a trasformare questo suo sogno in una solida realtà di successo per se stessa e per il nostro paese, ma qui si vive coi piedi bene ancorati a terra, non in assenza di gravità. Qui si cresce in fretta e si ripongono le bambole e i giochi di bimba nella busta ripiena di canfora, per smettere i vestiti infantili e passare direttamente ai jeans strappati e alle magliette succinte, perché si capisce, neanche troppo tardi, che nella vita è meglio apparire fighe piuttosto che intelligenti: è una sorta di assicurazione sulla vita, e in più ti rende molti like su TikTok e su Instagram, che sono l’unico parametro di valore che certe adolescenti riconoscono. Qui si rischia di restare incinte presto e di giocarsi la vita sposando troppo giovani un ragazzo che presto non si amerà più, e il Poeta ce l’ha insegnato che “l’amore finisce e il figlio rimane”. Qui la famiglia ti insegna che la vita è dura e che una brava ragazza deve portare in dote la sua abilità, ereditata dal nucleo familiare, nel fare la “massa”, ovvero la pasta fatta in casa, il timballo alla teramana, le screppelle ‘mbuss’, l’agnello cacio e uovo e la pizza dolce, che male che ti vada, se proprio devi fare la mantenuta non muori di fame. Qui, in breve, si diventa donne presto, e l’unica astronave che ti puoi permettere di pilotare è la Panda della mamma, e trovati contenta. Qui si comincia presto a fumare. Fa figo e aiuta a prevenire lo stress. E poi ai ragazzi piace vedere una ragazza che fuma, e pazienza se quando rientri a casa c’è tuo padre che ti dà due schiaffatoni, perché dopo due lacrime puoi sempre rinchiuderti nella tua stanza e scambiarti due fotine discinte col tuo moroso.

L’ESA? Se non sanno che cos’è non perdono nemmeno il tempo per cercarselo su Google. O su Wikipedia. Che, tutt’al più, possono tornare buone per copiare e incollare qualche ricerca scolastica, del resto, perché fare fatica a studiare quando qualcuno lo ha già fatto per te? Perché per diventare astronauti e prendere tutti quei soldi lì ci vuole come minimo una laurea, non basta l’entusiasmo, e per prendere una laurea bisogna andare all’Università, e l’Università son soldi e se poi, come accade, molli gli studi mentre sei in corsa, son soldi sprecati. E poi perché mai studiare se puoi tranquillamente guadagnare tanti soldi facendo l’influencer? Guarda la Chiara Ferragni, per esempio, quella sì che è una giusta e positiva, ha 23 milioni e mezzo di followers, basta che apra bocca e mezza Italia l’ascolta, guadagna soldi anche quando dorme, e se proprio si deve avere un modello le candidate preferiscono quello. E’ di una tristezza disarmante, ne convengo pienamente. Ma nessuno, per queste ragazze, realizzerà mai una Barbie su misura (cfr, https://www.ilmessaggero.it/persone/barbie_in_orbita_con_samantha-4387056.html), nessuno mai le inviterà a fare da testimonial a una insalatina di sgombri, quinoa e crema di porri (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=ATQjhZAYTag) fatta con gli ingredienti contenuti in buste sterilizzate che, voglio dire, volendo si possono anche usare degli ingredienti freschi, non è che è proibito. Nessuna di loro darà mai ai suoi coetaei consigli su come affrontare l’esame di stato (cfr. https://www.youtube.com/watch?v=qKABtiApvts) perché qui, semplicemente, c’è da vivere e da affrontare la vita.

Ma confermo volentieri a Samantha Cristoforetti il mio augurio e il mio apprezzamento per il suo impegno. Ci vedremo presto.

Moncalieri: trombano come ricci mentre aspettano l’autobus. 10.000 euro di sanzione amministrativa a entrambi

Reading Time: < 1 minute

A Moncalieri due fidanzati di 38 (lui) e 46 anni (lei) stava aspettando l’autobus.

Siccome l’autobus non arrivava, hanno deciso di ingannare il tempo facendosi una sana trombatina compensatoria in un praticello lì vicino, complice la brezza primaverile e il venticello stuzzicarello della stagione. Oh, il tempo è una cosa preziosa e va pur impiegato in qualche modo proficuo e redditizio.

