Sweet Lou

Ora che Lou Reed non c’è più, devo riconoscere che ha ragione Edoardo Camurri quando su Facebook scrive che non bisogna cadere nell’errore che fu al momento della morte di Fabrizio De André, almeno noi italiani. Camurri scrive che ” Lou Reed era tutto ciò che un uomo sano di mente può desiderare di essere”, ed è vero.

E’ stato un artista a tutto tondo, Lou Reed. Io l’ho sempre inquadrato in due dei suoi dischi che amo di più, “Rock’n’roll animal” e “Berlin”.

Il primo, l’ho sempre detto, andrebbe incorniciato ed esposto accanto alle opere di Andy Warhol in un Museo di Arte Moderna e Contemporanea. E magari pompato a sangue fino a far svenire i visitatori. O, forse, fino a farli caricare di adrenalina. Bastano le prime cinque note della “Intro” per chitarra distorta strafatta marcia per rendersi conto che non è rock, è musica classica. Andrebbe trascritto su una partitura, bisognerebbe realizzarne l’Urtext e metterlo accanto al purtuttavia noiosetto Bach. O, se si vuole paragonarlo a un’altra opera pressoché coeva di ascesi indotta, il “Concerto di Colonia” di Keith Jarrett. Sono stati di grazia, se siano indotti dall’arte o dall’eroina importa ben poco, anzi, credo che non ci sia nessuna differenza.

Di “Berlin” c’è da non far cascare nemmeno una nota, opera situazionale rock, in 40 minuti riusciva a diffondere sfumature da vertigine. Non si può non essere affezionati alle due “Caroline says”, ma non si può nemmeno dividere l’unico blocco di cui è costituito il disco. Un monolite che dava tregua solo quando giravi il long playing.

Lou Reed è stato soprattutto dolcezza. “A Perfect Day” è stato indubbiamente quanto di più commerciale abbia interpretato, ma rientra perfettamente nelle sue corde di artista (dall’altro polo svetta l’inascoltabile “Metal Machine Music”), e stupisce come un intellettuale del calibro di Monsignor Giovanni Ravasi ne abbia citato il ritornello sul suo account Twitter. E’ il primo sfruttamento di musica, pensieri e morte “ad usum Delphini”. Ratto come la folgore, come a dire che Lou Reed è anche un po’ “nostro”, anche se non si sa “nostro” di chi.

Lou Reed, invece, non era, felicemente, di nessuno, e il testo di “Heroin” ce lo ricorderà a scanso di maldestri ulteriori tentativi manipolatòri:

“When I’m closing in on death
And you can’t help me, not you guys
Or all you sweet girls with all your sweet talk
You can all go take a walk
And I guess I just don’t know
And I guess that I just don’t know.”

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Noi che siamo Beppe Grillo nudo

Ce la prendiamo tanto con Beppe Grillo perché, in fondo, siamo noi quello lì ritratto nudo con un PC davanti alle parti Gentili sulla copertina dell’olandese “De Groene Amsterdamner”.

Siamo noi che ci mostriamo su Facebook, siamo noi che abbiamo qualcosa da dire sui blog, siamo noi che andiamo a sbirciare in casa dell’altro dal buco della serratura mascherandoci dietro il presunto anonimato di uno schermo, siamo noi che abbiamo pensieri da esprimere, che crediamo in qualcosa (foss’anche Wikipedia), o che, magari, non ci crediamo e lo diciamo lo stesso. Anzi, magari proprio per quello.

Quest’uomo fa paura perché i soliti benpensanti non possono concepirsi nudi davanti a un elettorato. Qualcuno potrebbe accorgersene.

E in fondo la pur non aggraziata nudità di Grillo ci ricorda che basta poco. Un PC, una cuffia con microfono, una connessione internet.

Di tutto il resto non abbiamo bisogno.

E se qualcuno ne ha bisogno non c’è da prenderlo troppo sul serio.

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“Baciavo Schettino Saremmo finiti a letto… ma la nave si è schiantata”

Eh, porca miseria, certo che a volte uno dice la sfiga!

Dio mio, due si erano programmati una seratina mica male, cominciata con qualche bacio e con la prospettiva di andare a farsi una trombatina e invece cosa va a succedere? Che la nave affonda!! Disdetta cosmica…

“Si, baciavo Schettino Saremmo finiti a letto… ma la nave si è schiantata”. Lo ha detto Domnica in una dichiarazione al “Daily Mail”. E ha aggiunto “…penso che saremmo finiti a letto ma non lo saprò mai a causa del naufragio”.

