Maddalena Balsamo e’ nello spot di La 5? (si noti il punto interrogativo… bellino, vero?)



Di Maddalena Balsamo ho già parlato una volta su questo blog (un annetto fa, minutino più, minutino meno…).

Attrice certamente assai più nota in rete per il suo canale YouTube che ospita il suo videoblog, di quanto non lo sia per le sue interpretazioni cinematografiche e teatrali, Maddalena Balsamo (nota anche come Magda Balsamo) si è sempre contraddistinta, il faut le dire, per il suo forte, fiero e limpido antiberlusconismo. Quello che le fece pronunciare la storica frase “chiunque abbia votato Berlusconi ha contribuito moralmente alla loro morte”.
Che, voglio dire, è un po’ fortina come espressione, ma magari qualcuno la condivide, che ne so…

Voglio dire, come molti ha il suo terrazzino pubblico, segue la moda un po’ gigioneggiante e loquace dell’opinionista on line, come fanno molti,  non digerisce Berlusconi, come càpita a molti, è perfettamente criticabile per quello che dice, come tutti, come pochissimi ha una sua pagina su Wikipedia ma va beh, una pagina virtuale di immortalità su Wikipedia non si nega quasi a nessuno, tutto nella norma, insomma.

Questa mattina, su YouTube, mi è capitato di imbattermi in uno spot.
Lo spot era quello di “La 5” (lèggasi “La cinque”).
Ora, “La 5”, se non sbaglio (e non sbaglio perché me lo dice Wikipedia qui, sicché son salvo!!) fa parte del gruppo Mediaset.

Orbene, in codesto spot, chi appare? Una persona che somiglia moltissimo alla Balsamo, e che, in mezzo ad altre attrici pronuncia le parole “rosa che c’è” nella frase “E’ il canale più rosa che c’è!” (riferito probabilmente al target prettamente femminile della TV). Oh, ma le somiglia proprio tanto. Ora io, non voglio minimamente insinuare che sia proprio lei, magari, vai a sapere, è pura omonimia, “succede continuamente”, come diceva il Perozzi all’amante in “Amici Miei atto II”, quindi io non posso essere certo del fatto che Maddalena Balsamo compaia in uno spot di una rete che, guarda caso, è quanto meno ascrivibile a Berlusconi o alla sua famiglia, per cui il condizionale è d’obbligo, ma nel caso in cui l’attrice ivi ritratta fosse -e non m’azzardo nemmeno a usare l’indicativo!-  proprio Ella, cioè Maddalena Balsamo (ma è un’ipotesi quella che faccio, sia ben chiaro!), allora si potrebbe con una certa ragionevolezza concludere che la Maddalena Balsamo, a meno che non abbia (ma sempre ragionando per assurdo) lavorato gratis, sia stata pagata da una azienda di proprietà della famiglia di Berlusconi.

Ora io non voglio nemmeno azzardare conclusioni, ci mancherebbe anche altro, quando si va sul piano delle ipotesi, bisogna sempre fare ammodino e andarci cauti, però io un dubbiettino ce l’avrei, ecco, siccome sono abituato a pormi delle domande e a questionare sui vari temi della vita, mi son proprio detto che se non è lei è la sua sosia perfetta. Oppure qualcuna che la imita e che è brava davvero. Ecco, sì, si potrebbe vagamente azzardare l’ipotesi di una sosia o di una imitatrice. Perché mai ci azzarderemmo a concludere ulteriori elucubrazioni, sia chiaro.

Aspettiamo solo che Maddalena Balsamo pubblichi il suo libro. Per la Mondadori, naturalmente. Quella sarà la prova del nove. Fino ad allora manteniamo il giudizio in sospeso. Perché gli elementi per trarre delle conclusioni non ci sono ed ogni interpretazione della realtà potrebbe essere errata, si sa, soprattutto quando Maddalena Balsamo, quella vera, è apparsa nella serie “Don Luca” trasmessa da Rete Quattro.
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Molto rumore per Concita De Gregorio

Mi piacerebbe tanto che si parlasse con meno enfasi di Concita De Gregorio e anche del suo prossimo, probabile o eventuale divorzio dalla Direzione del quotidiano “l’Unità”.


Lo ritengo uno schiaffo alle tante donne con quattro figli che si spaccano la schiena di lavoro senza dirigere un bel nulla, senza  ricevere 6.377.209,80 euro di finanziamento pubblico per il loro giornale e senza pubblicare i loro libri per la casa editrice del Presidente del Consiglio.

