Citrus sinensis

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Un gruppo di colorati, aranciosi e “allegri mattacchioni”, come li ha definiti su Facebook il Maestro Federico Maria Sardelli, si è riunito a Milano e in varie altre città d’Italia per proclamare, senza mascherine e senza nessun rispetto della distanza di sicurezza interpersonale che “la pandemia non esiste”. C’è stata una bella e giustificata indignazione sul web. 16000 morti in Lombardia e un gruppo ben nutrito e assembrato di persone hanno dato retta all’ex Gen. Pappalardo che, anche a Bari, davanti al Teatro Piccinni, ci ha tenuto a sottolineare che l’emergenza coronavirus nel nostro paese “è una cagata pazzesca”. I manifestanti hanno risposto gridando “libertà, assassini, buffoni”, sono stati esposti striscioni tricolori ed è stato intonato (?) l’inno di Mameli. Famiglia Cristiana, cioè la principale testata giornalistica di opposizione, l’ha definita “la più imponente riunione di idioti degli ultimi decenni“, secondo quanto riferito da un articolo a firma di Francesco Anfossi. Il Gen. Pappalardo, in passato, ha notificato al Presidente della Repubblica Mattarella un verbale di arresto e per questo gesto è in attesa di giudizio per vilipendio al Capo dello Stato. Ma quello che resta inspiegabile è come le autorità e le forze dell’ordine, una volta informate delle manifestazioni (che non possono essere effettuate senza autorizzazione), non si siano nemmeno preoccupate di andare a vedere, a puro titolo di esempio, cosa scrive il succitato su Facebook o quanti e quali gruppi esistano sul social network a suo sostegno e quali siano i loro contenuti. Sarebbe bastato? Probabilmente no (la libertà di opinione, per quanto bislacca sia, in Italia è sacrosanta), ma sarebbe stato sufficiente per mettere in allarme chi si doveva occupare di identificare i partecipanti e, di conseguenza, multarli. Era stato solo il Questore di Roma a impedire la manifestazione evidenziando un “alto rischio per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Naturalmente, l’ex Gen. Antonio Pappalardo si vede dedicata una voce nientemeno che su Wikipedia. Eh, è enciclopedico, lui.

AGGIORNAMENTO DEL 01/06/2020

Secondo quanto riferitoda ADN-Kronos, si profilerebbe per il Gen. Pappalardo una denuncia per violazione delle disposizioni che riguardano l’assembramento e l’obbligo di protezioni individuali per la prevenzione da Covid 19. Pappalardo avrebbe replicato:

“Io denunciato? Ma da chi? Da quelli che non sono neanche costituzionali? E dov’è il reato? La situazione è all’inverso, è il governo che è responsabile di reati gravissimi, altro che mascherine…”

Vi lascio con una deliziosa creazione del già citato Maestro Federico Maria Sardelli, su espressa autorizzazione del medesimo.

Poi dice che uno bestemmia…

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Avevo bisogno di formattare un hard disk esterno da 2 TB. Grossino. Siccome che il file system era l’NTFS ho detto, va bene accendo Windows e lo formatto da lì. Formattazione veloce impossibile. Va beh, dico, meglio, lo formatto a basso livello così sono più sicuro. Per 2 TB immaginavo ci volesse un po’ di tempo. La formattazione è proceduta per una sera, una notte intera e parte del giorno successivo. Arrivata al 100% cosa ti compare? Un messaggio di errore. “Formattazione non riuscita”. Poi dice che uno non deve bestemmiare. Allora ho collegato l’hard disk esterno alla partizione Linux. Ho impostato l’opzione “Formatta in NTFS”. Tempo totale dell’operazione: 7 secondi. Poi mi dico: ma perché tenere un hard disk esterno in NTFS e non in FAT32? Così posso usarlo agilmente sia su Windows che su Linux. E allora riformatta, stavolta in FAT32. Tempo totale dell’operazione 1 minuto e mezzo. Poi dice che uno non deve bestemmiare.

Le ultime novità su classicistranieri.com

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Sono felice (e anche un po’ borioso) di informarvi che sul mio sito classicistranieri.com, sono disponibili da oggi per il libero dowload e per il vostro personale diletto, le versioni di Ubuntu, X-Ubuntu e Lubuntu 20.04. Si tratta di versioni LTS, quindi spero che incontrino il vostro favore. Ci sono anche le ultime versioni di Libre Office (6.4.1 e 6.4.4) e di WordPress (5.4.1). Non posso darvi i link diretti, ma voi andate sul sito e nella colonna a destra (ISO files e altro) cliccate e scaricate tutto quello che vi pare. E siate felici.