E pensare che una persona resterà con questo dubbio tutta la vita… Guardate che son dolori!

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Kim Jong-Il: morte di un dittatore

La retorica della Corea del Nord, messa in piedi in anni di propaganda e ideologismo costruito giorno per giorno, ha contaminato l’informazione occidentale al momento il cui il "caro Leader" Kim Jong-Il è stato còlto da infarto, dopo una vita fatta di culto della personalità, privazioni dei mezzi primari di sostentamento del suo popolo, realizzazione di ordigni atomici, cognacchini e film porno proiettati in privato.

Qualcuno dice, sia pure virgolettando, che è morto il "caro Leader", qualcun altro accenna all’erede di Kim Il Sung (perché è normale passare sopra al passaggio filiale dei poteri plenipotenziari del paese più povero e più chiuso del mondo), giornali e televisione insistono sul video ufficiale dell’emittente ufficiale  nordcoreana in cui l’annunciatrice del telegiornale delle 12 locali si mostra in preda a una incontenibile commozione non riuscendo a trattenere le lacrime (e ci credo, perché se le avesse trattenute dopo cinque minuti chissà che fine avrebbe fatto…), sui dodici giorni di lutto proclamati, qualcuno si mette a riportare le dichiarazioni della Chiesa sudcoreana.
Per poco qualcuno ha mancato la propaganda di Pyongyang secondo la quale Kim Jong-Il avrebbe scritto oltre 1500 libri e che avrebbe cominciato a parlare all’età di due mesi. Desolante "Il Fatto Quotidiano" che conclude uno dei suoi articoli sul tema dicendo che "Rimane l’incognita del figlio Kim Jong-un, già designato come leader della Corea, ma forse la nazione può cominciare a guardare avanti con più fiducia rispetto al passato."

Ma come no, e i regali sotto l’albero li mette Babbo Natale.

Ma non c’è nessuno che osi dire e stampare che quest’omino qui era, soprattutto, un dittatore? (No, perché l’ovvio non lo scrive più nessuno…)

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Le azioni sono pietre: la condanna in Iran di Sakineh Mohammadi-Ashtiani e il pecoronismo del Web

Ieri la vicenda di Sakineh Mohammadi-Ashtiani ha fatto il giro del web, ed è arrivata in Italia dove si sono scatenati la solita reazione indignata in rete, il passaparola capillare di Facebook, e una valanga di iniziative di solidarietà nei confronti di questa donna incarcerata in Iraq con l’accusa di aver avuto relazioni sessuali con diversi uomini (anche diversi dal marito, evidentemente) nonché di averlo ucciso.

E’ stata condannata alla pena di morte mediante lapidazione.

E’ una tragedia che ieri ha riempito le pagine web dei quotidiani, trasmissioni radiofoniche e televisive si sono fatte portavoci di azioni di raccolta di messaggi e attestati di protesta e solidarietà. Chi chiede una sottoscrizione, chi una mail, chi un SMS.

E io mi sono stufato.

Sono stufo di vedere questo web pecoroneccio che crede nell’efficacia del clic, nel potere salvifico del "Mi piace" su Facebook, nel commento pubblico indignato, nei "Non deve succedere!!!" scritti in caratteri maiuscoli e che in due ore vanno a finire nel dimenticatoio della memoria.

Una donna, della minoranza azera di lingua turca, è stata condannata a morte in un processo in cui non le è stato nemmeno concesso il diritto a uno straccio di interprete. E non le inietteranno un coctail di veleni, come fanno con finta pietà negli Stati Uniti, no, le daranno tante pietrate finché non morirà. E la uccideranno di sicuro, perché l’Iran deve solo dimostrare di essere uno stato sovrano che non riceve ordini da nessuno.

E noi reagiamo indignati coi clic. O con 15 centesimi di SMS. Vergogna.

