Agli zoppi pedate negli stinchi

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Io sono zoppo. Non ho nessuna difficoltà a dirlo pubblicamente. Ma veramente zoppo. Però devo dire che in questa condizione mi ci ritrovo dimolto bene. La gente mi cede il posto sull’autobus, senza fare nemmeno una domanda, le macchine inchiodano con un stridìo di pneumatici che fanno sggnììììììk sull’asfalto bollente dell’estate torrida (ma nemmeno tanto) rosetana, quando attraverso sulle strisce pedonali, qualche persona di buon cuore mi cede il posto nella fila alla posta, insomma, è una bella vita. Perché mettere sotto sulle strisce una persona qualsiasi passi, ma un invalido al 50% no.

In quanto zoppo, io non posso mettere le scarpe normali che portano tutti. Ho bisogno di scarpe ortopediche fatte su misura. E la ASL me ne paga un paio l’anno. Generalmente si tratta di modelli che ordino per affrontare l’inverno. Quindi mi ritrovo, in fondo all’anno, con il problema di che cosa mettermi d’estate.

Quest’anno un paio di scarpe (nate male già di loro) ha deciso di abbandonarmi sul più bello e sfracellarsi mettendomi in pericolo mentre camminavo per la strada ed esponendomi a rischi non indifferenti, nonché a dolori lancinanti ai piedi, che ho particolarmente delicati da quando subirono un intervento chirurgico.

Per cui ho deciso di ordinare un paio di scarpe estive (c’è un ricco catalogo con dei modelli eleganti e anche un po’ sbarazzini, anche se ho ripiegato su una roba un po’ più francescana), visto che sono costretto a portare “obtorto collo” delle scarpe invernali portate e riportate poi, ma che almeno mi sorreggono. Sono al lumicino anche loro, ma finché vanno, tutto fa verdura, diceva quello che vendeva la frutta.
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I 100 meravigliosi anni di Franca Valeri

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E brava Franca Valeri, che oggi ha raggiunto la non disprezzabile età di 100 anni.

Attrice poliedrica, meravigliosa caratterista, appassionata di musica lirica, regista, creatrice di espressioni ormai entrate nel linguaggio comune, come quel “Cretinetti!”, ripetuto a spron battuto ne “Il Vedovo”, al marito interpretato da un altrettanto eccellente Alberto Sordi. Indimenticabili la signorina snob, Cesira la manicure e la Sora Cecioni, alla quale sono particolarmente affezionato. Genio delle pause teatrali (“Mammà?? Che te sei dimenticata quarche cosa su la tomba de nonno?….. Ah, l’ombrello!….”), ha saputo coniugare il teatro col cinema e la televisione con naturalezza ed efficacia. La sua filosofia di vita si racchiude nel titolo del suo ultimo libro autobiografico “Bugiarda no, reticente”.

Dice che arrivare a 100 anni bisogna sempre far lavorare il cervello. E il suo lavora come quello di una ragazzina di 20. Auguri, cara signora.

Foto di Associazione Amici di Piero ChiaraFranca Valeri, CC BY 2.0, Collegamento

I messaggi all’una di notte di Sofia e Julia

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Son tre sere che quando mi accingo ad andare a dormire (o a rompere i coglioni a quelli di Facebook per protestare, vedete un po’ voi), o addirittura ho preso sonno da poco, mi sento disturbare da un nojosissimo bzzz bzzz, che poi sarebbe il vibrare del mio cellulare (non mi piacciono i suonini ogni volta che arriva un messaggio WhatsApp o di altri genere, quindi silenzio quasi tutto, anche perché c’è gente che mi scrive alle quattremmezzo di notte e io non voglio pigliarmi un coccolone solo perché qualcuno mi augura una buona giornata).2

Dunque, cospettone, chi mai potrà essere che mi scrive all’una e zerosette??

Ma certo, sono Sofia (che mi chiede “Ciao, come stai? Incontriamoci?” -no, perché ci mette anche il punto interrogativo, ci mette) e Julia, che invece ha inserito 5 immagini (della cui natura non voglio nemmeno stare a discutere) e mi invita a chattare.

Il tutto perché ho installato Google Chrome sul cellulare, invece di continuare ad usare l’ottimo Mozilla Firefox che non ha mai perso un colpo (anzi!), devo aver preso qualche troiaio di malware da qualche parte, e ora mi arrivano questi inviti, diciamo così, “galanti” da parte di figone dalle grandi tette.

