Vorremmo tutti essere il Comandante De Falco e siamo tutti il Comandante Schettino

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Dobbiamo confessarcelo, in queste ore vorremmo essere tutti il Capitano De Falco.

Vorremmo avere comando, piglio deciso, vorremo sgamare qualche capitano che cerca di dàrsela a gambe, vorremmo poter richiamare qualche nostro sottoposto al proprio dovere, ma soprattutto vorremmo tutti avere un sottoposto, vorremmo tutti pronunciare una frase sanguigna nel momento dell’emergenza, magari condita da qualche espressione come "cazzo!" o "Cristo!" che, vista l’occasione, decisamente non appaiono né fuori luogo né esagerate. E poi gli eroi possono permettersele.

Cosa ha fatto il Capitano De Falco? Semplice, ha rispettato le procedure, ha applicato le regole e ha fatto il suo dovere, conoscendo quelle che erano, in quel momento, le sue funzioni.

E’ questo che giudichiamo come un fatto straordinario: esattamente quello che gli altri chiamano "ordinaria amministrazione" (sia pure nella gestione di un evento straordinario).  Noi lo applaudiamo e lo consideriamo un eroe per aver detto, con la fermezza e il coraggio che lo contraddistinguono "Ma lei con 100 persone a bordo abbandona la nave?". Proprio noi che non paghiamo le tasse e che abbandoniamo la nave Italia con una sessantina di milioni di persone a bordo. Proprio noi che, quando siamo sottoposti, ci giriamo verso il nostro diretto superiore a dirgli "Si può sapere cosa cazzo vuole?", applauditi dai nostri consimili che, possibilmente, condiscono la nostra frase con qualche "Vaffanculo!", noi che quando ammazziamo qualcuno con la macchinma per strada siamo i primi a darcela a gambe, noi che abbiamo piglio deciso solo quando c’è da far valere la nostra prepotenza. O la nostra arroganza.

Vorremmo tutti essere il capitano De Falco. Ma, ahinoi, siamo tutti il capitano Schettino.