Dovremmo ricorrere ai nostri rappresentanti in parlamento, quei deputati e senatori che pretendono di essere stati eletti dal popolo ma che si sono solo autonominati, e scrivere a loro. E chiedere, visto che abbiamo votato almeno la loro coalizione politica, che cosa stanno facendo o hanno intenzione di fare per far valere il loro potere sulle pressioni internazionali a favore di questa donna.
Dovremmo scrivere a loro, al Ministero degli Esteri, all’Ambasciata d’Iran in Italia, rompere le balle all’infinito, con quelle cose bellissime che esistevano una volta e che si chiamavano telegrammi, e che ora si mandano solo in occasione dei matrimoni e dei funerali (cioè, fondamentalmente, in occasioni di stampo squisitamente cattolico) e se i nostri interlocutori non ci rispondono, sbattere tutto quanto in rete e inchiodarli alle loro responsabilità.

E invece ci fa piacere pensare che se Sakineh sarà graziata, il merito sarà anche un pochino della nostra indignazione.
Se, al contrario, sarà uccisa, noi avremo, comunque, fatto di tutto: un bel clic su internet. O un SMS alla radio.

La morte di Sakineh Mohammadi-Ashtiani è il prezzo della nostra impunità morale.
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Notiziario coniglio: lotte nella giungla (giungla?)

Ed ecco Capitan Chomsky emergere dopo aver attraversato la più fitta foresta vergine (vergine?) della Malaysia (o della terrazza di via Secchia a Roseto degli Abruzzi, adesso non rammento) a colpi di kriss (o coltellino a scatto svizzero).

Successivamente il suddetto Capitan Chomsky nominerà Caporale di giornata il soldato Beppe, il quale con supina deferenza, tipica degl’inermi nei confronti dei deboli, accetterà di buon grado (forse!)

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Sono solo clausolette: le pieghe del contratto di abbonamento Zero 8 Top di Tre

Ehi, tu… sì, proprio tu, che sei veramente all’avanguardia nella scelte dei tuoi sistemi di comunicazione.

Proprio tu che ami avere il cellulare del momento, un bell’I-Phone con il quale andare in giro a fare il guappetto con gli amici e a far vedere a tutti che tu hai l’ultimo ritrovato di casa Apple che ti è stato addirittura regalato da Tre perché sei stato veramente scaltro nello scegliere il tuo piano di abbonamento Zero 8 Top, che ti permette di parlare per ben duemila minuti al mese con la tua fidanzata, anziché andare a farci la nanna insieme (pensa te che culo!), il piano che ti permette di mandare qualcosa come 600 SMS al mese e ti consente di liberare la tua voglia di spippolare, l’unico piano che ti da 20 Gb. di navigazione Internet inclusa nel prezzo straordinario di 79 euri tondi tondi al mese, comodamente addebitabili sulla tua carta di credito (paga, o merda!), naturalmente IVA esclusa, canone governativo escluso,  perché, cosa vuoi, non possiamo mica rimetterci, per un impegno minimo di 23 mesi, pena pesantissime penali, ma soprattutto con le seguenti, fantastiche limitazioni che avrai cura di accettare nel sottoscrivere il vantaggiosissimo contratto che sottoporremo alla tua disattenzione:

Per tutti i nuovi attivati con Piano Abbonamento Zero8 Top, oltre alle Condizioni Generali di Contratto in vigore, si applicano le seguenti ulteriori restrizioni:
– traffico (voce o SMS) mensile complessivo verso un singolo operatore, non 3, inferiore al 60% del traffico totale uscente;
– il totale dei minuti di Chiamate ricevute nel mese superiore al 10% dei minuti totali di Chiamate effettuate nel mese.
– traffico (voce o SMS) mensile complessivo effettuato e/o ricevuto in roaming nazionale inferiore al 70% del traffico totale uscente e/o entrante.
Qualora dai sistemi di rete 3 non risultasse soddisfatta anche una sola delle condizioni sopra indicate, previa comunicazione al cliente, 3 si riserva la possibilità di applicare le condizioni economiche del Piano Tariffario TuaNove.

Oh, son delle clausoline piccine piccine e di trascurabilissima importanza che fanno sì che soprattutto siate tutelati voi utenti, non sono nemmeno difficili da realizzare (chi è che non sa quante volte cambia operatore telefonico la persona che si deve chiamare?) e che ti permetteranno, oltre a pagare il canone, di usufruire di una tariffa diversa.

Sei soddisfatto? Bravo, ora vai pure a fare il ganzino colle PHYAE® e mostra loro quel popò di I-Phone che hai, ne rimarranno certo soddisfattissime e pluriestasiate!

