Anonimi visitatori

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A brevissima distanza dall’immissione on line dell’articolo “Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo” ho ricevuto una visita dalla Svizzera, di un utente che usa Firefox su una piattaforma Apple, da un link di Twitter.

Chi sarà?? (guardate, io proprio non me ne capacito…)

svizzera

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17 marzo: Festa di San Patrizio e della Repubblica d’Irlanda

Oggi è bello ricordare il giorno di San Patrizio, il St. Patrick’s Day, festa nazionale della Repubblica d’ Irlanda.

L’Irlanda è un Paese meraviglioso, e la sua gente è splendida.

Oggi gli irlandesi sono tutti in festa. Per le strade, in piazza, nei Pub. Sentono profondamente la loro festa nazionale perché sono un popolo civile, democratico, perché hanno la consapevolezza di vivere in un paese libero, perché sentono fino in fondo la storia della loro indipendenza, che hanno deciso di confermare nel Cattolicesimo, ma sempre e comunque nella Costituzione di uno Stato laico.

Celebrare assieme agli irlandesi questo giorno di festa (vera!), che come tutte le feste (vere!) cade ogni anno, e non "una tantum" è rivolgere un pensiero affettuoso alla terra di Wilde, Joyce, Yeats, Beckett che sono patrimonio dell’intera umanità.

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Natale al Supermercato

Gìngo Bèèè, Gìngo Bèèèèèè, Gingo trallallààààaaa, è Natale, auguri, auguri, per Natale si mangia come dei lotri, cazzo quanto si mangia per Natale sembra che uno debba rinchiudersi in casa per una settimana col rischio di un attacco termonucleare da parte della Corea del Nord di Kim Jong-Il, e allora che si fa di prima mattina, si va al supermecato, ma sì, al supermercato che va beh che è vigilia, ma stasera c’è cena di magro ed è ancora abbastanza prestino, non ci sarà mica la ressa, la folla, quella è per gli acquisti dell’ultimo momento, giusto proprio se qualcuno se n’è scordato di comprare lo spumante o una cipolla, o il sèdano per il brodo, invece arrivi e il parcheggio è pieno, pieno come un uovo, signora che fa, va via? Macché, resta lì la signora, io pagherei a sapere che cavolo ci fa la gente nella macchina parcheggiata se poi non va via né arriva, lo fanno apposta, è un modo come un altro per logorarti i nervi, si sentono guappetti, e poi il carrello, il carrello che ci devi mettere una moneta da due euro e se non ce l’hai devi andare a raccomandarti ai vucumprà he circolano lì intorno che loro la due eruro ce l’hanno, sì, però te la rivendono per cinque e rischi di andare in rovina prima ancora di entrare al supermercato, supermercato grande, supermercato da assaltare, supermercato da svuotare, da devastare, come se non ci fosse abbastanza cibo per tutti, cazzo è atàvica questa mania di cercare di non rimanere senza niente, prima lei, no, prima io, e già si vedono le prime confezioni di cappelletti in offerta speciale mezze rotte con il contenuto tragicamente sparso sul pavimento, tanto non lo mangia più nessuno e la gente muore di fame, muore di fame perché al supermercato c’è chi rompe i cappelletti per vedere come sono fatti dentro e poi li lascia lì, che sono gli stessi che nel corso dell’anno mettono nel carrello il burro poi si accorgono che non gli serve e allora lo appoggiano sullo scaffale delle calze da donna o lo abbandonano in mezzo al cesto delle arance, delle clementine o delle noci, si sposti signora con quel carrello in mezzo, cazzo, ma tutti in mezzo dovete stare, e allora gimkana col carrello, banco del pesce, fiumana di gente, ci sono le mazzancolle che costano 50 euro al chilo, no, dico, cinquanta euro al chilo le mazzancolle dell’Adriatico, con cinquanta euro voglio un chilo di mazzancolle che mi suonino alla porta e che mi chiedano dov’è il pentolone dell’acqua bollente per scottarsi e ci si buttino da sole prima di vinire condite con olio, pepe, limone e prezzemolo, numero, numero al banco del pesce stanno servento il 59 e ti tocca il 36, tutti a guardare il pesce che costa caro asserpentato e nutre pochissimo ma che minchia mi sta a significare il cenone di magro del ventiquattro se uno spende più della carne a proposito della carne si fa il brodo coi cappelletti per Santo Stefano e allora vado a prendere un po’ di cosette per il brodùme, biancostato, spicchio di petto con ossetto di cartilagine, ci metto dentro anche una gallina in offerta speciale così viene un po’ più sostanzioso, ammazza quanto si mangia, non si fa altro che mangiare, grassi, siamo grassi, come se il resto dell’anno ci fosse soltanto miseria qualche granaglia e erbe amare da mangiare, lo scaffale del prosecco praticamente svuotato da orde di rapinatori di Foss Marai e Le Casere, chissà che sbronze, salmone, il salmone non te lo vuoi comprare, che è buono e viene dalla Scozia, no, dalla Norvegia, no, dall’Irlanda, no dalla Danimarca da dove viene questo cacchio di salmone, quattro fette di primissima scelta tre euro e quarantanove dev’essere venuto a piedi, anche lui, per costare quella cifra blu, oddio la fila dal pescivendolo, ti è saltato il numero trentasei perché tutti hanno avuto la tua stessa idea e allora che vi vadano di traverso le mazzancolle a 50 euro, una volta per il cenone della Vigilia si mangiava pasta e lenticchie, cassa, fila alla cassa, cassiera lenta, bancomat, bancomat che non funziona, "Ci sono le linee intasate", "Questa carta di credito è esaurita" (anche noi siamo esauriti, signorina, si sbrighi…), quante buste vuole, mah, me ne dia tre, quindici centesimi di buste che poi butti nella rumenta e si biodegradano in cent’anni, fra cent’anni sarò a fare la terra per i ceci e magari le buste saranno ancora in giro a degradare l’ambiente allora vaffanculo Gìngo Bèèèè!
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Forum sulla Famiglia di Milano: Berlusconi non andra’, ci sara’ Giovanardi



