“La canzone dell’amore perduto” non e’ (tutta) di De Andre’ (ecco, ora come la mettiamo??)



Quando è che ci si accorge di essere vecchi?

Ve lo dico io, quando vi crollano i miti. Quando quel poco che uno dava per scontato come stabile e perdurevole nella propria vita gli si sgretola come l’intonaco lasciato a marcire della palestra frequentata tanti anni fa (quasi mai frequentate palestre in vita mia, per fortuna).

De André, per esempio. Faber, l’amico fragile, quello che andava sempre in direzione ostinata e contraria, il bombarolo, il papà di Marinella, quello di Bocca di Rosa (due gran bei pezzi di gnocche, non c’è che dire…), quello che ha messo definitivamente a testo che “un nano è una carogna di sicuro”.

Ecco, De André ha scritto, indubbiamente canzoni brutte, o che ti lasciano completamente indifferente. O, come in questo caso, che fanno incazzare tua moglie ogni volta che l’ascolta e tu non sai cosa le sia preso.

“La canzone dell’amore perduto” è la peggiore canzone di De André. Credo che sia per questo semplice motivo che viene anche considerata la migliore dal pubblico.

La prima che incontri per strada coperta d’oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo, giù di tromba strappalacrime, e vai di queste musiche che nella registrazione di De André sembravano quasi clownesche e, per questo, tristi.

Come siamo bischeri quando ce le beviamo tutte così.

La musica de “La canzone dell’amore perduto” non è di De André, nonostante tutti credano il contrario. Si tratta di brani tratti dall’Adagio (il primo movimento) dal Concerto in Re Maggiore per tromba, archi e continuo di G. P. Telemann. Non è solo una ispirazione è quello, preciso, identico, ‘ntìfico, scriverebbe Camilleri.

Che uno dice, ma come, non lo sapevi? Quelli che amano De André lo sapevano tutti da una vita e mezzo. No, non lo sapevo. Lo sapeva Wikipedia (“De André depositò alla SIAE sia il testo che la musica a suo nome, nonostante quest’ultima fosse di Georg Philipp Telemann”), ma io no.

Vedi cosa vuol dire non aderire alla logica dell’ignoranza collettiva?
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Comments

  • Fede  On 23 novembre 2011 at 17:20

    FRUSTRAZIONE; sono certo che a un elemento di una così elevata caratura culturale non bisogna certo spiegare il significato di questo vocabolo ma, per non incorrere in spiacevoli incomprensioni,ne esplicherò il significato.
    Con FRUSTRAZIONE s’intende quello stato psicologico derivante da un mancato o inibito bisogno dovuto a cause esterne o endogene,ovvero lo stato psichico in cui ci si viene a trovare quando si è bloccati o impediti nel soddisfacimento di un proprio bisogno o desiderio.
    Questa prolissa spiegazione è ciò che lei mi ha trasmesso;in poche righe lei tesse una critica serrata, spietata e a parer mio poco opportuna nei confronti di un cantautore decisamente non degno della sua sentenza (“un giudice” la canzone dove Faber descrive la vita di un nano, non è sicuramente finalizzata a dimostrare che i nani sono delle carogne).
    La critica è uno strumento che dovrebbe essere costruttivo, al fine di migliorare le pro

  • Fede  On 23 novembre 2011 at 22:36

    La critica è uno strumento che dovrebbe essere costruttivo, al fine di migliorare le proprie condizioni(soprattutto mentali).Lei invece,in maniera frammentaria e decisamente priva di ogni fondamento logico, spala fango(per non dire altro)con una foga degna di un “PROFESSORE che spende mezza pensione per quella che sola le può dar una lezione”(vedi CITTà VECCHIA).Ma il fatto riprovevole è l’analisi del tutto vaga e superficiale che lei fa:
    a)nei confronti di De Andrè
    b)in merito ai suoi testi,in modo particolare riguardo a “la canzone dell’amore perduto”.
    A supporto di questa mia “manfrina”(non so come altro definirla) c’è sicuramente il motivo del suo astio:la base musicale copiata. è questo il motivo di cotanta violenza e (perdoni la ridondanza) frustrazione??perché non ha depositato i diritti SIAE??o citati nel suo album??
    De andrè era decisamente controcorrente (e lei in questo articolo non &egrave