Omeopatia: la morte di Marina Lallo

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Marina Lallo è morta a 53 anni per un neo trasformatosi successivamente in melanoma maligno. Viene curata per nove mesi con l’omeopatia, le erbe officinali e un lungo periodo di cosiddetta “introspezione intima” secondo i protocolli della Nuova Medicina Germanica di Ryke Geerd Hamer.
La dottoressa che le consigliò questo approccio “alternativo” si chiama Germana Durando, ed è stata condannata in via definitiva alla pena di tre anni e dieci mesi di reclusione per omicidio colposo. Alla pena di tre anni di reclusione, con la stessa accusa, è stata condannata anche Maria Gloria Alcover Lillo, sua “mentore”, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera.

Quelli che il computer non è una scuola

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Basta con questa didattica a distanza! Non se ne può più. Noi siamo fatti per stare con i ragazzi, la scuola è soprattutto relazione, un sistema sociale fatto di rapporti umani in presenza, di domande e risposte, non un computer che interroga da remoto gli alunni e li mette così nelle condizioni di non interagire con l’insegnanti. Noi vogliamo una scuola viva, autentica, non virtuale, in cui i ragazzi sappiano ritrovarsi insieme, parlare, scherzare, sorridere ed abbracciarsi. Abbiamo bisogno urgente di calore umano, quello stesso calore che ci spinge a farvi diventare adulti, cittadini, uomini e donne della Repubblica.

Poi a fare il commissario esterno degli esami di stato non ci vuole andare nessuno.

La magistratura romana oscura in Italia il Project Gutenberg

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Apprendo solo ora, e con evidente ritardo, che la magistratura romana ha disposto l’oscuramento per l’Italia del Project Gutenberg.

E’ un atto al limite dell’incomprensibile, perpetrato contro la più grande biblioteca al mondo (oltre 65000 titoli) di testi ed audiolibri di pubblico dominio (secondo le leggi degli Stati Uniti, in cui hanno sede i server del Progetto) realizzata da volontari per la diffusione gratuita e per il libero accesso alla cultura in svariate lingue del mondo (ricchissimo è il catalogo dei titoli in lingua italiana).

Nel documento con cui l’associazione (che vive esclusivamente delle donazioni dei propri utenti e che non vende nessun gadget) annuncia il provvedimento si legge (un po’ male, abbiate pazienza, se avete difficoltà cliccate sull’immagine per ingrandirla):

E’ quindi aperto presso il Tribunale Ordinario di Roma il procedimento penale n. 52127/20 RGNRI. Tra i reati contestati figura la violazione del comma 2 dell’articolo 171 della Legge 633/41. Che cosa dirà? Andiamolo a leggere:

Salvo quanto previsto dall’art. 171 bis e dall’art. 171 ter, è punito con la multa da euro 51 a euro 2.065 chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma: (omissis) a-bis) mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa; (,,,)

Ma qual è il capo di accusa contro il Project Gutenberg? Eccolo qui:

Si parla in primo luogo della violazione dell’art. 16 della stessa legge che recita testualmente:

1. Il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell’opera ha per oggetto l’impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione ed altri mezzi analoghi e comprende la comunicazione al pubblico via satellite, la ritrasmissione via cavo, nonché le comunicazioni al pubblico codificate con condizioni particolari di accesso; comprende, altresì, la messa a disposizione del pubblico dell’opera in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente.

2. Il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico.

e si contesta il fine di lucro. Dove stia il fine di lucro nell’iniziativa del Project Gutenberg non è chiaro, soprattutto alla lettura delle parole seguenti:

“costituito dalla cessione di dati personali a fine di pubblicità”

Quali dati personali siano stati ceduti per finalità pubblicitarie non è chiaro. Sul sito gutenberg.org non mi ricordo sia mai apparsa una sola pubblicità a pagamento, e, comunque, il traffico di dati personali a fine di lucro è tutto da dimostrare. Il Project Gutenberg avrebbe inoltre trasmesso e diffuso in formato PDF (chissà perché poi solo questo, visto che gli e-book di gutenberg.org sono disponibili in HTML, TXT, E-PUB, MOBI etc…) “riviste, giornali e libri” tutelati dal diritto d’autore. Il capo di accusa prosegue chiarendo che tale materiale sarebbe stato illecitamente acquisito e immesso “in un sistema di reti telematiche mediante i seguenti siti scaricati tramite il software ‘Teleport Ultra'”. Segue l’elenco dei siti da cui il materiale sarebbe stato prelevato, tra cui il nostro.

Tutto questo per una causa da poco. Alla fine dello stesso articolo 171 della legge sul diritto d’autore si legge, infatti:

Chiunque commette la violazione di cui al primo comma, lettera a-bis), è ammesso a pagare, prima dell’apertura del dibattimento, ovvero prima dell’emissione del decreto penale di condanna, una somma corrispondente alla metà del massimo della pena stabilita dal primo comma per il reato commesso, oltre le spese del procedimento. Il pagamento estingue il reato.

Con un buon avvocato italiano, e con l’auspicabile contributo di quanti tengano alla libera cultura e alla libera informazione, il Project Gutenberg potrebbe cavarsela pagando poco più di mille euro più le spese processuali. E la partita sarebbe chiusa.