Soluzione: disinstallo Google Chrome e sono a posto. Macché, non me lo fa disinstallare, il marrano, resta lì solo per notificarmi le proposte di incontro di queste “segnorine” (con l’accento sulla e!).
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Riccardino è qui!

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Quando Andrea Camilleri morì, pover’uomo, mi trovavo in Toscana. Rimasi talmente male per la notizia della scomparsa di uno dei maggiori rappresentanti della letteratura contemporanea che, avvezzo com’ero alle avventure del suo Montalbano, della sua odiosissima zita Livia (una che non sa nemmeno cucinare), di Catarella, del “fimminaro” Mimì Auguello, di Gallo, Fazio e di tutti gli altri, che presi il computer in mano, e, aperto il Blocco Note, come faccio sempre, per ogni articolo che scrvo sul blog (o allora? A me il foglo bianco m’ispira!) scrissi una sorta di brevissimo raccontino seguendo lo stile e la Lingua del Maestro. Lo potete trovare qui:

La morte del commissario Montalbano

Mi sembrava una fine onorevole, quella che avevo prospettato. Insomma, perché abbia un senso, tutto deve finire, anche Montalbano, come diceva un mio grande maestro. E oggi, la fine, quella vera, del Commissario Montalbano, è uscita in libreria ed è arrivata (proprio nello stesso giorno, non so come facciano -quelli di Amazon-, ma è bene che lo facciano, come diceva Napo Orso Capo quando Babà faceva la motocicletta).

Il tilefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliare sonno, o almeno accussì gli parsi, doppo ore e ore passate ad arramazzarisi dintra al letto.”

Potrebbe essere Catarella, che gli racconta che c’è un morto ammazzato catàfero stecchito. O Livia che gli scassa i cabasisi per dargli il buongiorno alle cinque di mattina. No, è un certo Riccardino. E qui comincia la storia, l’ultima, quella vera, quella della fine di Montalbano, che non si sa se murìu, morì o morse, questo ve lo dico quando arrivo all’ultima pagina.
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Il figlio di Selvaggia Lucarelli identificato dalla polizia

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Leon è il figlio 15enne di Selvaggia Lucarelli. La mia non simpatia verso la giornalista e show-girl è abbastanza nota, ma le colpe dei genitori non dovrebbero mai ricadere sui figli.

Se i figli hanno colpe, la cosa più giusta da fare è che se ne assumano la responsabilità diretta. E Leon, nell’ingenuità della sua adolescenza, ha contestato Salvini dandogli dell’omofobo e del razzista. Ora, indubbiamente Salvini una condanna per razzismo ce l’ha. Si tratta di una pena di 5700 euro per un coro contro i napoletani intonato alla Festa della Lega Nord a Pontida nel 2009.

La cosa è passata un po’ in sordina, perché la pena di cui si tratta è stata comminata mediante un decreto penale di condanna, senza passare per un vero e proprio processo penale. Non risulta che Salvini abbia fatto opposizione, come era suo diritto fare, né che abbia richiesto un processo o una condotta riparatoria del danno (cosa che avrebbe potuto estinguere il reato e, dunque, la condanna).

Ma si dà il caso che in Italia sia proibito dare del ladro al ladro, della puttana alla puttana, dell’omofobo all’omofobo, del razzista al razzista. Dunque, per le sue esternazioni, anche se profferite a voce bassa e senza aggressività, Leon è stato identificato dalla polizia.
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Mezzo chilo di pasta per sei persone (?)

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In uno dei suoi vecchi spettacoli, Beppe Grillo, quando era ancora vivo, era solito dire “Io sono di Genova, a me non me lo metti in quel posto lì, io ti conto i peli del culo uno a uno!” Che è un po’ quello che faccio io, che, pure, di Genova non sono, ma che ho comunque quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, e che mi sento un po’ pur parente di quelle gente che c’è là che come noi è forse un po’ selvatica.

