La S.V. è cordialmente invitata alla presentazione del libro di Valerio Di Stefano “duepuntozero – Bisogna Lottare Ogni Giorno” che si terrà domenica 19 febbraio 2012 alle ore 18 a Giulianova presso il circolo culturale “Il nome della rosa” – Via Gramsci 46 bis – Giulianova Paese (TE) – Info Line 338.9727534

La presentazione sarà moderata da Serena Cappucci.

Per ulteriori informazioni:
http://www.ilnomedellarosa.com/schedanews.php?id=729

 

E allora ricordiamoci anche di Eluana Englaro, che ha iniziato a vivere delle sue convinzioni esattamente tre anni fa.

Strappata umanamente agli affetti di chi, indubbiamente, le ha voluto bene fino all’ultimo, non dobbiamo dimenticare che Eluana Englaro morì proprio mentre al Senato della Repubblica i senatori Quagliariello per la maggioranza e Finocchiaro per l’opposizione si stavano scannando per decidere come avrebbero dovuto morire vivendo lei e le persone che si trovano in condizione di non poter decidere della propria personale condizione.

E non dimentichiamoci di Beppino Englaro, uomo integerrimo e di straordinario spessore umano, giuridico e culturale, accusato di omicidio volontario alla fine di un iter giudiziario straziante. L’ho abbracciato una sera e non sapete quanto quell’abbraccio mi abbia fatto bene.

L’attività didattica nelle scuole di ogni ordine e grado a Roseto degli Abruzzi è sospesa anche venerdì 10 e sabato 11 febbraio 2012, su ordinanza del Sindaco.

Insisto a dire che “chiusura dell’attività ditattica” non significa “chiusura delle scuole”. Gli uffici amministrativi e di dirigenza restano comunque aperti per assicurare i servizi minimi.

Il dibattito sull’opportunità o meno di sospendere le lezioni e chiudere le scuole per un totale di otto giorni resta ancora aperto.

Ecco l’ordinanza del Sindaco in formato PDF:

nuovaproproga

“Stat Rosa pristina nomine. Nomina nuda tenemus.”

Ci conoscemmo a Bologna in un giorno di novembre del 2003.

“Rosa” è un nome che ha una quantità incredibile di possibili e successive associazioni, come dice Umberto Eco. “Rose rosse per te ho comprato stasera”, “Grazie per le belle rose”, “…quando ti dato quella rosa, rosa rossa….”, “son tornate a fiorir le rose”, “una rosa è una rosa è una rosa…”, “…una spina e una rosaaaaaa…”.

La prima frase che mi disse, alludendo alla mia origine abruzzese da parte di padre fu “Abruzzese di dove??”

Le piaceva il Camilleri del commissario Montalbano. Come a me. Le piaceva la buona cucina. Come a me. Le piaceva la radio. Come a me. Le piacevano i libri. Come a me. Le piaceva Fossati. A me no.

Credo che quel giorno girammo tutta la città. “Cullàti fra i portici, cosce di Mamma Bologna…”

Un bambino ci guardò: “Mamma, perché quei due si baciano??” “Perché si vogliono bene!”, rispose la madre complice comprensiva di un momento intimo nel buio e con un clima piuttosto freddino.

Girammo tutta Bologna e forse anche di più.

La sposai cinque mesi dopo. “Che ci vuole a sposarsi?”.

Oggi compie cinquant’anni e siamo ancora così giovani…

“Il Sindaco invita tutti i cittadini a rendersi disponibili per aiutare a pulire zone del territorio particolarmente difficoltose.” (1)

Comunicato Stampa: Lunedì, 6 Febbraio 2012 – Alle ore 20:45

(1) …e la Protezione Civile??

Siamo alle ennesime comiche periodiche sui rinvii a giudizio per Berlusconi.