Ma quello che lascia esterrefatti è come si sia potuto oscurare il corrispondente telematico della Biblioteca di Alessandria (la storia si ripete, e come vedete non fa sconti a nessuno), solo perché alcuni dei suoi contenuti sono suppostamente coperti da copyright (in Italia, perché le leggi sul pubblico dominio degli Stati Uniti sono diverse). Si sarebbe potuta fare un’azione mirata sui singoli contenuti e non impedire agli utenti italiani di scaricarsi liberamente le opere di Dante Alighieri, pure presenti e disponibili sul sito.

Il sospetto (e badate bene che solo di sospetto si tratta) è che il dominio gutenberg.org sia andato a finire nel calderone di tutti gli altri siti dai nomi quanto meno bizzarri che ridiffondevano (illecitamente, questo sì) copie in PDF di giornali e riviste altrettanto illecitamente acquisite, e che potevano trovarsi nelle edicole e nelle librerie. Uno svarione dei magistrati, insomma. Che intanto oscurano, poi a controllare e a verificare le singole posizioni personali si vedrà.

Molte notizie si sono susseguite sul web dopo la pubblicazione della notizia dell’oscuramento del sito, tra le quali quella della sua riattivazione. Nulla di più falso. Il dominio gutenberg.org è e continua ad essere irraggiungibile.

Ma qual è stata la reazione del sancta sanctorum della cultura libera in Italia? E’ stata pressoché inesistente. Liber Liber non ha pubblicato ancora nessun atto di solidarietà nei confronti della sorella maggiore statunitense. Paolo Attivissimo si è limitato a un tweet, continuando a occuparsi, sul suo blog, di esopianeti, macchine elettriche, convention virtuali di fantascienza e app anti cororonavirus. Da David Puente nemmeno una riga, troppo impegnato a debunkare Al Bano, i NoVax e a rispondere a chi non la pensa come lui. Restano solo le dichiarazioni di Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia:

«Temiamo si voglia buttare il bambino con l’acqua sporca. Non vorremmo che la lotta contro la distribuzione illegale di materiale sotto copyright abbia come effetto collaterale la chiusura di risorse che contribuiscono legalmente alla diffusione della conoscenza libera. Speriamo che la situazione si risolva al meglio nel più breve tempo possibile».

Troppo poco per cavarsela sperando che tutto si risolva per il meglio e in breve tempo. Qui ci vogliono solo mano ferma e indignazione. E portafogli aperti. Invito tutti voi, una volta che il dominio gutenberg.org sarà tornato visibile il Italia (sì, ma quando?) a effettuare una donazione al progetto, che ha un valore infinitamente superiore a quello che possiamo minimamente immaginare.

AGGIORNAMENTO DEL 28/05/2020:

a) Questa mattina ho riprovato a collegarmi con il dominio gutenberg.org. La connessione TIM mi dà sito irraggiungibile, mentre dal telefonino, con scheda Wind (che probabilmente si appoggia a DNS stranieri), sono riuscito regolarmente, e con sollievo, a visualizzare la home page del progetto:

Mi è stato riferito da un’utente Vodafone (grazie per la collaborazione!) che su quella rete il sito è ugualmente irraggiungibile. Stiamo navigando a vista.

b) il provvisorio collegamento favorito dalla Wind mi ha permesso di effettuare, tramite PayPal, una donazione di 20 euro al Progetto. Se fossimo almeno in 200 a farlo sarebbero coperte le spese della multa, del procedimento e ci resterebbe anche qualche soldino per l’avvocato. E non credo sia diffcile trovare altre 200 persone disposte a donare altrettanto (i Wikipediani più incalliti battano un colpo, per favore!)

c) Qualcuno mi ha chiesto se sono preoccupato per la mia biblioteca digitale classicistranieri.com che, pure, distribuisce numerosi libri digitali prodotti dal Project Gutenberg. Risposta: nemmeno un po’. Sono altri, quelli più boriosi e presuntuosi che distribuiscono opere protette dal diritto d’autore come se nulla fosse, a doversi preoccupare. Se, poi, succederà qualcosa, risponderemo nel merito usando tutti gli strumenti di legge a nostra disposizione. Viviamo in uno stato di diritto e non di polizia.

d) Più che altro sono preoccupato per un altro aspetto. La magistratura romana che ha imprudentemente oscurato gutenberg.org è la stessa (anche se non sarà lo stesso il Pubblico Ministero, ovviamente, o almeno così credo e voglio credere) che mi indaga per diffamazione nei confronti di una amica di Paolo Attivissimo. Per fortuna nel mio caso non c’è stato nessun sequestro preventivo, né dell’articolo “incriminato”, né, tanto meno, dell’intero blog. E’ una questione di sensibilità soggettiva del PM. Sono grato ancora oggi agli inquirenti per questo.

e) Ieri ho ricevuto una mail riservata da parte di Maurizio Codogno che mi spiega alcuni dettagli della situazione. Rispetto il suo volere e il suo diritto alla riservatezza, ma ci tenevo a ringraziarlo pubblicamente.

f) E’ arrivata la mail di ringraziamento per la donazione da parte di Gregory B. Newby. Eccola:

g) Data la rilevanza dell’argomento, questo articolo resterà in prima posizione sul blog per una settimana. Chi volesse leggere gli ulteriori aggiornamenti abbia la cortesia di scorrere un pochino più sotto.

