Silvio Berlusconi riabilitato e candidabile

Così, un Tribunale ha stabilito che Silvio Berlusconi è riabilitato. E, più precisamente, è stato il Tribunale di Sorveglianza di Milano che ha cancellato gli effetti della condanna dell’agosto 2013, tra cui l’interdizione dall’eleggibilità alla Camera e al Senato determinata dall’applicazione della legge Severino e che sarebbe dovuta durare sei anni (quindi fino al 2019). E c’è solo da immaginarsi che cosa succederà adesso se il governo che si sta per varare con il bacio mefitico tra M5S e Lega non dovesse andare in porto: il nostro eroe piangerà e sbraiterà perché vorrà che si vada di nuovo alle urne per vedere finalmente ripristinato il suo diritto a fare il Premier di una coalizione malridotta come l’armata Brancaleone e a ripresentarsi, ripulito di tutto punto da una sentenza che gli dà di nuovo il diritto al virgineo candore di un tempo, all’appuntamento con gli italiani. C’è solo di che sperare che la Procura della Repubblica interponga il ricorso in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale, anche perché se no non si spiegherebbe come una persona che è stata altrove (ma sempre in sede giudicante) definita un “delinquente naturale”, possa ambire all’elezione in Parlamento, esattamente come se fosse un giovanottino di primo pelo, incensurato e con il tremore in corpo al primo varcare la soglia di Montecitorio. Fiducia nella giustizia sì, ma oggi c’è chi, come me, accusa un fastidioso e persistente mal di stomaco.

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Je suis l’Empire à la fin de la Décadence

Io guardo i canali satellitari della Camera e del Senato, va bene??

Lo so che è una roba da non dire così su due piedi malandati come sono i miei, ma questa è la verità. Mi sembra di avere fatto outing.

Credo che un giorno mi ritroverò qualche attentato dinamitardo al traliccio della parabolica.

E’ un’attività noiosissima, perché noiosissime sono le sedute della Camera e del Senato. Inquadrature fisse, telecamere puntate esclusivamente sul parlamentare che sta parlando o sul presidente. A guardarli tutti i giorni uno si fa una cultura sulle pettinature della Boldrini.

Non ho mai capito perché questi canali vengano trasmessi solo sul satellite e non anche sul digitale terrestre, visto che sono servizio pubblico. Probabilmente perché se no poi la gente li guarda e non sta bene.

Oggi il neo-signor Berlusconi non è più parlamentare. Bene.

Il dibattito che andava avanti da questa mattina, e che mi sono sorbito fino alla fine, non è stato manchevole di pregevoli pezzi da commedia dell’arte, come Bondi che puntava il ditino sui Senatori a vita e che pronunciava “Vergogna!”.
L’unico difetto dei Senatori a vita è stato quello di essersi recati in aula per votare. E si sa, votare è una cosa brutta.

Qualcuno ha tirato fuori il nome di Claudio Abbado. Che è gravemente malato e ha dato lustro all’Italia con la sua arte. Chissà che cosa c’entrava con questo minestrone nazional-popolare! Si disturba Abbado per difendere un frodatore fiscale??Minestrone che si è svolto in un’aula semivuota per il dibattito. Per certi versi si è avuto il grato sentore che di Berlusconi ormai non fregasse più nulla a nessuno.

Non è vero, questo è certo. Ma sono bei momenti. Sembra quasi che non siamo capaci di goderne. E’ inutile, ci siamo troppo abituati a star male. Forse Berlusconi doveva restare in Parlamento, così soffrivamo ancora qualche annetto. Invece ora a chi diamo la colpa?

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Berlusconi: l’ultimo grado di giudizio non c’è

E’ il giorno in cui la Giunta per le Elezioni comincia il suo lavoro per la inevitabile decadenza di Berlusconi dalla carica di Senatur.

L’esito è scontato, i tempi lo sono molto meno. C’è l’esigenza di dilazionare il più possibile la scansione temporale che separa Berlusconi dal distacco del contatto chiappa-scranno.

Nel frattempo si traccheggia. E il condannato in via definitivo ha proposto ricorso alla Corte Europea per i diritti dell’Uomo.

Che, sia detto per inciso, non è un ulteriore grado di giudizio. La sentenza è definitiva, quindi eseguibile. Non si tratta di vedere se la condanna sia ulteriormente rivedibile (non lo è più) ma se Berlusconi abbia diritto a qualche risarcimento da parte dello Stato Italiano per l’eventuale mancato rispetto della legge (che la Corte dovrà, appunto, valutare). Punto e basta. La Corte non può e non potrà mai dire se Berlusconi sia innocente e, nel caso, scagionarlo da ogni accusa. La gente si metta l’animo in pace.