Stavolta si tratterebbe delle intercettazioni di Fassino sulla scalata alla BNL-Unipol, che costituirebbero il reato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Solite reazioni da balletto pre-giudiziario: l’accusa dice che il rinvio a giudizio non significa assolutamente colpevezza, la difesa aggiunge che il tutto si risolverà in una bolla di sapone.

Se tutti i salmi finiscono in gloria tutti i processi cominciano così.

Per la prima volta in assoluto mi viene da dire che non me ne importa ssolutamente nulla del fatto che Berlusconi sia colpevole o innocente. Anzi, mi auguro e gli auguro con tutto il cuore di essere assolto da tutte le accure rivoltegli.

Voglio che Berlusconi sia sconfitto sul piano politico, non su quello giudiziario. Voglio che venga mandato a casa dal voto popolare non da un risicato numero di magistrati inquirenti o giudicanti che siano.

Perché se la sinistra, per battere Berlusconi, può usare la sola arma dei processi giudiziari vuol dire che è messa peggio di lui, dàtemi retta…

 

Il Sindaco di Roseto degli Abruzzi Enio Pavone ha disposto la sospensione dell’attività didattica per mercoledì 8 e giovedì 9 febbraio prossimi.

Si noti bene che “sospensione dell’attività didattica” non significa “chiusura delle suole”.

Comunque ecco il comunicato in formato PDF:

http://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2012/02/nuovaordinanza.pdf

Montalbano s’arrisbigliò malamente. Era sudatizzo e scantàto, che dovevano essere le sei di matina e sacramentò picchì le persiane della verandina erano ristate arrapùte e il sole ci trasiva dintra come lui avrebbe fatto in gioventù con una bella fìmmina, ma ormai si sentiva catapultato nel pissimismo cosmico, come gli diceva Montalbano primo, anzi, nella decadenza dell’impero, come gli diceva Montalbano secondo, anzi, nell’inettitudine totale, come gli suggeriva Montalbano terzo, che alla fine si scassò i cogghiuna di tutti i Montalbani fino al ventiseièsimo e si susì.

Si vìppi una cuccuma di cafè e accumenzò a pensari a chi poteva scassare i cabbasisi ammatìno.

Il Dottor Pasquano no, non era cosa di arrisbigliarlo, che capace si era perso l’anima di sua zia Assuntina all’ultima mano a poker e stava di umore male assà’…. Mimì Augello non era certamente arrivato in commissariato a Vigàta e col picciriddro capace che aviva fatto nuttata. Con Livia c’era stata una sciarrata la sera avanti che lèvati, era meglio chiamarla tanticchia più tardi per dàrici il buongiorno e fare paci.

S’addecise a comporre il nùmmaro di Catarella, ché tanto quello in commissariato ci stava sicuro.

- “Pronto, Catarè’…”

- “Ah, è vossia pirsonalmente di pirsona, Dottori?? E che michia vuole a quest’ora da mìa?….”

- “Catarè’, ma come ti permetti…”

- “Dottori, ma come si permettesse vossìa, che io me stesso medesimo me ne sono stato tutta la notte in loco ove tròvomi or ora, mentre che vossia dormiva alla casa so’ senza fare una venerata minchia di nènti, che verrebbe a dire una fottutissima, Dottori…”

- “Catarè’, ma io non ti riconosco più, ma ti sei rimminchionito??”

- “Nònsi, Dottori, è vossia quello che si vippi il ciriveddro con l’ultimo whisky assieme alla svidisa ajeri a sera, che se la sua zita lo vèni a sapiri ci accunza la faccia come due arancini di Adelina!”

- “Catarè’ non mi scassare i cabbasisi…”

- “E se non vuole che ci scasso i cabbasisi a vossia di pirsona, pòsi il tilèfono e venga al commissariato che ci sarebbi il signori e quistori del Latte con la s in fondo che ci vuole spiari proprio immantinenti, e guardi che nun àvi bone intenzioni…”

Montalbano abbassò la cornetta mezzo scantato, con gli occhi che gli facevano pupi pupi.

Si vippi un’altra tazza di cafè prima di telefonare a Livia a Boccadasse.

