Volevo solo rispondere a Burioni

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Giuro, volevo solo rispondere a Burioni, per i due tweet che vi ho evidenziato nel mio post precedente sul tema. Non intendevo insultarlo né, tanto meno, riempirgli i commenti di improperi. Volevo solo dirgli, civilmente e in 120 caratteri, quello che penso del suo chiamare “sorci” ed “evasori fiscali” coloro che non intendono vaccinarsi.

Mi sembrava una cosa equa. Del resto un personaggio pubblico si esprime pubblicamente e il pubblico, altrettanto pubblicamente, gli risponde. E’ una dinamica piuttosto frequente e naturale nei social network. Ed è ancor più frequente e naturale nel normale scambio dialettico e democratico delle idee. Tu hai una idea, io ne ho una opposta. E’ così che funziona.

O che dovrebbe funzionare, perché, si veda il caso, ai tweet di Burioni possono replicare esclusivamente:

a) gli utenti che LUI segue;
b) gli utenti che lui cita e linka (su Facebook si direbbe “tagga”) nei suoi interventi.

E’ chiaro che, così agendo, a fare Burioni e a dare del “sorcio” (vi ricordate il personaggio di Er Sorcio in “Romanzo Criminale”, quello della banda della Magliana che se la cantò e che fece in modo di mandare al gabbio tutti i capoccia? Ecco, chissà perché mi viene in mente quello) e dell'”evasore fiscale” a chi, semplicemente, ha fatto una scelta o, ancor più banalmente, non è in grado di farne una, sono buoni tutti.

Eppure, quando va in TV, Burioni percepisce un cachet di tutto rispetto, pagato anche con i miei soldi, quelli che servono per finanziare il servizio pubblico. Un confronto “au pair”, almeno, sarebbe stato più che auspicabile.

Brutta storiella, brutta davvero.