Radio Maria e i SEPA straordinari ai tempi del Coronavirus

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“Cari ascoltatori, stiamo attraversando un periodo di difficoltà che riguarda anche i modi per aiutare Radio Maria. Sappiamo tutti quanto questa Radio straordinaria, dono di Maria, abbia bisogno del vostro sostegno per andare avanti, come un fiore ha bisogno ogni giorno di qualche goccia d’acqua. A causa del Coronavirus diversi ascoltatori in questo periodo non possono andare in posta per il bollettino a favore di Radio Maria. Si potrebbe superare questa difficoltà con un “Sepa straordinario”, mantenendo la donazione abituale e limitatamente a questo periodo. In questo modo potete continuare a sostenere Radio Maria senza nessun costo e senza uscire di casa. Per attivare il Sepa straordinario basta telefonare al numero verde di Radio Maria : 🇮🇹 800 00 11 33, 🇮🇹 per info: 031 610600, 🇮🇹 info.ita@radiomaria.org. In qualsiasi momento potete disattivarlo con una semplice telefonata. Grazie di cuore per la vostra generosità. Regina di Radio Maria prega per noi”.

Emmanuel Macron: “Nous ne renoncerons à rien”

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Le esternazioni del Ministro dell’Innovazione Pisano sulla password di Stato

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“Con l’identità digitale noi avremo un’unica e sola user e password per accedere a tutti i servizi digitali della Pubblica Amministrazione”

“(Queste credenziali, ndr) potrebbero essere utilizzate per accedere anche ai servizi del privato. Per esempio, il nostro conto in banca (…) o per comprare su Amazon. Ogni volta che noi abbiamo una user e una password, questa user e password dovrebbe essere data dallo Stato, perché è lo Stato l’unico soggetto che ha davvero certezza che quello è quel cittadino. E lei lo sa quante truffe ci sono sull’identità su Internet”.

(Paola Pisano – Ministro dell’Innovazione)

“Nessuna nuova proposta, né nuova password di Stato. Il ministro Paola Pisano si riferiva alla Spid già usata da 5 mln di italiani. L’intenzione da discutere con tutti gli interlocutori istituzionali competenti è solo quella di affidarne la gestione direttamente allo Stato”

(Nota del Ministero dell’Innovazione)

” Sia l’imputato a cavare d’impaccio lo Stato” (Marco Taradash)

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“…deve garantirsi che l’imputato che voglia davvero il processo abbia in tempi ragionevoli un verdetto finale per esigenza minima di civiltà giuridica. E allora una piccola ma essenziale modifica da introdurre senza indugio alla riforma Bonafede, magari per mano dello stesso ministro è quella di prevedere che almeno all’imputato che richieda il processo immediato con le relative rinunce processuali, lo Stato garantisca la relativa celebrazione in tempi ragionevoli, in difetto operando la prescrizione che a quel punto non sarà più odioso salvacondotto da un processo che l’imputato che invece lo stesso imputato ha chiesto e costruttivamente sollecitato.”

Gianluigi Pellegrino, costituzionalista e esperto di diritto amministrativo su Repubblica

Il pensiero di Federica Angeli sulle querele bavaglio

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Massimiliano Colombo Labriola e Francesco Di Sano chiedono di costituirsi parte civile nel caso Cucchi: “noi vittime, costretti a eseguire gli ordini”

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Non sapevamo del pestaggio. Dopo i Cucchi, le vittime siamo noi. C’è stata una strana insistenza nel chiederci di eseguire quelle modifiche che all’epoca non capivamo. Oggi sappiamo tutto e per questo abbiamo deciso di costituirci parte civile. Non siamo nella stessa linea gerarchica, l’abbiamo subita, erano ordini”.

“L’ordine fu dato da chi insistendo sulla modifica sapeva qualcosa di piu’. Labriola e Di Sano hanno subito un danno di immagine, da questo punto di vista siamo nella stessa posizione degli agenti di polizia penitenziaria”.

“Fu bloccata la partenza gia’ programmata e con biglietto gia’ acquistato di Francesco Di Sano per la Sicilia, per firmare l’annotazione di servizio gia’ modificata”

Il Siulp: “Facciano queste manifestazioni senza la polizia”

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“Facciano queste manifestazioni senza la polizia e, al suo posto, a controllare le piazze, siano inviate le sopraffine penne di alcune testate giornalistiche, così come i commentatori di alcune emittenti che in questi giorni, senza dire almeno una parola contro la violenza inusitata e organizzata dei professionisti del disordine, hanno dipinto i poliziotti come le SS dell’armata del Terzo Reich”.

(da un comunicato del SIULP ripubblicato da Repubblica)

WordPress: “Siamo felici quando qualcuno diffonde la buona parola”

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Screenshot dal documento "Libertà" di WordPress

Dio mio, io adoro WordPress. Davvero, non so che cosa sarebbe stata la mia vita informatica e questo mio blog stesso senza la presenza di questa interfaccina semplice semplice (cioè proprio come piace a me) dalle mille risorse.

