Son pallidi nei visi e hanno deboli sorrisi solo se si parla di negazionismo

E’ sempre così, quando c’è un evento (come per esempio la scomparsa dello Zio Erich) o una ricorrenza (come per esempio il 70° anniversario della strage delle Fosse Ardeatine, di cui fu protagonista il già citato Zio Erich) qualcuno si mette in testa di pensare a fare qualcosa che non è mai stato fatto prima. Ad esempio istituire il reato di negazionismo.

Non abbiamo bisogno di punire nessuno con una pena pecuniaria o detentiva per il solo fatto di negare dei dati storici. I testi negazionisti, i discorsi che tendevano a minimizzare e ridicolizzare la Shoah, sono sempre rimasti sepolti dalla documentazione, dalla coscienza civica, ma soprattutto dalla cultura. Per non prendere sul serio il testamento di Erich Priebke basta guardare “Schindler’s List”, non c’è bisogno di volerlo mandare ancora in galera da morto. O perdere la sua bara.

Non abbiamo bisogno di istituire nuovi reati di opinione. Punto. Quando si va a toccare la corda sensibile dell’opinione altrui si commettono sempre dei disastri di gravità inenarrabile.

E’ come voler inserire l’obbligatorietà di una vaccinazione contro una malattia che è già scomparsa per fatti suoi.

A chi crederemmo, a un neonazistello col braccio destro alzato, o alle ricerche di Simon Wiesenthal?

Hanno pubblicato il video di Priebke. E allora? Ce ne importa qualcosa? E’ importante?? No, non lo è. E questa coscienza chi ce la dà, il “deterrente” penale di una norma anacronistica?

E l’erigendo “reato” di negazionismo, quale ricaduta sociale avrebbe? Ha più possibilità di fare danni all’opinione pubblica l’idea per cui l’omeopatia può curare il cancro.

E la lettura di Primo Levi non ha mai fatto male a nessuno.

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La Nazionale di calcio visita i campi di Auschwitz e Birkenau

Nel luglio di due anni fa visitai i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau (circa un chilometro e mezzo di distanza l’uno dall’altro).

Fu una delle esperienze più devastanti e arricchenti insieme della mia vita. Non si può capire niente di quello che è successo se non si calpesta l’erba che è nata dove sono morti milioni di uomini e donne.

La foto di allora che vi propongo l’ho scattata proprio mentre la mia visita si stava concludendo. Stavamo tornando verso l’autobus che ci avrebbe riportati ai rispettivi alberghi di Cracovia. E anche a una certa sicurezza e tranquillità personali, quelle di essere ancora vivi. Fu allora che pensai che io stavo tornando indietro, mentre tanta gente quel gesto non l’aveva mai fatto.

Oggi la Nazionale di calcio è andata su quei luoghi. Speriamo davvero che sia servito a qualcosa.

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Auschwitz: Arbeit macht frei!

C’è anche Auschwitz, vicino a Cracovia.

E a due chilometri e mezzo, c’è Birkenau. Auschwitz 2. La "soluzione finale".

Si entra e si passa sotto questo cartello, che è stato recentemente rubato e poi ritrovato, e quello che ho fotografato è solo ed esclusivamente una copia, ma tanto, se la gente deve andare a vandalizzare i monumenti nazionali, tanto vale tenercela.

Quando ho visitato Auschwitz era una bella giornata di sole nordico di luglio, di quelle che ti abbronzi ma non sudi.

Sembra strano che su Auschwitz possano esserci state giornate di sole e di caldo anche allora. Siamo così abituati a vedere i filmati in bianco e nero delle SS o degli alleati, che ci siamo dimenticati che anche un campo di sterminio ha dei colori.

Eccoli.

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