E un po’ di pudore, suvvia…

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Una volta qui era tutta Carfagna: il perbenismo delle donne della sinistra

C’è un inutile, ingiustificato, fuori luogo e francamente insopportabile perbenismo moralistico nella sedicente sinistra italiana che, se comincia così (e ha già cominciato malissimo) non andrà da nessuna parte, tanto meno al Governo del Paese.

Ieri sera a "AnnoZero" Nicki Vendola si è addirittura dichiarato infastidito perché Beppe Grillo, in un intervento filmato ha usato parole sconvenienti, ha detto "cazzo", "coglioni", roba così, e non  va mica bene, no davvero, poi non importa se erano parole largamente usate nell’opera di Pierpaolo Pasolini di cui Vendola è (indubbiamente) profondo e valido conoscitore.

Il perbenismo si usa quando non si hanno argomenti di discussione validi per rispondere alle argomentazioni dell’altro.
Siccome l’avversario politico dice cose a cui non si può rispondere (perché, solitamente, corrispondono alla verità) allora lo si accusa di usare parole volgari ("cazzo" e "coglioni" sono indubbiamente dei volgarismi, ovvero parole usate dal volgo, dalla gente), magari di essere spettinato, di non essersi messo la cravatta o di puzzare di sudore.

C’è un particolare sull’uso del perbenismo che mi preoccupa particolarmente e che richiama la mia attenzione, il fatto che sia sempre di più un argomento -o, per meglio dire, uno strumento– usato dalle donne.

Vedo quotidianamente donne che hanno un’intelligenza straordinaria buttarsi in una battaglia di sessismo e di difesa di un burka dei costumi sessuali con un senso acritico che mi fa spavento. Sono donne che sono contro Berlusconi e insistono ad andare contro se stesse, mandando, se possibili, il Paese alla ulteriore e inevitabile paralisi.

Decenni di femminismo sono serviti a capire e ad accettare che il corpo della donna appartiene solo alla donna e a nessun altro.
Erano gli anni dell’"io sono mia", de "l’utero è mio e lo gestisco io!" o "col dito, col dito, l’orgasmo è garantito!!"
Adesso quelle stesse donne scendono in piazza contro Berlusconi e rivendicano un concetto solo apparentemente analogo ma profondamente diverso, quello che "Il mio corpo non è in vendita!"

Cioè, si scende in piazza contro Berlusconi a dire che "il mio corpo non è in vendita"?
La risposta di Berlusconi è fin troppo prevedibile: "E chi se ne frega se il vostro corpo non è in vendita? Io uso il corpo di chi la vende e/o me la dà gratis, che cazzo volete?"
E lì il discorso si chiude. Perché se la donna che protesta rivendica che "io sono mia" o che "il mio corpo non è in vendita" tutte quelle che la dànno a Berlusconi possono legittiamente rispondere "Anch’io sono mia, infatti mi do a chi mi pare!" o "Il mio corpo, invece, è in vendita, faccio la prostituta di alto bordo, non è reato prostituirsi , ho una visione diversa dalla tua del corpo femminile, quindi, se non ti dispiace, scànsati che mi pari!"

Ci si indigna perché qualche zoccoletta, grazie ai propri favori sessuali abbia raggiunto posizioni di riguardo in politica, nello spettacolo e nella vita sociale? Legittimo e sacrosanto, ma quanto meno retorico e banale, perché i favoritismi sulla base di qualsiasi tipo di favore dovrebbero essere fonte di indignazione quotidiana, a cominciare dalla posizione di svantaggio delle donne nel settore lavorativo privato rispetto a un uomo (che non resta incinto, non si ammala, non ti chiede i permessi, non devi pagargli la maternità etc…), dai favoritismi mafiosi e della criminalità organizzata nei confronti di chi distrugge l’ambiente in cui le stesse donne vivono, dai privilegi delle raccomandazioni, per cui c’è chi conosce uno che conosce un altro, che conosce un altro che si impegna a parlare con il potente di turno.

Tanto, alla sera, tutti torniamo a casa a metterci le ciabatte di sempre, a sentirci felici per aver protestato contro questa Puttanopoli e per aver difeso il ruolo del nostro corpo e del nostro essere persone, non lo abbiamo fatto per noi, no, lo abbiamo fatto per i
nostri figli a cui abbiamo appena allungato qualche decina di euro per la ricarica del cellulare,
"è proprio vero che fa bene un po’ di partecipazione" (*), e allora stasera che nessuno ci disturbi perche’ ce li siamo meritati proprio i "Bellissimi" di Rete Quattro!
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Filippa Lagerback e l’impegno civile di una soubrette-cittadina



Filippa Lagerbäck lavora come valletta a "Che tempo che fa…"

Ho l’impressione, ogni volta che guardo la trasmissione, che Fabio Fazio, conduttore piuttosto accondiscendente e scarsamente incline allo spirito critico, padrone di casa ingrigito e assai salameleccoso, non la faccia parlare, che le dia poco spazio, a parte le presentazioni di rito (prima fra tutte quelle a lui stesso).

