Il Siulp: “Facciano queste manifestazioni senza la polizia”

“Facciano queste manifestazioni senza la polizia e, al suo posto, a controllare le piazze, siano inviate le sopraffine penne di alcune testate giornalistiche, così come i commentatori di alcune emittenti che in questi giorni, senza dire almeno una parola contro la violenza inusitata e organizzata dei professionisti del disordine, hanno dipinto i poliziotti come le SS dell’armata del Terzo Reich”.

(da un comunicato del SIULP ripubblicato da Repubblica)

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WordPress: “Siamo felici quando qualcuno diffonde la buona parola”

Screenshot dal documento "Libertà" di WordPress

Dio mio, io adoro WordPress. Davvero, non so che cosa sarebbe stata la mia vita informatica e questo mio blog stesso senza la presenza di questa interfaccina semplice semplice (cioè proprio come piace a me) dalle mille risorse.

E’ incredibile, ma un software o un’applicazione possono DAVVERO rendere migliore la vita. O, almeno, fare in modo di migliorare l’umore per affrontarla, che non è poca cosa.

Mi è successo con WordPress recentemente, mi accadde con PGP molti anni fa. Non li considero “strumenti” (nel qual caso uno varrebbe l’altro) ma vere e proprie manne dal cielo.

Però in WordPress c’è qualcosa che mi lascia perplesso (mi “perplime”, come dicevamo, scherzando, io e una mia amica) ed è la traduzione in italiano della documentazione, della manualistica e di quant’altro. Non parlo certo di manuali cartacei scritti direttamente in italiano e magari disponibili in libreria, ma proprio dei file, delle documentazioni, delle istruzioni e di tutto quanto attiene WordPress, fino, last but not leat, alla licenza.

La licenza non è una stupidaggine, è il documento o l’insieme dei documenti che stabilisce che cosa tu possa o non possa fare con quel pacchetto.

E leggo in un documento denominato “Libertà” (traduzione letterale ma scorretta di “freedom”, che avrei reso meglio con “diritti”, accessibile solo dal pannello di controllo di WordPress una volta installato, che:

WordPress è un software Libero e open source, creato da una community distribuita di sviluppatori volontari, sparsi per il mondo.”
Odiio, “sparsi” per il mondo fa pensare subito a una diàspora, ma cosa sarebbe questa storia della “community distribuita”? Si distribuisce una comunità? E da quando?

“SI ha la libertà di ridistribuire copie del programma originale in modo da aiutare il prossimo.”
Pensavo che poter redistribuire il programma fosse qualcosa di più di un semplice aiuto al “prossimo” (definizione sinistra di evangelica memoria che indica, più semplicemente, gli “altri” in senso generico), pensavo che signoficasse avere l’autorizzazione di poter dare il software a chi si vuole senza dover necessariamente incappare nella legge penale e rischiare la galera per averlo fatto. Chi usa WordPress o lo redistribuisce non è il buon samaritano. Non necessariamente, almeno. A volte la documentazione e i manuali d’uso servono molto di più di un CD o un DVD che contenga in file con tutti i file di starting di WordPress. Voglio dire, aiutare il prossimo significa metterlo nelle condizioni di imparare ad usare una cosa, non dargli quella cosa che non sa usare.

“Siamo felici ogni volta che qualcuno diffonde la buona parola”
E questa è l’apoteosi del WASP che c’è in WordPress. La buona parola? Quale sarebbe questa buona parola? Dovrebbero essere felici ogni volta che viene distribuito il prodotto, perché un prodotto open source e gratuito come WordPress la vince di gran lunga su concorrenti costosi e meno performanti. WordPress è un ottimo prodotto. Anzi, diciamolo pure, un prodotto eccellente. Ma non è il Vangelo, su via…

E ci sarà qualcuno che mi dirà “Se la traduzione così com’è non ti sta bene falla te” (già mi par di sentire il Baluganti Ampelio tuonar queste parole) oppure “RTFM!” L’ho letto il manuale, ed è tradotto male. Problemi??

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Sabina Began: “Ho baciato i piedi a Silvio. Sono belli e profumati”

«Io Silvio l’ho sempre amato e lo amo ancora. E’ stato l’uomo più importante della mia vita e ora che è  meno impegnato vorrei fare un figlio con lui. A differenza della Minetti che lo ha solo sfruttato io l’ho amato davvero».

«Stavamo passeggiando a piedi nudi nel parco e gli ho baciato i piedi. I suoi piedi sono belli e profumati. E’ un uomo eccezionale. E’ Superman».

(Sabina Began, La Zanzara, 8 maggio 2012)

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Ospedale San Raffaele: “celebriamo il rito della sofferenza e della medicina”

Negli ascensori dell’Ospedale “San Raffaele” di Milano qualcuno ha fotografato questa placca.

Vi si legge, tra le altre cose, che “chiunque imbratta questo luogo deturpa un luogo sacro” (immaginiamo, dunque, che al pari del San Raffaele, ogni altro ospedale sia un luogo sacro), in quanto “Il San Raffaele (…) è un tempio dove gli ammalati, il personale e noi tutti celebriamo il rito della sofferenza e della medicina”.

Non sapevo che la medicina fosse un rito. In effetti una volta i rimedi si somministravano con riti magici ed esoterici, ma ho sempre creduto che la medicina sia altro, sia chimica, sia speranza, sia aiuto per la patologia altrui, non mero rito.
Il battesimo, la comunione, l’unizione degli infermi, il matrimonio, la cresima, sono riti. La medicina e la sofferenza no.
La sofferenza è dolore personale, la medicina è scienza. Nulla a che vedere con la ritualità.

Qualcuno ha deturpato il “luogo sacro” che ha deturpato l’intelligenza degli italiani.

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