Coronavirus: muore lo scrittore cileno Luis Sepúlveda. Il TGCOM 24 gli attribuisce “Cent’anni di solitudine”
Per qualche istante è andato online un titolo chiaramente sbagliato che attribuiva il romanzo Cent'anni di solitudine a #Sepulveda. Si è trattato di un errore di cui ci scusiamo con i lettori. Cercheremo in futuro di essere ancora più attenti.
— Tgcom24 (@MediasetTgcom24) April 16, 2020
Non ci sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’Ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da COVID19
‼Non ci sono prove scientifiche che stabiliscano una correlazione tra l’#Ibuprofene e il peggioramento del decorso della malattia da #COVID19.
Leggi la nota dell'Agenzia europea del farmaco @EMA_News ⤵https://t.co/5sw8iOHXcc#covid19italia #Coviditalia pic.twitter.com/OeJJtDK4xq
— Ministero Salute (@MinisteroSalute) March 30, 2020
Le agghiaccianti dichiarazioni di Matteo Renzi in un’intervista a Avvenire: “Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi.”
#Renzi: "Riaprire con gradualità, con il #virus si dovrà convivere 2 anni" https://t.co/5pKd89VaG5 pic.twitter.com/MwZSmzWEC0
— Adnkronos (@Adnkronos) March 28, 2020
“Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due…”.
“Riapriamo. Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus”
“(…) bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate”.
“Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire”.
“Bisogna garantire gli esami, il sei politico fa male. I ragazzi hanno il diritto di essere valutati e il governo ha il dovere di permetterlo. E allora faccio una proposta concreta: si torni a scuola il 4 maggio. Almeno i 700mila studenti delle medie e i 2 milioni 700mila delle superiori. Tutti di nuovo in classe, mantenendo le distanze e dopo aver fatto comunque tutti un esame sierologico una puntura su un dito e con una goccia di sangue si vede se hai avuto il virus. È probabile che tanti ragazzi abbiano già contratto il Covid senza mostrare sintomi: sarebbe uno screening di massa importante”.
(Matteo Renzi, intervista a “Avvenire”)
Il Ministro Azzolina nella sua informativa al Senato: “Il Ministero è già al lavoro e stiamo predisponendo tutte le misure necessarie per intervenire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative (…)”
«Il Ministero è già al lavoro e stiamo predisponendo tutte le misure necessarie per intervenire, anche in deroga alle vigenti disposizioni normative, in materia di: valutazione intermedia e finale degli studenti; modalità di recupero degli apprendimenti; requisiti di accesso e struttura degli Esami di Stato, per il I e II ciclo di Istruzione; ridefinizione del calendario scolastico nazionale e dei calendari regionali, nel rispetto delle prerogative delle Regioni»
«Anticipo sin d’ora quella che può essere una diretta conseguenza di questo approccio di valorizzazione dei percorsi di ognuno, che riguarda la composizione delle commissioni d’esame per la scuola secondaria di II grado. Il mio orientamento è di proporre una commissione formata da soli membri interni, con presidenti esterni. Da un lato, ciò vale a tutelare gli apprendimenti effettivamente acquisiti. Dall’altro, un presidente esterno si fa garante della regolarità dell’intero percorso d’esame».
Finalmente sequestrati gli account Facebook e YouTube di Rosario Marcianò
Mi fa piacere esprimere la massima soddisfazione per l’operato della Polizia Postale, sezione di Imperia, che su mandato della Procura della Repubblica ha sequestrato gli account social (sicuramente quelli di Facebook) di Rosario Marcianò. E in particolare risultano sequestrati l’account YouTube, la pagina personale di Facebook, e quella denominata “Tanker Enemy”. C’è da dire che nonostante l’iconografia che vi riporto in testa a queste note campeggi indisturbata come un vessillo sulla pagina Facebook incriminata, i post di Rosario Marcianò precedenti alla data del sequestro sono ancora visibili. Inoltre, su Facebook, è possibile inserire ancora dei commenti per cui il sequestro è un po’ a metà. Di certo Marcianò non può più esprimere le sue idee sulle scie chimiche e tutte le tesi complottiste che lo hanno visto, nel bene e nel male (ma soprattutto nel male) protagonista. Dopo svariate vicissitudini giudiziare, tra le quali mi preme ricordare il processo che lo ha visto soccombere con l’accusa di diffamazione nei confronti della giornalista Silvia Bencivelli (che Paolo Attivissimo chiama impropriamente “collega”, forse perché è lui che vorrebbe essere collega di una persona della levatura della Bencivelli). L’accusa per Marcianò è quella di avere postato un video, poi rimosso, in cui invita i suoi seguaci e la popolazione a negare l’esistenza del coronavirus e di scendere per le strade in modo da screare scompiglio nelle forze dell’ordine per intasare la macchina burocratica delle denunce e la magistratura inquirente:
“l’idea migliore sarebbe quella di uscire tutti per strada come facevamo prima in modo tale che poi Carabinieri e Polizia non sappiano più come fare per fermare tutti quanti e gli uffici giudiziari saranno intasati di denunce e non potranno più fare niente. Allora si che loro saranno paralizzati.”
