Enrico Letta da Fazio e l’IVA al 22% sugli e-book

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Mentre era a piangere da Fazio, ieri sera Enrico Letta ha trovato il tempo di rammaricarsi del fatto che i libri di carta hanno l’aliquota iva al 4% mentre gli e-book al 22%. E ha aggiunto che questa è un’ingiustizia.

Mi occupo di distribuire e-book gratis da circa undici anni. Francamente trovo perfino ridicolo che uno un e-book se lo compri, ma questa è deformazione professionale, ognuno faccia quel che crede.

Però un libro di carta

a) lo posso prestare a un amico;
b) posso leggerlo anche tra molto tempo (in casa ho libri del ‘700, si leggono ancora benissimo. La Bibbia di Gutenberg è ancora perfettamente leggibile e ha più di 500 anni);
c) posso usarlo per riparare temporaneamente la zampa del tavolino;
d) se ho freddo posso gettarlo nel fuoco e scaldarmi;
e) se non mi piace lo posso regalare alla biblioteca del paese perché possa essere prestato ad altri.

Mentre un e-book

a) se lo copio e lo passo a un amico commetto reato;
b) tra 500 anni nessuno potrà leggerlo più. Ma neanche tra 10, se è per quello, e verosimilmente morirà assieme all’accrocchio che uso per leggerlo. E con lui moriranno i soldi che ho speso per comprarlo;
c) non fa spessore, e il Kindle sotto la zampa traballante non risolve il problema;
d) non brucia e io muoio di freddo;
e) non potendolo trasferire non posso darlo alla biblioteca che non può prestarlo, a sua volta, ad altri.

Il libro di carta svolge delle funzioni primarie di necessità. L’e-book è un bene di lusso. Chi lo vuole se lo paga, anche se si tratta di qualcosa di immateriale, e caro.

Se, poi, ci sono persone che per necessità personali hanno bisogno di una versione in e-book di un titolo (per esempio i dislessici nei confronti dei testi scolastici) devono averla gratis. Punto e basta.
Ma se una casalinga vuole leggersi “Cinquanta sfumature di grigio” sotto l’ombrellone e non vuole farlo sapere al marito o non vuole far vedere la copertina ai vicini, perché poi nel loro giudizio oltre che casalinga diventa anche un po’ zoccola, allora è bene che se lo compri, e chi se ne frega se col 22% di IVA.

E’ come la gente che si compra un iPhone di ultima generazione, lo paga un bòtto ma poi si lamenta che WhatsApp le chiede 0,89 euro all’anno per continuare a funzionare.

Gente col Kindle, col tablet, con l’Android… tutti lì a pagare 0,99 euro per una coscienza di Zeno o per un fu Mattia Pascal, quando va bene. Ma se si tratta dell’ultimo libro dello scrittore di grido si arriva a pagare più o meno lo stesso prezzo dell’edizione cartacea. Solo che il libro te lo tieni, mentre l’e-book lo prendi e lo butti via.

Ma non inquina. Almeno quello.

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