Insomma, tromba te che trombo io, gli abitanti dei palazzi circostanti il prato teatro della passionale performance sessuale dei due, hanno chiamato i vigili urbani, che sono prontamente arrivati sul posto e li hanno beccati in flagranza di violazione amministrativa (come sapete, tranne per alcune circostanze, trombare in un luogo aperto al pubblico non è reato, criticare un personaggio pubblico sì). Solo che lui se l’è data a gambe, lei, abbandonata e piantata in Nasso, seminuda, ha detto in principio che si era adagiata sul prato per un momento di relax, poi ha ammesso la piramidale nequizia, e le è stata elevata una sanzione di diecimila euro. Il marrano verrà sanzionato della stessa cifra, una volta che verrà identificato inequivocabilmente e gli sarà inviata la raccomandata verde.

Non so a voi, ma a me sembra tanto un film di Lina Wertmüller, uno di quelli coi titoloni lunghi che facevano tanto anni ’70.

Scivolone cognitivo

Reading Time: 3 minutes

Una ragazza di 23 anni, si è sottoposta, all’ospedale di Massa, alla somministrazione della prima dose di vaccino Pfizer.

Solo che invece di inocularle la dose normale prevista per il siero, l’infermiera le ha iniettato l’equivalente di almeno QUATTRO dosi vaccinali. In un primo momento la stampa aveva riferito di sei dosi addirittura, ma la circostanza è stata smentita dalla ASL e da una notizia delle agenzie ANSA e ADN-Kronos. Non dalla famiglia, che in un’intervista radiofonica appena andata in onda conferma la versione originaria.

La ragazza, fortunatamente, sta bene, è stata dimessa dopo 24 ore di osservazione, anche se è in costante contatto e viene monitorata continuamente dal reparto di Immunologia dell’Ospedale di Careggi. La ASL ha spiegato l’accaduto con il seguente comunicato, anch’esso riportato dalle agenzie di stampa:

“l’infermiera non ha inserito la soluzione fisiologica nel flaconcino, non ha quindi eseguito il passaggio della diluizione e ha aspirato il quantitativo necessario a preparare una dose con le siringhe di precisione fornite dalla farmacia aziendale”

Cioè?? L’infermiera NON ha diluito con la soluzione fisiologica il vaccino? E mi hai detto un briscolino! Si tratta, se non proprio della vita, della salute di una persona, che in quel momento veniva affidata al servizio sanitario pubblico. Voglio dire, una persona, quando deve vaccinarsi, non solo si reca al servizio di stato, non solo si fida di chi la deve curare, ma addirittura AFFIDA le proprie necessità sanitarie a chi la deve assistere. Che si tratti di una operazione chirurgica, di una banale medicazione da pronto soccorso, di un cerotto, di un’iniezione. Cioè, una ragazza si AFFIDA, si consegna alle cure dei medici e del personale sanitario e l’infermiera NON diluisce la dose di Pfizer con la soluzione fisiologica? Ma questa infermiera, a prescindere dai procedimenti penali e civili che potrebbero sorgere dal suo comportamento omissivo, dovrebbe essere sospesa dal servizio istantaneamente e posta, almeno, in ferie obbligate. Così lei se ne va in vacanza a ritemprarsi e a schiarirsi le idee, e nel contempo non rischia di ripetere lo stesso errore con un altro paziente. Poi, ovviamente, un bel provvedimento disciplinare interno. Perché se invece di una ragazza 23enne in ottimo stato di salute, quella somministrazione fosse stata effettuata su di me, che ho rischiato di andarmene al Creatore all’età di 20 anni per un’antitetanica, a quest’ora non sarei qui a scrivere.

Invece sapete come ha definito la ASL questo a dir poco spiacevole “incidente”? Uno “scivolone cognitivo”. Non so voi, ma a mio parere si tratta di un’etichetta fuorviante e perfino offensiva dell’intelligenza dell’opinione pubblica. Perché non si può ridurre una responsabilità colposa grave ad uno “scivolone”. E poi perché “cognitivo”? Cosa c’entra la sfera cognitiva con la mancanza grave di questa professionista addetta alla somministrazione di un siero a una PERSONA? Vuol dire che non era cognitivamente capace in quel momento di stabilire se c’era bisogno di una semplice soluzione fisiologica? E allora che ci sta a fare? Uno “svarione”? Ma come diceva una volta Pierangelo Bertoli? “I crimini contro la vita li chiamano errori”. Perché è tutta una questione lessicale. Se io una evidente e grave inadempienza professionale la chiamo “svarione”, forse la ASL vuol dire che tanto grave non era. E invece era tutt’altro che uno svarione, si è trattato di una vera e propria imperizia che se avesse avuto come destinataria una persona di 90 anni, o una persona fragile avrebbe potuto avere effetti ben diversi.

