A lode e gloria di Burger King per il bene nostro e di tutta la sua santa senape

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Ci sono dei cibi che noi immaginiamo essere immensamente buoni.

Come le torte di Nonna Papera. O le frittelle di Paperino (quelle che zio Paperone se ne rigoverna una quantità che basta per un esercito). O i panini imbottiti di Poldo.

E poi ci sono cose che, invece, SONO incredibilmente buone.

Ecco, io, per esempio, adoro la Coca-Cola. Fredda, gassatissima, appiccicaticcia e marrone, sissignori. In bottiglia (la migliore), alla spina, in lattina, in bottiglia di plastica, basta che ti arrivi nel gargarozzo surgelandotelo con una temperatura di -20°, rutto compreso.

E l’altro giorno sono riuscito a poter dire a me stesso che MI PIACE IL FAST FOOD.

Che, per carità, mica vuol dire che mangio al fast food un giorno sì e l’altro pure, ma mi piace. Ci ho messo un sacco di tempo a farmelo piacere, da quando varcai una sua soglia per la prima volta, ordinai un cheeseburger e mi vidi recapitare una brioscina microscopica con una polpettina annerita e una cosa arancione che doveva essere formaggio. E se proprio devo fare una comparazione tra MacDonald e Burger King, ecco, faccio come l’avvocato Malinconico di Diego De Silva (se non avete letto i romanzi che lo hanno come protagonista fatelo subito) e scelgo Burger King. Anche se MacDonald ha saputo rendersi assai più appetibile dal pubblico italiano con l’angolo caffè che è una sciccheria, ma il BIG XXL di Burger King è un’altra cosa. Buon sapore di carne, cipolla ridotta al minimo così mia moglie non si incazza, due hamburger degni di questo nome, salse, lattuga, formaggio (quello arancione) ricchi premi e cotillon. E le patatine sono vere e proprie patate fritte, surgelate quanto volete, ma dalle dimensioni adatte all’uopo.

Benedetti siano dunque il cibo yankee, le patate a stelle e strisce, e il panino che ti canta “Yankee Doodle” nella panza.

Ho detto.

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