Amina Tyler

Amina Tyler è stata arrestata in Tunisia. Durante alcune proteste e scontri tra polizia e salafiti si è messa a seno nudo per essersi denudata davanti alla moschea Okba Ibn Nafaa.

E’ già stata più volte minacciata di morte per altre sue esibizioni nuda su Twitter e Facebook, sempre a scopo di protesta.

Ha solo 19 anni.

Noi italiani siamo decisamente buffi e contraddittori. Ci indignamo “super partes” se la Boldrini e la Carfagna sono oggetto rispettivamente di manipolazione dell’immagine e insulti mentre non ci arrabbiamo per niente se a una parlamentare qualche hacker gigione ha fregato la posta elettronica con tutte le foto, anche quelle intimissime, che aveva il sacrosanto diritto di inviare a chi voleva.

E, soprattutto, Facebook e Twitter li usiamo per veicolare soverchie stronzate, non certo la solidarietà a questa ragazza che, pure, dovrebbe essere massiccia e dovrebbe vedere le donne in prima linea.

Eh, siamo fatti così: inchinevoli coi potenti e menefreghisti coi derelitti.

Mara Carfagna (da www.wikipedia.org)

Marca Carfagna ha riferito ai carabinieri di essere stata duramente e pesantemente insultata mentre stava facendo la spesa in un supermercato.

Sentirsi insultare è sempre spiacevole. Anche se ad insultarti sono, come riferisce ancora la Carfagna, persone ben vestite e di modi apparentemente tranquilli e niente affatto rispondenti all’immagine di una logica di attacco verbale premeditato e precostituito.

Quello che non si sa è quali pesanti insulti siano stati profferiti all’indirizzo della di lei persona. Cioè, questi scortesi che l’hanno insultata, quali parole le hanno indirizzato?
Non è un gioco perfido che tende a cercare con curiosità morbosa i dettagli di una storia di per sé squallida e che non meriterebbe certo le colonne dei giornali sui quali è stata pubblicata, ma sapere che cosa sia stato detto ESATTAMENTE alla Carfagna potrebbe darci l’idea se quegli epiteti sono offensivi o no, in quale contesto sono stati pronunziati e qual è la loro portata (potrebbero essere parole che non ce la fanno ad assumere la possibilità di ledere la dignità altrui, che potrebbero essere state avvertite e ingigantite dalla sensibilità della persona a cui erano destinate etc…).
Manca, naturalmente, anche l’identità degli insultatori. E’ questo è comprensibile: se vado al supermercato e mi sento dire di tutto che ne so io chi è stato?
Ma resta il fatto che la Carfagna è stata insultata e non si sa da chi e che cosa le sia stato detto.

E allora tutta questa pantomima che vorrebbe scoraggiare la tecnica dell’insulto come approccio alla dialettica politica cade miseramente. C’è solo rabbia. Rabbia per non poter individuare chi è stato. Rabbia per non poter procedere a una querela ad personam (a proposito, la Carfagna ha pensato di inoltrare una querela contro ignoti?) e rabbia per non poter avere diritto a un risarcimento, magari da devolvere in beneficenza.

Ma la rabbia maggiore, quella non detta, è, probabilmente, l’eterna associazione dell’immaginario collettivo tra la Carfagna e i suoi calendari di svariati anni fa. Cioè quello che un risarcimento e una querela per diffamazione non possono cancellare.

E va beh, è un po’ che non vi parlo di come sto e so che siete sanamente curiosi di saperlo.
Sono ancora ricoverato presso la struttura di riabilitazione intensiva che si sta occupando di rimettermi in piedi, farmi camminare e, perché no, darmi una forma invidiabile.
Attualmente sto facendo degli esercizi per camminare con i bastoni canadesi (volgarmente detti “stampelle”), deàmbulo con un girello, mi sento bene, ho ottimo appetito e soprattutto rompo le scatole al personale infermieristico come niente e nessuno.
E’ la vita. E io ci sono.

L'arresto di Enzo Tortora

E lui si paragona a Enzo Tortora.
E ad ascoltarlo viene solo il sospetto che ci è fuggito il senso della storia, della dignità di popolo, dell’essere vivi, se ci facciamo imbambolare da uno che per sottrarsi con ogni mezzo alla giustizia che, peraltro, non lo ha mai condannato definitivamente a nessuna pena detentiva, tira fuori una presunta somiglianza con un Signore che non solo non si è sottratto a una pena ancorché non definitiva, ma si è addirittura dimesso dalle cariche pubbliche che pur legittimamente occupava per farsi processare come qualsiasi altro comune cittadino.
In una Brescia che sembrava più che altro un palcoscenico del teatro dell’assurdo, degno più di Beckett e di Ionesco che delle passerelle politicanti che si sono viste, si è consumata l’offesa più grande a chi ha vissuto l’inefficienza della macchina della giustizia sulla propria pelle e ha pagato con la vita una vicenda grottesca e ancora oggi rivoltante.