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E’ morta Chanel, la cagnetta piu’ vecchia del mondo

Prego tutti i lettori del blog amanti dei cani (come sapete qui siamo tutti animalisti, abbiamo adottato due conigli e nientemeno che un Cinghiale Mannaro) di rivolgere un caro ricordo a Chanel, il cane più vecchio del mondo, che è morta a 21 anni.
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Il ricordo di “Selezione” e il Reader’s Digest sull’orlo del fallimento

Di "Selezione dal Reader’s Digest" mi ricordo fin da quando ero piccino che il mi’ zio Piero era abbonato, e ogni mese arrivava questo volumetto che aveva la forma di un libro, ma non era mica un libro, sai, era una rivista, eh, e già quello ti metteva in soggezione.

"Selezione" è stato il primo e più invasivo generatore di spamming di cui io abbia memorie, perché con cadenza pressoché settimanale, se avevano il tuo indirizzo ti tartassavano con poubblicità di libri e dischi.

I libri erano quelli "buoni" di famiglia, dall’altante al grande libro dei fiori, dall’Enciclopedia delle Erbe ai consigli su come cucinare vegetariano.

I dischi (i 33 giri prima, successivamente i CD) andavano da Beethoven a Elvis Presley passando per le più grandi melodie straniere cantate in italiano.

Poi c’erano i romanzi condensati. Non dovevi fare nemmeno lo sforzo di leggerne uno in edizione integrale, pensavano loro a sfoltire i libri di quello che, a loro insindacabile parere, tu non dovevi leggere.

E così tu ti sedevi sulla tua poltrona e ti sentivi pervadere da un vento americano un po’ repubblicano, e da quella beòta sicurezza di essere veramente un ganzo, ma ti avevano spillato un monte di quattrini, soprattutto se avevi comperato lo Stereo che aveva un braccio peso tre chili e praticamente andavi sui dischi in vinile con l’aratro.

"Selezione dal Reader’s Digest" non esiste più. E anche la rivista madrea americana, il "Reader’s Digest" sta per dichiarare fallimento.

Vuoto mito americano di terza mano!

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Ipnosi estiva 3: Le “cene carbonare” di Governo e Magistratura – Il testo del Question Time di Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia – anche se non c’è -, vogliamo sapere da lei perché ha partecipato ad un incontro riservato e carbonaro tra lei, il Presidente del Consiglio e due giudici della Corte costituzionale Luigi Mazzella, promotore della cena galeotta, e Paolo Maria Napolitano.
Lei sa bene che il Presidente del Consiglio è un plurinquisito, nei cui confronti i giudici italiani non possono procedere proprio perché lei, Ministro Alfano, ha promosso e ottenuto una legge che permette a Berlusconi l’impunità durante tutto il suo mandato. Lei dovrebbe capire che così facendo ha compromesso la credibilità della Corte, perché la Corte stessa dovrà decidere il 6 ottobre sul lodo Alfano. Per questo vogliamo sapere: se si rende conto della gravità e della scorrettezza istituzionale da lei promossa; per quale ragione avete organizzato e realizzato quella cena; se non ritenga doveroso a questo punto ed ora che la tresca è stata scoperta dimettersi dal suo incarico per restituire dignità al suo ufficio e a quello della Corte costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Elio Vito: Signor Presidente, per la correttezza e il rispetto profondo che il Governo nutre nei confronti del Parlamento, naturalmente farò riferimento al testo scritto e presentato dall’onorevole Di Pietro e dagli altri deputati del gruppo dell’Italia dei Valori e non risponderò alle affermazioni che sono state rese poco fa in Aula.
Gli onorevoli interroganti, riprendendo un articolo del settimanale L’Espresso, chiedono di sapere di un incontro presso l’abitazione privata del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella dove, nello scorso mese di maggio – a dire degli interroganti e dell’articolo citato – si sarebbe svolta, testualmente, «una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzati riunioni organizzate dal Governo Berlusconi».
L’articolo citato, secondo quanto ripreso ed evidenziato dagli interroganti, nella parte relativa a quello che sarebbe stato il contenuto della riunione organizzata dal Governo Berlusconi, fa poi frequenti e generici riferimenti ad espressioni del tipo «più fonti concordano», «sembra» e a interlocuzioni che, nello stesso testo in esame, riportano mere congetture ed ipotesi disparate.
In ordine a quello che nel testo viene indicato – come ho detto – come un fatto certo, «una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni organizzate dal Governo Berlusconi» va subito chiarito, onorevole Di Pietro, che il Governo Berlusconi, che mi onoro in questa sede di rappresentare, non ha organizzato presso l’abitazione del giudice Mazzella alcuna riunione. Molte settimane prima del mese di maggio di quest’anno, il Presidente Silvio Berlusconi, unitamente al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dottor Gianni Letta, al Ministro della giustizia onorevole Angelino Alfano, al senatore Carlo Vizzini e al giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano e alle loro rispettive consorti (molto prima, quindi, delle date da lei indicate, molte settimane prima del mese di maggio) riceveva un invito ad una cena organizzata presso la propria abitazione dal giudice costituzionale professor Luigi Mazzella. Tale incontro conviviale, che è naturale conseguenza di un rapporto di conoscenza e stima risalente nel tempo (peraltro riconosciuto nello stesso articolo citato dagli interroganti), che lega il padrone di casa e i suoi ospiti, si è svolto nella prima metà del mese di maggio.
L’incontro dunque ha avuto luogo, onorevole Di Pietro, in ogni caso rispetto alle congetture e alle ipotesi disparate citate, in un’epoca antecedente al 26 giugno scorso, giorno nel quale il presidente della Corte costituzionale ha fissato per il prossimo 6 ottobre la data di inizio della discussione sul lodo Alfano ed ha indicato nel giudice Gallo il relatore della medesima discussione. Se permette, signor Presidente, vista anche la delicatezza del tema, la trattengo per pochi secondi ancora.
Per quanto concerne quello che tra i «sembra» e i «si dice» sarebbe stato il contenuto della discussione della serata, è appena il caso di osservare che l’incontro non ha avuto in alcun modo ad oggetto temi che riguardassero l’agenda della Corte costituzionale, né ipotesi di riforma del Titolo IV della Costituzione, la cui iniziativa – come si spera gli onorevoli interroganti sappiano bene – appartiene esclusivamente al Parlamento, su impulso anche del Governo, organo al quale è conferito dalla legge costituzionale e al popolo, essendo invece competenza della Corte giudicare delle eventuali controversie. Concludo tranquillizzando gli onorevoli interroganti, dicendo che le iniziative del Governo sul piano legislativo in materia di giustizia saranno rispondenti al programma presentato di fronte al corpo elettorale e che da esso hanno ricevuto il pubblico consenso.