AGGIORNAMENTO DEL 29/05/2020

Non posso darvi ulteriori informazioni, per il rispetto che si deve alle indagini e agli inquirenti (che fanno solo il loro lavoro), ma le novità non sono buone, niente affatto.

Vi fornisco comunque, come ulteriore documentazione, le motivazioni del GIP, così come riportate dal sito thesubmarine.it:

AGGIORNAMENTO DEL 30/05/2020

La versione beta (quindi non so quanto effettivamente affidabile) del Progetto è ancora raggiungibile dall’Italia (meglio che niente) all’indirizzo https://dev.gutenberg.org:

Al capoverso 14, intitolato “For Copyrighted content” è scritto:

There are thousands of items in the Project Gutenberg collection which are still under copyright protection. Each copyrighted item is clearly indicated as copyrighted in the eBook’s header. Unless there is an included license with the copyrighted item (such as a creative commons license), you will need to contact the copyright holder for any needed permission. Project Gutenberg cannot do this on your behalf, and does not have any ability to sublicense copyrighted works.

Come ci fa giustamente notare il lettore Federico Leva, il pulsante PayPal per le donazioni al Project Gutenberg è comunque attivo al link:

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=XKAL6BZL3YPSN

AGGIORNAMENTO DEL 04/06/2020

Ho ripubblicato un interessante articolo di Maurizio Codogno sul caso Gutenberg. Lo trovate qui.

Dalla sua lettura apprendo che nel frattempo c’è stata l’imprudentissima iniziativa di un singolo che ha contattato la GdF, stuzzicandola un po’, e ricevendo la risposta che sì, il Project Gutenberg non c’entra nulla con chi rilanciava via Telegram copie integrali di quotidiani e riviste in PDF (grazie) ma che, comunque, avevano trovato cinque libri in pubblico dominio negli USA e sotto copyright da noi. Nella fattispecie il titolo di Massimo Bontempelli citato dallo stesso Codogno, e alcune opere di Sibilla Aleramo (tra cui il conosciutissimo “Una donna”). Sia Bontempelli che la Aleramo sono deceduti nel 1960, circostanza questa che rende impossibile la redistribuzione dei loro testi qui da noi.

Ribadisco il punto di vista che l’iniziativa personale di quel Tizio è stata imprudente e azzardata. Solo la difesa può avere accesso agli atti.

Per quanto concerne il titolo “La vita operosa” di Bontempelli, ne ho trovata un’altra edizione in PDF su academia.edu

Il server si trova fisicamente in California, ed è riconducibile ad Amazon, come rivela la ricerca del whois:

Quindi lo possono fare.

Però per far scaricare le opere che ospitano (cosa che mi sono ben guardato dal fare con il file di Bontempelli) chiedono le credenziali Google, Facebook o l’indirizzo e-mail. Conferimento obbligatorio. A cosa servono questi dati? Non è che adesso oscurano anche loro?

Enzo Bianchi allontanato dal Vaticano dalla Comunità di Bose

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screenshot da: lastampa.it

Quest’omino qui si chiama Enzo Bianchi. E’ un religioso, fondatore, nel 1965 della Comunità di Bose, piuttosto noto all’opinione pubblica perché spesso è ospite o conduttore di trasmissioni televisive o radiofoniche. La Comunità monastica di Bose è stata negli ultimi giorni oggetto di un’ispezione di tre inviati del Papa. L’ispezione avrebbe evidenziato gravi problemi di relazione tra Bianchi e il successore del Priore della Comunità Luciano Manicardi. La decisione del Vaticano è che Enzo Bianchi lasci la sua Comunità, a meno che non si trovi (e non è escluso) un accordo all’ultimo minuto tra lo stesso Bianchi e Manicardi. Bianchi è stato collaboratore e pubblicista di quotidiani come La Stampa, la Repubblica, L’Osservatore Romano, Avvenire, Famiglia Cristiana, La Croix, Panorama e La Vie. Qualche ignorante gli ha dato dell’ignorante in teologia, eppure è stato nominato da papa Francesco consultore del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e nel 2000 l’Università degli Studi di Torino gli ha conferito la laurea honoris causa in Scienze politiche. Ha una bibliografia sterminata, è uno studioso serio, intelligente e capace, un divulgatore sensibile e attento, un uomo dotato di qualità umane straordinarie. Dovrebbe forse stupire che sia stato allontanato dalla stessa Comunità che ha fondato?

