Paolo Attivissimo si inventa i “memi”

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Ora Paolo Attivissimo sarà contento. Si è comprato la Tesla, e sta fornendo ai lettori del suo blog una telenovela intitolata “Come ho comprato una Tesla per meno di 35000 euro”. Naturalmente non me ne perdo una puntata, io che ho una Panda 1200 cc!

Ma il Nostro, forte del suo diploma di Liceo Linguistico, ma ribattezzato su Wikipedia (non si sa perché) “Diplomato in lingue”, si prodiga ultimamente nella coniazione di neologismi. Si è inventato il plurale di “meme”, parola che già fa schifo di suo al singolare. Scrive e ribadisce che il plurale di “meme”, infatti, sia “memi”, sul tipo analogico dello scivolone corrente e frequente di “un euro/due eurI”, e questo è sinceramente deplorevole.

Si dice “un meme/due meme”, essendo il termine, evidentemente, un singularia tantum. No, tanto per dire, ecco…

David Puente debunka Calimero

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La notizia qual è? Che il Project Gutenberg è stato oscurato in Italia e che gli utenti del nostro Paese non hanno accesso alla cultura libera? No di certo. La notizia è che qualcuno ha fatto uno screenshot in cui appare la falsa notizia secondo cui sull’Huffington Post sarebbe apparsa la notizia secondo cui il canale Disney+ avrebbe rimosso la programmazione dei cartoni animati di Calimero perché “veicola razzismo nei bimbi” (“perché sono piccolo e nero”, ricordate??).

Cioè, la magistratura si muove oscurando un intero sito con più di 65000 opere liberamente e gratuitamente disponibili, e uno dei debunker di Stato di boldriniana memoria di chi si occupa? Di Calimero. E lo fa con dovizia di particolari, citando l’autore della porcheria, tale Johnny Frassu, e risalendo alle sue bravate precedenti, sul massacro dei panda in Corea del Nord, e su un’aggressione nei confronti del leghista Iwobi.

Tutto va bene, per carità, ma tutto ha anche un limite. Calimero (che, oltretutto, non è nemmeno di proprietà della Disney, come puntualmente sottolineato dal Solerte, e basterebbe questo a smontare il falso screenshot) non può e non deve essere una “notizia”. In un mondo, quello dei debunker, in cui si devono smontare le notizie false, si devono scegliere quelle notizie che abbiano un vero e proprio interesse pubblico, non certo i divertissements di qualche burlone che si trincera dietro allo pseudonimato. D’accordo, tutto fa brodo, meglio (per un giornalista) un articolo in più su Calimero sul giornale di Mentana che nessun articolo, ma, benedetto il cielo, viviamo in un mondo in cui le false notizie o le notizie da dare sono ben altre.

Auguriamoci che questi debunker se ne rendano conto e che comincino a parlarci di cose molto più serie, loro che hanno una indubbia visibilità (se ben meritata o no lo lascio decidere al lettore) e un’autorevolezza che deriva dalla loro nomina a consulenti dell’ex Presidente della Camera dei Deputati. Noi abbiamo solo un blog minimale. Ma ne andiamo orgogliosi.

Ava come lava!

Paolo Attivissimo: “Addio e grazie per tutto il pesce”

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Paolo Attivissimo è un giornalista svizzero umile, molto accurato, sempre aperto alle opinioni altrui, garbato se qualcuno lo critica (non lo butta mai fuori dalla porta senza prima averlo accompagnato), sensibile ma anche molto obiettivo nello scegliere le motivazioni per cui un utente non debba più interloquire con lui (una volta buttò fuori dal suo blog una signora solo perché non le piaceva l’inglese, e nel dirlo gli aveva pestato i calli perché lui, che si professa di madrelingua inglese, forte del suo diploma di Liceo Linguistico -e pensare che c’è chi ha la laurea in lingue, ma a lui non ditelo, non vi risponderà mai- ha una ipersensibilità su questo argomento).

Giustamente, le regole per la moderazione dei commenti al suo blog (che è suo nel senso che lo redige, ma non gli appartiente perché è ospitato da Blogspot, che ci fa, giustamente, quello che le pare, compreso inserirci una buona dose di pubblicità, cosa di cui egli si lagna), quelle per i commenti al suo seguitissimo (anche da pare di tanti fake) Twitter le stabilisce lui. E fin qui non c’è nulla di male, lo faccio anch’io.