Non è più questione di negare a qualcuno il diritto di opinione, o di esprimere le proprie convinzioni ancorché bislacche, ma di eliminare veri e propri reati dalla rete. In questo caso si parla di istigazione a delinquere. Saranno i magistrati a fare chiarezza sulle reali responsabilità di Marcianò, non certo io. L’essenziale è che questa persona sia stata messa nelle condizioni di non nuocere ulteriormente, anche se dubito che la cosa duri a lungo (sequestrato un account se ne fa sempre un altro).
Variazioni su un tema dell’Avigan
Insomma, via, c’è stato uno, un illustre sconosciuto, che dal Giappone ha postato un video su Facebook o su Twitter (ora non so bene) che dice che lì in terra nipponica il coronavirus non esiste (infatti hanno fatto slittare in avanti le Olimpiadi proprio per questo), e che non esiste perché c’è un farmaco, l’Avigan, che fa miracoli e che lo combatte e lo debella, ma al resto del mondo non lo fanno sapere, per cui imparate e, naturalmente, come è prevedibile in questi casi, “fate girare”. Ah sì, e cosa sarà questo Avigan che schiaccia il coronavirus come se fosse una piàttola appena uscita da un buco nel muro? Via, via, dice il popolino ignorante e cafone dei social network, facciamolo “girare” perdavvero, sicché gira che ti rigira si arriva a farlo diventare virale perdavvero questo filmato. E la gente, piano piano, apprende dell’esistenza di questo Avigan e della sua presunta efficacia contro il coronavirus. Non solo lo apprende, ci crede. Tanto che Zaia per il Veneto, seguito dalla regione Piemonte, decidono di iniziare a sperimentarlo, con quali risultati non è ancora dato di sapere. La FUJIFILM Toyama Chemical fa sapere che sul farmaco, testato anche in Cina, “al momento NON ESISTONO PROVE SCIENTIFICHE cliniche pubbliche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di Avigan contro Covid-19 nei pazienti”. Ma nulla, in Italia l’AIFA ha dato il via libera alla sperimentazione pur specificando che l’Avigan viene sperimentato anche altrove, che è un farmaco piuttosto conosciuto, e che presenta una serie di controndicazioni, anche di un certo rilievo. Tutto questo perché qualcuno ha messo un video su Internet.