Antonio Laudati

Il Consiglio Superiore della Magistratura ha espresso parere favorevole al trasferimento del Dott. Antonio Laudati, Procuratore capo della Repubblica alla procura generale di Bari, alla Corte d’Appello della Procura di Roma.

Laudati è stato riviato a giudizio dalla Procura di Lecce con l’accusa di favoreggiamento e abuso d’ufficio.

da: www.lastampa.it

Dunque la Boldrini, da quando è stata eletta Presidente della Camera, avrebbe ricevuto un numero significativo di messaggi telematici di minaccia e/o a sfondo sessuale.

Ha buttato lì una considerazione sull’opportunità di nuove regole, ma non si è capito bene se queste nuove regole devono essere studiate espressamente per la rete o per il reato di stalking.
In ogni caso è un flop, perché parte dal concetto (tragicamente sbagliato) che la rete non sia regolamentata. Per la rete valgono le stesse regole già presenti nei codici della società civile. I reati di minacce e diffamazione, nonché quello di molestie (anche sessuali) si possono commettere (anche) tramite la rete.
Quindi si va dal magistrato e si presenta una querela (viceversa questi reati non possono essere perseguiti).
Se poi si ritiene che le leggi attualmente in vigore non siano adeguate per tutelarci c’è il Parlamento in cui si può discutere in maniera democratica se inasprire le pene o meno o se inserire nuove fattispecie di reato. E la Boldrini è, si veda il caso, la Presidente di uno dei due rami del Parlamento.

E chissà in quale àlveo dorato hanno vissuto i nostri parlamentari, che hanno così tanta paura della rete da voler intervenire sui reati commessi suo tramite. L’odore di censura comunque c’è. E si sa che ciò che non si conosce ci sfugge e allora bisogna pure ingabbiarlo in qualche modo, perché ciò che non si conosce ci fa paura.
E allora si può concepire tranquillamente una critica come un’ingiuria perché il solo fatto che venga diffusa con un mezzo a noi sconosciuto ce la fa ingigantire e vivere in modo abnorne.

Oggi, tra l’altro, è la giornata mondiale della libertà di stampa. Ma ce ne siamo tranquillamente dimenticati (già, come sarà???).

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Luigi Preiti, nella sua squinternata e lucida, assurda e disperata difesa, ha detto una delle cose più rivoluzionarie e sconcertanti che si potessero ascoltare da un neofabbricato mostro. Ha detto «Io non odio nessuno».
Lo ha detto agli inquirenti. Forse uno sfogo, forse un ennesimo tentativo di giustificare l’ingiustificabile. Non servirà alla sua difesa, quella frase. Ma è servita, certamente, a scardinare un sistema che si era appena messo in moto: come sarebbe a dire che tu non odi nessuno?
Tu devi odiare qualcuno, altrimenti che mostro sei? Se loro sono i buoni tu sei il cattivo, se loro sono le vittime tu sei il carnefice. Se non odi nessuno che cattivo carnefice sei?
Vedi? Quelli a cui volevi sparare sono il partito del no a Berlusconi e il partito dell’amore. Sono appena usciti dal salone delle feste del Quirinale dove hanno celebrato il loro connubio per il bene del Paese e tu vorresti convincerci che non sei un assassino, un essere aberrante, un rifiuto della società mentre loro stanno assicurando l’inciu… unità delle istituzioni? LORO sì che non odiano nessuno. Non tu. Altrimenti come faremmo a dividere il mondo tra bene e male, giusto e ingiusto, vittime e carnefici, eroi e balordi, ricchi e poveri?

La costituzione del nuovo Governo che vede riuniti in una carambola alla democristiana gli ex falsi avversari di ieri ha dato vita a un sentimento generico per cui tutto ciò che viene detto al suo interno è buono e va bene. Ma ogni opinione dissenziente genera malumori, odii, sensi di diffidenza. Perché? Si potrà dissentire dalla politica di una nave che ha smarrito la rotta o bisogna stare tutti proni davanti a tutto ciò che Lorsignori fanno e dicono?
Siamo giunti al punto che dissentire non è più esprimere un’opinione contraria, ma rivelare la propria essenza di mostri e potenziali terroristi o assassini.
Anche chi dissente non odia nessuno. Ma vaglielo a spiegare a loro!