E’ incredibile, ma un software o un’applicazione possono DAVVERO rendere migliore la vita. O, almeno, fare in modo di migliorare l’umore per affrontarla, che non è poca cosa.

Mi è successo con WordPress recentemente, mi accadde con PGP molti anni fa. Non li considero “strumenti” (nel qual caso uno varrebbe l’altro) ma vere e proprie manne dal cielo.

Però in WordPress c’è qualcosa che mi lascia perplesso (mi “perplime”, come dicevamo, scherzando, io e una mia amica) ed è la traduzione in italiano della documentazione, della manualistica e di quant’altro. Non parlo certo di manuali cartacei scritti direttamente in italiano e magari disponibili in libreria, ma proprio dei file, delle documentazioni, delle istruzioni e di tutto quanto attiene WordPress, fino, last but not leat, alla licenza.

La licenza non è una stupidaggine, è il documento o l’insieme dei documenti che stabilisce che cosa tu possa o non possa fare con quel pacchetto.

E leggo in un documento denominato “Libertà” (traduzione letterale ma scorretta di “freedom”, che avrei reso meglio con “diritti”, accessibile solo dal pannello di controllo di WordPress una volta installato, che:

“WordPress è un software Libero e open source, creato da una community distribuita di sviluppatori volontari, sparsi per il mondo.”
Odiio, “sparsi” per il mondo fa pensare subito a una diàspora, ma cosa sarebbe questa storia della “community distribuita”? Si distribuisce una comunità? E da quando?

“SI ha la libertà di ridistribuire copie del programma originale in modo da aiutare il prossimo.”
Pensavo che poter redistribuire il programma fosse qualcosa di più di un semplice aiuto al “prossimo” (definizione sinistra di evangelica memoria che indica, più semplicemente, gli “altri” in senso generico), pensavo che signoficasse avere l’autorizzazione di poter dare il software a chi si vuole senza dover necessariamente incappare nella legge penale e rischiare la galera per averlo fatto. Chi usa WordPress o lo redistribuisce non è il buon samaritano. Non necessariamente, almeno. A volte la documentazione e i manuali d’uso servono molto di più di un CD o un DVD che contenga in file con tutti i file di starting di WordPress. Voglio dire, aiutare il prossimo significa metterlo nelle condizioni di imparare ad usare una cosa, non dargli quella cosa che non sa usare.

“Siamo felici ogni volta che qualcuno diffonde la buona parola”
E questa è l’apoteosi del WASP che c’è in WordPress. La buona parola? Quale sarebbe questa buona parola? Dovrebbero essere felici ogni volta che viene distribuito il prodotto, perché un prodotto open source e gratuito come WordPress la vince di gran lunga su concorrenti costosi e meno performanti. WordPress è un ottimo prodotto. Anzi, diciamolo pure, un prodotto eccellente. Ma non è il Vangelo, su via…

E ci sarà qualcuno che mi dirà “Se la traduzione così com’è non ti sta bene falla te” (già mi par di sentire il Baluganti Ampelio tuonar queste parole) oppure “RTFM!” L’ho letto il manuale, ed è tradotto male. Problemi??

Sabina Began: “Ho baciato i piedi a Silvio. Sono belli e profumati”

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«Io Silvio l’ho sempre amato e lo amo ancora. E’ stato l’uomo più importante della mia vita e ora che è  meno impegnato vorrei fare un figlio con lui. A differenza della Minetti che lo ha solo sfruttato io l’ho amato davvero».

«Stavamo passeggiando a piedi nudi nel parco e gli ho baciato i piedi. I suoi piedi sono belli e profumati. E’ un uomo eccezionale. E’ Superman».

(Sabina Began, La Zanzara, 8 maggio 2012)

Ospedale San Raffaele: “celebriamo il rito della sofferenza e della medicina”

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Negli ascensori dell’Ospedale “San Raffaele” di Milano qualcuno ha fotografato questa placca.

Vi si legge, tra le altre cose, che “chiunque imbratta questo luogo deturpa un luogo sacro” (immaginiamo, dunque, che al pari del San Raffaele, ogni altro ospedale sia un luogo sacro), in quanto “Il San Raffaele (…) è un tempio dove gli ammalati, il personale e noi tutti celebriamo il rito della sofferenza e della medicina”.

Non sapevo che la medicina fosse un rito. In effetti una volta i rimedi si somministravano con riti magici ed esoterici, ma ho sempre creduto che la medicina sia altro, sia chimica, sia speranza, sia aiuto per la patologia altrui, non mero rito.
Il battesimo, la comunione, l’unizione degli infermi, il matrimonio, la cresima, sono riti. La medicina e la sofferenza no.
La sofferenza è dolore personale, la medicina è scienza. Nulla a che vedere con la ritualità.

Qualcuno ha deturpato il “luogo sacro” che ha deturpato l’intelligenza degli italiani.