E’ sempre fuori da tutto, relegata a stacchi pubblicitari, intermezzi e introduzione degli ospiti.

Oggi ho trovato un’intervista a Filippa Lagerbäck sul blog di Beppe Grillo, a proposito dell’inquinamento di Milano, dell’impossibilità di reperire mascherine antismog nelle farmacie, della indisponibilità di piste ciclabili, delle strade sporche e sempre piene di escrementi di animali i cui padroni non provvedono a pulire e via denunciando.

L’ha fatto da privata cittadina, non da soubrette. Non ha usato la sua notorietà o il suo "potere" televisivo (chè di potere ne ha ben poco) per attirare a sé, col modello del "testimonial", l’opinione pubblica, non ha rilasciato un’intervista con tono presenzialista, no, ha iniziato a parlare dicendo:

"Ciao, sono Filippa Lagerbäck sono svedese, ma vivo a Milano in Italia da 10 anni e ho scelto di vivere a Milano per l’amore per questo paese, per l’amore per questa città e ho scelto addirittura di far nascere mia figlia in Italia e farla crescere qua a Milano."

E’ chiaro che una che ha un modo così semplice, diretto, carino e pulito di rapportarsi alla TV italiana la fanno parlare il meno possibile. Se no poi dice che Milano è sporca e che figura ci fa la RAI? Soprattutto se è valletta di un format di proprietà di Endemol.

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Chiara Gamberale a Rai News 24 e il narcisismo del Governo Berlusconi, prossimo alla fine



Chiara Gamberale è una scrittrice.

Personalmente non la conoscevo come tale e ne avevo sentito parlare in forma vaga, come spesso accade per le persone di cultura cui dedico un’attenzione relativa, un po’ perché è impossibile star dietro a tutto, un po’ perché la cultura, spesso, è altro.

L’ho vista l’altroieri sera su RaiNews24, ospite del “Caffè” del direttore Corradino Mineo (che vorrei sapere cosa lo chiamano “il Caffè” a fare, visto che sono le otto di sera, certo, non potevano mica intitolarlo “l’Antipasto”, suona male…) mentre proponeva una arguta argomentazione sulle tematiche del

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La bravura di Michela Murgia

Una delle donne più interessanti del momento è certamente Michela Murgia.

Almeno non è incredibilmente prevedibile.

Classe 1972, esordì letterariamente con un blog, poi raccolto in forma di volume dalle edizioni ISBN (sono libri belli e stampano bene, compratelo) sotto il titolo di "Il mondo deve sapere", diario della sua esperienza di lavoratrice nel call center della Kirby International. Poi è passata al Premio Campiello con "Accabadora".

La ragazza è brava, maledettamente brava, sa scrivere e bene. Questo crea un certo imbarazzo considerato che:

a) ha una bella faccia pacioccona e sorridente lontana, grazie al cielo, dagli stilemi dei visi delle esponenti più in voga  del neoputtanesimo berlusconiano;

b) ha studiato teologia (quindi non fa audience, minimo un master in marketing applicato, anche se nessuno sa cosa sia, se no non sei nel giro);

c) si è adattata a fare mille mestieri prima di raggiungere la notorietà (è stata direttore amministrativo in una centrale termoelettrica);

d) ha un blog costruito con Joomla (averlo avuto Joomla quando decisi di mettere su un blog!);

e) rilascia alcuni dei suoi scritti sotto licenza Creative Commons;

f) Ogni tanto si lascia sfuggire qualche errore di ortografia, come me;

g) non la pensa come me, né come tanti altri;

h) non la invitano da Fazio. O se la invitano non ci va. Probabilmente per quanto esposto nei punti da a) a g).

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La morte letteraria di Elvira Sellerio

Era lei, Elvira Sellerio, in questa fotografia, che più che altro è un ritratto, quasi un quadro del Pollaiolo, donna di nerbo, di tratti nitidi e definiti, asciutta, essenziale, che riusciva ad evocare e riunire in sé la Sicilia odorosa di mandorle e sangue del “fin-de-siècle” di Giovanni Verga e quella jazzata dei romanzi di Santo Piazzese, l’unica a pubblicare portoghesi del calibro di José Maria E

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Gli 88 anni di Margherita Hack

[Margherita “àkke”]

Margherita Hack ha compiuto 88 anni. E ha la lucidità, l’intelligenza, la cultura e la voglia di combattere di una ragazzina.

