Lisbon Story 07 – Libreria Bertrand

A Lisbona la Libreria è quella di Bertrand, in Rua Garrett.

A proposito, non so ancora se vi ho fatto sapere, in qualche modo, che sono stato a Lisbona.

La città è piena di librerie antiquarie, che, più che di antiquariato sanno di libri vecchi e un po’ maltenuti. Tuttavia vale la pena di farci una capatina, potrebbe sempre succedere quello che è capitato a me, ovvero trovare dei volumi di non particolare pregio ma ben rilegati, di José Maria Eça de Queiros (chi sia costui, vi chiederete, beh, andatevelo a guardare su Wikipedia, visto che ci tenete tanto) a due euro ciascuno.

Oppure, appunto, potete andare da Bertrand, che ha uno spazio espositivo piuttosto vasto, una scelta notevolissima e, soprattutto, ha quell’aria decadente e un odore di muffa, ideale per chi ha perversioni libresche e vuole essere lasciato in santa pace nel suo humus naturale.
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Lisbon Story 06 – La Ginginha della Espinheira

Nei dopopasto, durante il mio viaggio a Lisbona (perché mi pare di avervi già raccontato di essere stato a Lisbona, non ve l’ho ancora detto? Beh, ora lo sapete…), amavo andare alla Stazione del Rossío, e raggiungere, poco lungi, un antico spaccio del liquore di ciliegia portoghese, la famosa Ginginha.

Ginginha è il diminutivo di Ginja, ciliegia, appunto, e il paradiso degli ubriaconi si chiama "A Espinheira".

E’ uno di quei posti monotematici che mi piacciono tanto. Si vende Ginginha e solo Ginginha. In bottiglie da un litro, da 750 ml. o in bicchierini di vetro, da bere lì sul posto.

Niente tavoli, solo un bancone. E uno stuolo di avvinazzati.

I tipi che vi servono ("tristi come un militare di Brindisi", direbbe Stefano Benni), se sceglierete (come vi consiglio) di gustarvela lì, vi chiederanno "com fruto o sem fruto?" Vogliono sapere se la volete con tre ciliegine o no. Chiedete le ciliegine e ammirate l’abilità prestidigitatoria di versare le tre cliegie dal collo della bottiglia.

Poi compratevi un litro di Ginginha come souvenir, e una volta a casa provate a versarla nei bicchierini con tre ciliegine di numero… è peggio che fare il cubo di Rubik!

Ma la Ginginha è proprio deliziosa. Appena appena un po’ troppo dolce, forse, ma mandorlata al punto giusto (ché io non ho mai capito come fa la gente a sentire la mandorla nei liquori, nel vino rosso, perfino nell’olio extravergine d’oliva, mi sembrabo tutte delle gran coglionature, ma questa volta è vero…)
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Lisbon Story 06 – Gli ex voto del Dottor Sousa-Martins

In un punto inizialmente non ben meglio identificato di Lisbona (ve l’avevo già detto che ci sono stato a fine dicembre?) c’è una statua, peraltro bruttina, dedicata a un certo Dottor Sousa-Martins.

Il posto, in realtà, si chiama Campo de Santana, e il Dottor Sousa-Martins era un tipo piuttosto orinale, l’unico santo laico di cui io abbia avuto notizia.

Brillante personalità, fine umorista, medico di valore e maestro formidabile, si ammalò di tubercolosi.

Pur di non cedere alla malattia si suicidò nel 1897 non prima di aver coniato la storica frase "La morte non è più morte di me!"

E’ veneratissimo, e per grazia ricevuta riceve una valanga di ex voto, simili più a delle lapidi tombali, che ho immortalato in questa istantanea che vi rifilo tastando il tastabile.
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Lisbon Story 05 – Caldo verde com chouri

A Lisbona (perché non so ancora se vi ho detto che sono stato a Lisbona, non ve l’ho detto? Strano, mi sembrava…) il "caldo verde" è l’obbligatoria zuppa di verdure con cui si apre un pranzo.

E’ una vivanda assai saporita, pur nella sua semplicità, ed eccomi qui mentre l’assaporo con fare professorale, contento come una Pasqua per averci trovato dentro un pezzo di Chouriço che se andate a Lisbona e anche se non sapete cos’è mangiatelo, che poi mi rammenterete…

PS: E a Lisbona bevete una Super Bock, è fresca, leggera, di sapore gradevolissimo, si può tracannarne a litri senza andare in ciucca.

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Lisbon Story 03 – Pastéis de Belém

Insomma, vi dicevo che il Monasterio dos Jeronimos a Belém, da solo, vale una visita a Lisbona. La foto del chiostro è solo esemplificativa, qui sotto c’è un brevissimo filmato (oh, cosa volete, l’ho fatto col cellulare, non sono mica Spielberg…) ancor più esemplificativo, nel senso che quando l’avrete visto non ci capirete un accidente, per cui andateci.

Ma non è solo un tempio di cultura e di spiritualità (che, francamente, della seconda, ne abbiamo piene le tasche), è anche e soprattutto il crogiuolo in cui nacque la semplice ma efficace ricetta dei Pastéis de Belém, piccoli pasticcini di pasta sfoglia e crème brulée da consumarsi con un caffé (ma io vi consiglio un Porto Ferrer!!) abbondantemente spolverati di zucchero a velo ma soprattutto di cannella.
Serviti ancora caldi e croccanti si sciolgono in bocca e costituiscono una vera e propria esperienza spirituale (quella vera!)

