La scriminante del diritto di critica colpisce ancora

 

sindaco

A Furci Siculo, un comune del Messinese, sono stati affissi dei manifesti da parte dell’opposizione in consiglio comunale, contro l’allora sindaco. Tra gli epiteti che vi figuravano, «Falso! Bugiardo! Ipocrita! Malvagio!».

Gli autori degli scritti sono stati condannati in primo grado, ma assolti in appello. Giorni fa la Cassazione, come si suol dire, ci ha messo una pietra sopra confermando l’assoluzione per tutti. Motivazione: si trattava di una critica circoscritta all’ambito strettamente politico 8l’uso di quelle espressioni «riguardava specificamente le scelte politiche ed amministrative»), non era una polemica gratuita ad personam, ma soprattutto non si trattava di espressioni che «siano generiche e non collegabili a specifici episodi, risolvendosi in frasi gratuitamente espressive di sentimenti ostili».

Insomma, se il sindaco non compie quello che ha promesso in campagna elettorale, può essere criticato anche perché la critica di per sé ha «carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica».

Quindi, quegli epiteti non erano diretti alla persona, ma al politico e al suo operato («gli epiteti rivolti alla parte offesa presentavano una stretta attinenza alle vicende che avevano visto l’opposizione contrapporsi al sindaco in merito alla erogazione dell’indennità di funzione, a cui il primo cittadino aveva dichiarato di voler rinunciare in campagna elettorale»). Dunque, a chiunque svolga una funzione specifica, si potranno rivolgere degli insulti sotto forma di critica. Si potrà tranquillamente dare del’incompetente a un insegnante purché l’epiteto venga pronunciato per criticare il suo operato (che so, magari l’insegnante in questione aveva dato un voto troppo basso in un compito o in una interrogazione), si potrà insultare liberamente il vigile urbano che ci fa la multa dandogli del “malvagio” solo perché non ha voluto ascoltare le nostre ragioni. Oppure potremo continuare serenamente a dare del “cornuto” all’arbitro perché non ne condividiamo le scelte decisionali.

Mi piace pensare che la diffamazione sia ben altro.

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