E’ ufficiale, Berlusconi non andrà al Forum di Milano sui temi della famiglia.

Qualcuno ha avuto di che storcere naso e avrà pensato che forse non sarebbe stato carino fare intervenire su un tema come la famiglia una persona divorziata dalla prima moglie e separata dalla seconda, che, per sua stessa ammissione, ama le donne e non rinuncerebbe mai al suo stile di vita che lo porta a essere munifico e magnanimo nei confronti di ragazze minorenni, destinatarie dei suoi atti di altruismo e umana comprensione.

Allora no, Berlusconi non va bene.

Hanno chiamato Giovanardi, che, voglio dire, riguardo al caso di Stefano Cucchi ha affermato che il giovane, in carcere, sarebbe morto non per le percosse subite, bensì in quanto "anoressico, drogato e sieropositivo". E’ passato un anno esatto da quelle affermazioni, e nessuno se le ricorda più. Abbiamo una memoria volatile, come quelle dei computer. Solo che non siamo computer.

Giovanardi è lo stesso che il 20 settembre scorso ha dichiarato che nei paesi in cui sono state legalizzate le adozioni di bambini da parte delle coppie gay è "esplosa la compravendita di bambini e bambine".

Insomma, una persona esperta sui temi della famiglia non poteva e non doveva mancare, per cui se qualcuno avesse dei dubbi sulla autorità dell’on. Berlusconi può mettersi l’animo in pace, perché il Senatore Giovanardi potrà rappresentare il Governo in maniera più che degna.

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Piergiorgio Odifreddi sbaglia i calcoli per continuare a pubblicare con Mondadori

Piergiorgio Odifreddi è, purtroppo, uno dei personaggi più osannati dal cosiddetto mondo “antagonista”.

Il ragazzo, matematico e scienziato per vocazione, ha intuizioni felici e riesce a conquistare un vastissimo pubblico di persone che, non avendo la sua stessa preparazione scientifica e culturale, gli crede.

E’ un anticlericale assoluto, circostanza che gli rende solo onore. Wikipedia dice di lui, con la sua approvazione che “ha frequentato i primi quattro anni delle elementari dalle Suore Giuseppine, e la quinta elementare e le tre medie nel Seminario Vescovile di Cuneo”.
Sono circostanze che potrebbero fare incazzare chiunque, gliene diamo atto, ma non mi sembra sia un buon pretesto o motivo per prendersela con la Bibbia, che ha il sol odifetto di essere un’opera (anzi, un insieme di opere) di tipo letterario. E invece no, Odifreddi la Bibbia la odia, la odia talmente da dimenticarsi di odiare chi ne ha fatto scempio nel corso dei secoli, ma il ragazzo è giovane e queste cose le capirà.