E non dice, la ASL, che all’infermiera in questione sta andando di lusso, perché la ragazza non ha alcuna intenzione di proporre querela penale nei suoi confronti. Si riserva solo il diritto di una azione risarcitoria in sede civile. Che, voglio dire, è il minimo. Ringrazi il cielo che questa brava ragazza si è messa nei suoi panni e ha compreso che si è trattato di un errore che poteva capitare a tutti. Non c’è stato dolo, certo. Ma probabilmente colpa sì. Se questa infermiera non ci rimette il lavoro deve ringraziare solo il Padreterno che non esiste e pregarlo, al contempo, se ci crede, che a questa ragazza non accada nulla al di fuori del mal di testa, del dolore al braccio o dello spavento che ha avuto. Perché allora un lavoro potrebbe non bastarle più.

La morte di Megi Bakradze

Reading Time: < 1 minute

Si chiamava Megi Bakradze ed era una infermiera georgiana di 27 anni. Come tutti i sanitari del suo paese è stata sottoposta alla somministrazione del vaccino Astrazeneca. E’ morta per uno shock anafilattico verificatosi mezz’ora dopo l’iniezione, in seguito al quale la paziente è entrata in coma.

Levan Ratiani, direttore del First University Hospital di Tbilisi, ha dichiarato:

“La morte di Megi Bakradze è stata molto probabilmente il risultato di una grave reazione allergica al vaccino, ma questo è un effetto collaterale molto raro”.

Le autorità di Tbilisi hanno aperto un’inchiesta e disposto la sospensione della vaccinazione nella regione dell’Algiara.

Regno Unito: i vaccinati non si proteggono e il contagio raddoppia nei primi 8 giorni

Reading Time: < 1 minute

Sul British Medical Journal (BMJ), autorevolissima testata scientifica britannica, è stato pubblicato uno studio in cui si evidenzia come a distanza di 7-8 giorni dalla vaccinazione, la curva dei contagi sale.

E’ risultato che, una volta ricevuta la somministrazione della prima dose, gli interessati si sono sentiti più sicuri e protetti e hanno allentato le proprie difese, magari adottando comportamenti imprudenti e a rischio. L’immunità (parziale, trattandosi solo della prima dose) con Astrazeneca si raggiunge solo dopo molti giorni dalla prima iniezione.

E’ risultato così che fra il primo e l’ottavo giorno dalla somministrazione, l’incidenza delle infezioni nelle rispettive fasce di età sia addirittura raddoppiata.

Sul BMJ è scritto, tra l’altro:

“Un sondaggio dell’Ufficio per le statistiche nazionali del Regno Unito, che esamina gli atteggiamenti e i comportamenti del coronavirus e dei vaccini in Inghilterra a febbraio, mostra perché questi picchi potrebbero verificarsi. Tra gli ultraottantenni che avevano ricevuto la prima dose di un vaccino nelle tre settimane precedenti, il 41% ha riferito di aver incontrato qualcuno diverso da un membro della famiglia, un operatore sanitario o un membro della loro bolla di sostegno in casa dopo la vaccinazione, infrangendo così le norme di blocco”.

Il Ministero della Salute britannico riferisce altresì che d’ora innanzi la popolazione verrà invitata, con massiccia campagna di informazione anche via SMS, dell’obbligatorietà di mantenere le distanze di sicurezza, di tenere la mascherina, e di porre in atto tutti quegli atteggiamenti prudenziali del caso.

Insomma, in questo caso non è il vaccino che fa male, è la gente che è proprio imprudente.

La morte del militare Pietro Taurino

Reading Time: < 1 minute

Il militare Pietro Taurino è deceduto alle 19 di mercoledì, dopo che nella stessa giornata era stata stabilita la morte cerebrale, intorno alle ore 12. Era stato colpito da trombosi cerebrale lunedì scorso. Gli era stato somministrato il vaccino Astrazeneca 11 giorni prima.

La Procura della Repubblica ha nominato un team di tre esperti per dare una prima risposta al dubbio sussistente tra la vaccinazione e l’evento morte.

Il militare aveva 50 anni. Lascia la moglie e i figli. L’esame autoptico è stato effettuato nella giornata di ieri. Se ne attendono gli esiti ufficiali e definitivi.