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, la risposta è insoddisfacente e inaccettabile, e lei consentirà anche a me qualche secondo in più, come ha consentito al rappresentante del Governo.
La Corte costituzionale – ricordo a me stesso – è un organo costituzionale talmente indipendente che non dovrebbe in alcun modo essere oggetto di interferenze, né da parte del Governo, né da parte di altri organi costituzionali. A maggio dell’anno scorso già c’era il lodo Alfano e già c’erano le richieste dei giudici di Milano e di Roma di valutare la costituzionalità della legge.
Un Ministro della giustizia che si fa promotore, insieme al Presidente del Consiglio – lui inquisito nei processi che riguardano proprio i fatti per cui deve giudicare il giudice della Corte costituzionale -, di un incontro, mina la credibilità della Corte stessa. Con il vostro concorso e con il concorso di quei due giudici spregiudicati, voi avete infangato la sacralità della Corte ed oggi, noi che abbiamo a cuore la sua imparzialità e la sua indipendenza, la vediamo totalmente minata. Ora non sapremo mai se qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre sarà frutto di una valutazione assunta in totale indipendenza o se invece sarà il frutto di una cena carbonara e piduista realizzata quella sera (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
A noi non resta perciò che ribadire: primo, la sfiducia totale a questo Governo; secondo, la deplorazione di questi comportamenti; terzo, la richiesta formale di dimissioni, oltre che dei due giudici della Corte costituzionale che si sono prestati al gioco, o quantomeno la loro astensione, le dimissioni sue, Ministro della giustizia, perché lei per il ruolo e la funzione che svolge non doveva permettere, non dover accettare, non doveva farsi promotore di una riunione in cui si discute di quella legge da parte di quei giudici che mettono in discussione la legge di cui lei si è fatto promotore. A noi non rimane altro, pertanto, che ribadire l’impegno, come Italia dei Valori, del referendum e della validità di quel referendum affinché le firme già raccolte, quel milione di firme, si trasformino poi in un referendum che cancelli quella legge truffa di cui lei, Ministro Alfano, e lei, Presidente del Consiglio, vi siete fatti promotori. Oggi avete anche infangato la Corte costituzionale e le valutazioni che dovrà svolgere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori – Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

 Ascolta l’intervento in Aula dell’on. Antonio Di Pietro e la risposta del governo dal lettore virtuale di MP3

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Ipnosi estiva 2: Al Senato la fiducia sul decreto sicurezza

Domani il Senato approverà, dopo che il Governo avrà posto la mozione di fiducia, il famigerato decreto sulla Sicurezza, quello sulle ronde e sull’introduzione del reato di clandestinità.

