Bravi ragazzi

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“Bravi ragazzi siamo, amici miei,
tutti poeti noi del ’56…”
(Miguel Bosé)

Ma sì, in fondo sono tutti bravi ragazzi.

Certo, magari un po’ “vivaci”, a volte, ma si sa, è l’età.

In una scuola di Napoli un quindicenne ha accoltellato un compagno. Che è stato immediatamente ricoverato all’Ospedale Cardarelli, dove si trova nel reparto rianimazione in prognosi tutt’ora riservata.

Però non è in pericolo di vita. E questo alleggerisce di molto la posizione del bravo ragazzo aggressore. E fa tirare un sospiro di sollievo a chi si caga sotto. Cioè non necessariamente l’aggressore.

Napoli non ha nessuna responsabilità. Sarebbe potuto succedere a Bressanone come a Lampedusa. Il disagio, l’alto tasso di delinquenza, la devianza, l’abbandono scolastico non hanno voce in capitolo. Sono solo pretesti di chi si vuole lavare le mani.

E’ successo, e tanto fa.

Ma ciò che lascia disarmati e stupiti non è tanto l’episodio in sé, di una gravità inaudita, bensì la reazione della dirigente scolastica della struttura che avrebbe dichiarato:

“La scuola non c’entra niente, è un fatto gravissimo, certo, ma si tratta di due bravi ragazzi e siamo sconvolti. Nessuno dei due ha mai mostrato alcun atteggiamento violento”.

Insomma, è un fatto gravissimo (e come metterlo in dubbio?), siamo sconvolti, si tratta di due bravi ragazzi, ma, soprattutto, “la scuola non c’entra niente”.

Sembra quasi che non sia colpa di nessuno. Sembra quasi che il solo fatto di essere dei bravi ragazzi basti a cancellare ogni responsabilità individuale.

E avrebbe aggiunto:

“Sono due bravi ragazzi, non hanno mai dato segni di aggressività, di indisciplina. Ci dispiace per tutti e due. Quello che ha commesso il reato è arrivato a scuola quest’anno da una paritaria e appartiene a una famiglia semplice e perbene.”

A parte la ripetizione indefessa del leit motiv dei bravi ragazzi, c’è la sottolineatura della famiglia “semplice e perbene” dell’aggressore. Sembra di sentire Troisi nello storico sketch della “Annunciziò'” che parlava di una casa “umile ma onesta”. Ma certo che la famiglia è perbene, il compagno lo ha accoltellato e ferito gravemente lui, mica la sua famiglia! Come se i meriti dei genitori debbano sempre e per forza ricadere sui figli, e le colpe dei figli siano comunque da ascriversi al modello familiare o genitoriale. Sono logiche che non stanno in piedi.

Sono solo piccoli (anche se pericolosi) artifici retorici per non dire che la scuola è tutto questo. E molto, molto altro, questo è certo. Perché a scuola c’è anche chi studia e prende dieci in tutte le materie, chi si fa un mazzo tanto e chi coi propri mezzi proprio non ci arriva, si arrende e si iscrive, si veda il caso, a una scuola paritaria. Ma nonostante questo non accoltella nessuno.

Ovvio che il titolo di “bravi ragazzi” questi alunni non ce l’hanno.