Astrazeneca: ricercatori norvegesi stabiliscono un legame tra il vaccino e le trombosi

Reading Time: < 1 minute

“Abbiamo ottenuto dei risultati suscettibili di spiegare l’evoluzione clinica dei nostri pazienti ospedalizzati. Questi risultati sostengono l’ipotesi, che avevamo avanzato in precedenza, secondo cui questi pazienti hanno sviluppato una forte risposta immunitaria, evento che conduce alla formazione di anticorpi che possono influenzare le piastrine e così provocare un trombo.”

(Professor Pal Andre Holme, capo servizio ematologia dell’ospedale universitario di Oslo -tradotto da Le Monde-)

L’Ema: Astrazeneca è “efficace” e “sicuro”

Reading Time: < 1 minute

Alla fine, come si direbbe a Livorno, “sette suo!”

Insomma, è ufficiale, il vaccino Astrazeneca è “efficace”, “sicuro” e, soprattutto “non può essere associato a un incremento degli eventi di trombosi”.

“I benefici sono superiori ai rischi. Il vaccino non è legato a rischio trombosi”.

Ma, dice ancora Emer Cooke, “sulla base delle evidenze disponibili e dopo giorni di analisi approfondita dei report clinici dei risultati in laboratorio, delle autopsie e di ulteriori informazioni dagli studi clinici, non possiamo ancora escludere definitivamente un legame tra questi casi rari (effetti collaterali e trombosi, NdR) e il vaccino”.

“Fino a ieri, gli eventi sospetti di trombosi cerebrali sono stati sette in Germania, tre in Italia, due in Norvegia, uno in Spagna, oltre a tre nel Regno Unito e due in India”,

Pare, quindi, che l’agenzia non abbia assolutamente negato la possibilità o addirittura l’esistenza di casi avversi, ha solo detto che questi casi sono infinitesimali rispetto al totale delle inoculazioni (e le statistiche andrebbero bene, se si parlasse di PC, patate, pezzi di ricambio. Ma qui si sta parlando di persone!).

Anche il foglietto illustrativo del vaccino dovrà essere aggiornato: “è importante che venga comunicato al pubblico e agli operatori sanitari perché apprendano meglio queste informazioni, permettendo loro di mitigare questi effetti collaterali”.

Insomma, il massimo risultato con il minimo sforzo. Dovremo vedere che cosa dirà il foglietto illustrativo, nel dettaglio. Intanto che aspettiamo, continuiamo a dire che noi consideriamo questi “casi” come persone. Al 100%. E come tali le trattiamo.

Sonia Battaglia è morta

Reading Time: < 1 minute

Solo un paio d’ore fa, e certamente con molto ritardo, vi ho postato il video del fratello di Sonia Battaglia, che faceva un ultimo accorato appello alle autorità mediche e allo Stato, perché venisse incontro alle disperate condizioni della sua congiunta e alla sete di verità della famiglia intera. Non sono solito pubblicare video di appelli, ma in questo caso ho fatto volentieri una dovuta eccezione alle mie abitudini.

Purtroppo, proprio mentre pubblicavo quel post, è giunta la notizia del decesso di Sonia Battaglia, 54 anni, tre figli, segretaria in un ITIS di San Giorgio a Cremano.

Aveva ricevuto la prima dose del vaccino Astrazeneca il 1 marzo scorso. Dopo due giorni aveva cominciato ad avvertire i primi effetti avversi (febbre alta e vomito). Poi la situazione è precipitata in trombi diffusi ed emorragia cerebrale. La diagnosi al momento del ricovero in condizioni disperate all’Ospedale del Mare di Napoli è stata di “coagulazione intravasale disseminata”.

Si attendono gli esiti dell’esame autoptico.

L’AIFA sospende in via temporanea e precauzionale la somministrazione di AstraZeneca su tutto il territorio nazionale

Reading Time: < 1 minute

“L’AIFA ha deciso di estendere in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’EMA, il divieto di utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid-19 su tutto il territorio nazionale. Tale decisione è stata assunta in linea con analoghi provvedimenti adottati da altri Paese europei. Ulteriori approfondimenti sono attualmente in corso. L’AIFA, in coordinamento con EMA e gli altri Paesi europei, valuterà congiuntamente tutti gli eventi che sono stati segnalati a seguito della vaccinazione. AIFA renderà nota tempestivamente ogni ulteriore informazione che dovesse rendersi disponibile, incluse le ulteriori modalità di completamento del ciclo vaccinale per coloro che hanno già ricevuto la prima dose”.

Nel pomeriggio stessa decisione tra Germania e Francia. Si attende per domani la decisione dell’Unione Europea e dell’EMA.