Salvato Salvini

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screenshot da Repubblica.it

Oggi la Giunta per le immunità del Senato ha provvisoriamente salvato Salvini in via preventiva dal processo per il caso della nave della Ong Open Arms, procedimento richiesto dal Tribunale di Palermo. Determinanti sono stati i voti favorevoli alla relazione del presidente Gasparri da parte dei senatori Giarrusso e Riccardi, ma, soprattutto, l’astensione dei renziani che hanno giustificato il loro non voto con la motivazione secondo cui ad agire fu Salvini, sì, ma in accordo con tutto il Governo (di cui fanno parte anche loro). Dichiara infatti il senatore Bonifazi: “Dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l’esclusiva riferibilità all’ex ministro dell’Interno dei fatti contestati”. Ora, si dà il caso che la responsabilità penale sia personale. Salvini è accusato di sequestro di persona e abuso di ufficio. Se ci sono dei co-responsabili in questi reati sarebbe il caso che i senatori IV Cucca, Bonifazi e Ginetti o chiunque altro per loro, se ritengono che sussistano responsabilità penali, si pregiassero di informare la magistratura per il prosieguo delle indagini, non è che per il SOLO fatto che Salvini non avrebbe agito da solo Salvini non andrebbe processato. Abbiamo un governo di “complici” in sequestro di persona e abuso di ufficio? Gradiremmo saperlo e anche subito. E se il governo, per il solo fatto di aver avallato gli atti dell’ex Ministro dell’Interno, non dovesse essere penalmente responsabile, allora i senatori di IV avevano il dovere di votare. Adesso attendiamo il voto dell’aula, ma sento puzza di bruciato.

La Parrocchia di Santa Rosa: “dementi”?

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fonte: Facebook

Era un po’ di tempo che volevo mostrarvi questo curioso e umoristico svarione su Facebook, da parte della Parrocchia Santa Rosa, in occasione dell’annuncio delle funzioni religiose per la trascorsa domenica “in Albis”. Scrivono “Vi ricordiamo l’appuntamento di domenica domani dementi a 18 aprile”.

Dementi?

Quelli che vogliono la didattica estiva

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(screenshot da Repubblica.it)

Un gruppuscolo di persone, tra cui molti insegnanti, si è riunito pubblicamente di recente per rivendicare il diritto a una scuola vera, fatta di didattica in presenza, costituita da rapporti umani tra persone e non più da estenuanti collegamenti internet. Con le parole di un’anima nobile come quella di Antonio Gramsci, che diceva “Istruitevi, perché abbiamo bisogno di tutta la nostra intelligenza”, rifiutavano la didattica a distanza (che è solo UN modo alternativo di fare lezione, non è l’optimum, ma è tutto quello che abbiamo), pretendendo il ripristino di una scuola “normale” e non virtuale. Tra gli slogan ideologici e pratici rivendicati, anche quel “non mandiamo la scuola in vacanza” che leggete sul titolo dello screenshot della pagina di Repubblica che vi riporto. Ma questa gente ha idea di quanto lavoro, energie e risorse sia costata alle scuole la didattica a distanza, quando, una volta chiuse, i ocenti hanno dovuto reinventarsi conoscenze, strumenti, metodi di approccio, sotto la spinta di direttive ministeriali che cambiavano ad ogni folatina di vento di che tirava? Ho visto gente che sul computer non sapeva nemmeno aprire un file collegarsi con Google Suite (bella tangherina anche quella!), avere a che fare con parole fino ad allora sconosciute come “classroom”. “calender”, “meet”. Ho visto anche gente che si è messa in malattia per non impazzire e che guadagna ancora come tutti gli altri che, invece, hanno rischiato l’impazzimento per essere state anche 10 ore di fila davanti a uno schermo a preparare lezioni, collegarsi, assegnare compiti, caricarli su Google Drive, poi invece no, dovevi metterle in allegato su Classroom, interrogare on line ragazzi muti o insufficienti, e allora prepara lo sportello per quello, e lì di nuovo lezioni, e correggi i compiti, i compiti dove glieli mandiamo, su WhatsApp o sull’email, quello che non ha la connessione, quello che non ha nemmeno il computer, quello che finisce i Giga, le chat di classe su WhatsApp che si moltiplicano, messaggi che cominciano ad arrivare alle 6,30 del mattino, vai qui, collegati là, guarda le ultime direttive del Dirigente Scolastico, no, anzi, quelle del Ministero, non mi si apre il documento, come faccio, a me si apre normalmente, com’è che non mi è possibile modificare il PDF (testina, un PDF NON è modificabile!), insomma, c’è gente che si è fatta un culo così. E a un certo punto arrivano Lorsignori a dirci che la didattica non si deve interrompere nemmeno d’estate come se fino ad ora la gente se ne sia stata a grattarsi i coglioni dalla mattina alla sera. C’è gente che ci ha rimesso la famiglia per la fottutissima didattica a distanza, ce ne vogliamo rendere conto o no? Ci sono insegnanti che non hanno più portato i figli nemmeno a fare una passeggiata perché dovevano assistere a collegi docenti deliranti durati anche quattro ore in cui il più normale di tutti sbatteva i pugni sul tavolo e si dimetteva da tutti gli incarichi ricevuti e ricevendi, e a consigli di classe (sempre on line) in cui c’era gente sfinita con l’aria emaciata che si lamentava perché quello durante la lezione le ha sparato un rutto in diretta o si è mostrato a torso nudo mentre ballava la tecno tanto, dice “sono in casa mia e faccio quel cazzo che mi pare”. Persone che hanno assistito a riunioni dei coordinatori, sindacati che pubblicavano diffide contro i dirigenti scolastici, e chi più ne ha più ne metta. E questi non vogliono nemmeno che i docenti se ne vadano in vacanza (quelli che possono, perché la maggioranza sarà impegnata con gli esami di Stato, visto che sono tutti membri interni) perché ci sono gli alunni (che, peraltro, non vedono l’ora) che soffrono della mancata socializzazione, dei momenti in comune e della mancanza del girotondo in giardino? Ma lo sa questa gente cosa significa, a livello sanitario, riaprire tutte le scuole a settembre? Ha mai visto una classe pollaio? E’ mai stata in un corridoio scolastico durante il momento della ricreazione o al cambio dell’ora? E in una palestra? E in un laboratorio informatico dove le postazioni sono appiccicate l’una all’altra, altro che metro di distanza? Lo sa questa gente qual è il rischio REALE (non teorico) di una riapertura delle scuole in presenza a settembre a livello di diffusione del coronavirus? Chi ce le dà dieci milioni di mascherine AL GIORNO come mezzo di prevenzione? E le distanze di sicurezza, visto che nelle classi prima della pandemia si stava pigiati come le sardine? Vogliono anche la didattica estiva? Si vede che fino ad ora non hanno lavorato abbastanza, se no sentirebbero il bisogno urgente e impellente dell’esatto contrario, cioè quello dell’esercizio del proprio diritto alla disconnessione e di restarsene in pace a rigenerarsi il cervello. E allora lavorino, perdìo, come tanta gente, anche sabato e domenica. E lascino riposare in pace Antonio Gramsci.