(da un’idea di Emiliano Rubbi)
Ricordo del dottor Gualtiero Graziani, medico condotto
Era buono il dottor Gualtiero Graziani, “medico condotto”, come era stampato sulla carta bianca su cui “segnava” (in toscano “segnare” sta per “prescrivere”) le ricette. Era buono e, soprattutto, non faceva male. No, il dottor Graziani non faceva male ai bambini. Quando visitava aveva il tocco leggero e gentile di un foresto (fiorentino, com’era) che non conosceva il posto in cui abitava e aveva timore perfino a mettere un piede in casa, ché, di sa, si potrebbe sporcare, e che chiedeva sempre permesso. Cominciava a palparti con molta cognizione e non ti chiedeva se faceva male qui o, piuttosto, quaggiù, no, no, ti chiedeva “Faccio male?” e no, a me il dottor Graziani male non ne ha mai fatto. Quando andavo a farmi vedere da lui perché avevo la tosse mi auscultava e poi mi diceva, tutto gentile, “Ecco, io ti darei proprio un bello sciroppino, te cosa ne dici?” Ma come che ne dicevo io, il medico era lui, poteva darmi quello che gli pareva, perché un altro modo toscano per dire “prescrivere” era “ordinare”: “Il dottore m’ha ordinato una caterva di medicine, accidentallùi”, diceva la mi’ nonna Angiolina quando ritornava dalla visita periodica in ambulatorio (lei però aveva un altro medico, il Graziani ce l’avevamo in famiglia io e i miei genitori). Quello che ti dava il medico era un “ordine” e lo dovevi pigliare, non si discuteva. Quando mi cascò il primo dentino ero proprio nella sua anticamera e, discretamente ma non troppo, lo sputai nel portacenere della sala di attesa. Non arrivò il topino a prendermelo e non mi ci mise un soldino (o, come dicevano i fiorentini stessi, un cittino), ma avevo dato il mio tributo alla scienza piuttosto che alla creduloneria popolare dei bimbi della mia età. Poi un giorno il dottor Graziani si ritirò dall’attività medica. “O quella?” dissero subito i miei genitori, “ora ci toccherà trovarne un altro”. Già, e dove lo trovavi un altro come il Graziani? Che ti dava le buone medicine, le fialette ricostituenti dolcissime di vitamina B12, che ti metteva il vaccino dell’antipolio sullo zuccherino (tre o quattro gocce) e te lo posava sulla lingua, che quando si scioglieva non era vaccino, era dolcezza allo stato puro. Perché era dolce il dottor Graziani. Come la ginnastica che consigliava di fare ai suoi pazienti più anziani e, in genere, a tutti, perché, si sa, fare un po’ di movimento fa bene, e io duro pinato, che non volevo fare sport di nessun genere. Se n’è andato il dottor Graziani, come prima o poi tocca fare a tutti. Se n’è andato in pieno coronavirus (ma non PER il coronavirus), e probabilmente, se ci fosse stato ancora come medico, si sarebbe stupito, con quello sguardo incredulo che aveva, davanti a questa catastrofe, per cui faccia buon viaggio dottore, tanto qui si mòre tutti.
Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina: “gli insegnanti hanno la piena libertà di valutare come ritengono opportuno”
“L’anno scolastico sarà valido e gli insegnanti hanno la piena libertà di valutare come ritengono opportuno. Moltissimi lo stanno già facendo, stanno già valutando grazie alla didattica a distanza ma io non ho l’ossessione del voto. L’importante è stare vicino ai ragazzi che sono smarriti, non hanno più la loro routine. Gli insegnanti sono fondamentali dal punto di visto emotivo, soprattutto in quelle zone come la Lombardia in cui l’isolamento e la tristezza si stanno combattendo anche grazie alla scuola. I prof regalano momenti di serenità in momenti tristissimi”.
(Lucia Azzolina, “Tutti in classe”, Radio Rai)
Fake news? Ketoprofene, ibuprofene e predisposizione all’infezione da coronavirus
Ho ricevuto ieri da un’amica (oh, un’amica, mica il primo bioterrorista incontrato per strada!) questo messaggio via WhatsApp (ho effettuato solo un paio di modifiche per citare i principi attivi al posto dei nomi commerciali dei medicinali citati). Io ora non so se sia vero o meno che chi assume ibuprofene (farmaco di cui faccio uso) sia più criticamente esposto alla contaminazione da coronavirus rispetto a chi usa il paracetamolo. Magari si sono osservate frequenze particolari di contaminazione da virus a carico di chi ha fatto uso di questo tipo di farmaci antiinfiammatori e antidolorifici, ma l’equazione che il ketoprofene e l’ibuprofene favoriscano di fatto l’infezione e rendano più recettivial virus per il loro effetto sugli alveoli polmonari, questo non è minimamente dimostrato. Così come non è stata dimostrata l’efficacia del farmaco russo, del preparato giapponese, dell’uso di dosi massicce di vitamina C. Fate MOLTA attenzione a prendere sul serio queste notizie. Le informazioni dovrebbero venire dalle autorità sanitarie e non dai social network!
Ciao a Tutti, ultime info da un medico amico che sta in prima linea in questa battaglia per il coronavirus: non prendere in questo periodo antinfiammatori in genere ma in particolare del tipo ketoprofene o a base di Ibuprofene perché rendono gli alveoli polmonari più ricettivi al virus. Preferire piuttosto il paracetamolo. Diffondetelo per favore. I ragazzi che si sono ammalati con forme gravi sembra avessero assunto questi farmaci per ovviare magari al semplice mal di testa. Un caro saluto a tutti con affetto
Teresa Bellanova: Chiedo alla grande distribuzione di farci trovare colombe e uova di Pasqua sugli scaffali.