Il sito del Senato della Repubblica riporta la notizia come se fosse un inciso, una parentesi. Se non fosse perché c’è di mezzo la diretta televisiva (ma a cosa serve? Tutte le sedute delle Camere sono trasmesse via satellite in chiaro tramite un canale dedicato, ma che ci fa la gente con il ricevitore satellitare affittato "gratis" da Sky, ci si fa il clistere??) probabilmente non ne avrebbero dato neanche notizia:

Ddl sicurezza: questione di fiducia. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha posto la questione di fiducia sul ddl 733-B recante "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica". Dopo l’annuncio del Ministro il Presidente Schifani ha convocato la Conferenza dei Capigruppo. I voti di fiducia saranno tre: uno per ciascun articolo del ddl. Le prime due votazioni si svolgeranno oggi pomeriggio: la prima "chiama" è prevista alle 17 circa. La terza votazione avrà luogo giovedì mattina quando, a partire dalle ore 12, si svolgeranno le dichiarazioni di voto in diretta tv.
(1 luglio 2009)

E’ curioso il reato che viene reintrodotto, di offesa a pubblico ufficiale:

Praticamente si può offendere liberamente un insegnante mentre fa lezione, è impegnato nei collegi docenti, nei consigli di classe e quant’altro, tanto poi gli si risarcisce il danno e il reato si estingue.

E’ una sorta di corruzione legalizzata. Ti offendo, tanto poi ti pago, e visto che ti pago non vado neanche in galera. Non fa una grinza.

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Ipnosi estiva: chiesti due anni di reclusione per l’ex capo della polizia Di Gennaro

Di Gennaro è il direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza.

Come capo della polizia è stato accusato di avere indotto l’ex questore Francesco Colucci a rendere falsa testimonianza sull’irruzione nella Diaz occupata dai no-global durante il G8 del 2001.

Abbiamo un inquisito alle Informazioni per la Sicurezza. Oggi il Pubblico Ministero ha chiesto per lui 2 anni di reclusione.

La difesa parlerà il 15 luglio, la sentenza è attesa per ottobre.

Noi, intanto, ci facciamo rincoglionire dal sole dell’estate.

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La condanna di Bernard Madoff a 150 anni di carcere

Lo hanno condannato a 150 anni di reclusione, senza sconti.

Si chiama Bernard Madoff e ha messo in piedi una delle truffe finanziarie più gigantesche della storia economica degli Stati Uniti, una volta scoperto il suo gioco ha confessato tutto, ha fatto nomi, cognomi, circostanze, date, entità del maltolto, si è definito un essere spregevole, si sarebbe autosputato in faccia per due mesi se avesse potuto, ma nulla è bastato a evitargli il dover andare in carcere per il resto dei suoi giorni e senza sconti (in Italia un atteggiamento del genere gli sarebbe valso almeno lo sconto di un terzo, o le attenuanti generiche).

Ieri vestiva un dignitoso abito nero con cravatta dello stesso tono funereo. Domani, o quando la sentenza definitiva passerà in giudicato, vestirà la divisa del carcere.

Ci sono voluti solo sei mesi per arrivare a una sentenza di condanna.

Questo signore non farà più un cazzo, non apparirà in nessuna trasmissione televisiva, non potrà più occuparsi di finanzia, mettere il proprio nome a un’azienda, non potrà diventare titolare nemmeno di una scheda telefonica. Nulla di nulla.

Tutt’al più, tra quialche anno, per passare i ltempo che lo separa dalla morte, potrà magari occuparsi della biblioteca della prigione dello stato.

In Italia Calisto Tanzi è ancora in giro a far danno, e quando sono andati ad arrestare Wanna Marchi e la figlia poco ci mancava che chiedessero loro anche scusa.

Siamo un paese precipitevolissimevolmente in controtendenza.

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