Ma guarda un po’. A volte si dicono le coincidenze…

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(screenshot tratto da Corriere.it)

Io non sono mai stato un grande estimatore dei prodotti della Apple, anzi, mi stanno piuttosto antipatici. Non vedo la necessità di spendere un fottìo di quattrini per un attrezzo che, alla fine, serve alla maggior parte dei suoi utenti per le cose quotidiane che fanno tutti, scrivere testi, gestire tabelle, fare presentazioni in Powerpoint, collegarsi a Internet, chattare, inviare e ricevere e-mail. Riconosco che i prodotti Apple (ma più che altro le applicazioni che a questo sistema sono dedicate) sono particolarmente indicate per chi si occupa di grafica avanzata, ma per gli utenti cosiddetti “normali”, prodotti come GIMP, o il purtuttavia noiosetto Photoshop vanno più che bene. Oggi è uscita la notizia di una falla in iOS (dalla 11 alla 13.5) che permette di sbloccare gli iPhone. Toh, lo volevi? O ciucciàtevelo un gocciolino il telefonino figo…

Quanto costa un post sul blog

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Haniya, la spammèra di turno, mi ha scritto (cioè, non è che abbia scritto proprio a me, ha scritto a milioni di altri, ma chi se ne frega) per dirmi che ha bisogno di un post sul blog che la riguardi e mi chiede quanto costa. Ma nulla, cara Haniya, proprio nulla. Degli spammer parliamo sempre gratis, pro amore Dei e volentieri. Eccoti accontentata.

Salvini e la giacchetta di Mattarella

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Ecco, Salvini, per esempio, ne vogliamo parlare? Sta per essere sottoposto a un procedimento penale davanti al Giudice per l’Udienza Preliminare (dunque non è ancora a processo vero e proprio) di Catania per l’ipotesi di sequestro di persona, reato che si presume consumato nell’esercizio delle sue funzioni di Ministro dell’Interno. Sul quotidiano “La Verità” è uscita la pubblicazione di una chat tra magistrati, intercettata nell’ambito delle indagini effettuate su Luca Palamara, in cui si mostrerebbe una manifesta ostilità nel confronti di Salvini, tanto da indurre il purtuttavia incalzante quotidiano a titolare: “Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo”. Se quanto rivelato da La Verità dovesse corrispondere (parolegiocando) al vero, la cosa sarebbe di estrema gravità e andrebbe chiaramente sanzionata (ma intanto l’Associazione Nazionale Magistrati si sta squagliando come un ghiacciolo al limone in mano a un bimbetto di tre anni). Tuttavia Salvini ha fatto di più. Ha telefonato e scritto al Presidente della Repubblica (anche nelle sue funzioni di Presidente del CSM, va riconosciuto) auspicando che gli “venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’articolo 111 della Costituzione”. Ora, a parte il fatto che rammentare al Presidente della Repubblica un articolo della Costituzione è quanto meno fuori luogo, cosa teme Salvini? In qualità di indagato (e non ancora imputato) ha avuto la possibilità di farsi sentire dal PM ed inviare, se opportuno, un memoriale difensivo. Il GUP, che è e rimane un giudice terzo, non deciderà sulla sua responsabilità penale, ma solo (ed esclusivamente) se Salvini dovrà o no affrontare un processo o meno. In caso positivo l’ex Ministro dell’Interno dovrà comparire innanzi al giudice (terzo anche lui) di primo grado. La sua sentenza (di assoluzione o di condanna) potrà essere appellata in secondo grado, sede in cui avrà diritto a un collegio giudicante (terzo anch’esso), la cui sentenza potrà essere contestata in Cassazione, dove dei giudici terzi decideranno sulla sua definitività o no. Che siano TUTTI costoro gli stessi giudici che hanno chattato su WhatsApp tramando contro Salvini? A questo, sinceramente, non ci credo. E che succederebbe se tutti i cittadini italiani sottoposti a indagine penale scrivessero al Presidente della Repubblica lamentando il dubbio di terzietà di chi lo deve giudicare? Salvini abbia prima di tutto fiducia nelle istituzioni, e si sottoponga a processo come qualunque altro cittadino, senza tirare Mattarella per la manica della giacchetta. Saremo tutti più tranquilli.

