“La canzone dell’amore perduto” non e’ (tutta) di De Andre’ (ecco, ora come la mettiamo??)



Quando è che ci si accorge di essere vecchi?

Ve lo dico io, quando vi crollano i miti. Quando quel poco che uno dava per scontato come stabile e perdurevole nella propria vita gli si sgretola come l’intonaco lasciato a marcire della palestra frequentata tanti anni fa (quasi mai frequentate palestre in vita mia, per fortuna).

De André, per esempio. Faber, l’amico fragile, quello che andava sempre in direzione ostinata e contraria, il bombarolo, il papà di Marinella, quello di Bocca di Rosa (due gran bei pezzi di gnocche, non c’è che dire…), quello che ha messo definitivamente a testo che “un nano è una carogna di sicuro”.

Ecco, De André ha scritto, indubbiamente canzoni brutte, o che ti lasciano completamente indifferente. O, come in questo caso, che fanno incazzare tua moglie ogni volta che l’ascolta e tu non sai cosa le sia preso.

“La canzone dell’amore perduto” è la peggiore canzone di De André. Credo che sia per questo semplice motivo che viene anche considerata la migliore dal pubblico.

La prima che incontri per strada coperta d’oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo, giù di tromba strappalacrime, e vai di queste musiche che nella registrazione di De André sembravano quasi clownesche e, per questo, tristi.

Come siamo bischeri quando ce le beviamo tutte così.

La musica de “La canzone dell’amore perduto” non è di De André, nonostante tutti credano il contrario. Si tratta di brani tratti dall’Adagio (il primo movimento) dal Concerto in Re Maggiore per tromba, archi e continuo di G. P. Telemann. Non è solo una ispirazione è quello, preciso, identico, ‘ntìfico, scriverebbe Camilleri.

Che uno dice, ma come, non lo sapevi? Quelli che amano De André lo sapevano tutti da una vita e mezzo. No, non lo sapevo. Lo sapeva Wikipedia (“De André depositò alla SIAE sia il testo che la musica a suo nome, nonostante quest’ultima fosse di Georg Philipp Telemann”), ma io no.

Vedi cosa vuol dire non aderire alla logica dell’ignoranza collettiva?
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