Compro un pacco di pasta al discount (Penny Market) e sulla confezione da 500 grammi trovo scritto che è bastevole per sei persone. Cioè, sei persone mangiano 500 grammi di pasta? Ma sono poco più di 80 grammi a testa! Che ci fa uno con 80 grammi di pasta? Nulla. La mi’ nonna Angiolina mi diceva che per una persona ce ne vogliono almeno 100. Se non di più. Io che la mattina mi sveglio con una pentola di minestrone, cosa ci faccio con 80 grammi di pasta a pranzo? Mi ci devo aggiungere perlomeno una bistecca. 80 grammi di spaghettino aglio e olio ti dànno la sensazione scarsamente bastevole di un antipastino amuse-bouche, come dicono quelli che di cucina se ne intendono.
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La garanzia supplementare di due anni al masterizzatore esterno che è prevista per legge

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Come vi dicevo, provate a cercare un posto su Fazio (il mio nuovo computer) in cui infilare i CD-ROM e i DVD! Non c’è. Provate anche ad accedre al vano della batteria. Macché, non c’è verso. Per il primo problema non ho avuto dubbi, ho ordinato (santa Amazon!) subito un lettore e masterizzatore di DVD e di CD esterno. Nessuna paura, solo 17 euro e spiccoli.

La cosa che mi ha stupito è che per soli ulteriori tre euro e rotti mi hanno offerto una “estensione” della garanzia a 2 anni, per guasti, malfunzionamenti, disgrazie assortite.

Non è un problema di denaro, evidentemente tre euro non mi cambiano la vita. Il problema è di legge. Se io compro un apparecchio (presso un negozio, o un fornitore on line), chi me lo vende (fa fede lo scontrino fiscale) è responsabile del buon funzionamento dell’accrocchio per 2 anni. Se ho dei problemi posso restituirlo, farlo riparare e, se non è possibile, sotituirlo con una carabàttola che abbia le stesse caratteristiche e lo stesso valore (o valore superiore). Così funziona. Perché devo pagare qualcosa che mi viene già garantito? Non si sa.

Quello che si sa è che la descrizione dell’apparecchio (rigorosamente Made in China) è tradotta con una di quelle diavolerie di traduzione automatica (probabilmente da un originale francese) e non ci si capisce quasi nulla. Mah, basta che funzioni…

Storie di ordinaria informaticcia: benvenuto Fazio!

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Ed eccolo qui l’ultimo arrivato in casa (nella nuova casa, intendo) Di Stefano. Per il mio vizio di dare un nome ai computer, ho scelto di chiamare tutti i dispositivi che mi capitano tra le mani con nomi di poliziotti, investigatori, collaboratori, commissari e quant’altro. E’ logico che nomi come “Montalbano”, “Ricciardi” o “Schiavone” sono fin troppo abusati e intoccabili per la loro sacralità. Così mi accontento di aver chiamato il mio primo PC portatile su cui installai Ubuntu “Catarella” (per via dell’informaticcia). Adesso, poverino, lo dovrò rottamare. Funziona ancora, ma ci ho installato una versione di LUbuntu (la distribuzione Linux per computer vecchissimi) a 32 bit, non c’è stato verso, è troppo pesante anche quella per il povero Catarella personalmente di persona, sissignòri.

Nemmeno tanto tempo fa cambiai Catarella con un PC su cui installai Linux Mint (e mi ci trovavo tanto, ma tanto bene!), ovviamente accanto a Windows. Lo chiamai Maione perché era il nome dell’assistente del commissario Ricciardi, vista anche la sua mole fisica, che corrisponde (corrispondeva) all’aumento considerevole delle risorse dell’apparecchio. Poi Maione cominciò a scollarsi. Le parti dello schermo (quelle cornici di plastica che lo reggevano) cominciarono a cedere e non si chiudeva più. Vari circuiti erano “a vista” e per usarlo dovevo stare attento che non mi si rompessero i perni che lo reggevano. Insomma, per dirla alla livornese, stava ritto colle ‘àccole! Ho provato ad aggiustarlo con l’Attak ma è stato peggio el tacòn del buso. Non solo le parti scollate non si sono riattaccate (tranne pochissime cosette) ma l’Attack è evaporato e mi ha imbiancato una parte dello schermo. Insomma, un troiaio indicibile (ancorché tuttavia utilizzabile, sia pure con cautela). E sicché addio Maione.

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Il pietismo del Mattino di Napoli sul dolore dei padri separati che uccidono i figli.

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Io non riesco a capire con quale criterio gli articolisti e i titolisti del “Mattino” di Napoli abbiano potuto partorire un commento, una chiosa, una nota a margine sulla tristissima vicenda di Margno, nella Valsàssina (meglio metterci l’accento) in cui un uomo, incapace di accettare le separazione dalla moglie che era in atto, ha ucciso prima i due figli, poi ha mandato un SMS alla moglie con la scritta “Non li rivedrai mai più”, e successivamente è andato a togliersi la vita buttandosi da non so dove.