Dunque anche il blog di valeriodistefanopuntocò si unisce agli auguri per questa voce limpida, grazie a Dio atea, e inguaribilmente (per fortuna) toscana.

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Carla Bruni e’ contro i blog, oh!

«In quanto moglie non mi auguro davvero un secondo mandato presidenziale».

«Forse temo che ci rimetta la salute o forse ho voglia di vivere quello che ci resta da vivere in pace. Ma quali che siano la situazione e le decisioni che prenderà mio marito, mi adatterò tranquillamente».

«Disprezzo quello che arriva da un blog su internet e che è firmato Topolino o Superman. La voce fa parte della natura umana, anche se è avvilente. È sempre esistita. Ma disprezzo i cosiddetti giornalisti che si servono dei blog come di una fonte credibile». «Il fatto che riprendano e propaghino una voce senza fondamento, diffusa da una fonte anonima, mi sembra sia una deriva per la democrazia e un rischio per la nobiltà di un mestiere il cui stesso significato è l’integrità dell’informazione».
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Antonella Beccaria e la morte della sinistra



Antonella Beccaria, giornalista, blogger, scrittrice, divulgatrice, traduttrice, in una parola "grande donna", che mi onora della sua amicizia e non so proprio come faccia, mi manda via SMS questa fulminante riflessione:

"La sinistra morì a stento. Però ha fatto in tempo a suicidarsi."

(Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e rapidità di esecuzione…)

[Antonella Beccaria è raggiungibile alla pagina http://antonella.beccaria.org. Perciò raggiungetela!]

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Concita De Gregorio, il disprezzo per i blog e i finanziamenti pubblici a “l’Unita'”

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A me non piace Mina

E’ uno di quei momenti in cui uno ha bisogno di fare “outing”, di confessare al mondo la propria controtendenza rispetto a quanto la società umana ha accettato imprescindibilmente come “senso comune”.

A me non piace Mina.

Oh, ecco, l’ho detto, i miei genitori si vergogneranno di avere un figlio così “controtendenza” ma un giorno se ne faranno una ragione e sapranno accettarmi come sono, e mia moglie mi accetterà di buon grado come il suo migliore amico, ma non potevo tenervi nascosto questa imbarazzante realtà.

Ma adesso mi sento libero e voglio vivere fino in fondo la mia natura.

Mina, intendiamoci, è una cantante strepitosa, dotata di una voce bellissima, con un’estensione vocale da paura, è solo brava, ma cosìtantobrà-va-bràva, una di quelle che ti dice “Senti un po’ queste due note qui


e ti fa sgranare gli occhi e le orecchie per un dono musicale incommensurabile.

Ma a me non piace.

Non ho mai sopportato quel suo chiudere le vocali alla fine fino a stritolarle (“Io non ti conoscoouuu/io non so chi sèèèiiihhh” “Eppure adessooou siaaaamo insiemeeeeiii”), trovo che canti con scarsa partecipazione. Con talento, certo. Con tecnica. Quanta ne volete. Con bravura. Una bravura dell’altro mondo. Ma nient’altro.

Tutti pensano che una canzone, se cantata da Mina, venga nobilitata. Io trovo che Mina che canta “La canzone di Marinella” sia semplicemente da prendere il CD e lanciarlo lontano lontano nel tempo. Sempre per il motivo del birignào canoro di cui sopra: “Questa di Marinella è la storia veeeeééééiiiiraaa/che scivolò nel fiume a primaveeéééiiiiraaaaa”).

“Il cielo in una stanza” è appena passabile (“…questa stanza non ha più parèèèèèèèètiii…”, con la “e” aperta più delle gambe di una prostituta che ha rimorchiato l’unico cliente della giornata). Apprezzo solo “Se telefonando” e “Città vuota”.

Ai tempi della sua contestatissima relazione con Corrado Pani mi stava sulle balle il nomignolo con cui veniva indicato il figlio Massimiliano: “Paciughino”. Che nome è “Paciughino”?

Mi urtava il suo modo di cantare anche quando faceva i duetti con Cocciante in “Questione di feeling”.

Non ho mai comprato un suo disco e ho sempre trovato strane le file che si trovavano nei negozi musicali all’indomani dell’uscita di qualche suo doppio.

Mina mi perdonerà, anzi, probabilmente le importerà una veneratissima di quello che penso di lei. Ma mi sono tolto un peso dallo stomaco. Ora tocca alle Onions Rings che ho diluviato oggi pomeriggio da Burger King che son passate tre ore e sono sempre lì…

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