Quando vuole liberarsi di qualcuno (e la cosa accade assai frequentemente), gli dice garbatamente “Addio e grazie per tutto il pesce”. Come, ad esempio ha fatto qui:

qui

e qui

Al perché dell’uso di questa frase ha dedicato uno spiegone (che potete trovare qui). Ma la cosa paradossale è che alla frase in questione viene dedicata una voce nientemeno che da Wikipedia (che non considera “enciclopedico” un bravo divulgatore come Salvatore Aranzulla, ma che evidentemente ritiene degne di enciclopedismo tutte queste puttanatine qui). La voce la riporto in PDF alla fine di questo articolo.

Wikipedia chiarisce che la frase “Addio, e grazie per tutto il pesce” (So long, and thanks for all the fish), è una frase a contenuto umoristico per dire “Arrivederci!”, titolo del quarto libro della quarto libro della “Guida galattica per gli autostoppisti”, scritta da Douglas Adams. E sticazzi.

Nel suo “Kit di risposta rapida agli imbecilli (perché se non conosci l’opera sei, evidentemente, un imbecille): “Addio, e grazie per tutto il pesce””, a proposito della “Guida galattica per Autostoppisti”, Paolo Attivissimo scrive che

(se non lo avete letto, la vostra vita è profondamente incompleta e dovete rimediare)

Eh, beh, certo. Come si fa a vivere senza aver letto Douglas Adams? La Bibbia in confronto alla Guida galattica diventa una scatola di sardine. La Divina Commedia è una stronzata colossale, il Don Chisciotte un libèrcolo senza senso, l’opera di Shakespeare una collezione di storielle graziose ma noiosette, e i Promessi Sposi un romanzetto d’amore degno del migliore Harmony.

Non ho difficoltà ad ammettere che non ho MAI letto e MAI leggerò la “Guida galattica per gli autostoppisti” e che, nonostante questo, ritengo di avere una vita normale, serena, felice, per nulla “incompleta”.

Ché, poi, Attivissimo ce lo spiega anche: “se rispondo a un vostro tweet con una di queste immagini (come quella che vedete all’inizio di questo articolo sul blog, ndr), vuol dire che vi ho Silenziato (sì, lo scrive maiuscolo perché è imperativo categorico! -ndr-). Per cui non perdete tempo a rispondermi, attaccarmi o insultarmi. Non vi sento. State strillando nel vuoto. Che vi siete ampiamente meritati.”

Sull’immagine sono raffigurati dei delfini perché, spiega sempre l’ineffabile Wikipedia, “Il titolo è il messaggio lasciato dai delfini al loro abbandono del pianeta Terra, poco prima che questo venisse demolito per costruire una superstrada spaziale”.

Se qualcuno gli fa notare che “(…) il delfino non è un pesce, è un mammifero, debunker dei miei stivali”, lui lo tratta da “saputello”. Ve l’ho detto, è umile, sensibile, aperto alle critiche dei lettori e disponibile al dialogo.

Nel 2015, come evidenziato al link

https://www.repubblica.it/scienze/2015/06/11/foto/samantha_l_ultimo_tweet_prima_del_rientro_sulla_terra_e_grazie_per_tutto_il_pesce_-116592131/1/#1

Samantha Cristoforetti (perché, non posso parlare di Samantha Cristoforetti sul mio blog?), prima del suo rientro sulla Terra, scrisse un ultimo tweet proprio con questa frase. Che, insomma, è una sorta di strizzata d’occhio tra compagnucci, un cenno di intesa verso gli amanti della fantascienza (in cui io non mi annovero), ai geek, ai nerd, alle persone che hanno letto Douglas. Una specie di linguaggio di gruppo, un bagaglio lessicale che dà il senso di appartenza a una comunità (un po’ come facevano i paninari nei primi anni 80, o i “cugi” livornesi dello stesso periodo). E si sa benissimo che quando uno usa un microlinguaggio settoriale il minimo che gli possa capitare è di non essere capito da chi a quel settore non appartiene. Cioè quasi tutti. Delfini compresi.

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