Pubblica, anche lui, per Mondadori.
Recentemente, in un’intervista al Corriere della Sera siglata da Taglietti Cristina (proprio così, perché si firmano prima con il cognome e poi con il nome, come sui registri di classe, o in Veneto…) ha detto che lui non abbandona la Mondadori perché si sente libero di dire quello che vuole senza censure, e ha dichiarato:


“Essendo io un matematico, faccio due calcoli e sommo i 350 milioni di euro di cui si parla in questo caso, dovuti al fisco, con il maxi-risarcimento da 750 milioni che la Fininvest è stata condannata a pagare alla Cir di Carlo De Benedetti. Fa un totale di 1 miliardo di euro.”

E qui la prima legnata al matematico insigne è inevitabile. A casa mia (e anche a casa del Professor Odifreddi, evidentemente) 350 milioni di euro + 750 milioni di euro fa 1100 milioni di euro, cioè un miliardo e cento milioni di euro.

Non è una svista da poco. Via, a ripassare le tabelline!

Poi, bontà sua, continua:

“Ecco, quel miliardo di euro è esattamente la cifra che la Chiesa cattolica riceve dallo Stato con l’ 8 per mille. Il Vaticano è un’ azienda e non c’ è paragone tra i benefici che Berlusconi riceve dallo Stato e quelli che riceve la Chiesa cattolica.”

Dunque, ricapitolando, siccome Berlusconi riceve infinitamente meno di quanto non riceva la Chiesa Cattolica con l’otto per mille, allora è sempre meglio pubblicare per la Mondadori che è di Berlusconi e che, tutto sommato, ci raccatta degli spiccioli. Faccia il piacere Odifreddi di andare a cercare scuse migliori e più convincenti, io il mio otto per mille lo destino all’Unione delle Chiese Valdesi e Metodiste. Quindi, se si può NON dare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica è segno evidente che si può anche NON pubblicare per Berlusconi, ancorché faccia una manovrina di portata infinitesimale rispetto al flusso di denaro che entra nelle casse del Vaticano. Non fa una grinza.

La perla di arrampicamento sugli specchi sta nel finale:

“Però io sono un divulgatore scientifico, vado da chi mi permette di esporre le mie idee, a patto che queste vengano rispettate, cosa che finora da Mondadori è avvenuto. Lo stesso Josè Saramago, che pure era di sinistra, se n’ è andato da Einaudi non perché si fosse posto il problema della proprietà, ma perché era stato censurato”

Che uno vada da chi gli permetta di divulgare le proprie idee senza stravolgerne il senso mi va anche bene, ma che uno venga a tirar fuori José Saramago che è morto, non si può difendere, e per giunta è stato censurato, questo non mi sta bene, perché non è che se il padrone (di Einaudi o di Mondadori è lo stesso) censura Saramago, automaticamente Odifreddi si sente legittimato a restare perché non hanno censurato lui.

Avevo una qualche stima di Odifreddi, pur non considerandolo tra i miei santi preferiti in paradiso. Mi sa che, dopo queste sue dichiarazioni, faccio bene a tornarmene all’inferno, dove almeno avrò compagnia più simpatica e sincera.
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Boicottare la Mondadori e’ giusto. Io lo faccio. E vi spiego perche’.

Sono diversi giorni che ci penso, e alla fine sono giunto alla felice e serena conclusione che sì, boicottare la Mondadori è giusto.

Gli argomenti di chi sostiene la tesi contraria sono, sostanzialmente, ridotti a uno solo: non è giusto boicottare la cultura solo perché in mano a un uomo che, per evitare alla casa editrice di pagare qualcosa come 350 milioni di euro, ha in programma di far approvare un decreto-salvacondotto che le permetterebbe di cavarsela versando una cifra irrisoria rispetto a quella dovuta. E’ una cosa ignobile, è vero, ma non c’entrano niente gli autori né le opere che scrivono, la cultura è di tutti e non ha colore politico.

E invece no, la cultura un colore politico ce l’ha e come.

Basti pensare a quella fucina di intellettuali che fu la casa editrice Einaudi (prima che passasse anch’essa sotto il controllo di Berlusconi), in cui gravitarono Pavese, la Pivano, Calvino, la Ginzburg, per cui pubblicarono autori come Rigoni-Stern e Calvino, come lo stesso Sciascia, come Primo Levi, fino ad arrivare a Rossana Rossanda.

Basti pensare al fatto che la stessa Einaudi (sempre quella sotto il controllo di Berlusconi, il faut le dire) ha recentemente rifiutato la pubblicazione di una delle ultime opere del Premio Nobel per la Letteratura José Saramago ("Il Quaderno") perché aveva trattato Berlusconi da "delinquente".

