Vernacoliere: il Cardinali cià ir culo sudicio!

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Ecco, il Vernacoliere, per esempio.

Ho cessato e disdetto il mio abbonamento anni fa. Non mi divertivo più. Pazienza, non andranno certo in fallimento per le mie poche decine di euro.

Dopo i decenni d’oro in cui trionfavano le firme e le grafiche di Federico Maria Sardelli, Daniele Caluri (buon secondo, ma solo al photofinish), Emiliano Pagani, Max Greggio e di quell’anima buona di Ettore Borzacchini, si sono arenati, hanno abdicato alla loro graffiante funzione dissacratrice, si sono adagiati e hanno rotto i coglioni con gli stessi stilemi, prima fra tutte la topa. Pregevolissima, per carità, non si butta via niente. Ma dopo tutto questo ripetersi è venuta a noia anche quella (la topa? O le puppe??).

E poi i personaggi: il sublime Bibliotecario, Omar, il Mago Afono, Budiùlik, il Troiantropo, il Troio, la famiglia Quagliotti, Luana la Babysitter, Don Zauker, la popolana Corinna, sua madre Argene, suo figlio Buzzino… tutta roba raffinatissima e di prima qualità.

Far ridere è difficilissimo. E il Vernacoliere ci è riuscito finché è durata. E’ difficile perché l’ingrediente fondamentale della satira è la verità. E quando manca quella mancano ironia, dissacrazione, umorismo e sarcarsmo.

Il Vernacoliere è diventato come Charlie Hebdo. E tanto fa.

Ora, una delle ultime locandine di quello che fu il baluardo della cultura anarchica di Livorno, proponeva il miracolo di una badante ucraina su un vecchietto locale.

Non mi unisco certo al facile coro prevedibile di chi dice che gli ucraini sono stati invasi e bombardati da un cattivello presuntuosetto (lo so già). O di quelli che si indignano perché quello di badante è un nobilissimo e duro mestiere (so anche questo).

Dico solo che non c’è l’elemento della verità. E allora non è più satira, è pornografia. E la pornografia che cos’è se non provocazione allo stato puro?

Qualcuno si è risentito. Non so quanto a torto e quanto a ragione. Il punto non è quello.

Il punto è che lo storico direttore del mensile, Mario Cardinali, si è scusato. E la satira non si scusa. Mai. Perché è irriverente per definizione e maleducata per essenza.

Non volevamo“, dice. Ma cosa non volevano, offendere, coinvolgere, prendere per il culo gratis, attaccare, o cos’altro?

Ci scusiamo“, aggiunge. Ma di cosa? Del nulla?

E’ chiaro che se spari nel mucchio qualche innocente lo becchi sempre. E’ come dire, “Scusateci se nel voler bombardare una base militare abbiamo preso in pieno un ospedale per bambini.”

Chi si scusa cià ir culo sudicio. Sempre e comunque.

Invito, pertanto, Mario Cardinali a riconciliarsi con la sua città con una bella cura ricostituente di ponci per endovena e davanti a un piatto di Cacciucco, l’unica ricetta della cucina mondiale a non avere una ricetta.

Mi dìa retta, Palle… voglio dire… Cardinali!