C’è una donna che perde due figli, cazzo, ha l’esistenza sconvolta dal gesto di uno stronzo che non ha avuto nemmeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità davanti alla giustizia e alla società, facendo estinguere i reato per “morte del reo”, due bambini che non c’entravano nulla sono morti soffocati per mano del loro stesso padre, e il Mattino ha anche il coraggio di scrivere “Il dramma dei papà separati”? Ma cos’è, uno scherzo? Il giornalismo serio non può essere questo. Ci sono tanti papà separati (io sono uno di loro -non lo sapevate? Bene, adesso lo sapete-), alcuni vanno a mangiare alla Caritas o all’Opera di San Francesco per i poveri quando hanno bisogno di una doccia o di un cambio pulito (è a loro che dono il mio 5 x mille, fatelo anche voi), gente che dorme sotto i ponti perché la stronza della moglie ha portato via loro tutto, casa, figli, affetti e soprattutto soldi. TANTI soldi.

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I foglietti illustrativi dei farmaci

Reading Time: < 1 minuteL’altro giorno in farmacia ho comprato un lassativo molto noto e conosciuto. Cosa volete, son problemi che riguardano i vivi. E siccome io leggo sempre e per intero i foglietti illustrativi dei medicinali, sono arrivato al punto di leggere:

Si rivolga al medico se non si sente meglio o se si sente peggio dopo 7 giorni.

Caspita, dopo sette giorni di stipsi uno non va dal medico, va direttamente in ospedale per una sospetta occlusione intestinale! Cosa vuol dire “se non si sente meglio”? Io compro un farmaco perché sto male, mica male da morire, per carità, ma, insomma, ho un disturbo, vorrei un rimedio, di più, voglio un farmaco che agisca CHIMICAMENTE sulla mia transitoria patologia e, possibilmente me la risolva o me la migliori. Lo so benissimo che potrei rivolgermi al medico, ma in certi casi anche un semplice farmaco da banco può fare qualcosa. Forse.

La Parrocchia di Santa Rosa: “dementi”?

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fonte: Facebook

Era un po’ di tempo che volevo mostrarvi questo curioso e umoristico svarione su Facebook, da parte della Parrocchia Santa Rosa, in occasione dell’annuncio delle funzioni religiose per la trascorsa domenica “in Albis”. Scrivono “Vi ricordiamo l’appuntamento di domenica domani dementi a 18 aprile”.

Dementi?

40 anni fa l’assassinio di Walter Tobagi

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Nessuno si è accorto, o, se se n’è accorto, ha dato scarsissima rilevanza al fatto, che ieri ricorreva il quarantesimo anniversario della barbara uccisione del giornalista Walter Tobagi. Eh, sì, abbiamo il coronavirus, l’ANM si sta sciogliendo come un croccante all’amarena al sole, abbiamo la movida a cui pensare, può mai essere possibile che qualcuno si ricordi di Walter Tobagi, della maestria giornalistica che rappresentava, del sacrificio estremo per la libertà di espressione e di giornalismo (quello vero, quello dell’Ordine, non quello rivendicato dai debunker svizzeri che si iscrivono ai sindacati), del suo lavoroper Avanti!, Avvenire e per lo stesso Corriere della Sera? Gli spararono Mario Marano e Marco Barbone. Il secondo fu condannato a una pena ridicola (8 anni e 9 mesi), e fu subito scarcerato dopo tre anni di detenzione in libertà provvisoria. Alla figura del suo assassino materiale l’inutilissima e implacabile Wikipedia ha dedicato una voce apposita, considerandolo di rilevanza enciclopedica e facendolo entrare così nel novero della cultura universale. Poi dice uno compra la Treccani! Di Walter Tobagi ci resta indelebile la memoria e l’eredità più grande, quella rappresentata da sua figlia Benedetta, che ne ha accolto e raccolto la lezione, diventando una giornalista di rigore e regalandoci lezioni di metodo storico e storiografico come quella rappresentata dal suo libro sulla strage di Piazza Fontana.