Basti pensare al fatto che case come la Editori Riuniti non pubblicherebbero certo una nuova traduzione del "Mein Kampf" di Hitler, solo perché anche quello è un libro, e non c’è fine alla cultura. Non a caso è un testo che si trova in edizioni semiclandestine nelle librerie, con pochissime o nulle indicazioni circa il luogo di edizione e il nome del traduttore.

E questo ha una ragione ben precisa, che si chiama "politica editoriale", la stessa che fa sì che in Italia non vengano praticamente tradotte le opere di Kim Il-Sung e di Kim Jong-Il, dittatori nordcoreani.

Nessun editore sano di mente prenderebbe mai sul serio l’ipotesi di pubblicare i falsi diari di Mussolini in mano a Marcello Dell’Utri, eppure costituiscono indubbiamente un documento storico (anche i falsi sono documenti storici!) di un certo interesse. Renzo De felice, il massimo storico del fascismo italiano li ha definiti una patacca, e, appunto, nessuno vuole sporcare le stamperie con le patacche, fossero anche patacche di interesse di studio storico.

Ce le vedete voi le edizioni Paoline a pubblicare una nuova traduzione della "Nouvelle Justine" del Marchese De Sade? Eppure anche quella è cultura, e la cultura non ha colore. Oppure quelli delle edizioni Kaos che pubblicano un’edizione (seria, eh, mica una patacca…) della Bibbia, magari nella traduzione settecentesca del Diodati?

Le case editrici hanno una politica, quella di Mondadori è quella di pubblicare tutto quanto faccia fare quattrini. Lo si può anche condividere, a tratti, certo, magari il vecchio Arnoldo Mondadori, che era imprenditore, sì, e proprio per questo sapeva vedere bene i limiti dell’editoria, la pensava in un altro modo.

Ma certamente Elsa Morante che pretese che "La Storia", dalla sua prima pubblicazione, fosse stampato e distribuito in edizione economica oggi non potrebbe pubblicare certo con la logica di Marina Berlusconi.

Ricordo ancora una vecchissima edizione del 1945 di alcuni romanzi di Simenon pubblicati da Mondadori. Era appena finita la guerra. Nelle pagine finali era scritto più o meno "Scusateci, la carta e le materie prime per la stampa di questa edizione non sono eccellenti, è difficile trovare materie prime e speriamo di tornare alla qualità standard di sempre". Era stupendo, e quel libro, stampato con materiali scadenti è arrivato integro fino a noi.

La Mondadori era questa, e adesso non lo è più. García Márquez o Bruno Vespa sono la stessa cosa, sotto il profilo del minimo comune denominatore del profitto.

Per questo vi segnalo volentieri l’iniziativa degli amici di

http://www.mondadorinograzie.org

che prevede tre gradi di boicottaggio.

Personalmente scelgo di non comperare più libri della Mondadori. Oh, intendiamoci, ne ho ancora molti qui in casa e non ho intenzione di farne uno stupido falò.

Ma non comprerò più Guccini, Camilleri, o lo stesso Saviano, che avrebbero tutto il potere di decidere di non pubblicare più per Mondadori e non lo fanno.

Calvino, ad esempio, non può più decidere il destino delle proprie opere, per evidenti e sopraggiunte condizioni di cessata esistenza in vita, ma i suoi eredi questo potere lo hanno e Calvino non percepisce più un centesimo dai diritti d’autore della sua opera.

L’errore più tremendo e pericoloso che si possa commettere è proprio quello di dire che i libri, proprio perché libri, siano avulsi dalle logiche di chi li scrive e di chi li pubblica.

Esistono case editrici, come la Sellerio di Palermo, che hanno fatto della propria politica editoriale un punto di forza e di riscatto, senza aver bisogno delle leggine "ad aziendam".

E non lasciamoci fuorviare, per favore, da articoli come quelli di Alessandro Gnocchi de "il Giornale" (sempre di proprietà della famiglia Berlusconi) quando, con lo scopo di trattare il soggetto che boicotta da "Cretino Militante" (sic!) titola "Dicono no a Pirandello solo per boicottare il colosso Mondadori": le opere di Luigi Pirandello sono in pubblico dominio, chiunque può pubblicarle e le librerie sono piene di edizioni alternative a quelle della Mondadori, persino i remainders.

Quindi

IO BOICOTTO MONDADORI

voi fate un po’ il cazzo che vi pare.

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