Tra poche settimane sarà Pasqua, e anche in questi giorni di emergenza, #IoNonRinuncioAlleTradizioni. Chiedo alla grande distribuzione di farci trovare colombe e uova di Pasqua sugli scaffali. E un invito per tutti: acquistiamo #MadeInItaly.#LItaliafabene pic.twitter.com/RcAQgYmyWQ
— Teresa Bellanova (@TeresaBellanova) March 22, 2020
Gitla Smutek
21 March 1936 | French Jewish girl Gitla Smutek was born in Paris. She arrived at #Auschwitz on 29 September 1942 in a transport of 1,004 Jews deported from Drancy. She was among 698 people murdered in gas chambers after the selection. pic.twitter.com/a8caXf988u
— Auschwitz Memorial (@AuschwitzMuseum) March 21, 2020
Freda Rojzner
20 March 1933 | A French Jewish girl Freda Rojzner was born in Paris. She was deported to #Auschwitz in February 1944 and was murdered in a gas chamber. She was 10 years old. pic.twitter.com/oIjGb8YASG
— Auschwitz Memorial (@AuschwitzMuseum) March 20, 2020
Non finirà
Non finirà. Questa mattina alle 11, come tanti, come quasi tutti, ho ascoltato la radio che ha trasmesso l’inno nazionale italiano, seguito da tre canzoni che hanno fatto la storia della nostra nazione, “Azzurro” di Paolo Conte, “La canzone del sole” di Mogol-Battisti e “Nel blu dipinto di blu” di Modugno. L’idea era quella di far uscire la gente sulle terrazze con la radio a tutto volume e cantare a squarciagola tutti assieme, sciorinando un tricolore dai nostri veroni. Sarà che ho un quartiere molto poco collaborativo, ma non ho visto nessuno che si sia messo ad intonare i brani scelti per la mattinata alla radio. Anzi, non è fregato un tubo a nessuno se qualcuno sta annaffiando le sue rose, di quella che aveva bionde trecce ed occhi azzurri, e di volare nel cielo infinito. La gente sta in casa ed ha paura. Perché non finirà. Qualche titolo un po’ allarmistico ma con buone possibilità di prenderci ha anticipato questa mattina che le scuole riprenderanno possibilmente a settembre nella peggiore delle ipotesi. Già, ma non c’è ipotesi diversa da quella peggiore, se si guarda a tutto quello che sta succedendo. Cambierà tutto. Cambieranno i nostri rapporti sociali, il nostro modo di spostarci (saremo molto più sedentari di prima), di fare la spesa, la gente perderà il lavoro, i più fortunati che lo manterranno dovranno riconvertirsi, non ci saranno più trasferte e mobilità frenetica, le lezioni le faremo con il computer e con Skype (qualcuno ha già scoperto Google Suite), il collegamento a internet e gli smartphone diventeranno beni di primissima necessità anziché articoli di lusso, compreremo molte più cose on line e andremo molto di meno nei piccoli negozi sotto casa (ammesso che possano riaprire quanto prima), guarderemo molto di più la televisione e andremo molto di meno al cinema (sempre ammesso che anche i cinema possano riaprire), spenderemo meno soldi in carburanti per automobile e molti di più in connessione alla rete, fibra ottica e quant’altro. Ci telefoneremo molto di più ma ci vedremo sempre di meno e non dovremo fare null’altro che adattarci a queste nuove modalità di vivere. Sempre che uno non schianti prima, magari perché qualche coglione ha eluso le ordinanze della quarantena e ha infettato mezzo mondo. Come quella positiva al coronavirus, a Mestre, che è andata a fare la spesa al Lidl, ha litigato con la cassiera e le ha sputato in faccia. Sono solo esempi. Ma la nostra vita non c’è più. Cancellata da un virus e da una serie di (sacrosante) ordinanze governative, mentre noi stiamo ancora qui a guardarci i piedi e a chiederci quando finirà. Non finirà.
Fuani Marino e la contaminazione come diritto civile del singolo