40 anni fa l’assassinio di Walter Tobagi

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Nessuno si è accorto, o, se se n’è accorto, ha dato scarsissima rilevanza al fatto, che ieri ricorreva il quarantesimo anniversario della barbara uccisione del giornalista Walter Tobagi. Eh, sì, abbiamo il coronavirus, l’ANM si sta sciogliendo come un croccante all’amarena al sole, abbiamo la movida a cui pensare, può mai essere possibile che qualcuno si ricordi di Walter Tobagi, della maestria giornalistica che rappresentava, del sacrificio estremo per la libertà di espressione e di giornalismo (quello vero, quello dell’Ordine, non quello rivendicato dai debunker svizzeri che si iscrivono ai sindacati), del suo lavoroper Avanti!, Avvenire e per lo stesso Corriere della Sera? Gli spararono Mario Marano e Marco Barbone. Il secondo fu condannato a una pena ridicola (8 anni e 9 mesi), e fu subito scarcerato dopo tre anni di detenzione in libertà provvisoria. Alla figura del suo assassino materiale l’inutilissima e implacabile Wikipedia ha dedicato una voce apposita, considerandolo di rilevanza enciclopedica e facendolo entrare così nel novero della cultura universale. Poi dice uno compra la Treccani! Di Walter Tobagi ci resta indelebile la memoria e l’eredità più grande, quella rappresentata da sua figlia Benedetta, che ne ha accolto e raccolto la lezione, diventando una giornalista di rigore e regalandoci lezioni di metodo storico e storiografico come quella rappresentata dal suo libro sulla strage di Piazza Fontana.

La neverendig story di classicistranieri.com

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Il 26 aprile scorso la mia biblioteca on line classicistranieri.com è stata messa in modalità manutenzione dal provider Aruba.
In quel momento mi trovavo in una condizione molto delicata della mia vita in cui non disponevo nè di PC nè di connessione internet.
Ho potuto soltanto vedere il messaggio di avviso del reparto webserver una settimana dopo, ignorando fino ad allora l’irraggiugibilità dei contenuti del sito, cui era stato posto un messaggio di cortesia (grazie).
L’origine del disservizio sarebbe consistito, a detta del provider, da non ben meglio specificati plugin o temi vetusti installati sul sito. Nonostante le mie insistite richieste, non sono stato in grado di conoscere quali fossero questi applicativi in modo da rimuoverli in tutta velocità e sicurezza. Successivamente Aruba mi ha informato che erano in corso degli aggiornamenti lato server, e oggi pomeriggio il sito è risultato di nuovo accessibile e navigabile.
Farò il possibile per ottimizzarlo ulteriormente. Ma intanto classicistranieri c’è e lotta insieme a noi.

Luc Montagnier vs David Puente 1-0

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Il 17 aprile scorso, il quotidiano online “Open”, diretto da Enrico Mentana (lo stesso che annunciò che se avese saputo che Conte avesse fatto nomi e cognomi dei suoi detrattori di destra non avrebbe mandato in onda il suo intervento), ha pubblicato un articolo a firma di David Puente e Juanne Pili, intitolato “Il nuovo Coronavirus è stato creato in laboratorio per trovare un vaccino contro l’Hiv? Lo dice Montagnier, ma non è così!”.
Nel pieno rispetto della libertà di espressione e di stampa, l’unica cosa che c’è da osservare è che non è possibile che due giornalisti, di cui uno debunker noto per la sua lotta ai complottisti, possano avere maggiore competenza di un premio Nobel per la medicina con quattro lauree.
In questo momento di emergenza sanitaria che tutti ci coinvolge, abbiamo sempre più bisogno di opinioni autorevoli come quelle del Prof. Montagnier e sempre meno di quelle dei cacciatori di bufale. Iosto con Montagnier. Per il resto beato chi ci crede. Noi, no, non ci crediamo.

