Verità per Annamaria Mantile

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Annamaria Mantile aveva solo 62 anni. Sorella di Sergio Mantile, sociologo di chiara fama e stimatissimo, insegnava inglese a Napoli. Si è sottoposta, come molti insegnanti in questo periodo, alla somministrazione di un vaccino anti-Covid. Dopo due ore ha iniziato ad accusare forti e importanti sintomatologie. Poche ore dopo, ha accusato problemi respiratori, arresto cardiaco e, purtroppo, è sopravvenuto il decesso.

Questi sono i FATTI. E non sono minimamente in discussione (a meno di non essere così stupidi da negare anche il decesso della povera signora).

Quello che è ancora in dubbio, e che potrà essere acclarato solo dal referto DEFINITIVO dell’esame autoptico sulla salma dell’insegnante, è se ci sia una correlazione tra la somministrazione del vaccino e l’evento fatale o, in subordine, le patologie di cui la donna ha sofferto subito prima della morte.

Non spetta a me, che non ne ho le competenze. Ma non spetta nemmeno all’esercito degli acritici pro-vax o a quello degli scellerati no-vax. La magistratura si è mossa tempestivamente e con encomiabile dedizione. L’inchiesta doverosamente aperta è ancora a carico di ignoti (e mi sembra un atteggiamento più che prudenziale e garantista dei diritti di tutti).

Eppure, più di una voce si è ribellata contro i giornali che riportavano la notizia, accusandoli di terrorismo quando va male, o di voler fare dei titoli “acchiappaclic” quando va bene. Può anche darsi che in qualche caso sia così. Ma quello che è certo è che la signora è morta DOPO il vaccino, NON, necessariamente, PER il vaccino. Ipotesi, questa, che resta in piedi esattamente come tutte le altre, almeno allo stato attuale delle cose.

Poi c’è la gente. Che ha dei dubbi. Che si pone delle domande. Che vive di incertezze. Eh, lo so, ma questo non si può impedire. Non si può prendere per dato incontrovertibile e incriticabile il fatto che non possa, neanche in ipotesi, sussistere una correlazione diretta tra i due eventi.

Qualche esperto si è già espresso. Come la Professoressa Annamaria Colao, ordinaria di endocrinologia alla Federico II e titolare della cattedra Unesco per l’educazione alla Salute: “Dobbiamo aspettare l’autopsia”, riferisce all’edizione napoletana di “Repubblica”. Ma aggiunge: “Non abbiamo dati che la povera insegnante sia morta a causa del vaccino”. E certo che non li abbiamo, così come non abbiamo dati sull’esatto contrario. Quando si fanno delle indagini così delicate è bene non scartare, a priori, nessuna ipotesi. Poi il campo si restringerà e avremo un dettaglio più chiaro di quanto è accaduto. E la risposta principale spetta all’anatomopatologo incaricato (nei cui panni non vorrei ritrovarmi nemmeno per un minuto, data la responsabilità di un fatto così grave). Mettere le mani avanti è un gesto legittimo, ma qui si tratta di un’indagine aperta dalla Procura, non di opinioni personali.

Abbiamo bisogno di verità. Per il rispetto che si deve ad Annamaria Mantile, alla sua famiglia (che non ha ancora una tomba su cui piangere), e alla sua mamma, una donna coraggiosa che ha deciso di vivere per ottenere verità. Una verità che non può che essere giudiziaria e “a posteriori”, una verità che si basi su documenti scientifici e su prove certe, che individui i responsabili, se ve ne sono, che dovranno essere, nel caso, sottoposti ad un regolare ed equo processo, nel corso del quale potranno difendersi nel merito. Delle dichiarazioni preventive, da chiunque vengano, non sappiamo, in tutta onestà, cosa farcene.