Via con loro e cosi’ sia

Dio mio la trasmissione di Saviano, Fazio & C…

Per carità, non che io sia stato del tutto preconcezionista nei confronti di un programma che avrebbe dovuto essere di denuncia, dare un po’ di respiro a una televisione ripetitiva, in cui la cosa più guardabile resta “Ballarò” perché molte trasmissioni si sono degradate, fino a fermarsi poco più in alto di certi rotocalchi da uno o due euro, poco più in basso del più economico dei principi attivi delle benzodiazepine e dei tranquillanti.

Ci si aspettava molto, dunque, e a ragione.

E il successo è arrivato, puntuale, non perché sia stato molto quello che ci hanno dato, ma perché in confronto a quello a cui siamo abituati anche una trasmissione mediocre è da dieci e lode.

Dice “Ma c’era Benigni”. Sì, e allora? Non si ha certo bisogno dei comici per sapere che Berlusconi ha tutto. Lo sappiamo da soli, però non reagiamo. Perché? Perché siamo dei vigliacchi, ecco perché, perché abbiamo bisogno di qualcuno che le cose le dica per noi, perché noi non abbiamo le parole, perché c’è andato gratis, perché paghiamo il canone, perché la vita è bella e lui ha citato “Era de maggio”, perché ha fatto la rima stanze/depandànze, perché Saviano era imbarazzato e triste, perché noi stavamo nella comodità dei nostri divani morbidi, con i piedi stanchi e puzzolenti dentro le ciabatte di casa dopo aver lavorato un giorno intero o dopo non aver fatto un cazzo perché licenziati o in cassa integrazione, e allora chi ce lo fa fare di metterci a pensare se c’è un comico che lo fa per noi??

Che poi, diciamocela tutta: era roba vecchia di 12 anni fa quella di Benigni, gli ha dato una rispolveratina e via, come nuova, ad acchiappare il pubblico sbadato e smemorato della televisione.

Ecco il testo di allora (1998):

Io sono il boss della coalizione:
Casini, Fini e ultimamente Buttiglione.
Io sono il Leader, il Salvatore,
la Provvidenza, sono l’Unto dal Signore.

La Standa è mia, il Milan è mio
e la Marini, la Cuccarini le cucco io;
Mentana, Fede, Paolo Liguori,
la Fininvest, Publitalia, Mondadori,
Vittorio Feltri, i due Vianelli
e – se obbediva – forse Indro Montanelli.

Ci ho Panorama, Assicurazioni,
Milano Due, Milano Tre, Sorrisi&Canzoni,
ville in Sardegna, palazzi a Milano,
un conto a Hong Kong, due a Singapore e tre a Lugano,
arei, navi, banche, libretti,
sei elicotteri, duecento doppiopetti.

Ci ho Tatarella e Fisichella,
Marco Pannella e Franco Zeffirella,
Clemente Mastellla, la su’ sorella,
Gianfranco Funari e la su’ mortadella.

Carlo Rossella del Tiggì Un
è mio, è mio il tigi due di Mimun.
Gianfranco Fini, oh yes, Paolo Maldini
Letta, Lentini, Alessandra Mussolini,
Pierferdinando Casini, Fiorello e fiorellini,
la Mondaini e Roberto Formighini.

Ci ho Via dell’Umiltà, c’ho la Segreteria
a via Dell’Anima de li mortacci mia.
Mi manca la Fiat, ma me la piglio,
come ho già preso a Miglio e Scognamiglio;
sarà ancora mia la Presidenza del Consiglio.

Checchè si dica, è mio anche mio figlio
il Padre Nostro… è solo mio
e cosa nostra non è vostra, è cosa mia.
Di aziende e banche ho fatto il pieno
basta così, domani compro il mar Tirreno.
Ma io compro tutto, dall’a alla zeta…
ma quanto costa questo cazzo di pianeta?!
Lo compro io, lo voglio adesso
poi compro Dio: sarebbe a dire compro me stesso.


Ecco, e ora? Come ci siete rimasti?

Ma, si sa, it’s uònderful, duddudududù…

Lo stesso Saviano aveva cominciato bene, con la fabbrica di fango. Quello che la gente può farti se parli di lei, se la critichi, se ne scopri le magagne è un tema nobile, che richiederebbe tutta la serata.

Ne ha parlato sì e no cinque minuti. Poi è passato a Falcone e fin lì va bene, ma quando ha recitato l’elenco delle azioni sintomo della condizione omosessuale (tipo pulirsi le orecchie col cotton fioc anziché con lo stuzzicadenti che fa più “uomo”) per fare da contraltare a Nichi Vendola (che, da parte sua, ci ha deliziato con la lettura dell’elenco dei sinonimi della parola “omosessuale”, solo che si è dimenticato il livornese “frustone” e il pantoscano “pigliànculo”) ho pensato che ormai avevo completamente espiato la mia pena media giornaliera.

Claudio Abbado che è un monumento è stato fatto parlare pochissimo. La cultura sta andando in malora, ma nessuno ha detto niente. Lo sappiamo benissimo che in Venezuela ci sono progetti meravigliosi che tolgono bambini e bambini dalle strade per educarli alla musica e al senso dell’orchestra, ma proprio per questo bisognerebbe incazzarsi ancora di più: loro tolgono la possibile prostituzione dalle strade e noi la facciamo entrare nei palazzi del potere.

Tremonti dice “Fatevi un panino con la Divina Commedia”, bravo, bravo, oh no, sei bravo tu, ma io guarda che ho visto il tuo concerto e mi sono commosso, no, mi sono commosso di più io a leggere il tuo libro, Pompei crolla, è una metàfora della vita…

Pompei non crolla perché è una metafora della vita, ma perché è la realtà della nostra incuria e dello stallo dell’ignoranza al potere.

Cibùm cibùm-bùm…

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