Silvia Romano si è convertita all’Islam. E sono solo affari suoi.

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La liberazione di Silvia Romano, in un momento di emergenza sanitaria quale quello che stiamo vivendo, avrebbe dovuto renderci tutti più contenti e sollevati. E non escludo che per la maggioranza delle persone, me compreso, sia stato così.
Invece c’è stato il solito vomito acidulo dei consueti leoni da tastiera (per non parlare dei titoli aberranti di quotidiani a tiratura e diffusione nazionale e della definizione di “neo-terrorista” affibbiatale da un parlamentare della repubblica, salvo poi scusarsi per l’infelice espressione) che ne ha stigmatizzato, e con parole irripetibili, la conversione alla religione islamica, come se questo fosse una colpa da espiare. Qualcuno si è perfino divertito a lanciare dei cocci di bottiglia contro la sua abitazione e a riempire di insulti il suo profilo Facebook.
Non so, e non posso sapere, se la conversione all’Islam di Silvia Romano sia stata un atto originato da una libera determinazione o da una costrizione psicologica, So solo che la nostra Costituzione garantisce a chiunque la libertà religiosa, che Silvia Romano è una persona maggiorenne e che ha diritto di fare della sua vita quello che vuole, Una scelta religiosa non potrà e non dovrà sottrarla all’affetto dei suoi cari e delle tante persone che le vogliono bene. Almeno finché vivremo in uno stato laico e di diritto.

Paolo Attivissimo e il “delirio del giorno”

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Paolo Attivissimo ha una piccola ma deplorevole abitudine. Quando riceve dei commenti di insulti, cosa che gli accade assai frequentemente, screnshotta (termine orribile che significa “acquisisce una copia grafica del contenuto”), rimuove il commento e lo ripubblica sotto una sezione che ha denominato “il delirio del giorno”.

Così ha fatto con un recente commento di uno dei soliti conigli da tastiera (i conigli sono animali nobilissimi) che, a suo dire, lo ha riempito di insulti. Il mittente di questo ignobile messaggio di commento, però, non è stato al gioco ed ha minacciato Attivissimo di denuncia-querela, preannunciandogli in una mail la richiesta economica dei danni.

Naturalmente Attivissimo non ha resistito alla tentazione di raccontare l’accaduto sul suo blog, lamentando il fatto di avere ricevuto un preannuncio di querela per una presunta diffamazione che lui non avrebbe posto in essere, ma che sarebbe stata originata proprio dal mittente del commento. In breve, lui è stato diffamato e lui è il destinatario della querela annunciata.

Di errori Paolo Attivissimo ne ha commessi tanti. In primo luogo non ci si difende su un blog da una querela per il momento solo preannunciata. Si attende che l’atto si materializzi, che il pubblico ministero ne venga a conoscenza e che compia le dovute indagini, per decidere alla fine, se procedere con la citazione diretta a giudizio o chiedere l’archiviazione al GIP.

Durante questo procedimento le strategie di difesa sono varie. Paolo Attivissimo può farsi interrogare dal Pubblico Ministero, spiegare le sue ragioni, e produrre una memoria difensiva. Se tutto questo non dovesse bastare a chiudere la questione può andare a processo, farsi interrogare da un giudice, dai suoi avvocati difensori, dagli avvocati della parte lesa e dallo stesso pubblico ministero.

Anche chi scrive è stato querelato per diffamazione (peraltro da una cara amica dello stesso Attivissimo) ma per rispetto delle condizioni procedurali, del segreto istruttorio, della supposta parte lesa, non si è mai minimamente sognato di definire l’atto della querelante “il delirio del giorno”. Ognuno, se si sente diffamato, ha il diritto di rivolgersi alla magistratura, e questo diritto è inalienabile. Nella aule di giustizia non esistono cacciatori di bufale, debunker, terrapiattisti o complottisti. Esiste solo chi ha ragione e chi ha torto.

Un punto (un altro) su cui Attivissimo ha inevitabilmente torto è quando scrive che “Al suo avvocato, invece, non sarà sconosciuto il concetto di lite temeraria.” La lite temeraria è un concetto che si applica al processo civile, quello in cui un giornalista e il direttore della sua testata sono chiamati a rispondere economicamente del danno diffamatorio ricevuto, non a quello penale, in cui in primo luogo si deve valutare se un atto di querela è fondato o no.

Cosa avrebbe potuto fare Attivissimo? Semplice: non cancellare quel messaggio di insulti, correre alla prima stazione dei carabinieri o della polizia postale, sporgere querela e vedere che cosa sarebbe successo in futuro. Senza allertare i suoi adepti, avendo fiducia nelle istituzioni, e proseguendo il suo cammino nel pieno rispetto dei diritti delle parti.

Almeno per una volta non basterà la frase “graie per tutto il pesce” per venirne fuori.