- “Oh, Livia, che facevi, dormivi??”

- “No, mi stavo facendo la barba! Che razza di coglione che sei, ma secondo te cosa avrei dovuto fare a quest’ora??”

- “E ti ho svegliata??”

- “Salvo, ma che domande fai… stavo dormendo e ora parlo con te. Certo che mi hai svegliata, ma hai visto che ore sono…?”

- “Scusami Livia, sai, mi è successa una cosa strana…”

- “Un’altra? Sentiamo, che è successo stavolta??”

- “Nièèèèènte, figùrati… no, è solo che ho telefonato a Catarella e mi ha mandato a fare in culo…”

- “E ha fatto bene! Hai bisogno di altro, ora??”

Era accumenzata la jornata.

Anche il mi’ povero zio Piero morì il 6 di febbraio, per l’esattezza il 6 febbraio del 1986.

La sera prima mi disse “Domattina cosa fai, vai all’Università?? Ecco, bravo, io invece son di fèsta!!”. Era in pensione.

Il mi’ zio Piero contribuì alla mia educazione musicale. Mi comprò uno stereo che mi sembrava bellissimo (era uno Schneider!), contribuì al completamento della mia raccolta de “I Grandi Musicisti” della Fratelli Fabbri Editori dedicata alla musica classica con dischi a 33 giri con incisioni davvero pregevoli (avrei raccolto volentieri anche quelli del jazz, ma di jazz non ho mai capito una venerata, e nemmeno il mi’ zio Piero, a dirla tutta).

Mi insegnò la passione per la registrazione, per la conservazione dei suoni e delle voci, passione che non mi ha mai abbandonato.

Aveva un registratore a nastro, un Philips con le bobine piccole (il mi’ zio Piero, con incredibile fantasia li chiamava “i rotolini”), di quelli col microfono esterno che ssssssstttttttttt!! non si deve parlare mentre si registra sennò viene la voce e rovina tutto.

Il suo vicino di casa si chiamava Beppe il Papi. Era un bestemmiatore di professione. Aveva fatto della bestemmia un’arte, una forma letteraria, praticamente un atto creativo demiurgico a sé. Scandiva le bestemmie come quello delle previsioni del tempo scandisce le temperature minime, anzi, di più, come la voce alla radio che legge il bollettino per i naviganti (ma c’è ancora??). Allora il mi’ zio Piero, dal terrazzo di sopra, calava il microfono in direzione della voce di Beppe il Papi che sacramentava in endecasillabi a rima baciata, lo immortalava sui “rotolini”, e ridacchiava di gusto.

Il mi’ zio Piero è lo sposo nella fotografia, quando sposò la mi’ zia Iolanda. Il mi’ nonno Armando è il primo da sinistra, dritto come un fuso e bello come tutti se lo ricordano. La mi’ nonna Angiolina nella foto non c’era (dev’essersi rotta i coglioni prima ancora del flash del fotografo). Dietro al mi’ zio Piero c’è il pòvero Eraldo, pescatore.

E quella piccina che fa da damigella, con la ghigna a tagliòla è la mi’ mamma.

(cliccate sull’immagine per vederla con una definizione maggiore)

Peter Dickmeis, il mio “Onkel Peter” (in Toscana il mi’ nonno Armando lo chiamava affettuosamente “lo zio Pépe”, perché non ne sapeva pronunciare il nome), morì il 6 febbraio 1992, vent’anni fa.

Questa fu l’ultima volta in cui lo vidi. Era il luglio 1991. Io sono quello in mezzo all’età di 25 anni. Non vorrei mai tornare indietro, per essere quello che ero allora.

Vorrei farlo per lo zio Peter. Quest’uomo che mi ha dato tanto. Quest’uomo che mi ha fatto sempre sentire a casa mia. Quell’indirizzo fu, era, è e sarà, tanto per cambiare, sempre lo stesso: Saalerstrasse, 40.