Non ci sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’Ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID19

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Variazioni su un tema dell’Avigan

Reading Time: < 1 minuteInsomma, via, c’è stato uno, un illustre sconosciuto, che dal Giappone ha postato un video su Facebook o su Twitter (ora non so bene) che dice che lì in terra nipponica il coronavirus non esiste (infatti hanno fatto slittare in avanti le Olimpiadi proprio per questo), e che non esiste perché c’è un farmaco, l’Avigan, che fa miracoli e che lo combatte e lo debella, ma al resto del mondo non lo fanno sapere, per cui imparate e, naturalmente, come è prevedibile in questi casi, “fate girare”. Ah sì, e cosa sarà questo Avigan che schiaccia il coronavirus come se fosse una piàttola appena uscita da un buco nel muro? Via, via, dice il popolino ignorante e cafone dei social network, facciamolo “girare” perdavvero, sicché gira che ti rigira si arriva a farlo diventare virale perdavvero questo filmato. E la gente, piano piano, apprende dell’esistenza di questo Avigan e della sua presunta efficacia contro il coronavirus. Non solo lo apprende, ci crede. Tanto che Zaia per il Veneto, seguito dalla regione Piemonte, decidono di iniziare a sperimentarlo, con quali risultati non è ancora dato di sapere. La FUJIFILM Toyama Chemical fa sapere che sul farmaco, testato anche in Cina, “al momento NON ESISTONO PROVE SCIENTIFICHE cliniche pubbliche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di Avigan contro Covid-19 nei pazienti”. Ma nulla, in Italia l’AIFA ha dato il via libera alla sperimentazione pur specificando che l’Avigan viene sperimentato anche altrove, che è un farmaco piuttosto conosciuto, e che presenta una serie di controndicazioni, anche di un certo rilievo. Tutto questo perché qualcuno ha messo un video su Internet.
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Fake news? Ketoprofene, ibuprofene e predisposizione all’infezione da coronavirus

Reading Time: < 1 minuteHo ricevuto ieri da un’amica (oh, un’amica, mica il primo bioterrorista incontrato per strada!) questo messaggio via WhatsApp (ho effettuato solo un paio di modifiche per citare i principi attivi al posto dei nomi commerciali dei medicinali citati). Io ora non so se sia vero o meno che chi assume ibuprofene (farmaco di cui faccio uso) sia più criticamente esposto alla contaminazione da coronavirus rispetto a chi usa il paracetamolo. Magari si sono osservate frequenze particolari di contaminazione da virus a carico di chi ha fatto uso di questo tipo di farmaci antiinfiammatori e antidolorifici, ma l’equazione che il ketoprofene e l’ibuprofene favoriscano di fatto l’infezione e rendano più recettivial virus per il loro effetto sugli alveoli polmonari, questo non è minimamente dimostrato. Così come non è stata dimostrata l’efficacia del farmaco russo, del preparato giapponese, dell’uso di dosi massicce di vitamina C. Fate MOLTA attenzione a prendere sul serio queste notizie. Le informazioni dovrebbero venire dalle autorità sanitarie e non dai social network!

Ciao a Tutti, ultime info da un medico amico che sta in prima linea in questa battaglia per il coronavirus: non prendere in questo periodo antinfiammatori in genere ma in particolare del tipo ketoprofene o a base di Ibuprofene perché rendono gli alveoli polmonari più ricettivi al virus. Preferire piuttosto il paracetamolo. Diffondetelo per favore. I ragazzi che si sono ammalati con forme gravi sembra avessero assunto questi farmaci per ovviare magari al semplice mal di testa. Un caro saluto a tutti con affetto

