Pharmacya

PHARMACYA

Ecco qui.
Colle Zigulì
spende
40 (mille) euri
tondi.
Se prende i generici
risparmia
una sessantacinquina
per cento.

Ah, no, no!!
M’ha detto ‘r dottore
i generici fanno venì ir fortore
mi dia l’originali
un si sa mai
ibò dé
piuttosto
mi ci metta
qualcosa d’omeopatico
tipo Pisciurilla 200 CH
(antepàtia, costì).

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Insicuritate

INSICURITATE

E pria che fossi
col nudo pie’ venuta
e tu ti fossi…
l’allucion puntuta
il dolce amor
che l’alma tua mi die’
ho installato Linux Mint,
va che è una scheggia
ma tanto te
un ci ‘apisci ‘na sega, o Ermione.

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Sonetto per Federico Maria Sardelli

Facesti il mondo di Barocco intriso
dacché nascesti e allor tu’ padre
cercò, meschin, di farti all’arte aduso
ma fìe preferivi, e pur leggiadre.

Quando voltasti il pur sprezzante muso
al pubblico plaudente a più non posso
già t’eri dato, in un spregior soffuso,
ad essere tutt’un col Prete Rosso.

Le danze, le ciaccone e le gavotte,
pavane, minuetti e rimalmezzo,
di stéccoli, micini e Lancillòtte,

furiosi Orlandi e Angeliche mignotte,
Bach che lo guardi con regal disprezzo
son tutte al tuo sapere scienze esatte.

 

(ora però basta Sardelli!)

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Poesie Inutili – Tristezza d’autunno – Haiku



Tristezza d’autunno – HAIKU

Du’ etti e mezzo
o giù di lì
di castagnaccio.
Diaccio.


Codesta mia felice composizione mi fu suggerita dal ricordo della buonanima di Sbolenfi Argìa (1) (o Caporali Loredano, sinceramente ora la memoria mi si fa fallace) mentre ero sul camerino. Ancor oggi mi dichiaro debitor devoto.

(1) Ciavete poco da fare quella faccia, Argìa Sbolenfi ha un’importanza fondamentale per la storia della letteratura italiana, sapete??

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Ti prendo e ti porto via

Ti prendo e ti porto via.
Come Leònida alle Termòpili,
come si fa con le sìlfidi,
che sembran novelle amàzzoni
che i loro dardi scòccano.
Come mi gàrbano le sdrùcciole!
(o allora? O ammàzzami!)

Ti prendo e ti porto via
perché è una poesia
mica brodo di fagioli,
e se dei Crisma non ci son più olii
bisogna che finisca il mio poema
chè l’a capo, già si sa, è uno stilema.

Ma temo il consonante
ch’ora s’appressa innante,
ratto, rapido, fulminante
la frèva, dici, no, non scotto
massì, ciavrai almen trentotto e otto.

Non ho paura, no,
ma ti prendo e ti porto via
vorrei far la rima con Ammanniti
ma mi girano i santissimi
(sapessi come… uh, parecchio…)



Quello sopra è un madrigale composto in risposta al componimento poetico che segue, firmato dall’onnipresente Baldanzi Adelmo detto "Cauterio", alias "Single a 30 anni", dunque non prendetelo troppo sul serio:


Io non ho paura
quando novello Serse
assalti le termopili
della residua mia virtù
spazzando via sprezzante
gli Opliti del Pudore

E non avrò paura
se l’animo tuo ardente
gabella per poesie
testicoli un po’ buffi
nobilitàti (e male!)
con l’uso dell’”a capo”

l’unico mio terrore
più del lampo e la tempesta
più del cielo che mi cade sulla testa
più della febbra che guasta il dì di festa
più del poeta privo di rime in -esta

il terrore di finire
nella categoria “pazze”
che lì, veramente,
mi girerebbero le ovaje.

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