Screenshot da elpais.com

Letta e i suoi dell’inciucio giurano al Quirinale, nel frattempo davanti a Palazzo Chigi si spara.

Sarebbe un copione da film di fantapolitica. Purtroppo quattro persone sono rimaste ferite e, soprattutto, si dice che l’attentatore sarebbe affetto da una patologia psichiatrica.

Uno squilibrato, dunque, e subito la psicosi dell’informazione. Sulle prime battute si è parlato di “attentato”. Orrore, indignazione, “atto sacrilego contro le istituzioni”. La notizia arriva e viene immediatamente gonfiata. I media sembrano quasi dispiaciuti che l’autore sia un paziente psichiatrico, perché la visione di un attentato alle istituzioni proprio mentre ministri e ministre stavano nel salone delle feste tra cravatte e lustrini e giuravano davanti al Capo dello Stato era decisamente più ghiotta. Potevano essere terroristi, gente arrabbiata, un disperato sul lastrico e invece no, invece è solo uno psicopatico. Ma tu guarda…

Su Facebook la solita e noiosissima tiritera contro Grillo, che ormai è responsabile di tutto, anche delle pallottole degli altri. E questa, probabilmente, è la parte più macabra e incredibile della domenica almodovariana che a mezzanotte finirà anche lei.

Enrico Letta è ufficialmente a capo del quarto governo Berlusconi.

Le modalità, i giochi politici, le alleanze, le scelte dei nomi dei ministri, la mano ferma del Presidente della Repubblica nel districare questo groviglio di arrivismi e primadonnismi, sono arrivati al capolinea, per cui, sì, avremo Letta come capo di una coalizione di largo respiro (“grosse Koalition”, la chiamerebbero i tedeschi), cioè dell’alleanza più stretta e sfacciata tra PDL e il suo tradizionale alleato di sempre, il PD.

Il PD ne ha prese di sode, hanno cannato due candidati alla Presidenza della Repubblica, si sono dimessi Bersani e la Bindi (unica condizione astrale, evidentemente, per far vincere la Serracchiani in Friuli), hanno persone degnissime come la Puppato che avevano annunciato di non voler votare un governissimo a due, perdono i pezzi da tutte le parti, ma continuano a ricordarci che il Partito è coeso e che non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Fino a un mese fa erano lì ad escludere un’alleanza con Berlusconi, ma soprattutto a dire, ripetere, sottolineare, evidenziare fino allo sfinimento che c’è bisogno di rinnovamento, di aria nuova, di freschezza e ci ritroviamo Franceschini, Quagliariello e Alfano.

E poca importanza assume il numero di donne nell’esecutivo, se avramo da morire in un mai sopito democristianesimo “nell’interesse esclusivo della nazione”.

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E così qualcuno ha perso una ottima occasione per andare a fare una passeggiata all’aria aperta.
La notizia del giorno, strisciante come una biscia di botro, insinuante fino a sconfinare nella pruderie è che tra le e-mail hackerate a Grillo, Casaleggio e ai parlamentari del Movimento 5 Stelle ce ne sarebbero di personali e hard. Tutto verrà pubblicato se i capi del M5S non diranno quanti quattrini prendono dalla politica.
Bruttissima cosa andare a ravanare nei computer altrui. Ancora peggio minacciare di esporre al pubblico ludibrio le foto di una persona che si masturba e vuole scambiare il risultato visivo finale con chi le pare, Perché la sessualità fa parte della vita privata di ciascuno di noi e dobbiamo renderne conto a noi stessi in prima persona, al partner in subordine e al destinatario delle nostre performances in terza analisi. Basta. Finisce lì.
Non ha nulla a che vedere con la professione o con l’attività politica.
Sono azioni che non fanno altro che attizzare il prurito della curiosità e lo schifoso esercizio dello stigma: fai le cosacce? Sei brutto e sporco e appena tutti ti avranno visto sarai distrutto non per quello che hai fatto in politica, ma per come ti comporti nel tuo privato, dimensione in cui hai il diritto di fate quello ti pare.
È la logica di chi non ha idee da controbattere alle idee e che per tutta risposta si mette a guardare dal buco della serratura.