Si consumano preferibilmente nella Pasticceria di Belem, che dal 1877, su antica ricetta, ne sforna a centinaia al giorno.

E’ un luogo meraviglioso, ornato di azulejos, in cui troneggia una citazione dai Lusiadi di Luis de Cam

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Lisbon Story 02 – Sulla tomba di Cam

Ed ora, visto che è il primo giorno dell’anno, beccatevi questa straordinaria sequenza di

MORTI(Tm)

Nel Monasterio dos Jeronimos, a Belém, costruzione in chiaro stile manuelino (non ho capito un cazzo cosa voglia dire, ma devo dire che fa scena dirlo), e che da solo meriterebbe un post per la bellezza del luogo, alla foce del Tejo (il "Tago" spagnolo), in un estuario mozzafiato, insomma, in questo monastero ci sono un (bel) po’ di tombe di personaggi illustri. E dato che ho fatto un po’ di fotografie, eccovi questo minicimitero culturale, che certamente andrà ad allietare il Vostro pranzo di Capodanno.

Appena si entra nella chiesa del Monastero, a sinistra c’è il sepolcro di Vasco da Gama, il navigatore che per primo raggiunse l’India spingendosi fino a Goa.

Logica vuole che dall’altra parte si trovi la tomba di Luís Vaz de Camões, il più grande poeta e drammaturgo portoghese, l’autore di Os Lusíadas, il poema in ottave su modello italiano, che canta la storia del Portogallo dal Medioevo all’era moderna e esalta la figura dello stesso Vasco da Gama:

Se volete leggervi il capolavoro di Camões in portoghese lo trovate qui:

http://www.valeriodistefano.com/gutenberg/_camoes/3/3/3/3333/3333-h/3333-h.htm

Per la traduzione italiana:

http://www.controversi.org/liberliber/Camoes,%20Luis%20de/I%20Lusiadi/i_lusi_p.pdf
(prego!)

All’interno del chiostro si trova la tomba moderna (o modernista) di Fernando Pessoa, i cui resti sono stati trasportati nel monastero solo in tempi recenti.

Non potevano mancare le citazioni da tre dei suoi quattro eteronimi (già, ma perché ne hanno tenuto fuori uno?), ne ho fotografate un paio, quelli che preferisco sono i versi di Alvaro de Campos:

(Trad:
No, non voglio nulla,
ho detto che non voglio nulla.
Non traete conclusioni!
L’unica conclusione è il morire.)

Poi c’è anche quella di Alberto Caeiro, che è più buonista e accondiscendente, ideale per i turisti italiani che votano convinti Partito Democratico:

(Trad:
Non basta aprire la finestra
per vedere i campi e il fiume.
Non è sufficiente non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
)

Un po’ più defilata, all’interno, la tomba dello storico Alexandre Herculano, che qui vi mostro, ma siccome quando ero uno studente di letteratura portoghese mi stava parecchio ma parecchio sui coglioni, allora per dispetto a lui e a voi non vi traduco la scritta della lapide, tanto era un vecchio trombone.


E ora basta morti.

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Lisbon Story 01 – I portoghesi non sono portoghesi



Premessa breve ma indispensabile: a partire da oggi, e sia pure in diluzioni omeopatiche, vi tempesterò gli attributi penduli con il mio viaggio a Lisbona e qualche foto scattata lì.
Lo faccio perché sono quel che si suol dire un vero pezzo di merda e amo rovinare l’esistenza ai lettori del mio blog con le foto dei viaggi che faccio, esattamente come succede con quelli che vanno in viaggio di nozze e poi scattano decine e decine di diapositive (oggi si usano un po’ meno, si preferiscono scattare centinaia e centinaia di foto digitali) che regolarmente ripropongono ad amici e parenti estenuati.

Finita la parentesi, bisogna sfatare il mito dell’espressione italiana "fare il portoghese", nel senso di "viaggiare a sbafo sui mezzi pubblici".

Lisbona è una città stranissima, per molti versi inusuale, ma la cosa che più funziona sono i mezzi di trasporto, su cui nessuno viaggia mai a sbafo, perché esiste un sistema di controllo semplicissimo e capillare che non permette sgarri, e, soprattutto, un giorno di libera circolazione su metro, autobus, eléctricos (il mitico "28") e elevadores (piccolissimi tram che salgono e scendono per collegare la parte alta con quella bassa della città, macchine vecchissime, risalenti agli ani 30, e, proprio per questo, perfettaemnte funzionanti e utilizzabili) costa 3,70 euro, per cui nessuno avrebbe interesse a non pagare.


(un "elevador" di Lisbona)

Se non convalidi all’inizio e alla fine del viaggio sei segnalato e ti schiaffano la multa. E il biglietto che ti viene rilasciato non lo butti via, nossignore, lo conservi e puoi ricaricarlo, come una normale scheda telefonica, per fare altri viaggi. Si risparmia anche la carta nella capitale più povera d’Europa.

Fine del discorso. I portoghesi non sono portoghesi. Ed è una delle loro idiosincrasie.


(mia moglie in sogno mi ha perfino piantato in mezzo alla strada per andare a prendere l’eléctrico, il che è tutto dire)
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