Ilvo Diamanti de “la Repubblica” scrive un articolo sul tema. Lo sa benissimo che l’ultimo grado di giudizio non è la Giunta, notaia di se stessa e di una legge che deve solo applicare. Ma non possono essere nemmeno le elezioni. Dove Berlusconi arriverebbe non solo decaduto, ma addirittura ineleggibile. O per effetto delle decisioni della Giunta o per la definizione dell’interdizione dai pubblici uffici.

Nella Giunta siede anche Serenella Fucksia del Movimento 5 Stelle. Quella che difese il vice presidente del Senato Calderoli (“Ma cos’ha detto di così negativo? Io proprio non lo capisco”) quando disse che il Ministro Kyenge somigliava a un orango.

Qui si fa l’Italia e si muore.

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Gratias agimus tibi

Dunque, si parla ancora di grazia.

La nota che il Quirinale ha diffuso ieri, contenete la presa di posizione di Napolitano di fronte a un possibile provvedimento di clemenza nei confronti della sentenza passata in giudicato per Silvio Berlusconi, pur redatta in forma ineccepibile, si presta a una serie di interpretazioni possibili.

I punti sono:

a) Per concedere la grazia o la commutazione della pena c’è bisogno di una domanda. Il Presidente può concederla anche di sua iniziativa, ma prassi e giurisprudenza gli impongono prudenza (“E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del c.p.p.”). Quindi, quanto meno che Berlusconi firmi una domandina in cui riconosce la sentenza e la pena inflittagli;

b) Il Governo Letta non si tocca (“Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso. Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.”)

c) Berlusconi può continuare ad essere leader di una formazione politica (“toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”).

d) Niente elezioni anticipate (“Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.“)

In fondo non è nulla di così inaccettabile, su. Che, poi, la grazia potrebbe venire richiesta o eventualmente concessa anche in assenza di esecuzione della pena è un’anomalia del tutto italiana. E probabilmente un’altra puntata della serie. Stay tuned.

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Come Enzo Tortora

L'arresto di Enzo Tortora

E lui si paragona a Enzo Tortora.
E ad ascoltarlo viene solo il sospetto che ci è fuggito il senso della storia, della dignità di popolo, dell’essere vivi, se ci facciamo imbambolare da uno che per sottrarsi con ogni mezzo alla giustizia che, peraltro, non lo ha mai condannato definitivamente a nessuna pena detentiva, tira fuori una presunta somiglianza con un Signore che non solo non si è sottratto a una pena ancorché non definitiva, ma si è addirittura dimesso dalle cariche pubbliche che pur legittimamente occupava per farsi processare come qualsiasi altro comune cittadino.
In una Brescia che sembrava più che altro un palcoscenico del teatro dell’assurdo, degno più di Beckett e di Ionesco che delle passerelle politicanti che si sono viste, si è consumata l’offesa più grande a chi ha vissuto l’inefficienza della macchina della giustizia sulla propria pelle e ha pagato con la vita una vicenda grottesca e ancora oggi rivoltante.

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Silvio Berlusconi condannato a quattro anni in primo grado per frode fiscale e riciclaggio

Screenshot da www.corriere.it

Ci sono notizie che ti fanno ripensare a quello che hai scritto appena 24 ore prima.

Notizie che ti aprono il cuore e ti restituiscono a uno dei sentimenti umani più nobili che esistano: la speranza. Quella stessa speranza che un Parlamento ormai delegittimato cerca di soffocare in centinaia di persone con la assurda legge cosiddetta “ammazzablog”.

Per il momento siamo vivi.

E per il momento Silvio Belusconi è stato condannato a quattro anni di reclusione (di cui tre interamente condonati) e alla interdizione temporanea dai pubblici uffici per la compravendita dei diritti cinematografici e televisivi Mediaset. Solo ieri si è ritirato dalla nuova candidatura a premier per il centro-destra. E ci possiamo immaginare perché.

E’ molto probabile che anche questa sentenza che, bisogna dirlo, è di primo grado, vada in prescrizione. Ci sono voluti sei anni prima di arrivarci.

Del resto Berlusconi non sconterebbe il carcere nemmeno se la sentenza dovesse, per assurdo, passare in giudicato, perché tre anni sono stati condonati e per un anno si può chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare.

Potrebbe trovare, invece, applicazione la misura della interdizione dai pubblici uffici se fosse confermata in secondo grado (lì non ci sarebbe bisogno di passare per il giudizio della Cassazione).

Certo, Berlusconi è ancora da considerarsi innocente. Ma non è la sua innocenza o la sua colpevolezza stabilite da una sentenza definitiva, che può essere anche di non luogo a procedere a costituire il punto di riflessione.

E’ stata stabilita una verità processuale, un punto di partenza. Un giudice terzo ha espresso una sentenza di condanna ascoltate tutte le parti, ha espresso un giudizio “oltre ogni ragionevole dubbio”.

E’ l’embrione della vita del diritto. E del diritto alla vita. 

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