  • Fede  On 23 novembre 2011 at 22:37

    De andrè era decisamente controcorrente (e lei in questo articolo non è da meno),per non parlare del rapporto che aveva con la SIAE –> http://archiviostorico.corriere.it/1997/luglio/28/Andre_quella_volta_copiato_Prevert_co_0_9707287406.shtml ma, quando si esibiva in concerto, la sua peculiarità era quella di fare una breve premessa/introduzione parlata; prima di cantare

  • Fede  On 23 novembre 2011 at 22:38

    l

  • Valerio Di Stefano  On 24 novembre 2011 at 12:50

    Non ho mai parlato di SIAE nel mio intervento. Anche perché nel caso del povero Telemann, sarebbe stato improprio, la sua opera è caduta in pubblico dominio.
    Restano i diritti morali. Ovvero il diritto di essere citato come autore delle sue opere.
    Comprendo il senso di frustrazione che prova. Ma dovrebbe provarlo per la scarsa cura con cui De André ha operato nel momento in cui ha pubblicato il brano, e invece se la prende con me che ho solo segnalato la circostanza (peraltro già sufficientemente nota, a quello che dice).
    Ritengo di aver portato una critica circostanziata, per quanto sgradevole ai Suoi occhi.
    Per quello che mi riguarda trovo sgradevole che De André venga chiamato “Faber” a ogni pie’ sospinto, come se fosse un parente o un amico.
    Ha fatto parte della mia vita, come di quella di tutti, ma io continuo a chiamarlo per nome e cognome.
    Se non riconoscere a Telemann quello che è suo nei luoghi in cui que

  • Valerio Di Stefano  On 24 novembre 2011 at 12:52

    sto è indispensabile (cioè nei dischi e non nei concerti) significa essere eclettici sono felice dio non far parte della schiera dei seguaci dell’eclettismo.
    Grazie per essersi preso il disturbo di scrivere più di quanto io non abbia fatto.

  • Fede  On 24 novembre 2011 at 15:48

    la SIAE è citata in fondo al suo articolo,e ho ritenuto(magari erroneamente) che fosse il motivo della cattiveria (perdoni il termine se lo ritiene offensivo) con cui si è accanito su FABER (anche perché non ne trovo altri).
    Faber perché così lo iniziò a chiamare Paolo Villaggio (suo grande amico),perché è così che a Genova si abbrevia Fabrizio,perché lui voleva essere AMICO del pubblico prima che artista.
    Critica circostanziata è evidentemente soggettivo in questo caso; per me in 7 righe (dal paragrafo “De andrè,per esempio”) è riuscito insultare lui e le sue creazioni in generale, e ciò,almeno per me, non rientra nel circostanziale.

  • Fede  On 24 novembre 2011 at 15:48

    La dimostrazione che l’eclettismo è spesso (nei giusti parametri) arte lo dimostra De andrè stesso, mettendo parole magnifiche su una musica (anche se non sua) altrettanto bella; personalmente mi ha toccato di più sentire la canzone, piuttosto che la melodia da sola (per quanto orecchiabile e bella).
    Ma se proprio dobbiamo privarci de

  • silvia  On 13 maggio 2012 at 17:07

    E per la musica siamo a posto.
    Ma guarda un po’ cos’ho trovato oggi…
    è una poesia di Dino Campana. Vi dice niente?

    In un momento
    Sono sfiorite le rose
    I petali caduti
    Perché io non potevo dimenticare le rose
    Le cercavamo insieme
    Abbiamo trovato delle rose
    Erano le sue rose erano le mie rose
    Questo viaggio chiamavamo amore
    Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
    Che brillavano un momento al sole del mattino
    Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
    Le rose che non erano le nostre rose
    Le mie rose le sue rose

    P.S. E così dimenticammo le rose.

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