Non finirà

Reading Time: 2 minutesNon finirà. Questa mattina alle 11, come tanti, come quasi tutti, ho ascoltato la radio che ha trasmesso l’inno nazionale italiano, seguito da tre canzoni che hanno fatto la storia della nostra nazione, “Azzurro” di Paolo Conte, “La canzone del sole” di Mogol-Battisti e “Nel blu dipinto di blu” di Modugno. L’idea era quella di far uscire la gente sulle terrazze con la radio a tutto volume e cantare a squarciagola tutti assieme, sciorinando un tricolore dai nostri veroni. Sarà che ho un quartiere molto poco collaborativo, ma non ho visto nessuno che si sia messo ad intonare i brani scelti per la mattinata alla radio. Anzi, non è fregato un tubo a nessuno se qualcuno sta annaffiando le sue rose, di quella che aveva bionde trecce ed occhi azzurri, e di volare nel cielo infinito. La gente sta in casa ed ha paura. Perché non finirà. Qualche titolo un po’ allarmistico ma con buone possibilità di prenderci ha anticipato questa mattina che le scuole riprenderanno possibilmente a settembre nella peggiore delle ipotesi. Già, ma non c’è ipotesi diversa da quella peggiore, se si guarda a tutto quello che sta succedendo. Cambierà tutto. Cambieranno i nostri rapporti sociali, il nostro modo di spostarci (saremo molto più sedentari di prima), di fare la spesa, la gente perderà il lavoro, i più fortunati che lo manterranno dovranno riconvertirsi, non ci saranno più trasferte e mobilità frenetica, le lezioni le faremo con il computer e con Skype (qualcuno ha già scoperto Google Suite), il collegamento a internet e gli smartphone diventeranno beni di primissima necessità anziché articoli di lusso, compreremo molte più cose on line e andremo molto di meno nei piccoli negozi sotto casa (ammesso che possano riaprire quanto prima), guarderemo molto di più la televisione e andremo molto di meno al cinema (sempre ammesso che anche i cinema possano riaprire), spenderemo meno soldi in carburanti per automobile e molti di più in connessione alla rete, fibra ottica e quant’altro. Ci telefoneremo molto di più ma ci vedremo sempre di meno e non dovremo fare null’altro che adattarci a queste nuove modalità di vivere. Sempre che uno non schianti prima, magari perché qualche coglione ha eluso le ordinanze della quarantena e ha infettato mezzo mondo. Come quella positiva al coronavirus, a Mestre, che è andata a fare la spesa al Lidl, ha litigato con la cassiera e le ha sputato in faccia. Sono solo esempi. Ma la nostra vita non c’è più. Cancellata da un virus e da una serie di (sacrosante) ordinanze governative, mentre noi stiamo ancora qui a guardarci i piedi e a chiederci quando finirà. Non finirà.

Quelli che “quando tutta questa emergenza finirà ci abbracceremo”

Reading Time: 2 minutesE poi ci sono quelli che “quando tutta questa emergenza finirà ci abbracceremo”.
Gente che fino a dieci giorni fa quando si incontrava per strada si sarebbe sputata in faccia per un mese intero, gente che faceva il leone da tastiera in internet e sui social, mandando a quel paese ora questo e ora quello, che improvvisamente si ritrova risvegliata da questi sentimenti buonisti (e buonistici!) e appende sui propri veroni a sciorinare le bandiere italiane che neanche lo storico incipit della novella “Libertà” del Verga.
“Quando tutta questa emergenza sarà finita ci abbracceremo”, dicono. Ma perché ci si deve per forza abbracciare?? Non ci si potrebbe tornare ad ignorare o a sopportare pesantemente come prima? La normalità prima del coronavirus non era quella di volersi tutti bene a tutti i costi, ma anche quella di starsi sui coglioni. Io, se mai sopravviverò a questo virus, voglio tornare a essere odiato come prima. Non me ne faccio di niente dell’abbraccio di un sopravvissuto, la democrazia sarà anche stare tutti bene e tirare un sospiro di sollievo per il passato pericolo, ma è anche e soprattutto essere diversi, profondamente e radicalmente diversi. Ecco, io non so cosa farmene di essere uno dei tanti che lottano contro un virus nel periodo dell’emergenza, quello che voglio recuperare è la mia dimensione di persona nel periodo della normalità. Questa è la vera sfida. Così come è sfida il capire che sì, ci sarà senz’altro un momento in cui tutto questo finirà, ma per ora quel momento non è ancora arrivato e quindi c’è ben poco da ravanare, l’arrosto è finito, dobbiamo accontentarci di pucciare il pane nell’intingolo che è rimasto, che xé anca massa, come scriveva il Goldoni. La sfida non è stare in casa, ma sopravvivere al coronavirus per tornare ad ignorarci e a starci sui coglioni. Non è una passeggiata. E’ il Camino di Santiago de Compostela. E lo abbiamo appena iniziato.

Fake News: il messaggio vocale con voce femminile che annuncia che il coronavirus resta vivo 9 giorni sull’asfalto

Reading Time: < 1 minuteAttenzione! Ricevo (e come me penso che li riceviate anche voi) messaggi vocali via WhatsApp che, citando un non ben meglio identificato (sarebbe troppo) medico di Milano, dicono con voce femminile e accento meneghino che il virus resta sull’asfalto per 9 giorni e consigliano fortemente di usare un solo paio di scarpe e lasciarle fuori. Questi messaggi -con poche e insignificabili varianti- dicono che i TG e la carta stampata non si occupano dell’argomento per non creare panico nella popolazione. Naturalmente c’è chi ci crede. O chi, nel dubbio, pur non credendoci, fa “girare” il tutto perché non si sa mai. State attenti.